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sabato 2 maggio 2026

POLITY DESIGN APRE IL FESTIVAL LAUDATO SI CON «DARE UN’ANIMA ALLA CITTA’ CONTRO LE MAFIE» IL 3 MAGGIO AL CAMPO LAUDATO SI EX MACRICO

All’incontro diocesano partecipano don Bruno Bignami, Veronica Coraddu, Augusto Di Meo e l’arcivescovo Lagnese. 
«Dare un’anima alla città… Contro le mafie» è l’incontro che apre la nuova edizione del Festival Laudato si a Caserta, domani, domenica tre maggio alle 16.30, nel Campo Laudato si, l’ex Macrico, dietro il monumento ai caduti delle guerre mondiali, all’angolo tra corso Trieste e via Unità Italiana. Polity Design apre il Festival Laudato Si con un incontro pensato insieme all’Ufficio diocesano della pastorale sociale e del lavoro e alla direzione del festival. È un momento di rara bellezza e intensità che punta a farci riflettere sulla città: la nostra città, e le città

 

«È sempre più complesso rendere le nostre città uno spazio abitabile: può sembrare una provocazione ma è così. Nell’epoca dei social, le città, le Civitas come abbiamo imparato a chiamarle nel medioevo – spiega Luigi Ferraiuolo, direttore di Polity Design - prendendo spunto dai romani e dalla filosofia scolastica, sono sempre più piene di gente ma vuote di anima. Le persone vivono sole nelle loro case, se le hanno; le agorà non esistono più, esistono al massimo locali dove ci si incontra, da singoli, in coppia o piccoli gruppi; la movida non è relazione ma attesa individuale nella massa». Sembra un quadro molto duro, forse ci sbagliamo, di sicuro al Sud e nella nostra Caserta le reti sociali sono ancora aperte e attive, ma anche noi cominciamo a scontare di questi problemi con le frazioni che perdono servizi oltre che abitanti e molti anziani ormai sono al pronto soccorso da soli o in taxi o, se sono fortunati, hanno una badante che li accompagna e va via

 

Proprio per questo motivo, abbiamo ritenuto provvidenziale la possibilità di lavorare al primo incontro del festival Laudato si che la diocesi da tempo, su ispirazione del nostro arcivescovo Pietro Lagnese porta avanti, e abbiamo scelto un tema: «Dare un’anima alla città… Contro le mafie» cruciale. Perché serve un’anima alle città per vivere: se ce l’hanno bisogna rinforzarla, se manca bisogna ritrovarla. Bisogna ritrovare le ragioni della vita in comune! 

 

C’è poi un tema che sembra stonare: le mafie. Eppure siamo convinti che il tema sia centrale non solo in alcune zone del Paese ma nelle città: perché nelle città la violenza giovanile, le gang, la piccola e la grande criminalità, la droga e le mafie si sposano e diventano un cocktail micidiale per la società. «Siamo convinti perciò che bisogna giocare d’anticipo ed evitare che la saldatura avvenga – spiega don Gianmichele Marotta, direttore dell’Ufficio della pastorale sociale e del lavoro -. Ed è il motivo per cui abbiamo chiesto ad Augusto Di Meo di essere con noi: lui che ha vissuto la dittatura militare della camorra a Casal di Principe e ha assistito all’uccisione di don Peppe Diana». Perciò abbiamo messo insieme le forze e le energie per raccontare la città con don Bruno Bignami, direttore nazionale dell’Ufficio della pastorale sociale e del lavoro della Cei; e Veronica Coraddu, coordinatrice nazionale dei circoli Laudato si; Augusto Di Meo e monsignor Lagnese. 

 

Abbiamo pensato di leggere, poi, all’inizio dell’incontro dei passi scelti della Laudato sì con i nostri allievi e tutor: Benedetta Basilicata, Vincenzo Capuano, Linda D’Anna, Monica De Lucia, Vincenzo Pio Feola, Stefania Lanni, Maria Parente e Alfonso Voccia, per far conoscere a tutti davvero l’enciclica del caro Papa Francesco, accompagnati da interventi attoriali di Ali della Mente. A moderare l’incontro ci saranno Alda Della Selva di Polity Design e Gianni Maggio del Progetto Policoro e ci sarà anche il racconto della storia di Polity Design a cura di un allievo: Raffaele Ausiello.

 

POLITY DESIGN

«Polity Design, scuola del disegno delle relazioni», ispirata alla dottrina sociale della Chiesa, accreditata dalla Cei, è basata a Caserta, con orizzonte il Paese. Nata da un’idea di Luigi Ferraiuolo, Polity Design si propone di formare un’élite di persone di valore partendo dai nostri giovani, aiutandoli a rimanere nella loro terra e a cambiarla in meglio. Ha casa nella Biblioteca del seminario di Caserta, in piazza Duomo. Le lezioni sono a porte chiuse, riservate solo agli allievi (tutti under 38, eccetto un piccolo gruppo di uditori) per favorire la conoscenza e l’amicizia con i partner. Partner della scuola sono la casa editrice Il Mulino, la Rete di Trieste, il caseificio La Baronia, la Saidi advertising, il Caffè Pompeii e la Cantina di Lisandro.

 

La sfogliatella va in tavola, nasce a Napoli il primo codice di abbinamento tra salato, dolce e calice con SfogliateLab al Molo del gusto insieme a Cantina Tizzano

Una svolta culturale prima che gastronomica. SfogliateLab, laboratorio napoletano guidato da Vincenzo Ferrieri e da anni presidio dell’evoluzione della sfogliatella, sigla un’intesa con Cantina Tizzano, azienda vitivinicola recentemente protagonista tra i tanti di Campania stories con visite in vigna, il simbolo dello street food partenopeo oltre la tazzina di caffè e insediarlo, a pieno titolo, nella liturgia del pasto. 
Il progetto si chiama “Carta delle Sfogliatelle”: non una lista, ma un protocollo di degustazione che codifica per la prima volta il dialogo tra impasto friabile, farciture salate e dolci, e le denominazioni del Vesuvio e del Sannio.
L’archetipo della colazione veloce diventa così architettura di servizio. La Carta nasce per scardinare un’abitudine radicata: relegare la sfogliatella al ruolo di mordi-e-fuggi nei vicoli. Ferrieri rivendica invece la complessità tecnica delle versioni rustiche, nate nel suo laboratorio e ormai riferimento per chi indaga il confine tra patisserie e cucina salata.
 Accanto, Giuseppe Tizzano porta in dote una lettura del territorio enologico campano che punta su precisione varietale e identità vulcanica. L’esito è una mappatura ragionata dove ogni sfogliatella trova la propria spalla nel bicchiere, secondo criteri che attingono alla sommellerie classica ma declinati su una materia prima inedita per la tavola.
Sul versante salato il registro è deciso, terragno. La sfogliatella al ragù, con la sua stratificazione di cotture lente e grassezza nobile, chiede struttura e chiama in causa il MARTE Vesuvio DOC Lacryma Christi Rosso: il piedirosso in purezza regge l’impatto del pomodoro e delle tracce carnee senza cedere in acidità. 
Quando il palato vira su note più grasse e affumicate, come nella farcitura con porchetta e patatine o in quella salsicce e friarielli, la risposta è LUNA STELLATA Sannio DOP Aglianico. Tannino misurato, speziatura fine, allungo sapido: l’abbinamento lavora per contrasto e pulizia. Più delicato il fronte mare.
 La combinazione provola, zucchine e gamberi trova sponda nel TERRA Sannio DOP Coda di Volpe, bianco che gioca su freschezza e ritorni agrumati per sostenere la dolcezza del crostaceo e contenere la lattica del formaggio. Per l’aperitivo e le farciture iodate o vegetali di minor peso, la scelta ricade sul Vincè Premier Wine: espressione secca del Monte Somma, bouquet floreale, bocca tesa e mineralità vulcanica che asciuga e rilancia il sorso.
Il capitolo dolce applica il principio della concordanza, regola aurea della sommellerie da dessert. Qui il registro cambia: la dolcezza non si contrasta, si accompagna.
Le interpretazioni al cioccolato, al bacio e al caffè incontrano il Giuseppe Tizzano Rosso Premium Wine, da vendemmia tardiva. Il frutto rosso maturo, la densità glicerica e il residuo zuccherino naturale costruiscono un ponte diretto con le note tostate e burrose della sfoglia, evitando l’effetto stridente che un secco produrrebbe su un finale di pasto.
“L’obiettivo è restituire alla sfogliatella la dignità di piatto gastronomico, capace di sostenere il confronto con le grandi espressioni vitivinicole della Campania”, sintetizzano Ferrieri e Tizzano. 
L’operazione, al di là del valore promozionale, pone una questione di metodo: codificare abbinamenti significa riconoscere alla patisserie salata uno statuto tecnico e culturale autonomo, misurabile nel bicchiere. Napoli, da oggi, ha la sua prima grammatica ufficiale per servire la sfogliatella a tavola.

Aversa accoglie Quiet, il locale che sussurra l'essenza della pizza partenopea contemporanea, elevando l'arte bianca a dialogo tra tradizione e misura essenziale

In un panorama ristorativo spesso assordato da eccessi, Quiet si distingue inaugurando a Via Atellana 47b un concept sobrio e ambizioso, guidato dai fratelli Vincenzo, Armando e Alfredo Fumo.

Aperto di recente con una degustazione riservata alla stampa prima dell'inaugurazione ufficiale del 30 aprile 2026, il locale propone un percorso che intreccia cucina d'autore, pizze artigianali e bevande territoriali, senza mai alzare i toni. 

Qui, la memoria gastronomica campana si trasforma in piatti precisi, dove la sottrazione esalta la sostanza.
Impasti e Maestria

L'area pizza, affidata ad Alfredo Fumo, rappresenta il cuore pulsante del progetto, con impasti a base di farine tipo 1 lievitati per 48 ore che donano al cornicione profondità e riconoscibilità unica.

La Margherita, pietra di paragone imprescindibile, si affianca alla "Tutta nata storia", creazione emblematica che celebra le radici partenopee attraverso topping selezionati e tecnica raffinata.

Accompagnate da birra artigianale San Pietro Triple, queste creazioni invitano a una convivialità autentica, asciutta e memorabile.

Percorso Degustazione
Il viaggio inizia con un bignè di baccalà mantecato, glassato con papaccelle e cenere di olive, abbinato a un Quiet Spritz all'Asprinio di Aversa – 30 Pioli, che infonde freschezza territoriale. 

Fritti come melanzana a pullastiello e carciofi 'ndurati precedono l'antipasto di polpo, seppia, giardiniera e chips di patata viola, mentre paccheri al ragù di gallinella e baccalà in panatura con scarola riccia segnano i picchi di una cucina consapevole. 

Felice Scarano, chef con oltre un decennio di esperienza internazionale, orchestra il tutto con pulizia e rispetto per gli ingredienti meridionali.

La sfogliatella scomposta Quiet chiude in armonia, reinterpretando un'icona napoletana con leggerezza creativa, sorseggiata con Amaro delle Monache e caffè Kenon.

L'ambiente, con colonne sonore da Pino Daniele a jazz lounge, e fornitori come Perrella Distribuzione, completa un'ospitalità che avvolge dall'alba al dopo cena. 

Quiet non urla: convince con un ritmo che chiama a tornare, rendendo Aversa tappa obbligata per gli amanti dell'arte bianca autentica.

"Senza Fine", Emilia Zamuner celebra Ornella Vanoni e Gino Paoli al Teatro Diana lunedì 4 maggio 2026

Un viaggio raffinato tra Jazz, Bossa Nova, sentimento e la grande canzone d’autore.

Un omaggio accorato e originale a due icone assolute della musica italiana come Ornella Vanoni e Gino Paoli, .

"Senza Fine", il concerto di Emilia Zamuner in programma lunedì 4 maggio alle ore 20.30 al Teatro Diana di Napoli, è tutto questo.

Emilia Zamuner, voce tra le più apprezzate e versatili del panorama jazz internazionale, rileggerà sul palco del Teatro Diana i grandi classici della musica italiana insieme al suo quintetto formato da Enrico Valanzuolo (tromba), Francesco Scelzo (chitarra), Massimo Del Pezzo (batteria), Andrè Ferreira (contrabbasso) e Paolo Zamuner (tastiere), in un concerto nel quale il jazz incontra la canzone.

"Senza Fine" non è una semplice esecuzione di brani celebri, ma una rielaborazione profonda nella quale le atmosfere della Bossa Nova e le improvvisazioni del Jazz si fondono con la poetica senza tempo di Gino Paoli e la cifra interpretativa di Ornella Vanoni. Da “Sapore di sale” a “L’appuntamento”, il pubblico sarà guidato in un percorso emozionale che unisce Napoli, Genova e il Brasile.

Fra gli ospiti della serata Viscardi e Giada de Prisco, Federico di Napoli, Sabba e Roberta Zamuner.



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Biglietti: € 15in prevendita al seguente link

https://www.vivaticket.com/it/ticket/emilia-zamuner-quintet-senza-fine/299569



Ridotti: € 10 per gli abbonati della Fondazione Napolitano, dei Teatri Diana e Acacia e del cineforum Plaza , in prevendita al seguente link:

https://www.fondazionenapolitano.com/dettagli-e-registrazioni/senza-fine-dove-jazz-bossa-e-canzoni-incontrano-paoli-e-vanoni

giovedì 30 aprile 2026

A Napoli per la prima volta il corso di avvicinamento al vino accessibile anche in lingua dei segni con Cantine Carputo di Quarto nell'area flegrea


Un’esperienza che si apre a tutti, senza barriere. È questa la novità più significativa dell’edizione 2026 del Mini Corso di Avvicinamento al Vino di Cantine Carputo, che per la prima volta sarà accessibile anche nella Lingua dei Segni Italiana (LIS), grazie alla presenza dell’interprete Valentina Di Leva.

 

Un passo importante verso un’idea di vino sempre più inclusiva, capace di parlare a tutti e di essere vissuta da tutti, nel segno della condivisione e dell’accessibilità.

 

La cantina apre le sue porte a un viaggio sensoriale che va oltre il semplice bere: un racconto fatto di profumi, territori, tecniche e storie, in cui ogni calice diventa occasione di scoperta. Un’esperienza che unisce formazione e piacere, guidando i partecipanti a imparare non solo a degustare, ma a comprendere davvero il vino. Le lezioni saranno tenute da relatori e degustatori dell’Associazione Italiana Sommelier – Campania, figure di riferimento del settore che accompagneranno i partecipanti lungo un percorso strutturato ma coinvolgente. Ogni incontro avrà una durata di circa due ore e, al termine del corso, verrà rilasciato l’attestato di partecipazione AIS.

 

Il programma si articola in sei appuntamenti: dopo “Dalla vigna alla bottiglia: Viticoltura ed Enologia” e “Il vino: introduzione all’analisi organolettica”, il 5 maggio “L’arte della degustazione: i sensi al servizio del vino”, 12 maggio “L’importanza del terroir: vini di sole, collina, mare e vulcano”, 23 maggio “Visita in cantina e degustazione”, 26 maggio“Abbinamenti perfetti: cibo e vino per ogni occasione”.

 

A guidare il percorso sarà l’AIS Campania nelle persone di Nicoletta Gargiulo, Paola Licci, Franco De Luca e Gabriele Pollio. Per tutta la durata del corso sarà garantita la presenza dell’interprete LIS Valentina Di Leva, a conferma dell’attenzione di Cantine Carputo verso un’esperienza formativa realmente accessibile.

 

“Ogni vino ha qualcosa da raccontare ed è proprio nell’ascolto, nella scoperta e nella condivisione che nasce il vero valore di questa esperienza”, è il messaggio che accompagna il corso, pensato per trasformare la curiosità in consapevolezza e l’assaggio in emozione.

 

“Il vino è condivisione, è relazione, è racconto. E un racconto, per essere davvero tale, deve poter arrivare a tutti – sottolinea Valentina Carputo -. Abbiamo voluto fortemente che questo corso fosse accessibile anche nella Lingua dei Segni, perché crediamo che il vino non debba avere barriere. È un passo importante per noi, che nasce dal desiderio di rendere la nostra cantina un luogo sempre più aperto, inclusivo e accogliente”.

 

Per info e prenotazioni: tel. 3534084324 o info@carputovini.it

 

Autismo invisibile, ad Avellino Diocesi, Provveditorato, Asl e mondo accademico uniti per costruire una comunita consapevole

Una lettura multidisciplinare dall’inclusione scolastica alla transizione all’età adulta.

Un momento di confronto, ascolto e consapevolezza su un tema tanto delicato quanto urgente: è questo l’obiettivo del convegno “Autismo invisibile – La forza di una comunità consapevole, contro ogni forma di isolamento sociale”, in programma martedì 6 maggio alle ore 15.00 presso l’Auditorium del Polo Giovani di Avellino.

L’iniziativa, promossa dal Rotary Club Avellino in collaborazione con Gruppo Asperger Campania e con il patrocinio della Diocesi di Avellino, del Provveditorato agli Studi di Avellino e dell’ASL Avellino, vedrà per la prima volta a confronto le istituzioni scolastiche e sanitarie del territorio e le associazioni impegnate sul tema della neurodiversità, per accendere i riflettori sulle persone autistiche con bisogni di supporto di livello 1 (DSM-5), con particolare riferimento alle aree della comunicazione sociale, dell’autonomia e della partecipazione alla vita adulta, spesso caratterizzate da bisogni non immediatamente visibili.

Il convegno offrirà una lettura multidisciplinare del fenomeno in una prospettiva bio-psico-sociale, che considera il funzionamento della persona in relazione ai contesti di vita e ai bisogni di supporto, non sempre immediatamente riconosciuti: dall’educazione all’accesso e partecipazione ai contesti educativi, dalle difficoltà legate alla diagnosi fino alle criticità nella transizione all’età adulta.

Ad aprire i lavori sarà il messaggio di benvenuto di S.E. Mons. Arturo Aiello, Vescovo della Diocesi di Avellino, seguito dai saluti istituzionali del Presidente del Rotary Club Avellino, Alberto De Matteis. Tra gli interventi, quello di Angela Silletti, Presidente del Gruppo Asperger Campania, che offrirà una panoramica introduttiva e condurrà il convegno, e i contributi di esperti e professionisti del settore, tra cui psicologi, neuropsichiatri, docenti e referenti scolastici. Interverranno Fiorella Pagliuca, Dirigente Ufficio VII – Ambito Territoriale Avellino, su “Educazione affettiva nelle scuole e nuovi orizzonti di accoglienza”, Giovanni Sirignano, genitore del Gruppo Asperger Campania e referente della sezione di Avellino, sul tema dell’isolamento sociale, Maria Marino, psicologa, psicoterapeuta, PhD e docente SPC Napoli su “Diagnosi tardive, equivoci, fraintendimenti e conseguenze”, Paola Di Franco, psicologa, psicoterapeuta, gruppo Inclusione e Neurodiversità dell’Ordine degli Psicologi della Campania, su “Intervento mediato dai contesti e ruolo dei pari”, un docente del liceo “Imbriani” di Avellino che darà un feedback sull’intervento mediato dai pari che si sta svolgendo presso l’istituto scolastico cittadino, Roberto Ghiaccio, docente dell’Università “Giustino Fortunato”, neurologo specialista ambulatoriale dell’ASL di Avellino, su “Adolescenza e transizione all’età adulta, criticità”. La sintesi e le conclusioni sono affidate a Domenico Dragone, direttore di Neuropsichiatria Infantile e Salute Mentale dell’ASL Avellino e docente dell’Università “Giustino Fortunato”.    

L’incontro è aperto a dirigenti scolastici, insegnanti di ogni ordine e grado, famiglie, educatori e operatori del mondo dello sport, dell’arte e della cultura, con l’obiettivo di costruire una rete sempre più consapevole e inclusiva. Un’occasione preziosa per riflettere insieme e per ribadire che solo attraverso la conoscenza e la condivisione è possibile superare ogni forma di invisibilità.

(IN)STAGIONE: La macchia di Fabio Pisano a Sala Assoli Moscato dal 7 al 10 maggio 2026


Lo spettacolo è prodotto da Liberaimago con il supporto del Teatro Area Nord.

La macchia è un thriller relazionale che si insinua nella quotidianità. Da un problema in apparenza banale emergono tensioni profonde, rivelando conflitti sociali e umani che covano sotto la superficie. Basta poco: una perdita d’acqua, una richiesta legittima, una discussione che da principio sembra innocua.



La vicenda prende avvio proprio da qui. Un giovane che vive al piano terra di una palazzina di periferia bussa alla porta dei vicini del piano di sopra: dal loro bagno proviene una perdita che ha già lasciato una macchia di umidità sul soffitto del suo appartamento. Il ragazzo cerca semplicemente di segnalare il problema e trovare una soluzione.

Ad accoglierlo sono i proprietari dell’appartamento, una coppia sposata. L’uomo lavora alla frontiera ed è convinto della propria integrità morale: non ha mai ceduto alla corruzione, non ha mai abusato del suo ruolo, ha sempre fatto rispettare le regole. Ma quella che dovrebbe essere una conversazione pratica e veloce si trasforma presto in un confronto sempre più teso, dove il dialogo si incrina e il confine tra casa e frontiera diventa sempre più sottile.



Fabio Pisano, autore e regista dell’opera, si è formato in drammaturgia con maestri della scena internazionale come Mark Ravenhill, Martin Crimp, Enzo Moscato, Laura Curino e Davide Carnevali. Importante anche l’incontro con la nuova scena spagnola, in particolare con Ana Fernández Valbuena, José Manuel Mora ed Esteve Soler.

Successivamente si avvicina alla regia studiando con registi come Lluís Pasqual, Oskaras Koršunovas e Massimiliano Civica. I suoi testi vengono messi in scena in Italia e all’estero, in teatri come il Teatro Bellini e il Piccolo Teatro Grassi.

Nel corso della sua carriera riceve numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Hystrio, il Premio Salvatore Quasimodo e il Premio Fersen, che porta alla pubblicazione del testo Una storia di impossibilità. Si dedica anche alla scrittura cinematografica: è soggettista e sceneggiatore del corto Le (S)confessioni, premiato a livello nazionale e internazionale, e finalista al Premio Solinas 2021 con il lungometraggio Celeste.



«La macchia nasce dalla volontà deliberata di non ascoltarsi. Qualcuno potrebbe leggerlo come teatro dell’assurdo, ma per me è qualcosa di diverso: l’assurdo, in qualche modo, consola. Qui non c’è consolazione.

Il personaggio di S. arriva con un abito e da un luogo che lo definiscono immediatamente agli occhi degli altri. Da quel momento non c’è più possibilità di cambiare sguardo. Non esiste frontiera che si possa davvero attraversare quando qualcuno ha già deciso di non ascoltarti».

Fabio Pisano



Liberaimago è una realtà teatrale attiva nella produzione di spettacoli e progetti formativi dedicati alla drammaturgia contemporanea. Fondata da Fabio Pisano, Roberto Ingenito e Francesca Borriero, la compagnia affianca alla ricerca scenica un intenso lavoro pedagogico nelle scuole e nei contesti sociali del territorio napoletano. Nel corso degli anni ha ricevuto diversi riconoscimenti nazionali per le proprie produzioni e attività.



Il testo di La macchia ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui:

Premio Nuovesensibilità 2.0

Premio Words Beyond – Translating Borders

pubblicazione sulla rivista Hystrio (n. 2/2022)

pubblicazione nelle raccolte Prossimità (Editoria & Spettacolo) e Words Beyond (Bottega Errante)

Premio Napoli Cultural Classic 2023 per il miglior cast



La macchia

scritto e diretto da Fabio Pisano

con Francesca Borriero, Emanuele Valenti, Michelangelo Dalisi

costumi Rosario Martone

sarta Luciana Donadio

ideazione scenica Luigi Ferrigno

disegno luci Paco Summonte

tecnico di scena Mauro Rea

assistente alla regia Francesco Luongo

foto di scena Luca del Pia

produzione Liberaimago con il supporto del Teatro Area Nord

durata: 65 minuti



Orari spettacoli

giovedì > sabato ore 20.30

domenica e festivi ore 18.00


Posto unico
intero 18 € | ridotto 15 €

Riduzioni: under 30, over 65, 
CartaEffe, enti convenzionati


Info e prenotazioni: 345 467 9142 – assoli@casadelcontemporaneo.it