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mercoledì 28 ottobre 2026

MTV a FINE Italy, l’enoturismo riparte dalle diversità dei territori per costruire strategie comuni per il futuro

Enoturismo, la diversità che crea valore,  Presentato martedì 27 ottobre 2026 a FINE Italy Il Movimento Turismo del Vino a FINE Italy: l’enoturismo riparte dalle diversità dei territori per costruire strategie comuni per il futuro. Il comune denominatore dell'enoturismo italiano è la diversità.

Presentati dalla presidente di MTV Italia Gardini Cinelli Colombini i risultati della ricerca condotta da CESEO dell’Università Lumsa di Rom. A confronto Toscana e Sicilia: due modelli di accoglienza tra internazionalizzazione, sostenibilità e nuove esperienze per raccontare le sfide attuali dell’ospitalità in cantina. 

Non esiste un unico modello di enoturismo: le modalità di accoglienza e le esperienze proposte da ogni cantina seguono le caratteristiche e le peculiarità del proprio territorio.
E’ proprio sulle differenze che si gioca il futuro del settore e comprenderle permette di sviluppare azioni adatte a ogni realtà e capaci di trasformare il vino in un’esperienza che va oltre la degustazione. Dall’andamento dei flussi turistici, alle sfide legate all’accessibilità e ai temi sostenibili, l’indagine a cura del CESEO (Centro Studi Enoturistici e Oleoturistici) -LUMSA sulle cantine del Movimento Turismo del Vino esplora in occasione di FINE Italy Toscana e Sicilia e restituisce un quadro articolato sul valore della diversità territoriali e sulle opportunità di sviluppo dell’enoturismo. Due regioni che si distinguono per l’elevata presenza di visitatori stranieri in cantina ((le cantine con oltre la metà di enoturisti esteri sono il 66% in Toscana e il 74% in Sicilia) Le cantine toscane hanno una posizione di leader e pioniere ma sanno anche gestire meglio i rapporti con chi commercializza l’enoturismo (46% manda le proposte più volte l’anno), mentre le siciliane hanno un profilo più giovane e orientato alla sostenibilità e le relazioni online e che propongono due modelli di accoglienza diversi ma complementari: nelle cantine toscane il vino si intreccia con la cultura e con il paesaggio, mostrando inoltre una grande capacità di interagire con gli operatori del settore sul territorio (il 46% manda le proposte più volte l’anno) mentre, nelle cantine siciliane si registra una spiccata attenzione alla sostenibilità, con una proposta enoturistica che trova nella gastronomia e nel calore di un’ospitalità festosa i suoi tratti distintivi.


La ricerca, presentata il 27 ottobre a Riva del Garda, nell’ambito di FINE Italy, il primo salone fieristico del turismo del vino in Italia, racconta due modelli di successo per la loro capacità di rendere l’accoglienza in cantina sempre più qualificata, accessibile e sostenibile. La presentazione dei dati a livello nazionale è stata illustrata da Violante Gardini Cinelli Colombini, presidente Movimento Turismo del Vino e titolare Cantina Donatella Cinelli Colombini; a Federica Fina, Presidente Movimento Turismo del Vino Sicilia e titolare Cantine Fina l’approfondimento delle caratteristiche della regione e le esperienze portate avanti con la propria azienda e così Flavio Nuti, Vicepresidente Movimento Turismo del Vino Toscana, Amministratore Cantina Podere La Regola, E, infine, in collegamento da Vinitaly NY, Alessio Piccardi - CEO & Founder Fieramente Srl, ha presentato una panoramica sui dati più recenti dedicata alle importazioni di vino italiano negli USA, evidenziando le evoluzioni e le differenze tra i diversi territori.


“Questo confronto nasce dall’idea di leggere l’enoturismo a partire dalle differenze regionali - racconta Violante Gardini Cinelli Colombini, presidente MTV - ovvero importanti risorse da cui partire per individuare nuove possibilità di crescita in termini di miglioramento dell’offerta, qualità dell’accoglienza e capacità di rispondere agli obiettivi di sviluppo sostenibile. Come Movimento Turismo del Vino, crediamo che condividere esperienze e competenze sia fondamentale per costruire un settore più consapevole e competitivo, così da promuovere congiuntamente l’offerta enogastronomica italiana sottolineandone le diversità e unicità territoriali e permettere ad ogni realtà di crescere a proprio modo ma insieme alle altre”.


L’indagine ha posto in primo luogo l’attenzione sul fronte della domanda turistica che vede la Toscana confermarsi una destinazione consolidata, caratterizzata da flussi importanti e una rete commerciale strutturata, come racconta il 42,6% di operatori del territorio che commercializzano wine-tour e il 46,8% delle cantine che invia proposte alle agenzie più volte l’anno. il 40,4% delle cantine toscane supera i 2.000 visitatori e, in relazione al 2025, il 46,8%segnala un aumento dei visitatori a fronte di un 29,8% che registra una situazione stabile. Dati che restituiscono un profilo solido che può contare inoltre su una forte presenza internazionale testimoniata dal 66% che dichiara una quota di stranieri superiore alla metà dei visitatori. 


Dalla Sicilia invece emerge una domanda sempre più in crescita accompagnata da un’evoluzione dell’offerta su tutta la regione: nel 2025 il 61,4% delle cantine dichiara un aumento dei visitatori e ben il 59% afferma di aver sviluppato nuove esperienze enoturistiche per il 2026, inoltre i tre quarti delle aziende dichiarano una clientela prevalentemente straniera, confermando anche qui l’importanza della componente internazionale. Nelle cantine siciliane la degustazione resta tuttavia il fulcro dell’esperienza con il 37,6% che offre ristorazione e solo il 23% il pernottamento, indice che esistono ancora margini per ampliare le occasioni di permanenza e potenziare la componente esperienziale della visita.Una dinamica che si riflette anche sul piano economico: per l’58,3% il fatturato legato all’enoturismo, esclusa la vendita diretta di vino, rappresenta meno del 10% del totale.


Tra le direttrici di crescita, la sostenibilità continua ad occupare un ruolo centrale: nel campione siciliano l’86,7% delle aziende dichiara di produrre energia da fonti rinnovabili, l’88% non utilizza plastica nel servizio al cliente e il 72% impiega bottiglie di vetro leggero per i propri vini; sale inoltre al 34,1% le aziende che possiedono colonnine per la ricarica di veicoli elettrici. Accanto a questa crescita sostenibile resta aperta la questione dell’accessibilità: raggiungere una cantina può ancora oggi comportare costi significativi, a dirlo sono il 71% delle aziende toscane e il 50% di quelle siciliane che segnalo costi superiori a 100 euro per i trasferimenti dall’aeroporto più vicino. In Toscana il 23% delle aziende dispone di un trasporto organizzato in cantina e il 62% segnala la possibilità di bus turistici, dimostrando una particolare attenzione nel migliorare l’arrivo in cantina, a cui è necessario affiancare un miglioramento delle informazioni sui collegamenti e sviluppo di convenzioni con operatori turistici. Si sono aggiunti poi gli interventi di Federica Fina, Presidente Movimento Turismo del Vino Sicilia e Flavio Nuti, Vicepresidente Movimento Turismo del Vino Toscana i quali hanno raccontato il lavoro svolto dalle associazioni regionali e presentato i loro casi aziendali come esempio enoturistico. 


Dall’indagine emerge che tra le principali sfide future c’è l’aumento del valore generato da ogni visita, ovvero la necessità di superare la logica basata esclusivamente sul numero degli ingressi ma piuttosto sviluppare un’offerta più ampia, con proposte complementari in vigna e in cantina che invitino al visitatore a trattenersi più a lungo e sviluppare un legame duraturo con la cantina. In questo senso il confronto tra le due regioni offre spunti per sviluppare soluzioni operative adattabili e replicabili in ogni territorio, relative alla fase di arrivo, permanenza, acquisto e ritorno del visitatore, così da accompagnare le aziende verso modelli di ospitalità funzionali ma comunque coerenti con le proprie dimensioni e potenzialità. La ricerca restituisce così due traiettorie complementari: se il modello toscano si dimostra una destinazione consolidata con una mole di flussi importante le cantine siciliane sono caratterizzate da un particolare dinamismo dell’offerta. 

MOVIMENTO TURISMO DEL VINO. L'Associazione Movimento Turismo del Vino è un ente non profit ed annovera oltre 700 tra le più prestigiose cantine d'Italia, selezionate sulla base di specifici requisiti, primo fra tutti quello della qualità dell'accoglienza enoturistica. Obiettivo dell’associazione è promuovere la cultura del vino attraverso le visite nei luoghi di produzione. Ai turisti del vino il Movimento vuole da una parte far conoscere più da vicino l’attività e i prodotti delle cantine aderenti, dall’altra offrire un esempio di come si può fare impresa nel rispetto delle tradizioni, della salvaguardia dell'ambiente e dell'agricoltura di qualità. Il Movimento Turismo del Vino, nato nel 1993 da una intuizione dei Donatella Cinelli Colombini, negli anni si è fatto catalizzatore di formazione e promozione dell’enoturismo, anche attraverso format vincenti come Cantine Aperte, Calici di Stelle ed altre attività. Dal 2024 il Movimento è socio fondatore del Centro di ricerca CESEO.


CESEO - Il Centro di ricerca CESEO (Centro Studi Enoturistici e Oleoturistici), costituito presso l’Università LUMSA, è presieduto da Dario Stefàno, diretto da Donatella Cinelli Colombini e opera sotto il coordinamento scientifico di Antonello Maruotti, Professore Ordinario di Statistica presso la stessa Università. Il Centro è stato ideato come osservatorio qualificato e privilegiato per l’indagine, la ricerca e l’analisi, con l’obiettivo di elaborare linee guida capaci di orientare una crescita sostenibile e omogenea dei territori e dei loro attori. Intende inoltre fornire stimoli per le politiche di valorizzazione del turismo esperienziale legato al vino e all’olio e, al contempo, rappresentare un driver per lo sviluppo di programmi formativi in grado di generare competenze e professionalità necessarie alla crescita del settore.

IMPRESE STORICHE E FAMILIARI: TARGA DELLA CITTA’ DI NAPOLI A UGO CILENTO, PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE I CENTENARI

Targa di riconoscimento assegnata dal Comune di Napoli a Ugo Cilento, presidente dell’Associazione I centenari, in considerazione del valore delle imprese storiche e familiari. Il premio è stato assegnato nel corso di un evento al Senato sul tema “Storie d’Italia: Il ruolo delle istituzioni locali nella salvaguardia del patrimonio d’impresa e dell’identità urbana”. L’incontro, promosso dalla senatrice Valeria Valente, ha messo al centro del dibattito nazionale il valore economico, culturale e sociale delle imprese familiari e ultracentenarie, custodi della memoria, del lavoro e dell’identità dei territori italiani.

Ugo Cilento nel suo intervento ha focalizzato l'attenzione sull'inestimabile valore immateriale delle aziende storiche: “Nella gestione delle imprese familiari e storiche – afferma - bisogna superare la logica stringente dei soli bilanci finanziari. Il vero valore di queste attività risiede nel loro bilancio sociale e culturale: un patrimonio fatto di relazioni, reputazione, eccellenza manifatturiera e legame indissolubile con la comunità locale e con la storia familiare dell’impresa, fattori che nessun metodo contabile tradizionale può quantificare, ma che ne decretano la longevità nei secoli”.

Il Sindaco di Napoli e presidente dell’Anci Gaetano Manfredi, nel consegnare a Ugo Cilento il riconoscimento ufficiale del Comune di Napoli, ha spiegato: “Napoli è da sempre al fianco delle sue attività storiche e familiari. Consegniamo questa targa a Cilento per il suo costante impegno a tutela di un patrimonio vivo che custodisce la storia della città e contribuisce a costruirne il futuro. Gli siamo grati per l’esempio che offre con la sua azienda, dove la continuità generazionale si fa difesa del lavoro e garanzia di radici forti. Grazie per aver dimostrato, in Italia e nel mondo, che la napoletanità è un valore senza tempo”.

Oltre al sindaco di Napoli e presidente Anci Gaetano Manfredi e alla senatrice Valeria Valente, hanno partecipato all’evento fra gli altri, i senatori Gianluca Cantalamessa e Luigi Nave, e il Direttore Generale della Svimez Luca Bianchi.

ASPETTANDO IL NATALE CON “IL GRANDE CALENDARIO DELL’AVVENTO” AL CASTELLO DI LIMATOLA DAL 6 NOVEMBRE AL 13 DICEMBRE 2026 LA XVII EDIZIONE DEI MERCATINI TRA I PIÙ FAMOSI IN EUROPA

Il Castello di Limatola si prepara ad accogliere il Natale con una nuova edizione di Cadeaux al Castello. Quest’anno prende vita “il Grande Calendario dell’Avvento”, un viaggio immersivo nel tempo in una suggestiva città vittoriana inglese: ogni giorno una nuova casella ed una nuova avventura tutta da vivere condurrà grandi e piccini nella magica atmosfera natalizia.

Un viaggio incantato dove il Natale prende vita tra stazioni, lampioni, botteghe, orologi e atmosfere dickensiane.

Al centro del racconto la monumentale Grand Advent ClockTower, un grande calendario dell’avvento che scandisce il tempo dell’esperienza: ogni porta si apre su una nuova avventura.

Sarà possibile imbattersi nell'immancabile Grinch e poi artisti di strada, antichi mestieri, gastronomia e ovviamente il mercatino di Natale, che da diciassette anni si attesta tra i più importanti d’Europa.

Circa 80 espositori propongono, negli spazi interni ed esterni del Castello, prodotti ed eccellenze dell'artigianato, antiquariato, ceramiche e gastronomia. Inoltre, la Grande Baita di Babbo Natale anche quest'anno dà la possibilità a tutti i bambini di scattare gratuitamente una foto ricordo con Santa Claus.

 

L’ISPIRAZIONE AL TEMA

“Il Grande Calendario dell’Avvento nasce dall’idea di trasformare il castello in una grande città del Natale, ispirata all’eleganza e all’atmosfera della Londra vittoriana. Una città fatta di stazioni, treni, orologi, botteghe, piazze e luoghi dedicati al Natale” spiega Pina Martone Sgueglia, proprietaria del Castello di Limatola, che diciassette anni fa ha ideato i mercatini di Natale insieme al marito Stefano e porta avanti con successo insieme ai figli Tonio e Piera.

 

DATE E ORARI 2026

Il Castello medievale di Limatola, situato tra le province di Benevento e Caserta, aprirà le porte ai famosi mercatini di Natale nei weekend di novembre, dal 6 all’8, dal 13 al 15, dal 20 al 22 e poi, ininterrottamente, dal 26 novembre al 13 dicembre 2026. Dal lunedì al giovedì l’accesso è dalle 10 alle 22; nei weekend, da venerdì a domenica la magia continua fino alle 23.30.

  

BIGLIETTO DI INGRESSO AI MERCATINI DI NATALE DI LIMATOLA

Dal lunedì al giovedì il costo del biglietto è di 7 euro per gli adulti, 5 euro per i bambini; il venerdì 10 euro per gli adulti, 5 euro per i bambini. Il sabato, la domenica e lunedì 8 dicembre, il costo è 10 euro per gli adulti e 5 euro per i bambini per la visita al mattino; 15 euro per gli adulti e 5 euro per i bambini per la visita dal pomeriggio.

L’ingresso è gratuito per i bambini fino a tre anni. Sono previsti turni dedicati a gruppi e scolaresche. Nel biglietto di ingresso è incluso un bicchiere di vin brulè o succo di frutta

I biglietti sono acquistabili sul sito ufficiale dell’evento cadeauxalcastello.it, oppure in loco presso la biglietteria del Castello.

CASTELLO DI LIMATOLA

https://www.castellodilimatola.it/

https://cadeauxalcastello.it/


Venerdì 30 ottobre 2026 al via la stagione teatrale 2026/2027 del Teatro Elicantropo di Napoli, al suo 31esimo anno di programmazione

La 31ª stagione è dedicata agli attori Davide Cristiano, Mario Santella, agli amici Andrea Falasconi, Enrico Grieco, Alberto Martini e al popolo Palestinese.

Ci sono tempi in cui fare teatro significa, prima di ogni altra cosa, rifiutare l'indifferenza. Tempi in cui guardare la realtà senza distogliere gli occhi diventa un gesto di resistenza, e la scena un luogo in cui provare a restituire al dolore la sua verità, alla vita la sua fragilità, all'essere umano la propria dignità. È da questa necessità che nasce la Stagione Teatrale 2026/2027 del Teatro Elicantropo di Napoli, che, a trentun anni dalla sua nascita, prosegue il proprio percorso di ricerca nel seicentesco complesso dei Gerolomini.

La programmazione si sviluppa lungo una traiettoria che intreccia memoria e contemporaneità, ricerca e tradizione, impegno civile e sperimentazione dei linguaggi scenici.

Al centro del progetto artistico, per il sesto anno consecutivo, La ricerca del tragico ritrovato, un’indagine che attraversa la programmazione e ne costituisce il filo conduttore, interrogando il senso profondo delle tragedie che continuano a segnare la nostra esistenza e il riflesso che esse producono nelle nostre vite.

«In un mondo segnato da guerre, repressioni e disuguaglianze – afferma Carlo Cerciello - il Teatro Elicantropo di Napoli continua a fare della cultura una forma di resistenza. Da trentun anni offre spazio ai giovani, alle compagnie meno tutelate e alla sperimentazione artistica. La stagione 2026/2027 si apre provocatoriamente con un saggio degli allievi del corso di Studi Eduardiani. Giovani attori portano in scena un’opera di Eduardo De Filippo, intensa e tutt’altro che rassicurante. Grazie al sostegno della Fondazione Eduardo De Filippo, lo spettacolo sarà offerto gratuitamente al pubblico».

Parallelamente alla stagione teatrale, proseguirà l’attività del Laboratorio Teatrale Permanente Elicantropo, diretto da Carlo Cerciello: un percorso triennale che ha formato centinaia di allievi, oggi attori e registi riconosciuti in Italia e all’estero.

Anche quest’anno, in collaborazione con la Fondazione Eduardo De Filippo, continua il progetto degli Studi Eduardiani, che porta gli allievi a confrontarsi con il genio partenopeo in una sede prestigiosa, ponte tra tradizione e ricerca.

Il percorso programmatico si completa con il Perfezionamento Professionale per Attori 2026/2027, destinato a chi ha già terminato il triennio o a professionisti selezionati, con incontri, seminari e stages condotti da maestri di livello nazionale e internazionale.

Il Teatro Elicantropo alzerà il sipario sulla stagione teatrale, venerdì 30 ottobre 2026, con lo spettacolo Il Monumento di Eduardo De Filippo, frutto del lavoro degli allievi degli Studi Eduardiani, prodotto da Anonima Romanzi Teatro Elicantropo in collaborazione con la Fondazione Eduardo De Filippo.

Il mese di novembre si aprirà, venerdì 13, con Barabba di Antonio Tarantino, interpretato da Silvio Barbiero, cui seguirà, dal 20, Alienate, spettacolo scritto e interpretato da Francesca Ritrovato, con la collaborazione artistica di Alfonso Postiglione.

Due proposte che si confrontano con la scrittura contemporanea e con le possibilità espressive dell'attore, attraverso differenti percorsi di ricerca.

Sempre a novembre, dal 27, sarà in scena Nuda, omaggio a Marilyn Monroe di e con Rosalba Di Girolamo, per la regia di Fulvio Cauteruccio. La figura di una delle icone più celebri del Novecento diventa occasione per indagare il confine tra il personaggio e la persona.

Dal 4 dicembre 2026, sarà la volta di Mutu di Aldo Rapè, con la regia di Lauro Versari. Il prete e il mafioso. Una storia di due fratelli. Due vocazioni a confronto. Due uomini sotto lo sguardo dello stesso Dio.

A seguire, da venerdì 11, Antigone non muore di Elvira Buonocore, elaborazione drammaturgica, interpretazione e regia di Clara Galante. Il confronto con la figura di Antigone riporta al centro una delle questioni fondanti della tragedia.

Ancora a dicembre, dal 18, Linee di fuga di e con Nicola Tartarone, liberamente ispirato al racconto La tana di Franz Kafka. Il lavoro si confronta con l'universo inquieto dello scrittore praghese.

A inaugurare il nuovo anno, dal 22 gennaio 2027, sarà Satnam di Mario Gelardi, con Anna De Stefano e Domenico Quattroventi, regia di Gennaro Maresca. Lo spettacolo si inserisce in un percorso che guarda alle ferite della contemporaneità e alle contraddizioni sociali.

Il mese di febbraio è dedicato a due opere di Enzo Moscato, autore imprescindibile della scena napoletana contemporanea, la cui scrittura ha saputo esplorare le zone più contraddittorie e dolenti dell'identità individuale e collettiva. Dal 5 febbraio 2027 sarà in scena Trianon, progetto di Mariachiara Falcone, Cecilia Lupoli e Imma Villa, e a seguire, dal 19 febbraio 2027, Scannasurice con Imma Villa e la regia di Carlo Cerciello.

Il 12 marzo 2027, dalla Francia arriva Tutte queste fragili ossa qui riunite, spettacolo di marionettismo scritto da Valentina Sanseverino, Silvia Torri e Rita Giacobazzi, interpretato e diretto da Valentina Sanseverino. Il linguaggio delle marionette apre a una diversa possibilità di racconto scenico, per esplorare la fragilità e la vulnerabilità dell'esistenza.

Sempre a marzo, dal 19, in scena Salmoni di e con Walter Cerrotta e Giorgia Conteduca, una risalita controcorrente, dove sopravvivenza e lealtà si scontrano e ogni scelta mette in gioco qualcosa di più della semplice vittoria.

Ad aprile, dal 2, la Fondazione Gaber propone Gaber sotto le stelle, di e con Valentina Luporini, consulenza artistica di Sandro Luporini. Un appuntamento che si inserisce nel solco della tradizione del teatro-canzone, richiamando l'eredità artistica e intellettuale di Giorgio Gaber.

A chiudere la stagione, dal 10 aprile 2027, sarà Cantare il disincanto di e con Canio Lo Guercio, ultimo appuntamento di un cartellone che attraversa linguaggi e poetiche differenti, mantenendo costante l'attenzione per la ricerca, la scrittura scenica e le questioni fondamentali del nostro tempo.

Teatro Elicantropo di Napoli, stagione teatrale 2026/2027

Spettacoli ore 20.30 (dal giovedì al sabato), ore 18.00 (domenica)

Info e prenotazioni al 3491925942, 081296640

web www.teatroelicantropo.com

Giovedì 29 ottobre 2026 al Museo Plart c'è Before, primo appuntamento della trilogia tra design e storia, Anna Gili su Alessandro Mendini

La Fondazione PLART presenta, per la prima volta, una trilogia di incontri con noti designer italiani, dedicata alle relazioni, alle eredità culturali e ai passaggi di pensiero generazionale

 Da ottobre a dicembre, sotto la direzione artistica di Claudio Gambardella, un ciclo di tre conversazioni dedicate ai rapporti professionali e alle affinità progettuali di: Anna Gili su Alessandro Mendini; Raffaella Mangiarotti su Marco Zanuso e Francesco Trabucco; Lorenzo Damiani su Achille Castiglioni

“Before” si inserisce nel percorso di iniziative che accompagnano il diciottesimo anniversario della Fondazione PLART, celebrando quasi due decenni di attività dedicati alla promozione dell’arte e della cultura dei materiali per l’unico Museo della Plastica del Sud Italia, Museo Plart di Via Giuseppe Martucci, 48.

Un’occasione per ripensare al design - con le testimonianze di professionisti di rilievo del panorama italiano - a partire dalle radici culturali e umane, mettendo in luce il dialogo tra generazioni come risorsa per immaginare nuove prospettive progettuali, da questa consapevolezza nasce BEFORE: trilogia di incontri promossa dalla Fondazione PLART e voluta dalla presidente Maria Pia Incutti, in programma al Museo Plart nei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2026. Il ciclo, condotto dal direttore artistico Claudio Gambardella, ospiterà tre conversazioni che esploreranno le relazioni culturali e intellettuali tra i protagonisti contemporanei e le figure di riferimento dei loro percorsi: Anna Gili parlerà del suo rapporto professionale con Alessandro Mendini, domani (giovedì 29 ottobre) alle ore 18; Raffaella Mangiarotti di Marco Zanuso e Francesco Trabucco, giovedì 26 novembre alle ore 18; Lorenzo Damiani di Achille Castiglioni, giovedì 10 dicembre alle ore 18.

«Con BEFORE vogliamo riscoprire - dice Maria Pia Incutti - il valore di ciò che precede ogni progetto: persone, idee ed esperienze che continuano a vivere attraverso nuove interpretazioni. In un tempo in cui prevale spesso il protagonismo individuale, crediamo sia importante restituire centralità alla “scuola” come spazio di confronto, trasmissione e crescita, dove ogni eredità diventa occasione per costruire una visione autonoma e aprire nuove strade per il design».

«Ogni progettista - secondo Claudio Gambardella - porterà con sé incontri, esperienze, idee, modelli e contrasti che hanno contribuito a costruire il suo modo di guardare e di progettare. Nessuno nasce dal nulla: dietro ogni ricerca autonoma esiste una trama di relazioni, riferimenti e occasioni di confronto che, nel tempo, contribuiscono a definire un linguaggio personale». 

“Before” si inserisce nel percorso di iniziative che accompagnano il diciottesimo anniversario della Fondazione PLART, celebrando quasi due decenni di attività dedicati alla promozione dell’arte e della cultura dei materiali per l’unico Museo della Plastica del Sud Italia

La Fondazione PLART, centro di eccellenza che dal 2008 opera nel cuore di Napoli, ospita nel Museo PLART una delle collezioni permanenti di plastiche storiche più originali al mondo, nata dalla donazione dei fondatori Maria Pia Incutti e Salvatore Paliotto. La collezione comprende oltre 2.000 oggetti, frutto del paziente e attento lavoro di ricerca e acquisizione condotto da Maria Pia Incutti soprattutto tra gli anni Settanta e Novanta, attraverso negozi di modernariato, mercatini e aste internazionali.

Accanto alle opere di importanti artisti e designer contemporanei italiani e internazionali, tra cui Tony Cragg, Haim Steinbach, Peter Ghyczy, Riccardo Dalisi, Andrea Branzi, Enrico Baj e Ugo La Pietra, il cuore della raccolta è costituito da una selezione raffinata e curiosa di oggetti di design anonimo. Borse, gioielli, arredi, utensili, elettrodomestici, giocattoli e apparecchi radio raccontano l’evoluzione di questo materiale versatile dalla seconda metà dell’Ottocento a oggi, attraverso l’impiego di bois durci, celluloide, acrilico, resina fenolica e diversi polimeri sintetici, tra cui polietilene, polistirene, PVC e ABS.

Dal 2022 il Plart si arricchisce con “Plart Vision”: un’innovativa piattaforma, sede di mostre temporanee, installazioni artistiche e percorsi di narrazione multimediale immersivi, dove l’uso della tecnologia più innovativa è imponente: una ricca dotazione di video-proiettori disegna grandi scenari immersivi lungo 100 mq di immagini in alta definizione e un sofisticato sistema software permette riconfigurazioni tematiche istantanee dei contenuti degli ambienti multimediali; il tutto arricchito da suggestive teche olografiche, display e superfici sensibili al tocco ed effetti audio multi-direzionali gestiti da una sofisticata infrastruttura tecnologica con regia centralizzata.

In questo contesto, BEFORE rinnova la vocazione del PLART a esplorare il design come fenomeno culturale, mettendo al centro non soltanto gli oggetti e le loro forme, ma anche le idee, le relazioni e le esperienze che contribuiscono a generarli e a trasmetterli nel tempo.

Note biografiche: 

Nata ad Orvieto, Gili si è laureata all’ I.S.I.A. (Istituto Superiore Industrie Artistiche) di Firenze. Si trasferisce da Firenze a Milano, dove apre il suo studio nel 1989. Anna Gili Design Studio lavora per aziende leader nel settore dell’arredamento e dell’arredamento per la casa. Tra i suoi clienti: Alessi, Byblos casa, mosaici Bisazza, Cappellini, Cassina, Dornbracht, Ritzenhoff, Salviati, Slamp, Swarovski, Swatch, TDK Europe lo sa, Trend Mosaici, Valcucine.

L’incontro con Alessandro Mendini ha rappresentato una componente significativa del suo percorso: una relazione fatta di scambio, complicità intellettuale e confronto, nella quale l’ironia, la libertà espressiva e la capacità di mettere in discussione le convenzioni hanno alimentato una riflessione sul progetto come esperienza culturale ed emozionale.

Architetta, designer e ricercatrice al Politecnico di Milano (si è laureata in architettura con Tomás Maldonado), Raffaella Mangiarotti sviluppa una ricerca che coniuga innovazione, attenzione alla funzione e sensibilità verso le forme e i materiali. Dopo le esperienze professionali con Marco Zanuso e Francesco Trabucco, nel 2011 affianca a deepdesignuno suo studio personale, Raffaella Mangiarotti studio, specializzato in direzione creativa e creazione di oggetti di arredo, collaborando con aziende a livello internazionale tra cui Depadova Boffi, Woodnotes, Pianca, Ikea of Sweden, tra gli altri.

Lorenzo Damiani, architetto e designer, si distingue per un approccio progettuale capace di individuare possibilità inattese negli oggetti, nei materiali e nei processi produttivi. La sua ricerca, spesso caratterizzata da soluzioni essenziali, ironiche e sorprendenti, mette in discussione le convenzioni attraverso una rilettura intelligente della funzione e dell’uso quotidiano. Fondamentale nel suo percorso è il confronto con Achille Castiglioni, maestro della sperimentazione e dell'osservazione della realtà, che gli ha permesso di esplorare a fondo il valore della curiosità, dell’intuizione e della libertà nel trasformare elementi ordinari in invenzioni straordinarie. Nel progetto di una nuova sdraio per Campeggi (Soleil, 2019), per esempio, Damiani partendo da un oggetto anonimo, apporta una piccola modifica: trasforma il bracciolo con un piccolo tavolinetto d’appoggio, riunificando in un unico oggetto più funzioni. E così facendo economizza gli ingombri e libera lo spazio.

BEFORE – Calendario degli incontri gratuiti

· Giovedì 29 ottobre 2026, ore 18 - Anna Gili | Alessandro Mendini

· Giovedì 26 novembre 2026, ore 18 - Raffaella Mangiarotti | Marco Zanuso e Francesco Trabucco

· Giovedì 10 dicembre 2026, ore 18 - Lorenzo Damiani | Achille Castiglioni

Gli incontri saranno condotti da Claudio Gambardella, Direttore Artistico del museo PLART

PASSAGGI, un omaggio a Carlo Cecchi al Nuovo Teatro Ateneo, Sapienza

Il 4 novembre 2026 prende il via al Nuovo Teatro Ateneo di Sapienza Università di Roma PASSAGGI – un omaggio a Carlo Cecchi, un progetto che affida a chi ha condiviso con lui il lavoro, la scena e la ricerca artistica il compito di trasmetterne la memoria alle nuove generazioni.

Il primo appuntamento, alle ore 19, è Ricordando Carlo Cecchi, una conversazione con Arturo Cirillo e Stefano de Matteis. Il percorso proseguirà a novembre con Sogno di una notte d’estate di Shakespeare, nella regia di Davide Giordano, e nei mesi successivi con incontri e proiezioni dedicati al lavoro di Cecchi, insieme ad artisti che ne hanno condiviso l’esperienza, tra cui Francesca Comencini, Iaia Forte, Valerio Binasco e Mario Martone.

Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito, previa prenotazione su Eventbrite, fino a esaurimento dei posti disponibili:
https://www.eventbrite.com/cc/passaggi-un-omaggio-a-carlo-cecchi-4884204

Focus “Sogno di una notte d’estate”, dal 4, 21 e 22 novembre 2026 all’11 e 25 gennaio e 12 febbraio 2027 il Nuovo Teatro Ateneo apre la stagione con un omaggio a Carlo Cecchi: la memoria del teatro italiano diventa un passaggio di testimone tra generazioni.

La Terza stagione del Nuovo Teatro Ateneo di Sapienza Università di Roma si apre con un’anteprima di stagione di particolare rilievo culturale: PASSAGGI – un omaggio a Carlo Cecchi, un progetto che rende omaggio a uno dei protagonisti più autorevoli e originali del teatro italiano, a un anno dalla sua scomparsa, restituendone la storia artistica attraverso le voci, le testimonianze e il lavoro di chi ha condiviso con lui esperienze professionali e umane.

Il progetto prende il via il 4 novembre 2026 alle ore 19 con l’incontro Ricordando Carlo Cecchi, una conversazione con Arturo Cirillo e Stefano de Matteis. Il 21 novembre 2026 alle ore 20.30 e il 22 novembre 2026 alle ore 18 sarà la volta di Sogno di una notte d’estate di Shakespeare, nella traduzione di Patrizia Cavalli, presentato da Maltinti Teatro con la regia di Davide Giordano e con la partecipazione di Vincenzo Ferrera.

Il percorso proseguirà l’11 gennaio 2027 alle ore 19 con l’incontro con Francesca Comencini, Iaia Forte e gli attori del Sogno di Palermo, introdotto da Damiano Garofalo e moderato da Emiliano Morreale, seguito dalla proiezione del film Shakespeare a Palermo, diretto da Francesca Comencini. Il 25 gennaio 2027 alle ore 19 Valerio Binasco e Paolo Mannina saranno protagonisti di un incontro seguito dalla proiezione del video di archivio dello spettacolo La serra di Harold Pinter. Il 12 febbraio 2027 alle ore 19 il ciclo si concluderà con l’incontro con Mario Martone e Laura Putti e la proiezione del video dello spettacolo Finale di partita di Samuel Beckett, con la regia teatrale di Carlo Cecchi e quella televisiva di Mario Martone.

Con questo progetto il Nuovo Teatro Ateneo riconosce nella memoria di Carlo Cecchi una componente viva della storia del teatro italiano e della propria vocazione universitaria: trasmettere conoscenza, mettere in relazione ricerca e pratica artistica, creare occasioni di confronto tra chi ha attraversato una stagione fondamentale del teatro e le nuove generazioni di artisti, studenti e spettatori.

PASSAGGI non intende trasformare l’eredità di Cecchi in una celebrazione conclusa, ma restituire la vitalità di un metodo e di un’idea di teatro attraverso incontri, proiezioni e spettacoli. Al centro del percorso, Sogno di una notte d’estate, uno dei testi shakespeariani sui quali Cecchi è tornato più volte, diventa il luogo in cui ritrovare alcuni dei principi della sua pratica: il rapporto tra realtà e finzione, il teatro come gioco, l’ascolto, il rischio, l’invenzione e la presenza scenica.

Un progetto che inaugura la stagione nel segno della trasmissione culturale e della responsabilità della memoria, affidando al teatro il compito di mantenere aperto il dialogo tra le esperienze che hanno segnato la sua storia e quelle che ne costruiranno il futuro.

PASSAGGI - un omaggio a Carlo Cecchi
Focus “Sogno di una notte d’estate”
dal 4 – 21 – 22 novembre 2026 - 11 | 25 gennaio – 12 febbraio 2027

PASSAGGI è un ciclo di appuntamenti dedicato a Carlo Cecchi, una delle figure più significative e originali del teatro italiano contemporaneo, recentemente scomparso. Attore e capocomico, Cecchi ha attraversato il teatro italiano e internazionale con uno sguardo intelligente e profondo e facendo della scena un luogo di libertà e allo stesso tempo di rigore, di rischio e scoperta, di ascolto e gioco. Nel suo teatro, vissuto sempre come spazio presente, gli attori sono stati chiamati a costruire ogni sera una relazione viva e immediata con il pubblico, con il testo e con gli altri interpreti in scena. La sua personalità, la sua visione e il suo modo di intendere il teatro e il lavoro degli attori hanno lasciato tracce profonde e continuano a influenzare generazioni di artisti.

PASSAGGI non nasce con l’intento di costruire una celebrazione retrospettiva - né pretende di restituire completamente la complessità e la ricchezza del percorso artistico di Cecchi - ma dal desiderio di trasmettere, attraverso un passaggio di testimone, a studenti, allievi di teatro, docenti, teatranti, e a un ampio pubblico interessato al teatro, alcune delle esperienze e degli insegnamenti che hanno segnato il percorso di molti artisti. Un progetto che sceglie di raccontare il teatro di Cecchi attraverso la memoria e la voce di chi lo ha incontrato e attraversato: di chi ha lavorato con lui, di chi è stato suo allievo, di chi ha condiviso prove e palcoscenici, di chi ha raccolto e fatto proprio un modo di fare teatro.

Il progetto si sviluppa attraverso un ciclo di proiezioni, spettacoli e incontri con artisti che hanno condiviso con Cecchi percorsi professionali e umani: Mario Martone, Angelica Ippolito, Valerio Binasco, Arturo Cirillo, Iaia Forte, Francesca Comencini, Vincenzo Ferrera, Davide Giordano e tanti altri.
Molti degli artisti ospiti hanno lavorato, negli anni, al “Sogno di una notte d’estate” di Shakespeare, uno dei testi shakespeariani ai quali Cecchi è tornato più volte nel corso del tempo. Il “Sogno” è un'opera che ha accompagnato la ricerca di Cecchi perché racchiude, nella sua stessa struttura, alcuni dei temi centrali della sua pratica teatrale: il confine continuamente mobile tra realtà e finzione, il teatro come gioco, la necessità di una recitazione fondata sull'ascolto, sul rischio, sull'invenzione e sulla presenza, più che sulla riproduzione di una forma già acquisita.

Il progetto mette in relazione generazioni diverse. Gli artisti che hanno lavorato con Cecchi incontrano una nuova generazione di attori, creando uno spazio di confronto e di trasmissione tra memoria e presente, tra esperienza e formazione. Il “Sogno di una notte d’estate” realizzato da Maltinti Teatro ha seguito principi – la centralità della prova, il dialogo costante con il testo, l'ascolto reciproco tra gli attori, la relazione viva con il pubblico, la disponibilità a lasciare spazio all'imprevisto – che appartengono al cuore dell'insegnamento di Carlo Cecchi e costituiscono il terreno sul quale la Compagnia ha costruito la propria identità.

PASSAGGI vuole essere un progetto aperto, destinato ad arricchirsi di nuovi appuntamenti nel corso della stagione 2026/2027.  

4 novembre 2026 ore 19 / INCONTRO 
Ricordando Carlo Cecchi
Conversazione con ARTURO CIRILLO e STEFANO DE MATTEIS

Attore e regista dalla personalità magnetica, Carlo Cecchi è stato un vero e proprio gigante del teatro italiano, un maestro insuperabile per rigore artistico, carisma e indipendenza culturale. L’incontro con Arturo Cirillo - che con Cecchi ha condiviso un lungo e intenso percorso artistico - e Stefano de Matteis, antropologo, scrittore e profondo conoscitore del teatro di Cecchi, rappresenta un’occasione speciale per ricordare una delle figure più autorevoli e riconoscibili del teatro italiano, e per restituire, attraverso le proprie esperienze e memorie, i suoi insegnamenti e il suo modo di vivere il teatro. 

21 novembre 2026 ore 20:30 / 22 novembre 2026 ore 18 / SPETTACOLO 
Maltinti Teatro presenta
“SOGNO DI UNA NOTTE D'ESTATE” di Shakespeare
traduzione Patrizia Cavalli
luci Camilla Piccioni
con Angelica Ippolito, Davide Giordano, Remo Stella, 
Valentina Di Battista, Manuel Di Nicola, Lorenzo Cancelli, Tommaso Ferrandina, 
Alessio Frisullo, Davide Gaibotti, Claudia Torchia
con la partecipazione di Vincenzo Ferrera
regia Davide Giordano

Un gruppo di attori professionisti e di ex-allievi di Cecchi incontra sulla scena una generazione di giovanissimi attori per affrontare uno dei testi più giocosi e complessi del repertorio shakespeariano. Fra i testi di Shakespeare, Sogno di una notte d'estate è uno di quelli su cui Cecchi è tornato più volte nel corso degli anni. Un'opera che ha accompagnato la sua ricerca perché racchiude, nella sua stessa struttura, alcuni dei temi centrali della sua pratica teatrale: il confine continuamente mobile tra realtà e finzione, il teatro come gioco, la necessità di una recitazione fondata sull'ascolto, sul rischio, sull'invenzione e sulla presenza, più che sulla riproduzione di una forma già acquisita. L'esperienza di Maltinti Teatro nasce proprio da questa eredità, intesa non come modello da riprodurre ma come metodo di lavoro.  


11 GENNAIO 2027 ore 19/ INCONTRO E PROIEZIONE 
Incontro con FRANCESCA COMENCINI · IAIA FORTE e gli attori del “Sogno” di Palermo, introduce DAMIANO GAROFALO, modera EMILIANO MORREALE
A seguire, proiezione del film “SHAKESPEARE A PALERMO” regia di Francesca Comencini
con Carlo Cecchi, Iaia Forte, Valerio Binasco, Arturo Cirillo, Tommaso ragno
Lorenza Indovina, Roberto De Francesco, Spiro Scimone, Francesco Sframeli
Viola Graziosi, Vito Di Bella, Andrea Puskin, Barbara Callari
Produzione Italia/Francia Les Films d’Ici, GA&A
(Palermo, 1996/1997)

Alla fine degli anni Novanta, in un teatro distrutto nel pieno centro di Palermo, Carlo Cecchi sta lavorando alla messa in scena del Sogno di una notte d’estate di Shakespeare, traduzione di Patrizia Cavalli, secondo spettacolo della sua trilogia shakespeariana. La regista Francesca Comencini decide di seguirlo ed è autorizzata a riprendere le prove dello spettacolo, a condizione che faccia tutto da sola e con discrezione. La magia del teatro rimette in vita le macerie del Teatro Garibaldi, e i capannoni dei Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, animati da un gruppo di giovani attrici e attori guidati da uno dei più importanti registi teatrali del secolo. Co-prodotto dalla televisione francese e a lungo introvabile, il documentario di Francesca Comencini è un’ode all’Italia dei poeti, della grazia e dell’arte, ma anche un film sul lavoro teatrale e sulla compenetrazione assoluta fra l’opera e ciò che le sta attorno. La proiezione è preceduta dall’incontro con la regista e con alcuni degli attori del “Sogno” di Palermo, che restituiranno la loro esperienza dal vivo attraverso testimonianze e racconti. 


25 gennaio 2027 ore 19 / INCONTRO E PROIEZIONE
Incontro con VALERIO BINASCO e PAOLO MANNINA
A seguire proiezione del video dello spettacolo “LA SERRA” di Harold Pinter
traduzione Carlo Cecchi e Alessandra Serra
con Carlo Cecchi, Maurizio Donadoni, Raffaella Azim, Valerio Binasco, 
Giorgio Lanza, Lorenzo Loris, Massimiliano Mecca
produzione Teatro Stabile di Torino, Teatro Stabile di Firenze
(Torino, Teatro Carignano · marzo 1997)

Valerio Binasco, attore, regista, direttore artistico del Teatro Stabile di Torino, ha condiviso con Carlo Cecchi alcuni momenti significativi del proprio percorso artistico. È stato protagonista in molti spettacoli diretti da Cecchi, da l’Amleto di Shakespeare – per cui vinse il premio Ubu come miglior attore - a Finale di partita di Beckett a Tartufo di Molière, interprete in La serra di Pinter, nella trilogia shakespeariana (dopo Amleto, Sogno di una notte di mezza estate e Misura per misura) e assistente alla regia in Nunzio di Scimone e Sframeli. Data l’unicità del rapporto artistico con Cecchi, durato molti anni, Binasco regalerà un ritratto personale dell’artista, del suo metodo di lavoro e del suo modo di intendere la scena, attraverso i racconti delle esperienze vissute. A guidare la conversazione, Paolo Mannina, attore con Cecchi nella Trilogia shakespeariana e, successivamente, negli spettacoli Le nozze di Cechov, Leonce e Lena di Buchner e Sei personaggi in cerca d'autore di Pirandello. All’incontro seguirà la proiezione del video dello spettacolo “La serra”, di Harold Pinter, gentilmente concesso dal Teatro Stabile di Torino e dal Centro Studi.

12 febbraio 2027 ore 19 / INCONTRO E PROIEZIONE
Incontro con MARIO MARTONE e LAURA PUTTI
A seguire proiezione del video dello spettacolo “FINALE DI PARTITA” di Samuel Beckett 
traduzione Carlo Cecchi
con Carlo Cecchi, Valerio Binasco, Arturo Cirillo, Daniela Piperno
regia teatrale di Carlo Cecchi · regia televisiva di Mario Martone
produzione teatrale Teatro Stabile di Firenze
produzione televisiva RAI in collaborazione con Teatri Uniti
(Torino, Teatro Carignano 1996)

L’incontro artistico tra Mario Martone e Carlo Cecchi attraversa cinema e teatro: da Morte di un matematico napoletano alla ripresa per la televisione dello spettacolo Finale di partita, alla regia teatrale di La serata a Colono di Elsa Morante. Martone non parla di Cecchi soltanto come regista o come osservatore, ma da una posizione interna a una profonda esperienza: quella di chi ha condiviso con lui il lavoro, il set, la scena. È proprio questa prossimità a rendere la sua testimonianza particolarmente significativa. È uno sguardo prezioso – e irripetibile - perché non si limita a ricostruire una vicenda professionale, ma restituisce la complessità di un rapporto artistico e permette di cogliere, nelle diverse forme attraversate da Cecchi, la radicalità di un’idea di teatro fondata sulla presenza, sulla parola e sull’incontro con gli attori. 
L’incontro precede la proiezione di Finale di partita: Martone accompagnerà così il pubblico verso le immagini, offrendo una chiave per ritrovare la presenza scenica e la singolare libertà interpretativa di Cecchi.


Info 
Polo Museale - Sapienza Cultura - Sezione Nuovo Teatro Ateneo 
Sapienza Università di Roma
Mail: segreteria.nuovoteatroateneo@uniroma1.it
Telefono: 0649914115
Sito: https://nuovoteatroateneo.web.uniroma1.it/  
Instagram: @nuovoteatroateneosapienza
Piazzale Aldo Moro 5, 00185 Roma - Edificio CU017

Orario di tutti gli appuntamenti in programma: 19:00
L'ingresso al Nuovo Teatro Ateneo è da piazzale Aldo Moro 5 oppure dal cancello pedonale in viale delle Scienze 11 (a destra della sbarra di accesso al parcheggio sotterraneo).

Biglietti: ingresso gratuito fino ad esaurimento posti previa prenotazione su eventbrite.com
https://www.eventbrite.com/cc/passaggi-un-omaggio-a-carlo-cecchi-4884204

POLO MUSEALE - SAPIENZA CULTURA
Presidente Laura Michetti| Responsabile amministrativa Maria Daniela Salvati|
SEZIONE NUOVO TEATRO ATENEO
Coordinamento| Damiano Garofalo| Direzione artistica Velia Papa| Direzione tecnica Ferdinando Nicci| Produzione e coordinamento comunicazione Ilaria Maiolino| Segreteria e promozione Michela Chiadroni| Logistica Giuseppe Cardilli| Acquisti e contabilità Fabrizio Di Lullo, Stefania Magrini| Referente Tecnico Gabriele Cavallari| Grafiche a cura di Danilo Serreli

"A Roma, a Roma! 2026", Spazio Rossellini dal 4 novembre al 5 dicembre 2026 ospita la rassegna curata da Francesca De Sanctis e prodotta da ATCL

Dal 4 novembre al 5 dicembre 2026, lo Spazio Rossellini ospita A Roma, a Roma!, la rassegna curata da Francesca De Sanctis e prodotta da ATCL, che porta nella Capitale compagnie e artisti spesso esclusi dai circuiti della programmazione romana, mettendo in dialogo linguaggi e percorsi di ricerca della scena contemporanea.

In programma cinque appuntamenti teatrali, incontri con gli artisti e laboratori dedicati alla scrittura autobiografica e alla critica teatrale. Si comincia il 4 novembre 2026 con Novecento, dal testo di Alessandro Baricco, interpretato da Ciro Masella; seguono Vietato innamorarsi (5 novembre 2026), un gioco di ruolo performativo sulle dinamiche della violenza di genere, e Qualcuno nessuno centomila – Pirandello in loop (6 novembre), diretto da Mario Perrotta. Il 2 dicembre 2026 arriva La città dei vivi, dalla scrittura di Nicola Lagioia, con la regia di Ivonne Capece; il 5 dicembre 2026 chiude Luṣ, con Ermanna Montanari e le musiche dal vivo di Daniele Roccato.

La rassegna A Roma, a Roma! 2026, curata dalla giornalista e critica teatrale Francesca De Sanctis e prodotta da ATCL – Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio, diretta da Isabella Di Cola, nasce per restituire visibilità a realtà artistiche e percorsi di ricerca che, pur contribuendo alla vitalità della scena teatrale contemporanea, restano spesso esclusi dai circuiti di programmazione della Capitale. Un progetto che interroga le logiche di accesso alla scena romana e rivendica il valore della pluralità artistica, del confronto tra linguaggi e della circolazione delle esperienze teatrali.

Dal 4 novembre al 5 dicembre 2026, allo Spazio Rossellini, A Roma, a Roma! propone un programma che mette in relazione scritture, poetiche e forme della rappresentazione differenti, affidando al teatro il compito di osservare le contraddizioni del presente e di aprire spazi di confronto. Dall’identità individuale nell'epoca digitale alle dinamiche della violenza di genere, dal rapporto con il male e con la città alla ricerca sulla voce e sulla memoria, gli spettacoli affrontano questioni che investono la dimensione privata e quella collettiva, facendo della scena un luogo in cui l'esperienza artistica incontra le domande del nostro tempo.

Il progetto si estende inoltre alla formazione e alla riflessione critica, con due laboratori dedicati alla scrittura autobiografica e alla critica teatrale, e con incontri che offrono al pubblico l'occasione di approfondire il lavoro degli artisti. Una proposta che affida alla pluralità delle esperienze e alla possibilità di metterle in dialogo il compito di rimettere in discussione consuetudini e meccanismi della programmazione teatrale.

«A Roma, a Roma! – spiega la curatrice Francesca De Sanctis – nasce per creare spazi di dialogo, per sconfinare e per aprirsi agli altri. Una rassegna teatrale che accoglie compagnie provenienti da altre città e artisti che difficilmente riescono ad esibirsi nella Città Eterna è anche il tentativo di scardinare dei meccanismi che non funzionano più. Apertura, pluralità, dialogo: ecco le parole-chiave di questa nuova edizione, che speriamo possa offrire spunti di riflessione stimolanti».

IL PROGRAMMA

4 novembre 2026, ore 20.30
NOVECENTO
Nell’ambito della rassegna A Roma, a Roma! 2026
Di Alessandro Baricco
Con Ciro Masella
Regia Ciro Masella e Salvatore Arena
Produzione Mana Chuma / Teatro Popolare d’arte

Ci sono storie che, pur parlando di altre vite, di uomini e donne di altri tempi e altri luoghi -spesso immaginari gli uni e gli altri- ci raccontano di noi, del nostro tempo, ci parlano al cuore e alla testa, ci svelano e ci rivelano; storie che ci entrano sotto la pelle e nelle pieghe dell’anima. Quella di Novecento, il più grande pianista che abbia mai solcato l’oceano, è senza dubbio una di queste. Una delle più belle storie mai raccontate. Intensa, commovente, divertente e assurda... come la vita. La storia di una grande e bizzarra amicizia, la storia di un fallimento e di una vittoria... la storia di ciascuno di noi, a vederla bene... Un uomo ci racconta e si racconta... e quella storia semplice e complicata, assurda ma bella... come la vita... diventa la nostra. L’occasione di immergersi nelle pagine di Baricco e di lasciarsi cullare dalle parole; aprire il cuore e la mente e farsi trasportare in mezzo al mare, a volte calmo a volte in tempesta, a bordo di una nave grande e maestosa, in compagnia di un equipaggio bizzarro e a tratti esilarante, ad ascoltare il jazz e “la musica che prima non c’era e dopo non ci sarà mai più” suonata dal più grande pianista che abbia mai solcato l’oceano, quello che ebbe il coraggio di suonare la propria vita come sulla tastiera di un pianoforte, in un’unica infinita nota, ma che da quella nave non scese...mai
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5 novembre 2026, ore 20.30
VIETATO INNAMORARSI
Nell’ambito della rassegna A Roma, a Roma! 2026
Creazione Francesca Albanese, Silvia Baldini, Chiara Boscaro, Marco Di Stefano e Laura Valli
Drammaturgia Silvia Baldini, Chiara Boscaro e Marco Di Stefano
Game Designer Pietro Polsinelli
Master di gioco Alberto Viscardi
Assistente di gioco Silvia Baldini
Con la partecipazione in video di Eleonora Paris, Irene Serini e Jacopo Spunton
Video Andrea Melandri e Stefano Colonna
Scenografia Valeria Desa
Disegno Luci Marcello Seregni
Foto di scena Lorenza Daverio
Italia, anno 2042, la pervasività della violenza di genere si è fatta incontrollabile e lo Stato, dopo diversi tentativi infruttuosi di sensibilizzazione e repressione, promulga il “Decreto Vietato innamorarsi”.
L’amore viene definitivamente bandito dalla vita delle persone. Se la passione è irrazionale e inesorabilmente porta gli esseri umani alla violenza, l’unica soluzione possibile rimane quella di eliminare il problema alla radice!
È il giorno prima della celebrazione del “Decreto Vietato Innamorarsi”, la Ribellione è pronta ad agire. Il pubblico, attraverso una situazione immersiva, si trova ad affrontare avventure e scelte etiche che lo porteranno a riflettere sulle dinamiche relazionali di amore, violenza, senso di appartenenza alla comunità, desiderio di esprimersi. Una realtà distopica, non troppo lontana dal nostro quotidiano, per vivere in prima persona che cosa vuol dire non poter amare.
“Vietato Innamorarsi” è un gioco di ruolo performativo, una creazione collettiva che unisce i nuclei artistici di Qui e Ora Residenza Teatrale e La Confraternita del Chianti, una ricerca volta a far incontrare i linguaggi della scena contemporanea con il mondo del gioco di ruolo. Un prodotto artistico partecipativo, per interrogarsi sulle dinamiche relazionali e formulare proposte per contrastare fenomeni purtroppo ancora presenti nel nostro quotidiano nelle relazioni affettive, in famiglia, sul lavoro, nella società.

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6 novembre 2026, ore 20.30
QUALCUNO NESSUNO CENTOMILA – Pirandello in loop
Nell’ambito della rassegna A Roma, a Roma! 2026
Regia Mario Perrotta
Con Paola Roscioli, Dalila Cozzolino
Drammaturgia Mario Perrotta
Con la collaborazione di Dalila Cozzolino
Produzione Permar Compagnia Mario Perrotta
Lo spettacolo nasce da un rapporto profondo, antico e mai interrotto tra Mario Perrotta e l’opera di Luigi Pirandello. Un legame che affonda le radici nella formazione filosofica di Perrotta e nel suo stesso debutto sulle scene, e che negli anni si è trasformato in un dialogo vivo, necessario, capace di rinnovarsi a ogni incontro con il presente.
Qualcuno nessuno centomila si configura come una nuova tappa di questo percorso: un’indagine teatrale sul tema dell’identità, che prende le mosse dalle intuizioni “psicoanalitiche” pirandelliane per attraversare il nostro tempo.
Al centro, la molteplicità delle maschere che ciascuno indossa per esistere, una riflessione che, se nel Novecento aveva un carattere rivoluzionario, oggi trova una risonanza ancora più potente nell’epoca digitale. I social media amplificano all’infinito questo gioco di travestimenti, generando un loop continuo di rappresentazioni di sé e trasformando la rete in una zona franca in cui è possibile essere, contemporaneamente, qualcuno, nessuno, centomila.
Ma lo spettacolo non si limita a tradurre Pirandello in chiave contemporanea. Si costruisce piuttosto su uno slittamento continuo tra piani diversi: tra teatro e vita, tra finzione e realtà, tra i personaggi pirandelliani e le nostre esperienze quotidiane. Figure come quelle di Enrico IV, L’uomo dal fiore in bocca, Ciampa de Il berretto a sonagli, il Signor Moscarda di Uno, nessuno, centomila non vengono semplicemente evocati, ma interrogati nella loro capacità di parlarci ancora oggi. Cosa resta delle loro inquietudini? Quanto ci appartengono le loro fratture interiori?
In questo attraversamento, le intuizioni di Pirandello si rivelano ancora vive e necessarie: mettono in crisi l’idea di un io stabile, mostrando invece un’identità fragile, plurale, continuamente ridefinita nello sguardo degli altri. Lo spettacolo si muove proprio dentro questa instabilità, senza offrire risposte né soluzioni, ma scegliendo di osservare — quasi spiare — le nostre abitudini più quotidiane. È lì, nei gesti ripetuti e apparentemente innocui, che si manifesta forse una nuova incrinatura: una frattura sottile nel rapporto tra noi stessi e il mondo.
In scena Paola Roscioli e Dalila Cozzolino – rispettivamente finaliste ai Premi Ubu come Miglior Attrici per altri due lavori della Compagnia: Lireta e Dei figli.

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2 dicembre 2026, ore 20.30
LA CITTÀ DEI VIVI
Nell’ambito della rassegna A Roma, a Roma! 2026
Durata 110′
Liberamente tratto dal romanzo di Nicola Lagioia
Regia, video e drammaturgia Ivonne Capece
Interpreti Sergio Leone, Daniele Di Pietro, Ian Gualdani, Cristian Zandonella
Scene Rosita Vallefuoco
Costumi e concept visivo Micol Vighi
Sound designer Simone Arganini
Prodotto da Elsinor Centro di Produzione Teatrale, TPE Teatro Piemonte Europa, Teatri di Bari, Fondazione Teatro di Napoli, Teatro di Sardegna
Un delitto brutale scuote Roma: due giovani sotto sostanze stupefacenti torturano e uccidono un coetaneo in un appartamento, senza apparente motivo. Questo fatto di cronaca realmente accaduto diventa metafora per scavare nel buio delle nostre coscienze. La prima produzione Elsinor 2025 è uno spettacolo struggente con attori reali e semi olografici sul rapporto genitori-figli, sulla bellezza e la violenza, che scuote in modo profondo e pone interrogativi: quanto sappiamo di non sapere sulle vite di coloro che amiamo? Perché diciamo sempre “Ti prego, fa’ che non accada a me” e mai “Ti prego, fa’ che non sia io a farlo”?
Un caso di cronaca nera tra i più angoscianti degli ultimi anni diventa materia teatrale. Un delitto assurdo e brutale scuote Roma nel cuore della notte: due giovani insospettabili torturano e uccidono un coetaneo senza un motivo apparente. Lo spettacolo La città dei vivi porta in scena la discesa in un inferno che appartiene non solo ai protagonisti, ma a un’intera società. Liberamente tratto dall’inchiesta narrativa di Nicola Lagioia, affronta il male nella sua forma più disarmante: quella che si nasconde dietro volti normali, in vite comuni. Attraverso una drammaturgia tesa, ibrida tra racconto e confessione, il teatro diventa lo spazio dove guardare l’indicibile. Roma, presenza viva e ambigua, è insieme scenario e protagonista: una città che ammalia e consuma, che attrae e abbandona, viva, tentacolare, oscura. Una città che pulsa di desideri, illusioni, fallimenti. I personaggi si muovono dentro una spirale di fascinazione e repulsione, mentre il pubblico è chiamato a guardare dove normalmente si distoglie lo sguardo.
La città dei vivi bestseller mondiale di Nicola Lagioia, nuova creazione della regista e digital artist Ivonne Capece interroga il confine tra narrazione e realtà, esigenza artistica e ossessione esistenziale. Non è la cronaca di un delitto, ma il riflesso di un’autopsia interiore, in cui l’artista si espone al vortice emotivo che lo lega alla sua città e al suo stesso impulso di raccontare. Roma, con il suo caos, l’indifferenza e la magnificenza, non è uno sfondo ma una forza che modella il dolore e la scrittura. Fare arte significa misurarsi con un abisso, senza la certezza di uscirne indenni.
AVVERTENZA
Lo spettacolo “La città dei vivi“ è un’opera di finzione, seppur liberamente ispirato ad un romanzo che tratta vicende di cronaca note al pubblico.
Esso non ha finalità informative, documentaristiche o giornalistiche, né intende rappresentare fedelmente fatti, persone o responsabilità realmente accertate. Al contrario, si configura come opera artistica, espressione del diritto alla libertà creativa, finalizzata all’esplorazione di temi universali attraverso strumenti propri della scena: la metafora, l’iperbole, la trasfigurazione simbolica, l’immaginario.
Eventuali riferimenti a nomi, situazioni o dinamiche riconoscibili sono frutto di elaborazione drammaturgica e non devono essere intesi come affermazioni veritiere o ricostruzioni attendibili dei fatti. L’opera non mira ad informare né a fornire verità, ma a stimolare una riflessione artistica e umana.
In nessun caso la rappresentazione va intesa come accusa, insinuazione o giudizio reale nei confronti di soggetti eventualmente riconoscibili. Ogni elemento narrativo mira a manipolare la vicenda specifica per raccontare una storia universale, proposta in chiave poetica, simbolica e provocatoria.
Note di regia
Lo spettacolo non è un true crime, ma, al contrario, ne rappresenta l’antitesi. Ho scelto di non concentrarmi sui dettagli del caso di cronaca — pur centrali nel libro — per indagare invece gli aspetti più universali ed esistenziali che emergono dalla trama. Nel suo romanzo, Nicola Lagioia pone al centro non solo la vicenda, ma anche la città di Roma, che diventa una grande metafora dell’umanità. Anche per questo, in scena non vengono mai pronunciati nomi propri: i personaggi assumono il valore di archetipi, figure che incarnano diverse sfumature della condizione umana. C’è il mistero della violenza, quel paradosso intrinseco all’essere umano, capace di scolpire il Mosè di Michelangelo ma anche di distruggerlo a martellate, riducendolo in polvere da sniffare. È il contrasto fra la grandezza creativa e la brutalità distruttiva dell’uomo, un dualismo ineludibile che percorre l’intera messinscena. C’è poi chi invece osserva la violenza dall’esterno: il testimone, l’artista, colui che tenta di rappresentarla. Qui si apre il tema della responsabilità dell’arte e dell’artista di fronte al male. Il protagonista simbolico dello spettacolo è infatti lo scrittore-artista, alter ego di Lagioia, interpretato da Sergio Leone: una figura che incarna la tensione tra la necessità di indagare la violenza e la crisi morale di chi, attraverso la cultura, prova a darne forma. In scena, gli attori dal vivo convivono con un universo multimediale di figure semi-olografiche, proiettate a grandezza naturale, che contribuiscono a creare un’atmosfera spettrale e onirica. L’uso delle tecnologie sonore e visive diventa così una vera e propria cifra espressiva: la multimedialità rappresenta il mondo esterno, quello dei social, dei giornali, degli amici e dei conoscenti. È la violenza collettiva della società che irrompe nel privato doloroso dei protagonisti, un privato ormai inevitabilmente pubblico. L’atmosfera è claustrofobica, ma non solo sul piano fisico: il vero spazio della rappresentazione è mentale e onirico. Ciò che attraversiamo in scena sono le inquietudini interiori dello scrittore, il suo viaggio nella mente mentre tenta di dare forma al caos. L’appartamento in cui ci troviamo è la stanza dell’artista, ma anche il cuore della vicenda reale: un microcosmo privato che, dopo il crimine, è stato invaso dal mondo intero. Roma diventa così contenitore e generatore di violenza, specchio del sistema umano. Lo spettacolo, come accade nel romanzo, si apre con una traduzione visiva dell’incipit, dove Lagioia cita Andreotti: non attribuiamo i guai di roma agli eccessi di popolazione, quando i romani erano soltanto due, uno uccise l’altro. Ho restituito questa frase con l’immagine mitica dell’allattamento di Romolo e Remo: qui però i due “criminali” sono nutriti da una lupa maschio — immagine che evoca il ciclo della violenza che genera violenza, il sistema patriarcale in cui la brutalità si tramanda di padre in figlio. Infine, è centrale l’assenza del femminile, tema già presente nel romanzo e ulteriormente amplificato dalla regia: un’assenza che diventa eco silenziosa, ferita e mancanza, dentro un mondo dominato dalla voce maschile del potere e della violenza.
Ivonne Capece

A seguire Francesca De Sanctis incontra lo scrittore Nicola Lagioia, autore del romanzo “La città dei vivi”, che ha ispirato lo spettacolo. Lo scrittore parlerà anche del suo nuovo romanzo “Santa barbara” (Einaudi).

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3 dicembre 2026, ore 10.00
HO UN TEATRO NELLA TESTA
Nell’ambito della rassegna A Roma, a Roma! 2026
Laboratorio di scrittura e autobiografia condotto da Cuocolo/Bosetti – IRAA Theatre
Da anni scriviamo i nostri spettacoli partendo dai nostri ricordi, da cose piccole, apparentemente insignificanti, oppure sconvolgimenti epocali che accadono nella nostra vita: in una parola partiamo da materiale autobiografico. Tutta la scrittura parte da li, non potrebbe essere altrimenti, in fondo siamo noi che scriviamo. Ma come sempre il problema centrale non è cosa scriviamo ma come. E’ in quel come che sta l’abilità di far affiorare qualcosa di nuovo, un pensiero impertinente. Autobiografia non è parlare di sé stessi, ma attraverso un lavoro di introspezione parlare di tutti noi. Quando nel 2000 con The Secret Room abbiamo iniziato a lavorare in maniera specifica sull’autobiografia ci siamo accorti che la nostra vita non era poi così differente da quella degli altri. Il campo dell’identità è uno dei temi centrali del dibattito artistico di questi anni: dalla ricerca teatrale contemporanea alla performance art alle arti visive. Il laboratorio è l’occasione per riflettere attraverso domande pratiche su come scrivere e leggere testi e spazi in modo che diventino un trampolino di lancio per il nostro raccontarci.
Per gli iscritti al laboratorio è previsto il biglietto ridotto a 5 €. Per ottenere il biglietto ridotto, recarsi al botteghino il giorno degli spettacoli desiderati, portando con sé la conferma dell’iscrizione al laboratorio.
Invia un’email entro il 3 novembre a info@spaziorossellini.it indicando nome, cognome e recapito telefonico.

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3 dicembre 2026, ore 10.00–17.00
LABORATORIO DI CRITICA TEATRALE
Nell’ambito della rassegna A Roma, a Roma! 2026
Ti interessa capire come raccontare il teatro? Qual è il ruolo della critica? Vuoi metterti alla prova nella scrittura?
Iscriviti al laboratorio di critica teatrale condotto da Francesca De Sanctis, giornalista professionista e curatrice della rubrica “Colpo di scena” sul settimanale L’Espresso.
Durante il laboratorio analizzeremo lo spazio che l’informazione oggi dedica alla scena, vedremo come osservare uno spettacolo e come dialogare con artisti, artiste e pubblici.
Dove? Spazio Rossellini, Roma
Quando? Giovedì 3 dicembre, ore 10:00 – 17:00
Cosa serve per partecipare? Aver assistito ad almeno tre spettacoli della rassegna “A Roma A Roma”:
4 novembre – NOVECENTO
5 novembre – VIETATO INNAMORARSI
6 novembre – QUALCUNO NESSUNO CENTOMILA – Pirandello in loop
2 dicembre – LA CITTÀ DEI VIVI
5 dicembre – LUṢ
Cosa portare? Un PC portatile e tanta voglia di metterti in gioco.
Come iscriversi? Invia un’email entro il 3 novembre a info@spaziorossellini.it indicando nome, cognome e recapito telefonico.
Per gli iscritti al laboratorio è previsto il biglietto ridotto a 5 €. Per ottenere il biglietto ridotto, recarsi al botteghino il giorno degli spettacoli desiderati, portando con sé la conferma dell’iscrizione al laboratorio.

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4 dicembre 2026, ore 19.00
APERITIVO CON L’ARTISTA
Nell’ambito della rassegna A Roma, a Roma! 2026
Francesca De Sanctis incontra Ermanna Montanari.
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5 dicembre 2026, ore 20.30
LUṢ
Nell’ambito della rassegna A Roma, a Roma! 2026
Ideazione, scena, regia Ermanna Montanari e Marco Martinelli
Voce Ermanna Montanari
Musica, contrabbasso, live electronics Daniele Roccato
Testo Nevio Spadoni
Regia del suono Andrea Veneri
Disegno luci Luca Pagliano
Costume Ermanna Montanari
Coproduzione Ravenna Festival, Albe / Ravenna Teatro
Trent’anni fa, dalla voce-corpo di Ermanna Montanari, prendeva vita sulla scena Bêlda, veggente e guaritrice protagonista di Luṣ. Una figura Christi emarginata ai confini di un villaggio ‘per bene’, intoccabile e derisa, che di notte, ponendosi col suo corpo tra i corpi malati, accoglie poveri e ricchi, tutti uguali di fronte al male del vivere. Dopo aver preso, nel 2015, la forma di un concerto con Luigi Ceccarelli e Daniele Rocca