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lunedì 23 marzo 2026

Al Nuovo Teatro Ateneo il 27 marzo 2026 JIDDU di Marco Berrettini

Un lavoro che intreccia scrittura coreografica e riflessione critica, interrogando – attraverso la vicenda di una compagnia di danza popolare bavarese – i confini tra identità, appropriazione e trasformazione dei linguaggi.

Al Nuovo Teatro Ateneo, il 27 marzo 2026 alle ore 20,30, la scena si apre alla danza con JIDDU, creazione di Marco Berrettini per Melk Prod. (Svizzera), un lavoro che intreccia dimensione coreografica e riflessione critica.
Interpretato da Sébastien Chatellier, Kevin Fay, Tristan Ihne, Manuella Renard ed Emma Terno, lo spettacolo prende avvio dalla vicenda di una compagnia di danza popolare bavarese che, incapace di ottenere riconoscimento, decide di appropriarsi di danze provenienti da altri paesi e culture. Una scelta che introduce una frattura profonda all’interno del gruppo, generando un conflitto che investe non solo la pratica artistica, ma anche le sue implicazioni etiche.
Attraverso un linguaggio che alterna ironia e rigore, JIDDU mette in tensione i concetti di autenticità, appartenenza e trasformazione, aprendo interrogativi che restano sospesi: i danzatori riusciranno a ricomporsi come comunità? E quale prezzo sarà necessario pagare perché la danza possa continuare a esistere come spazio condiviso?

Note di Marco Berrettini
Jiddu è la storia di una compagnia di danza popolare bavarese. In mancanza di successo, ha deciso di diversificare e diventare globale. A poco a poco, la troupe inizia a prendere in prestito, o addirittura a rubare, passi di danza da altri paesi e culture diverse. Ma questo cambiamento artistico, eticamente parlando, non è ben vissuto da tutti i ballerini. I loro problemi di coscienza vengono espressi e si trasformano rapidamente in contenzioso. Nel bel mezzo di una danza scoppia una discussione accesa e le danze si interrompono. Riusciranno i nostri bavaresi a fare la pace e a riprendere da dove avevano lasciato? Oppure è davvero giunto il momento che ogni persona abbia il proprio percorso e il proprio destino? 

Jiddu, il nuovo spettacolo della compagnia *Melk Prod., è una creazione che dedico al tema e alla forma del cerchio. Ho sperimentato il cerchio nella mia infanzia, all'asilo e a scuola. Più tardi, ho sperimentato il cerchio alle feste di paese e l’ho ballato in spettacoli folcloristici. Penso anche al cerchio delle cerimonie spirituali, ai diversi e variegati cerchi delle celebrazioni familiari come i matrimoni o i compleanni. Penso, infine, ai cerchi di attivisti politici, come quelli guidati da Jill Sigman, insegnante di danza e attivista newyorkese, e da cui poi si è ispirato il cerchio infinito degli ostinati, che nel 2009 ha riunito attivisti impegnati contro la riforma del sistema ricerca su una marcia permanente sui centri nevralgici francesi. Quello che mi colpisce in particolare del cerchio, e che si oppone a tutti i conflitti attuali nel mondo, e alle difficoltà degli esseri umani di essere felici e di “trovare” un senso alla propria vita, è che il cerchio, grazie al suo aspetto universale, sembra mettere tutti d’accordo, cancellando differenze culturali, politiche, economiche e identitarie. Ma d'accordo su cosa, esattamente? Per me c'è qualcosa di misterioso nell'atmosfera che si respira quando balliamo in tondo, quando siamo in cerchio. L'individuo si avvicina allo spazio in cui si svolge il giro. Una parte di lui svanisce, come se si dovesse chiudere una porta per aprirne temporaneamente un'altra. Questa nuova porta è quella della comunità, della condivisione dello stesso movimento, dello stesso entusiasmo, della stessa ricerca della gioia. Ciò che è misterioso non è tanto il fatto che ci muoviamo da uno spazio geografico e psicologico all'altro, ma il fatto che questa danza in cerchio sia priva di negatività, contraddizioni, conflitti e giudizi. Da dove viene questo modo di mettere tutti d’accordo, questo candore? Non viene dagli esseri umani che danzano, perché rimangono coscienti, nel profondo, di ciò che sono e del fatto che il cerchio sarà solo un breve intervallo tra il loro "stato" individuale e il loro "stato collettivo". Appare la sensazione di una “terza entità”. Mi sembra che questa “entità” o “atmosfera” sia qualcosa di simile ad un profumo. La ricerca di questo profumo è la storia profonda di Jiddu.

Il titolo Jiddu rende omaggio al pensatore indiano Jiddu Krishnamurti, il cui pensiero influenza da molti anni le mie creazioni. Nel 1929 dichiarò: “la verità è una terra senza sentiero. Cerchiamo sempre di costruire un ponte tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere; e attraverso questo diamo vita ad uno stato di contraddizione e conflitto in cui tutte le energie vengono perse.” Il cerchio rappresenterebbe quindi non solo una forma di luce comune che trascende le differenze tra gli esseri umani, ma anche, come in un circolo vizioso, lo spazio di una nuova fonte di conflitto? Jiddu è uno spettacolo principalmente danzato, che gioca con lo spazio rotondo, con musica, video e luci. Ma di tanto in tanto gli interpreti parleranno in dialetto bavarese. Quanto detto verrà immediatamente tradotto nella lingua parlata del Paese in cui avrà luogo l'esibizione da uno degli interpreti. Spero che questo crei una certa complicità tra i ballerini e il pubblico. E aggiungerà un tocco di realismo allo spettacolo. Ogni volta che la tensione sale in superficie, ogni volta che i ballerini interrompono la danza per discutere, lo fanno in dialetto bavarese.

Note di contesto sulla stagione


Tra marzo e maggio il cartellone si dispiega come una geografia teatrale del mondo, attraversando lingue, memorie e tradizioni sceniche. Il 31 marzo Uproar, nato dalla collaborazione tra Carolina Rieckhof e Moyra Silva, esplora movimento e suono a partire dai saperi ancestrali peruviani e dalla memoria delle proteste represse. Il 12 aprile Mi madre y el dinero di Anacarsis Ramos intreccia autobiografia e documento per raccontare sessant’anni di lavoro precario nello stato messicano di Campeche. Il 7 maggio la grande attrice-danzatrice indiana Kapila Venu porta in prima italiana Parvati Viraham, raffinata rilettura femminile della tradizione del Nāṅgīār Kūthu. Il 13 maggio Il figlio della tempesta di Armando Punzo e Andrea Salvadori rievoca trent’anni della Compagnia della Fortezza, intrecciando parole, suono e immagini nate nell’esperienza unica del carcere di Volterra. Chiude il 17 maggio L’ombra lunga di Alois Brunner del drammaturgo siriano Mudar Alhaggi, un’indagine teatrale vertiginosa in cui la storia europea e quella mediorientale si riflettono nell’esperienza dell’esilio e della memoria politica.




Info e acquisto biglietti

Polo Museale - Sapienza Cultura - Sezione Nuovo Teatro Ateneo 
Sapienza Università di Roma
Mail: segreteria.nuovoteatroateneo@uniroma1.it
Telefono: 0649914115
Sito: https://nuovoteatroateneo.web.uniroma1.it/  
Instagram: @nuovoteatroateneosapienza
Piazzale Aldo Moro 5, 00185 Roma - Edificio CU017


LINK VIVATICKET 
https://www.vivaticket.com/it/ticket/jiddu/291766


Orario spettacoli: 20.30
L'ingresso per gli spettacoli della STAGIONE è da piazzale Aldo Moro 5 oppure dal cancello pedonale in viale delle Scienze 11 (a destra della sbarra di accesso al parcheggio sotterraneo).

Dopo aver prenotato il tuo biglietto, prenota anche il parcheggio all’interno della città universitaria al seguente link
https://bit.ly/parcheggiocusapienza

Spazio Rossellini, il 24 marzo "La comprensione della diversità"

Domani, 24 marzo alle ore 20.00, è in programma La comprensione della diversità – Trent’anni di ricerca teatrale integrata, work in progress del saggio spettacolo Pinocchia, adolescente di legno, a cura del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli.

Con testi di Roberto Gandini e Roberto Scarpetti e regia di Roberto Gandini, lo spettacolo restituisce un passaggio vivo di un percorso trentennale fondato sull’incontro tra attrici e attori con e senza disabilità. Al centro, la figura di Pinocchia – qui declinata al femminile – attraversa il tema dell’identità e della differenza, in un processo scenico aperto e condiviso.


Cosa accade quando il teatro smette di limitarsi a rappresentare il reale e diventa esso stesso spazio di liberazione? Nasce da questa urgenza LE ALI DELLA LIBERTÀ — quando il teatro libera e include, la rassegna ideata da Giovanni Anversa e Isabella Di Cola, promossa da ATCL, in programma dal 23 al 27 marzo alle ore 20.00 presso lo Spazio Rossellini di Roma. Cinque serate consecutive, cinque esperienze sceniche diverse per linguaggio e poetica ma unite da un medesimo orizzonte: restituire voce, presenza e dignità artistica a chi troppo spesso resta ai margini dello sguardo sociale — persone con disabilità, individui segnati dalla detenzione, vite sospese tra identità, migrazione e isolamento.

Il titolo, evocato da uno dei film più celebri della storia del cinema, diventa qui dichiarazione programmatica: raccontare esperienze esemplari di inclusione sociale attraverso le arti performative. In questo percorso, ATCL con Spazio Rossellini si è affermato come punto di riferimento e motore di progettualità che riconoscono nel teatro, nella danza e nella musica strumenti concreti di espressione, consapevolezza e relazione per soggetti fragili o marginalizzati. Salire su un palcoscenico aperto al pubblico non è soltanto un atto artistico ma un gesto di libertà reale, capace di mettere simbolicamente “le ali” a chi sceglie di esporsi con la propria unicità per parlare a tutte e tutti.

La rassegna si propone inoltre di intessere relazioni vive con il territorio, coinvolgendo associazioni, istituzioni culturali e realtà accademiche — tra cui Università Roma Tre, Sapienza Università di Roma, Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli, Fondazione Teatro di Roma.

All’interno di questo orizzonte si inserisce, il 24 marzo, La comprensione della diversità — Trent’anni di ricerca teatrale integrata, progetto che restituisce al pubblico un passaggio significativo del lavoro del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli, una delle esperienze più solide e longeve nel campo del teatro inclusivo in Italia. I testi sono di Roberto Gandini e Roberto Scarpetti, regia Roberto Gandini, elementi di scena Tiziano Juno, musica Federico Pappalardo; con Maura Ceccarelli, Flavio Corradini, Rebecca Gentile, Alessandro Giorgi. Alexia Giulioli, Samuel Kowalik, Edoardo Maria Lombardo, Andres Lucas, Matteo Marcelli, Anita Marziali, Laura Mastrangeli, Andra Maria Murgu, Aurora Orazi, Ettore Pettinelli, Fabio Piperno, Edoardo Ricotta, Marcello Selvatino, Elena Sili, Lucia Zorzoli. Assistente alla regia Davide Marinacci, suggeritrice Irene Falaschi, coordinamento pedagogico Anna Leo, coordinamento specialistico Roberta Penge, segreteria L.T.I. Piero Gabrielli Giorgio Lourier, ufficio attività culturali Ilaria Iuozzo, Gaia Polidori, responsabile Silvia Cabasino, staff tecnico della Fondazione Teatro di Roma; si ringrazia Lea Giamattei, dottoranda XL ciclo Conservatorio di Brescia e Accademia di Danza, produzione Teatro di Roma - Teatro Nazionale / Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli

Nel 2026 il Laboratorio Gabrielli sarà al trentunesimo anno di attività in questo tempo, l’approccio alla creazione inclusiva si è arricchito di esperienza laboratoriale e di tecniche interpretative. Questa performance attraversa alcuni passaggi chiave del percorso artistico del Laboratorio e offre al pubblico un’anticipazione del saggio/spettacolo “Pinocchia, adolescente di legno” che debutterà al Teatro Elsa Morante il 30 maggio 2026. Il personaggio che più di ogni altro ha segnato la drammaturgia del Laboratorio Gabrielli, oltre alle figure nate dalla fantasia di Gianni Rodari, è stato Pinocchio: il diverso per antonomasia. Nel bicentenario dalla nascita del suo autore, Carlo Collodi, ci siamo chiesti: cosa accadrebbe se dal famoso “ciocco di legno” nascesse una burattina? Una prima risposta la daremo con La comprensione della diversità, insieme a 19 attrici e attori, con e senza disabilità, in scena con musica dal vivo. Definire in anticipo ciò che verrà presentato al pubblico non è semplice – scrive Roberto Gandini - Il processo teatrale, per sua natura, procede per ipotesi, revisioni e scarti: quel ragazzo a cui è stata affidata la parte è più bravo del previsto, quella ragazza con disabilità fa venire fuori un aspetto della storia a cui non si era pensato… 

Le prove diventano così uno spazio di ricerca in cui il senso dello spettacolo prende forma progressivamente, attraverso un’elaborazione condivisa. L’adolescenza è una patologia dalla quale i più guariscono. Ma a che prezzo e con quali passaggi? Pinocchia non vuole andare a scuola, non vuole lavorare, vuole stare con gli amici, vuole scappare. È “umana troppo umana” anche se è fatta di legno ed è alla ricerca disperata di un’altra identità. Pinocchia vuole essere come gli altri, ma chi sono gli altri? I suoi simili sono i burattini che l’accolgono e le vogliono bene. Anche lei ama quei “diversi”, ma non le basta. Allora corre incontro all’amore che scopre con Lucignolo, e corre verso esperienze che l’abbrutiscono e la rendono un’asina! Pinocchia, attraverso questa sofferenza, acquisirà l’identità tanto desiderata. E vissero felici e contenti? No, perché la ricerca dell’identità è una trama con molti sequel.


A Napoli l’incontro con Raffaela Mariniello per Il sabato della fotografia il 28 marzo 2026

L’appuntamento rientra in "Look at Italy - Il paesaggio e la fotografia italiana", sezione curata da Manuela Fugenzi a Sala Assoli Moscato sabato 28 marzo ore 11:30



Terzo appuntamento con la rassegna Look at Italy a cura di Manuela Fugenzi, la rassegna che prevede l’incontro con 4 protagonisti della fotografia italiana: dopo i dialoghi con Olivo Barbieri e Dario Coletti, Raffaela Mariniello incontra il pubblico di Il sabato della fotografia. 



Si tratta di una preziosa occasione per conoscere e riflettere sulle diverse possibilità dello sguardo fotografico quando l’interesse si focalizza sul territorio, e non solo quello del nostro paese. Da tempo la fotografia di paesaggio italiana, che dalla tradizione della veduta in pittura e incisione ha origine, si è andata diversificando, guardando alle esperienze internazionali e sperimentando nuovi approcci che partono da esperienze fondative come ad esempio Viaggio in Italia, del 1984 realizzata da Luigi Ghirri e da un nutrito gruppo di fotografi tra i quali gli artisti incontrati fino a questo momento in rassegna.



Raffaela Mariniello (Napoli, 1961) sarà in dialogo con Manuela Fugenzi sul tema delle contraddizioni della visione, per un viaggio attraverso la sua ricerca che “coniuga rigore analitico e visione personale, trasformando il paesaggio in strumento di lettura critica del presente. I suoi lavori sono attraversati da una continua sperimentazione dove lo studio della luce, naturale e artificiale, accompagna la sua indagine costante sulla metamorfosi dei territori”. Questa è la motivazione del premio BDC (dei collezionisti di arte contemporanea Lucia Bonanni e Mauro Del Rio) che Mariniello ha appena ricevuto a Milano in occasione del MIA Photo Fair.



Tra le personalità più significative della fotografia contemporanea italiana con importanti esperienze a livello europeo, da quattro decenni, dalla fine degli anni Ottanta, la sua ricerca è caratterizzata da una sperimentazione continua con l’uso di differenti mezzi espressivi, da un raffinato bianco e nero al colore, dal video al lungometraggio. Per un’indagine sui limiti, sulle marginalità, le periferie urbane come i centri storici delle città italiane alterati dal turismo di massa, luoghi dove è accaduto qualcosa o dove è in corso un mutamento.




Ricordiamo che in sala Assoli Moscato è possibile visitare la mostra “FRAGILE: Il teatro necessario di Davide Iodice” Studio visivo di Pino Miraglia su “Mettersi nei panni degli altri” e “La luna”



La mostra sarà visitabile fino al 12 aprile, nei giorni di apertura della sala dalle 19:00.

Info

345 467 9142

assoli@casadelcontemporaneo.it

Lo Spiraglio Filmfestival della Salute Mentale, XVI edizione

Roma - Museo MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo
15/18 aprile 2026


Premio Lo Spiraglio a Rocco Papaleo, in concorso lungometraggi e cortometraggi a tema salute mentale, per la sedicesima edizione del festival, a ingresso gratuito fino a esaurimento posti

Torna a Roma dal 15 al 18 aprile 2026, a ingresso gratuito fino a esaurimento posti, presso il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Lo Spiraglio Filmfestival della salute mentale, giunto alla sedicesima edizione. Diretto da Federico Russo per la parte scientifica e da Franco Montini per quella artistica e organizzato dal Dipartimento Salute Mentale della ASL Roma 1 e ROMA CAPITALE in collaborazione con il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, il festival è ormai un appuntamento fondamentale per capire, pensare e conoscere a fondo il mondo della salute mentale.

 

Lo Spiraglio Filmfestival come ogni anno, assegnerà, durante la serata finale, il Premio Lo Spiraglio a un personaggio particolarmente significativo del mondo cinematografico che abbia raccontato vita, sentimenti ed emozioni di persone e gruppi legati al mondo della salute mentale. Questa edizione vedrà premiato l'attore, regista, sceneggiatore e musicista Rocco Papaleo. Nelle edizioni passate sono stati premiati Paolo Genovese, Matteo Garrone, Roberto Andò, Elio Germano, Claudio Santamaria, Saverio Costanzo, Fabrizio Bentivoglio, Anna Foglietta, Paolo Virzì, Sergio Rubini, Sergio Castellitto, Carlo Verdone, Alba Rohrwacher, Marco Bellocchio e Giulio Manfredonia. Lo Spiraglio Filmfestival della salute mentale si innesta sempre più nel crescente interesse pubblico e mediatico verso i temi della salute mentale, sempre meno tabù e sempre più rappresentati anche in ambito artistico. Con una fitta serie di appuntamenti il gruppo integrato di selezionatori (critici cinematografici, volontari, operatori, utenti e stagisti dei servizi di salute mentale) ha concordato su sei lungometraggi e quindici cortometraggi che accedono alle fasi finali del concorso, scelti tra i numerosi film iscritti all’edizione di questo anno.

 

Tra i cortometraggi, I'm Not a Robot, di Victoria Warmerdam, già vincitore del Premio Oscar 2025, ma anche gli italiani La clessidra umana di Elia Bei, I colori dell’anima di Ruggiero Torre, In Gaza Pietas di Diego Monfredini, Dagon di Paolo Gaudio e Devotee di Roberta Palmieri e Francesco Rubattu. Storie che raccontano di una lunga notte in un ospedale psichiatrico, nel 1962; di persone che ogni giorno convivono con le sfide della salute mentale; della guerra che ruba l’infanzia a una generazione intera. Spazio anche a un corto ispirato a un racconto di H.P. Lovecraft e al ricordo di una ex-campionessa di valzer lento sopravvissuta al terremoto dell’Irpinia del 1980. Nei film brevi proposti dal festival si rincorrono ricordi, dialoghi, relazioni, gesti quotidiani, fede e difficoltà, paure e delusioni, ma anche nuovi equilibri e incontri inaspettati.

 

Non meno vari sono gli argomenti affrontati nei sei lungometraggi in concorso, ambientati in Italia e all’estero. Fra i primi Fratelli di culla di Alessandro Piva, centrato sullo scontro fra due diritti fondamentali e inconciliabili: il diritto dei figli adottivi di conoscere le proprie origini biologiche e il diritto delle madri di vedersi riconoscere l’anonimato e Anime violate di Matteo Balsamo che racconta la sadica crudeltà delle truffe sentimentali. La drammatica realtà africana e le occasioni di riscatto attraverso il calcio sono invece l’argomento di The Madmen coach di Carlo Liberatore.

La giuria, composta dal presidente degli utenti della Toscana Giovanni Gallori, dalla sociologa Arianna Marcorè, dalla sceneggiatrice e regista Ludovica Rampoldi, dall’infermiera Rada Tomic e dal regista Mimmo Verdesca, assegnerà i seguenti Premi: Premio “Fausto Antonucci” di 1.000 euro al miglior cortometraggio, il Premio “Jorge Garcia Badaracco – Fondazione Maria Elisa Mitre” di 1.000 euro al miglior lungometraggio. Premio “SAMIFO” (Salute Migranti Forzati) di 1.000 euro assegnato a un lungo o cortometraggio scelto tra i film finalisti che meglio saprà raccontare aspetti legati alla transculturalità, il confronto/scontro tra culture e società diverse, la storia di migrazioni umane, il trauma dei rifugiati, la violazione dei diritti umani, la discriminazione e il razzismo, l’impatto sulla salute mentale della migrazione. Quindi, il Premio Luciano De Feo di 1000 euro, assegnato dal Comitato di Selezione del festival, al film che abbia mostrato più attenzione ai contenuti scientifici. Sarà inoltre costituita una giuria popolare, aperta al pubblico degli appassionati, che assegnerà il Premio del Pubblico de Lo Spiraglio. Le modalità e il regolamento verranno pubblicati in seguito sul sito del Festival.

 

A completare il programma anche due appuntamenti speciali: una serata dedicata al film Il maestro di Andrea Di Stefano ed insieme al regista si discuterà degli aspetti psicologici di questa disciplina sportiva dove sul terreno di gioco il confronto fra gli avversari non riguarda solo la tecnica, e un incontro sulla fiction Le libere donne con la partecipazione del regista Michele Soavi, degli sceneggiatori Peter Exacoustos e Laura Nuti e della presidente della Fondazione Mario Tobino, Isabella Tobino.

 

Organizzato dal Dipartimento Salute Mentale della ASL Roma 1 e ROMA CAPITALE in collaborazione con il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, “Lo Spiraglio” FilmFestival della salute mentale arrivato ormai alla sua sedicesima edizione continua a raccontare il mondo della salute mentale nelle sue molteplici varietà, attraverso le immagini e la grande forza evocativa del cinema e dell’audiovisivo. L’obiettivo dell'evento è quello di avvicinare il pubblico alla tematica, di promuovere salute mentale e consapevolezza, di ridurre l’impatto dello stigma che è il principale motivo che allontana e ritarda l'accesso alle cure e ai servizi pubblici. Vuole essere come ogni anno una festa dedicata alla grande cultura della salute mentale italiana e non solo, e permettere a chi produce audiovisivi, dedicati o ispirati all'argomento, di mettere in evidenza risorse creative e qualità del prodotto.


Per maggiori informazioni

spiragliofest@gmail.com
www.lospiragliofilmfestival.org
www.facebook.com/spiragliofilmfestivaldellasalutementale/
www.instagram.com/lospiragliofilmfestival/
www.youtube.com/channel/UC33MCZkM9NCsTWdYDj7I7Ow
https://vimeo.com/401643761

 

Lutto Gaspare Russo, il ricordo di Claudio Gubitosi: “Comprese la novità e la bontà del Giffoni”

La nota del fondatore del festival del cinema per ragazzi: “Personaggio determinante per lo sviluppo dell’idea, il nostro un incrocio indissolubile”

 

Giffoni si stringe al ricordo di Gaspare Russo, già Presidente della Regione Campania e Sindaco di Salerno. Con una nota, Claudio Gubitosi, ideatore e fondatore del Festival del cinema per i ragazzi, ha voluto fissare alcuni dei passaggi che hanno permesso all’evento, arrivato al suo 56esimo anno di attività, di poter crescere, consolidarsi e diventare uno degli eventi non solo più attesi sotto il profilo nazionale ma anche tra i più apprezzati in ambito internazionale: “Conobbi Gaspare Russo tra il 1973 e il 1975. Allora ricopriva il ruolo di Presidente della Camera di Commercio. Fu molto importante, in quanto dal 1976 al 1979 Gaspare Russo diventò Presidente della Regione Campania. Il racconto non può continuare senza sottolineare alcuni aspetti. Oggi, senza nessuna esitazione e suffragato dai dati storici, posso dire che è stato il personaggio determinante per il prosieguo della vita di Giffoni. Comprese la bontà, la novità e la visione che avevo di far crescere un festival internazionale in un piccolo paese. Mi ha sempre sostenuto. Mai ho smesso di volergli bene, ammirato dalla sua dimensione politica. La storia mia e del festival è un incrocio indissolubile, raccontarla oggi così è un dovere”.

 

Il racconto di Gubitosi parte da un excursus storico: “I primi finanziamenti regionali per il Giffoni Film Festival, che sembravano già impegnativi a quel tempo, provengono dalla sua azione amministrativa. Oltre a chiedere sostegno per il festival, non potevo non evidenziare le difficoltà della viabilità, soprattutto riguardanti la strada provinciale tra Salerno e Giffoni Valle Piana. Nella sua prima visita ufficiale da Presidente della Regione nel 1976, in un Cinema Valle stracolmo di persone per la cerimonia di chiusura della sesta edizione elevai questo grido di dolore che lui raccolse prontamente. Ricordo un titolo di un servizio giornalistico del quotidiano “Il Mattino” che titolava “Il Festival chiede strada”. Con la sua azione politica iniziarono i primi miglioramenti di questa arteria importante. Gaspare è stato più volte a Giffoni. Non solo fino al 1979 come presidente ma anche negli anni a seguire. Prima di chiunque altro era l’interlocutore primario e principale. Nel 1984, a seguito di una delle tante crisi di sviluppo del festival, feci una lunga intervista a “Il Mattino” all’indomani della chiusura della quattordicesima edizione. Sono proprio questi momenti, gli episodi, dove si può verificare la statura politica di un uomo. Lo chiamai e chiesi un appuntamento, che si tenne in una pausa del Consiglio Regionale al Maschio Angioino. Sul tavolo c’era una legge regionale proposta da un gruppo di consiglieri regionali di tutti i partiti. Dopo pochi giorni firmò la bozza di legge insieme ai consiglieri. Venne approvata in Consiglio Regionale con questa dicitura: Legge Regionale del 27 agosto 1984 n.35 “Contributo all’Ente Autonomo Festival Internazionale del Cinema per ragazzi di Giffoni Valle Piana” Gaspare è stato a Giffoni anche nel 1986, quando in un convegno al Comune, presentai la bozza definitiva della Cittadella del Cinema. Erano presenti anche il Direttore dell’Ept Tommaso Cunego, il Presidente della Camera di Commercio Antonio Pastore, il Presidente onorario Generoso Andria, il Presidente dell’Ente Festival Mario Ferrara, il Sindaco di Giffoni Ugo Carpinelli, il Consigliere Regionale Isaia Sales e l’attore Giuliano Gemma. Ne porto un ricordo davvero speciale”.  

Generazione Vincente: il 27% dei lavoratori somministrati è di nazionalità estera

In un mercato del lavoro sempre più dinamico e interconnesso, l’inclusione non è più soltanto un valore etico, ma un vero fattore competitivo. Nel lavoro in somministrazione, valorizzare la diversità culturale, generazionale e professionale significa offrire risposte più efficaci alle esigenze delle imprese e del contesto sociale. Le aziende che scelgono di investire in ambienti di lavoro inclusivi si dimostrano spesso più resilienti, innovative e capaci di leggere il cambiamento. Promuovere l’inclusione significa quindi aprire la strada a nuove prospettive, arricchire i processi decisionali e costruire organizzazioni in grado di affrontare con maggiore solidità le sfide del presente. In questa prospettiva, l’inclusione rappresenta non solo una responsabilità sociale, ma anche un investimento strategico.

 

Lavoratori provenienti dall’estero: 82 Paesi coinvolti nel lavoro in somministrazione

I dati 2025, provenienti dalla nostra banca dati interna, restituiscono un quadro particolarmente significativo. Generazione Vincente ha accompagnato un numero rilevante di lavoratori verso il mercato del lavoro, confermando con evidenza il ruolo dell’inclusione nella somministrazione di lavoro.

Il primo dato che emerge con forza è questo: i lavoratori in somministrazione coinvolti provengono da ben 82 Paesi differenti. Un numero che testimonia la capacità dell’azienda di attrarre, accogliere e valorizzare competenze internazionali, con presenze provenienti da diversi Paesi europei, dal Sud America, dall’Africa e dall’Asia.

Di questi, il 27% è di nazionalità estera. Si va dalla Bielorussia alla Bolivia, passando per Kosovo, Iran, Ghana e molti altri Paesi. Tra le nazionalità più rappresentate figurano il Marocco, il Pakistan, la Romania e il Bangladesh, primo Paese di provenienza per numero di lavoratori inseriti.

 

“Coinvolgere lavoratori provenienti da 82 Paesi diversi non è solo un dato rilevante. È la prova concreta che inclusione e qualità possono tradursi in valore reale, per le persone e per le imprese.”
— Alfredo Amoroso, AD di Generazione Vincente

 

Generazione Senza Frontiere: la business line di Generazione Vincente dedicata all’inclusione

Da anni Generazione Vincente presidia questo ambito anche attraverso Generazione Senza Frontiere, la business line dedicata a favorire l’incontro tra competenze internazionali e imprese italiane. Si tratta di un’attività costruita su un supporto concreto: dall’accoglienza dei lavoratori stranieri fino alla loro integrazione nel contesto lavorativo e sociale. Nel tempo, Generazione Senza Frontiere si è affermata come un punto di riferimento stabile, capace di creare opportunità reali e di valorizzare persone provenienti da culture, esperienze e vissuti differenti.

 

Inclusione lavorativa e somministrazione: una prospettiva concreta

Generazione Vincente, attraverso la propria rete e le sue business line, costruisce ogni giorno ponti tra persone, competenze e imprese, riconoscendo nella diversità una risorsa reale e operativa.

 

Questo lavoro contribuisce a rendere il mercato del lavoro più aperto, dinamico e inclusivo. In questo scenario, Generazione Vincente conferma il proprio ruolo nel promuovere il lavoro in somministrazione come strumento capace di favorire integrazione, occupazione e valorizzazione delle persone nel panorama occupazionale italiano.

 

 

Quattrozampeinfiera Napoli 2026: un weekend indimenticabile per tutti gli amanti degli animali

11 e il 12 aprile, alla Mostra d’Oltremare,
due giorni indimenticabili per cani, gatti e il loro umani.

Se sei un amante di cani e gatti e desideri trascorrere un weekend indimenticabile con il tuo amico a quattro zampe, non puoi perdere Quattrozampeinfiera, l’evento pet-friendly più atteso in Italia che si terrà sabato 11 e domenica 12 aprile 2026 alla Mostra d’Oltremare di Napoli.

Il programma delle due giornate propone numerose dog activities adatte a ogni livello di esperienza. Dal Mantrailing, attività nella quale il cane esercita il suo fiuto, all’Obedience, nella quale il cane esegue una routine di esercizi atti ad impartire un comportamento controllato e collaborativo nei confronti dell’umano.

Gli appassionati di sport cinofili potranno partecipare anche ad altre attività come: Rally O, Educazione di base o Condotta al guinzaglio, mentre per i cani che amano l’acqua c’è l’Acquadog, un’attività pensata per divertirsi e prendere confidenza con l’ambiente acquatico. Grande attenzione anche ai soggetti più piccoli, sessioni di puppy class dedicate alla socializzazione e alle prime regole, seguite da educatori cinofili qualificati.

Non manca l’area Pet à Porter, uno spazio dedicato allo stile e agli accessori per animali. Cappottini personalizzati, collari di design, borse da trasporto e gadget innovativi offrono ai visitatori la possibilità di unire estetica e funzionalità, garantendo sempre il massimo comfort ai propri amici a quattro zampe.

Debutta anche a Napoli il nuovo format “Podcast in Fiera”, attivo in tutte le tappe del circuito. All’interno di uno studio radiofonico prendono voce i protagonisti che da oltre tredici anni animano la manifestazione: visitatori, aziende, professionisti del settore e influencer. Tra i format proposti “Il TG degli Animali”, condotto da Simone Cantarini, che racconta il mondo pet con ironia e spunti di riflessione, “Bestie di Casa” dedicato alla quotidianità della convivenza con gli animali e “IntervistePet” con Elena Galliano, che esplora le sfide e le opportunità del pet market, tra nuove tendenze, tecnologie emergenti e pratiche innovative per il benessere animale.

 

A completare il programma tornano la Friends Show by Monge, la sfilata amatoriale aperta a cani e gatti di ogni razza e taglia, e la Dog Winner by Farmina, riservata ai cani di razza. Confermata anche l’iniziativa solidale #Usatopet, che invita i visitatori a donare accessori usati in buone condizioni da destinare alle associazioni locali. Un gesto semplice ma di grande valore sociale, che rafforza l’impegno di Quattrozampeinfiera sui temi della sostenibilità e della responsabilità verso gli animali in difficoltà.

Orario
10.00 - 19.00 - chiusura casse ore 18.00

Biglietti

- Biglietto intero 15€

- Biglietto online 12€

- Biglietto con sconto scaricabile da quattrozampeinfiera.it e da presentare in cassa 11€

- Bambini 0-5 anni ingresso gratuito

- 6-9 anni 11€ acquistabile solo in cassa con obbligo di esibire un documento

- Ingresso gratuito per invalidità al 100% e per un accompagnatore

Per maggiori informazioni è possibile visitare quattrozampeinfiera.it o contattare il numero 0362 1636218.