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lunedì 2 febbraio 2026

La nuova piazza Maradona? “Una straordinaria sala d’attesa di uno studio odontoiatrico”

L’imprenditore Enrico Ditto commenta i rendering diffusi sullo slargo ai Quartieri Spagnoli diventato nota meta di pellegrinaggio turistico: “Non rispettata l’unicità dei luoghi: blocchi e cemento sono identici in ogni angolo del Pianeta. Così Napoli muore”.

“Guardando i rendering diffusi in queste ore, viene da chiedersi se si stia guardando il nuovo Largo Maradona o una straordinaria sala d’attesa di uno studio odontoiatrico”. Lo afferma Enrico Ditto, imprenditore napoletano del settore turismo, che aggiunge: “Dall’immagine emerge un quadro desolante: panchine anonime, superfici fredde, il basolato vesuviano unico nel suo genere sostituito da blocchi che potrebbero essere collocati in qualsiasi città del mondo senza che nessuno noti la differenza”.

Per Enrico Ditto il punto non è mettere in discussione il principio della riqualificazione, ma il modo in cui viene interpretata. Largo Maradona, secondo l’imprenditore da lungo tempo attivo nel campo dell’hospitality, non è uno spazio neutro, né una semplice piazza da “ordinare”. È un “luogo vivo, stratificato, nato dal basso, costruito nel tempo” da residenti, tifosi, visitatori, murales, colori, voci e ritualità quotidiane. “Maradona era colore, rumore, popolo. Era e continua a essere un’espressione collettiva. Pensare di racchiudere tutto questo in un disegno asettico significa non aver compreso cosa rappresenta davvero quel luogo e preoccupa, preoccupa davvero molto”.

Le preoccupazioni nascono, secondo Ditto, dall’incapacità di dare regole e ridisegnare centri urbani senza tradire le loro radici storiche. “È un fenomeno trasversale alle amministrazioni che si sono susseguite, potremmo dire che il primo esempio è stato piazzare un mucchio di grattacieli in un quartiere popolare e chiamarlo Centro Direzionale. Ma negli ultimi anni la situazione non è cambiata: abbiamo guardato basiti alla cementificazione di Piazza Municipio che ha spazzato via anni di cartoline con fontane ed alberi. Se si guarda al nuovo Molo Beverello vale lo stesso. Insomma, da tempo non è rispettata l’unicità dei luoghi, ridisegnati con blocchi e cemento che sono identici in ogni angolo del Pianeta. Così Napoli muore”.

“L’omologazione – insiste l’imprenditore – è il rischio più grande. Napoli è scelta per le sue unicità, e le sue unicità si riducono con l’avanzare di un ‘nuovo’ non regolato (l’esempio dei food store del centro storico ne è l’emblema). A livello centrale, ci aspetteremo un’attenzione diversa, invece viene calata la cifra di un’urbanistica che cancella le differenze e, con esse, l’anima dei territori. Napoli non può permettersi di perdere ciò che la rende riconoscibile e irripetibile, come quello slargo che si è saputo costruire da solo interpretando l’anima di un territorio. In questa chiave, invece, il progetto appare come un tentativo di ‘normalizzazione’ che mal si concilia con la natura del sito e con la sua funzione simbolica”.

L’imprenditore richiama infine la responsabilità di chi progetta e decide. Riqualificare, afferma, non può voler dire snaturare. “Serve un progetto che parli la lingua del posto, che tenga conto della sua storia recente e del suo valore simbolico. Altrimenti non stiamo migliorando la città, la stiamo rendendo più povera”.

Da sabato 7 febbraio: Annamaria Russo dirige Rosalba Di Girolamo in "Lettera a un bambino mai nato" di Oriana Fallaci, al Pozzo e il Pendolo Teatro di Napoli



 

Nel 1975, Oriana Fallaci pubblicava un testo destinato a diventare uno dei più discussi e letti del Novecento. Un monologo intimo, feroce e struggente, in cui una donna dialoga con la vita che porta in grembo e con un mondo che la osserva, la giudica, la incalza.

A mezzo secolo di distanza, Lettera a un bambino mai nato sarà in scena, sabato 7 febbraio 2026 alle ore 21.00 (replica domenica 8) al Pozzo e il Pendolo Teatro, per un omaggio che è insieme atto di memoria e gesto di resistenza civile.

Interpretato da Rosalba Di Girolamo e diretto da Annamaria Russo, l’allestimento restituisce tutta la forza di un testo che non ha mai smesso di interrogare le coscienze.

Al centro della “scena” c’è una donna sola, attraversata dal dubbio, dalla paura e dall’amore. Una donna chiamata a compiere una scelta radicale, dare o non dare la vita. Ma quella scelta non è mai solo privata, è un campo di battaglia in cui si scontrano libertà e colpa, desiderio e dovere, identità e sacrificio. Oggi quel conflitto resta drammaticamente attuale.

Lo spettacolo non cerca risposte definitive, al contrario, abita la complessità del pensiero della Fallaci, la sua scrittura tagliente e profondamente umana, capace di unire rabbia e tenerezza, lucidità e fragilità.

La regia di Annamaria Russo sceglie un approccio essenziale, mettendo al centro la parola e l’interpretazione. Rosalba Di Girolamo dà voce a un pensiero che alterna rabbia e tenerezza, lucidità e smarrimento.

Ne emerge una storia che non appartiene solo alle donne, ma a ogni essere umano che abbia conosciuto il peso della scelta e il coraggio della responsabilità.

A distanza di anni, molte delle questioni sollevate dalla Fallaci restano aperte. Essere donna continua a significare muoversi in equilibrio tra autonomia e responsabilità, tra desiderio personale e aspettative sociali.

La maternità, più che una certezza, resta spesso un terreno di conflitto, in cui si intrecciano amore, paura, senso di colpa e coraggio.

Portare in scena Lettera a un bambino mai nato oggi significa riconoscere che quel testo non ha smesso di parlare al nostro tempo. Non è solo la storia di una donna alle prese con una scelta estrema, ma il ritratto di una condizione umana universale: quella di chi è chiamato a decidere, sapendo che ogni scelta comporta una perdita.

Il teatro diventa, così, luogo di ascolto e di riflessione, uno spazio in cui una voce del passato torna a interrogare il presente. Una voce scomoda, necessaria, ancora capace di generare domande.



 

Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci

7 > 8 febbraio 2026 - Il Pozzo e il Pendolo Teatro Napoli, Piazza San Domenico 3

Inizio spettacoli ore 21.00 (sabato) e ore 18.30 (domenica)

Info 0815422088, 3473607913, info@ilpozzoeilpendolo.it prenotazioni www.ilpozzoeilpendolo.it

 

 

 

 

 

Barbara Politi premiata al Campidoglio di Roma con l' "Antenna d'Oro per la Tivvù 2026" grazie alla trasmissione "Love Game", disponibile on demand su Rai Play

Sabato 31 gennaio, nella suggestiva Sala della Protomoteca del Campidoglio, Barbara Politi è stata premiata con il prestigioso Premio Antenna d’Oro per la Tivvù 2026, riconoscimento dedicato ai protagonisti della televisione italiana che si distinguono per talento, professionalità e capacità di comunicare con il pubblico. L’evento, ideato e condotto dal giornalista Fabrizio Pacifici e promosso dall’On. Fabrizio Santori, segretario d’Aula in Assemblea Capitolina, celebra da quattro anni le eccellenze del piccolo schermo riunendo conduttori, giornalisti, attori e produttori che contribuiscono al successo della televisione italiana, valorizzando il suo ruolo come strumento di intrattenimento e crescita culturale.

Barbara Politi ha ricevuto il premio per la sua carriera poliedrica, caratterizzata da rigore giornalistico e una spiccata versatilità narrativa. Dopo i primi passi nella carta stampata, ha trovato la propria dimensione nella televisione, diventando un punto di riferimento nel panorama nazionale. Dal ruolo di inviata in programmi di informazione fino ai programmi di intrattenimento e cultura in Rai, con conduzioni di successo come Linea Azzurri, Pizza Girls e Love GAME – quest’ultimo affiancata da Claudio Guerrini – fino a manifestazioni di portata internazionale come il Premio Caruso a New York trasmesso su Rai Italia. Il suo impegno si estende anche a eventi di grande rilevanza pubblica e culturale, tra cui il Concertone di fine anno in piazza del Plebiscito a Napoli fino allo speciale dedicato alla moda in occasione della Giornata Nazionale degli Abiti Storici disponibile su Rai Play, condotto insieme ad Angela Tuccia. Barbara inoltre ha recentemente debuttato su Rai 1 in seconda serata con Fari di Speranza, il concerto in memoria di Giovanni Paolo II in occasione del Giubileo 2025 la notte della Vigilia di Natale.

«Questo premio suggella un biennio televisivo che mi ha regalato grandi soddisfazioni e numerose occasioni di crescita professionale. Programmi diversi e nuove sfide hanno rappresentato, per me, altrettante opportunità per mettermi alla prova in un lavoro, quello del conduttore, in cui non si smette mai di imparare. Dedico l’Antenna d’Oro per la TV all’intera squadra di Love Game, senza la quale questo riconoscimento non sarebbe stato possibile. Ringrazio il professor Angelo Maietta, che ha creduto fin dall’inizio nel progetto e nel mio percorso, i compagni di viaggio Claudio Guerrini e Reyson Grumelli, la casa di produzione “Imagine The Stars”, gli autori Tommaso Martinelli, Luigi Miliucci e Sacha Lunatici, fino alla regia di Ciro Tomaiuoli. Un ringraziamento va inoltre alla Direzione Intrattenimento Prime Time, a Rai 2 e Rai Play (?) per il sostegno e la fiducia».

Il Premio Antenna d’Oro per la Tivvù ha voluto riconoscere non solo la qualità tecnica e la professionalità di Barbara Politi, ma anche la sua capacità di unire intrattenimento e contenuti di valore, dimostrando che la televisione può essere un mezzo di dialogo, oltre che di inclusione e crescita culturale.

«Barbara Politi rappresenta una scelta di conduzione perfettamente coerente con l’identità di “Love Game – Il gioco dell’amore”, format innovativo andato in onda su Rai2, capace di fondere il linguaggio del dating con le dinamiche coinvolgenti del game show. La sua cifra stilistica - elegante ma mai distante, ironica ma rispettosa - le consente di muoversi con naturalezza tra leggerezza e contenuto, elemento chiave per un programma che parla d’amore senza prendersi troppo sul serio, ma senza banalizzarlo»,la motivazione del riconoscimento.

La cerimonia al Campidoglio, che ha visto sfilare negli anni nomi illustri come Bruno Vespa, Marino Bartoletti, Enrica Bonaccorti, Jocelyn, Claudio Lippi, Pier Francesco Pingitore, Roberto Sergio, Andrea Roncato, Lucio Presta, Tiberio Timperi, Michele Plastino, Susanna Galeazzi, Andrea Roncato, Enzo Salvi, Eleonora Daniele, Rosanna Lambertucci e Simona Branchetti, ha rappresentato un momento di celebrazione del talento televisivo italiano che conferma il ruolo centrale del premio come appuntamento di riferimento per il settore.

Premierato e democrazia: Myriam Fecchi modera la presentazione del libro di Walter Rodinò alla Camera

 


Martedì 3 febbraio 2026, alle 10.00, nella Sala Stampa della Camera dei Deputati si terrà la presentazione di "Premierato. Democrazia senza se e senza ma", il libro di Walter Rodino’

, modera la giornalista Myriam Fecchi.

All'evento, nato su iniziativa dell'Onorevole Luciano Ciocchetti, interverranno anche l'Onorevole Letizia Giorgianni (Fratelli d'Italia) e il Senatore Andrea De Priamo (Fratelli d'Italia).

In “Premierato. Democrazia senza se e senza ma”, Walter Rodinò entra nel cuore di una delle questioni più rimosse e al tempo stesso più urgenti della politica italiana: la crisi della decisione democratica nell’epoca della globalizzazione e del disincanto collettivo. Con uno stile colto ma incalzante, che intreccia filosofia, storia delle idee, sociologia e analisi istituzionale, il libro smonta i tabù che circondano il dibattito sulle riforme costituzionali e affronta senza infingimenti il nodo del comando, della responsabilità e della rappresentanza.

Rodinò parte da una constatazione scomoda: la democrazia liberale, proclamata vincente dopo il Novecento, rischia oggi di ridursi a un involucro vuoto, schiacciata tra oligarchie tecnocratiche, governi senza volto e cittadini sempre più spettatori. In questo scenario, il rifiuto aprioristico di ogni riforma viene denunciato come una forma di paura del passato che paralizza il presente. Il premierato, nella visione dell’autore, non è una deriva autoritaria né un cedimento all’uomo forte, ma una risposta razionale e democratica alla dispersione delle responsabilità e alla sfiducia diffusa.

Attraverso richiami a Leopardi, Fukuyama, Acquaviva, Fest e Todd, il libro ricostruisce la “strage delle illusioni” che ha travolto ideologie, utopie e mediazioni tradizionali, mostrando come proprio l’assenza di una guida riconoscibile abbia reso la democrazia fragile e inefficace. La proposta consiste nel restituire centralità alla scelta popolare e ricucire il legame tra elettori e decisori.

“Premierato. Democrazia senza se e senza ma“ non è un manifesto di parte, ma un saggio controcorrente che invita a pensare ciò che molti evitano di dire, e cioè che senza leadership e senza un mandato chiaro, la democrazia rischia di sopravvivere solo come rito, perdendo la sua anima sostanziale. Un libro che provoca e costringe a prendere posizione, proprio per questo necessario nel dibattito pubblico contemporaneo.

domenica 1 febbraio 2026

Spazio Rossellini, Compagnia Carullo Minasi in Due passi sono (8 febbraio) e residenza artistica nuovo spettacolo



A distanza di molto tempo dal suo ultimo passaggio romano, lo spettacolo torna in scena come uno dei lavori che hanno contribuito in modo decisivo a delineare il profilo artistico della compagnia, restituendone con nitidezza la postura poetica, etica e formale.

Il ritorno di Due passi sono si colloca all’interno di un attraversamento più ampio: dal 2 all’8 febbraio Carullo Minasi sarà in residenza artistica a Spazio Rossellini per la lavorazione del nuovo progetto Asja Lacis. La donna che fa parlare la storia, mettendo in relazione repertorio e ricerca, memoria e nascita.

Domenica 8 febbraio 2026, alle ore 18.00, a Spazio Rossellini, la Compagnia Carullo Minasi presenta “Due passi sono”, regia, testi ed interpretazione di Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi. A distanza di molto tempo dal suo ultimo passaggio romano, lo spettacolo torna in scena come uno dei lavori che hanno contribuito in modo decisivo a delineare il profilo artistico della compagnia: un’opera che appartiene alla fase fondativa del loro percorso e che ancora oggi ne restituisce con chiarezza la postura poetica, etica e formale.

Il ritorno di Due passi sono si inscrive all’interno di un quadro più ampio: dal 2 all’8 febbraio, Carullo Minasi sarà in residenza artistica a Spazio Rossellini per la lavorazione del nuovo progetto “Asja Lacis. La donna che fa parlare la storia”, componendo un attraversamento che mette in relazione repertorio e ricerca, memoria e nascita, origine e divenire.

Sinossi di“Due passi sono”

Due piccoli esseri umani, un uomo e una donna dalle fattezze ridotte, si ritrovano sul grande palco dell’esistenza, nascosti nel loro mistero di vita che li riduce dentro uno spazio sempre più stretto, dall’arredamento essenziale, stranamente deforme, alla stregua dell’immaginario dei bimbi in fase febbricitante. Attraversano le sezioni della loro tenera e terribile, goffa e grottesca vita/giornata condivisa. Sembrano essere chiusi in una scatoletta di metallo, asettica e sorda alle bellezze di cui sono potenziali portatori, ma un “balzo” – nonostante le gambe molli – aprirà la custodia del loro carillon. Fuoriescono vivendo il sogno della vera vita da cui non è più necessario sfuggire, ma solo vivere, con la grazia e l’incanto di chi ha imparato ad amare la fame, la malattia, i limiti dello stare. Immagine-cripta sacra, surreale e festosa, quella del loro matrimonio, dove come in una giostra di suoni, colori e coriandoli, finiranno per scambiarsi meravigliosi propositi di poesia. Vogliamo, tra le righe della poesia farci portavoce di una generazione presa dai tarli cui è preclusa la possibilità di realizzare, con onestà e senza compromessi, le proprie ambizioni. Sentiamo pesante l’immortalità della tragica favola di Romeo e Giulietta lì dove nulla di vivo resta se non i vecchi, la cui faida e il cui egoismo, non il caso, hanno ucciso i giovani. Romeo e Giulietta potranno finalmente stare insieme ma solo nella cripta, col loro amore per l’eternità nelle statue d’oro che i carnefici eleveranno a ricordo. Abbiamo voglia di sfidare il mito e celebrare il lieto fine nella vita, o quantomeno nella speranza della stessa, e non nella morte avendo avuto la paradossale e sacrale fortuna di toccarla in vita. Così tra le piccole e grandi, tra le giustificate e ingiustificate, paure di questo percorso di conoscenza chiamato vita, per gioco e incanto, ci si abbandona al sonno vero del sogno lì dove nasce la nuova Bianca vita, progenie che darà continuità al piccolo amore, sempre custodito in ogni cuore.


Residenza artistica 2 – 8 febbraio 2026 Spazio Rossellini

AsjaLacis

Ladonnachefaparlarelastoria

Di e con Cristiana Minasi Viola,voce,elettronicaIridaGjergji

DrammaturgiaSilviaBragonzi

Consulenza registica Giuseppe Carullo ConsulenzascientificaAlessioBergamo

ProduzioneCarullo-Minasi

CollaborazionePimOffMilano,AtclSpazioRossellini,TeatridiVetro

 

Il progetto nasce con l’intento di raccontare la straordinaria vita di Asja Lacis, regista, pedagoga e rivoluzionaria del Novecento. Figura fondamentale ma per troppo tempotrascuratadallastoriaufficiale,Asjaemergeintuttalasuapotenza,intrecciandoil suo destino con quello di Walter Benjamin, con cui condivise un intenso confronto intellettuale, una liaison dangereuse e una passione per la rivoluzione.

Dalla sua infanzia difficile in Lettonia, alla giovinezza a Pietroburgo, fino alla partecipazioneallaRivoluzionerussaeallacreazionedelTeatroProletariodeibambini, Asjahasfidatoleconvenzioniartisticheesociali,proponendoilteatrocomestrumento dicambiamento.Lasuaforza,ilcoraggioel’indipendenzasiraccontanoattraversoun mosaico d’incontri e luoghi, in cui emergono le sue relazioni con uomini come Benjamin,BrechteMejerchol’d.

Lospettacolosiproponecomeunattodiresistenzaeriflessionesullastoriaesul teatro, ampliando le prospettive e moltiplicando i punti di vista. La sua vita è legata indissolubilmente alla sua pratica artistica e alla pedagogia avanguardista, la sua esperienza ha lasciato un segno indelebile nella cultura del Novecento, sfidando le convenzioni e ridefinendo i confini tra arte e politica. Questo lavoro vuole omaggiare unapionierachehasaputotrasformareilsuoimpegnoinunfarodicambiamento,anche acostodellapropriavitaelibertà.

IlprocessocreativoprendespuntodalManifestoproletariodeibambinidistrada, scrittodaWalterBenjamingrazieaidialoghiconAsjaaCaprinel1924.Lospettacolo invitaadentrareinquestogiococreativo,ereditandodallavorodiAsjaunmetodocheè insiemericerca,giocoelibertà,unajamsessionincuiognicomponentecontribuiscea una visione collettiva. La sua visione del teatro come strumento di trasformazione e resistenza trova nuova vita in una sintesi di frammenti, lettere e suoni, ridando voce a unadonnache,attraversolaRivoluzionerussahasaputofaredelteatrounluogodilotta, cambiamento e sperimentazione.

 

Prossime tappe del percorso

•  Roma|2–8febbraio→quartaresidenzaaSpazioRossellini

•  Milano|16aprile→presentazionedelprimostudioperlarassegnaNessunConfine diSpazioTeatro89

•  Ravenna|10maggio→anteprimapressoPolisFestival

 

Biografia

La Compagnia Carullo-Minasi nasce nel 2011 dall’incontro artistico tra Cristiana MinasieGiuseppeCarulloesviluppaunteatroessenziale,poeticoefilosofico,capace diunireironia,rigoreeprossimitàconilpubblico.Ilgruppolavoraattraversandoteatri, spazi urbani e contesti non convenzionali, costruendo una relazione scenica che coinvolge comunità e territori.

Nelcorsodeglianniricevenumerosiriconoscimentitracuiil“PremioScenario perUstica2011”,il“PremioIn-Box2012”,il“PremioInternazionaleTeresaPomodoro 2013”, i “Teatri del Sacro 2013 e 2015”, il “PremioForever Young 2016”, il “Premio dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro ANCT 2017”, il “Premio Adolfo Celi 2018”eil“PremiodelPubblicoVocidell’Anima2024”.

Il repertorio della compagnia comprende i titoli “Due passi sono”, “T/Empio, critica dellaragiongiusta”,“Conferenzatragicheffimera”,“Derevolutionibus–sullamiseriadel genere umano”, “Delirio bizzarro”, “Marionette che passione!”, “Patruni e Sutta, peripezie della libertà”, “Umanità nuova, cronaca di una mancata rivoluzione”. Parallelamente, la compagnia porta avanti progetti site-specific e percorsi di teatro comunitario come “Deliverytheater”, “Tramonti Festival”, “La scuola del teatro”, “Il paesaggio del teatro” e “Essere paesaggio, rifondare il mondo a partire dall’immaginazione”.LaCompagniacontinuaaesplorareildialogotraarteecomunità, costruendo spazi condivisi di pensiero e immaginazione. La ricerca teorica di CristianaMinasi, dottore di ricerca in Scienze Cognitive, con un lavoro dedicato al rapporto tra attore,spettatore,ambiente-nutreinmodostrutturalelapoeticadellacompagnia.

Nel 2025 in vista dello spettacolo su “Asja Lacis” si inserisce la musicista e compositriceIridaGjergjilacuiformazionetraAlbaniaeItaliaeillavorotrarepertorio balcanico, musica contemporanea e creazione scenica contribuiscono a integrare una dimensionesonoranuovaeprofondamenteconnessaalprocessocreativo.

All’internodelpercorsodiCompagnia,lascritturascenicaassumeunadimensionevivae condivisa.Inquestocontestosiinseriscel’azionedi SilviaBragonzi,cheinqualitàdi testimonedel processocreativodi veraepropriajamsessionrecuperaleimprovvisazioni degliattoriperritradurleetrasformarleinuntestodrammaturgico.

 


 

 

INFORMAZIONI

Biglietti:
intero online: €14,50 + d.p.
intero botteghino: €15,00
ridotto botteghino (under 18 e over 65): €12,00

Biglietteria e bar interno, aperti un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
Biglietti online su Ticketone.

Parcheggio gratuito e custodito fino ad esaurimento posti: ingresso da Via della Vasca Navale 70

Spazio Rossellini
Via della Vasca Navale 58 – Roma
Tel. 345 2978091
www.spaziorossellini.it
info@spaziorossellini.it

Sono previste riduzioni, promozioni e agevolazioni 




Teatro Parioli Costanzo: “Te lo faccio vedere chi sono io!”, XIV serata di beneficenza in onore di Gianni Elsner



Torna “Te lo faccio vedere chi sono io!”, quattordicesima serata di beneficenza in onore di Gianni Elsner. 

Anche quest’anno l’appuntamento si terrà al Teatro Parioli Costanzo di Roma, martedì 3 febbraio 2026 alle ore 20.30, con l’obiettivo di raccogliere fondi a sostegno delle iniziative di solidarietà promosse dall’Associazione Gianni Elsner, in particolare dei progetti legati alla formazione scolastica in Paraguay.

A condurre la serata saranno Luciano Lembo e Alberto Laurenti, che si alterneranno sul palco con: Antonio Giuliani, Daniela Mei, Dani Bra, Baz (Marco Bazzoni), Roberto Ranelli, Manuela Villa, Monsieur David, Rumba de Mar, Stefano Indino.


Teatro Basilica a Roma, prima nazionale ARECIBO dal 5 all'8 febbraio 2026 con Fucina Zero

Sarà in scena in prima nazionale al TeatroBasilica, dal 5 all’8 febbraio, ARECIBO, progetto Fucina Zero, con la regia di Matteo Finamore e la drammaturgia di Jacopo Angelini.

Lo spettacolo prende avvio dal celebre messaggio inviato nello spazio nel 1974 dal radiotelescopio di Arecibo: un autoritratto minimo dell’umanità lanciato a 25.000 anni luce di distanza. Mezzo secolo dopo, quel segnale è ancora in viaggio. Ma la vera domanda, oggi, è un’altra: ci interessa ancora attendere una risposta?

ARECIBO attraversa la nascita e il disfacimento di una grande impresa tecnologica per trasformarla in riflessione sul nostro presente iperconnesso, dove i messaggi si moltiplicano e l’ascolto si rarefà. Un dispositivo scenico centrato sul suono, affidato all’architettura sonora di Giulia Menaspà con la consulenza di Pasquale Citera, costruisce una partitura in cui voci, loop e silenzi interrogano il desiderio umano di comunicare con l’ignoto mentre fatica a comunicare con sé stesso. 

Nel 1974, grazie a un enorme radiotelescopio situato ad Arecibo, in Porto Rico, un’equipe di scienziati inviò un messaggio nello spazio, sperando in una risposta.Il messaggio consisteva in un disegno molto piccolo, un’immagine di 23x73 pixel, fatta di figure stilizzate e numeri.L’umanità ha trasmesso un segnale a 25.000 anni luce di distanza ma, dopo appena mezzo secolo, il messaggio inviato non ci interessa più.

Ci siamo già stancati di attendere la risposta?

 

In scena, i tre performer (Mario Berretta, Andrea Carriero e Giulia Rossoni), diretti da Matteo Finamore, sono alle prese con il racconto della costruzione e del disfacimento di una grande impresa tecnologica, e passano di ruolo in ruolo, di tono in tono, perfino di epoca in epoca.

 

In questo dispositivo teatrale, affidato principalmente al suono, gestito dall’architettura sonora di Giulia Menaspà con la consulenza di Pasquale Citera, si sviluppa la partitura di Arecibo. Amplificando e restituendo suoni e parole, una loop machine è il cuore del linguaggio scenico. Orecchio e bocca assieme, registra, ripete e trasforma frammenti sonori, voci, input, creando un ponte tra chi invia e chi riceve. In una scena vuota come il cosmo, si inserisce il disegno luci di Omar Scala.I costumi sono immaginati da Giulia Barcaroli. La drammaturgia è firmata da Jacopo Angelini. La consulenza artistica è di Roberto Scarpetti. L’organizzazione è curata da Veronica Toscanelli.


Lo spettacolo è una produzione lacasadargilla e Gruppo della Creta. Lo spettacolo ha avuto la sua anteprima presso il Teatro India nell’ambito del festival IF/Invasioni (dal) Futuro_LEGACY*2025.

 

SINOSSI

Tre performer, Mario, Giulia e Andrea, si trovano insieme a ripercorrere la storia di un messaggio unico, quello di Arecibo, che nel 1974 il più grande radiotelescopio del mondo ha inviato verso lo spazio profondo. Un segnale codificato in sistema binario, che racchiudeva informazioni sul DNA, sui numeri, sugli elementi chimici e sulla posizione della Terra, un autoritratto dell’umanità lanciato verso destinatari sconosciuti. Dal loro confronto, emergono gli episodi scientifici, i dati storici, le figure come Frank Drake, Jill Tarter e Carl Sagan, che hanno dato un contributo fondamentale alla ricerca di vita intelligente nell’universo. Arrivano anche altri tentativi di comunicazione interstellare, dalle sonde Voyager ai messaggi di progetti più recenti, fino ai giorni nostri, in un mix di iniziative commerciali e gesti individuali, dove il silenzio di ritorno suggerisce un dubbio: non è che gli alieni ci ghostano? 

Così, quella che sembrava un’idea grandiosa diventa anche la cronaca di un'illusione: un progetto scientifico trasformato in spettacolo, un’azione collettiva sostituita da messaggi individuali lanciati nel vuoto. Il messaggio di Arecibo è ancora in viaggio, ma intanto sulla Terra si moltiplicano i segnali non ricevuti: messaggi ignorati, notifiche silenziate, tentativi di contatto che restano appesi. In un presente iperconnesso, in cui la comunicazione è continua ma spesso priva di ascolto, il gesto di Arecibo interroga il nostro rapporto con il silenzio, l’attesa, l’altro. E pone una domanda: se non sappiamo più come parlarci tra noi, che senso ha mandare un messaggio verso i cieli?

 

NOTE DI REGIA

Abituati ad essere immersi in un mondo di messaggistica istantanea Arecibo si interroga su un’azione che va nella direzione opposta: un’indagine scenica su un atto di comunicazione radicalmente diverso – l’invio di un messaggio nello spazio profondo, senza certezza di ascolto, senza promessa di risposta. Tre performer in scena attraversano la storia del radiotelescopio di Arecibo, intrecciando dati reali, frammenti immaginari e risonanze personali. A guidarli non è la volontà di raccontare, ma di interrogare: che cos’è una comunicazione che non prevede dialogo? Cosa implica rivolgersi a un interlocutore ignoto, forse inesistente? Esiste un paradigma di comunicazione diverso dal semplice dialogo? Ad accompagnarli in questa riflessione col pubblico ci sarà una loop machine – strumento sonoro e simbolico – che accompagna e sostiene l’azione scenica. È il nostro radiotelescopio teatrale: registra, ripete, altera, stratifica. Genera architetture acustiche che i performer abitano, contaminano, trasformano. Il suono diventa spazio, la ripetizione diventa presenza. I tre attori si muovono in una continua oscillazione tra ruoli e identità: scienziati, testimoni, fantasmi del pensiero umano che da sempre guarda verso l’alto. Non interpretano, ma si fanno medium di una domanda che attraversa la storia e ci riguarda intimamente: perché, nonostante il silenzio, continuiamo a inviare messaggi? Perché ci ostiniamo a guardare verso il cielo?

 

 

LA COMPAGNIA

La compagnia nasce nel 2018, a Roma. I suoi membri, tutti under 35, sono: Matteo Finamore, Giulia Rossoni, Mario Berretta, (tutti e tre diplomati presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi), Andrea Carriero, Jacopo Angelini, Giulia Menaspà, e Veronica Toscanelli.

Con il suo primo spettacolo, Cucina Buona in Tempi Cattivi, Fucina Zero ha vinto il premio Pillole 2019 del Teatro Studio Uno, il Contest Gener/Azioni 2020 del Festival Ethnos. Carne di Uomo e di Balena, libero adattamento di Moby Dick, è stato selezionato nell’edizione 2023 del Bando di regia under 35 della Biennale di Venezia.

Il 2025 ha visto l’esordio di due nuovi studi che andranno poi in scena in tutta Italia nella stagione 2025-2026: Beh, dai, carino, uno spettacolo che indaga come il meccanismo delle recensioni regoli le nostre vite, e Arecibo, il racconto del primo tentativo di comunicazione con intelligenze extraterrestri, prodotto da lacasadargilla e Gruppo della Creta, che debutterà a febbraio 2026 a Roma.

Dal 2022, Fucina Zero collabora regolarmente con il Teatro Basilica di Roma. Inoltre, i suoi membri si occupano di didattica e pedagogia, attraverso collaborazioni con la Scuola di Teatro Centro Internazionale La Cometa, la Scuola di Teatro La Scaletta, e l’ASL 1 di Roma.

 

           

 

           

                                                                                                                   

📝 INFORMAZIONI

 

Il “TeatroBasilica” è diretto dall'attrice Daniela Giovanetti e dal regista Alessandro Di Murro. L’organizzazione è a cura del collettivo Gruppo della Creta e di un team di artisti e tecnici. Supervisione artistica di Antonio Calenda. Ulteriori info sul TeatroBasilica sono reperibili a questo link:

 

https://www.teatrobasilica.com/chi-siamo

 

Dove siamo:

Piazza di Porta San Giovanni 10, Roma

www.teatrobasilica.com

email: info@teatrobasilica.com

telefono: +39 392 9768519

 

Orario spettacoli: tutti gli spettacoli in scena in settimana dal lunedì al sabato sono in scena alle ore 21.00 tranne gli spettacoli della domenica che si tengono alle ore 16.30.

 

Prezzo

✦ Intero: 18€✦ Online: 15€✦ Ridotto: 12€

 

Link utili

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