È nella capacità di far dialogare le diverse anime della tavola – dalla memoria popolare dei lievitati all'accuratezza delle nuove tecniche di cucina – che si misura la riuscita di un grande evento enogastronomico. La risposta di Sant’Anastasia alla chiamata della solidarietà si è tradotta, lo scorso 20 ottobre, in un percorso degustativo di alto profilo: “Incontri di Gusto – Il valore di esserci”, format ideato da Rosa Rita Cirignano e promosso dall'Associazione Eklettica negli spazi de I Giardini di Villa Giulia. Un'iniziativa che ha saputo coniugare la qualità rigorosa delle proposte con una nobile finalità etica, mettendo al centro la forza inclusiva della ristorazione e del territorio a sostegno di realtà come Su una Nuvola Blu, Autismo in Movimento Campania, CIVES, AVIS e Cooperativa Arturo, con il fondamentale e impeccabile supporto di brigata fornito dagli studenti degli Istituti Alberghieri locali.
Sul fronte strettamente degustativo, il percorso ha regalato spunti di grande interesse tecnico, muovendosi con passo solido tra veracità contadina e felici intuizioni contemporanee.
Attacco frontale sul versante dei lievitati con l'inappuntabile prestazione di Donna Brigida: la sua pizza fritta, oro colato di tradizione, ha mostrato un’asciugatura perfetta dell'olio in frittura, una stesa elastica e un disco cavo, leggero come piuma, capace di sciogliersi in bocca senza appesantire. Notevole anche la dialettica sui primi piatti, dove la pasta e patate – arricchita dal guizzo sapido e salmastro delle cozze – ha fatto da contrappunto a una confortante versione autunnale con zucca, pecorino e salsiccia, morbida nell'amido e ben bilanciata nella spinta grassa.
Il viaggio tra i banchi assaggio ha riservato sorprese nell'equilibrio dei contrasti: preciso per mantecatura e acidità il risotto con mela annurca e la spinta aromatica, pungente e persistente, del Provolone del Monaco; goloso e pop l'hamburger slanciato dalla nota amara e vegetale della crema di friarielli. Sul versante marinaro si è distinta la freschezza pulita del sushi firmato Roji di Nola, affiancato da carpacci di pesce dalla cottura acida ben dosata grazie all'uso sapiente degli agrumi nostrani. Verace e identitaria la scarpetta con salsiccia al ragù, ricotta, salsa e basilico, così come gli straccetti di montanara, dove l'acidità del pomodoro e la latticità del fiordilatte hanno restituito il morso più puro della Campania Felix.
Un plauso d'obbligo va riservato all'abbinamento enologico, che ha visto spiccare con forza identitaria i calici di Cantine Olivella. Il Nereo rosato ha colpito per freschezza e nitidezza di frutto, il Katà da uve catalanesca ha confermato la sua stoffa minerale, profonda e graffiante, mentre il Vipt da uva piedirosso ha regalato un sorso agile, ritmato da richiami vulcanici e slancio tannico di rara eleganza, perfetto per scortare le preparazioni più strutturate della serata.
L'epilogo della degustazione ha preso vita al secondo piano della dimora, a bordo piscina, trasformata per l'occasione in una raffinata promenade dolciaria. Tra i banchi della piccola pasticceria mignon – tra babà, cannoli, crostatine, frolle, sfogliatelle e l'intramontabile babà al caffè bagnato al momento – hanno brillato due vette assolute. Ciro Poppella ha incantato la platea con un’interpretazione monumentale della delizia al limone, nappata con una crema vellutata dall'aroma agrumato di straordinaria pulizia; impeccabili, per misura ed esecuzione formale, i pasticcini del maestro Ugo Mignone. Il tutto accompagnato da una puntuale selezione di caffè specialty e ginseng, a chiudere un itinerario sensoriale denso e coerente.
Quando la gastronomia si spoglia dell'autoreferenzialità per farsi gesto d'amore e di comunità, il successo supera il semplice plauso della critica. L'invito, per addetti ai lavori ed appassionati, è a rimanere sintonizzati sui canali dell'organizzazione per non perdere i prossimi appuntamenti e le future edizioni di un progetto che fa bene al palato, ma soprattutto al cuore.
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