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martedì 7 aprile 2026

Padiglione Venezia in dialogo con Ca' Tron



Si aggiunge un nuovo tassello a Diario veneziano, il progetto partecipativo di Ilya ed Emilia Kabakov, a cura di Cesare Biasini Selvaggi e Giulia Abate, che verrà presentato a Venezia in occasione della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia: la mappatura intima della città si estenderà dal piano nobile di Ca’ Tron (9 maggio – 28 giugno 2026) ai Giardini della Biennale, all’interno del Padiglione Venezia, entrando in dialogo con Note persistenti, il progetto espositivo curato da Giovanna Zabotti con Denis Isaia e Cesare Biasini Selvaggi.

 

In linea con il tema curatoriale In Minor Keys, il Padiglione si configura come una partitura sensibile che invita a cogliere le frequenze più profonde di Venezia: quelle che affiorano dalle sue parti sommerse, dalla materia che la sostiene, dalle narrazioni intime e dalla dimensione collettiva che la attraversa.

 

Nella sequenza di ambienti che accompagnano il visitatore attraverso quattro dimensioni simboliche della città (sommersa, domestica, mitologica e collettiva), il percorso espositivo si articola in altrettanti interventi artistici interdisciplinari in dialogo fra loro: le sculture di Alberto Scodro, che indagano i processi invisibili della materia e rimandano alla dimensione del mondo sommerso, risuonano con la composizione sonora immersiva di Dardust, sviluppata con Paolo Fantin, H-Farm e Cisco, e con i lavori inclusi nel progetto Artefici del Nostro Tempo, dedicato alle espressioni emergenti delle nuove generazioni di artisti. All’interno di questa partitura polifonica, la dimensione domestica e relazionale trova una delle sue espressioni più significative in Diario veneziano di Ilya ed Emilia Kabakov, che costituisce il cuore del progetto collettivo ideato dal duo con la partecipazione dei veneziani, in un percorso che unisce il Padiglione Venezia e Ca’ Tron.

 

Tre anni dopo la scomparsa di Ilya Kabakov, Venezia accoglie uno dei progetti più emblematici della coppia, in arte e nella vita: un’opera monumentale e partecipata che si configura come un autoritratto corale della città. Curato da Cesare Biasini Selvaggi e Giulia Abate, Diario veneziano prende forma a Ca’ Tron – sede dell’Università Iuav affacciata sul Canal Grande – dove il piano nobile viene trasformato in un grande dispositivo narrativo, e prosegue al Padiglione Venezia, ricomponendo l’unità del progetto in dialogo con il percorso di Note persistenti.

 

Non una mostra su Venezia, ma una mostra con Venezia: questo il presupposto che guida l’intero lavoro. Circa 500 abitanti della città metropolitana, appartenenti a diverse generazioni, contesti sociali e aree urbane, hanno contribuito scrivendo una pagina di diario in cui narrano il proprio legame con la città e prestando un oggetto personale capace di rappresentarlo. Frammenti di vite, memorie e desideri si raccolgono così in una costellazione di storie che restituisce la complessità sociale e affettiva della laguna.

 

Come dichiara Emilia Kabakov: “Dalle storie raccolte emerge quanto Venezia sia densa di persone che lavorano duramente per mantenere non solo la città, ma un senso di comunità raramente riscontrabile nell’era digitale. In un momento in cui le differenze politiche, economiche e religiose sembrano insormontabili, Venezia è un faro di speranza: l'esempio di ciò che accade quando i vicini si sostengono a vicenda, condividendo la responsabilità di custodire la propria casa per le generazioni future”.

 

Esposti in una serie di vetrine tematiche e accompagnati dalle storie affidate dai partecipanti, gli oggetti collezionati – utensili, ricordi, tracce minime del quotidiano e del futuro – diventano vere e proprie “camere di risonanza” di esistenze, trasformando l’opera in un dispositivo di ascolto collettivo. In linea con la poetica dei Kabakov e con la loro idea di “installazione totale”, l’esperienza non si limita alla visione, ma si configura come uno spazio immersivo in cui la dimensione individuale si intreccia con quella universale.

 

Come racconta Cesare Biasini Selvaggi: "Gli oggetti che abbiamo chiesto ai veneziani di prestarci non sono infatti semplici ready-made, ma “camere di risonanza” di esistenze. Sono orsacchiotti, utensili, frammenti di biografie minime che, messi insieme, compongono una mappa del sentimento, dove l’arte smette di essere un oggetto da guardare per diventare un diario affettivo collettivo, ricordandoci che essere protagonisti significa, prima di tutto, essere insieme”.

 

ILYA ED EMILIA KABAKOV

Ilya (Dnepropetrovsk, USSR, 1933-Long Island, USA, 2023) ed Emilia (Dnepropetrovsk, USSR, 1945) Kabakov hanno iniziato il loro sodalizio artistico alla fine degli anni ’80 e si sono sposati nel 1992. Insieme hanno dato vita a una prolifica produzione di 'installazioni totali' e altre opere concettuali che affrontano i temi dell'utopia, del sogno e della paura, riflessi della condizione umana universale. Il loro lavoro è presente nelle collezioni dei principali musei del mondo, tra cui il Centre Pompidou di Parigi, la Tate Modern di Londra, il MoMA di New York, il MAXXI di Roma, il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, la Collezione Reale di Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti e molti altri. La rivista ArtNews ha annoverato i Kabakov tra i dieci artisti viventi più importanti al mondo.

Ilya Kabakov è scomparso nel maggio 2023; Emilia continua a portare avanti e realizzare i loro progetti.

Città sola, Spazio Rossellini, lacasadargilla, Ferlazzo Natoli

Sabato 11 aprile 2026 alle ore 21.00, allo Spazio Rossellini, va in scena Città sola di Olivia Laing, progetto ideato da Alessandro Ferroni e Maddalena Parise / lacasadargilla, con la regia di Alessandro Ferroni e Lisa Ferlazzo Natoli, in scena Lisa Ferlazzo Natoli.
Città sola è un progetto modulare che sperimenta più forme narrative articolate in diverse ipotesi sceniche e installative, a partire da un lavoro che attraversa linguaggi e dispositivi differenti. Il progetto nasce infatti da una matrice urbana e performativa, sviluppata originariamente come podcast/performance per la città di Milano.

Allo Spazio Rossellini, sabato 11 aprile 2026 alle ore 21.00, va in scena Città sola di Olivia Laing, progetto ideato da Alessandro Ferroni e Maddalena Parise / lacasadargilla, con la regia di Alessandro Ferroni e Lisa Ferlazzo Natoli e con Lisa Ferlazzo Natoli in scena.

Città sola è un progetto modulare che sperimenta più forme narrative articolate in diverse ipotesi sceniche e installative. Il progetto-matrice è il podcast/performance urbana realizzata per la città di Milano, produzione Piccolo Teatro di Milano nel corso del Festival Presente Indicativo (aprile/maggio 2022).

 

Note al progetto

“Immaginate di stare alla finestra, di notte, al sesto o al settimo o al quarantatreesimo piano di un edificio. La città si rivela come un insieme di celle, centinaia di migliaia di finestre”. Olivia Laing ragiona e cammina per le strade di New York disegnando una cartografia privata lungo l’abisso dell’isolamento. New York diventa tutte le città che abbiamo attraversato e racconta una solitudine che può essere solo urbana, una passeggiata in sette capitoli per sette inquilini speciali: sei artisti e un intruso, Josh Harris fondatore della prima società di ricerche di mercato su Internet. Inquilini che popolano la città sola di Olivia Laing, una vera e propria “città a sé stante” che scopriamo essere, in fondo, un posto molto affollato. 


Città sola come materia viva è il libro passato di mano in mano durante gli anni di scrittura de Il Ministero della Solitudine – creazione originale de lacasadargilla e Fabrizio Sinisi, di con e per cinque attori –, diventandone quasi uno spin-off e allo stesso tempo un organismo completamente autonomo. Perchè Città sola ha saputo rintracciare tra le pieghe della solitudine quel legame personale e politico tra artista e opera che per condizione o per scelta, come un doppio laccio, non lascia scampo né sopporta compromessi – “io mi espongo nei miei quadri” dice Hopper.


Gli artisti di Città sola abitano questa solitudine urbana in una radicale coincidenza con la propria opera e Olivia Laing, portatrice sana delle loro storie, li dispone uno ad uno: alcuni noti come Hopper e Warhol, altri quasi sconosciuti come Nomi, Darger, Wojnarowicz, Leonard. Laing attraversa i quadri-acquario di Edward Hopper, interni di vetri solidi e trasparenti con corpi esposti che sembrano solo voler essere “visti, compresi e accettati”; i registratori e le telecamere di Andy Warhol che si traveste per aggirare gli abissi di incomunicabilità e riuscire a incapsulare il tempo; la grazia politica di David Wojnarowicz nella New York degli anni ottanta, gli scritti formidabili, le fotografie scattate lungo i moli di Chelsea grazie alla maschera di Arthur Rimbaud; le 15.145 pagine di memoir, i collage e le sinfonie di colori di Henry Darger, artista poverissimo, “inventore di mondi”; la figura aliena, la voce quasi disumana di Klaus Nomi “controtenore dell’electro-pop” nella New York dell’Aids; “le passeggiate nei viali luminosi di Internet” accanto a Josh Harris imprenditore che per primo, all’alba del nuovo millennio, ha visto la forza motrice del mondo digitale tra le trame delle nostre solitudini. 

Un’analisi politica e affettiva scorre lungo le strade di Città sola e segna anche il capitolo finale del libro dedicato all’opera di rammendo di Zoe Leonard: 302 frutti essiccati, ricomposti e ricuciti con filo, cerniere e bottoni. Zoe Leonard e Billy Holiday una accanto all’altra in un vero e proprio atto di riparazione, per tutti gli amici persi, per comprendere il perturbante lavorio del tempo nelle nostre vite. Perché se l’arte “non può riportare in vita i morti, né sanare le liti tra amici, o fermare il cambiamento climatico, ha funzioni tutte sue: può creare intimità, curare le ferite, o dimostrare che non tutte le ferite hanno bisogno di essere curate”. 


È proprio per tutto questo rovistare tra solitudini, individuali e collettive che Città sola ci somiglia così tanto. Nell’impressione che si ha di un camminare notturno tra le strade di ogni città possibile. Dentro una collettività perduta che riconosce l’arte anche come rammendo delle anime, Laing tocca lo scandalo della solitudine e allo stesso tempo quella vertigine che l’essere soli produce in un corpo compromesso e non più disposto a guardare altrove. In Città sola è come se passeggiassimo meditando tra le vite – private, artistiche e politiche – in un movimento d’investigazione tra epoche, antropologie, biografie e nodi lancinanti del nostro presente. 


Note all’allestimento 

La città con i suoi inquilini entra nello spazio scenico, come membrana e parete, i neon verdolini della sera, i palazzoni in brownstone, i sussulti del traffico, il gorgoglio dei tubi di riscaldamento. E dentro la scrittura vi si muove per mezzo di dispositivi sonori e supporti di lettura: radiomicrofoni, micro-microfoni panoramici, un microfono gelato, lo schermo luminescente e notturno di un i-pad; taccuini per appunti, registratori, diari. Tutti ‘utensili’ grazie ai quali l’interprete si aggira, come Olivia Laing, fra le vite e i corpi della sua città sola, camminando come amava fare Greta Garbo, “inosservata, non guardata, non ostacolata” o chiusa, di notte, nello spazio privato di una stanza.


Dispositivo ottico e corpo sonoro dalla natura immersiva e installativa per una sola voce narrante, Città sola si compone in uno spazio ibrido: due grandi lavagne verticali, una panchina, un interno con tavolo. Sulle lavagne, isole di “granito, cemento e vetro” rubate ai nostri paesaggi urbani, scorrono macroscopie di città, bagliori e dettagli delle opere dei suoi artisti che si moltiplicano sul fondale in PVC, come se queste non potessero mai afferrarsi nella loro interezza. Intorno un paesaggio sonoro che combina atmosfere siderali con emersioni di rumori cittadini mescolati al repertorio di Ballads, jazz, rock, pop e folk newyorkesi. Canzoni che hanno informato l’orizzonte degli anni attraversati dal libro e che hanno raccolto, anche in tempi recenti, l’eredità sommersa di alcuni degli artisti riscoperti da Olivia Laing. 


Prossime date

Città Sola sarà a Firenze al Nuovo Rifredi Scena Aperta il 17 e 18 aprile.

Lo spettacolo sarà poi a Milano nella stagione 2026/2027.


Le residenze artistiche allo Spazio Rossellini

In questi giorni lacasadargilla è in residenza artistica proprio allo Spazio Rossellini, all’interno di un contesto che si conferma centrale nel sostenere e rendere possibile il lavoro creativo. Le residenze artistiche offerte dallo Spazio Rossellini rappresentano infatti un dispositivo fondamentale: non semplici momenti di ospitalità, ma veri e propri tempi di costruzione, in cui è possibile abitare il teatro, lavorare per più giorni in continuità e sviluppare una ricerca condivisa. È in questa dimensione concreta, fatta di presenza reale e di confronto quotidiano, che il processo artistico può articolarsi con maggiore profondità, trasformando l’elaborazione in pratica scenica e restituendo al lavoro il suo carattere collettivo e necessario.



INFORMAZIONI

Biglietti:
intero online: €14,50 + d.p.
intero botteghino: €15,00
ridotto botteghino (under 18 e over 65): €12,00

Biglietteria e bar interno, aperti un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
Biglietti online su Ticketone.

Parcheggio gratuito e custodito fino ad esaurimento posti: ingresso da Via della Vasca Navale 70

Spazio Rossellini
Via della Vasca Navale 58 – Roma
Tel. 345 2978091

Sono previste riduzioni, promozioni e agevolazioni 

"LA BUONA STELLA" DAL 13 APRILE SU RAI 1 LA SERIE TV CON MIRIAM DALMAZIO, FILIPPO SCICCHITANO, FRANCESCO ARCA E LAURA CRAVEDI


Un calciatore fallito, una poliziotta ribelle. E una borsa rubata sulla scena di un crimine. Storie che si incrociano in “La Buona Stella” la nuova serie tv in tre serate, diretta da Luca Brignone, coprodotta da Rai Fiction e Paypermoon, in onda da lunedì 13 aprile alle 21.30 in prima visione su Rai 1. Tra gli interpreti, Miriam Dalmazio, Filippo Scicchitano, Francesco Arca e Laura Cravedi.
Simone ha un matrimonio fallito alle spalle, sacrificato sull’altare di una carriera di calciatore mai decollata. La poliziotta Stella, invece, vuole rimettersi in piedi dopo aver tragicamente perduto l’uomo che amava. A unire i due destini è una borsa piena di soldi che Simone ruba dalla scena di un crimine di cui è l’unico testimone e sul quale proprio Stella si trova a indagare.
"Interpretare il personaggio dell'ispettrice Stella Rongoni – dice Miriam Dalmazio - per me è stato un vero regalo. Ho avuto la possibilità di esplorare come attrice un genere nuovo, il crime, e di fare un viaggio all'interno dell'anima di un personaggio molto distante da me. Stella porta un messaggio molto bello, secondo me, per questi tempi bui, cioè, l'essere ancorati alla vita, amare la vita e rimanere lucidi nei momenti peggiori per cogliere le seconde possibilità. Questi temi sono stati raccontati con molta grazia e delicatezza dal regista Luca Brignone che ha messo tutta la sua sensibilità al servizio della serie. Sono grata a Rai Fiction e Paypermoon per questa preziosa possibilità”.
“Questa esperienza – aggiunge Filippo Scicchitano - per me è stata incredibile, il personaggio di Simone mi ha permesso di esplorare diverse parti di me e soprattutto di entrare nelle zone oscure che molto spesso ci fanno paura. Un personaggio fragile ma anche coraggioso, che attraverso i suoi fallimenti prova a riscattare se stesso per ottenere un’altra possibilità dalla sua famiglia, un lungo viaggio tra tenebre e paradiso che mi ha restituito la complessità di questo lavoro ma anche la passione che ci vuole per farlo. La direzione di Luca Brignone è stata determinante affinché sposassi completamente il progetto, le sue parole erano sempre piene di fiducia e ottimismo soprattutto nei momenti più complessi. Un’energia così difficilmente si trova in un set, per questo gli sarò sempre grato”.
Per un gioco del destino, quei soldi, che sembravano essere la fortuna di Simone, si trasformano nella sua condanna a morte, perché i criminali a cui li ha sottratti sono sulle sue tracce e sono pronti a tutto pur di recuperarli. Così, con l'ex moglie Alessia e la figlia Giada, si trova costretto a scappare, in una fuga continua e piena di imprevisti che si snoda lungo le coste della Calabria, toccando Crotone, Isola Capo Rizzuto, Cutro, Botricello e Lamezia Terme.
L’unica speranza per Simone è Stella: solo lei, infatti, indagando, può ricostruire il filo degli eventi e provare a salvarlo.
Per la poliziotta, però, sono indagini che riaprono ferite del passato mai chiuse e che la obbligano a lavorare fianco a fianco con Valerio, dirigente degli Affari Interni, che fa di tutto per ostacolarla, accecato da un antico odio.
“La buona stella – spiega Francesco Arca - è una storia che parla di ferite e di seconde possibilità, e questo è ciò che mi ha colpito fin da subito. Lavorare con Luca Brignone mi ha permesso di entrare in profondità in un personaggio complesso, segnato dal passato. Il mio Valerio è un uomo duro, ma quella durezza nasce da un dolore che non ha mai davvero elaborato. Condividere il set con colleghi come Miriam Dalmazio e Filippo Scicchitano ha reso tutto ancora più autentico. Credo che il pubblico si riconoscerà in questo viaggio, perché racconta quanto sia difficile, ma necessario, trovare la propria strada dopo una caduta”.
E mentre Simone e famiglia cercano di sfuggire ai propri inseguitori, Stella deve fare i conti con le insidie del lavoro e le conseguenze di un amore che non ha mai dimenticato.
“Girare ‘La Buona Stella’ – conclude Luca Brignone - per me è stato un viaggio dentro le fragilità più profonde dei personaggi, un continuo confronto con il loro buio e con quella sottile linea che separa la disperazione dal coraggio. Ho cercato di restituire verità, lasciando che ogni emozione emergesse senza filtri per restituirla intatta allo spettatore. Questa serie è, prima di tutto il racconto profondo di come può essere una vita: imperfetta, dolorosa, autentica e innamorata, tutto fino in fondo e alle volte fino a toccarlo il fondo per poi risalire”.

 

CITTÀ DELLA SCIENZA, OLTRE 2.000 VISITATORI PER LE FESTIVITA' PASQUALI

Città della Scienza ha registrato oltre 2.000 visitatori tra Pasqua e Pasquetta, confermandosi una delle mete più apprezzate da famiglie, turisti e cittadini che hanno scelto Napoli in occasione delle festività. In un lungo fine settimana segnato da un forte afflusso in città, il museo ha offerto un’esperienza capace di unire scoperta, partecipazione e divertimento, ribadendo il proprio ruolo di centro di divulgazione scientifica e di edutainment dedicato soprattutto alle nuove generazioni. 

Il successo di pubblico si inserisce nel più ampio boom di presenze che ha interessato Napoli e la Campania nei giorni di festa, con migliaia di visitatori attratti dal patrimonio culturale, paesaggistico ed esperienziale del territorio. In questo scenario, Città della Scienza si è confermata una scelta naturale per chi ha voluto vivere un luogo in cui la conoscenza diventa esperienza concreta, accessibile e coinvolgente per bambini, ragazzi e adulti. 

Per il presidente di Città della Scienza, Riccardo Villari, il risultato ottenuto rappresenta un segnale importante: “Il successo di questi giorni conferma quanto Città della Scienza sia ormai riconosciuta come una destinazione capace di parlare a pubblici diversi, offrendo un’esperienza completa che unisce cultura, intrattenimento e formazione. Napoli sta vivendo una stagione straordinaria e il nostro museo contribuisce a rafforzarne l’attrattività, proponendo contenuti di qualità e un modello di divulgazione innovativo, attento alle famiglie e ai più giovani. Il nostro obiettivo resta quello di consolidare Bagnoli come polo dell’innovazione, della ricerca e della partecipazione scientifica”. 

Tra le proposte che hanno accompagnato il programma pasquale, grande interesse ha suscitato anche la presenza delle nuove tecnologie e delle attività pensate per rendere la visita un’occasione di apprendimento attivo, confermando la vocazione del museo a sperimentare linguaggi contemporanei e strumenti capaci di avvicinare il pubblico alla scienza in modo immediato e coinvolgente. I partecipanti hanno potuto prendere parte a laboratori didattici, visite guidate, science show, mostre tematiche, assistere agli spettacoli offerti dal Planetario (sold out), vivendo un’esperienza immersiva tra scoperta, gioco e divulgazione scientifica. Grande interesse ha suscitato anche la presenza di Aphel, il robot umanoide di recente introduzione, che ha accompagnato e coinvolto i visitatori, un valore aggiunto che ha fortemente impreziosito l’offerta del museo. Il risultato di Pasqua e Pasquetta conferma ancora una volta la centralità del museo nel panorama culturale e scientifico della città di Napoli. 

www.cittadellascienza.it

ASTRADOC PORTA A NAPOLI GIANLUCA MATARRESE e presenta “Il quieto vivere”, tra realtà e finzione sulla guerra nella sua famiglia: venerdì 10 aprile 20:30 Cinema Astra con Matarrese e altri


AstraDoc, la rassegna dei documentari dell’associazione Arci Movie, prosegue a Napoli con uno dei film più interessanti dell'ultimo anno e con il ritorno ad AstraDoc di Gianluca Matarrese, tra gli autori emergenti più importanti del panorama del cinema Italiano. Sul grande schermo del Cinema Academy Astra arriva, infatti, “Il quieto vivere”, sua ultima opera che nasce da una storia vera vissuta tra le mura della famiglia originaria di contrada Viscigliette, una frazione di Corigliano Calabro in provincia di Cosenza. Appuntamento per venerdì 10 aprile 2026 alle ore 20:30 alla presenza del regista, della protagonista Maria Luisa Magno e di Gina Annunziata, docente di storia del cinema all’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Il film, scritto con Nico Morabito, selezionato alle Giornate degli Autori all'ultima Mostra del Cinema di Venezia, sta girando il mondo nei festival più prestigiosi di cinema del reale quali IDFA di Amsterdam, CPH:DOX di Copenaghen e Visions du Réel di Nyon. Attraverso un linguaggio che fonde documentario, finzione e teatro, va in scena un universo chiuso e iper-reale dove ogni lite è una performance e ogni pranzo un campo di battaglia.

È la storia di una famiglia costretta a convivere nella stessa palazzina di un borgo calabrese dove l’odio si tramanda come un’eredità. In questa famiglia, la più infelice è Luisa Magno: 50 anni, ribelle, precaria, madre affettuosa ma in guerra con tutti. Soprattutto con Imma, la cognata: più giovane, più bella, più inserita, e ormai sua ossessione quotidiana. Imma, dal canto suo, si sente vittima di un’ingiusta persecuzione. Se lei racconta per ore le angherie subite, Luisa taglia corto: Imma è solo una poco di buono. Mentre le due donne si sfidano tra denunce e insulti, tre zie anziane, un coro tragicomico, cercano disperatamente di riportare la pace. Il loro tentativo prende la forma di un “processo” familiare, a metà tra rito sacrificale, terapia di gruppo e tarantella purificatoria. "Il quieto vivere" è una commedia feroce che esplora l’anticamera del crimine: quel punto di rottura in cui tutto può succedere, ma ancora non è successo.

“La crisi, soprattutto quella familiare, è sempre stata al centro della mia ricerca artistica: eredità, rancori, conflitti generazionali, il rapporto con le radici (restare o partire?), il successo e la caduta... questi temi emergono costantemente dal mio inconscio creativo. Il mondo che descrivo è un microcosmo arcaico, chiuso agli stimoli esterni, che si autoalimenta di forze interne. Qui abitano personaggi al limite del paradosso, appartenenti a una galleria di archetipi calabresi. Questi individui si trovano a vivere situazioni assurde e amaramente comiche, che danno al film, impostato su un realismo sociale, quei toni di farsa tipici della black comedy”. (Note di regia)

Biglietto d’ingresso 5 euro, ridotto a 4 euro per i soci Arci. AstraDoc - curata da Arci Movie con Parallelo 41 Produzioni, Università degli Studi di Napoli Federico II e Coinor, con il patrocinio del Comune di Napoli - proseguirà per tutto il mese portando documentari e ospiti nella sala di via Mezzocannone.

Dettagli sul film sono disponibili sul sito www.arcimovie.it e sui social Arci Movie e AstraDoc. Per attivare gratuitamente gli aggiornamenti della rassegna su WhatsApp inviare un messaggio al 334 68 95 990.

Il regista

Gianluca Matarrese è nato e cresciuto a Torino da madre calabrese e padre pugliese, e dai suoi vent’anni vive a Parigi. Negli ultimi cinque anni ha diretto nove film selezionati in festival internazionali come Venezia, Sundance, Karlovy Vary, IDFA, CPH:DOX, Hot Docs, DMZ, Thessaloniki, Torino Film Festival, Visions du Réel, Festival dei Popoli, Cinéma du Réel. Ha ricevuto premi come il Queer Lion a Venezia e il Miglior Documentario Italiano al TFF. Collabora regolarmente con emittenti quali France Télévisions, Arte, RTS e RAI. Tra i suoi titoli principali: “Fuori tutto”, “La dernière séance”, “Fashion Babylon”, “Il posto”, “Les Beaux Parleurs”, “Pinned into a Dress”, “L’Expérience Zola”, “GEN_”.

Casalnuovo di Napoli: Festa della Liberazione con i “tulipani” e il ritorno della Festa del Primo Maggio al Parco delle Chiocciole

Il candidato Sindaco Giovanni Nappi: “Il Parco continui a portare avanti la propria programmazione, restituendo alla città iniziative che negli anni sono diventate un punto di riferimento per la comunità.”

Sabato 25 e domenica 26 aprile, presso il Parco delle Chiocciole in via Paolo Borsellino, dalle ore 10.30 alle ore 13.30. Mentre per la Festa del Primo Maggio, giunta alla sua terza edizione, è previsto il concerto di Alessio, che si terrà alle ore 21.00, sempre presso il Parco delle Chiocciole di Casalnuovo di Napoli.


Sabato 25 e domenica 26 aprile, presso il Parco delle Chiocciole, sito in via Paolo Borsellino, saranno donati oltre duemila tulipani colorati, confezionati con il loro bulbo, come simbolo di rinascita, condivisione e partecipazione.

L’iniziativa è realizzata con il contributo dell’associazione UNA CITTA’ CHE…, associazione di promozione sociale presieduta da Giovanni Nappi, in collaborazione con l’azienda Tulipani Freschi Italiani.

Il Parco resterà aperto al pubblico dalle ore 10.30 alle ore 13.30.

Durante le giornate sono previste anche attività di animazione e gonfiabili dedicati ai più piccoli, per rendere l’evento un momento di festa per tutta la comunità.

Inoltre, ritorna anche la Festa del Primo Maggio, giunta alla sua terza edizione.

Per l’occasione è previsto il concerto di Alessio, che si terrà alle ore 21.00 presso il Parco delle Chiocciole di Casalnuovo di Napoli, in via Paolo Borsellino.

Per partecipare sarà necessaria la prenotazione, che sarà attiva nei prossimi giorni.

A sottolineare il valore delle iniziative è il direttore del Parco delle Chiocciole, Giovanni Nappi:

«È un periodo pre-elettorale e, essendo candidato sindaco in città, avevo inizialmente alcune perplessità sulla realizzazione di queste attività. Tuttavia, ho ritenuto giusto che il Parco continui a portare avanti la propria programmazione, restituendo alla città iniziative che negli anni sono diventate un punto di riferimento per la comunità.

I tulipani sapranno emozionare tante cittadine e tanti cittadini che amano questo fiore straordinario e ne condividono il valore simbolico legato alla Liberazione.

Allo stesso tempo, il Primo Maggio offrirà nuovamente un momento di svago e animazione per chi resta in città, in particolare per i tanti appassionati di questo genere musicale».

“Cultura a Colori” celebra 10 anni con la presentazione del nuovo numero e il premio “Donna è mille culure” al TIN di Napoli

Un traguardo importante quello raggiunto dalla redazione di Cultura a Colori, giornale nazionale che celebra i suoi primi dieci anni di attività come testata giornalistica. L’evento si terrà domenica, 12 aprile 2026 alle ore 11:00, presso il Teatro Instabile di Napoli (TIN), in Vico del Fico al Purgatorio 38. Per l’occasione verrà presentato il nuovo numero cartaceo, che in questi anni si è affermato come spazio di approfondimento, inclusione e valorizzazione delle diversità culturali, pensato non solo per essere letto ma anche per essere collezionato. Questo volume si distingue per una forte identità editoriale e una cura estetica che lo rendono un vero e proprio oggetto culturale. L’edizione dà spazio a diverse realtà editoriali e propone un racconto ampio e articolato del presente, attraversando arte, politica, teatro e spettacolo, sport e moda Made in Italy.

«Dieci anni sono, prima di tutto, un punto di partenza. In questo tempo abbiamo raccontato storie, dato voce a chi spesso non ne ha avuto, costruito una comunità attenta e partecipe. – Ha commentato la direttrice di Cultura a colori, la giornalista e scrittrice Sonia Sodano. - Questo anniversario è il segno di un lavoro condiviso, fatto di passione, ma soprattutto di grande impegno e sacrificio. Abbiamo continuato a lavorare anche quando il Covid ci ha messo in ginocchio e questo Volume 8, rappresenta una ricompensa. È la prova che la cultura resiste, evolve e continua a generare valore. Questo numero è stato pensato come un oggetto da custodire, che racconta la complessità del nostro tempo attraverso una pluralità di voci.»

L’editoriale, firmato dalla direttrice Sodano, pone al centro la questione ambientale come urgenza globale, intrecciando dati e riflessione in una narrazione che richiama alla responsabilità collettiva. Un filo conduttore che si riflette anche nella scelta visiva della copertina, dove il colore diventa simbolo della bellezza fragile del nostro pianeta. Ampio spazio è dedicato all’arte e alla cultura, con vari approfondimenti come il ritorno de Il Martirio di Sant’Orsola di Caravaggio alle Gallerie d’Italia, raccontato attraverso uno sguardo critico e contemporaneo dalla giornalista Roberta D’Agostino, e interviste ad artisti che indagano il rapporto tra creatività e interiorità. Non manca uno sguardo sull’attualità internazionale, con analisi geopolitiche sui nuovi equilibri globali a cura del giornalista Daniele Naddei, né l’attenzione al Made in Italy, rappresentato da eccellenze come l’arte orafa di Gerardo Sacco, intervistato dalla giornalista Adele Monaco, capace di trasformare tradizione e identità in racconto. Particolarmente significativa è la sezione dedicata alle donne, con il progetto Meridiane. Storie ritrovate del Sud e approfondimenti sulla figura femminile nel teatro contemporaneo, a cura della giornalista Tania Sabatino, in linea con l’impegno della rivista nel dare voce a storie spesso marginalizzate. A completare il numero, interviste, musica, letteratura e sport contribuiscono a restituire uno sguardo dinamico e sfaccettato sulla contemporaneità, tra storie di riscatto, percorsi artistici e nuove narrazioni.

Nel corso della mattinata del 12 aprile al TIN, si terrà anche la cerimonia di consegna del premio “Donna è mille culure”, giunto alla sua quarta edizione. Un riconoscimento che la redazione del giornale Cultura a colori assegna ogni anno a realtà, personalità e progetti che si sono distinti nella promozione della questione femminile, premiando l’impegno concreto, la sensibilità sociale e l’eccellenza del territorio. Il nome del premio trae ispirazione dalla celebre canzone “Napule è” di Pino Daniele, in cui il verso “Napule è mille culure” diventa simbolo della complessità, delle contraddizioni e della ricchezza umana e culturale della città. Allo stesso modo, il premio intende raccontare e celebrare le molteplici sfumature dell’universo femminile: storie diverse, percorsi unici, esperienze che attraversano ambiti differenti, ma che condividono un comune denominatore fatto di forza, resilienza, talento e capacità di incidere concretamente nella società.

Un omaggio non solo alla figura della donna, ma anche a Napoli e alla sua identità più autentica, fatta di stratificazioni, contrasti e straordinaria vitalità, che il premio vuole riflettere e valorizzare.

«Non è semplicemente un premio da assegnare alle donne, ma un riconoscimento che incarna pienamente la nostra missione: valorizzare chi ogni giorno contribuisce a rendere la società più giusta e consapevole – ha spiegato la direttrice Sonia Sodano –. Quest’anno abbiamo scelto di conferire il premio a tre realtà del territorio che rappresentano, in modo diverso, esempi concreti di impegno e visione».

Per l’edizione imminente, il comitato ha deciso di premiare la casa editrice Armando De Nigris Editore, per aver sostenuto e pubblicato un progetto simbolo come “Meridiane. Storie ritrovate del Sud”; la dott.ssa Alessandra Borghese, per il suo impegno nel campo della salute; e la squadra Napoli Women, per il valore sportivo e sociale nella promozione del calcio femminile.

«Il mio ringraziamento va innanzitutto alla redazione, che in questi dieci anni ha contribuito con passione, competenza e spirito di sacrificio alla crescita della testata, e a tutti coloro che, a vario titolo, hanno collaborato e creduto in questo progetto. – Ha, infine, aggiunto la direttrice Sodano - Un ringraziamento speciale va al Teatro Instabile di Napoli per l’ospitalità e al suo direttore, l’attore e regista Gianni Sallustro, per aver accolto e sostenuto questo momento.»

L’ingresso è aperto al pubblico.