“Roma sta facendo i conti con la fine di una stagione di euforia sugli affitti brevi. Napoli non può permettersi di ignorare quei segnali e procedere come se il mercato si autoregolasse da solo”. Lo afferma Enrico Ditto, imprenditore napoletano attivo nel settore turismo, intervenendo nel dibattito sull’espansione delle locazioni turistiche e sulla tenuta dei servizi cittadini alla vigilia di un evento internazionale come l’America's Cup.
Negli ultimi mesi, nella Capitale, diversi osservatori hanno parlato di una revisione del mercato degli affitti brevi dopo le aspettative legate al Giubileo. Una parte dei proprietari avrebbe riportato gli immobili verso il mercato residenziale tradizionale. “Non è una sconfitta del turismo”, osserva Ditto, “è la dimostrazione che senza equilibrio tra domanda, costi, tasse e sostenibilità urbana si creano distorsioni che prima o poi presentano il conto”.
Secondo l’imprenditore, Napoli vive oggi una fase espansiva sul piano dei flussi, ma mostra fragilità strutturali che non possono essere ignorate. “L’imposta di soggiorno è ormai allineata a quella delle grandi città europee. È legittimo chiedere cosa venga restituito in termini di servizi. Strade pulite, trasporti efficienti, programmazione degli eventi, manutenzione ordinaria: questi non sono dettagli, sono la base di qualunque strategia turistica credibile”.
Ditto chiarisce di non essere contrario agli affitti brevi in quanto tali. “Sono uno strumento economico, hanno generato reddito diffuso e consentito a molte famiglie di integrare entrate. Il punto è un altro: governare il fenomeno. Senza regole certe, controlli seri e pianificazione, il rischio è comprimere il mercato residenziale e aumentare la tensione sociale nei quartieri più esposti”. Poi dedica un passaggio alla tassa di soggiorno: “A Napoli il contributo richiesto ai turisti ha raggiunto livelli da grande metropoli europea. È una scelta legittima, ma ogni euro incassato deve tradursi in servizi visibili e misurabili. Se chiediamo tra i 4,50 e i 5 euro a notte, dobbiamo garantire standard adeguati di pulizia urbana, mobilità, decoro e informazione. Diversamente, il rischio è scaricare sul visitatore un costo senza restituire valore e, allo stesso tempo, non alleggerire il peso che grava sui residenti”.
Il riferimento è anche alla gestione dei grandi eventi. “Un appuntamento come l’America’s Cup rappresenta un’opportunità straordinaria di visibilità internazionale. Ma la visibilità amplifica tutto: le eccellenze e le inefficienze. Se la città non regge l’urto in termini di mobilità, rifiuti, sicurezza urbana e servizi, quella che oggi sembra una vetrina domani può trasformarsi in un elemento di pressione per chi vive Napoli ogni giorno”.
Ditto insiste sulla necessità di una linea politica chiara. “Non si governa il turismo contando solo le presenze. Si governa programmando, investendo sulle infrastrutture e ascoltando i territori. Se interi quartieri cambiano funzione senza una strategia pubblica, non è sviluppo: è adattamento passivo al mercato”.
“Roma sta correggendo il tiro dopo una fase di espansione accelerata. Napoli ha ancora il tempo per evitare squilibri strutturali. Il turismo è una risorsa, ma senza governo diventa una variabile incontrollata. E le variabili incontrollate, prima o poi, incidono sulla qualità della vita dei cittadini”, conclude Ditto.


