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sabato 17 ottobre 2026

Birrificio Serro Croce sul podio dei Pentawards

L'identità agricola diventa linguaggio contemporaneo: il birrificio di Vito Pagnotta, nato a Monteverde, in Irpinia, a 740 metri di altitudine, ottiene un importante riconoscimento internazionale per il nuovo progetto di identità visiva. Il design restituisce forma e riconoscibilità a una storia che nasce dalla terra.

Prima ancora che birrificio, Serro Croce è un’azienda agricola. È da questa premessa che prende forma il progetto identitario di Vito Pagnotta, profondamente legato alla montagna irpina. A Monteverde, a 740 metri di altitudine, la terra non è soltanto il luogo della produzione, ma una presenza concreta che determina ritmi, risorse e rapporto tra uomo, natura e lavoro.

È in questa relazione che risiede l’autenticità di Serro Croce, premiata con l’argento ai Pentawards di Londra, tra i più autorevoli riconoscimenti internazionali dedicati al packaging design. Un risultato che porta l’azienda irpina sulla scena internazionale, riconoscendo la capacità della sua nuova immagine di tradurre una cultura produttiva in un linguaggio contemporaneo.

Il valore del premio va oltre la dimensione estetica. Il design non costruisce un’identità artificiale né ricorre ai consueti richiami alla ruralità, ma rende leggibile ciò che esiste già: una storia produttiva che affonda le radici nel paesaggio, nella conoscenza dei cicli naturali e nella coerenza delle scelte. Essere agricoli prima che birrai significa riconoscere che il prodotto nasce molto prima di entrare in birrificio, attraverso il rapporto con le risorse e le specificità del territorio.

Anche l’altitudine diventa così espressione di una condizione produttiva e di appartenenza. La montagna impone tempi e misura, richiede attenzione e conoscenza: un patrimonio materiale e culturale che Serro Croce assume come principio fondativo, senza trasformarlo in nostalgia, ma facendone il punto di partenza per un progetto imprenditoriale contemporaneo.

La nuova identità visiva, curata da Lettera 7, traduce questa impostazione attraverso un sistema grafico rigoroso ed essenziale. Tipografia, colore e organizzazione delle informazioni costruiscono una grammatica riconoscibile e coerente per l’intera gamma. Il colore distingue le referenze e ne facilita la lettura, mentre la riduzione degli elementi decorativi lascia spazio al prodotto. Ogni scelta risponde a una funzione, contribuendo a definire un’identità stabile e riconoscibile.

Serro Croce interpreta così una delle sfide centrali per le imprese legate alle produzioni territoriali: evolvere senza recidere il legame con le proprie origini. L’innovazione non cancella la provenienza, ma la rende comprensibile a nuovi pubblici, anche lontani dal contesto in cui il prodotto nasce. In un mercato in cui il packaging è chiamato a distinguere prodotti sempre più simili, l’azienda sceglie di partire dalla propria specificità, affidando al design il compito di interpretare la sostanza del territorio.

«Per noi di Serro Croce, tutto comincia dalla terra. Prima ancora di produrre birra, siamo agricoltori e il nostro lavoro nasce dal rapporto quotidiano con il territorio, con i suoi tempi e le sue risorse. Volevamo che anche la nostra identità visiva restituisse questa consapevolezza, senza ricorrere a immagini convenzionali della ruralità, ma attraverso un linguaggio capace di raccontare ciò che siamo con essenzialità e contemporaneità. Abbiamo scelto Lettera 7 perché abbiamo riconosciuto nel loro approccio la capacità di interpretare e sintetizzare il nostro progetto di vita, restituendone l’essenza senza alterarne l’autenticità. Il risultato ha superato le nostre aspettative e oggi trova un riconoscimento straordinario nell’argento ai Pentawards, uno dei più prestigiosi premi internazionali dedicati al packaging design.
È un traguardo che ci rende orgogliosi, non soltanto per il valore internazionale del premio, ma perché porta sul podio una impresa agricola nata a Monteverde, in Irpinia. Essere il primo e unico birrificio campano a ottenere un riconoscimento di questo livello rappresenta per noi un risultato storico, che condividiamo con il nostro territorio e con la comunità di cui siamo parte», dichiara Vito Pagnotta, fondatore di Serro Croce.

L’argento ai Pentawards celebra, in definitiva, un progetto nel quale forma e contenuto procedono nella stessa direzione. Perché l’autenticità non si dichiara attraverso un’etichetta: si costruisce nel tempo, nella coerenza tra ciò che si è, ciò che si produce e il modo in cui si sceglie di raccontarlo. E, nel caso di Serro Croce, tutto comincia dalla terra.

«POLITY DESIGN», GIOVANNI ORSINA, PRESIDE DI SCIENZE POLITICHE ALLA LUISS, SPIEGA I POPULISMI: COME NASCONO E SI DIFFONDONO


Un’insurrezione politica sconvolge le democrazie. La chiamiamo «populismo» e ne parliamo ogni giorno, ma non potremo mai capirla se non comprendiamo l’ordine impolitico e rivoluzionario contro cui si ribella. Quell’ordine inseguiva un sogno: conciliare in un equilibrio perfetto libertà individuale e solidarietà sociale, reti globali e differenze locali, sviluppo economico e tutela ambientale. Che cos’è andato storto? Ripercorrendo le metamorfosi della democrazia negli ultimi sei decenni, Giovanni Orsina, Head of the Department of Political Science della Luiss di Roma, metterà a nudo a Polity Design, sabato 24 ottobre 2026, le contraddizioni del nostro tempo. Come una rivoluzione nata liberale sia divenuta sempre più moralista, come un ordine che voleva emancipare gli individui ne abbia dimenticato i bisogni quotidiani. E come abbia preso forma, infine, un’aspra reazione di rigetto nel nome della concretezza e della vicinanza. Il desiderio urgente di rifugiarsi in una comunità che si fondi su ciò che resta della tradizione, per chi si ribella a destra, o in una comunità nuova che realizzi la democrazia autentica, per chi lo fa a sinistra. «Le definizioni del populismo paiono descrivere qualcosa di totalmente altro dal liberalismo. Solo scavando più a fondo ci si rende conto di quanto “l’altro” tenda a diventare “lo stesso”, di quanto la rivolta s’immedesimi nell’ordine contro cui si scaglia, e viceversa. In questo gioco di specchi rinasce la politica, ma disfunzionale. «Perché ciascuno dei due contendenti ha in seno pulsioni antipolitiche e rifiuta di riconoscere legittimità all’antagonista. Ma anche perché sono venute meno le condizioni che consentono di agire nello spazio pubblico in una forma strutturata, significativa e duratura. Resiste ancora la nazione, pur molto indebolita, e spinge l’insurrezione verso destra». «Sarà il Preside della Facoltà di Scienze Politiche della Luiss di Roma, Giovanni Orsina, tra i più autorevoli storici italiani e non solo – spiega Luigi Ferraiuolo, direttore di Polity Design – ad aprire il nuovo anno accademico della Scuola di classe dirigente di ispirazione cattolica di Caserta. Cominciamo da un tema assai dibattuto, portando nella nostra città lo storico autore della tesi più suggestiva e che spiega meglio di tutte la nascita e l’avanzata dei populismi. Questo sarà un anno molto intenso per Polity Design che memore della sua missione cattolica proverà a donare alla città i suoi primi Stati Generali e nello stesso tempo, cercherà di capire il presente e proiettarlo nel futuro, usando come timone l’enciclica «Magnifica Humanitas» di Papa Leone XIV, a cui dedichiamo la nostra preghiera per un recupero immediato delle forze e della salute dopo l’operazione al Gemelli». La lezione del pomeriggio di sabato 24 sarà dedicata a un laboratorio con gli allievi. «Polity Design, scuola del disegno delle relazioni», ispirata alla dottrina sociale della Chiesa, accreditata come scuola di politica nazionale dalla Cei, è basata a Caserta, con orizzonte il Paese, ed è guidata da un Collegio di Direzione composto dal Direttore Luigi Ferraiuolo insieme con Gianmarco Carozza, Sergio Carozza, Alda Della Selva, Pio Vincenzo Feola, Monica Ippolito, Stefania Lanni, Gianni Maggio, Biagio Narciso e il nostro assistente don Gianmichele Marotta. Nata da un’idea di Luigi Ferraiuolo, Polity Design si propone di formare persone di valore partendo dai nostri giovani, aiutandoli a rimanere nella loro terra e a cambiarla in meglio. Ha casa nella Biblioteca del seminario di Caserta, in piazza Duomo. Partner della Scuola sono la casa editrice Il Mulino, la Rete di Trieste, il caseificio La Baronia, la Saidi advertising, il Caffè Pompeii e la Cantina di Lisandro. Le lezioni di Polity Design sono riservate esclusivamente agli iscritti (per iscriversi, scrivere a politydesign@gmail.com).

IL SABATO DELLA FOTOGRAFIA XI EDIZIONE, tornano gli incontri, le mostre e i workshop sul linguaggio fotografico

Tornano in Sala Assoli Moscato gli appuntamenti di Il sabato della fotografia, il format di incontri, workshop e mostre sul linguaggio fotografico ideato e curato da Pino Miraglia, giunto alla sua XI edizione. Un percorso attraverso le molteplici forme dell’immagine, affidato a grandi protagonisti della fotografia italiana e internazionale, per esplorare il rapporto tra fotografia e realtà, memoria e attualità, ricerca artistica e racconto del presente.

Anche quest’anno la rassegna propone un calendario articolato in sezioni tematiche, spaziando dal teatro al cinema, dal fotogiornalismo alla fotografia sociale, fino alle esperienze delle nuove generazioni di autori. Un programma che conferma la vocazione de Il sabato della fotografia a offrire occasioni di confronto e approfondimento sul linguaggio fotografico, grazie anche alla preziosa collaborazione della photoeditor Manuela Fugenzi.

Tra gli ospiti che si alterneranno nel corso della stagione figurano Manooche Deghati, Francesco Zizola, Antonio Biasiucci, Mario Boccia, Lucia Patalano, Marco Longari, Alessio Romenzi, Leonardo Petrucci, Cinzia Canneri, insieme ad altri protagonisti della scena fotografica contemporanea.

Ad aprire l’XI edizione, sabato 24 ottobre 2026 alle ore 11.30, sarà Angelo Raffaele Turetta, fotoreporter e fotografo di scena, che incontrerà il pubblico di Sala Assoli Moscato per ripercorrere le tappe di una carriera capace di attraversare mondi e linguaggi differenti, mantenendo sempre al centro lo sguardo sulla società italiana.

Classe 1955, Turetta muove i primi passi nella fotografia documentando le esperienze del teatro d’avanguardia, collaborando con realtà e artisti che hanno segnato la ricerca teatrale italiana, dai Magazzini Criminali a La Gaia Scienza, da Leo De Berardinis e Perla Peragallo a Raimondi e Caporossi. A questa prima stagione segue la lunga collaborazione con l’agenzia Contrasto e un’intensa attività nel cinema, che lo porta a lavorare come fotografo di scena per circa ottanta film.

Il suo percorso restituisce così un osservatorio privilegiato sulle trasformazioni del Paese e sulle diverse possibilità del racconto per immagini. Tra fotogiornalismo e fotografia di scena, il lavoro di Turetta si sviluppa sul sottile confine tra realtà e finzione, facendo della fotografia uno strumento per documentare il mondo, ma anche per interrogare le forme attraverso cui viene rappresentato.

Con questo primo appuntamento, Il sabato della fotografia rinnova il proprio invito a incontrare gli autori, approfondirne le esperienze e attraversare, attraverso le immagini, le storie e le contraddizioni del nostro tempo.

Le mostre de Il sabato della fotografia

Anche per l’undicesima edizione sono previste le mostre. Si comincia con GenerAzione CreAttiva, Fotoracconto Civico – Fotografia, dal 23 ottobre 2026 al 10 novembre 2026, (opening 19.00) si prosegue con SPINA di Mario Spada dal 13 novembre 2026 (opening ore h.19.00) e sabato 14 novembre con la presentazione del libro Spina di Mario Spada.



Fotoracconto Civico – Fotografia è un laboratorio ideato nell’ambito del progetto GenerAzione CreAttiva, promosso dall’Osservatorio Giovani dell’Università Federico II e curato da Pino Miraglia. Venti giovani hanno sperimentato la fotografia come strumento di indagine sociale, realizzando reportage tra Napoli e provincia. Il percorso ha dato vita a cinque nuclei tematici dedicati a donne e lavoro, immigrazione, terza età, rapporto tra sacro e profano e attivismo per i diritti degli animali. Fotografie e approfondimenti video restituiscono storie e comunità spesso raccontate attraverso stereotipi, privilegiando uno sguardo ravvicinato, rispettoso e capace di cogliere la complessità del presente.

La supervisione del progetto è di Lello Savonardo. 

Spina è l’ultimo libro fotografico di Mario Spada, pubblicato in 500 copie numerate, che raccoglie vent’anni di lavoro attraverso 82 fotografie realizzate a Napoli tra il 1996 e il 2016. La selezione, la sequenza e il progetto grafico, curati insieme a Patrizio Esposito, costruiscono un percorso visivo che sfida la consueta fotogenia della città, restituendone fratture, tensioni e rivelazioni. Napoli diventa così un universo più ampio, un territorio da attraversare e interrogare, oltre ogni confine o categoria.

Il titolo richiama l’immagine di una «spina nell’occhio»: un’irritazione che impedisce uno sguardo passivo e consolatorio. Le fotografie non cercano complicità, ma invitano lo spettatore a confrontarsi con immagini capaci di destabilizzare e mettere in discussione le proprie certezze. Anche la struttura del libro, privo di didascalie, numerazione delle pagine e frontespizio, risponde a questa visione: lasciare chi guarda libero di smarrirsi tra le immagini, senza indicazioni, perché una città non può essere ridotta a un racconto ordinato e la fotografia non può pretendere di spiegarla.

“Il sabato della fotografia”, è un format annuale che si dipana attraverso una serie di incontri, mostre e seminari sul linguaggio fotografico, la fotografia sociale e la cultura visiva in generale anche in relazione con altri linguaggi artistici. La rassegna, curata da Pino Miraglia e giunta alla sua IX edizione, nasce nel 2013 come segmento del più ampio progetto denominato “Movimenti per la fotografia”, ed è attualmente un punto di riferimento a Napoli per fotografi, studenti, curatori e appassionati di fotografia che frequentano le attività annuali presso la suggestiva Sala Assoli dei Quartieri Spagnoli.

“Il Sabato della fotografia” è promossa e prodotta da Casa del Contemporaneo, Ass. Culturale 180° Meridiano, Associazione Assoli e realizzata precedentemente in collaborazione con diversi enti e realtà culturali italiane (Comune di Napoli; Presidenza del Consiglio – Dipartimento per le politiche giovanili; Accademia di Belle Arti di Napoli; casa editrice Postcard, casa editrice Artem).

Info e prenotazioni: 345 467 9142 – assoli@casadelcontemporaneo.it

venerdì 16 ottobre 2026

Futuro Remoto compie 40 anni, a Napoli la scienza si apre alla città

“E tu, Cielo, dall’alto dei mondi sereni, infinito, immortale, d’un pianto di stelle lo inondi, quest’atomo opaco del Male”. 

La Terra evocata da Giovanni Pascoli in X agosto appare piccola, fragile, avvolta dall’oscurità. 

È proprio quel pianeta, con le sue contraddizioni e le sue possibilità, il punto di partenza del dibattito che Città della Scienza di Napoli intende riportare al centro della vita pubblica: studiarlo, comprenderlo, immaginarne futuri diversi. 

Il Planetario, con le sue proiezioni immersive, trasforma quella prospettiva cosmica in un’esperienza concreta, capace di avvicinare grandi temi scientifici a studenti, famiglie e cittadini.

Dal 10 al 15 novembre 2026, Futuro Remoto festeggia la sua quarantesima edizione con il titolo “L’immaginazione di futuri”. Per l’occasione l’ingresso a Città della Scienza, al Science Centre, alle mostre e alle attività del Festival sarà gratuito per tutti.

Una storia nata a Napoli

Il festival fu ideato nel 1987 dal fisico napoletano Vittorio Silvestrini, con l’intuizione di far dialogare ricerca, fantascienza, arte e cultura. Dalla prima edizione alla Mostra d’Oltremare fino alle grandi edizioni in Piazza del Plebiscito e all’attuale sede di Bagnoli, Futuro Remoto è diventato un punto di riferimento della divulgazione scientifica italiana ed europea.

Quarant’anni dopo, la manifestazione mantiene la sua vocazione originaria: rendere la scienza un bene condiviso e uno strumento di consapevolezza civica. Il titolo di quest’anno propone un invito a immaginare collettivamente scenari possibili, fondati su innovazione, sostenibilità e pace.

Il sostegno della Regione

Alla conferenza di presentazione, svoltasi al Planetario di Città della Scienza, il presidente della Regione Campania Roberto Fico ha accolto con favore il ritorno di Futuro Remoto e il valore simbolico del suo nome.

 “Celebriamo quaranta anni di storia e di futuro”, ha dichiarato Fico, sottolineando che l’edizione racchiude un’eredità da custodire e far evolvere, con una manifestazione aperta e diffusa su tutto il territorio regionale.
Il governatore ha insistito sul ruolo educativo e sociale del festival, capace secondo lui di ampliare lo sguardo dei giovani, nutrire conoscenza e consapevolezza civica, e offrire un punto di riferimento in un contesto segnato da trasformazioni rapide.

Fico ha anche richiamato il valore di Città della Scienza come luogo accessibile e fruibibile, ricordando l’emozione provata da ragazzo davanti alle mostre scientifiche e l’importanza di garantire alle nuove generazioni spazi di crescita culturale.

Per la Regione Campania, ha aggiunto Fico, investire su ricerca e innovazione significa investire sul futuro e creare opportunità di sviluppo e lavoro. 

Il presidente ha inoltre collegato il festival alla riqualificazione dell’area di Bagnoli e al flusso di visitatori atteso in vista delle iniziative legate all’America’s Cup, immaginando percorsi di divulgazione scientifica capaci di valorizzare ulteriormente Città della Scienza.

Un programma ad alto profilo

L’inaugurazione è fissata per martedì 10 novembre, Giornata Mondiale della Scienza per la Pace e lo Sviluppo. Ospite d’eccezione sarà il biofisico tedesco Georg Nagel, Premio Nobel per la Medicina 2026 per gli studi sull’optogenetica e la scoperta dei canali ionici attivati dalla luce.

La settimana prevede incontri con divulgatrici e ricercatori, interventi dei rettori delle università campane, laboratori per i giovani, la maratona di innovazione The Big Hack, la mostra fotografica “Sottoterra!”, l’esperienza immersiva “Dante Inferno” e serate di approfondimento in Sala Newton.

Sono inoltre previsti la Borsa di studio “Vittorio Silvestrini”, il Premio Nazionale Luigi Nicolais e l’inaugurazione del nuovo Centro di Eccellenza in Biorobotica, Materiali e Sistemi Bionici dell’Università Federico II.

Il Festival coinvolge i sette atenei campani come co-organizzatori, insieme a CNR, INFN, INAF e INGV, oltre ad Apple Developer Academy, Maker Faire e a una rete museale coordinata con ASviS, ICOM Italia e ICOM Campania. Le tappe territoriali porteranno l’evento anche a Benevento, Salerno, Caserta e Avellino.

Scienza da toccare e cieli da esplorare

Accanto al Festival, il Science Centre presenta la mostra temporanea “FISICA… Vietato Non Toccare!”, in programma dal 17 ottobre 2026 al 17 gennaio 2027 nel Padiglione Galilei. 

Il percorso invita il pubblico a sperimentare direttamente energia, gravità, ottica, elettricità, fluidi e magnetismo, superando il ruolo di semplice spettatore.

Il Planetario, rafforzato da un recente aggiornamento tecnologico, propone invece due nuovi spettacoli immersivi. “Oasi nello Spazio” segue la ricerca dell’acqua come condizione della vita, mentre “Dark Universe” conduce il pubblico tra supernove, buchi neri e materia oscura.

Il presidente di Città della Scienza, Giovanni Covone, ha definito il quarantennale non un esercizio di nostalgia, ma il rinnovo di una promessa civile: “fare della scienza un bene comune, vivo e condiviso”.

L’accesso gratuito, ha spiegato, è il modo di restituire alla comunità ciò che Futuro Remoto ha seminato in quattro decenni, dedicando l’edizione ai giovani e alle scuole.

L’appuntamento è quindi a Napoli, presso Città della Scienza, dal 10 al 15 novembre 2026: sei giornate gratuite per osservare la Terra, interrogare l’universo e provare a immaginare, insieme, i futuri possibili.

America’s Cup, al TTG di Rimini la visione Worldtours

Un’offerta che dal Golfo si allarga a tutta la Regione, Amedeo Conte, CEO dell’azienda, ragiona già a 7 mesi: «Il lavoro da fare oggi con gli intermediari è costruire soggiorni in cui la giornata di gara sia una parte del viaggio e non il suo unico motivo»

 

Mancano poco più di 7 mesi all’avvio della Louis Vuitton Cup, che dal 22 maggio 2027 aprirà nel Golfo di Napoli la 38ª edizione dell’America’s Cup, la prima disputata in Italia, con il match per il trofeo in programma dal 10 luglio. In vista dell’appuntamento Worldtours partecipa a TTG Travel Experience, la manifestazione B2B di Italian Exhibition Group in corso a Rimini Expo Centre, dove presenta a buyer e intermediari un’offerta che parte dalla visione delle regate e prosegue sul resto del territorio.

Il quadro di riferimento è quello delineato dal dossier del Ministero del Turismo e della Luiss Business School, che stima per Napoli tra 1,5 e 1,7 milioni di visitatori nel periodo delle gare, una spesa turistica diretta di circa 370 milioni di euro e un impatto economico complessivo di 690 milioni, destinato a raggiungere 1,2 miliardi considerando indotto ed effetti di lungo periodo. Lo stesso studio prevede, per il biennio successivo all’evento, una crescita dei flussi compresa tra il 5 e il 10 per cento. È su quest’ultima voce che Worldtours ha impostato la propria presenza in fiera.

«Due mesi di regate concentrano la domanda in uno spazio preciso, il lungomare e l’area di Bagnoli, e in un periodo che per la Campania coincide già con l’alta stagione», dichiara Amedeo Conte, CEO di Worldtours. «Il rischio è che chi arriva per la Coppa veda soltanto quel tratto di costa, in giornate affollate, e che l’evento si esaurisca lì. Il lavoro da fare oggi con gli intermediari è costruire soggiorni in cui la giornata di gara sia una parte del viaggio e non il suo unico motivo».

La proposta presentata a Rimini parte dall’esperienza maturata con la regata preliminare dello scorso settembre, quando l’operatore ha programmato escursioni in barca che univano la visione delle prove dall’area riservata agli spettatori alla navigazione lungo la costa di Posillipo. Attorno a questo nucleo la permanenza si articola sul resto del territorio: i siti archeologici di Pompei ed Ercolano, il Vesuvio, la Reggia di Caserta, la Costiera Sorrentina e Amalfitana, Capri, i percorsi nel sottosuolo del centro storico e i laboratori di cucina, collegati da un servizio di transfer tra aeroporto, porto, stazione e strutture ricettive. Una parte dell’offerta è dedicata agli itinerari accessibili e alle escursioni per i passeggeri delle navi da crociera, due segmenti che nelle settimane dell’evento si sovrapporranno al pubblico della vela.

«Un tour operator straniero non ci chiede se Napoli sia bella, quello lo sa già. Ci chiede invece se sia in grado di garantire un servizio affidabile in settimane di forte pressione», prosegue Conte. «Transfer puntuali, guide abilitate, mezzi autorizzati, tempi di percorrenza prevedibili: è su questo che si decide se un pacchetto venduto per l’America’s Cup produce un cliente che torna o un’esperienza da non ripetere. La crescita attesa per gli anni successivi non è automatica, dipende da come la filiera avrà lavorato durante l’evento e da quanto saprà coordinarsi con le istituzioni nella gestione della mobilità».

ALLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA NOWRUZ - NUOVO GIORNO di FRANCESCO CANNAVA' - SPECIAL SCREENINGS

Alla Festa del Cinema di Roma 2026 - Special Screening - Concorso documentari NOWRUZ – NUOVO GIORNO, un film di Francesco Cannavà: al calcio alle proteste in Iran, il percorso di autodeterminazione e consapevolezza politica di una squadra di donne iraniane a Torino.
 

Nowruz – Nuovo giorno, il documentario scritto e diretto da Francesco Cannavà, prodotto da Zenit Arti Audiovisive e 8 Road Film in collaborazione con Rai Cinema, sarà presentato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Special Screening, in concorso per il premio documentari, sabato 17 ottobre al Maxxi alle 19,30, con replica il 18 ottobre 2026 al cinema Giulio Cesare in sala 7 alle ore 14,00. Il film sarà distribuito da Lo Scrittoio-Cinema D’Autore.

Il racconto nasce dall'incontro con un gruppo di donne iraniane che a Torino trovano nel calcio uno spazio di emancipazione, libertà e appartenenza. Studentesse, lavoratrici, madri, unite nella squadra femminile Homa, costruiscono attraverso lo sport una comunità capace di accogliere esperienze e sensibilità differenti, sperimentando una libertà che nel Paese d'origine incontra profonde limitazioni, spesso con conseguenze tragiche.

Gli eventi del 2025 e la violenta repressione delle proteste in Iran all'inizio del 2026 cambiano però la loro quotidianità.

Di fronte alla violenza del regime e agli attacchi militari stranieri emergono interrogativi e posizioni differenti: c'è chi vede nell'intervento esterno una possibile liberazione e chi rifiuta che il cambiamento possa passare attraverso i bombardamenti del proprio Paese. La progressiva partecipazione politica delle protagoniste attraversa queste contraddizioni senza cancellare i legami costruiti. Le manifestazioni pubbliche, dove le fotografie delle vittime della repressione richiamano l'attenzione dell’opinione pubblica italiana, trasformano quelle donne che avevano trovato nel calcio uno spazio di libertà individuale in protagoniste di una testimonianza collettiva.

Ho fatto questo film - dichiara Francesco Cannavà - per mantenere fede ad una promessa fatta ad una donna iraniana incontrata in Sicilia, a Messina: ascoltare la voce delle donne iraniane della diaspora e far conoscere le loro storie. Cosa significa lasciare il proprio Paese, cercare la libertà e l'autodeterminazione lontano dalla propria famiglia, dalla propria cultura, dalla propria terra?

 

Il titolo richiama il Nowruz, il capodanno persiano che coincide con la primavera e simboleggia la rinascita: il desiderio di un nuovo inizio, senza rinunciare alla propria storia e al legame con il Paese d'origine. Nel documentario sono presenti immagini e video d’archivio della repressione mai diffuse dai media italiani.

 

La presenza a Roma delle protagoniste del film sarà ulteriormente arricchita dall’incontro che si terrà alle ore 11.30 del 18 ottobre presso la Casa Internazionale delle donne, cui parteciperanno insieme al regista Francesco Cannavà, nel contesto della rassegna “Le Meraviglie” – Incontri sul cinema e sui diritti delle donne organizzata dalla stessa Casa Internazionale delle Donne e dalla Fondazione Una Nessuna Centomila nell’ambito delle Risonanze della Festa del Cinema di Roma.

Il film è una coproduzione Zenit Arti Audiovisive e 8 Road Film, in collaborazione con Rai Cinema, Art Show Movie e Beagle Media, con il contributo del MIC – Direzione Cinema e Audiovisivo, Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo e con il sostegno della Film Commission Torino Piemonte.

 

Studio Trisorio segnala Raffaela Mariniello all'ICCD di Roma con Terra Fertile, Terra di Lavoro, Terra dei Fuochi

La mostra costituisce l’esito di un progetto di committenza fotografica assegnato dall’ICCD a Raffaela Mariniello (Napoli, 1961) sui territori attraversati dal Volturno.
Un viaggio lungo il maggiore fiume dell’Italia meridionale, in un succedersi di mondi naturali e antropizzati di cui la fotografa restituisce tutta la ricchezza e le contraddizioni.

Un’esposizione “immersiva” con stampe di grande formato, light box, video, wall paper, allestita nell’ex Chiesa delle Zitelle dell’ICCD, nel quartiere Trastevere a Roma, conclude la programmazione espositiva annuale e riconferma l’impegno dell’Istituto nel valorizzare la fotografia contemporanea facendo entrare le opere di Raffaela Mariniello in una delle collezioni di fotografia pubblica più importanti in Italia.

Accompagna la mostra il libro edito da Artem con testi di Carlo Birrozzi, Francesca Fabiani, Raffaela Mariniello, Antonio Pascale, Angela Tecce, e con la grafica dello studio CH RO MO. Il volume è stato concepito non come un semplice catalogo di mostra, ma come un racconto di viaggio, in parole e immagini, lungo il Volturno.

ICCD – Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione
Via di San Michele, 18
Roma
Studio Trisorio
Riviera di Chiaia, 215
80121, Napoli
+39 081414306

Via Carlo Poerio, 110 | 116
80121, Napoli
+39 0815276011

info@studiotrisorio.com
www.studiotrisorio.com