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lunedì 4 maggio 2026

Prorogata la Mostra sul cibo a Villa Campolieto per approdare poi a Roma a Castel Sant’Angelo dal 14 luglio

"Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano” arriva a Castel Sant’Angelo:
la mostra sul cibo degli antichi Ercolanesi
lascia Villa Campolieto e approda a Roma dal 14 luglio 2026
 
La mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano” prolunga la propria presenza a Villa Campolieto fino al 14 giugno 2026, per poi compiere un salto significativo: dal 14 luglio l’esposizione si trasferisce negli spazi di Castel Sant’Angelo a Roma, in una nuova tappa che amplia la portata del progetto e lo porta nel cuore della Capitale.
 
Una nuova sede che dialoga con Ercolano
La scelta di Castel Sant’Angelo non è casuale. Il monumento romano è esso stesso il risultato di una lunga stratificazione di funzioni, epoche e significati: mausoleo imperiale, fortezza medievale, residenza papale, museo. Come Ercolano, sepolta dall’eruzione del Vesuvio e straordinariamente conservata nella sua quotidianità, Castel Sant’Angelo porta in sé il peso di secoli sovrapposti senza che nessuno di essi sia davvero scomparso.
 
In entrambi i casi il passato non si è dissolto: si è depositato nel tempo, trasformando i luoghi stessi in parte integrante del racconto. È questa affinità di fondo – tra una città che il Vesuvio ha fermato e un monumento che ogni epoca ha riscritto – a fare di Castel Sant’Angelo la sede naturale per una mostra che racconta come si viveva, si mangiava e ci si prendeva cura di sé nell’antica Ercolano.
 
La mostra
Aperta il 28 marzo 2025 negli spazi monumentali di Villa Campolieto sul Miglio d’Oro, l’esposizione conduce i visitatori in un percorso immersivo dedicato alla cultura alimentare nell’antica Ercolano. Reperti organici di straordinaria conservazione – pane, cereali, legumi, frutta, uova, frutti di mare restituiti in forma carbonizzata dall’eruzione del 79 d.C. – dialogano con utensili, vasellame e oggetti di uso quotidiano, restituendo con precisione le abitudini degli antichi Ercolanesi dalla produzione allo smaltimento del cibo.
 
L’allestimento, concepito secondo la formula della “stanza nella stanza” nel rispetto degli ambienti decorati del piano nobile di Villa Campolieto – splendida dimora settecentesca progettata da Luigi Vanvitelli – valorizza sia la collezione archeologica sia gli spazi storici. Il cibo, inteso come elemento identitario e sociale, diventa il filo conduttore di un viaggio che unisce presente e passato, grazie anche alla presenza di immagini della moderna Ercolano che dialogano con la quotidianità del mondo romano.
 
La mostra si inserisce nel ciclo “Ercolano 1738–2018. Talento Passato e Presente”, che valorizza gli aspetti più significativi della vita nell’antica città attraverso esposizioni dedicate agli ori, ai legni e al cibo, ospitate nei luoghi più rappresentativi del territorio.
 
Informazioni per la visita
Fino al 14 giugno 2026 – Villa Campolieto
Luogo: Villa Campolieto, Corso Resina 283, Ercolano (NA)
Date: 28 marzo – 14 giugno 2026
Orario: 9:00 – 19:00 (ultimo ingresso ore 18:00)
Parcheggio: interno gratuito fino a esaurimento posti
 
Dal 14 luglio 2026 – Castel Sant’Angelo, Roma
Ulteriori informazioni su date, orari e biglietti per la sede romana saranno comunicate prossimamente.
 
Biglietti (Villa Campolieto)
Combinato Parco Archeologico + Mostra: € 19,00 intero – € 4,00 ridotto (6–18 anni e aventi diritto secondo normativa)
Combinato Villa Campolieto + Mostra: € 7,00 intero
Gratuito: under 6; persone con disabilità e un accompagnatore
 
Siti e prenotazioni
Sito mostra: ercolano.cultura.gov.it/dalluovoallemele
Sito Ville Vesuviane: https://www.villevesuviane.net/le-ville/villa-campolieto/
Acquisto online: https://www.coopculture.it/it/eventi/evento/dalluovo-alle-mele.-la-civilta-del-cibo-e-i-piaceri-della-tavola-ad-ercolano/
 


Focus tecnico organizzato da Assoenologi Sezione Campania

Il tempo come alleato: l’arte e la scienza della longevità nei vini bianchi
Focus tecnico organizzato da Assoenologi Campania

Avellino - La Sezione Campania di Assoenologi organizza
un’importante giornata di approfondimento dedicata a uno dei temi più affascinanti e complessi dell’enologia contemporanea: la capacità dei vini bianchi di evolvere nel tempo. Il focus tecnico, dal titolo “Il tempo come alleato: l’arte e la scienza della longevità nei vini bianchi”, si terrà mercoledì 13 maggio, a partire dalle ore 9:00, presso la Scuola Enologica di Avellino.
L’iniziativa riunisce accademici, tecnici ed esperti del settore per analizzare, con approccio scientifico e operativo, i fattori che determinano la longevità dei vini bianchi: dalle pratiche pre-fermentative alle basi chimiche e aromatiche, fino al ruolo del territorio e delle variabili climatiche.

Ad aprire i lavori saranno i saluti istituzionali del Prof. Ing. Pietro Caterini, Preside dell’Istituto Agrario “F. De Sanctis”, insieme a Roberto Di Meo, Presidente di Assoenologi Sezione Campania, e Riccardo Cotarella, Presidente Nazionale Assoenologi.

La prima sessione, dalle ore 09:30, sarà dedicata agli interventi tecnici. Tra i temi affrontati: gli aspetti pre-fermentativi nella produzione di vini longevi, le basi chimiche della stabilità aromatica, il ruolo dei composti tiolici nell’origine delle note agrumate e tropicali, il lessico sensoriale dei vini bianchi italiani e l’impatto della variabilità climatica sulla maturazione delle uve. Spazio anche a uno sguardo internazionale con il progetto VOLTA, dedicato alla comprensione della longevità dei bianchi di Borgogna.
Seguirà un momento di confronto e discussione tra relatori e partecipanti.
Nel pomeriggio, a partire dalle ore 14:30, la seconda sessione sarà dedicata alla degustazione guidata di nove vini bianchi provenienti da diversi territori italiani, selezionati per la loro capacità di evolvere positivamente nel tempo. La degustazione sarà condotta da Gabriele Gorelli, Master of Wine, e offrirà un percorso sensoriale tra denominazioni e vitigni vocati all’invecchiamento.

Tra le etichette in degustazione figurano referenze di aziende di primo piano, espressione di territori iconici e interpretazioni diverse della longevità nei vini bianchi, dal Friuli Venezia Giulia alla Campania, passando per Piemonte, Umbria, Marche, Sicilia, Alto Adige e Veneto.

L’appuntamento si configura come un momento di alto profilo tecnico e culturale, rivolto a enologi, agronomi, produttori e operatori del settore, con l’obiettivo di approfondire conoscenze e stimolare nuove prospettive su un tema sempre più centrale nel panorama vitivinicolo italiano.


PROGRAMMA 

Prima sessione 09:30: interventi tecnici

Aspetti pre-fermentativi nella produzione di vini bianchi longevi
Prof. Franco Battistutta – Dipartimento di Scienze Agro-Alimentari, Ambientali e Animali dell’Università degli Studi di Udine

Basi chimiche e tecnologiche della longevità dei vini bianchi tra aromi varietali e off-flavour
Prof. Maurizio Ugliano – Dipartimento di Biotecnologie, Università degli Studi di Verona

Origine delle note agrumate e tropicali nel vino: il ruolo dei composti tiolici
Prof.ssa Daniela Fracassetti – Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e l’Ambiente (DeFENS), Università degli Studi di Milano

Lessico sensoriale e ruote aromatiche di vini bianchi italiani
Prof.ssa Paola Piombino – PhD Dipartimento di Agraria, Università degli Studi di Napoli Federico II

Effetto della variabilità climatica interannuale e delle proprietà del suolo su maturazione e composizione azotata delle uve Falanghina: caso di zonazione a Cellole (CE)
Prof.ssa Simona Vingiani – Docente di Pedologia, Dipartimento di Agraria, Università degli Studi di Napoli Federico II

Come si costruisce la longevità dei vini bianchi della Borgogna? Conoscenza del progetto VOLTA
Dott.ssa Christine Pascal – Head of Enological Research &WQS Business Unit at Vinventions
Dott.ssa Domitille Brosseau – Cheffe de projet Volta – Comité des Vins de Bourgogne

Seconda sessione ore 14:30: degustazione

Degustazione di vini bianchi provenienti da varie zone, espressione di vini che giovano dall’invecchiamento nel tempo di diversi territori viticoli e di vitigni particolarmente adatti. 

Dott. Gabriele Gorelli – Master of Wine e Brand Ambassador Vinventions

Cantine partecipanti:

Livio Felluga – Il Livio Friuli Colli Orientali doc 2017
Broglia – Bruno Broglia Gavi del Comune di Gavi docg 2016
Castello della Sala – Cervaro della Sala Umbria igt 2018
Belisario – Cambrugiano Verdicchio di Matelica riserva docg 2016
Benanti – Pietra Marina Etna bianco superiore doc 2010
Terlan – Alto Adige riserva doc Pinot bianco Vorberg 2015
Inama –Foscarino Vintage Collection Soave Classico doc 2016
Di Meo – Alessandra Fiano di Avellino riserva docg 2015 
La Sibilla – Cruna del Lago Falanghina dei Campi Flegrei doc 2017 

Sede dell’evento:
Scuola Enologica di Avellino
Via Tuoro Cappuccini, 44 – Avellino

Orario: dalle 9:00 alle 17:30

Oscata inVita a pascolare, domenica 10 maggio 2026 una giornata con il casaro

Oscata inVita a pascolare! Proprio così: domenica 10 maggio l’associazione di promozione locale della piccola contrada di Bisaccia invita a trascorrere una giornata di socialità alla scoperta dei pascoli oscatesi. La giornata partirà dai prati della secolare azienda agricola Le Ferregne, seguiremo il bestiame fino alla stalla, dove si produce il latte dal quale derivano una squisita ricotta, un raffinatissimo caciocavallo, conservato in una caratteristica cantina, patrimonio dell’Ecomuseo delle Cucine Rurali dell’Alta Irpinia, e le immancabili trecce realizzate dalle preziosi mani di Gerardina Giannetta.
E’ previsto lo spostamento in area attrezzata a picnic dove assaggiare il caciocavallo impiccato e sostare in compagnia dei volontari di Oscata inVita per poi proseguire verso Bisaccia dove visitare il grazioso centro storico, il Castello ed il Museo archeologico.

Ecco il programma della giornata del 10 maggio:

ore 10:00, accoglienza nell’azienda agricola Le Ferregne con conoscenza dei volontari della proloco locale;
ore 10:30, passeggiata ai pascoli oscatesi con spiegazione della gestione alimentare;

ore 11:30, dimostrazione pratica della produzione del formaggio fresco e stagionato;

ore 12:30, degustazione dei prodotti dell’azienda;

ore 13:30, picnic ai Serroni con caciocavallo impiccato e salumi locali;

ore 16:00, passeggiata nel centro storico di Bisaccia con visita al Castello ed al Museo archeologico.

Iniziativa di raccolta fondi per Oscata inVita: contributo di 15€ per ogni ospite e riduzione per famiglie. Evento con posti limitati ed obbligo di prenotazione telefonando al 3396714738. 

Enrico Ditto replica a Saviano sul turismo

“Sul turismo a Napoli serve un’analisi seria, non suggestioni. Mi spiace, Roberto, ma su questo tema non condivido il tuo punto di vista”: l’imprenditore napoletano interviene nel dibattito sulle recenti dichiarazioni attribuite allo scrittore in merito al rapporto tra turismo e criminalità.

C’è un momento in cui intervenire nel dibattito pubblico diventa necessario. Enrico Ditto, imprenditore attivo nel settore dell’ospitalità e impegnato da anni nello sviluppo turistico del territorio, ha deciso di esprimere la propria posizione in merito alle recenti dichiarazioni attribuite a Roberto Saviano sul tema del turismo a Napoli.

L’intervento nasce da alcune considerazioni pubbliche nelle quali lo scrittore avrebbe fatto riferimento a un possibile legame tra la crescita dei flussi turistici e dinamiche riconducibili alla criminalità organizzata. Un tema delicato, che Ditto sceglie di affrontare con un approccio critico ma misurato.

“Si tratta, a mio avviso, di una lettura che rischia di risultare parziale e che non restituisce la complessità attuale della città”, afferma l’imprenditore.

Dati, prospettiva e responsabilità: l’analisi articolata di Ditto sul turismo a Napoli

Ditto, che da anni opera direttamente sul territorio, propone una riflessione articolata su più livelli, sottolineando come il tema richieda attenzione, rigore e responsabilità. Il primo punto riguarda la necessità di basare affermazioni di questo tipo su elementi verificabili.

“Quando si affrontano questioni così rilevanti – osserva – è fondamentale fare riferimento a dati, fonti e riscontri concreti. In assenza di questi elementi, il rischio è quello di generare interpretazioni che possono incidere negativamente sulla percezione complessiva di un intero settore.” Un secondo aspetto riguarda la prospettiva narrativa. Ditto evidenzia come il racconto di un territorio possa essere influenzato anche dalla distanza nel tempo e nello spazio. “Ogni città evolve rapidamente. Napoli, negli ultimi anni, ha vissuto trasformazioni profonde che meritano di essere osservate e raccontate nella loro interezza.”

Nel suo intervento, l’imprenditore sottolinea infatti come la Napoli contemporanea presenti una realtà articolata: una crescita del comparto turistico, una nuova imprenditorialità diffusa e una vitalità culturale riconosciuta anche a livello internazionale. “Quando una voce autorevole interviene su questi temi – prosegue – il suo impatto si estende ben oltre il dibattito interno. Investitori, operatori e istituzioni osservano con attenzione, ed è importante che la rappresentazione sia il più possibile completa e aderente alla realtà.”

Il tema delle conseguenze comunicative rappresenta un ulteriore punto della riflessione. Secondo Ditto, una narrazione semplificata può contribuire, anche involontariamente, a rafforzare stereotipi che nel tempo hanno inciso sull’immagine della città. “Esiste una parte significativa del tessuto economico e sociale che opera nella piena legalità e che lavora quotidianamente per costruire valore. Raccontare anche questa dimensione è fondamentale.”

L’intervento si chiude con un riconoscimento esplicito del percorso personale e professionale di Saviano, unito però a una presa di distanza sul merito della questione. “Il contributo dato da Roberto Saviano in anni complessi è noto e riconosciuto. Proprio per questo, ritengo che su temi così delicati sia ancora più importante mantenere un approccio rigoroso e completo. Napoli merita analisi approfondite, capaci di restituire tutte le sue sfaccettature.”

Le opinioni espresse sono attribuite a Enrico Ditto e si inseriscono nel più ampio dibattito pubblico sullo sviluppo turistico e sull’immagine della città.


TFA Sostegno XI ciclo, Golia (CDS): "Ridurre i posti è una scelta necessaria e coerente"

Alla luce delle recenti riflessioni emerse nel dibattito pubblico in merito al TFA sostegno XI ciclo e, in particolare, alla questione della significativa riduzione – se non del blocco – dei posti destinati alla specializzazione sul secondo grado, il Comitato Docenti Sostegno esprime una posizione favorevole e coerente con il percorso di impegno portato avanti negli ultimi anni.

Come più volte sostenuto dal sottoscritto e dall’intero CDS, la necessità prioritaria del sistema scolastico italiano non risiede in un indiscriminato incremento delle specializzazioni, bensì in una razionale pianificazione territoriale e in un efficace smaltimento delle graduatorie esistenti, con particolare riferimento alle aree del Centro-Sud, storicamente caratterizzate da un’evidente disparità tra domanda e offerta di personale specializzato.

In questi anni abbiamo lavorato con determinazione affinché il sistema di reclutamento fosse finalmente orientato a criteri di equilibrio territoriale e di reale fabbisogno. Non si tratta di limitare opportunità, ma di restituire dignità e prospettiva professionale ai docenti già formati e in attesa di stabilizzazione”, dichiara Alessio Golia.

La scelta di ridurre le specializzazioni sul primo grado e, ancor più, di contenere quelle sul secondo grado appare dunque come un passo necessario verso una gestione più sostenibile e coerente delle risorse umane. Essa si inserisce in una traiettoria già delineata, che il CDS ha contribuito a promuovere con forza: una distribuzione del personale docente calibrata su base regionale, proporzionata al numero effettivo di alunni con disabilità e orientata alla continuità didattica.

Accogliamo con favore, inoltre, l’introduzione di graduatorie regionali per idonei e vincitori di concorso, misura che rappresenta un ulteriore tassello nella costruzione di un sistema più equo e funzionale. In tal senso, il rafforzamento del cosiddetto doppio canale di reclutamento costituisce un elemento strategico per garantire stabilità occupazionale e qualità dell’offerta formativa.

Il percorso intrapreso va nella direzione giusta: una scuola più organizzata, più giusta e più attenta ai bisogni reali degli studenti e dei docenti. Il nostro contributo è stato e continuerà ad essere determinante affinché tali riforme non restino enunciazioni di principio, ma si traducano in risultati concreti”, aggiunge Golia.

È fondamentale, tuttavia, che queste politiche non si esauriscano in interventi contingenti, ma trovino continuità nel tempo attraverso un monitoraggio costante e una progressiva ottimizzazione degli strumenti di programmazione.

Solo attraverso una visione sistemica e di lungo periodo sarà possibile consolidare i risultati raggiunti, migliorare le condizioni lavorative degli insegnanti – sia su posto comune che su sostegno – e rendere effettiva quella continuità didattica che rappresenta un diritto imprescindibile per gli studenti.

Desidero inoltre – conclude poi Golia -rivolgere un sentito ringraziamento alle migliaia di colleghi che, con dedizione, competenza e spirito di collaborazione, hanno condiviso e sostenuto il lavoro del Comitato Docenti Sostegno. Il loro contributo rappresenta la vera forza motrice di questo percorso di rinnovamento e costituisce la base su cui continuare a costruire una scuola più equa, inclusiva e funzionale.”

 

Alessio Golia

Coordinatore Nazionale CDS – Comitato Docenti Sostegno

sabato 2 maggio 2026

POLITY DESIGN APRE IL FESTIVAL LAUDATO SI CON «DARE UN’ANIMA ALLA CITTA’ CONTRO LE MAFIE» IL 3 MAGGIO AL CAMPO LAUDATO SI EX MACRICO

All’incontro diocesano partecipano don Bruno Bignami, Veronica Coraddu, Augusto Di Meo e l’arcivescovo Lagnese. 
«Dare un’anima alla città… Contro le mafie» è l’incontro che apre la nuova edizione del Festival Laudato si a Caserta, domani, domenica tre maggio alle 16.30, nel Campo Laudato si, l’ex Macrico, dietro il monumento ai caduti delle guerre mondiali, all’angolo tra corso Trieste e via Unità Italiana. Polity Design apre il Festival Laudato Si con un incontro pensato insieme all’Ufficio diocesano della pastorale sociale e del lavoro e alla direzione del festival. È un momento di rara bellezza e intensità che punta a farci riflettere sulla città: la nostra città, e le città

 

«È sempre più complesso rendere le nostre città uno spazio abitabile: può sembrare una provocazione ma è così. Nell’epoca dei social, le città, le Civitas come abbiamo imparato a chiamarle nel medioevo – spiega Luigi Ferraiuolo, direttore di Polity Design - prendendo spunto dai romani e dalla filosofia scolastica, sono sempre più piene di gente ma vuote di anima. Le persone vivono sole nelle loro case, se le hanno; le agorà non esistono più, esistono al massimo locali dove ci si incontra, da singoli, in coppia o piccoli gruppi; la movida non è relazione ma attesa individuale nella massa». Sembra un quadro molto duro, forse ci sbagliamo, di sicuro al Sud e nella nostra Caserta le reti sociali sono ancora aperte e attive, ma anche noi cominciamo a scontare di questi problemi con le frazioni che perdono servizi oltre che abitanti e molti anziani ormai sono al pronto soccorso da soli o in taxi o, se sono fortunati, hanno una badante che li accompagna e va via

 

Proprio per questo motivo, abbiamo ritenuto provvidenziale la possibilità di lavorare al primo incontro del festival Laudato si che la diocesi da tempo, su ispirazione del nostro arcivescovo Pietro Lagnese porta avanti, e abbiamo scelto un tema: «Dare un’anima alla città… Contro le mafie» cruciale. Perché serve un’anima alle città per vivere: se ce l’hanno bisogna rinforzarla, se manca bisogna ritrovarla. Bisogna ritrovare le ragioni della vita in comune! 

 

C’è poi un tema che sembra stonare: le mafie. Eppure siamo convinti che il tema sia centrale non solo in alcune zone del Paese ma nelle città: perché nelle città la violenza giovanile, le gang, la piccola e la grande criminalità, la droga e le mafie si sposano e diventano un cocktail micidiale per la società. «Siamo convinti perciò che bisogna giocare d’anticipo ed evitare che la saldatura avvenga – spiega don Gianmichele Marotta, direttore dell’Ufficio della pastorale sociale e del lavoro -. Ed è il motivo per cui abbiamo chiesto ad Augusto Di Meo di essere con noi: lui che ha vissuto la dittatura militare della camorra a Casal di Principe e ha assistito all’uccisione di don Peppe Diana». Perciò abbiamo messo insieme le forze e le energie per raccontare la città con don Bruno Bignami, direttore nazionale dell’Ufficio della pastorale sociale e del lavoro della Cei; e Veronica Coraddu, coordinatrice nazionale dei circoli Laudato si; Augusto Di Meo e monsignor Lagnese. 

 

Abbiamo pensato di leggere, poi, all’inizio dell’incontro dei passi scelti della Laudato sì con i nostri allievi e tutor: Benedetta Basilicata, Vincenzo Capuano, Linda D’Anna, Monica De Lucia, Vincenzo Pio Feola, Stefania Lanni, Maria Parente e Alfonso Voccia, per far conoscere a tutti davvero l’enciclica del caro Papa Francesco, accompagnati da interventi attoriali di Ali della Mente. A moderare l’incontro ci saranno Alda Della Selva di Polity Design e Gianni Maggio del Progetto Policoro e ci sarà anche il racconto della storia di Polity Design a cura di un allievo: Raffaele Ausiello.

 

POLITY DESIGN

«Polity Design, scuola del disegno delle relazioni», ispirata alla dottrina sociale della Chiesa, accreditata dalla Cei, è basata a Caserta, con orizzonte il Paese. Nata da un’idea di Luigi Ferraiuolo, Polity Design si propone di formare un’élite di persone di valore partendo dai nostri giovani, aiutandoli a rimanere nella loro terra e a cambiarla in meglio. Ha casa nella Biblioteca del seminario di Caserta, in piazza Duomo. Le lezioni sono a porte chiuse, riservate solo agli allievi (tutti under 38, eccetto un piccolo gruppo di uditori) per favorire la conoscenza e l’amicizia con i partner. Partner della scuola sono la casa editrice Il Mulino, la Rete di Trieste, il caseificio La Baronia, la Saidi advertising, il Caffè Pompeii e la Cantina di Lisandro.

 

La sfogliatella va in tavola, nasce a Napoli il primo codice di abbinamento tra salato, dolce e calice con SfogliateLab al Molo del gusto insieme a Cantina Tizzano

Una svolta culturale prima che gastronomica. SfogliateLab, laboratorio napoletano guidato da Vincenzo Ferrieri e da anni presidio dell’evoluzione della sfogliatella, sigla un’intesa con Cantina Tizzano, azienda vitivinicola recentemente protagonista tra i tanti di Campania stories con visite in vigna, il simbolo dello street food partenopeo oltre la tazzina di caffè e insediarlo, a pieno titolo, nella liturgia del pasto. 
Il progetto si chiama “Carta delle Sfogliatelle”: non una lista, ma un protocollo di degustazione che codifica per la prima volta il dialogo tra impasto friabile, farciture salate e dolci, e le denominazioni del Vesuvio e del Sannio.
L’archetipo della colazione veloce diventa così architettura di servizio. La Carta nasce per scardinare un’abitudine radicata: relegare la sfogliatella al ruolo di mordi-e-fuggi nei vicoli. Ferrieri rivendica invece la complessità tecnica delle versioni rustiche, nate nel suo laboratorio e ormai riferimento per chi indaga il confine tra patisserie e cucina salata.
 Accanto, Giuseppe Tizzano porta in dote una lettura del territorio enologico campano che punta su precisione varietale e identità vulcanica. L’esito è una mappatura ragionata dove ogni sfogliatella trova la propria spalla nel bicchiere, secondo criteri che attingono alla sommellerie classica ma declinati su una materia prima inedita per la tavola.
Sul versante salato il registro è deciso, terragno. La sfogliatella al ragù, con la sua stratificazione di cotture lente e grassezza nobile, chiede struttura e chiama in causa il MARTE Vesuvio DOC Lacryma Christi Rosso: il piedirosso in purezza regge l’impatto del pomodoro e delle tracce carnee senza cedere in acidità. 
Quando il palato vira su note più grasse e affumicate, come nella farcitura con porchetta e patatine o in quella salsicce e friarielli, la risposta è LUNA STELLATA Sannio DOP Aglianico. Tannino misurato, speziatura fine, allungo sapido: l’abbinamento lavora per contrasto e pulizia. Più delicato il fronte mare.
 La combinazione provola, zucchine e gamberi trova sponda nel TERRA Sannio DOP Coda di Volpe, bianco che gioca su freschezza e ritorni agrumati per sostenere la dolcezza del crostaceo e contenere la lattica del formaggio. Per l’aperitivo e le farciture iodate o vegetali di minor peso, la scelta ricade sul Vincè Premier Wine: espressione secca del Monte Somma, bouquet floreale, bocca tesa e mineralità vulcanica che asciuga e rilancia il sorso.
Il capitolo dolce applica il principio della concordanza, regola aurea della sommellerie da dessert. Qui il registro cambia: la dolcezza non si contrasta, si accompagna.
Le interpretazioni al cioccolato, al bacio e al caffè incontrano il Giuseppe Tizzano Rosso Premium Wine, da vendemmia tardiva. Il frutto rosso maturo, la densità glicerica e il residuo zuccherino naturale costruiscono un ponte diretto con le note tostate e burrose della sfoglia, evitando l’effetto stridente che un secco produrrebbe su un finale di pasto.
“L’obiettivo è restituire alla sfogliatella la dignità di piatto gastronomico, capace di sostenere il confronto con le grandi espressioni vitivinicole della Campania”, sintetizzano Ferrieri e Tizzano. 
L’operazione, al di là del valore promozionale, pone una questione di metodo: codificare abbinamenti significa riconoscere alla patisserie salata uno statuto tecnico e culturale autonomo, misurabile nel bicchiere. Napoli, da oggi, ha la sua prima grammatica ufficiale per servire la sfogliatella a tavola.