Lombardia, Veneto, Liguria, Friuli, Piemonte: parte da qui il tour di Forest – Il futuro ha radici antiche, il documentario diretto da Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon e prodotto da Cineblend, che accompagna lo spettatore nel cuore del lavoro forestale contemporaneo, in un ambiente tanto familiare nell’immaginario collettivo quanto spesso troppo poco conosciuto nella sua reale complessità. Un tour che attraverserà tutta Italia in collaborazione con esperti di montagna e di lavoro forestale per puntare il riflettore su una realtà poco conosciuta, ma presente nella vita di tutti noi, molto più di quanto si pensi e che per questo necessita di consapevolezza.
Il film entra nel bosco del Monte Meletta, nel Comune di Gallio, sull’Altopiano dei Sette Comuni, un territorio segnato dagli effetti della tempesta Vaia e dalla successiva diffusione del bostrico, un insetto che attacca gli abeti rossi e che ha trovato, là dove si era abbattuta la tempesta, il nutrimento per crescere a dismisura. Da qui prende forma un racconto che non si limita a osservare il bosco come paesaggio, ma che lo considera al tempo stesso come un ecosistema prezioso e una fonte di bioeconomia: un luogo attraversato da equilibri complessi e da necessità di intervento spesso invisibili allo sguardo comune.
Al di là della contrapposizione semplicistica tra ambientalismo e gestione forestale, Forest – Il futuro ha radici antiche mette al centro l’urgenza di formare professionisti capaci di operare nel bosco con competenza, responsabilità e moderna consapevolezza ambientale. Protagonisti di questo percorso due ragazze e due ragazzi, allievi di un corso di formazione forestale, affiancati dai fratelli Michele e Giorgio Sambugaro, operatori esperti che li accompagnano nel passaggio dalla teoria alla pratica, insegnando loro a leggere i segnali invisibili del bosco e a confrontarsi con la responsabilità di chi deve prendersene cura. Attraverso il confronto con i loro istruttori, i quattro giovani imparano così a riconoscere le situazioni di rischio e a comprendere che ogni intervento richiede attenzione, metodo e rispetto per l’ambiente in cui si opera, con lo sguardo sempre rivolto al futuro, quindi alla sostenibilità. Il documentario racconta così un mestiere antico ma ancora attualissimo e profondamente trasformato dalla ricerca, dalla tecnologia, dalla cultura della sicurezza e da una nuova consapevolezza ecologica.
Un ruolo centrale è riservato anche ai dispositivi di protezione e agli strumenti che oggi permettono agli operatori di lavorare in condizioni più sicure. “Abbiamo scoperto in questi anni di lavoro dedicati alla montagna – spiegano i registi e autori Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon, già autori di numerosi documentari legati ai territori montani – che il cosiddetto presidio di sicurezza non è semplicemente un prodotto, ma uno strumento indispensabile per tutelare chi opera in prima linea. Le aziende che fanno ricerca sul campo non sono soltanto marchi commerciali, ma soggetti attivi in un dialogo necessario tra ambiente, formazione e lavoro. In questo ambito, l’Italia rappresenta oggi un presidio importante per lo sviluppo e l’innovazione dei dispositivi di sicurezza”.
Complice una fotografia attenta alle sfumature cromatiche del bosco e un montaggio che alterna osservazione, gesto tecnico e racconto umano, il documentario costruisce un equilibrio tra divulgazione e immersione. La spiegazione degli esperti, spesso tecnica e puntuale, si intreccia con l’esperienza diretta dei protagonisti, restituendo allo spettatore la complessità di un mondo in cui natura, lavoro, sicurezza e responsabilità ambientale sono profondamente connessi.
Accanto ai corsisti Filippo Sambugaro, Melani Mussoi, Silvia Minella e Tommaso Casagrande, e agli istruttori Giorgio e Michele Sambugaro, partecipano al documentario: Luigi Torreggiani, giornalista della Compagnia delle Foreste; Alessandro Caltagirone, ingegnere biomedico e membro del Vibram Tester Team; Andrea Battisti, professore di Entomologia presso il DAFNAE dell’Università di Padova; Dimitri De Gol, dottore forestale; Emanuele Lingua, professore di Selvicoltura presso il Dipartimento TESAF dell’Università di Padova; Giorgio Pielli, consulente e formatore in sicurezza sul lavoro forestale; Luca Canzan, direttore tecnico di Cifort; Massimo Ferraresi, agente di Polizia Locale e Guardia Boschiva del Comune di Gallio; Michele Benincà, responsabile DPI presso Benincà Rutilio & C. snc; e Stefano Grigolato, professore di Meccanizzazione Forestale presso il Dipartimento TESAF dell’Università di Padova. La sceneggiatura è firmata da Salvatore Frisina, Manuel Zarpellon e Giorgia Lorenzato. La fotografia è di Uber Mancin e il suono in presa diretta di Enrico Lenarduzzi. Il Documentario ha ottenuto fin da subito il Patrocinio gratuito del Dip. TESAF UNIPD, del Club Alpino Italiano e dell’Associazione Rete Donne Foreste, determinante anche il sostegno del Comune di Gallio che ha ospitato le riprese.
Nel racconto trovano spazio anche le aziende che investono in ricerca, innovazione e formazione per migliorare la sicurezza nel lavoro forestale, contribuendo allo sviluppo di strumenti e competenze orientati alla tutela degli operatori e alla qualità degli interventi sul territorio: AKU, Cifort, Benincà, Monchiero e Vibram.
I registi Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon hanno accolto il progetto riconoscendovi una naturale prosecuzione del loro percorso documentaristico, da sempre legato alla montagna, ai territori fragili e ai contesti ad alto rischio. Il bosco diventa così non solo un luogo da raccontare, ma uno spazio di lavoro, formazione e responsabilità, attraverso il quale interrogare il rapporto tra uomo, ambiente e futuro delle aree montane.
Ne nasce un documentario che invita il pubblico a guardare il bosco con maggiore consapevolezza, superando letture superficiali e riportando al centro del dibattito la complessità della sua cura. Non un racconto che offre risposte definitive, ma un film che apre domande concrete su cosa significhi oggi conoscere, proteggere e gestire un ecosistema in trasformazione.
Una scuola nel bosco
Il bosco emerge come luogo vivo, spazio di lavoro e campo di apprendimento. Attraverso il percorso dei giovani protagonisti, Forest – Il futuro ha radici antiche racconta cosa significa affrontare in modo professionale l’attività forestale: dalla lettura del territorio alla gestione delle piante, dalle tecniche di taglio all’utilizzo dei dispositivi di protezione, dall’ecologia all’economia, fino alle strategie operative necessarie in contesti complessi.
Il documentario diventa così anche l’occasione per proporre una visione più matura della gestione forestale: il bosco non è soltanto un ambiente da contemplare o da tutelare in modo astratto, ma un sistema vivo da conoscere, monitorare e valorizzare con responsabilità. Un approccio che integra competenze scientifiche, consapevolezza ambientale, sicurezza sul lavoro e capacità tecnica, restituendo dignità e centralità a una professione antica, oggi chiamata a confrontarsi con sfide nuove.