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lunedì 12 ottobre 2026

Pompei, attraverso il mito di Narciso Nello Petrucci interroga l’identità contemporanea

L’opera in resina bianca installata su uno specchio, trasforma la hall di Habita79 in un luogo di riflessione sul rapporto tra immagine, identità e percezione.

Il mito classico di Narciso trova una nuova e profonda declinazione contemporanea nel cuore di Pompei. L’artista Nello Petrucci ha presentato lo scorso 6 ottobre la sua ultima scultura, intitolata “Narciso”, un’opera che entra ufficialmente a far parte della collezione d’arte dell’hotel Habita79 a Pompei. Esposta nella hall della struttura (in Via Roma, 10), la scultura si pone come un tassello fondamentale nel percorso che trasforma questo luogo di ospitalità in un presidio dinamico di cultura e ricerca artistica al servizio della città, dei visitatori e dei viaggiatori di tutto il mondo.

L’intervento artistico di Petrucci si lega alla memoria storica del territorio. A Pompei, infatti, il mito di Narciso risuona ancora tra gli affreschi e le pareti delle antiche domus. Petrucci prende le mosse da questo patrimonio iconografico per proiettarlo nella modernità, trasformando il personaggio mitologico in una figura drammaticamente attuale e lo specchio in uno spazio di indagine, sia individuale che collettiva.

Con quest'opera, l’artista rilegge il racconto classico mettendolo a confronto con le contraddizioni, l'autosufficienza e le fragilità dell’uomo contemporaneo. In un’epoca scandita dall’ossessione per l’immagine, dalla continua necessità di mostrarsi e dalla ricerca compulsiva di visibilità, la scultura posiziona simbolicamente ciascun osservatore di fronte al proprio riflesso. Il messaggio è chiaro: la società odierna tende a riscoprirsi continuamente nella figura di Narciso, spesso abbagliata dal proprio ego e concentrata a guardare sé stessa, al punto da smarrire la percezione di ciò che esiste al di là dello specchio.

Dal punto di vista materiale, l’opera è realizzata in resina bianca e installata su un’ampia superficie specchiante, creando un cortocircuito visivo tra il corpo scultoreo reale e la sua proiezione nello specchio sottostante. È proprio in questa spaccatura, minima ma incolmabile, che Petrucci articola la sua indagine concettuale: la certezza che la percezione esteriore di noi stessi non coincide mai appieno con la nostra natura profonda.

Attraverso questa scelta stilistica, la scultura non si limita a farsi contemplare, ma restituisce attivamente lo sguardo a chi la osserva. Interpellando direttamente il pubblico, la creazione di Petrucci solleva una domanda cruciale che supera il confine della narrazione mitologica: quanto di ciò che vediamo di noi stessi coincide davvero con quello che siamo?

«Narciso è una figura centrale negli scavi di Pompei, la mia fonte d'ispirazione. Ma qui il mito cambia: non è la storia di chi si innamora della propria immagine, è la ricerca di ciò che non riusciamo a vedere di noi stessi», spiega l'artista Nello Petrucci illustrando la genesi del lavoro. «Oggi ci guardiamo attraverso lo schermo di un telefono: come ci mostriamo? Come appariamo agli occhi degli altri? Tra ciò che siamo davvero e come ci presentiamo c'è una distanza enorme. La mia è un’opera materica, ma si completa solo con chi la guarda: grazie al gioco di riflessi dello specchio, ogni angolazione offre una visione unica e diversa».

Un'analisi condivisa dalla curatrice Anna Balzani, che sottolinea lo scarto concettuale rispetto alla tradizione antica: «Nelle antiche domus romane, il mito di Narciso serviva a celebrare il potere e il prestigio del dominus. Nell'opera di Nello la prospettiva si ribalta: il focus torna sul singolo individuo. C'è poi un dettaglio fondamentale: a differenza delle raffigurazioni classiche dove Narciso è chino sull'acqua, qui è in piedi. Una scelta che misura e interroga la distanza tra ciò che la persona vede di sé e ciò che smette di vedere».

La decisione di integrare la scultura all'interno dell’hotel risponde a una precisa visione culturale del management della struttura. Come evidenzia Riccardo Mantilacci, direttore di Habita79: «Abbiamo scelto di collocare l'opera nella hall, un luogo fortemente simbolico fatto di continui arrivi e partenze. In questo punto di passaggio, lo specchio compie la sua magia: chiunque si fermi a guardare smette di essere un semplice spettatore e diventa parte integrante dell'opera».

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