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martedì 29 settembre 2026

Venerdì 2 ottobre 2026 il Teatro Comunale Costantino Parravano di Caserta riapre il sipario alla città e inaugura la stagione 2026/2027 con "Non ti pago" di Eduardo De Filippo

Il sipario del Teatro Comunale Costantino Parravano torna ad alzarsi e, con esso, si riapre uno dei luoghi simbolo della vita culturale della città. Un progetto che, nato dalla collaborazione tra il Comune di Caserta e il Teatro Pubblico Campano, cui sono affidate la gestione e la programmazione, rappresenta l’avvio di un nuovo percorso per il teatro casertano, chiamato nuovamente a essere uno spazio aperto alla città, luogo di spettacolo, confronto, incontro e partecipazione.

Sarà Non ti pago, capolavoro di Eduardo De Filippo, in scena da venerdì 2 ottobre 2026 alle ore 20.45 (repliche fino a domenica 4), a inaugurare questo nuovo capitolo, preceduto, alle ore 20, da un brindisi aperto alla città.

«È un momento molto importante per la città – dichiara la Commissione Straordinaria del Comune di Caserta - che si riappropria di uno spazio fondamentale sotto il profilo culturale e sociale. La Commissione ha lavorato sin da subito per far sì che il Teatro riaprisse prima possibile, consentendo ai casertani di poter fruire di una struttura essenziale per la città. I criteri per l’aggiudicazione della gestione del teatro sono stati improntati alla massima trasparenza e correttezza, con l’adozione di procedure chiare e di criteri oggettivi. La Commissione intende ringraziare l’Ufficio Cultura del Comune, a partire dalla Dirigente, la Segretaria Generale Maria Giuseppina D’Ambrosio, e dal funzionario Alfredo Fontanella, per il lavoro svolto, grazie al quale è stata possibile la riapertura del teatro».

L’allestimento, presentato da Gli Ipocriti, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale e Teatro Stabile di Catania, riprende la visione scenica di Luca De Filippo, che nel corso del suo percorso artistico aveva sviluppato una personale lettura delle opere del padre, accentuando progressivamente la dimensione morale e le contraddizioni dei suoi personaggi.

Una scelta che permetteva di far emergere con maggiore forza alcuni dei temi più profondi e ricorrenti nell’opera di Eduardo: l’avidità, le fragilità individuali, le tensioni all’interno della famiglia e, attraverso la crisi dei rapporti familiari, il riflesso di una più ampia disgregazione della società.

A raccogliere il testimone nel ruolo di Ferdinando Quagliuolo sarà Salvo Ficarra, interprete che ha aderito con entusiasmo al progetto e che affronta per la prima volta un personaggio di questa complessità con una particolare sensibilità verso la sua dimensione comica e, insieme, verso le ombre che attraversano il protagonista.

Ficarra porta in scena un Ferdinando capace di muoversi sul confine sottile tra il paradosso e la sofferenza, tra l’ironia e la solitudine, facendo propria l’idea di Luca De Filippo di instaurare con il pubblico un dialogo continuo.

Una relazione diretta, fatta di tempi, silenzi, sguardi e parole, attraverso la quale la comicità diventa anche uno strumento per far emergere ciò che si nasconde dietro i comportamenti dei personaggi.

Sul palcoscenico, Carolina Rosi, Nicola Di Pinto e Mario Porfito, insieme a Paola Fulciniti, Gianni Cannavacciuolo, Andrea Cioffi, Federica Altamura, Carmen Annibale e Sara Guardascione.

Sabato 3 ottobre alle ore 17, sempre al Teatro Comunale di Caserta, riprende il ciclo di incontri “Salotto a Teatro”, condotti dalla giornalista Maria Beatrice Crisci, che per il primo appuntamento ospiterà Salvo Ficarra, Carolina Rosi e la Compagnia.

 

Non ti pago di Eduardo De Filippo

2 ˃ 4 ottobre 2026 - Teatro Comunale Costantino Parravano di Caserta

Inizio spettacoli ore 20.45 (ven), ore 19 (sab), ore 18 (dom)

Info e prenotazioni 0823444051

All'Istituto Penale per i Minorenni di Nisida arriva una ludoteca: giocare al tavolo per riscattarsi

Ascione (Polizia Penitenziaria): «Competenze cruciali in vista del futuro reinserimento». De Carolis: «Il gioco da tavolo deve arrivare dove l'accesso alla cultura è più difficile». Petrucci: «Nisida non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza»

Il gioco da tavolo che si conferma strumento di reinserimento sociale, capace di fornire ai ragazzi quelle soft skill utili per costruire il proprio futuro e riscattarsi dagli errori commessi: da oggi l'Istituto Penale per i Minorenni di Nisida dispone di una ludoteca stabile, aperta ai ragazzi e pensata per diventare un'attività strutturata della vita dell'Istituto.

L'inaugurazione si è svolta in queste ore alla presenza della direzione dell'IPM e di Anna Di Vaio, referente per la Giustizia riparativa del Comune di Napoli; Chiara Marciani, assessora alle Politiche giovanili e al Lavoro del Comune di Napoli; Patrizia Imperato, procuratrice della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli; Paola Brunese, presidente del Tribunale per i Minorenni di Napoli e Samuele Ciambriello, garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Campania. Il progetto è stato ideato e coordinato da Board Game Social Club, community dedicata al gioco da tavolo moderno, insieme a Giochi Uniti, casa editrice partenopea che ha donato i giochi e gli espositori della ludoteca. Alla preparazione dei facilitatori ha contribuito l'associazione Giocare Dentro con Gabriele Mari, formatore ed educatore ludico.

L'apertura conclude una fase preparatoria avviata in estate. Nei due incontri del 18 agosto e dell'8 settembre i ragazzi si sono avvicinati gradualmente ai giochi da tavolo, con titoli di difficoltà progressiva, mentre gli operatori di BGSC valutavano quali proposte funzionassero meglio nel contesto dell'Istituto. Decine di ragazzi hanno preso parte al percorso, con i titoli più funzionali per il progetto del catalogo Giochi Uniti ora disponibili nella ludoteca. L'obiettivo dichiarato è trasformare l'esperienza in un laboratorio continuativo sostenuto dall'Istituto, che BGSC continuerà ad accompagnare nel corso dell'anno con presentazioni di novità, playtest e appuntamenti dedicati.

Al primo incontro ha preso parte, sedendo al tavolo con i ragazzi, Eleonora Ascione, dirigente di Polizia Penitenziaria e comandante del reparto dell'IPM. «Il gioco all'interno della nostra realtà rappresenta uno strumento pedagogico di eccellenza, in quanto veicolo di valori quali il rispetto delle regole, la cooperazione, la capacità attentiva e strategica – afferma –. L'attività svolta ha stimolato la mente e l'immaginazione, offrendo una temporanea "evasione mentale", contrastando il processo di isolamento emotivo e favorendo l'interazione positiva tra i ragazzi. Per raggiungere gli obiettivi del gioco è stato necessario collaborare, negoziare, pianificare e comunicare, competenze cruciali in vista del futuro reinserimento sociale e lavorativo. Così come si è rivelata fondamentale la gestione della sconfitta e della vittoria». Per Stefano De Carolis, direttore operativo di Giochi Uniti, il progetto prosegue un impegno che la casa editrice porta avanti da tempo. «Lo scorso anno avevamo portato il gioco da tavolo nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, e quell'esperienza ci ha convinti che il gioco da tavolo moderno sia un bene culturale a tutti gli effetti e che, come tale, debba arrivare anche nei luoghi dove l'accesso alla cultura è più difficile. Per un editore che ha sede a Napoli, portarlo a Nisida significa assumersi una responsabilità verso il proprio territorio e verso i ragazzi che ne fanno parte».

Il bilancio dei primi incontri è affidato alle parole di Luca Petrucci, amministratore di Board Game Social Club: «A Nisida abbiamo visto concretamente fin dove può arrivare il gioco: ragazzi che si sono avvicinati al gioco da tavolo moderno e che, incontro dopo incontro, sono arrivati ad affrontare e portare a termine anche giochi strategici di media difficoltà. Attorno a quel tavolo non si impara soltanto a giocare: ci si confronta, si rispettano regole, si prendono decisioni e si condivide un'esperienza con gli altri. Per noi Nisida non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza: vogliamo trasformare questa esperienza in un modello di ludoteca permanente e replicabile, capace di portare il valore sociale del gioco da tavolo anche in altri contesti».



Al via le riprese di “Lucio”, il tv movie sulla vita di Lucio Dalla



Sono appena iniziate a Bologna e proseguiranno a Sorrento le riprese di “Lucio”, il tv movie sul cantautore bolognese scomparso nel 2012. Il film è diretto da Ambrogio Lo Giudice, che firma anche il soggetto con Stefano Rulli. La sceneggiatura è scritta da Stefano Sardo con lo stesso regista. Nel cast accanto a Valentino Aquilano che interpreta Lucio, Stefano Fregni (nel ruolo del produttore Renzo Cremonini), Tredici Pietro (interpreta Gianni Morandi), Achille Bianchi (Lucio bambino), Gabriele Falsetta (Gino Paoli). E con la partecipazione straordinaria di Giovanna Mezzogiorno nel ruolo di Iole, la mamma di Lucio.


Prodotto da Federico e Francesco Scardamaglia per Compagnia Leone Cinematografica in collaborazione con Rai Fiction, sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna attraverso Emilia-Romagna Film Commission, il progetto è realizzato con il contributo del fondo sviluppo degli investimenti nel Cinema e nell’Audiovisivo (MIC).


Tutti gli italiani sanno chi è Dalla, ma pochissimi conoscono Lucio, persino gli amici non sono certi di aver compreso chi fosse veramente. Cresciuto senza il padre – un fantasma, un buco nero nella sua sfera emotiva – l’unico affetto è sua madre Iole. Una mamma sui generis, una donna molto libera per i tempi e senza pregiudizi, il cui amore è sia scudo che gabbia. Lo salva un talento musicale folgorante e funambolico che gli regala una carriera precoce come clarinettista. A convincerlo a cantare è Gino Paoli, il primo di una serie di mentori – gli altri sono Ennio Melis, Paola Pallottino e Roberto Roversi – e di amici come Gianni Morandi che lo accompagnano in un periodo di formazione umana e artistica lunga tredici anni, in cui Lucio faticosamente imbocca la strada che lo porta da cantante a cantautore, da ragazzo a uomo. E da Lucio a diventare, per tutti, Dalla.


Anni dopo, a Sorrento, mentre nel pieno di un’altra crisi creativa è convinto di non aver più niente da dire, compone un successo clamoroso, il salto che lo spinge per sempre fra i classici.

 

 

Autismo, a Napoli i maggiori esperti nazionali e internazionali: congresso scientifico del Santobono

Le responsabili scientifiche Valentina De Clemente e Pia Santangelo presentano due giornate di confronto con esperti italiani e internazionali sulle nuove frontiere della ricerca, della clinica e della presa in carico.

Il 2 e 3 ottobre 2026, al Gold Tower Hotel di Napoli, torna “L’arte del mascherarsi. Parliamo di Spettro dell’Autismo”, congresso giunto alla seconda edizione e realizzato dall’Ospedale Pediatrico Santobono Pausilipon, con il patrocinio, tra gli altri, del Gruppo Asperger Campania.

Il programma scientifico, che vedrà la presenza di numerosi esperti italiani e internazionali, attraversa numerosi aspetti della condizione autistica che porteranno il loro contributo sulle nuove frontiere della ricerca, della clinica e della presa in carico: epigenetica, neuroinfiammazione, microbiota intestinale, risposta ai farmaci, disregolazione emotiva e disturbi dell’umore, profilo sensoriale, sonno, bullismo, trauma e PTSD, disturbi alimentari, empatia, sessualità, transizione all’età adulta e strategie terapeutiche e riabilitative, disturbi di personalità e dipendenze. Un’impostazione che amplia il percorso avviato nella prima edizione, quando erano stati affrontati temi quali autismo al femminile, suicidalità, doppia eccezionalità e alto potenziale cognitivo.

Il congresso è presieduto dal dott. Carlo Barbati, con presidente onorario la dott.ssa Giampina Grimaldi, mentre responsabili scientifiche sono le dott.sse Valentina De Clemente e Pia Santangelo. L’evento è accreditato ECM e assegna 8,4 crediti formativi.

“Come responsabili scientifiche del Congresso – affermano le dottoresse De Clemente e Santangelo - abbiamo scelto di dedicare queste due giornate a un confronto scientifico e interdisciplinare sull’autismo senza compromissione intellettiva e del linguaggio, coinvolgendo esperti italiani e internazionali e affrontando lo spettro autistico nella sua complessità: dalla ricerca alla diagnosi, dagli aspetti clinici agli interventi terapeutici e assistenziali. Questa seconda edizione nasce dalla volontà di proseguire e ampliare un percorso scientifico dedicato a profili dello spettro che richiedono competenze sempre più specifiche. Abbiamo voluto creare uno spazio di approfondimento capace di mettere in dialogo neuropsichiatri, psichiatri, psicologi e professionisti della salute, affinché i progressi della ricerca scientifica possano alimentare la riflessione e contribuire all’evoluzione dei percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali. L’evoluzione delle conoscenze ci invita infatti a considerare la persona nella sua complessità, approfondendo non soltanto le caratteristiche nucleari dell’autismo, ma anche le condizioni associate e le differenti manifestazioni che possono emergere nel corso della vita. Per questo riteniamo fondamentale il confronto tra professionalità, discipline ed esperienze diverse: è attraverso questo dialogo che possiamo migliorare la nostra capacità di comprendere e intervenire”.

Tra i momenti di maggiore rilievo, la special lecture di Tony Attwood dedicata al profilo sensoriale associato all’autismo. Nel panel scientifico figurano inoltre, tra gli altri, Stefano Vicari, Daniela Lucangeli, Roberto Keller,Liliana Dell'Osso e Valentina Pasin, insieme a numerosi specialisti provenienti da diverse realtà italiane.

“Per noi un congresso scientifico non può esaurirsi nella condivisione delle conoscenze – continuano le responsabili scientifiche - deve contribuire a farle entrare sempre più nella pratica clinica. Il nostro obiettivo è favorire una capacità sempre maggiore di riconoscere questi profili e di costruire percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali appropriati. In questo processo consideriamo prezioso anche il confronto con le persone autistiche e con le loro famiglie, perché permette alla competenza scientifica e clinica di incontrare i bisogni che emergono nella quotidianità”.

È proprio su questo terreno che si inserisce il contributo del Gruppo Asperger Campania, che ha accolto con particolare soddisfazione la richiesta di patrocinio e sarà presente nel momento dei saluti iniziali, portando all’interno del congresso la voce delle persone autistiche e delle famiglie.

“Siamo felici e onorati di sostenere un appuntamento che sceglie di concentrare l’attenzione scientifica su profili dello spettro ancora troppo spesso poco riconosciuti o riconosciuti tardivamente – afferma Angela Silletti, presidente regionale del Gruppo Asperger Campania –. Il nostro ringraziamento va innanzitutto alle dottoresse Valentina De Clemente e Pia Santangelo per aver creduto nella necessità di dedicare uno spazio specifico a questi profili e per continuare a portare sul nostro territorio competenze ed eccellenze nazionali e internazionali”.

Per il Gruppo Asperger Campania, proprio l’alto livello scientifico dell’appuntamento pone però una questione ulteriore: come fare in modo che il patrimonio di conoscenze e competenze raggiunga progressivamente anche i servizi territoriali, traducendosi in una migliore capacità di riconoscimento, diagnosi e presa in carico.

“Il nostro auspicio è molto concreto: vorremmo che ciò che viene approfondito e condiviso durante queste giornate non restasse soltanto nelle sale di un congresso – prosegue Silletti –. La vera sfida comincia dopo: fare in modo che questa conoscenza raggiunga i servizi territoriali e diventi capacità di riconoscere questi profili, formulare diagnosi appropriate e garantire una presa in carico competente, efficiente e continuativa. Una necessità che riguarda l’intero arco della vita, perché i bisogni non terminano con l’età pediatrica ma accompagnano bambini, adolescenti e adulti”.

Una prospettiva importante che si concretizza nel Congresso “L’arte del mascherarsi. Parliamo di Spettro dell’Autismo”: la presenza, nello stesso luogo, della comunità scientifica, dei professionisti, delle persone autistiche e delle famiglie rappresenta uno degli elementi qualificanti dell’appuntamento. Prospettive differenti sono chiamate a dialogare perché l’avanzamento delle conoscenze possa tradursi progressivamente in risposte sempre più appropriate.



A.M.I.C.I. & Ester Network: “il network che crea opportunità” incontra imprese e professionisti al Volaviamare il 30 settembre 2026

Mercoledì 30 settembre 2026, presso l’Alilauro Headquarter – Building “Volaviamare” di Napoli, ripartono gli appuntamenti di Associazione A.M.I.C.I. e Ester Network.

Dopo la pausa estiva, a Napoli ripartono gli incontri dedicati al networking, alle relazioni professionali e alla sostenibilità. Il prossimo appuntamento è in programma mercoledì 30 settembre 2026, a partire dalle ore 18:00, presso l’Alilauro Headquarter – Building “Volaviamare”, Molo Beverello, e vedrà protagonisti Ester Network e Associazione A.M.I.C.I.
Non un semplice appuntamento, dunque, ma un progetto che punta a mettere insieme il network solidale di Ester Network, fondato da Ivana Petrone e quello datoriale dell'Associazione A.M.I.C.I. di Giovanni Scognamiglio, con il fine di creare una comunità all’interno della quale imprenditori, manager, professionisti, associazioni di categoria e organizzazioni del Terzo settore possano incontrarsi e sviluppare collaborazioni.
Un percorso che trova precedenti concreti negli appuntamenti organizzati negli scorsi anni. A marzo, ad esempio, Ester Network e A.M.I.C.I. hanno promosso al Centro Ester di Napoli la presentazione del Campionato Nazionale di Calcio per le Aziende, con una parte dell'iniziativa dedicata alla solidarietà e ai progetti dell’associazione Social Center Village. Da non dimenticare il Summer Charity Network 2025, appuntamento estivo dedicato alla raccolta di energie e risorse a sostegno del progetto “Cuori in gioco”, rivolto ai bambini e alle famiglie del territorio che versano in situazioni di disagio economico e/o sociale. 
Una grande famiglia professionale e associativa
L'idea alla base del progetto è quella di superare la tradizionale distinzione tra networking professionale e impegno sociale e di costruire una vera e propria “grande famiglia”, nella quale competenze, esperienze e professionalità possano incontrarsi e generare valore.
Non soltanto quindi occasioni per presentare la propria attività, ma un percorso fondato sulla conoscenza reciproca e sulla possibilità di sviluppare rapporti professionali destinati a proseguire anche dopo l’evento. La giornata prenderà il via alle 18:30 con gli interventi e gli speech. A partire dalle 19:30 spazio al Networking Aperitif, momento pensato per favorire il confronto informale e la nascita di nuove relazioni. Incontra. Crea. Collabora. Cresci. È questa la filosofia che accompagna gli appuntamenti.
Una rete aperta al territorio e alle istituzioni
L’invito è rivolto a imprenditori, professionisti, aziende e associazioni interessati a conoscere nuove realtà e ad entrare in una rete di relazioni fondata sulla collaborazione anche con le istituzioni. Ogni incontro può diventare infatti l’occasione per conoscere un nuovo professionista, individuare una competenza di cui si ha bisogno, presentare un progetto, costruire una partnership o semplicemente aprire un dialogo, con una visione internazionale in un contesto sportivo e inclusivo. Ed è proprio questo il significato de “Il network che crea opportunità”: mettere le persone nelle condizioni di incontrarsi e lasciare che dalle relazioni possano nascere nuove possibilità.

Mercoledì 30 settembre 2026
Ore 18
Alilauro Headquarter – Building “Volaviamare” - Molo Beverello – 80133 Napoli (NA)

Programma:
18– Welcome
18.30 – Speech
19.30 – Networking Aperitif
Un incontro che segna una nuova stagione all’insegna delle relazioni, inclusione, collaborazioni e solidarietà. Perché, in un mondo professionale sempre più basato sulle connessioni, le migliori opportunità possono nascere proprio da un incontro.

lunedì 28 settembre 2026

America's Cup, Ditto: "Bene la manifestazione, ma che tristezza che sia divisiva"

L'imprenditore: "Festa stupenda e vetrina straordinaria, ma se la città si è spaccata in maniera così netta c'è stato un cortocircuito. E questo cortocircuito va individuato e corretto in vista degli impegni futuri".

"Napoli ha dimostrato di saper ospitare un evento di livello mondiale, e questo va riconosciuto senza riserve. Ma una manifestazione di questa portata dovrebbe tenere insieme una città, non dividerla", afferma Enrico Ditto, imprenditore campano, commentando le giornate della Regata preliminare della 38ª America's Cup, in corso nel Golfo fino a domenica 27 settembre.

Sul lungomare, chiuso al traffico per l'occasione, il Race Village della Rotonda Diaz ha richiamato un pubblico numeroso nei giorni di gara. Nelle stesse ore, a Bagnoli, la Rete No America's Cup, i comitati civici e gli sfollati dei Campi Flegrei hanno sfilato in corteo contro i lavori sulla colmata, al termine di una settimana di blocchi dei mezzi pesanti diretti ai cantieri e di presidi, compreso quello alle porte del villaggio di regata. Le richieste dei manifestanti riguardano lo stop ai lavori, la messa in sicurezza sismica dell'area flegrea e una sistemazione per gli sfollati di Bagnoli e Pozzuoli.

"Da una parte un lungomare pieno di gente, dall'altra un quartiere in strada. Sono due immagini della stessa città nello stesso giorno, e nessuna delle due può essere liquidata", sostiene Ditto. "Chi è andato a vedere le regate non è complice di nulla, chi protesta non è nemico dello sviluppo. Se si arriva a questa contrapposizione, vuol dire che qualcosa nel percorso non ha funzionato".

Secondo l'imprenditore, il nodo non riguarda l'evento sportivo in sé, ma la distanza che si è creata tra la manifestazione e una parte del territorio. Le questioni sollevate a Bagnoli, dal transito dei camion in un'area sotto stress per il bradisismo al rapporto tra gli interventi sulla colmata e il percorso di bonifica, fino alla pressione sugli affitti nella zona occidentale, sono temi che meritano attenzione e risposte chiare.

"Quando una parte della città non si sente coinvolta, la distanza cresce, e a quel punto anche una festa diventa motivo di divisione", aggiunge Ditto. "Da qui al 2027 c'è il tempo per rafforzare il confronto con i residenti, condividere tempi e stato di avanzamento dei cantieri, spiegare con chiarezza il rapporto tra lavori e bonifica. È un lavoro di metodo che riguarda tutti i soggetti coinvolti, perché l'operazione interessa l'intera area occidentale della città".

La 38ª America's Cup entrerà nel vivo nella primavera del 2027 con la Louis Vuitton Cup, mentre il Match è in programma a Napoli a partire dal 10 luglio 2027. "Spero che per quel momento - conclude Ditto - le istituzioni siano riuscite a lavorare per restituire unità ai cittadini. Solo insieme l'opportunità può essere trasformata in ricchezza comune".

Torna "Caserta, la Città delle Donne", Dal 5 all'8 marzo 2027, alla Reggia di Caserta, con la direzione artistica di Chiara Francini

OLTRE 1.000 APPUNTAMENTI ALLA REGGIA DI CASERTA


Nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio è stata presentata la seconda edizione di “Caserta, la Città delle Donne”, il progetto ideato da Fondazione Orizzonti che dal 5 all’8 marzo 2027 riunirà a Caserta esponenti della cultura, dell’arte, dell’impresa, della ricerca, delle istituzioni e dell’impegno sociale.

La nuova edizione si svolgerà alla Reggia di Caserta, patrimonio mondiale dell’UNESCO: una scelta che accompagna l’evoluzione del progetto, pronto ad ampliare la propria dimensione e a coinvolgere una rete sempre più estesa a livello nazionale e internazionale.

L’incontro è stato aperto dall’On. Anna Rita Patriarca, Segretaria di Presidenza della Camera dei Deputati, e moderato dalla giornalista Maria Antonietta Spadorcia, vicedirettore del Tg2. Sono intervenuti: Chiara Francini, direttrice artistica della manifestazione; Giuseppe Menniti, Presidente della Fondazione Orizzonti; Antonio Leo Tarasco, Direttore Generale Archivi e Direttore ad interim della Reggia di Caserta; presenti tutti i parlamentari del Territorio ed altri rappresentanti delle istituzioni e del mondo culturale.

La scelta di Caserta non è casuale. Qui, nella seconda metà del Settecento, prese forma l’esperienza della Real Colonia di San Leucio, che introdusse modelli avanzati di organizzazione del lavoro e di riconoscimento dei diritti, fino alle Leggi Leuciane che per la prima volta al mondo sancirono e applicarono concretamente la parità di genere, riconoscendo pari dignità e diritti nella vita sociale, familiare, nell’istruzione e nel lavoro.

“Caserta, la Città delle Donne” raccoglie questa straordinaria eredità e la proietta nel futuro, con l’ambizione di fare di Caserta un centro mondiale di riferimento per il pensiero, il talento e l’eccellenza femminile e di costruire qui la più grande manifestazione internazionale dedicata alle donne e al loro contributo al progresso della società. 

«Presentare Caserta, la Città delle Donne alla Camera dei Deputati ha un significato preciso. Le donne hanno conquistato il diritto di voto ottant’anni fa. Da allora hanno conquistato molto altro, ma continuano a dover dimostrare di meritare spazio, ascolto, potere. Da direttrice artistica, voglio che il festival dia voce a ciò che le donne pensano e fanno: nell’arte, nella scienza, nell’impresa, nella vita pubblica. Voglio che a Caserta si discuta anche di ciò che ancora le ostacola, senza accontentarsi di celebrare i traguardi raggiunti. La libertà delle donne non si misura dai discorsi che facciamo su di loro. Si misura da quanto siamo disposti a lasciarle decidere», ha sottolineato Chiara Francini.

La prima edizione ha registrato più di 200 eventi, più di 1.000 donne coinvolte e circa 25.000 partecipanti, con una rete di associazioni, fondazioni, centri antiviolenza, enti di formazione e istituti scolastici che ha ampliato la portata del progetto oltre gli appuntamenti ufficiali.

Per il 2027 sono previsti oltre 1.000 appuntamenti, tra iniziative dirette e attività inserite nel cartellone diffuso, che attraverseranno cultura, arte, editoria, innovazione e creatività, insieme ai temi sociali e civili.

«Con “Caserta, la Città delle Donne” vogliamo dimostrare che un grande progetto culturale può diventare anche uno straordinario strumento di trasformazione e di rilancio reputazionale di un territorio. Vogliamo che Caserta sia sempre più riconosciuta come città della bellezza, dei diritti e dell’uguaglianza, capace di raccogliere la propria storia e trasformarla in una visione contemporanea. Ma c’è un’ambizione ancora più grande: mettere insieme energie, competenze e talenti femminili che troppo spesso agiscono separatamente e farne una forza collettiva capace davvero di incidere e cambiare le cose. Per quattro giorni Caserta sarà attraversata da libri, arte, impresa, scienza, incontri, fiere, spettacoli, musica, creatività e festa: linguaggi diversi dentro un unico grande progetto. Perché il cambiamento non nasce da una sola voce, ma dalla capacità di farne incontrare migliaia e trasformarle in una forza comune», afferma Giuseppe Menniti.

Una sezione fieristica ed espositiva sarà riservata agli editori e aperta alla partecipazione di imprese, associazioni e organizzazioni attive nei diversi ambiti del mondo femminile. Completeranno il palinsesto attività aperte al pubblico, laboratori, spettacoli e iniziative dedicate al benessere e alla partecipazione.

Il percorso verso il festival sarà anticipato da un appuntamento nazionale dedicato al contrasto della violenza contro le donne, in programma a Caserta il 24 e 25 novembre 2026. L’incontro coinvolgerà istituzioni, magistratura, forze dell’ordine, psicologi, centri antiviolenza, scuole e testimoni, con un focus non solo sulla sensibilizzazione, ma anche sulla prevenzione, la formazione e la costruzione di reti di sostegno.

Con la seconda edizione, “Caserta, la Città delle Donne” consolida la propria rete e rafforza la presenza nel dibattito nazionale, aprendo nuove relazioni anche sul piano internazionale.

Come ha osservato Antonio Leo Tarasco, «questo evento rappresenta un virtuoso punto d’incontro tra società civile e istituzioni e ci ricorda che la crescita di un territorio è sempre il risultato di un'azione corale. I cittadini hanno un ruolo attivo, a cui non possono abdicare. Ben vengano, dunque, le realtà associative che contribuiscono allo sviluppo sociale e culturale della Nazione formulando proposte concrete e stimolando nuovi progetti. Plaudo a iniziative come questa, capaci di generare una magnifica moltiplicazione di intenti, creando un'alleanza concreta tra gli enti pubblici e le migliori risorse del settore privato».

 

Sito web:                                                                                           

www.lacittadelledonne.org                                         

                                                                            
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