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martedì 10 febbraio 2026

“Il caso di Alessandro e Maria” al Teatro Serra eterno Gaber

Due innamorati si ritrovano dopo alcuni anni, incapaci di dimenticarsi o di ritrovarsi
“Il caso di Alessandro e Maria” al Teatro Serra Giacomo Casaula, Laura Cascio e Andrea Barone alle tastiere, con un testo di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. Dal 20 al 22 febbraio, in Via Diocleziano 316. Info: teatroserra@gmail.com, 347.8051793.

 

Giacomo Casaula e Laura Cascio, con Andrea Barone alle tastiere, protagonisti al Teatro Serra di Napoli, con “Il caso di Alessandro e Maria-Curiosa replica di una storia che ha già avuto luogo”. Una commedia di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. Dal 20 al 22 febbraio a Fuorigrotta, Via Diocleziano 316, (venerdì ore 21:00, sabato ore 19:00, domenica ore 18:00). Info: teatroserra@gmail.com, 347.8051793.

Un dialogo intimo, tra un uomo e una donna che si sono amati e, dopo qualche anno, si incontrano di nuovo, raccontandosi la propria vita; parole per nascondere pudicamente e – vigliaccamente – i sentimenti che ancora provano l’uno per l’altra, ai quali fanno continuamente riferimento, evocando momenti della loro storia, come se il tempo non fosse mai passato o fosse trascorso nella speranza di rivedersi, ma senza il coraggio di scegliersi. Due personaggi veri, autentici e allo stesso tempo buffi e infantili.

Alessandro e Maria parlano d’amore e parlando d’amore inevitabilmente coinvolgono pensieri e generazioni, rabbie e illusioni, sconfitte e speranze. Due adulti legati ad una storia d’amore consumata in gioventù, terminata senza un vero motivo e mai più ritrovata. Due vissuti che si muovono in una doppia dimensione, personale e politica, onirica e realistica, incrociandosi e scontrandosi in una gara senza vincitori. Portato in scena per la prima volta nella stagione 1982/83 dallo stesso Gaber, affiancato da Mariangela Melato, è un racconto ancora attuale, dalla potenza intatta, come solo i grandi classici sanno fare.  

 

“Il caso di Alessandro e Maria”

di Giorgio Gaber e Sandro Luporini

adattamento e interpretazione, Giacomo Casaula e Laura Cascio

tastiere, Andrea Barone

 

venerdì 20 febbraio 2026, ore 21:00

sabato 21 febbraio 2026, ore 19:00

domenica 22 febbraio 2026, ore 18:00

 

Contatti: teatroserra@gmail.com, 347.8051793

Link: https://www.youtube.com/watch?v=MP486VagkBc

Si presenta sabato 14 febbraio 2026 al Maschio Angioino di Napoli l’atteso romanzo di Giuseppe Farese “Punizione a due in area” ambientato negli anni di Maradona

Punizione a due in area di Giuseppe Farese, Homo Scrivens Edizioni (Collana “Gatti neri e vicoli bui”), romanzo che Maurizio de Giovanni definisce “poliziesco efficace e sorprendente”, si presenta sabato 14 febbraio 2026 ore 11:00 nella Sala Litza Cittanova Valenzi al Maschio Angioino di Napoli.

Introduce Lucia Valenzi. Con l’autore intervengono Fabrizio Cappella e Antonio Perillo. Letture di Armando Guarino. Modera Aldo Putignano.

Sullo sfondo di una Napoli a metà degli anni Ottanta, tra le paure del post-terremoto e nuove speranze di rinascita e riscatto, Franco Lorusso, ispettore della Digos, è impegnato nei servizi di sicurezza per la partita Napoli-Juventus. Siamo tra fine ottobre e inizio novembre del 1985, proprio in quei giorni l’ispettore si trova a risolvere due casi misteriosi, uno dei quali s’interseca con la sua vita privata. Due storie diverse, che hanno un comune denominatore nella passione per Diego Armando Maradona che quella domenica, contro i bianconeri, realizza uno dei gol più belli e incredibili della sua carriera e il giorno dopo, a Scalea, in Calabria, su un campo in terra battuta, giocherà una partita di beneficenza.

“La genesi di questo racconto giallo risale a una mattina di luglio del 2024”, spiega l’autore, “quando Antonio Di Bonito, autore insieme ad altri del docufilm Maradonapoli, mi ha mostrato alcune foto che aveva ritrovato nella sua instancabile e appassionata ricerca di segni e oggetti del passato. Le immagini ritraevano Diego Armando Maradona in azione su un campo in terra battuta a Scalea, in Calabria, all’indomani del famoso gol su punizione segnato alla Juventus il 3 novembre del 1985”.  

La stesura di questo romanzo, ricco di dettagli reali sull’ambientazione e sugli avvenimenti che caratterizzarono Napoli nell’autunno dell’85 grazie a ricerche e indagini dell’autore su riviste e giornali dell’epoca, ha avuto molte collaborazioni che lo rendono unico e autentico nel suo genere. Partiamo da Luigi Merolla, già dirigente della Digos e poi Questore a Napoli. “Mi ha aiutato a ricostruire alcune dinamiche relative al funzionamento degli uffici di Polizia e in particolare di quelli della Digos”, chiarisce Farese. “Durante i mesi di stesura del libro, ho avuto con lui un confronto continuo, foriero di spunti che hanno impreziosito il racconto inquadrandolo al meglio nella cornice degli anni Ottanta”.

Eraldo Pecci, ex centrocampista di quegli anni, pure si è rivelato utile nell’ambito della realizzazione di alcune delle pagine più belle del romanzo, per aver condiviso dettagli del breve dialogo tra lui e Maradona che precedette il calcio di punizione a due. “La descrizione di quegli istanti restituisce al volume un filo emozionale che rende più vivo il ricordo di quella prodezza balistica”.

 

 

 

UNO STRALCIO DELL’OPERA

Maradona, con un lancio perfetto da quaranta metri, imbeccò in area Daniel Bertoni, anche lui argentino, sul quale Scirea intervenne in gioco pericoloso. Forse pregustando il calcio di rigore, gli ottantamila sugli spalti trattennero il fiato in attesa della decisione del signor Redini, che non esitò tuttavia a fischiare una punizione a due in area. Lorusso guardò l’orologio, erano le quindici e cinquantasei minuti, ed ebbe come il presentimento che si fosse giunti allo snodo della partita. Sulla palla si portarono Maradona e Pecci, mentre l’arbitro non senza difficoltà cercava di far rispettare la distanza della barriera.

«Diego, non passa, sono troppo vicini», disse Pecci. Maradona rispose semplicemente: «Eraldo, tu toccala un poquito e ci penso io».

E Pecci sempre più perplesso: «Ti dico che non passa!».

Diego però insisté ancora: «Toccala un poquito, ti ho detto».

«Fai come ti pare, Maradona sei tu!»

Allora Pecci sfiorò il pallone con la suola della scarpa e Maradona, con un sinistro diabolico e geniale, riuscì a infilare la sfera alle spalle di Tacconi, disegnando una parabola imprendibile e impensabile.

Il San Paolo venne giù dall’esultanza con un boato che fece tremare le mura dello stadio e quelle dei palazzi circostanti.

 

 

L’AUTORE

Giuseppe Farese (1977), napoletano, lavora nell’ufficio stampa di una Compagnia di navigazione internazionale. Giornalista pubblicista, ha curato i volumi Identità fragile e integrazione difficile (Rubbettino, 2016) e Cultura e spettacolo a Napoli negli anni della giunta Valenzi (1975-1983) (Artem, 2021). Ha esordito nel noir con Rovesci (Absolutely Free Libri, 2024).

MONZA, DAL 28 FEBBRAIO 2026 ORIENTARSI NEL TEMPO DI GABRIELLA BENEDINI a cura di Simona Bartolena e Giorgio Seveso

Leogalleries ospita la personale di Gabriella Benedini, vincitrice del premio alla carriera della diciottesima edizione del Premio Morlotti-Imbersago. Un’assegnazione nata dal desiderio dei curatori di sottolineare come l’autonomia di ricerca, la libertà e la profondità della poetica di Gabriella Benedini siano elementi unici e irrinunciabili per tracciare un percorso, nel fare arte, significativo e coerente e, come questo, possa essere il punto di contatto tra generazioni diverse.



Una quindicina le opere in mostra, nelle quali il mito, il privato, la storia fluiscono ininterrotti attraverso il tempo. Un tempo lento, dilatato, quasi fermo o tumultuoso, un tempo singolo o collettivo, intimo o aperto, ma sempre unico e irripetibile.

Ad esso si sovrappongono immagini, prodotte dalla memoria di vicende vissute o dal disegno interiore di frammenti di fantasia creativa, che costruiscono un viaggio/procedimento di trasformazione.

Fondamentale, afferma l’artista, è il “congiungimento fra diversi tempi: un tempo che mi è alle spalle…una storia che vivo e che sento, e un tempo artistico, che è quello dell’affioramento”.

“Nel mio lavoro”, continua, “racconto ‘cose’, cioè faccio, elaboro forme che diventano narrazione, una pratica della pittura e della scultura che attraverso un lento processo anche fisico diventa racconto. Una narrazione quindi che non è mai didascalica. Quando qualcuno guarda un mio lavoro, ne fa una lettura che non può essere solo di superficie. Si trova di fronte a segni, a colori, a spazi, rimandi musicali e grafici e mille altre cose che sono la maniera di essere e stare nel mondo, una stratificazione che affiora attraverso la mia ‘officina’. (...) Le mie immagini sono combinazioni metaforiche e poetiche. Sono ‘parole’ da interpretare”.



Ed è quello che emerge osservando le opere in mostra. Ogni pezzo è autonomo, con una sua storia precisa, eppure parte di un sentire più ampio e corale. I materiali recuperati, estrapolati dal contesto, sono portatori di “cosmi”: quello di appartenenza, quello dell’anima, quello della rappresentazione.

A chi osserva, il piacere di farsi trasportare e coinvolgere oppure di rileggere e riscrivere, secondo la propria indole, affondando tra impasti materici, schegge di esperienza e frammenti di mondo.



***



Nata a Cremona nel 1932, si diploma presso l’Istituto Paolo Toschi di Parma, completando la formazione all’Accademia di Brera. Tra il 1958 e il 1960 soggiorna a Parigi, dove tiene le prime mostre personali e partecipa a rassegne collettive. Rimane affascinata dal Surrealismo e dalla pittura astratto informale e, rientrata in Italia, decide di stabilirsi a Milano, fulcro della vita artistica e culturale del Paese. Qui si avvicina al Realismo Esistenziale e, attraverso l’artista Bepi Romagnoni, entra in contatto con la Galleria Bergamini, che nel maggio del 1962 organizza la sua prima personale italiana, curata da Carlo Munari. Negli stessi anni partecipa anche al clima della Nuova Figurazione, ma, progressivamente, la sua ricerca si rivolge ad esperienze diverse, impiegando anche nuovi linguaggi tra i quali quello cinematografico e, infatti, nel 1972 realizza tre Super 8, “Doprenoi”, “Diutop” e “Deserto”. Di grande arricchimento sono i numerosi viaggi che compie in Africa, Asia, America, da cui trae suggestioni che rielabora nel suo percorso artistico.

Nel 1977 è tra le fondatrici del gruppo Metamorfosi, con il quale partecipa ad alcune mostre in Italia e all’estero. Nascono in questo periodo le Lettere Italiane, le Storie della Terra-Mutazioni e i Teatri, che vengono esposti a Bruxelles all’Autre Musée e in Brasile al Museo d’Arte Contemporaneo di San Paolo. Nel 1984 realizza il “Teatro chimico di novembre” per una mostra a Palazzo Massari di Ferrara, opera che sarà esposta due anni più tardi alla Biennale di Venezia su invito di Arturo Schwarz.

Nella sua ricerca pittorica introduce con sempre maggior frequenza elementi tridimensionali, fino a operare in senso decisamente volumetrico, creando opere anche di grandi dimensioni. La poetica legata alla misura del tempo e dello spazio la spinge a creare delle serie: i Goniometri, i Sestanti, le Costellazioni, i Pendoli del tempo e poi le Arpe dal 1993, le Navigazioni dal 1996, le Vele dal 2002.

L’interesse per la parola e per i libri la induce a intervenire sulla collana di poesia Einaudi, detta “la bianca”, sostituendo liberamente all’introduzione segni e grafie e in seguito a realizzare dei libri polimaterici lignei, che racchiudono, in un piccolo spazio, un intero microcosmo: sono le tre serie di Bibliotheca (1990, 1996, 2001) e i centotrenta esemplari per i Cento Amici del Libro.



Dal 28 febbraio al 21 marzo 2026

LEOGALLERIES

MONZA via De Gradi, 10 // INFO info@leogalleries.it T: 039 5960835

Inaugurazione: sabato 28 febbraio 2026, ore 17,00/19,00

Orario di apertura: mar-sab 10,00/13,00 – 15,00/19,00

Patto territoriale Bagnoli, Troisi: “Manfredi chiarisca di che formazione parla”

“Come comparto a forte rischio, difficilmente possiamo aspettare proclami espressi con leggerezza e senza una preventiva interlocuzione con i rappresentanti della formazione in Campania”, tuona il segretario del Movimento Libero e Autonomo.

 

NAPOLI – “Quando, annunciando il Patto territoriale, il sindaco di Napoli e commissario per Bagnoli Gaetano Manfredi parla di formazione professionale rivolta ai lavoratori che saranno assunti direttamente sul territorio, viene spontaneo chiedersi in qualità di operatori del settore a quale formazione l’annuncio faccia riferimento. Perché viene da sé che gli operatori del settore si aspettassero un ‘normalissimo’ tavolo di concertazione al fine di rispondere a tali necessità. Invece, caschiamo letteralmente dalle nuvole”. Lo afferma il segretario del Movimento Libero e Autonomo delle Scuole di Formazione Autofinanziate (sindacato datoriale degli enti di formazione professionale campani) Nicola Troisi.

"Sono mesi che sosteniamo che il comparto formazione in Campania è fortemente a rischio crisi a causa dell’inevitabile transizione dal programma GOL a un futuro ancora incerto. Per questo, difficilmente possiamo accettare che tali proclami siano espressi con leggerezza e senza una preventiva interlocuzione con i rappresentanti della formazione in Campania, un universo che conta centinaia di scuole e svariate sigle sindacali come la nostra", continua Troisi. Che si rivolge poi direttamente all'ex rettore: "Di quale formazione stiamo parlando? Chi gestirà tale formazione? Come verrà finanziata? Anche questa sarà vincolata al territorio, e se sì in che modo?”.

Da tempo, inoltre, il Movimento ricorda di aver richiesto a più amministrazioni locali, inclusa quella partenopea e due distinte municipalità, la partecipazione ai tavoli di concertazione con le parti in tema formazione, lavoro e occupazione e che tali PEC sono state sempre disattese.

"Siamo seriamente preoccupati", conclude Troisi. "Se si tratta di un annuncio buttato lì al solo scopo di rassicurare una popolazione preoccupata, siamo preoccupati per la leggerezza con cui l’Istituzione affronta l’argomento. Se invece si tratta di qualcosa di già soppesato, siamo doppiamente preoccupati per il fatto di non essere stati assolutamente presi in considerazione come interlocutori".

CITTÀ DELLA SCIENZA, UN WEEKEND TRA BATTICUORE E CORIANDOLI, DOVE LA SCOPERTA SI FA EMOZIONE e il 14 e il 15 febbraio 2026

Napoli si prepara a vivere un fine settimana pieno di emozioni e colori a Città della Scienza, dove la curiosità incontra il sentimento e l'allegria. Il weekend del 14 e 15 febbraio 2026 promette di incantare visitatori di ogni età con un programma che fonde il rigore della ricerca al calore della festa.
Sabato 14 febbraio, in occasione di San Valentino, il Museo celebra "L’Amore è una Scienza", un invito a scoprire come chimica, biologia e fisica sappiano spiegare anche i battiti del cuore più intensi. Attraverso laboratori interattivi, i più piccoli potranno esplorare la forza dei piccoli gesti con le "Formiche innamorate", decifrare i codici dell’affetto nel "Pixel Love" o illuminare i propri sentimenti creando circuiti scintillanti nei "Cuori di Luce". Il culmine della giornata sarà lo speciale Science Show delle ore 13.00, un viaggio affascinante tra le forze invisibili e i legami indissolubili che uniscono gli esseri viventi.
Domenica 15 febbraio l’atmosfera cambia pelle per trasformarsi in un esplosivo "Carnevale della Scienza", una festa travolgente fatta di maschere, trampolieri e scoperte sorprendenti. Per l'intera giornata, Città della Scienza diventerà un laboratorio a cielo aperto dove i bambini potranno trasformarsi in maestri del mimetismo, giocare con la magia dei colori o dare vita a simpatiche marionette a dita. Gli amanti dello stupore non potranno perdere gli spettacolari show dedicati agli elementi della natura, dove l’elettricità diventa visibile e la chimica accende la meraviglia in un gran finale interattivo. Una giornata speciale per tutte famiglie: un invito a lasciarsi travolgere dalla conoscenza che si veste in maschera.

www.cittadellascienza.it

IL PREMIO BUONE NOTIZIE BOOK PRESENTA: «PAPA LEONE VISTO DA VICINO» LUNEDÌ 16 FEBBRAIO 2026 A CASERTA


Racconteranno il nuovo Pontefice Alessandro Gisotti; Vincenzo Varagona; Ottavio Lucarelli; e don Nicola Lombardi. Interverrà l’arcivescovo Pietro Lagnese. Sarà anche presentata la medaglia Raffaele Nogaro del Premio Buone Notizie e premiata la migliore edicola di Caserta per una nuova campagna di sostegno alla lettura

 

Sarà una serata di parole inedite e non, oltre che di immagini mai viste, per raccontare e conoscere meglio Papa Leone XIV la prima edizione del «Premio Buone Notizie Book» a Caserta, in collaborazione con la Lev, la Libreria editrice vaticana; il Dicastero della comunicazione della Santa Sede; l’Ordine dei giornalisti della Campania e l’Ucsi Caserta. L’appuntamento è per lunedì sedici febbraio alle 18, nella Biblioteca del seminario di piazza Duomo a Caserta. Un evento tutto da vivere per approfondire meglio la conoscenza della persona, del carattere, del pensiero e della biografia del Papa venuto dagli Stati Uniti. Relatori d’eccezione, insieme all’arcivescovo Pietro Lagnese, saranno Alessandro Gisotti, vicedirettore editoriale del Dicastero per la Comunicazione vaticano, in passato direttore della Sala Stampa della Santa Sede, durante il pontificato di Francesco; e il presidente nazionale dell’Ucsi Vincenzo Varagona, insieme con il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania Ottavio Lucarelli; e don Nicola Lombardi della Fondazione Raffaele Nogaro. La figura di Leone XIV sarà approfondita attraverso un libro e un documentario. Il nuovo libro del Pontefice «La forza del Vangelo. La fede cristiana in 10 parole» (Libreria Editrice Vaticana), antologia di testi di Papa Leone che presenta 10 parole-chiave del cristianesimo per il nostro tempo e già disponibile in libreria. Un testo curato da Lorenzo Fazzini, responsabile editoriale della Libreria Editrice Vaticana, e che Papa Leone XIV ha voluto introdurre con un suo contributo inedito, scritto per l’occasione. Inoltre, saranno proiettati due ampi stralci dei documentari León de Perú e Leo from Chicago, prodotti dal Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, e che raccontano la vicenda biografica e spirituale di Papa Prevost nella natia Chicago e nel periodo missionario in Perù. «Questo libro e questi documentari sono occasioni preziose per accostare meglio la figura di Papa Leone, che stiamo iniziando a conoscere sempre meglio in questi suoi primi mesi di pontificato – spiega Alessandro Gisotti - Ed è significativo che nel libro La forza del Vangelo Papa Leone parta, nel suo scritto inedito, da Cristo, dalla centralità della sua figura e della relazione con Lui, che Prevost definisce “la nostra stella polare”». «Papa Leone visto da vicino» è il primo appuntamento del «Premio Buone Notizie Book», che punta a diventare il riferimento in Italia per la scelta dei libri di qualità. «La nuova manifestazione o sezione del Premio Buone Notizie – spiegano Luigi Ferraiuolo e Michele De Simone, anime del Premio – è il tentativo di sistematizzare il nostro lavoro di incubatori culturali e di buone pratiche in tutta la comunità culturale nazionale. Il modo più efficace per far crescere anche il nostro mezzogiorno». Nell’occasione sarà presentata per la prima volta la medaglia Raffaele Nogaro del Premio Buone Notizie e sarà ricordato Luca Fasano, collaboratore e amico dell’Eco di Caserta/Avvenire e del Premio Buone Notizie. Sarà anche premiata l’edicola delle buone notizie della città, prima iniziativa di una campagna del Premio Buone Notizie per incentivare la lettura: l’edicola di Daniela Rea, storico punto vendita appartenuto ai fratelli Croce. Il «Premio Buone Notizie» è organizzato da sempre dall’Ucsi Caserta Aps. La «Buona Notizia dell'Anno» è scelta insieme con il «Corriere Buone Notizie» del «Corriere della Sera». Gode inoltre del patrocinio dell'Ordine dei Giornalisti nazionale e della Campania; della Fisc, Federazione italiana settimanali cattolici italiani; del Sindacato dei giornalisti casertani, con l’Assostampa; dell'Ucsi, Unione stampa cattolica italiana. Media partner «Il Mattino», «Famiglia Cristiana», Avvenire, «Tutto il bello che c'è-Tg2 Rai», «Tv2000», «Inblu2000» Radio e Agensir. Le manifestazioni sono realizzate in partnership con Bcc Terra di Lavoro San Vincenzo de’ Paoli; il Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana Dop; l’Acqua Lete; la Camera di Commercio di Caserta; ed è sostenuto anche da Confindustria Caserta; «Esagono»; Studio Legale Iaselli; Studio Luberto; Reale Mutua Assicurazioni-Agenzia Generale di Caserta; Istituto Mattei Caserta; Anna Maria Alois San Leucio e Tenuta Fontana. Il Premio Buone Notizie è accreditato per la formazione giornalistica.


Il trono splendente torna al Palazzo Reale di Napoli

Ori e splendori del trono che ritorna al Palazzo Reale di Napoli dopo il restauro di un anno e mezzo. Le scoperte sulla sua origine sabauda e il restauro dei tessili per accoglierla.

È stata in tour a Torino per una preview e Roma in occasione della XX edizione del programma “Restituzioni” promosso da Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Ministero della Cultura.

Torna nella “sua” sala il trono di Palazzo Reale, restaurato e con un nuovo certificato di nascita. Splendido e luccicante, con la doratura che lo riporta alle origini, il trono torna a Napoli dopo oltre 16 mesi di assenza. Per l’occasione sono stati anche condotti importanti lavori sui tessili della sala.

Alla presentazione sono intervenuti tutti i protagonisti della realizzazione di un lavoro che ha coinvolto finanziatori, restauratori e storici dell’arte.

Ha aperto l’incontro la Direttrice delegata Tiziana D’Angelo, che ha introdotto Il Vicedirettore delle Gallerie d’Italia di Napoli Antonio Denunzio in rappresentanza di Intesa Sanpaolo. Il restauro del trono rientra infatti nella XX edizione del progetto “Restituzioni”, promosso dalla Banca in collaborazione con il Ministero della Cultura.

La direttrice dei Laboratori del Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale Michela Michela Cardinali, ha illustrato le fasi del restauro del trono e la referente scientifica del progetto per Palazzo Reale e Paola Ricciardi ne ha tracciato il percorso.

Antonella Delli Paoli, funzionaria storica dell’arte Palazzo Reale con Ilaria La Volla, funzionaria restauratrice della reggia napoletana, hanno curato la visita guidata, raccontando delle scoperte documentarie che hanno rivelato la sua fattura sabauda e non borbonica e illustrando la risistemazione dei tessili nella sala del Trono realizzata dalla restauratrice Graziella Palei.

Il 12 settembre 2024 il trono è partito alla volta del Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale di Torino per il restauro reso possibile grazie al progetto “Restituzioni” di Intesa Sanpaolo ed è stato sostituito, in questo periodo di assenza, da una seduta borbonica settecentesca.

I lavori, durati 7 mesi, sono stati condotti, dopo un’ispezione realizzata con tecnologie avanzate grazie a scienziati del CNR, dai restauratori del CCR La Venaria Reale che hanno applicato il protocollo di analisi e di intervento già adottato su manufatti analoghi, come il trono del Palazzo del Quirinale.

Nel corso di questi mesi, sono stati avviati studi e ricerche dai funzionari storici dell’arte di Palazzo Reale che hanno rivelato una datazione diversa da quella nota fino ad ora: il trono, catalogato come di fattura borbonica e risalente al 1845-50, è stato, in realtà, è stato commissionato dai Savoia e liquidato nel 1874. Una notizia che fa slittare la sua realizzazione di 30 anni e che riscrive non solo la storia del trono e la sua origine, ma anche la cronologia del Palazzo.

Subito dopo il restauro, nel mese di maggio dello scorso anno, il trono è stato esposto alla Reggia di Venaria di Torino per un’esclusiva preview della XX edizione di una delle più importanti iniziative del Progetto Cultura di Intesa Sanpaolo, la mostra “Restituzioni” che si è svolta a Roma al Palazzo delle Esposizioni, dal 28 ottobre 2025 al 18 gennaio 2026.

Ma perché la Sala del Trono fosse degna di ricevere il suo protagonista principale sono stati effettuati restauri al tappeto sui quali poggia la seduta regale, alle fasce laterali che ricoprono la pedana e alle mantovane delle tende della sala oltre ad un accurato “spolvero” del baldacchino, curati dalla restauratrice Graziella Palei, della ditta “Conservazione e Restauro Opere d’Arte” con il coordinamento delle restauratrici di Palazzo Reale.

I lavori ai tessili sono stati effettuati negli ultimi tre mesi direttamente nella sala del Trono, in modo che potessero essere osservate dal vivo le fasi del restauro, complesso e delicato.

Ora finalmente il simbolo della reggia è rientrato al suo posto ed i visitatori possono tornare a immergersi nell’atmosfera regale che si respira a Palazzo.



 DICHIARAZIONI

 

Massimo Osanna Direttore generale Musei 


Il rientro del Trono al Palazzo Reale di Napoli segna il compimento di un articolato percorso di studio, restauro, ricerca e valorizzazione che ha profondamente rinnovato la conoscenza di questo significativo.

Le attività di studio condotte dai professionisti del museo hanno consentito di chiarire con precisione origine e datazione, mentre l’intervento conservativo, realizzato nell’ambito del progetto Restituzioni di Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Centro di Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, e le successive esposizioni temporanee presso la Reggia di Venaria e il Palazzo delle Esposizioni di Roma, hanno contribuito in modo determinante alla valorizzazione dell’opera e all’ampliamento delle sue modalità di fruizione.

Questa esperienza conferma come i musei siano oggi luoghi attivi di produzione di conoscenza, in cui studio, conservazione e valorizzazione procedono insieme, e mette in evidenza il valore di collaborazioni virtuose, sia all’interno del Sistema Museale Nazionale sia nel dialogo tra pubblico e privato.

 

Tiziana D’Angelo, Direttrice delegata del Palazzo Reale di Napoli

Il trono, simbolo del Palazzo Reale di Napoli, fa ritorno nell’Appartamento di Etichetta, nella sala cui appartiene e che oggi ritrova la propria identità. Un restauro reso possibile dal progetto Restituzioni di Intesa Sanpaolo, ma che si colloca all’interno di un più ampio e complesso intervento sulla Sala del Trono coordinato e diretto dai nostri restauratori, che ha visto anche lavori di risistemazione e ripristino dei tessili, del tappeto e del baldacchino. Dunque un importante lavoro di squadra completato dagli studi dei nostri storici dell’arte e archivisti, che hanno ricondotto la commissione e realizzazione del trono all’età sabauda, facendo nuova luce su una delle opere più rappresentative della Reggia.

Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici Intesa Sanpaolo e Direttore Generale Gallerie d’Italia

“Il modo con cui ci siamo presi cura del prezioso manufatto di Palazzo Reale dimostra chiaramente lo spirito di Restituzioni, il programma che da oltre trentasei anni ci vede al fianco delle istituzioni pubbliche nella difesa e valorizzazione del patrimonio culturale italiano. 

Il restauro del trono affidato ai migliori professionisti, le nuove conoscenze emerse dagli studi, il percorso di condivisione dell’opera, prima a Venaria Reale e poi a Roma, per “restituirla” oggi, in una veste di rinnovata bellezza, alla propria comunità: tutto questo racconta l’impegno concreto della Banca per preservare e promuovere le testimonianze artistiche del Paese, di cui è ricchissima Napoli, una delle città delle nostre Gallerie d’Italia alla quale siamo particolarmente legati.”

Alfonso Frugis, Presidente del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”

La collaborazione tra la Fondazione Centro per la Conservazione ed il Restauro dei Beni Culturali “La Venaria Reale” (CCRR) e il Palazzo Reale di Napoli è nata anni fa nell’ambito di un progetto di conservazione preventiva e programmata, che ha portato i professionisti del Centro a condurre una campagna di schedatura conservativa e definizione di attività dirette sulle opere delle collezioni del Palazzo. Grazie al lavoro congiunto, il Palazzo Reale di Napoli ha potuto avere una mappa delle priorità di restauro, tra cui la necessità di intervenire sul trono.

Michela Cardinali, direttrice Laboratori di Restauro e Scuola di Alta Formazione e Studio del CCR “La Venaria Reale”

Grazie alla rassegna “Restituzioni” di Intesa Sanpaolo è stato possibile compiere questo impegnativo restauro che ha coniugato le competenze dei funzionari del Palazzo Reale di Napoli e dei restauratori e scienziati del CCR. Abbiamo potuto effettuare radiografie digitali complete sul trono, per comprenderne la complessità costruttiva, grazie ad un apparato radio-tomografico di cui sono dotati i nostri laboratori per effettuare analisi su oggetti di grandi dimensioni. Si è poi eseguita la pulitura della doratura selettiva e senza l’utilizzo di agenti chimici aggressivi grazie a tecnologie LASER e con un approccio sostenibile ed eco-compatibile a cui il CCR da tempo guarda”.