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martedì 25 agosto 2026

Giochi Uniti riporta in commercio «Assalto al Castello» nella nuova edizione su licenza Feudalesimo e Libertà

Il gioco di destrezza in cui si costruisce un castello con otto carte e lo si abbatte lanciando carte agli avversari torna vestito con i colori di una delle pagine satiriche legate al medioevo più importanti d'Italia. Nuova edizione in arrivo in autunno, con debutto a Lucca Comics & Games. Stefano De Carolis, direttore operativo della casa editrice napoletana: «Le licenze pop sono porte d’ingresso al gioco da tavolo».

Da quasi quattordici anni un imperatore immaginario chiama a raccolta i suoi sodali in un italiano che non è mai esistito, proponendo il ritorno al Medioevo come rimedio ai mali della modernità. Nato alla fine del 2012 dall’idea di un gruppo di amici universitari sardi, Feudalesimo e Libertà è il finto partito per il ripristino dei diritti feudali che ha costruito una delle comunità più riconoscibili della rete italiana: centinaia di migliaia di sodali sui canali social, un “eloquio neovolgare” diventato marchio di fabbrica, adunate nazionali, un inno ufficiale, un catalogo di pubblicazioni e una presenza costante nelle grandi manifestazioni di cultura pop.

A quell’immaginario si affida ora «Assalto al Castello», il gioco di destrezza di Giochi Uniti che torna in autunno 2026 in una nuova edizione su licenza di Feudalesimo e Libertà, con debutto a Lucca Comics & Games, in programma dal 28 ottobre al 1° novembre.

Ogni giocatore veste i panni di un feudatario. La partita si apre con una fase di costruzione: otto carte da erigere sul proprio tappetino Fondamenta, a comporre un maniero che sta in piedi solo se la mano è ferma. Poi comincia l’assedio. A turno si pesca una carta e se ne applica l’effetto — e quando esce Catapulta o Trabucco, la carta stessa diventa la munizione: gomito appoggiato al tavolo, un colpo di polso, e la si lancia contro le mura degli altri. Quando tutte le carte di un maniero sono a terra, quel feudatario è fuori. Vince l’ultimo che resta in piedi.

Le carte evento sono un piccolo campionario di satira medievale. Tasse sottrae due carte al proprio castello. Peste Nera fa saltare il turno. Crociate obbliga gli altri giocatori a cedere materiale a chi la pesca. E c’è la trovata che rompe il quarto muro della confezione: la Grande Torre, il pezzo più imponente del tavolo, è letteralmente la scatola del gioco, e la carta Intervento Divino permette di impossessarsene e piazzarla a difesa del proprio feudo.

La nuova edizione si gioca dagli 8 anni in su, dura circa venti minuti e si spiega in due. È pensata per le famiglie e per i gruppi di amici, per quel tipo di serata in cui il tavolo diventa rumoroso e nessuno resta spettatore.

«“Assalto al Castello” si spiega in due minuti, si gioca in venti e alla fine fa ridere tutti, compreso chi perde», dichiara Stefano De Carolis, direttore operativo di Giochi Uniti. «Feudalesimo e Libertà è la voce più adatta che potessimo trovare in Italia per questo tipo di ironia: un immaginario medievale costruito su misura per un gioco in cui ci si assedia a colpi di catapulta. Non c’è testo da leggere, non c’è curva di apprendimento: c’è una carta in mano e un castello da abbattere».

De Carolis inserisce l’operazione in una linea editoriale precisa: «Il mercato italiano del gioco da tavolo cresce, ma la cultura ludica del nostro Paese è ancora giovane e una parte enorme del pubblico potenziale non ha mai avuto un motivo per sedersi al tavolo. Le licenze pop servono esattamente a questo: sono porte d’ingresso. Chi segue Feudalesimo e Libertà e non ha mai comprato un gioco da tavolo in vita sua, davanti a questa scatola sa già dove si trova. Ed è un gioco che si fa con le mani, senza schermi in mezzo: il nostro payoff è “Gaming is Sharing”, e lanciarsi carte addosso tra amici è forse la sua dimostrazione più letterale».

«Siam molto lieti d’aver finalmente congiunto le nostre forze con Giochi Uniti per dar vita a un vero giuoco da tavola, sollazzo nobile et istruttivo pensato però anche per villici, bifolchi et genti di scarsa dottrina», affermano nel loro tipico linguaggio e con la loro ironia quelli di Feudalesimo e Libertà. «Un ludus sì semplice che si possa praticare sanza far di conto con le dita, sanza conoscere il latino et financo sanza aver mai imparato a leggere le Sacre Scritture. Basteranno un tavolo, qualche sodale, un poco d’ingegno e quella minima capacità cognitiva che Nostro Signore, nella Sua infinita misericordia, ha concesso anche al più umile dei servi della gleba. Siam dunque impazienti di vedere finalmente nobili, mercanti, artigiani et plebe affrontarsi ad armi pari. O quasi: dacché contra la stoltizia, come insegna la Storia, neppure un buon regolamento pote facer miracoli».

«“Assalto al castello” nasceva da un’idea comune come quella di costruire un castello di carte e trasformarla in un party game adatto a tutti», spiegano gli autori del gioco Roberta Marchetta e Giovanni Spadaro. «In questi anni abbiamo visto giocare allo stesso tavolo abili nonne costruttrici con i nipoti di tutte le età, giocatori esperti che trovavano in “Assalto al castello” un momento ludico da condividere anche con chi non è solito sedersi al tavolo da gioco».

«Non potremmo essere più felici di sapere della collaborazione con Feudalesimo e Libertà perché grandi fan della loro realtà dagli albori, e anche perché quando creammo il prototipo di “Assalto al castello” avevamo dato al gioco proprio l’impronta medievale che troverete nella nuova uscita e come illustratori e game designer siamo entusiasti, non vediamo l’ora di sfidare nuovi giocatori all’ultima catapulta. Buona costruzione e… distruzione a tutti!», concludono.

DAL 27 AGOSTO IN SALA “LIMONI A VARSAVIA”, IL NUOVO FILM DI BRUNO COLELLA. CON ROBERTO DE FRANCESCO, NINNI BRUSCHETTA, MARIETA ŻUKOWSKA, ANNA CIEŚLAK E DENISE TANTUCCI

Dal 27 agosto in sala “Limoni a Varsavia”, il nuovo film di Bruno Colella con Roberto De Francesco, Ninni Bruschetta, Marieta Żukowska, Anna Cieślak e Denise Tantucci.

Il film, partendo da Napoli, farà un tour della Campania e poi arriverà in altre città italiane accompagnato da regista, cast e chef stellati.
 
Esce in sala giovedì 27 agosto “Limoni a Varsavia”, il film, presentato all'ultimo Taormina Film Festival, che segna il ritorno al cinema di finzione di Bruno Colella, autore, attore, regista, la cui ricerca da oltre quarant’anni spazia, con grande versatilità, tra teatro e cinema, musica e arte contemporanea. 

 

“Limoni a Varsavia”, le cui riprese sono state effettuate in Polonia (Varsavia, Danzica, Wroclaw) e Italia (Milano, la campagna umbra, il Chianti, Napoli e il Cilento), è prodotto da Dario Formisano (Eskimo), con il compianto Gaetano Di Vaio e Giovanna Crispino (Bronx Film), Santo Versace e Gianluca Curti (Minerva Pictures Group), Eduardo Angeloni (An.tra.cine) e Pier Francesco Aiello (P.F.A Films).

 

Realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, della Regione Campania – Fondo Cinema e Audiovisivo in collaborazione con Film Commission Regione Campania, il film è stato scritto dallo stesso Bruno Colella, con la collaborazione di Mirco Garrone e l’amichevole contributo di Krysztof Zanussi.

 

Distribuito in sala da RS Productions, il film verrà presentato in anteprima a Napoli il 27 agosto all’America Hall (alle 21.00), ed il 28 (alle 21.15) al Metropolitan per poi proseguire in un tour che toccherà dapprima la Campania, dove il film è stato in parte girato, e a seguire diverse città italiane, coinvolgendo il cast e gli chef stellati che partecipano interpetrando se stessi al film. 

 

Il film sarà poi il 31 Agosto all’UCI Casoria alle 19.40 , al Partenio di Avellino il 1 settembre, il 4 Settembre a Caserta, il 19 al Teatro De Bernardinis di Vallo della Lucania.

 

Nel cast Roberto De Francesco (Il Sindaco del Rione Sanità, L'orto americano, Gotico padano), Ninni Bruschetta (Boris, Gli anni belli, L’invisibile, La legge di Lidia Poët), Marieta Żukowska e Anna Cieślak, attrici molto note in Polonia, Denise Tantucci (Buio, Tre piani, Rosso Volante). Il film vede anche la partecipazione di Antonella Attili, Nino Frassica, Peppe Lanzetta, Pietra Montecorvino, Totò Onnis, Yeva Sai, Lina Sastri, Mariano Rigillo e Giulio Scarpati.

Ad arricchire il cast i veri cuochi, nelle parti di sé stessi Gianfranco Vissani, il “macellaio poeta” Dario Cecchini, Filippo La Mantia, , il “re della pizza napoletana” Gino Sorbillo, il giovane chef Federico Del Monte, il critico gastronomico Luigi Cremona e la giornalista Lorenza Vitali. Le musiche originali sono di Eugenio Bennato.

 

 

Dai fratelli Tassi è un noto ristorante di Varsavia. 

Nicola e Giuseppe, i titolari, sono in realtà due cugini italiani, assediati dalla concorrenza. 

Per superare la crisi, intraprendono un viaggio - a bordo di due fiammanti Harley Davidson - che li riporterà dopo oltre venti anni in Italia. 

Hanno una mission impossibile: “ingaggiare” almeno uno chef famoso in tv o il re della pizza napoletana. 

Al ritorno avranno con sé solo una piccola e strana pianta di limoni… 

E se fosse quella la soluzione dei loro problemi? 

 

 

A Città della Scienza prosegue la programmazione estiva, nel weekend un science show sull'evoluzione della specie

Corporea, Planetario, la Mostra Insetti & Co. e il science show del fine settimana. Un percorso sorprendente alla scoperta degli adattamenti del mondo animale, raccontati attraverso una delle parti del corpo più ricche di informazioni: il cranio. 

Durante la stagione estiva, Città della Scienza illumina la città di Napoli di meraviglia e scoperta, confermandosi per tutta la stagione uno spazio dinamico e ricco di spunti per chiunque voglia osservare la realtà da una prospettiva diversa. Dal martedì alla domenica, dalle ore 10:00 alle 16:00, il polo scientifico apre le sue porte a visitatori di ogni generazione e provenienza (tanti turisti) nell’intento di trasformare l’apprendimento in un’esperienza appassionante fatta di giochi e conoscenza.

Il punto di forza dell'offerta è Corporea, il primo museo interattivo in Europa dedicato all'anatomia umana, dove i segreti del corpo e della vita vengono svelati anche grazie alla preziosa guida del robot umanoide Aphel, capace di stupire grandi e piccoli. Il percorso espositivo prosegue regalando continue suggestioni: dalla vastità dell'universo esplorabile sotto la cupola del Planetario attraverso spettacoli live e video all'affascinante micromondo degli artropodi con la mostra Insetti & Co.

La programmazione del fine settimana propone, inoltre, l'avvincente science show dal titolo "Ad ognuno la sua forma: denti, crani e strategie dell'evoluzione", in programma sia sabato 29 che domenica 30 agosto, con doppi appuntamenti giornalieri fissati alle 11:30 e alle 14:30. Guardando da vicino crani, denti e mascelle degli animali, questa esperienza diventa un modo originale per rendere omaggio alle scoperte di Charles Darwin, per spiegare come ogni parte del corpo abbia un ruolo preciso per l’evoluzione della specie. Darwin fu tra i primi a intuire che anche l'essere umano segue le regole dell'evoluzione: come tutti gli altri animali, l’uomo si è trasformato passo dopo passo, generazione dopo generazione, adattandosi all'ambiente che lo circondava.

A Città della Scienza la curiosità è sempre accesa: si può vivere un tempo fatto di scoperte, sorrisi con piccoli e grandi momenti dedicati sia alla conoscenza che al divertimento da condividere insieme. Un'avventura che resta nella memoria, ben oltre la fine della stagione estiva.

www.cittadellascienza.it

Premio Comunicare l'Arte a Aldo Cazzullo, Tiziana D'Angelo, Marino Niola, Patrizia Renzi a Positano, il 5 settembre 2026 cerimonia di consegna in Spiaggia Grande

IV edizione del Premio Internazionale dedicato alla comunicazione nelle arti, il 5 settembre - Cerimonia di consegna a Positano, Spiaggia Grande, ore 20.30.

Premiati lo scrittore Aldo Cazzullo, l’archeologa Tiziana D'Angelo, l'antropologo Marino Niola e la comunicatrice Patrizia Renzi.

Lo scrittore Aldo Cazzullo, l’archeologa Tiziana D’Angelo, l'antropologo Marino Niola e la comunicatrice Patrizia Renzi sono i vincitori del Premio Internazionale 'Comunicare l'arte', IV edizione, che sarà consegnato il 5 settembre sulla Spiaggia Grande di Positano (SA). Località turistica in cima ai desideri dei viaggiatori internazionali da sempre, la perla della Costiera amalfitana e capitale internazionale della danza (ospita il Premio Massine, il più antico del mondo) si sta affermando sempre più anche come città archeologica, grazie alla sua straordinaria Villa Romana, lussuosa residenza d'ozio con affreschi in IV stile e resti medioevali soprastanti, valorizzata da un mirabile restauro che l'ha resa fruibile al pubblico dal 2018. Il sito, interessato da nuovi scavi finanziati dal MiC, è inserito nel prezioso percorso del Museo Archeologico Romano gestito dal Comune di Positano, grazie ad una stretta collaborazione con la Soprintendenza ABAP di Salerno. Questo premio nasce con ampio respiro internazionale, orientato alla valorizzazione della comunicazione delle arti, attraverso un percorso multidisciplinare 'Comunicare l’Arte, La Villa Romana si racconta', ideato e con la curatela scientifica di Laura Valente, vincitore del bando del Ministero dell'Interno per i Borghi d'Arte.

 

 

Dichiarazione Sindaca di Positano Gabriella Guida 

 

“Sosteniamo con convinzione il premio 'Comunicare l'Arte', un riconoscimento che si inserisce pienamente nella rinnovata narrazione che vogliamo dare al nostro territorio: quella di un luogo straordinario, amato in tutto il mondo, che è molto più di una meta balneare. Positano è oggi una destinazione culturale a tutto tondo. Siamo già capitale internazionale della danza, e a questo patrimonio intendiamo affiancare un'azione fondamentale: la straordinaria valorizzazione della villa romana, che grazie all'interesse del Ministero Della Cultura per nuovi scavi ci consegna un'identità nuova, quella di città archeologica di prima grandezza. Sostenere 'Comunicare l'Arte' significa per 

noi investire in questa direzione: raccontare Positano attraverso la cultura, la storia e la bellezza, per costruire un turismo di qualità che non si esaurisca nei mesi estivi ma accompagni la nostra comunità lungo tutto l'anno. È questa la Positano che vogliamo continuare a far conoscere al mondo”.


 

“Comunicare le arti è un'arte essa stessa – spiega Laura Valente –. Richiede capacità narrativa per trasformare un contenuto in racconto, chiarezza per renderlo accessibile, una conoscenza profonda di ciò che si racconta e, insieme, la capacità di trasmetterlo a pubblici anche molto diversi tra loro. Il nostro premio richiama ogni anno a Positano chi questa arte la pratica, la ama e la vive non solo come professione e passione, ma come strumento di crescita collettiva, inclusione e rigenerazione sociale. Non premiamo solo chi racconta l'arte: premiamo chi, raccontandola, la rende viva”.

 

Giunto alla quarta edizione nel 2026, dal 2024 il premio ha dato vita al board degli amici della Villa Romana nel mondo dove i vincitori nel corso degli anni si aggiungono:

Paolo Conti e Jackie Wullschläger, firme culturali del Corriere della Sera e del Financial Times, il game designer Fabio Viola (premiati nel 2023); Gabriel Zuchtriegel direttore del Parco Archeologico di Pompei, Karole P. B. Vail della Peggy Guggenheim Foundation, Urs Rechsteiner,fondatore e presidente della Fondazione FUR, Cristina Giuliano, giornalista culturale di Askanews(premiati nel 2024); Eike Schmidt (storico dell’arte e direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte), l’antropologa Elisabetta Moro, la comunicatrice Lara Facco e Jane Thompson, responsabile dell’Herculaneum Conservation Project del Packard Humanities Institute (edizione 2025).

 

Con la direzione artistica di Laura Valente dalla prima edizione, il premio targato 2026 vedrà premiati, il 5 settembre (ore 20.30) sullo spettacolare palco realizzato sulla spiaggia: 

 

Aldo Cazzullo, scrittore, giornalista, divulgatore storico, Corriere della Sera, La7.

 

Il premio è stato assegnato “per la capacità di restituire la storia d'Italia nella sua complessità, senza mai sacrificare il rigore alla suggestione, ma sapendo che un fatto, per essere davvero compreso, ha bisogno anche di essere raccontato bene. Una scrittura capace di rendere ancora più moderna, nel momento in cui sorprende, anche una figura nota come San Francesco, con la stessa cura con cui, ogni settimana, porta il passato nelle case di milioni di italiani con Una giornata particolare su La7, dimostrando che la divulgazione storica, quando è fatta con solida profondità, può essere anche popolare senza mai essere superficiale”.

 

 

Marino Niola, antropologo, giornalista, divulgatore scientifico, La Repubblica.

 

Il premio è stato assegnato “per aver saputo raccontare l'Italia dei riti, dei simboli e delle devozioni con la lucidità e la scrittura di un vero maestro dell'antropologia contemporanea, insegnandoci che dietro ogni gesto, ogni festa, ogni mito, si custodisce il senso di un'intera civiltà, che non si racconta soltanto: si vive come un'esperienza condivisa. I suoi libri, diventati veri e propri bestseller capaci di portare l'antropologia fuori dalle aule universitarie e dentro le case degli italiani, dimostrano quanto sia moderno il suo sguardo: perché nelle sue pagine il simbolo non è mai reperto del passato, ma materia viva del presente, capace ancora oggi di raccontarci chi siamo”.



 
Tiziana D’Angelo, archeologa, direttrice dei Parchi Archeologici di Paestum e Velia.


Il premio é stato assegnato “per una direzione innovativa dei Parchi Archeologici di Paestum e Velia, capace di coniugare rigore scientifico e visione contemporanea, e di trasformare un patrimonio antico in un luogo vivo, aperto al dialogo con il presente e con nuovi pubblici. Un Percorso arricchito da una lunga esperienza sul campo e da un costante impegno nella divulgazione delle figure femminili nell'archeologia, restituendo voce e visibilità a storie di donne che, nonostante i pregiudizi e le resistenze di un mondo a lungo dominato da sguardi maschili, hanno saputo lasciare un segno profondo nella storiadell'archeologia”.

 

Patrizia Renzi, comunicatrice, coordina i più importanti Premi Letterari europei.

 

Il premio è stato assegnato “per la rara dote di comunicare la cultura non come semplice veicolo di un messaggio altrui, ma come autrice essa stessa del percorso creativo che lo costruisce — attraversando mondi apparentemente lontani, dal Premio Strega al Festival e alle guide di Lonely Planet, da Più Libri Più Liberi al Salone del Libro di Torino, con la stessa energia e la stessa visione. Una cura della comunicazione e della stampa che ha accompagnato, negli anni, alcuni dei più importanti scrittori e delle più importanti case editrici italiane, dimostrando che comunicare la cultura significa, prima di tutto, contribuire a crearla”.  

 

 

LA VILLA ROMANA. Fu Karl Weber nel 1758 a descrivere per la prima volta la villa, in seguito Matteo della Corte ipotizzò che questa potesse essere la dimora di Posides Claudi Caesaris, liberto dell'imperatore Claudio, noto per essere attivo proprio nella costruzione di residenze di lusso. La villa si trova sotto l'oratorio della Chiesa di SS. Maria Assunta, la sua riscoperta è avvenuta nel 2003 durante alcuni lavori edili. Il MAR-Museo Archeologico Romano di Positano è frutto oggi della collaborazione tra istituzioni (Soprintendenza ABAP di Salerno, Comune, Curia Vescovile) e rende fruibile i risultati di due successive campagne di scavo (2004/2006 e 2015/2016). Sono stati portati alla luce, a dieci metri di profondità, un settore della sfarzosa residenza con il suo triclinium (una sala da pranzo che attraverso un peristilio porticato si apriva direttamente sulla baia), la pavimentazione musiva e le pitture parietali di IV stile pompeiano. Quella che si presenta agli occhi dei visitatori contemporanei è una autentica meraviglia, esaltata da una eccezionale opera di restauro. Sulla parte bassa affrescata, a fondo rosso, ecco un'edicola con tetto a conchiglia, delfini, pantere, un grifo e un pegaso alato. Nella zona mediana si possono ammirare pannelli di colore giallo ornati da ghirlande, scorci architettonici, scene mitologiche come quella con il centauro Chirone che impartisce lezioni di musica ad Achille. In alto, nell'affresco sulla parete nord, un tendaggio verde, mostri marini, delfini e amorini. Ad est la veduta di un palazzo su tre livelli con una porta d'ingresso in legno, un balcone e un ampio loggiato sostenuti da colonne istoriate. Scoperto in questa zona anche un armadio blindato in legno e ferro, contenente recipienti in bronzo ed oggetti legati al simposio, che oggi sono esposti nell'area museale. Nuovi scavi sono stati finanziati dal MiC.

Amaro Don Carlo conquista l’Oro al WineHunter Spirits Award 2026 e la Stella al Great Taste 2026

Amaro Don Carlo, il liquore artigianale alle erbe di Eboli, ha ottenuto a livello internazionale: l'Oro al WineHunter Spirits Award 2026 e la Stella al Great Taste 2026.

Continua a mietere successi a livello internazionale Amaro Don Carlo, liquore artigianale di eccellenza composto da mallo di noce e un mix di erbe e spezie selezionate, nato a Eboli ad opera di Carlo Gargiulo e Angela Caliendo.

Conquistati a Merano l’Oro nell’ambito del WineHunter Spirits Award 2026 e la Stella al Great Taste 2026.

Wine, Food, Spirits e Beer le sezioni in cui sono stati raggruppati i prodotti sottoposti a degustazione e valutazione da parte delle commissioni della selezione ideata da Helmuth Köcher con la finalità di mettere in evidenza quelle realtà che si distinguono per essere espressione di qualità e di territorio con una finestra sul mondo aperta grazie a una rete di 32 WineHunter Ambassadors in rappresentanza di oltre 50 Paesi tra Asia, Europa, Nord e Sud America.

Naturalmente grande la soddisfazione espressa da Carlo Gargiulo e Angela Caliendo sia per l’ottima valutazione con cui il loro Amaro è stato inserito nel The WineHunter Award Collection 2026 sia per il riconoscimento ottenuto nell’ambito del Great Taste, autorevole competizione internazionale organizzata dalla Guild of Fine Food incentrata sulle eccellenze nel campo del food & beverage che quest’anno ha visto una particolare attenzione rivolta all’Italia con il programma ufficiale patrocinato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

“Un amaro con un impatto balsamico all'aroma; si percepiscono note di caramello, spezie calde e una nota fresca di menta. L'impatto al palato è potente, agrodolce e balsamico…”, questo uno stralcio della valutazione con cui i giudici del Great Taste hanno descritto Amaro Don Carlo.

Questi premi, dunque, continuano a confermare Amaro Don Carlo come una eccellenza campana che, nata nel 1994 nella storica enoteca Gargiulo Coloniali di Eboli, ha poi intrapreso un viaggio inarrestabile diretto a esportare il valore del territorio al di fuori dei confini nazionali.

Omaggio alla caramella Rossana, un dolce per festeggiare i suoi 100 anni alla Corte degli dei

Crediti fotografici sono di Dario De Cristofaro "Fotografia 125"
 
E' ora un dolce la caramella Rossana, un omaggio che il pastry chef Angelo Guarino ha voluto dedicare alla rossa. La passione per la caramella Rossana gliel’ha trasmessa il padre, lo chef Vincenzo Guarino, lui pastry chef de la “Corte Degli Dei” di Agerola e, nel centenario della nascita della celebre caramella, ha voluto dedicarle un dolce speciale.
 
Creata nel 1926 da Luisa Spagnoli e battezzata in omaggio a Roxanne, la donna amata da Cyrano de Bergerac, la Rossana è un elemento intramontabile della confetteria Made in Italy.
 
Un cuore morbido racchiuso in un guscio caramellato, avvolto nel caratteristico involucro rosso, che intere generazioni associano ai ricordi più dolci della propria infanzia.
 
Un legame emotivo fortissimo, confermato anche dai dati di Unione Italiana Food, secondo cui un italiano su tre conserva, nella propria memoria, questa caramella come una delle golosità più amate.
 
Il dessert ideato da Guarino è in menù presso il ristorante di Palazzo Acampora, ad Agerola.
 
“Si tratta di una mousse alla Rossana, arricchita da un cuore al Passion Fruit – confida il Pastry chef – Alla composizione tradizionale, ho voluto aggiungere una nota che dichiarasse la mia totale “passione” per questa caramella, che amo da quando ero bambino”
 

lunedì 24 agosto 2026

Un intero borgo diventa teatro per i bambini: Pollica in prima linea per le nuove generazioni

Si chiude “Il Borgo del Tesoro”:
a Cannicchio (Salerno) un intero borgo diventa teatro per i bambini. Il Comune di Pollica in prima linea per le nuove generazioni, anche durante l’estate: con il Paideia Campus, un programma continuo di educazione, scoperta, arte, scienza, gioco, teatro e cultura, che mette al centro i bambini e il loro diritto alla socialità, alla meraviglia e a vivere pienamente i luoghi della propria comunità.

Si è conclusa a Cannicchio “Il Borgo del Tesoro”, una delle numerose iniziative promosse dal Comune di Pollica durante l’estate per i bambini e le loro famiglie. Nelle serate del 5, 12 e 19 agosto, il ciclo dedicato al gioco e al teatro ha trasformato vicoli e piazze del borgo in un grande palcoscenico a cielo aperto, coinvolgendo l’intera comunità in un’esperienza condivisa di cultura, partecipazione e meraviglia.

Promossa dal Paideia Campus della Fondazione Future Food Institute e dal Comune di Pollica, in collaborazione con La Mansarda – Teatro dell’Orco, che ha curato la rassegna, l’iniziativa ha portato a Cannicchio alcune tra le più significative esperienze italiane di teatro per le giovani generazioni.

La Mansarda – Teatro dell’Orco, storica compagnia di Caserta, fa parte di UTOPIA – Unione Teatri Operativi per l’Infanzia e l’Adolescenza, l’unica associazione italiana di teatro per le giovani generazioni che riunisce compagnie specializzate provenienti da tutto il Paese. Una collaborazione che ha permesso di offrire ai bambini di Pollica spettacoli di qualità, linguaggi diversi e occasioni autentiche di partecipazione.

Ad aprire la rassegna, il 5 agosto, è stato “Cenerentola è il tuo tempo”, di Arterie Teatro in coproduzione con Tieffeu: una rilettura poetica e contemporanea della celebre fiaba, seguita da una grande caccia al tesoro nel borgo. Il 12 agosto La Mansarda – Teatro dell’Orco ha accompagnato bambini e famiglie “A caccia di stelle”, in un viaggio itinerante tra astronomia, costellazioni e mitologia. La serata conclusiva del 19 agosto ha accolto “Pulcinella e la Cassa Magica” della Compagnia degli Sbuffi, restituendo alla piazza la forza del teatro di figura e della tradizione popolare napoletana.

Tre spettacoli, tre attività partecipative e altrettante serate nelle quali Cannicchio è tornato a essere luogo di incontro tra generazioni. Perché un borgo vive pienamente quando i suoi spazi appartengono anche ai bambini, alle loro domande, alla loro immaginazione e al loro desiderio di stare insieme.

Alla base di questa programmazione vi è l’alleanza strategica tra il Comune di Pollica e il Paideia Campus, presidio socio-culturale permanente che opera durante tutto l’anno per ampliare le opportunità educative e culturali dedicate alle nuove generazioni. Nei mesi di giugno e luglio, fino ai primi giorni di agosto, il Campus, come ogni anno, organizza laboratori, Summer Camp e Digital Academy: cinque settimane che hanno coinvolto in media circa 30 bambini, accompagnandoli alla scoperta della natura, dell’oceano, dell’arte, dello spazio e delle competenze digitali. Ad agosto, con “Il Borgo del Tesoro”, questo percorso ha raggiunto la piazza, coinvolgendo famiglie e comunità e facendo dell’intero borgo un luogo di gioco, apprendimento e cultura.

«Questa continuità non risponde soltanto alla volontà di offrire occasioni di svago, ma a una precisa responsabilità verso le nuove generazioni. Il rapporto Crescere nelle aree interne, realizzato da UNICEF Innocenti attraverso il coinvolgimento di 1.668 bambini e adolescenti del Cilento Interno, ci consegna un messaggio che non possiamo ignorare: la carenza di servizi, trasporti, attività extrascolastiche e luoghi di socializzazione incide profondamente sul benessere, sui diritti e sulle aspirazioni dei più giovani. Negli ultimi vent’anni, nel Cilento Interno, il numero di bambini e adolescenti si è ridotto mediamente del 38,3%. Sono numeri che ci impongono di agire con urgenza e profondità. Non basta organizzare singoli eventi: dobbiamo costruire un’infrastruttura educativa e culturale diffusa, capace di accompagnare bambini e ragazzi durante tutto l’anno e di restituire loro il diritto al gioco, alla cultura, alla partecipazione e alla possibilità di immaginare il proprio futuro anche qui. È questo il senso del lavoro che portiamo avanti a Pollica: fare in modo che ogni laboratorio, ogni spettacolo e ogni piazza abitata dai bambini diventino parte di una strategia più ampia per rigenerare la comunità e garantire alle nuove generazioni la libertà di scegliere se partire, tornare o restare.»

Sara Roversi, fondatrice del Paideia Campus e presidente della Fondazione Future Food Institute ETS

“L’esperienza creata nel piccolo borgo di Cannicchio è stata straordinariamente interessante e ci ha portato ancora una volta a comprendere che la rigenerazione dei luoghi passa obbligatoriamente dalla necessità di dare loro un’anima. Cannicchio dal prossimo anno sarà il paese dei Bambini. Così come dare a ciascuno dei borghi del nostro Comune una precisa vocazione”

Stefano Pisani, Sindaco di Pollica.

Con “Il Borgo del Tesoro”, il Comune di Pollica conferma così un impegno che mette le nuove generazioni al centro delle politiche territoriali. Il teatro diventa uno strumento educativo e, allo stesso tempo, un gesto di rigenerazione: riaccende le piazze, rafforza le relazioni, custodisce le tradizioni e restituisce ai bambini il diritto di abitare pienamente i propri paesi.

Perché il vero tesoro di un borgo non è nascosto: sono i bambini che lo attraversano, lo immaginano e gli restituiscono futuro.

SCADE IL 31 AGOSTO IL BANDO GRATUITO DI SCENEGGIATURA "SCRIVERE CINEMA" DEL LUCCA FILM FESTIVAL 2026

Prorogate al 31 agosto le iscrizioni gratuite al corso di sceneggiatura “Scrivere Cinema”, aperto a giovani aspiranti autori cinematografici.

Sono state prorogate al 31 agosto le iscrizioni gratuite al corso di sceneggiatura “Scrivere Cinema”, nato due anni fa con l'obiettivo di aiutare giovani aspiranti autori ad affinare l'arte della scrittura cinematografica. Il corso si terrà durante la ventiduesima edizione del Lucca Film Festival. Il festival, con la direzione artistica di Nicola Borrelli è realizzato grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

Al centro del corso, i giovani autori, da sempre uno dei focus del Lucca Film Festival. Il corso di sceneggiatura “Scrivere Cinema”, è aperto ad autori e autrici (età minima per iscriversi: 16 anni), è gratuito e si svolgerà a Lucca durante i giorni del festival. Per partecipare è necessario inviare un soggetto per cortometraggio di massimo una cartella (1.800 battute, 30 righe da 60 battute ognuna) e una lettera motivazionale, insieme al modulo d’iscrizione (scaricabile al link https://www.luccafilmfestival.it/bando-scrivere-cinema-2026/), alla mail scriverecinema@luccafilmfestival.it Le iscrizioni sono aperte fino al 31 agosto 2026 e verranno selezionati 15 studenti. Durante i giorni di laboratorio la didattica frontale sarà integrata con la partecipazione facoltativa ad almeno 3 masterclass con grandi registi e artisti internazionali ospiti della manifestazione. Le ore di lezione frontale si terranno dal 26 settembre al 3 ottobre dalle 15:00 alle 17:00, tutti i giorni, insieme alla docente, sceneggiatrice e regista Cristina Puccinelli. Una lezione speciale sarà tenuta da un noto sceneggiatore italiano. Alla fine del corso gli studenti consegneranno un soggetto per cortometraggio e il migliore verrà premiato domenica 4 ottobre 2026 con un riconoscimento di 1.000 euro destinati allo sviluppo dello stesso. Una giuria di esperti decreterà il vincitore a suo insindacabile giudizio. Sarà anche consegnato un Premio della Giuria Voci Giovani, offerto dalla Commissione Giovani della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

 

Il Lucca Film Festival, che ha già lanciato la presenza del regista e artista statunitense Julian Schnabel e della regista e sceneggiatrice Liliana Cavani, che riceveranno il Premio alla Carriera, si terrà dal 26 settembre al 4 ottobre 2026 e sarà animato dai concorsi di lungometraggi e cortometraggi e dai film in concorso al LFF For Future. Negli anni, il Lucca Film Festival ha ospitato grandi nomi del cinema internazionale, ha omaggiato i grandi nomi del cinema internazionale da Oliver Stone a David Lynch, da Ethan Hawke e Susan Sarandon a Isabelle Huppert, da Rutger Hauer a George Romero, da Paolo Sorrentino a Willem Dafoe, da Chiara Mastroianni e Paul Schrader a Matthew Modine e Ruben Östlund ma anche Aleksandr Sokurov e Gaspar Noè, diventando un punto di riferimento culturale in Italia. L’evento è realizzato grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e Banca Generali Private Wealth Management (Paolo Tacchi) e Banca Pictet sono i main sponsor della manifestazione. Con la partecipazione del Ministero della cultura - Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, del Comune di Lucca e Vivi Lucca Eventi e con la compartecipazione di Lands of Giacomo Puccini e Camera di Commercio Toscana Nord – Ovest.

 

Il festival si avvale inoltre del supporto di Regione Toscana, Fondazione Sistema Toscana, Manifatture Digitali Cinema, Sofidel, Fondazione Banca del Monte di Lucca, Fondazione Giacomo Puccini e Puccini Museum - Casa Natale, Unicoop Firenze, Audi Center Terigi, Tenuta del Buonamico, Martinelli Luce, Naturanda, Futuro3D, è in collaborazione con SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori e si avvale della co produzione di Tecno Servizi, Ristorante Giglio, Palazzo Pfanner, Over The Real, Teatro del Giglio di Lucca, Scuola IMT Alti Studi Lucca, Accademia di Belle Arti di Carrara, Liceo Artistico Musicale e Coreutico Augusto Passaglia, Liceo Classico N. Machiavelli, ISIS Pertini, Associazione 50&PIÙ, ACLI Lucca. Si ringraziano anche ANSA, Rai Toscana, Rai Radio 3, Movieplayer.it, Film4 Life, Festival Scope, A.C.S.I. Associazione Centri Sportivi Italiani, Federazione Italiana Teatro Amatori (FITA), Trenitalia, Fic, Uicc, Cinit, Ucca, Arci, Fedic, Corte Tripoli, Circolo del Cinema di Lucca, Cineforum Ezechiele 25:17, Cinema Centrale, Astra e Moderno, Cinema Arsenale, Università di Pisa, Università degli Studi Firenze, Fondazione Carlo Ludovico Ragghianti, Pisa al Cinema, Cineteca Bologna, Cineteca Nazionale, Istituto Musicale Luigi Boccherini, Robert F. Kennedy Human Rights Italia, Associazione Donne all’Ultimo Grido, SPAM! Rete per le arti contemporanee, Lucca Comics & Games, Photolux Festival, Lucca Classica Music Festival. 


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Cantine Aperte in Vendemmia, 2 mesi nel cuore dell'Italia del vino dal 24 agosto al 25 ottobre 2026 nelle cantine del Movimento Turismo del Vino

Le cantine del Movimento Turismo del Vino aprono le porte nel momento più vivo dell’anno: dalla raccolta alla fermentazione, un viaggio tra territori, tradizioni e modi diversi di vivere la vendemmia.

L’evento anticipa di una settimana per seguire il progressivo anticipo del calendario vendemmiale. Focus anche sui turisti internazionali: secondo il CESEO gli stranieri rappresentano il 35-40% dei visitatori delle cantine italiane, ma sono ancora soltanto 7-8 milioni rispetto ai 104 milioni di turisti internazionali registrati ogni anno in Italia.

Parte oggi, 24 agosto, Cantine Aperte in Vendemmia, l’appuntamento del Movimento Turismo del Vino che fino al 25 ottobre porta wine lover, famiglie, giovani e turisti italiani e internazionali nel cuore di uno dei momenti più affascinanti e decisivi dell’anno vitivinicolo.

Due mesi nei quali attraversare idealmente l’Italia seguendo il ritmo dell’uva e della nascita del vino: dalle raccolte più precoci destinate a bianchi e spumanti fino alle vendemmie più tardive, passando dalla vigna alla cantina, dalla pigiatura alla fermentazione, dai profumi del mosto ai primi assaggi di un vino che sta prendendo forma.

Quest’anno Cantine Aperte in Vendemmia prende il via una settimana prima rispetto alle precedenti: con estati sempre più calde, è cambiato infatti il calendario complessivo della raccolta, progressivamente anticipato in molti territori e per un numero crescente di varietà. Un’evoluzione alla quale anche il Movimento Turismo del Vino ha scelto di adeguarsi per permettere ai visitatori di entrare nelle aziende quando la vendemmia è realmente in corso e accompagnarla poi nelle sue fasi successive.

Perché la vendemmia non finisce con l’ultimo grappolo staccato dalla pianta. Il suo fascino continua quando l’uva entra in cantina: il profumo del mosto, la pigiatura, l’avvio delle fermentazioni, il lavoro dell’enologo, gli assaggi nelle diverse fasi della vinificazione permettono di assistere alla trasformazione dell’uva e di capire davvero come nasce un vino.

È questa continuità tra vigna e cantina a rendere i prossimi due mesi un periodo difficilmente replicabile durante il resto dell’anno. C’è solo da scegliere dove e quale vino: dalle prime uve raccolte per bianchi e spumanti nelle aree più settentrionali fino alle vendemmie più tardive del Sud e del Vulture, ogni settimana offre paesaggi, vitigni, tradizioni e sapori differenti, accompagnati da una varietà gastronomica che rappresenta uno degli elementi distintivi dell’Italia del vino.

Un mosaico di esperienze: ogni territorio interpreta l’enoturismo a modo suo

Ed è proprio la diversità uno dei grandi valori della formula enoturistica del Movimento Turismo del Vino che trova forte espressione in Cantine Aperte in Vendemmia.

Le ricerche del CESEO – Centro Studi Enoturistici e Oleoturistici dell’Università LUMSA - hanno restituito un vero e proprio mosaico di stili e approcci, nel quale ogni area geografica interpreta l’enoturismo secondo le proprie caratteristiche.

Territori, dimensioni aziendali, paesaggi, produzioni, tradizioni, gastronomia, tipologia delle cantine, ma anche abitudini e mentalità differenti danno vita a modelli di accoglienza diversi. Una varietà che rappresenta contemporaneamente una ricchezza, una sfida organizzativa e una grande opportunità di competitività delle cantine italiane sul mercato internazionale, tenuta insieme da un comune fil rouge di qualità che costituisce la cifra stilistica del Movimento Turismo del Vino.

La ricerca evidenzia anche alcune tendenze territoriali significative.

Nel Sud Italia l’enoturismo mostra una particolare vocazione verso eventi e intrattenimento, con degustazioni abbinate ai prodotti tipici e una forte attenzione anche alla presenza digitale, che coinvolge il 55% delle cantine.

Al Centro Italia il vino incontra soprattutto il paesaggio: picnic in vigna, esperienze all’aria aperta e proposte premium caratterizzano un’offerta nella quale Toscana e Umbria concentrano l’85% delle esperienze di alta gamma rilevate dalla ricerca.

Al Nord emerge invece una particolare flessibilità nell’accoglienza: nel Nord-Ovest il 56% delle cantine apre anche la domenica, garantendo una maggiore continuità nella possibilità di visita.

Si tratta naturalmente di tendenze e non di confini rigidi. Ed è proprio Cantine Aperte in Vendemmia a mostrarlo: attività simili attraversano tutta la Penisola, ma assumono un’identità diversa a seconda del territorio in cui vengono vissute.

La vendemmia didattica, per esempio, è proposta dal Piemonte al Friuli, dal Veneto all’Umbria e al Lazio fino alla Toscana. Cambiano però il racconto, i prodotti, le tradizioni e il modo di accogliere il visitatore.

Nell’Astigiano l’esperienza può cominciare con le spiegazioni in vigna e proseguire con la raccolta dei grappoli, la consegna delle uve e la tradizionale pigiatura con i piedi. Poi arriva la merenda, ed è immediatamente Piemonte: salumi, peperoni con bagna cauda, formaggi accompagnati dalle confetture, mele e amaretti di Mombaruzzo. Nel pomeriggio la visita continua in cantina, con degustazioni e musica popolare.

E il territorio continua a raccontarsi a tavola, con picnic e merende a chilometro zero, prosciutto toscano, schiaccia all’uva fatta in casa, bruschette con Olio Extravergine di Oliva Toscano IGP e succo d’uva per i più piccoli.

In Campania, la vendemmia diventa occasione per passeggiare tra i filari, conoscere il territorio e accompagnare il racconto del vino con le produzioni tipiche. Più in generale, in diverse realtà del Sud trovano spazio la dimensione conviviale e festosa, la musica, l’intrattenimento e le tavolate, mentre nei territori dove l’enoturismo è consolidato da più tempo si sviluppano anche proposte più intime ed esclusive: cene tra i filari, degustazioni di grandi annate o vini in anteprima, incontri con l’enologo o direttamente con il produttore.

Esperienze diverse che dimostrano come non esista un unico modello di enoturismo italiano: è proprio la capacità di interpretare in tanti modi differenti lo stesso momento a trasformare la frammentazione territoriale in valore.

Settembre e Ottobre: l’occasione dei turisti internazionali

La scelta di sviluppare Cantine Aperte in Vendemmia su due mesi permette inoltre di incontrare un pubblico strategico per il futuro dell’enoturismo italiano: quello internazionale.

Settembre e ottobre sono infatti mesi particolarmente importanti per la presenza di visitatori stranieri nei territori italiani, proprio quando le cantine possono offrire qualcosa che difficilmente può essere riprodotto in un altro periodo dell’anno: assistere dal vivo alla nascita del vino.

“Cantine Aperte in Vendemmia racconta forse meglio di ogni altro appuntamento quanto sia straordinariamente diversa l’Italia del vino – sottolinea Violante Gardini Cinelli Colombini, Presidente del Movimento Turismo del Vino –. È proprio questa diversità uno dei nostri grandi valori. Ma c’è anche una grande opportunità internazionale: secondo il CESEO gli stranieri rappresentano tra il 35% - 40% dei visitatori delle nostre cantine, con una presenza più forte al Centro e percentuali più contenute in alcune aree del Nord, intorno al 15%. Parliamo tuttavia di appena 7-8 milioni di persone rispetto ai circa 104 milioni di turisti internazionali che ogni anno scelgono l’Italia. Il margine di crescita è quindi enorme, soprattutto nei mesi di settembre e ottobre e considerando che proprio questi visitatori sono tra i più interessati all’acquisto di vini di valore. La varietà dei nostri territori, tenuta insieme da un comune filo conduttore di qualità, può diventare uno degli strumenti più forti di competitività dell’enoturismo italiano sui mercati internazionali”.

Un potenziale ancora enorme, tanto più importante considerando che proprio i visitatori internazionali oltre ad avere una maggiore propensione all’acquisto di vini di fascia alta possono trasformarsi, una volta tornati nei propri Paesi, in veri ambasciatori delle denominazioni, delle aziende e dei territori italiani.

Una vendemmia a misura di famiglia

Tra i fili conduttori dell’edizione 2026 c’è anche una particolare attenzione alle famiglie e ai più piccoli. Secondo i dati CESEO 2025, il 38% delle cantine del campione organizza esperienze formative, comprendendo attività rivolte ai bambini, aree gioco attrezzate e visite nelle fattorie didattiche.

In Toscana, ad esempio, alcune aziende trasformano invece la vendemmia in una vera esperienza per tutta la famiglia: si scende tra i filari, si raccolgono i grappoli, si pigia l’uva con i piedi, si raccoglie il succo, lo si imbottiglia in piccole bottiglie e si realizza la propria etichetta. In alcuni casi i bambini ricevono persino il diploma di “Vignaiuolo per un giorno”, ricordo di una giornata trascorsa a contatto con la natura e con le tradizioni della campagna.

Accanto alla vendemmia didattica ci saranno picnic tra i filari, giochi, merende del vignaiolo, passeggiate e trekking, degustazioni, incontri con i produttori, feste della vendemmia, musica, pranzi e cene in vigna.

Un insieme di proposte accomunate dalla volontà di trasformare la visita in cantina in un’esperienza da ricordare, nella quale vino, paesaggio, gastronomia e cultura locale diventano parti dello stesso racconto.

Dal 24 agosto al 25 ottobre 2026, Cantine Aperte in Vendemmia invita così il pubblico a entrare nelle vigne e nelle cantine del Movimento Turismo del Vino nel momento in cui il vino nasce davvero: due mesi per scoprire che, da Nord a Sud, esistono tanti modi diversi di vivere la vendemmia quanti sono i territori del vino italiano.

MOVIMENTO TURISMO DEL VINO. L'Associazione Movimento Turismo del Vino è un ente non profit ed annovera oltre 700 tra le più prestigiose cantine d'Italia, selezionate sulla base di specifici requisiti, primo fra tutti quello della qualità dell'accoglienza enoturistica. Obiettivo dell’associazione è promuovere la cultura del vino attraverso le visite nei luoghi di produzione. Ai turisti del vino il Movimento vuole da una parte far conoscere più da vicino l’attività e i prodotti delle cantine aderenti, dall’altra offrire un esempio di come si può fare impresa nel rispetto delle tradizioni, della salvaguardia dell'ambiente e dell'agricoltura di qualità. Il Movimento Turismo del Vino, nato nel 1993 da un'intuizione dei Donatella Cinelli Colombini, negli anni si è fatto catalizzatore di formazione e promozione dell’enoturismo, anche attraverso format vincenti come Cantine Aperte, Calici di Stelle ed altre attività. Dal 2024 il Movimento è socio fondatore del Centro di ricerca CESEO.

Bagnoli, Ditto: «Il confronto serve, la contrapposizione permanente no»

L'imprenditore campano interviene sulle polemiche intorno ai cantieri di Bagnoli-Coroglio e alle opere per l'America's Cup 2027: «Su un'area ferma da oltre trent'anni la discussione va tenuta aperta, non trasformata in una partita di consenso».

 «Bagnoli non è un terreno su cui costruire posizionamenti. È un pezzo di città che aspetta da oltre trent'anni e che oggi, per la prima volta, ha risorse stanziate, un cronoprogramma e un'attenzione nazionale», afferma Enrico Ditto, imprenditore campano, intervenendo sul clima che accompagna i lavori nell'area occidentale di Napoli.

Il confronto resta acceso tra comitati e residenti, che contestano la scelta del capping sulla colmata e chiedono garanzie su balneabilità e monitoraggio ambientale, e la struttura commissariale, che rivendica il rispetto del cronoprogramma.

«Il dissenso non è un problema, è una funzione: quando un territorio ha alle spalle trent'anni di promesse mancate, la diffidenza è una reazione razionale e va trattata come tale», sostiene Ditto. «Il problema nasce quando la discussione smette di riguardare il merito tecnico e diventa un derby. In quel momento non vince nessuno: non vincono i cittadini di Bagnoli, non vince l'amministrazione, non vince chi contesta».

Sul metodo, Ditto individua un punto che ritiene dirimente. «Un'opera di questa dimensione si regge su una sola cosa: la verificabilità. I dati ambientali vanno pubblicati con continuità e in forma leggibile, gli impegni presi in Consiglio comunale vanno resi tracciabili, i tempi di rimozione delle opere temporanee e i relativi costi vanno dichiarati prima e non dopo», afferma. «Su questo terreno il confronto è utile e produce risultati. Fuori da questo terreno resta solo rumore».

L'imprenditore richiama poi il calendario politico. «Ci avviciniamo a una stagione elettorale e il rischio è evidente: che Bagnoli diventi la materia prima di una campagna, con le posizioni fissate in anticipo e nessuna disponibilità reale ad ascoltare l'altra parte», aggiunge Ditto. «Sarebbe un errore che il territorio pagherebbe per intero. Il consenso costruito sulla contrapposizione dura una tornata elettorale, il danno di un'occasione sprecata dura decenni».

«Il Sud ha un problema storico di credibilità nell'attuazione», sostiene ancora Ditto. «Bagnoli è, in questo momento, il banco di prova più visibile: se questa città dimostra di saper gestire un cantiere complesso mantenendo aperto un confronto serio con chi ci vive, il beneficio reputazionale va ben oltre l'area occidentale di Napoli. Vale per gli investimenti, per il turismo, per la fiducia delle imprese».

Ditto conclude indicando dove colloca la responsabilità: «Alle istituzioni spetta rendere il processo verificabile e ascoltare senza filtri. A chi contesta spetta restare nel merito. A chi fa politica spetta la parte più difficile: rinunciare a un vantaggio immediato su un dossier che riguarda la vita delle persone. Su Bagnoli non serve unanimità. Serve un'unione di intenti sull'obiettivo, e poi il confronto più duro possibile sui modi per raggiungerlo».

Targhe polacche, Coviello: «Rischio flop, ecco perché il nuovo Codice della strada non risolverebbe il problema»

L'allarme del noto broker assicurativo sul testo trasmesso dal Ministero alle associazioni di settore: "Divieto facilmente aggirabile, vi spiego come".

 Le auto con targa estera che circolano stabilmente in Italia dovranno essere assicurate con una compagnia italiana o comunque autorizzata a operare nel Paese, con applicazione di tariffe e imposte italiane. La misura è contenuta nel testo-base del nuovo Codice della strada, trasmesso dal Ministero dei Trasporti alle associazioni di settore, che potranno presentare osservazioni entro il 13 settembre. L'obiettivo dichiarato dai ministeri dell'Interno e dei Trasporti è contrastare il fenomeno dell'esterovestizione, ossia l'immatricolazione all'estero di veicoli di fatto italiani.

La proposta si inserisce in un percorso già avviato per combattere il fenomeno delle "targhe polacche", percorso che comprende l'iscrizione al REVE, il Registro dei veicoli esteri gestito dall'ACI e operativo dal 2022, e l'obbligo di pagamento dell'IPT al momento dell'iscrizione, introdotto il 25 maggio. I dati del registro indicano circa 53 mila veicoli con targa straniera sul territorio nazionale, dei quali 35 mila concentrati nell'area napoletana, dove il differenziale tariffario della RC auto è più marcato. Sul fronte dei controlli, una circolare del Ministero dell'Interno del 13 agosto ha reso disponibili alle forze dell'ordine i collegamenti ai portali ufficiali del governo polacco per la verifica di carte di circolazione, coperture assicurative e patenti.

Secondo Angelo Coviello, amministratore delegato di IGB Broker, l'impianto in consultazione interviene però su un passaggio secondario e lascia intatto il meccanismo che rende conveniente la pratica. «Il riferimento all'impresa straniera autorizzata a operare in Italia non produce l'effetto atteso, perché la Polonia è uno Stato membro dell'Unione e qualsiasi compagnia pratica le tariffe che ritiene più opportune, senza vincoli da parte di altri Paesi. Il punto non è la tariffa o dove ha sede l'assicuratore, ma la qualificazione della circolazione stabile sul territorio italiano e del contratto di noleggio che la rende possibile».

L'intervento indicato dal noto broker assicurativo riguarda l'applicazione del principio di equipollenza tra un veicolo circolante in Italia e un veicolo utilizzato in via continuativa ma immatricolato all'estero. «Ci dovrebbe essere una distinzione tra il veicolo straniero che circola in Italia temporaneamente e quello che vi circola in modo permanente, assoggettando quest'ultimo obbligatoriamente alla disciplina e alla fiscalità nazionali», afferma Coviello, che indica anche la previsione di un'autorizzazione a termine e non rinnovabile, come avviene per i permessi di soggiorno. «Teniamo presente che, nel caso delle targhe polacche, questi veicoli non hanno mai lasciato il territorio italiano e non hanno mai effettuato una revisione nel Paese di immatricolazione. Se il presupposto è che si tratti di una truffa, l'intera posizione documentale può essere soggetta ad accertamenti, e in quei casi il veicolo andrebbe posto sotto sequestro», osserva il broker napoletano, che collega la questione all'azione della magistratura, tenuta a intervenire visto che in Italia vige l'obbligo di esercitare l'azione penale. «Se ci muoviamo in questa direzione andremo verso una soluzione definitiva del problema».

sabato 22 agosto 2026

GIULIANOVA DIVENTA CAPITALE DEI NUOVI TALENTI, IL 30 AGOSTO 2026 TORNA “SPAZIO CONTEST SHOW”

Al Palazzo Kursaal la finale nazionale del concorso dedicato a canto, recitazione, moda, danza e arte varia. Con Antonella Argentini, Walter Garibaldi, Fabrizio Silvestri, Federico Zaccone e Flavio Pagni, Ingresso libero.

Domenica 30 agosto 2026, il Palazzo Kursaal, situato sul Lungomare Zara di Giulianova, ospiterà la nuova edizione di “Spazio Contest Show”, concorso nazionale dedicato a chi desidera mettersi alla prova davanti a professionisti che vivono quotidianamente il mondo dello spettacolo.
Una manifestazione volutamente senza confini anagrafici: i partecipanti hanno un’età compresa tra i 6 e gli 80 anni, perché il talento può manifestarsi presto, essere scoperto tardi o semplicemente attendere l’occasione giusta per emergere. Sul palco si confronteranno concorrenti provenienti dalle diverse discipline dello spettacolo: canto, recitazione, moda, danza e arte varia.
Ad arricchire ulteriormente l’appuntamento sarà una sfilata di moda maschile e femminile, ideata e organizzata dall’imprenditore e modello Domenico Pezzuoli, che porterà sulla passerella del contest un momento dedicato allo stile, all’immagine e alle nuove proposte.
La giornata entrerà nel vivo alle ore 18.30 con la prefinale, mentre alle 21.30 prenderà il via la finale nazionale.
A guidare il progetto è Antonella Argentini, fondatrice di Spazio Contest Show e talent scout che, negli anni, ha costruito intorno alla manifestazione una precisa filosofia: non cercare soltanto una performance perfetta, ma individuare personalità, autenticità e potenziale, offrendo spazio anche a chi normalmente resta lontano dai tradizionali circuiti dello spettacolo.
Per l’edizione 2026, Argentini ha alzato ulteriormente l’asticella, riuscendo a riunire una giuria di particolare rilievo professionale: quattro figure di livello nazionale, tutte stabilmente impegnate in produzioni importanti e in realtà televisive di primo piano.
Al suo fianco, fin dal debutto del concorso, il presidente Walter Garibaldi, autore, regista, sceneggiatore e talent manager con quasi quarant’anni di attività tra cinema, televisione e teatro. Nel corso della carriera ha formato e seguito oltre 1.500 giovani artisti; il suo film Nonna ci produce un film è approdato su Prime Video ed è presente nel catalogo Rai Cinema, mentre nel 2025 ha ottenuto il contributo selettivo del Ministero della Cultura per la sceneggiatura di Hotel Zeffirelli. Nel 2026 ha inoltre firmato l’ideazione, la scrittura e la direzione artistica di un documentario per Rai Cultura, presentato in anteprima alla Camera dei deputati e trasmesso su Rai 5.
Accanto al presidente, nel ruolo di coordinatore di giuria, Fabrizio Silvestri, giornalista, autore, regista e consulente Rai, oggi News Producer per RaiNews24. Nel corso della carriera ha firmato e coordinato programmi per Rai 1, Rai 2 e RaiPlay, lavorando come capo progetto, capo autore e documentarista. Una competenza trasversale tra informazione, intrattenimento ed eventi che rafforza ulteriormente il profilo nazionale della giuria.
Con loro anche Flavio Pagni, attore e modello livornese tra i volti emergenti della nuova generazione. Dopo le esperienze nella moda e un intenso percorso di formazione attoriale, Pagni ha costruito una carriera tra cinema e televisione e ha recentemente compiuto un importante salto internazionale, recitando interamente in inglese, in un ruolo sorprendente, sotto la direzione di un celebre regista internazionale il cui nome, per ragioni produttive, non può ancora essere reso pubblico.
A completare il gruppo dei quattro protagonisti di questa edizione c’è Federico Zaccone, costumista e stylist con oltre quindici anni di esperienza nelle grandi produzioni televisive e una lunga collaborazione, tuttora in corso, con Fascino PGT di Maria De Filippi. Lavora nell’universo di programmi come Amici, Tu sì que vales, C’è posta per te e Temptation Island ed è da anni lo stylist di Antonella Clerici, seguendone l’immagine nei principali appuntamenti televisivi, da È sempre mezzogiorno a The Voice Senior, The Voice Kids e The Voice. Nella sua carriera figurano inoltre collaborazioni con alcuni tra i più importanti protagonisti della musica italiana.
Cinque figure e cinque differenti punti di osservazione sullo spettacolo: Antonella Argentini scopre il talento, Walter Garibaldi lo accompagna verso la professione, Fabrizio Silvestri coordina la valutazione con l’esperienza dell’autore e del professionista televisivo, Federico Zaccone ne costruisce l’immagine, mentre Flavio Pagni rappresenta il percorso di chi sta trasformando preparazione e determinazione in una carriera sempre più internazionale.
Ed è proprio questo uno degli elementi che rende Spazio Contest Show qualcosa di diverso da una semplice gara: chi sale sul palco non si esibisce soltanto per conquistare un premio, ma ha l’occasione di essere osservato da professionisti che conoscono concretamente i meccanismi della televisione, del cinema, della moda e dello spettacolo.
Giulianova si prepara così ad accogliere una serata nella quale saranno soprattutto le possibilità a salire sul palco. Perché dietro un volto, una voce, un passo di danza o pochi minuti di esibizione potrebbe nascondersi un artista che ancora non sa di esserlo.
SPAZIO CONTEST SHOW – EDIZIONE 2026
Domenica 30 agosto 2026
Palazzo Kursaal – Lungomare Zara, Giulianova (TE)
Prefinale: ore 18.30
Finale nazionale: ore 21.30
Ingresso libero
Con il patrocinio della Città di Giulianova
Info: spaziocontestshow@gmail.com – 328 496 1049
Facebook: Gruppo AS Pegaso – Instagram: Progetto Pegaso

Da mercoledì 26 agosto: Iaia Forte con "Tony Pagoda" e Giulia Trippetta con "La moglie perfetta" in scena al Pomigliano Teatro Festival 2026

Iaia Forte e poi Giulia Trippetta in scena con due spettacoli accomunati dalla forza della parola e da una riflessione ironica e profonda sulla natura umana. Cortile interno Palazzo del Municipio di Pomigliano d’Arco, l’ingresso agli spettacoli è libero fino ad esaurimento posti.

Dopo la pausa estiva, il Pomigliano Teatro Festival 2026 torna ad accendere i riflettori, da mercoledì 26 agosto 2026 alle ore 21.00 con due appuntamenti che, per linguaggio, atmosfere e protagonisti, attraversano mondi differenti, ma finiscono per incontrarsi nella capacità del teatro di mettere a nudo contraddizioni, desideri, fragilità e trasformazioni della società contemporanea.

Il Cortile Interno del Palazzo Municipale si prepara così ad accogliere due serate all’insegna del teatro d’attore, della narrazione e di una comicità capace di lasciare spazio alla riflessione. L’ingresso agli spettacoli è libero fino ad esaurimento posti.

Si parte mercoledì 26 agosto con Tony Pagoda di e con Iaia Forte, liberamente tratto da Tony Pagoda e i suoi amici di Paolo Sorrentino. Tony Pagoda è un cantante napoletano da night club, uomo di successo, passioni ed eccessi, che nella New York degli anni Cinquanta si prepara a esibirsi davanti a Frank Sinatra. Durante la performance, ricordi, amori, rimpianti e riflessioni sulla vita irrompono in un incontenibile flusso di coscienza.

Nato dall’universo narrativo di Sorrentino e già interpretato da Toni Servillo ne L’uomo in più, il personaggio trova in teatro una nuova vita grazie alla straordinaria interpretazione di Iaia Forte.

Venerdì 28 agosto, invece, sarà la volta de La moglie perfetta, spettacolo di e con Giulia Trippetta che, attraverso ironia e black humor, dà vita a una galleria di personaggi e racconta la storia di una donna come tante, fatta di sogni, paure e possibilità.

Una lavagna, una sedia di scuola e una donna vestita anni Cinquanta fanno da sfondo a un surreale corso di comportamento e buone maniere destinato alle aspiranti spose. Il seminario “Si può far” insegna alle giovani donne le regole per diventare mogli perfette e completamente al servizio del proprio uomo.

Uno spettacolo che, dietro la comicità, invita a riflettere sui modelli femminili e sugli stereotipi che, seppure in forme diverse, continuano a parlare anche al nostro presente.

Il Pomigliano Teatro Festival continua ad essere luogo di incontro, spettacolo e confronto con due storie, due personaggi, due universi apparentemente lontani. Prosegue il proprio percorso nel segno di un teatro capace di divertire e, allo stesso tempo, interrogare il pubblico, attraverso protagonisti e storie capaci di lasciare spazio alla memoria, all’ironia e alla riflessione. Un teatro che non offre risposte semplici, ma che invita lo spettatore a riconoscersi, a sorridere e, subito dopo, a porsi qualche domanda.

venerdì 21 agosto 2026

A Pollica (SA) si chiude Trame Mediterranee: il cibo come cultura, comunità e strumento di rigenerazione

Si chiude giovedì 27 agosto al Paideia Campus,  Castello dei Principi Capano, la rassegna estiva che ha portato in scena i Custodi della Dieta Mediterranea.

Il Paideia Campus della Fondazione Future Food Institute e il Comune di Pollica con il suo Centro Studi Dieta Mediterranea “Angelo Vassallo” insieme per valorizzare il patrimonio gastronomico come infrastruttura culturale e asset strategico per il futuro del territorio.

Questo giovedì 27 agosto si chiude l’edizione 2026 di Trame Mediterranee – Teatro Gastronomico, il format culturale promosso dal Paideia Campus della Fondazione Future Food Institute insieme al Comune di Pollica e curato dal giornalista Yuri Buono. Un mese di incontri e convivialità che ha trasformato il Castello dei Principi Capano in un palcoscenico dedicato alle persone, ai prodotti, ai paesaggi e ai saperi che rendono viva la Dieta Mediterranea.

Il progetto si inserisce nel lavoro permanente del Paideia Campus della Fondazione Future Food Institute e il Comune di Pollica mediante il suo Centro Studi Dieta Mediterranea “Angelo Vassallo”, presidio socio-culturale attivo durante tutto l’anno nel Castello dei Principi Capano. È qui che patrimonio, educazione, ricerca, formazione e coinvolgimento della comunità si intrecciano in una programmazione continuativa. Trame Mediterranee è una delle espressioni più visibili di questo lavoro condiviso: non un evento isolato, ma una tappa di un processo che tiene insieme cultura, scuola, territorio, relazioni e opportunità.

Nel cuore della Comunità Emblematica UNESCO della Dieta Mediterranea, Trame Mediterranee ha costruito un racconto corale del Cilento attraverso teatro, divulgazione, musica, memoria e degustazione. Non una semplice rassegna enogastronomica, ma un’esperienza culturale nella quale il cibo è diventato strumento per leggere il territorio, creare relazioni tra generazioni e restituire valore a chi quotidianamente custodisce il patrimonio bioculturale mediterraneo.

I CUSTODI DEL TERRITORIO AL CENTRO DELLA SCENA

Protagonisti della rassegna sono stati agricoltori, allevatori, pescatori, vignaioli, produttori e artigiani del gusto: autentici architetti del paesaggio e interpreti contemporanei di saperi millenari. Accanto a loro, chef, artisti, musicisti, divulgatori e comunità locali hanno dato vita a un teatro gastronomico nel quale ogni ingrediente è diventato una storia e ogni convivio uno spazio di incontro.

Il viaggio ha attraversato alcuni dei patrimoni più rappresentativi del Cilento: la capra e le tradizioni casearie, il Cece di Cicerale e le erbe spontanee, i grani antichi e la bio-agricoltura, la mozzarella nella mortella, le botaniche locali, i vitigni identitari, il Fico Bianco del Cilento e il miele artigianale, le Alici di Menaica e la pesca sostenibile, fino all’olio extravergine di oliva. A dare volto e voce a questo racconto sono stati Annacarla Tredici, Giovanna Voria, Edmondo Soffritti, Silvia Chirico, Danilo Porro, Marco Serra, Beppe Cilento, Pasqualino Volpe, Donatella Marino, Vittorio Rambaldo e Piero Matarazzo, insieme alle nonne di Pollica e ai produttori cilentani protagonisti del convivio finale.

IL CASTELLO DEI PRINCIPI CAPANO: UN PRESIDIO SOCIO-CULTURALE PERMANENTE

La sede stessa è parte del progetto. Il Castello dei Principi Capano, che dal 2011 è la sede del Centro Studi Dieta Mediterranea Angelo Vassallo, dal 2021 ospita la sede del Paideia Campus, un presidio socio-culturale permanente: uno spazio vivo e vissuto dalla comunità, in cui patrimoni, storia, educazione, tradizioni, ricerca, arte, tecnologia, generazioni e sperimentazione si incontrano ogni giorno. Il Campus lavora stabilmente con le scuole del territorio, con il sistema educativo italiano e con reti internazionali dedicate all’innovazione, costruendo percorsi e progetti residenziali che mettono in relazione giovani, docenti, ricercatori, istituzioni e comunità.

È, allo stesso tempo, una porta sul mondo e un luogo di connessione permanente: il lavoro congiunto del Paideia Campus della Fondazione Future Food Institute e del Comune di Pollica attraverso il mette in relazione la dimensione profondamente locale della Dieta Mediterranea con programmi, competenze e conversazioni nazionali e internazionali, nutrendo nel tempo apprendimento, innovazione, produzione culturale e nuove opportunità per il territorio.

Trame Mediterranee rappresenta questa alleanza pubblico–privato-territorio in azione: il patrimonio pubblico diventa spazio di comunità e piattaforma culturale; le conoscenze locali incontrano ricerca e innovazione; produttori e cittadini non sono destinatari di una programmazione, ma protagonisti della sua costruzione.

LA GASTRODIPLOMAZIA COME ASSET STRATEGICO DEL PAIDEIA CAMPUS

Nel framework culturale del Paideia Campus, la Gastrodiplomazia è un asse di lavoro permanente. Da anni il Campus sviluppa programmi, percorsi formativi e momenti di confronto insieme a istituzioni, università, reti internazionali e agenzie multilaterali delle Nazioni Unite, utilizzando il cibo come linguaggio universale per creare relazioni, dialogo e cooperazione tra territori, culture e generazioni.

La tavola diventa così uno spazio educativo e civico; la convivialità un’infrastruttura culturale; il produttore un portatore di conoscenza; il paesaggio un bene comune. La Gastrodiplomazia permette di mettere in relazione la dimensione profondamente locale della Dieta Mediterranea con alcune delle grandi sfide contemporanee — pace, salute, clima, biodiversità, migrazioni, identità e cooperazione internazionale — trasformando l’esperienza gastronomica in uno strumento di conoscenza reciproca, ascolto e costruzione di ponti.

In questa prospettiva, Trame Mediterranee è una delle espressioni pubbliche di un lavoro che il Paideia Campus porta avanti durante tutto l’anno: non celebrare semplicemente la Dieta Mediterranea, ma mantenerla viva come sistema di conoscenze, relazioni e pratiche capace di nutrire comunità, generare cultura e aprire il territorio a nuove connessioni e opportunità.

UNA PARTNERSHIP CHE INVESTE SUL FUTURO L’edizione 2026 consolida il percorso condiviso tra il Paideia Campus della Fondazione Future Food Institute e il Centro Studi Dieta Mediterranea “Angelo Vassallo” del Comune di Pollica, continuando a nutrire il territorio di stimoli, relazioni e nuove connessioni. Un lavoro che mette in dialogo longevità, ecologia integrale, educazione e cultura per creare ponti, rafforzare il senso di comunità e generare nuove opportunità, soprattutto per i giovani del territorio. In questa visione, la cultura è uno spazio di incontro e crescita continua, capace di alimentare energie locali e aprirle al mondo.

La rassegna ha potuto contare sulla collaborazione del Consorzio Tutela Vini Salerno, che ha accompagnato il racconto delle produzioni vitivinicole e dei vitigni identitari del territorio, e sul contributo degli esperti di ONAV – Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino e ONAF – Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi, rafforzando il percorso di conoscenza e lettura consapevole delle produzioni locali.

 

“Trame Mediterranee racconta molto bene ciò che stiamo costruendo a Pollica da anni insieme al Comune – dichiara Sara Roversi, Presidente della Fondazione Future Food Institute - un luogo in cui cultura, educazione, patrimonio e comunità diventano strumenti concreti di rigenerazione. Qui portiamo avanti programmi internazionali di Gastrodiplomazia perché crediamo che il cibo sia uno dei linguaggi più potenti per costruire dialogo, fiducia e cooperazione. Ma tutto parte da chi rende vivo questo patrimonio ogni giorno: agricoltori, pescatori, allevatori, produttori, artigiani e comunità. La gastronomia, per noi, non è semplicemente un’esperienza da consumare: è un dispositivo culturale ed educativo, capace di connettere biodiversità, salute, paesaggio, identità ed economia locale. Trame Mediterranee è esattamente questo: partire da una tavola a Pollica per raccontare un territorio e costruire il futuro.”

 

Il 27 agosto si chiude la stagione estiva di Trame Mediterranee, ma non il percorso. Da Pollica prende infatti avvio una fittissima agenda internazionale attraverso cui il Teatro Gastronomico continuerà a portare nel mondo le storie, i saperi, i produttori e il patrimonio della Dieta Mediterranea. Un percorso costruito insieme dal Paideia Campus dellaFondazione Future Food Institute e dal Centro Studi Dieta Mediterranea “Angelo Vassallo” del Comune di Pollica, che partirà da New York a fine settembre, in occasione della settimana dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e della Climate Week, per proseguire con numerosi appuntamenti internazionali fino al 16 novembre. Proprio quel giorno, al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York, sarà celebrata la prima Giornata Internazionale della DietaMediterranea: un passaggio simbolico e concreto che porterà, ancora una volta, Pollica, il suo territorio e i suoi custodi in una conversazione globale. Trame Mediterranee si chiude quindi non con la fine di una rassegna, ma con il consolidamento di un processo che continua a riconoscere, connettere e valorizzare chi custodisce il Mediterraneo, trasformando la conoscenza locale in ponti, relazioni e opportunità per le generazioni future.

POMPEI E IL RINASCIMENTO: UN LEGAME IMPOSSIBILE SOLO IN APPARENZA

Ritrovamenti di reperti dal cantiere dell’Insula Meridionalis attestano la frequentazione della città antica anche nel XVI secolo.

Pompei e il Rinascimento: un legame impossibile? A prima vista sembrerebbe di sì. Eppure tracce di materiali e reperti ceramici del XV-XVI secolo rinvenuti in un’area di cantiere di Pompei, l’Insula Meridionalis, indizio della frequentazione nel periodo rinascimentale dell’antica città sepolta dall’eruzione vesuviana, attestano fortemente questo legame e la continuità di una memoria storica che non si è mai interrotta nel tempo.

Nell’immaginario comune la storia di Pompei è spezzata in due blocchi netti e apparentemente separati tra loro: da un lato la città romana, cristallizzata nel tempo dall'eruzione del 79 d.C. e dall'altro la sua “seconda vita”, iniziata solo nel 1748 con gli scavi borbonici, dopo quasi diciassette secoli di totale oblio.

Nel mezzo, uno spazio temporale in cui, tuttavia, la memoria della città sepolta non si era mai del tutto spenta, ma era stata custodita da una comunità rurale che in realtà non aveva mai abbandonato quel territorio.

«Il docu-drama “Pompei Fuori dal tempo” con Tom Hiddleston e lo studio dell’archeologo Steven Tuck – spiega il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel – mostrano come il tema dei sopravvissuti sta finalmente diventando oggetto di ricerche e di iniziative di divulgazione. Pompei, dopo l’eruzione , si presentò come un paesaggio post apocalittico, eppure troviamo tracce di persone che tornavano qui e una frequentazione che si estende nel tempo: ma sono tracce labili di vite precarie, all’ombra della storia ufficiale, e per questo hanno rischiato spesso di essere dimenticate o cancellate.”
 
Oggi, la ricerca della “Pompei dopo Pompei” si rafforza con alcuni recenti ritrovamenti materiali e artistici. Alcuni reperti emersi durante le attività di scavo, restauro e messa in sicurezza della cosiddetta “Insula Meridionalis”, un quartiere ai margini meridionali della città, sono databili tra il XV e il XVI secolo, attestando così una frequentazione in quell’epoca, approssimativamente la stessa in cui venne realizzata la “Deposizione di Cristo” attribuita ad Andrea Mantegna e riscoperta recentemente nel Santuario della Beata Vergine di Pompei.
Il dipinto, di altissima qualità e a lungo ritenuto disperso, era documentato fino agli anni Venti del Cinquecento nella chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli. Con ogni probabilità, la tela giunse poi a Pompei negli ultimi decenni dell’Ottocento, proprio durante la fondazione del Santuario mariano. Identificato alcuni anni fa nel Palazzo della Prelatura di Pompei, il capolavoro è esposto, dal novembre 2025, all’interno della nuova Pinacoteca del Santuario, al termine di un lungo e meticoloso restauro condotto presso i laboratori dei Musei Vaticani.

Si tratta di vicende storicamente indipendenti, che però mostrano come la percezione e la presenza di questo luogo nel corso dei secoli siano state assai più articolate e interconnesse di quanto si era abituati a pensare.

«Senza togliere nulla a ricercatori come Gioachino Alcubierre, arrivato dalla Spagna e promotore dei primi scavi archeologici a Pompei nel 1748 – ha aggiunto Zuchtriegel – bisogna prendere atto che qui esisteva una comunità locale che sin dall’indomani dell’eruzione ha continuato a vivere a Pompei e a custodirne la memoria. Questo emerge non solo dalle scoperte archeologiche, ma anche dal toponimo “Civita”, che attesta la memoria di una città sepolta a livello locale. Naturalmente i contadini e pastori che vivevano tra le rovine antiche non avevano i mezzi per trasmettere la loro conoscenza dell’antico in modo scientifico, ma questo non significa che fosse una conoscenza inesistente. Pompei è ed è sempre stata una vera e propria heritage community e se oggi porta il nome della città antica, non è perché Pompei è risorta dal nulla, ma perché è sempre stata parte della memoria collettiva in questo territorio».

E’possibile visitare il cantiere dell’Insula Meridionalis insieme agli archeologi e restauratori del cantiere su prenotazione tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 11.00 alle 12.00 chiamando al numero telefonico 327 2716666

Tutti gli approfondimenti nell’E-journal del Parco al seguente link: https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/

giovedì 20 agosto 2026

CAMPANIA.WINE TORNA A NAPOLI, LA GALLERIA UMBERTO I E IL MUSAP OSPITANO IL GRANDE RACCONTO DEL VINO CAMPANO

Il 6 e 7 settembre 2026 la III edizione dell’evento che riunisce i cinque Consorzi di tutela, Regione Campania e Comune di Napoli. Due giorni tra degustazioni, masterclass, forum sull’enoturismo e incontri con produttori, stampa e istituzioni.

Napoli capitale del vino campano con Campania Wine, l’evento che il 6 e 7 settembre celebrerà l’identità vitivinicola regionale attraverso un programma dedicato a operatori del settore, stampa, winelover e grande pubblico.

Giunta alla terza edizione, la manifestazione rappresenta il più importante momento di promozione unitaria del comparto vitivinicolo regionale, grazie all’aggregazione dei cinque principali Consorzi di tutela della Campania: Sannio Consorzio Tutela Vini, Consorzio Tutela Vini del Vesuvio, Consorzio Tutela Vini d’Irpinia, Vitica – Consorzio Tutela Vini Caserta e Vita Salernum Vites – Consorzio Tutela Vini Salernitani. L’iniziativa è realizzata dai Consorzi di Tutela con l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania e il Comune di Napoli e coinvolge l’intero patrimonio enologico regionale, dalle pendici del Vesuvio ai Campi Flegrei, dal Sannio all’Irpinia, dalla provincia di Caserta fino al Cilento e alla Costiera Amalfitana. 

Cuore dell’evento saranno la Galleria Umberto I, che ospiterà il grande percorso di degustazione aperto al pubblico, e il MUSAP – Museo Artistico Politecnico, sede delle masterclass e degli incontri di approfondimento. Per due giorni produttori, giornalisti, buyer, operatori e appassionati potranno conoscere da vicino le eccellenze vitivinicole campane attraverso degustazioni guidate, incontri con le aziende e momenti di confronto dedicati al settore. 

Le masterclass, organizzate in collaborazione con AIS Campania, saranno articolate in appuntamenti riservati ai professionisti del settore e sessioni dedicate ai winelover, con percorsi di degustazione sui vini spumanti, bianchi, rosati e rossi della regione.  Tra gli appuntamenti di maggiore rilievo figura il Campania Wine Forum, in programma lunedì 7 settembre, dedicato al tema “Enoturismo 4.0 in Campania: Territorio, Ospitalità e Innovazione”, momento di confronto tra istituzioni, operatori e protagonisti del settore sulle prospettive dell’enoturismo regionale. 

Accanto alle attività di degustazione, Campania Wine dedica ampio spazio anche all’ospitalità e alla promozione territoriale attraverso Lunch Experience, showcooking e momenti di networking riservati alla stampa e agli operatori, con l’obiettivo di raccontare la Campania non solo attraverso il vino, ma anche attraverso la gastronomia, l’accoglienza e il patrimonio culturale. 

La manifestazione si concluderà con “La Campania che ama la Campania 2026”, iniziativa dedicata alla valorizzazione della ristorazione regionale attraverso l’assegnazione dei riconoscimenti alle migliori carte dei vini con referenze campane. 

Per tutte le informazioni gli aggiornamenti è possibile visitare il sito www.campania.wine