
L'indiscrezione raccolta dal sindacato datoriale delle scuole di formazione autofinanziate: “Atto prevedibile, speriamo che non ci siano problemi che mettano a rischio il futuro”.
«È un atto prevedibile, e chi segue il settore se lo aspettava. Speriamo soltanto che non emergano problemi tali da mettere a rischio il futuro di un comparto che regge su quelle risorse». Così Nicola Troisi, segretario del Movimento Libero e Autonomo, sindacato datoriale della formazione professionale in Campania, commenta l'indiscrezione raccolta: una verifica della Corte dei Conti europea sull'utilizzo dei fondi PNRR in Campania, con specifico interessamento della Direzione della formazione professionale. La notizia non ha al momento riscontro pubblico.
Il carattere annunciato dell'iniziativa, per il Movimento, discenderebbe dai meccanismi con cui l'istituzione di Lussemburgo selezionerebbe ciò che controlla. Il campionamento della Corte europea assegna a ogni euro speso la stessa probabilità di finire sotto esame, e la Campania, per volume di risorse ricevute sulla Riforma 1.1 della Missione 5 del PNRR, quella dedicata alle politiche attive del lavoro e alla formazione, si colloca tra le amministrazioni più esposte del Paese. Di cui, secondo quanto ricostruito dal sindacato, la richiesta di documentazione alla Regione Campania da parte dell’organismo comunitario. «Non è un giudizio anticipato su nessuno, è aritmetica», precisa il segretario. «Proprio perché era prevedibile, però, ci auguriamo che l'amministrazione regionale abbia completato per tempo tutti i passaggi richiesti. Quanto è stato accolto con pompa magna, i finanziamenti successivi e il consolidamento di quelli già stabiliti, poggia interamente su quella tenuta».
Da qui la richiesta di merito, che l'associazione considera il vero nodo al di là dell'esito della verifica. «Il PNRR eroga le risorse a fronte di traguardi e obiettivi dichiarati, non della spesa effettivamente sostenuta, e questo ha spinto il sistema a inseguire quantità certificabili», argomenta il segretario. «Ma la verifica deve passare anche per altri indicatori, altrimenti stiamo come sempre sprecando soldi. L'efficacia di un percorso formativo non si misura soltanto con i target raggiunti: si misura con gli indici di occupazione e di occupabilità di chi quel percorso lo ha concluso, con il follow up a sei e a dodici mesi, con la coerenza tra la qualifica rilasciata e il lavoro effettivamente trovato. Sono dati altrettanto misurabili, e oggi nessuno li rileva in modo sistematico».
L'associazione torna a chiedere quindi alla Regione l'adozione di un sistema pubblico di rilevazione degli esiti occupazionali dei formati, costruito su quegli indicatori e applicato con criteri identici agli enti finanziati e a quelli autofinanziati, a partire dall’annunciato rilancio dell’Osservatorio sul Lavoro, una misura chiesta già un anno fa da Nicola Troisi dopo la nomina a segretario politico del sindacato.
«Stiamo ogni giorno a contatto con giovani uomini e donne, con le loro speranze, le loro paure, le loro incertezze», chiude Troisi. «Non possiamo considerare riuscita una formazione soltanto perché ha prodotto numeri e certificati che lasciano il tempo che trovano. La burocrazia è una cosa, dare un futuro alle nuove generazioni ne è un'altra»..jpeg)
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