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martedì 10 febbraio 2026

MONZA, DAL 28 FEBBRAIO 2026 ORIENTARSI NEL TEMPO DI GABRIELLA BENEDINI a cura di Simona Bartolena e Giorgio Seveso

Leogalleries ospita la personale di Gabriella Benedini, vincitrice del premio alla carriera della diciottesima edizione del Premio Morlotti-Imbersago. Un’assegnazione nata dal desiderio dei curatori di sottolineare come l’autonomia di ricerca, la libertà e la profondità della poetica di Gabriella Benedini siano elementi unici e irrinunciabili per tracciare un percorso, nel fare arte, significativo e coerente e, come questo, possa essere il punto di contatto tra generazioni diverse.



Una quindicina le opere in mostra, nelle quali il mito, il privato, la storia fluiscono ininterrotti attraverso il tempo. Un tempo lento, dilatato, quasi fermo o tumultuoso, un tempo singolo o collettivo, intimo o aperto, ma sempre unico e irripetibile.

Ad esso si sovrappongono immagini, prodotte dalla memoria di vicende vissute o dal disegno interiore di frammenti di fantasia creativa, che costruiscono un viaggio/procedimento di trasformazione.

Fondamentale, afferma l’artista, è il “congiungimento fra diversi tempi: un tempo che mi è alle spalle…una storia che vivo e che sento, e un tempo artistico, che è quello dell’affioramento”.

“Nel mio lavoro”, continua, “racconto ‘cose’, cioè faccio, elaboro forme che diventano narrazione, una pratica della pittura e della scultura che attraverso un lento processo anche fisico diventa racconto. Una narrazione quindi che non è mai didascalica. Quando qualcuno guarda un mio lavoro, ne fa una lettura che non può essere solo di superficie. Si trova di fronte a segni, a colori, a spazi, rimandi musicali e grafici e mille altre cose che sono la maniera di essere e stare nel mondo, una stratificazione che affiora attraverso la mia ‘officina’. (...) Le mie immagini sono combinazioni metaforiche e poetiche. Sono ‘parole’ da interpretare”.



Ed è quello che emerge osservando le opere in mostra. Ogni pezzo è autonomo, con una sua storia precisa, eppure parte di un sentire più ampio e corale. I materiali recuperati, estrapolati dal contesto, sono portatori di “cosmi”: quello di appartenenza, quello dell’anima, quello della rappresentazione.

A chi osserva, il piacere di farsi trasportare e coinvolgere oppure di rileggere e riscrivere, secondo la propria indole, affondando tra impasti materici, schegge di esperienza e frammenti di mondo.



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Nata a Cremona nel 1932, si diploma presso l’Istituto Paolo Toschi di Parma, completando la formazione all’Accademia di Brera. Tra il 1958 e il 1960 soggiorna a Parigi, dove tiene le prime mostre personali e partecipa a rassegne collettive. Rimane affascinata dal Surrealismo e dalla pittura astratto informale e, rientrata in Italia, decide di stabilirsi a Milano, fulcro della vita artistica e culturale del Paese. Qui si avvicina al Realismo Esistenziale e, attraverso l’artista Bepi Romagnoni, entra in contatto con la Galleria Bergamini, che nel maggio del 1962 organizza la sua prima personale italiana, curata da Carlo Munari. Negli stessi anni partecipa anche al clima della Nuova Figurazione, ma, progressivamente, la sua ricerca si rivolge ad esperienze diverse, impiegando anche nuovi linguaggi tra i quali quello cinematografico e, infatti, nel 1972 realizza tre Super 8, “Doprenoi”, “Diutop” e “Deserto”. Di grande arricchimento sono i numerosi viaggi che compie in Africa, Asia, America, da cui trae suggestioni che rielabora nel suo percorso artistico.

Nel 1977 è tra le fondatrici del gruppo Metamorfosi, con il quale partecipa ad alcune mostre in Italia e all’estero. Nascono in questo periodo le Lettere Italiane, le Storie della Terra-Mutazioni e i Teatri, che vengono esposti a Bruxelles all’Autre Musée e in Brasile al Museo d’Arte Contemporaneo di San Paolo. Nel 1984 realizza il “Teatro chimico di novembre” per una mostra a Palazzo Massari di Ferrara, opera che sarà esposta due anni più tardi alla Biennale di Venezia su invito di Arturo Schwarz.

Nella sua ricerca pittorica introduce con sempre maggior frequenza elementi tridimensionali, fino a operare in senso decisamente volumetrico, creando opere anche di grandi dimensioni. La poetica legata alla misura del tempo e dello spazio la spinge a creare delle serie: i Goniometri, i Sestanti, le Costellazioni, i Pendoli del tempo e poi le Arpe dal 1993, le Navigazioni dal 1996, le Vele dal 2002.

L’interesse per la parola e per i libri la induce a intervenire sulla collana di poesia Einaudi, detta “la bianca”, sostituendo liberamente all’introduzione segni e grafie e in seguito a realizzare dei libri polimaterici lignei, che racchiudono, in un piccolo spazio, un intero microcosmo: sono le tre serie di Bibliotheca (1990, 1996, 2001) e i centotrenta esemplari per i Cento Amici del Libro.



Dal 28 febbraio al 21 marzo 2026

LEOGALLERIES

MONZA via De Gradi, 10 // INFO info@leogalleries.it T: 039 5960835

Inaugurazione: sabato 28 febbraio 2026, ore 17,00/19,00

Orario di apertura: mar-sab 10,00/13,00 – 15,00/19,00

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