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mercoledì 14 ottobre 2026

Lazio Roots, 5 Consorzi fanno squadra per raccontare l’eccellenza e l’identità della produzione enogastronomica laziale

Diverse realtà, un unico racconto: dal Consorzio Tutela Vini Roma DOC, Consorzio del Frascati, Cesanese del Piglio, Ricotta Romana DOP e l’Abbacchio Romano IGP nasce un progetto che coinvolge oltre venti produzioni tra le più rappresentative del Lazio 

Da sinistra: Lorenzo Costantini e Mauro Volpetti del Consorzio Vini Frascati, Emanuele Marella Presidente Consorzio Ricotta Romana DOP, Rossella Macchia Presidente Consorzio Roma DOC, Massimiliano Raffa Presidente Arsial, Pina Terenzi Presidente Consorzio Cesanese del Piglio DOCG, Natalino Talanas Presidente Consorzio Abbacchio Romano IGP

Cinque Consorzi, 550 realtà vitivinicole e 413 allevatori coinvolti per raccontare una regione mosaico di territori, tradizioni e identità gastronomiche: da questa idea nasce Lazio Roots, il progetto che per la prima volta unisce le realtà più rappresentative del patrimonio vitivinicolo e agroalimentare regionale mettendo in relazione prodotti, luoghi e persone che affondano le proprie radici in una storia comune. Consorzio Tutela Vini Roma DOC, Consorzio Tutela Denominazioni Vini Frascati, Consorzio del Cesanese del Piglio DOCG, Abbacchio Romano IGP e Ricotta Romana DOP: queste le cinque realtà protagoniste del racconto corale di una terra dove viticoltura, transumanza e tradizione casearia accompagnano da secoli la vita delle comunità, contribuendo a definirne l’identità e delinearne il paesaggio. 

«Il patrimonio enogastronomico del Lazio rappresenta una risorsa strategica per la crescita economica della nostra regione e un elemento fondamentale per rafforzare la competitività del sistema agroalimentare sui mercati nazionali e internazionali. - evidenzia Giancarlo Righini, Assessore al Bilancio, Programmazione economica, Agricoltura e sovranità alimentare, Caccia e Pesca, Parchi e Foreste della Regione Lazio. - Il nostro obiettivo è mettere le imprese agricole nelle condizioni di trasformare la qualità delle proprie produzioni in nuove opportunità di sviluppo, sostenendo il valore delle filiere, la tutela delle denominazioni di origine e una più efficace presenza sui mercati. Lazio Roots rappresenta un'iniziativa importante in questa direzione e il nostro auspicio è che il progetto possa progressivamente allargare la propria base di adesioni, coinvolgendo un numero sempre maggiore di Consorzi e realtà produttive del territorio. Fare squadra significa superare i particolarismi, mettere a sistema le potenzialità del nostro comparto agroalimentare e acquisire una maggiore forza sui mercati. Come Regione Lazio continueremo a sostenere questo percorso, nella convinzione che una filiera più unita, strutturata e rappresentativa possa generare nuove opportunità di crescita per le imprese e contribuire a rafforzare il posizionamento delle nostre eccellenze»

L’obiettivo è andare oltre il semplice racconto del prodotto per riportare al centro i luoghi, i pascoli, i vigneti, la gestualità, le tecniche di lavorazione e le conoscenze che continuano ad essere trasmesse da una generazione all’altra. Lazio Roots nasce proprio per rendere visibile questa continuità, una storia agricola descritta già a partire dai testi di Columella e Catone che continua ancora oggi ad essere raccontata attraverso produzioni certificate e riconoscibili dove tradizione, qualità e tutela del territorio costruiscono le nuove filiere contemporanee. Le denominazioni non vengono pensate soltanto come marchi di qualità ma nella loro accezione più ampia di divulgatrici di un patrimonio agricolo e vitivinicolo secolare che continua a vivere ancora oggi grazie a un lavoro di squadra, restituendo il Lazio come un sistema produttivo nel quale territori profondamenti diversi sono legati da una storia comune. 

«Lazio Roots parte da un’intuizione importante: le nostre denominazioni acquistano ancora più forza quando smettono di raccontarsi come realtà isolate e diventano parte di una storia comune. Il Lazio è un mosaico di territori, produzioni e comunità profondamente diverse, ma unite da radici agricole e culturali che possono diventare un elemento distintivo anche sul piano della promozione.» – dichiara Massimiliano Raffa, Presidente di ARSIAL – «Mettere insieme vino, allevamento, tradizione casearia e grandi produzioni certificate significa costruire un racconto più riconoscibile e più competitivo. Come ARSIAL vogliamo sostenere proprio questa capacità di fare rete, perché la qualità dei nostri prodotti cresce anche quando riesce a raccontare il territorio e le persone che ci sono dietro. Il lavoro dell’Assessorato all’Agricoltura e alla Sovranità alimentare, guidato da Giancarlo Righini, offre una cornice comune a questo impegno: valorizzare le produzioni regionali e rafforzare le opportunità per le imprese e i territori del Lazio».

Dai Castelli Romani al litorale, dalle aree interne della Ciociaria all’Agro Romano fino alla Sabina e alla Tuscia, Lazio Roots costruisce una mappa enogastronomica dove i cinque Consorzi fungono da apripista verso altre realtà produttive territoriali, presentate in una cena interamente Made in Lazio. Tra queste: la Lenticchia di Onano IGP, la Patata dell’Alto Viterbese IGP, la Nocciola Romana IGP, il Prosciutto Amatriciano IGP, il Pecorino Romano DOP del Lazio, l’Oliva di Gaeta DOP, il Pane Casareccio di Genzano IGP, l’Olio di Roma IGP, l’Olio Sabina DOP e la Ratafia Ciociara IGP e, dal lato enologico, l’Atina DOC e Marino DOC. La Roma DOC e le denominazioni del Frascati portano nel calice il rapporto tra la Capitale e la sua storia vitivinicola secolare, in chiave contemporanea e più classica. Il Cesanese del Piglio DOCG racconta invece il carattere enologico della Ciociaria mentre, sul versante agroalimentare, la Ricotta Romana DOP e l’Abbacchio Romano IGP riportano la narrazione nella dimensione pastorale, ai cicli della transumanza e al legame profondo tra queste pratiche e le comunità rurali. 

Le denominazioni diventano così il punto di partenza per raccontare ciò che precede l’arrivo in tavola: i paesaggi, i vigneti, i greggi, il lavoro dei pastori e dei vignaioli e le competenze trasmesse in cantina e all’interno dei caseifici. Il progetto si pone quindi come un punto di partenza per nuove collaborazioni e sinergie in ambito regionale. Stesse radici, un modo diverso di raccontarle: è da questa idea che prende forma Lazio Roots con l’intento di costruire nel tempo una narrazione comune di un patrimonio enogastronomico millenario, riconoscendo il suo valore non solo dal punto di vista alimentare ma inteso come espressione identitaria della cultura regionale.

Il 10 ottobre 2026 si è svolta la premiazione del concorso per cortometraggi di Lights for Cinzia

Si è svolta sabato 10 ottobre 2026, nella Sala Flavio Boccarini di Amelia, la cerimonia di premiazione della terza edizione del Concorso per Cortometraggi promosso dall’Associazione Lights for Cinzia. A decretare i vincitori della terza edizione è stata la giuria presieduta dal regista Daniele Luchetti, che ha selezionato le opere più meritevoli nell’ambito del tema proposto. A conquistare il primo posto è stato Con i miei occhi di Silvia Nobili, seguito da Scarpe di Giuseppe Piscino, classificatosi al secondo posto. Terzo posto e Premio Speciale Under 30 per Apartment 5 Blues di Irene Della Casa. A condurre la serata è stata Carlotta, che ha accompagnato il pubblico alla scoperta dei protagonisti dell’iniziativa e del valore artistico delle opere presentate.
Il concorso per cortometraggi Lights for Cinzia è un appuntamento dedicato al cinema e alla creatività che ha celebrato la capacità delle immagini di raccontare il mondo da prospettive nuove, confermando il valore di un’iniziativa che continua a valorizzare soprattutto i giovani e i loro linguaggi espressivi. Quest’anno, il concorso ha invitato autori e autrici a confrontarsi con un tema tanto universale quanto personale: La Bellezza. Numerose sono state le produzioni in gara, provenienti da diverse regioni italiane, a testimonianza della dimensione ormai nazionale raggiunta dal concorso. Una partecipazione che conferma il crescente interesse nei confronti del progetto e la volontà di tanti giovani filmmaker di mettersi alla prova, raccontare storie e condividere il proprio talento attraverso il cortometraggio, una forma espressiva capace di racchiudere, in pochi minuti, emozioni, riflessioni e punti di vista inediti.
“Esprimo grande soddisfazione per la riuscita dell'edizione 2026 del concorso Lights for Cinzia” - ha dichiarato il Presidente dell’Associazione Luca Ceccarelli - “È stata una cerimonia straordinaria, caratterizzata da un'ampia partecipazione e da un'atmosfera carica di emozione. La qualità dei cortometraggi in gara è stata di altissimo livello: facciamo le nostre più vive congratulazioni a Silvia Nobili, vincitrice con il corto Con i miei occhi, a Giuseppe Piscino per l’ottimo secondo posto con Scarpe e a Irene Della Casa, alla quale è stato eccezionalmente assegnato il Premio Speciale Under 30 per Apartment 5 Blues. Invitiamo fin d'ora tutti gli autori, autrici e appassionati a partecipare alla prossima edizione 2027: il nuovo bando ufficiale sarà disponibile a partire dal prossimo 15 novembre."
La cerimonia ha rappresentato anche un’occasione di incontro e confronto con due professionisti del settore cinematografico: Tommaso Fagioli, artista e filmmaker, regista del cortometraggio verticale L’Appuntamento, selezionato al Vertical Movie Festival, e Michelangelo Garrone, montatore e collaboratore di Fagioli. Al centro della giornata è rimasto lo spirito di Lights for Cinzia: trasformare la passione per il cinema in un’opportunità concreta di incontro, partecipazione e valorizzazione dei talenti. Attraverso il concorso, l’associazione continua a promuovere la creatività come strumento di espressione, condivisione ed emozione, offrendo alle nuove generazioni uno spazio in cui raccontarsi attraverso le immagini. L’appuntamento con il Concorso per Cortometraggi di Lights for Cinzia è già stato rinnovato al 2027.

“A TAVOLA CON LA SCIENZA!”: A CITTÀ DELLA SCIENZA IL WEEKEND È DEDICATO ALLA GIORNATA MONDIALE DELL’ALIMENTAZIONE il weekend del 17-18 ottobre 2026

Sabato 17 e domenica 18 ottobre 2026, un ricco programma di laboratori interattivi e science show per grandi e piccini dedicati al cibo, alla biodiversità, ai nutrienti e ai segreti della nutrizione consapevole.

In occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, istituita per commemorare la nascita della FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), Città della Scienza dedica il fine settimana del 17 e 18 ottobre 2026 al tema “A tavola con la Scienza!”. Un palinsesto speciale pensato per far riflettere visitatori di ogni età sull’importanza della nutrizione per la salute e sul diritto fondamentale di tutte e tutti a un’alimentazione sana, equilibrata e sostenibile. 
Il cibo non è solo ciò che portiamo in tavola, ma è anche colore, energia, biodiversità e benessere. Attraverso esperimenti dinamici, attività manuali e dimostrazioni dal vivo, i partecipanti impareranno a conoscere l'origine degli alimenti, le loro proprietà e le corrette scelte quotidiane per prendersi cura di sé.

Attraverso un racconto coinvolgente e immersivo, il pubblico sarà guidato a riscoprire il significato profondo di ciò che mangiamo e le scelte che compiamo ogni giorno per il nostro equilibrio. I più piccoli, dai 3 ai 6 anni, si lasceranno affascinare dai colori vivaci della frutta e dell'orto, scoprendo che proprio quelle sfumature custodiscono preziosi segreti nutrizionali e trasformando mele, carote e agrumi in divertentissime composizioni artistiche. Per i bambini dai 7 ai 10 anni, la nutrizione diventerà una vera e propria sfida costruttiva attraverso la creazione di una piramide alimentare tridimensionale, uno strumento semplice e giocoso per comprendere le proporzioni corrette di uno stile di vita equilibrato. La scoperta proseguirà per i ragazzi dagli 11 ai 13 anni, che potranno trasformarsi in piccoli scienziati per esplorare la straordinaria varietà del mondo vegetale, estraendo i pigmenti dalle piante e analizzando da vicino la bellezza e gli adattamenti di foglie, radici, fusti e semi. Infine, un travolgente spettacolo scientifico aperto a tutti accompagnerà l'intero pubblico a chiarire un enigma sottile ma fondamentale: la differenza profonda che intercorre tra il semplice alimentarsi e il nutrirsi davvero, alla scoperta dei principi nutritivi nascosti nelle matrici complesse dei nostri piatti quotidiani.

Oltre agli eventi dedicati, dalle 9:00 alle 17:00 i visitatori potranno usufruire dell'intera offerta espositiva: visite guidate al museo Corporea con il benvenuto del robot umanoide Aphel, alle mostre in programma oltre alle proiezioni astronomiche sotto la cupola del Planetario.  
www.cittadellascienza.it

Al Tiramisù World Cup Distilleria Castagner presenta 10 e Lode, la grappa pensata per il tiramisù

Presentata al Tiramisù World Cup, la new entry ideata da Roberto Castagner e dal team di mastri distillatori vuole valorizzare il dolce più iconico dello Stivale in un abbinamento tutto trevigiano.

Il tiramisù è il dolce italiano più amato al mondo che negli anni è riuscito a guadagnarsi un posto nelle carte dessert di migliaia di ristoranti e, più di recente, il titolo di soft power gastronomico del BelPaese. A dirlo è lo studio FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) che ha coinvolto oltre 1400 ristoranti in tutta Europa, decretando il tiramisù, insieme alla pizza Margherita e allo Spritz, il prodotto più presente nei menu internazionali. Un’icona indiscussa della cucina italiana che da oggi ha il suo abbinamento: è Dieci e Lode, la grappa di Distilleria Castagner studiata per esaltare i 10 aromi del dolce. 


Si tratta di una grappa barricata frutto di uno studio attento del team guidato dal mastro distillatore Roberto Castagner, partito dalla scomposizione del dolce per identificare i suoi aromi principali. Dalle note dolci di vaniglia e albicocca matura, tipiche di una grappa barricata, si uniscono linee più complesse di cacao, caffè tostato, legno, cioccolato fondente, cannella e pepe, con un accenno di cuoio e tabacco caratteristici della Riserva Cuvée 30 di Castagner che, nel complesso, conferiscono alla grappa Dieci e Lode, un profilo unico e complementare alle caratteristiche sensoriali del tiramisù. 


“Nonostante la nostra azienda possa vantare una gamma di 288 grappe diverse - racconta Roberto Castagner, patron di distilleria Castagner – nessuna di esse rispondeva direttamente al mio obiettivo di creare un prodotto capace di esaltare gli aromi di entrambi le eccellenze del territorio. Abbiamo deciso di valorizzare questo dolce, trevigiano come la nostra azienda, che continua a varcare i confini nazionali confermandosi sempre di più un simbolo indiscusso della cucina italiana, omaggiandolo nell'ambito della Tiramisù World Cup, per contribuire ulteriormente alla promozione della nostra terra creando una nuova tradizione di abbinamento territoriale”. 


Questo abbinamento è infatti nato all’interno del Tiramisù World Cup di Treviso, tenutosi in questi giorni, ormai appuntamento fisso per celebrare il dolce italiano più conosciuto, dalle sue origini alle sue numerose interpretazioni. Oltre alla presentazione della nuova grappa Castagner, l’evento ha visto trionfare il pasticcere brasiliano Marcos Muzzi e il vicentino Ciro Tomassini, rispettivamente per la miglior ricetta originale e ricetta creativa del tiramisù. Quello tra Dieci e Lode e il tiramisù è un abbinamento che parla trevigiano e conferma Castagner azienda leader nel settore a livello territoriale e nazionale da oltre 30 anni, dedita alla valorizzazione delle eccellenze del propria terra e al tempo stesso aperta a livello internazionale, con produzioni che spaziano dai grandi classici ai pezzi da collezione fino alla linea Mixology, capaci di conquistare oltre 40 Paesi nel mondo. 



L’organizzatore della Tiramisù World Cup Francesco Redi: “Per noi è fondamentale trovare partner che portino ulteriore valore alla manifestazione in termini di creatività, qualità e legame col territorio: Roberto Castagner con la sua grappa ha creato qualcosa che non c’era ed è riuscito a legare due tradizioni entrambe molto radicate nel trevigiano, da un lato la passione del tiramisù come dolce “di casa” e dall’altro la grappa a chiusura del pasto. Speriamo a nostra volta di aiutarlo nel far conoscere questo abbinamento come “nuovo classico” di Treviso.

Filippo Tommaso Marinetti e Napoli, 3 lezioni alla scoperta del Futurismo all’ombra del Vesuvio con Stefano Sarcinelli e Vincenzo De Luca

Appuntamenti a Somma Vesuviana (24 ottobre 2026), Cesinali (25 ottobre 2026) e Napoli (9 dicembre 2026) per celebrare i 150 anni dalla nascita del fondatore del Futurismo (ingresso gratuito). 

Il critico d’arte Vincenzo De Luca e l’attore Stefano Sarcinelli raccontano la città che, con la sua energia popolare, la frenesia e l’anarchia creativa, aveva anticipato l’estetica delle avanguardie.

Napoli non fu soltanto una città amata da Filippo Tommaso Marinetti, ma, nella sua visione, il luogo in cui il Futurismo sembrava esistere già prima ancora di essere teorizzato. La vitalità delle strade, il gesto teatrale, il ritmo delle canzoni popolari, l’energia del Vesuvio e la festa di Piedigrotta come esplosione collettiva di creatività: è da questo intreccio che prende le mosse “Filippo Tommaso Marinetti e Napoli (affascinante pigiatura di cuori)”, una lezione a due voci che, in occasione dei 150 anni dalla nascita del fondatore del Futurismo, propone una rilettura del rapporto tra il movimento d’avanguardia e la città partenopea.

Tre gli appuntamenti in programma, a ingresso gratuito, tra la provincia di Napoli, l’Irpinia e il centro storico della città, per un percorso che intreccia letteratura, arte e memoria urbana. A guidare il pubblico saranno lo storico dell’arte Vincenzo De Luca con la narrazione, e l’attore Stefano Sarcinelli con la lettura delle fonti letterarie.

Al centro della lezione c’è un paradosso storico e culturale: Napoli, secondo questa prospettiva, non avrebbe semplicemente accolto il Futurismo, ma ne avrebbe anticipato alcuni tratti fondamentali attraverso una propria, spontanea modernità. Una città in cui il disordine quotidiano si trasforma in linguaggio, la gestualità diventa espressione artistica e la festa popolare assume i contorni di una rappresentazione collettiva. Un’anarchia creativa che Marinetti avrebbe poi tradotto nella provocazione intellettuale del Manifesto del Futurismo del 1909, pubblicato inizialmente anche sulle pagine di alcuni giornali napoletani prima della sua uscita a Parigi in lingua francese.

A restituire il senso di questo legame sono le stesse parole di Marinetti, che raccontava così la propria identità: «Mi accade di sentirmi fra di voi, a un tratto, napoletano di sentimenti, perfettamente napoletano, ed ho come voi un gesticolare eccessivo». Una dichiarazione che diventa la chiave di lettura di una lezione capace di attraversare non soltanto le idee del movimento, ma anche il tessuto umano e artistico della città.

Attorno alla figura di Marinetti si muovono così protagonisti della cultura tra Otto e Novecento: da Salvatore Di Giacomo a Gabriele d’Annunzio, da Matilde Serao a Vincenzo Gemito, fino a Francesco Cangiullo e Raffaele Viviani. E poi i luoghi, altrettanto decisivi nella costruzione di questo immaginario: il centro storico, Mergellina, il Vesuvio e Capri, scenari di una Napoli capace di alimentare visioni, linguaggi e sperimentazioni.

La lezione si apre con la voce di Marinetti che legge Serata futurista e si conclude con Spiralando sul porto di Napoli, componendo una cornice sonora che accompagna il pubblico dentro l'universo del fondatore del movimento.

Il calendario si articola in tre date. Sabato 24 ottobre, alle ore 20, l’appuntamento è all’Hub-side, nello spazio ipogeo della chiesa Collegiata di Somma Vesuviana, in provincia di Napoli. Domenica 25 ottobre, alle ore 18, la lezione approda al Teatro d’Europa di Cesinali, in provincia di Avellino. Mercoledì 9 dicembre, alle ore 17, sarà invece la Basilica della Pietrasanta, in via dei Tribunali a Napoli, a ospitare l’iniziativa, con un progetto artistico e didattico che coinvolgerà il liceo artistico Caravaggio di San Gennaro Vesuviano, diretto dal professor Domenico Balbi.

Per l’appuntamento napoletano, gli studenti e i docenti dell’istituto contribuiranno alla costruzione di un’esperienza che affiancherà alla narrazione installazioni artistiche, riprese video, abiti storici e opere ispirate all’immaginario futurista. I docenti Luigi Albi e Antonio Teodorico Avello, dell’area Arti Figurative, guideranno gli studenti nella rivisitazione del dipinto di Umberto Boccioni Sotto il pergolato di Napoli e la realizzazione di sculture in cartapesta a tema. Marco Domestico, per Audiovisivo e Multimediale, coordinerà le riprese della lezione e la produzione di un documentario, che includerà anche immagini delle chiese attigue e del museo sotterraneo. Maria Rosaria Santin e Fabrizia Ferrenti, per Design e Moda, lavoreranno invece con gli allievi alla creazione di un abito storico.

A 150 anni dalla nascita del poeta e teorico del Futurismo, la città torna così a interrogarsi sul proprio ruolo nella storia delle avanguardie, riscoprendo in quella «pigiatura di cuori» l’energia di una modernità profondamente napoletana.

L’evento, organizzato da LaPrimAmericana, è realizzato con il contributo della Regione Campania ai sensi della LR 7/2003.

Nuovo Teatro Sanità ETS e Archivio di Stato di Napoli presentano "Le carte" e "Il fuoco" il 17-18-24-25 ottobre 2026

Nell’ambito del progetto “Le voci dell’Archivio - Incursioni teatrali tra le carte” in scena gli spettacoli “Le carte” e “Il fuoco” con Federica Aiello, Carlo Geltrude, Mattia D’Angelo, Marcello Manzella, aiuto regia Macky Montella, costumi di Rachele Nuzzo, regia di Mario Gelardi.

Per la rassegna “Le voci dell’Archivio - Incursioni teatrali tra le carte” le stanze dell’Archivio di Stato di Napoli ospiteranno due spettacoli: “Le carte”, che andrà in scena il 17 ottobre con repliche alle 11 e alle 12:30 e il 18 ottobre con repliche alle 19 e alle 20:30, e “Il fuoco”, in programma il 24 ottobre con repliche alle 11 e alle 12:30 e il 25 ottobre con repliche alle 19 e alle 20:30. Il progetto, promosso e co-finanziato dal Comune di Napoli nell’ambito della programmazione culturale 2026/2027, e organizzato dal Nuovo Teatro Sanità ETS in collaborazione con l’Archivio di Stato di Napoli, vedrà protagonisti i testi dei giovani drammaturghi che hanno preso parte ai laboratori nel mese scorso.

 

Ciascuno dei due spettacoli, “Le carte” e “Il fuoco”, è composto da quattro monologhi originali e da un epilogo, che intrecciano storie e personaggi diversi attorno alle carte custodite dall’Archivio. I giovani autori hanno lavorato su documenti originali, lettere, contratti, telegrammi e testimonianze, per creare drammaturgie inedite.

 

“Le carte”, lo spettacolo del 17 e del 18 ottobre 2026, porta in scena: Filumena, che parla di un contadino analfabeta che chiede aiuto al pubblico per decifrare i registri del catasto e scoprire la verità su Filomena; I Lucani del Boca, in cui un emigrato lucano a Buenos Aires torna a Napoli per i documenti d’imbarco del padre, tra epopea migratoria e nascita del Boca Juniors; Le lettere di Mazzini, un gioco di totale creazione drammaturgica in cui un pastore riceve per omonimia le lettere di Mazzini destinate a Garibaldi, e si scopre protagonista involontario della storia; Dopo l’anarchia (Leda), in cui un’ex militante anarchica, traduttrice in Archivio, denuncia documenti di propaganda coloniale razzista; e infine, La polvere delle nostre cose, che parla di Attilio, archivista ossessionato dall’ordine, che ci racconta il passaggio alla digitalizzazione dell’Archivio.

 

Lo spettacolo del 24 e del 25 ottobre 2026, “Il fuoco”, porta in scena: Ciaramella, che racconta di un uomo che parte per New York spinto da un rancore familiare e scopre nell’Archivio la vera storia del bisnonno, sindacalista antifascista; In quindici minuti prende fuoco la paglia, in cui un contadino racconta il salvataggio e la distruzione di ottocento casse di documenti durante la guerra; Giorgio Ascarelli, che, nel centenario della fondazione del Napoli, racconta dell’industriale Ascarelli che irrompe in Archivio raccontando il sogno di una città unita in un’unica squadra e un unico colore, tra documenti, contratti e lettere reali; Emilia Giannelli, in cui una donna scopre in Archivio la verità sul nonno fascista e sul padre mai conosciuto, espulso con disonore come sovversivo; e infine ritorna l’epilogo de La polvere delle cose.

 

Si tratta di spettacoli di environmental theatre, in cui il luogo che ospita la rappresentazione diventa esso stesso elemento dello spettacolo e, abbattendo la quarta parte, permette allo spettatore di vivere un’esperienza immersiva e innovativa.

 

“Le voci dell’Archivio” è un vero e proprio atto di restituzione, dalla Napoli di oggi alla Napoli di ieri e viceversa. Ogni monologo ci narra di un archivista, un testimone, un attore della memoria. Ogni documento ci racconta una piccola vita che chiede di essere raccontata. Attraverso il teatro, l’Archivio, luogo storico della città diretto da Ferdinando Salemme, torna a essere ciò che è sempre stato: un luogo dove la storia, anche se scritta, continua a respirare e ad essere ascoltata. Le stanze che custodiscono le storie e i ricordi del passato diventano il luogo ideale in cui riecheggiano le parole, in un percorso itinerante che permette al pubblico e agli autori di attraversare i luoghi come si attraversano le vite. 

 

L’ingresso agli spettacoli è gratuito con prenotazione obbligatoria fino a esaurimento posti, tramite email all’indirizzo info@nuovoteatrosanita.it o chiamando al numero 352 2262633.

80 ANNI DI DEMOCRAZIA ATTRAVERSO GLI OCCHI DELLE DONNE, AL CASTEL NUOVO LA MOSTRA "80 REPUBBLICA"

"80 Repubblica: Memorie di donne, fotografie e racconti di ottant’anni di democrazia”, promosso dall’Associazione Aerma Polani, che si terrà dal 16 al 25 ottobre 2026 nelle Antisale dei Baroni di Castel Nuovo (Maschio Angioino) a Napoli. L'inaugurazione si terrà venerdì 16 ottobre alle ore 18.

In occasione dell'ottantesimo anniversario della Repubblica Italiana, la mostra esplora la storia democratica del nostro Paese attraverso lo sguardo e le testimonianze di donne che ne hanno vissuto i primi anni.

I ritratti in analogico di Gabriele Colafranceschi, la curatela di Rosanna Menduni De Rossi e le videointerviste alle testimoni della storia d'Italia al centro dell'evento promosso da Aerma Polani APS nelle Antisale dei Baroni.

 

In occasione dell’ottantesimo anniversario della Repubblica Italiana, l’Associazione Aerma Polani APS presenta il progetto espositivo e multimediale "80 Repubblica: Memorie di donne fotografie e racconti di ottant’anni di democrazia".

L’Iniziativa, che si terrà dal 16 al 25 ottobre 2026 nelle prestigiose Antisale dei Baroni di Castel Nuovo (Maschio Angioino) a Napoli, si colloca al centro della mostra collettiva "TRACCE - Volti, Visioni, Memorie", proponendosi come elemento cardine dell'offerta culturale della manifestazione.

Firmata dal fotografo e regista Gabriele Colafranceschi e curata da Rosanna Menduni De Rossi, "80 Repubblica" valorizza il contributo storico e sociale delle donne che hanno vissuto i primi decenni dell'Italia democratica. Ricordi intimi ed esperienze private diventano così un patrimonio storico condivisibile. Le protagoniste degli scatti e delle testimonianze video sono donne ultraottantenni campane che hanno vissuto in prima persona i passaggi fondativi e le trasformazioni sociali della Repubblica. Donne impegnate nella vita politica e associativa, donne dedite alla famiglia, al lavoro, all'educazione e alla vita religiosa: esperienze diverse che raccontano, insieme, la storia quotidiana della Repubblica.

Attraverso un percorso immersivo e multidisciplinare, l'esposizione intreccia la fotografia argentica, la documentazione audiovisiva e l'arte pittorica antica. In contrapposizione alla caducità e alla velocità del digitale, la fotografia di Gabriele Colafranceschi sceglie la lentezza e la concretezza del processo analogico. Ogni immagine è impressa sulla carta attraverso reazioni chimiche artigianali in camera oscura, creando un'impronta fisica della memoria. A questo si affiancano gli affreschi di Aerma Polani, le cui composizioni materiche richiamano la pittura murale antica e incarnano visivamente l'idea di "traccia" indelebile lasciata dal tempo. A sugellare il tutto, alla fine del percorso espositivo, un documentario con le videointerviste di alcune donne ultraottantenni, testimoni della nascita della Repubblica.

L’esposizione intende costruire un ponte emotivo ed educativo verso i giovani, stimolando la consapevolezza sulla parità di genere, sulla partecipazione democratica e sui valori della cittadinanza attiva.

Il progetto è promosso e finanziato dalla Regione Campania nell’ambito del Piano per la Promozione Culturale 2026 (DD n. 667 del 10/07/2026 e DD n. 433 del 06/05/2026, L.R. 7/2003) con il sostegno della Direzione Generale per le Politiche Culturali e il Turismo e si avvale del Patrocinio Morale del Comune di Napoli, con il supporto del Presidente della Commissione Cultura, il Consigliere Luigi Carbone.

All'interno del contenitore espositivo "TRACCE", “80 Repubblica” dialoga con gli interventi artistici dedicati alla memoria urbana e alla visione cosmica firmati da Ivano Nobile e dal Prof. Enzo Palumbo.