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lunedì 2 marzo 2026

Le serve di Jean Genet con Eva Robins - regia e adattamento Veronica Cruciani - Spazio Dimanate del 12 marzo

 


Capolavoro di Jean Genet, liberamente ispirato a un fatto di cronaca che scosse l’opinione pubblica francese negli anni Trenta, Le serve è un perfetto congegno di teatro nel teatro che mette a nudo la menzogna della scena — «uno straordinario esempio di continuo ribaltamento tra essere e apparire, tra immaginario e realtà», nelle parole di Jean-Paul Sartre. Dopo tre stagioni di tournée in tutta Italia, segnate da un consenso ampio e costante da parte di pubblico e critica, lo spettacolo approda. In scena allo Spazio Diamante, Sala Black, dal 12 al 15 marzo 2026, lo spettacolo vede Eva Robin’s nel ruolo di Madame, Beatrice Vecchione in quello di Claire e Matilde Vigna in quello di Solange, con la regia di Veronica Cruciani, che firma anche l’adattamento del testo nella traduzione di Monica Capuani, proseguendo un percorso sempre più orientato verso una regia autoriale in cui la scrittura scenica diventa parte integrante della messinscena. Le scene sono di Paola Villani, i costumi di Erika Carretta, la drammaturgia sonora di John Cascone. Una coproduzione CMC/Nidodiragno, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale.

 

La storia scritta da Genet è quella di due cameriere che allo stesso tempo amano e odiano la loro padrona, Madame. Le serve hanno denunciato il suo amante con delle lettere anonime. Venendo a sapere che l’amante sarà rilasciato per mancanza di prove, e che il loro tradimento sarà scoperto, tentano di assassinare Madame, falliscono, vogliono uccidersi a vicenda; una di esse si dà la morte.

Genet presenta le due sorelle, Solange e Claire, nella loro vita quotidiana, nellalternarsi fra fantasia e realtà, fra gioco del delirio e delirio reale. A turno le due cameriere recitano la parte di Madame, esprimendo così il loro desiderio di essere “la Signoraed ognuna di loro, a turno, interpreta la parte dellaltra cameriera, cambiando lentamente atteggiamento, dalladorazione al servilismo, dagli insulti alla violenza. La rivolta delle serve contro la padrona spiega la regista Veronica Cruciani, che firma anche l’adattamento del testo nella traduzione di Monica Capuani, concepito come una vera e propria riscrittura scenica coerente con la sua visione registica - non è un gesto sociale, unazione rivoluzionaria, è un rituale. Questo rituale è l’incarnazione della frustrazione, lazione di uccidere loggetto amato ed invidiato non potrà essere portata a compimento nella vita di tutti i giorni, viene ripetuta allinfinito come un gioco. Tuttavia questo gioco non raggiunge mai il suo apice, la messa in scena che le due sorelle compiono viene continuamente interrotta dallarrivo della padrona. Secondo Sartre questo fallimento è inconsciamente insito nel cerimoniale stesso che le serve mettono in scena; il tempo sprecato nei preliminari non porterà al compimento del rituale. Anzi questo rituale diventa un atto assurdo, è il desiderio di compiere unazione che non potrà mai superare la distanza che separa il sogno dalla realtà. Una fallimentare ripetizione magica, il riflesso deformato del mondo dei padroni, che le serve adorano, imitano, disprezzano.

 

Il ruolo di Madame è affidato a Eva Robins, icona pop del transgender dalloriginale percorso teatrale (ha recitato, fra gli altri, Cocteau e Beckett ed è stata candidata allUbu per Tutto su mia madre). A interpretare le bonnes, due giovani attrici cresciute alla Scuola dello Stabile di Torino: Beatrice Vecchione – già diretta da Malosti, Martone e Muscato, finalista ai Premi Ubu come Migliore attrice Under 35 proprio per questo spettacolo – e Matilde Vigna, Premio Ubu come Migliore attrice Under 35 e finalista 2022 per il Miglior nuovo testo italiano. Con Le serve, Veronica Cruciani consolida un percorso verso una regia sempre più autoriale, firmando anche l’adattamento del testo come parte integrante della propria visione artistica.

 

Notediregia di Veronica Cruciani

 

Ho scelto Le serve di Jean Genet perché mi offriva la possibilità di tenere insiemediversitemicheattraversanodatempoilmiolavoroecheoggi sento urgenti – il teatro come dispositivo, il desiderio, il potere, il capitalismo, la disparità sociale – ma anche perché questo testo mi permetteva di interrogarmi sul linguaggio teatrale mentre lo agivo, rendendo esplicita una riflessione sul teatro stesso attraverso la pratica della scena. In questosenso, la scelta di Le serve è stata fin dall’inizio anche una scelta di linguaggio registico.

Le serve è prima di tutto un testo sul teatro, e questo aspetto è stato per me centrale. Travestimento, gioco dei ruoli, continui passaggi tra finzione e realtà ne costituiscono l’ossatura. Nello spettacolo questa dimensione viene resa visibile e praticata, Clare e Solange si presentano anche come attrici, interrompono la messa in scena, escono dai personaggi e dichiarano apertamente la finzione, esponendo il dispositivo teatrale come parte attiva della scena. Mostrano appunti, cartelli, riflessioni di regia – come frasi annotate ai margini di un libro durante la lettura. Non si tratta di commenti né di spiegazioni, ma di segni laterali che accompagnano lo spettacolo,incrinano la continuità narrativa e ne rivelano il funzionamento.

Le tre frasi che attraversano la scena – “Proteggimi da ciò che desidero”,“Nel deserto del reale”, “Saremo libere” – non hanno una funzioneesplicativa. Sono appunti, tracce, pensieri a margine che aprono cortocircuiti tra desiderio, rappresentazione e realtà. Rimandano a un desiderio costruito su modelli imposti, a una realtà percepita come progressivamente svuotata,a un’idea di libertà che nel mondo capitalistico appare spesso possibile solo come immaginazione estrema. È nella dimensione dell’irrealtà e dellafantasia che le serve trovano vitalità; la realtà, al contrario, si presenta come uno spazio impoverito, in cui non riescono ad amare sé stesse né l’altra.

Il desiderio che attraversa Le serve è un desiderio colonizzato, ed è suquesta forma del desiderio che ho costruito il lavoro registico. Le due protagoniste aspirano a essere ciò che non sono e non saranno mai, desiderano un modello di femminilità e di potere prodotto da rappresentazioni che vanno dalla Hollywood degli anni Quaranta fino aigiorninostri.Madamenonvieneaffrontatacomeunpersonaggio psicologico,macomeunprincipio,unpotereastratto,insiemesimbolicoedeconomico, incarnato da una figura che attraversa maschile e femminile, spostando l’attenzione dal personaggio al meccanismo e mostrando come il potere non sia un’identità, ma un modo di agire e di pensare, spesso interiorizzato anche da chi lo subisce.

Allo stesso modo, il capitalismo e la disparità sociale non sono per me temi solo da rappresentare, ma condizioni da far agire nella struttura dello spettacolo. Il desiderio degli oggetti del potere – denaro, abiti, gioielli – diventa il motore di un movimento che conduce inevitabilmente al fallimento. La disparità non è trattata come sfondo ideologico, ma come gabbia interiorizzata, capace di rendere impensabile persino la ribellione. Anche l’esperienza personale entra qui non come autobiografia, ma come conoscenza concreta di questo meccanismo, quando la disuguaglianza smette di essere soltanto una condizione materiale e diventa una forma del pensiero.

Con Le serve ho sentito la necessità di rendere più esplicita una direzione già presente nel mio lavoro, orientando la regia verso una forma sempre più autoriale. In questo spettacolo l’intervento sul testo attraverso l’adattamento diventa parte strutturale della messa in scena, orientando la regia verso una pratica sempre più strutturale. In questo spettacolo l’attenzione si concentra in modo più consapevole sul funzionamento interno dell’opera. La ripetizione, il rito che non si compie, lo slittamento continuo tra ruolo e identità vengono assunti come principi compositivi della scena. È il primo lavoro in cui questa scelta diventa pienamente visibile nella forma stessa dello spettacolo, segnando un punto di messa a fuoco nel mio percorso, il momento in cui una pratica già in atto trova una formulazione più chiara e riconoscibile.

Da qui, il rapporto tra regia e scrittura si fa più diretto e consapevole, come parte integrante di una pratica autoriale che tiene insieme adattamento, composizione scenica e visione poetica, nel modo in cui desiderio, potere e immaginazione prendono forma sulla scena.

 

 

Ufficio Stampa spettacolo “Le serve”

Agenzia Maya Amenduni comunicazione

Maya Amenduni +39 392 8157943
mayaamenduni@gmail.com

 

Botteghino

EMAIL botteghino@spaziodiamante.it
TEL. 
06. 27858101
WHATSAPP 
+39 345 1474533

Via Prenestina, 230/B 00176 Roma RM

 

Orari Spettacolo

giovedì12/3/2026

ore: 20:30

venerdì13/3/2026

ore: 20:30

sabato14/3/2026

ore: 19:00

domenica15/3/2026

ore: 17:00

Prezzi Biglietti

Tariffa Biglietto

Intero

biglietto supporter

€ 19,00

biglietto standard

€ 15,00

biglietto agevolato

€ 12,00

Danilo Imbrogiano è il titolare di Macchè Pasta ed è stato a Sanremo nella nuova hospitality Celebrity Auto



 Danilo Imbrogiano è il titolare di Macchè Pasta ed è stato a Sanremo nella nuova

hospitality Celebrity Auto. E con questa intervista conosciamo meglio lui e la sua azienda.


Raccontaci tutto di te…

«Sì, noi siamo un format che abbiamo realizzato quest'anno, si chiama Macché Pasta.

Macché Pasta è un brand che a breve diventerà franchising e verrà sviluppato sia in Italia

che in Europa. Già abbiamo diversi clienti interessati e il progetto, nato un anno e mezzo

fa, sta avendo un grande successo. Raccontiamo le regioni, le tradizioni e i prodotti

italiani, in particolare i sughi tipici di ogni regione, come le nostre nonne li preparavano.

Offriamo diverse tipologie di pasta abbinate ai sughi tradizionali regionali. Il nostro format è

snello, veloce e innovativo, pensato soprattutto dai giovani e supportato da una forte

componente tecnologica per il franchising. Il primo locale si trova a Venezia e già stiamo

lavorando per standardizzare i processi e sviluppare il franchising in Italia e all’estero.»

Perché hai deciso di essere a Sanremo?

«Crediamo che dove c’è visibilità particolare sia importante esserci, soprattutto quando un

brand vuole farsi conoscere. Inoltre, uno dei nostri chef, che ha contribuito alla

realizzazione di alcune ricette, è presente sul palco del Festival. Tra gli chef coinvolti ci

sono Giancarlo Gambuzza e Alex Aggio, quest’ultimo direttamente a Sanremo per

presentare la cucina italiana.»

Cosa rappresenta il festival per te?

«Sanremo rappresenta per noi italianità. Macché Pasta racconta il mondo italiano, le

tradizioni e i prodotti del nostro paese, e Sanremo è una grande tradizione italiana, proprio

come la cucina che celebriamo. Inoltre, la musica italiana è parte integrante della nostra

esperienza: nei nostri locali abbiamo il “Radio Macché Pasta”, dove si ascoltano canzoni

dagli anni ’40 a oggi. Essere presenti al Festival significa quindi continuare a promuovere

e celebrare l’italianità, sia attraverso la cucina che attraverso la musica.»

Qual è il tuo sogno/obiettivo prossimo da realizzare?

«I nostri prossimi obiettivi sono le aperture dei locali. Nel 2026 puntiamo a fare tre nuove

aperture e, nei successivi tre anni, almeno venti. Vogliamo espandere Macché Pasta

anche all’estero, in particolare in Francia, per far conoscere il nostro brand e la tradizione

culinaria italiana.»

Nota personale e ruolo nel progetto:

«Io sono Danilo Imbrogiano, format creator e ideatore di Macché Pasta. Ho sviluppato il

format insieme ai miei soci: Michele La Valle, nostro massimo finanziatore e venture

capitalist di DM Group, e Andrea Azzinnari, socio e volto del primo locale. Gli chef

principali coinvolti nel progetto sono Giancarlo Gambuzza e Alex Aggio, quest’ultimo

presente anche a Sanremo per rappresentare la cucina italiana sul palco.»

La Condor Eventi è stata a Sanremo nella nuova hospitality Celebrity Auto. E con questa intervista conosciamo meglio l’azienda.

 


La Condor Eventi è stata a Sanremo nella nuova hospitality Celebrity Auto. E con questa

intervista conosciamo meglio l’azienda.

Raccontaci tutto di te

Prima di tutto voglio ringraziare per l’opportunità di essere qui, per me è davvero un onore.

Sono nato nella musica, letteralmente, fin da quando ero piccolissimo, perché i miei

genitori suonavano; nel corso del tempo sono stato musicista fino ai miei 25 anni e in

seguito DJ, ed è lì che ho costruito la mia identità artistica e professionale. Con il tempo ho

sentito l’esigenza di evolvermi e trasformare quella passione in un progetto più ampio: così

è nata la Condor Eventi. Condor Eventi non è solo “Avanti a 2000”, ma un’agenzia di

eventi a 360 gradi. “Avanti a 2000” è il frutto di anni di esperienza come musicista e

osservatore, quindi, come puoi immaginare ne vado estremamente orgoglioso, anche

perché questo format anni ’90/2000 porta noi e il pubblico a stretto contatto con artisti che

hanno segnato la storia di quel periodo. Non solo con la riproduzione dei loro brani in

serata, ma ho voluto differenziarmi con una caratteristica che lo distingue dagli altri: la

presenza, ad ogni evento, di un artista originale degli anni ’90 o 2000. È un modo

autentico di far rivivere quella musica, non solo di raccontarla.

Perché hai deciso di essere a Sanremo?

Perché Sanremo è un luogo simbolo per chi vive di musica. È una città che rappresenta

sogni, ambizione e identità artistica. Essere qui significa confrontarsi con il cuore pulsante

dello spettacolo italiano.

Cosa rappresenta il festival per te?

Il Festival di Sanremo rappresenta la continuità della musica nel tempo. È un palco che

unisce generazioni diverse e dimostra che la musica vera riesce sempre a rinnovarsi

senza perdere la propria anima.

Qual è il tuo sogno/obiettivo prossimo da realizzare?

L’obiettivo è crescere sia a livello nazionale che internazionale, portando la musica dance

italiana anche all’estero e facendola riemergere come merita. Vorrei che progetti come

“Avanti a 2000” diventassero un ponte tra passato e futuro, capaci di raccontare al mondo

una parte importante della nostra cultura musicale.

Antonio Napoli è stato a Sanremo nella nuova hospitality Celebrity Auto



 Antonio Napoli è stato a Sanremo nella nuova hospitality Celebrity Auto. E con questa

intervista conosciamo meglio lui e la sua professione.


Raccontaci tutto di te

Vengo da una famiglia di parrucchieri e sono cresciuto respirando questo mestiere ogni

giorno. Ho sempre lavorato in questo ambito e ho sempre puntato più in alto, con

l’obiettivo di superare i miei stessi limiti. Per me non è solo un lavoro: è una vocazione che

porto avanti con ambizione e determinazione.

Perché hai deciso di essere a Sanremo?

Ho scelto di essere a Sanremo perché è una delle vetrine più importanti del nostro Paese.

Ho sempre seguito il Festival fin da piccolo e oggi poter partecipare come hairstylist è per

me un traguardo straordinario. È un’esperienza che unisce emozione e crescita

professionale.

Cosa rappresenta il Festival per te?

È una tradizione che seguo ogni anno. Oltre alla musica, mi affascina la cura dei dettagli:

dal capello all’abbigliamento, fino agli elementi più particolari che costruiscono

un’immagine. È il luogo dove ogni dettaglio fa la differenza.

Qual è il tuo sogno / obiettivo prossimo da realizzare?

Il mio sogno si sta realizzando giorno dopo giorno, perché ho sempre voluto fare questo

lavoro. Il prossimo obiettivo è crescere ancora: ampliare il mio salone in provincia di Napoli

e renderlo più grande, moderno e rappresentativo della mia visione.

“Niente di speciale” Documentario sulla campionessa mondiale paralimpica Nicole Orlando di Alessio Di Cosimo in onda Venerdì 6 marzo in seconda serata su Rai2

 


Venerdì 6 marzo in seconda serata su Rai2 andrà in onda “Niente di speciale”, documentario su Nicole Orlando campionessa mondiale paralimpica con sindrome di Down e simbolo di determinazione, talento e inclusione. Il documentario prodotto da Unicorn in collaborazione con Rai Documentari, e realizzato con il contributo del Ministero della Cultura andrà in onda in occasione dell'inaugurazione dei Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026.

 

Un racconto potente ed emozionante, per la regia di Alessio Di Cosimo e scritto dal regista con Alessio Coccia, che ripercorre il viaggio umano e sportivo di una giovane donna che ha saputo trasformare ogni limite in possibilità, diventando un punto di riferimento non solo nello sport, ma anche nella società civile. Velocista specializzata nei 100 e 200 metri, atleta di salto in lungo e protagonista nel triathlon, Nicole Orlando ha conquistato numerosi titoli mondiali ed europei, fino a detenere record internazionali. Nel 2015 è stata citata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel discorso di fine anno come esempio virtuoso per il Paese. Ma il documentario va oltre le medaglie, raccontando la quotidianità, la famiglia, l’amore, gli allenamenti, le fragilità e la forza interiore di una ragazza che non vuole essere definita dalla sua condizione, ma dalle sue azioni.

 

Il film alterna le interviste esclusive a personalità del mondo dello sport e dello spettacolo come Javier Zanetti, Milly Carlucci , Gianni Morandi e Carolyn Smith, agli incontri con la  famiglia e gli allenatori che hanno accompagnato Nicole nel suo percorso a immagini di repertorio e momenti di vita privata. Il racconto è integrato da parti animate che restituiscono il punto di vista interiore della protagonista. Attraverso uno stile visivo delicato e coinvolgente, il documentario affronta temi universali come il bullismo, il pregiudizio, l’inclusione, la resilienza e l’importanza dello sport come strumento di emancipazione e crescita.

 

“Niente di Speciale – nelle intenzioni degli autori - è un documentario che parla ai giovani, alle famiglie, agli insegnanti, agli sportivi e a chiunque abbia mai dubitato di sé. Non è solo la storia di un’atleta straordinaria, ma un invito collettivo a ribaltare le prospettive, a mettere da parte i luoghi comuni e a riconoscere che la vera normalità è la diversità. Un racconto intimo e universale, capace di emozionare il pubblico italiano e internazionale, e destinato a una distribuzione televisiva e streaming”.

 

 

Alessio Di Cosimo (Roma, 1985) è regista e autore. Dopo aver studiato cinema presso l’Università Roma Tre, completa la sua formazione in ambito teatrale diplomandosi in accademia. Tra il 2009 e il 2012 scrive, dirige e interpreta diversi spettacoli, ottenendo un significativo riscontro di pubblico e maturando un approccio alla regia fortemente centrato sull’attore e sulla dimensione emotiva del racconto.

 

Nel 2013 esordisce dietro la macchina da presa con un cortometraggio dedicato al tema del gioco d’azzardo, realizzato con il patrocinio del Comune di Roma e della Regione Lazio. L’anno successivo dirige Rosa, interpretato da Renato Scarpa, premiato in numerosi festival nazionali.

 

Nel 2017 firma il documentario Tizzo – Storia di un grande campione, dedicato al pugile Emiliano Marsili, distribuito su Amazon Prime Video e Chili TV in Italia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania, Polonia e Austria. Nel 2018 realizza il cortometraggio Per Sempre, con protagonista Lou Castel: acquisito da Rai Cinema Channel, il film ottiene un importante successo festivaliero, vincendo tra gli altri il Premio Speciale ai Nastri d’Argento 2019 e il riconoscimento di “Film d’Essai” dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con distribuzione in oltre 400 sale d’essai italiane.

 

Seguono Trentacinque (2019), co-diretto con Juan Diego Puerta Lopez e premiato al Venice Film Week come miglior corto italiano, e L’Italia Chiamò (2020), con Alessandro Haber.

 

Nel 2022 dirige il documentario Barber Ring, dedicato alla figura di Manuel Ernesti, approfondendo ancora una volta il racconto di identità forti e percorsi di vita fuori dagli schemi. Nello stesso anno firma Come un Padre (Amazon Exclusive) e nel 2023 L’Età Giusta (Paramount+ Exclusive), consolidando un percorso autoriale incentrato sui legami familiari, le fragilità maschili e le dinamiche generazionali.

 

Nel 2026 dirige il documentario Niente di speciale, prodotto da Unicorn con Rai Documentari e realizzato con il contributo del Ministero della Cultura, dedicato alla vita dell’atleta paralimpica con sindrome di Down Nicole Orlando.

 

È attualmente in preparazione il lungometraggio Figlio Unico, che prosegue la sua ricerca cinematografica sui temi dell’identità, della paternità e della memoria emotiva.

 

 

Scheda tecnica

 

Durata: 52’

Scritto da: Alessio Di Cosimo e Alessio Coccia

Regia: Alessio Di Cosimo

Prodotto da: in collaborazione con Rai Documentari

 

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Progetto TAPPA evento 5 marzo 2026 Cammino di San Francesco Caracciolo



Giovedì 5 marzo alle ore 17.30, nel palazzo baronale di Formicola (CE), sede della Comunità Montana del Monte Maggiore, verrà presentato il progetto “TAPPA – Territori Attivi Per Paesi Accoglienti”.

Fondazione con il Sud, Fondazione Etica e Banca Etica hanno lanciato una partnership per sostenere il progetto TAPPA attraverso una modalità innovativa di finanziare il sociale, così da renderla sistemica e creare sviluppo anche economico sui territori, coinvolgendo il risparmio privato, che in Italia supera i 6 mila miliardi di euro: una ricchezza che non può e non deve essere relegata solo ad attività speculative”.
Su proposta di Fondazione Etica, che si è ispirata ai “titoli di solidarietà” previsti dal Codice del Terzo Settore del 2017, Banca Etica ha realizzato un prodotto bancario denominato social time deposit, funzionale a sostenere il progetto.
Il prodotto creato ad hoc da Banca Etica consente a investitori privati e istituzionali di guadagnare e generare impatto sociale positivo: chiunque, da tutta Italia, può sottoscrivere il prodotto, pensato per coinvolgere piccoli e grandi risparmiatori in modo sicuro e professionale.
Si tratta di un conto deposito che prevede sia la remunerazione del capitale investito, sia il riversamento di una percentuale degli interessi a favore del progetto. Il cliente così può ottenere, oltre a un beneficio fiscale sulle somme donate, un beneficio maggiore: scoprire di persona il Cammino, verificare quanto viene realizzato e contribuire alla ripresa delle tradizioni ed economie di territori oggi marginali.
Il Conto Deposito creato per TAPPA eroga:
50% di interessi al risparmiatore
50% di interessi al progetto sociale
Un impegno concreto per una finanza che guarda al bene comune con rigore e trasparenza, rafforzata dall’importante attività di erogazione svolta da Fondazione Con il Sud, che co-finanzierà il progetto TAPPA, raddoppiando le somme derivanti dal social time deposit.
Il progetto, promosso dalla Cooperativa Con la mano del cuore che, attraverso la riattivazione del Cammino di San Francesco Caracciolo e il rafforzamento dell’accoglienza turistica e dell’offerta culturale, si propone di portare molteplici benefici ai territori coinvolti, in particolare nell’Alto Casertano e in provincia di Isernia.
In particolare, nell’Alto Casertano TAPPA prevede le seguenti attività progettuali:
percorsi formativi e professionalizzanti sul metodo della Heritage Interpretation e sulla facilitazione in Nature Therapy indirizzati in particolare a giovani, guide escursionistiche e ambientali, proloco e associazioni locali; realizzazione di percorsi sensoriali a favore di persone normo- e ipovedenti e valorizzazione di strutture ricettive e culturali già attive o in procinto di esserlo;
l’attivazione di nuove tratte del Cammino, con relativa mappatura e digitalizzazione, oltre a un sistema di e-bike e mobilità per persone disabili.
In Molise, ad Agnone, è previsto invece un nuovo allestimento della mostra dedicata al Santo allestita nel Convento dove morì San Francesco Caracciolo, anche attraverso l’implementazione di nuove tecnologie narrative.
Entrambi i territori saranno interessati da un innovativo festival caracciolino, dedicato al patrimonio immateriale del territorio.

Approfondimenti disponibili sui siti:

Angel Luis Galzerano - Intervista


Il 16 febbraio è uscito “Es lo mismo” , il nuovo libro del cantautore e scrittore Angel Luis Galzerano





Il 16 febbraio segna l’arrivo di "Es lo mismo?", il nuovo lavoro di Angel Luis Galzerano,un’opera che interroga il presente e chiama il lettore a una presa di posizione. Un titolo che è già domanda e dichiarazione d’intenti, capace di attraversare storie, epoche e coscienze con uno sguardo libero e lucido.

"Es lo mismo?" (Davvero è lo stesso?) è un insieme di storie personali dell’autore, di personaggi contemporanei e non, che hanno saputo mantenere integra la propria identità, che hanno lottato per le proprie idee, rispondendo con il loro agire che NO es lo mismo. Nel mondo attuale, soffocato, manipolato, oppresso dal materialismo e l’individualismo, questi racconti sono un incoraggiamento a lasciare aperte le porte al sogno, all’immaginazione e all’utopia. Laddove prevale la distrazione di massa e il contenitore è più importante del contenuto, questi esempi, concreti e reali, ci ricordano che è importante far sentire la voce del nostro pensiero, nonostante questo grigio e assordante silenzio.


“Se si sogna da soli, è solo un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia”.  (Proverbio)


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In Es lo mismo? emerge un forte senso di resistenza e identità. Quanto della tua vita personale emerge in queste storie?


Molto. Ci sono tre delle storie del libro che mi riguardano personalmente. Sono Un pensatore in periferia, racconto che ha fatto nascere l'intero libro, De verde y gris e Utopia. Poi ci sono Victor Jara e i Beatles, Erik Satiè, tutti grandi artisti che fanno parte del mio Pantheon della musica. Loro e altri mi hanno stimolato e influenzato per fare sì che oggi la mia professione sia quella del musicista cantautore.


Che significato ha per te il titolo del libro e cosa speri che susciti nei lettori?


Il titolo è una domanda ben precisa in un momento che dura ormai da troppo tempo in cui si sente dire purtroppo spesso Es lo mismo, non come domanda ma come affermazione, che tradotto sarebbe Tanto è lo stesso. E questa affermazione si sente sempre di più riguardo temi importanti come il pensiero critico, la politica e i politici, la crisi climatica, l'inquinamento, la negazione della cultura come valore, etc. Il mio desiderio è portare il lettore a riflettere sul fatto che, nonostante tutto ciò che vediamo di negativo ci porti ad essere disincantati, bisogna non essere indifferenti a ciò che accade e far sentire la nostra voce. Tutto dipende da noi. John Lennon diceva “La guerra è finita se noi lo vogliamo”


Nel Book-Concert, parole e musica si intrecciano. Come scegli quali brani musicali accompagnano i racconti?


I brani devono essere attinenti alla tematica del racconto e se possibile ampliare il significato. Normalmente i brani suonati per questo scopo sono brani miei, anche se capita qualche volta di suonare canzoni di altri cantautori


Come le sonorità latino-americane influenzano la scrittura dei tuoi racconti?


La mia scrittura è permeata di musica e nei miei racconti spesso parlo di musica e musicisti. Quando scrivo, ma anche nel resto della giornata, quando è possibile, la musica latinoamericana d'autore mi accompagna sempre. Non potrei vivere senza o forse sì ma tutto sarebbe più triste.


Quanto la tua esperienza nel mondo dell’educazione musicale e interculturale ti ha guidato nella creazione di Es lo mismo?


Non saprei rispondere con certezza. Forse sono stato guidato inconsapevolmente. Di sicuro c'è in me sempre la voglia di condividere musica, eventi e personaggi che mi hanno colpito. Ecco, forse la voglia di fare conoscere quello che è poco conosciuto, la condivisione appunto.


In che modo pensi che il Book-Concert stimoli il dialogo interculturale tra pubblico e autore?


Nei miei Book Concert, con i racconti e la mia musica viaggio attraverso diverse culture, mostrando possibilmente la loro bellezza e stimolando la contaminazione, celebrando la multi cultura come valore, sperando che anche il pubblico possa arrivare a questo pensiero.


E’ iniziata prima la passione per la scrittura o quella per la musica? E quale delle due ti appassiona di più e ti aiuta ad esprimerti meglio?


E' iniziata prima la musica. Credo comunque che entrambe siano complementari. E questo concetto è particolarmente forte in chi come me scrive canzoni, testo e musica. Una storia, quando è breve, può diventare canzone. Quando inizia ad andare oltre come durata può diventare un racconto. Se devo per forza scegliere scelgo la forma canzone, che è un buon compromesso tra le due. Anche se faccio fatica a scegliere perché mi appassionano entrambe.