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giovedì 14 maggio 2026

Musei nazionali del Vomero, riapre l'ingresso della Floridiana da via Cimarosa con la prima parte del progetto di restauro architettonico e arboreo

I lavori proseguiranno con un capillare restauro delle aree verdi. A breve nuovi giochi per bambini, un’area sgambamento cani, la rete wi-fi pubblica e cestini ecologici.

 Riapre domani, 15 maggio, l’ingresso di Via Cimarosa del Parco della Floridiana, interdetto dallo scorso 17 aprile. Una chiusura resa indispensabile per interventi di gestione del rischio arboreo e nuovi inserimenti di specie arboree nel viale di accesso.

Nell’arco di queste quattro settimane l’accesso al Parco e alla Villa Floridiana, sede del Museo Duca di Martina, è stato garantito dal varco di Via Aniello Falcone al fine di non interrompere la fruizione del sito.

Almerinda Padricelli, la nuova direttrice dei Musei nazionali del Vomero di cui fa parte la Villa Floridiana, il Castel Sant’Elmo e la Certosa di San Martino, ha colto l’opportunità di quest’importante finanziamento di 3,5 milioni stanziato da Ales S.p.a. per la Villa Floridiana per intervenire su alcune scelte progettuali con l’intento di contemperare conservazione e fruizione nel rispetto dei luoghi.

“La Floridiana non è solo un parco storico e monumentale ma è oggi percepito come un vero e proprio polmone urbano, frequentato ogni mese da migliaia di visitatori, turisti e residenti – dichiara la direttrice - solo nella prima domenica di questo mese abbiamo registrato oltre 2.000 presenze.

Nel corso dei lavori abbiamo compiuto una scelta precisa: ascoltare il luogo e cambiare prospettiva concentrandoci su 3 punti: l’urgenza della gestione del rischio arboreo, il dovere di tutelare un parco storico di straordinario valore, frutto di oltre due secoli di trasformazioni paesaggistiche, architettoniche e botaniche, la necessità di garantire servizi di fruizione idonei ai visitatori”.

 

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nella foto: Almerinda Padricelli direttrice Musei Nazionali del Vomero
Il Parco della Floridiana che ha un’estensione di 7 ettari è uno dei più grandi della città, in uno dei suoi quartieri più popolosi, quello del Vomero: aperto tutti i giorni, con ingresso gratuito, attrae bambini, studenti, anziani e appassionati di fitness.

A breve saranno anche incrementate le aree di fruizione con nuovi giochi per i bambini, ulteriori panchine e una rete wi-fi a servizio degli utenti e un’area di sgambamento cani.

Inoltre per un indirizzo ecosostenibile saranno posizionati nuovi cestini per la raccolta differenziata e per le deiezioni dei cani.

I lavori eseguiti nel viale d’ingresso di via Cimarosa hanno avuto come obiettivi il riequilibrio e la rigenerazione del piano arbustivo (segnato nel tempo da una crescita disomogenea, con chiome alte e scarsa ramificazione nella parte bassa) finalizzati a garantire maggiore stabilità, uno sviluppo equilibrato delle essenze arboree e la restituzione del viale alla sua struttura originaria.

Un intervento di necessaria potatura selettiva che ha consentito di creare una visione più ampia degli spazi laterali che costeggiano il viale.

Sui declivi laterali sono state messe a dimora 1300 piante (un mix di mirto, lentaggine, acanto, pungitopo, cornetta dondolina, biancospino), 6 lecci e 30 allori con un nuovo impianto di irrigazione.

Laddove necessario sono state realizzate delle “viminate”, ossia barriere di sostegno in legno per contrastare l’erosione accentuata dalle piogge intense.

Il progetto mira ad accompagnare l’evoluzione del Parco con interventi controllati e sostenibili che non ne alterino l’identità storica: il sistema formale di siepi viene oggi reinterpretato valorizzando la consociazione vegetale mista, mantenendo intatta l’atmosfera della storica “galleria ombrosa” immaginata dall’architetto Antonio Niccolini nel 1817.

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IL PROGETTO

I lavori rientrano in un più ampio programma di cura e valorizzazione degli spazi del parco storico finalizzati a garantire una maggiore sicurezza per i visitatori. Un progetto di restauro architettonico e vegetale, finanziato da Ales S.p.a. società "in house" del Ministero della Cultura, con 3,5 milioni di euro, che includono 990mila euro per la messa in sicurezza e il restauro della componente arborea.

È stata effettuata una ricognizione per la verifica del patrimonio botanico, con rilievi con tecnologia laser scanner delle essenze arboree dell'intero parco.

Attraverso un’indagine visiva e strumentale (tomografia sonica, resistograph, prove di tenuta radicale e trazione controllata) è stato valutato lo stato di salute di ogni singola pianta e realizzato un censimento su 1.117 alberi. Al termine di questa prima fase è stata redatta una carta di gestione del rischio arboreo con individuazione della classe di propensione al cedimento di ciascun albero. In alcuni casi è stato indispensabile l’abbattimento di alcuni esemplari, estremamente pericolosi e la cui stabilità era irrimediabilmente compromessa: un atto di responsabilità indispensabile per la tutela della sicurezza pubblica e per la salvaguardia complessiva del giardino.

Una scelta coraggiosa e impegnativa della precedente amministrazione che però ha reso indispensabile una rielaborazione del progetto per incrementare ripiantumazione di nuove specie vegetali.

I lavori nei prossimi mesi procederanno con l’apertura di micro-cantieri “aiuola per aiuola” che consentiranno di ridisegnare ad hoc ogni angolo del parco, con rimozione dei rovi, potature e piantumazioni, come è stato fatto nel viale principale di ingresso, ma senza nessun limite alla fruizione.

Attraverso la rimozione selettiva delle piante infestanti e il recupero delle visuali storiche, le architetture vegetali tornano progressivamente a “respirare”, recuperando profondità visiva, leggibilità e continuità spaziale.

Responsabile del progetto è l’architetto Antonella Manco, il progettista l’architetto Patrizia Pulcini e direttore dei lavori l’architetto Mara Pirozzi con l’agronomo e paesaggista Luca Boursier che cura la direzione operativa. Gli interventi sono eseguiti dalla ditta Euphorbia.

LA STORIA

La Villa

Villa Floridiana faceva parte della più vasta tenuta che Ferdinando I di Borbone, re delle due Sicilie, donò nel 1815 alla moglie morganatica Lucia Migliaccio di Partanna, che ne fece la sua residenza estiva. Il complesso si estendeva allora per più di 18 ettari dalla collina del Vomero fino alla Riviera di Chiaia. Sul cancello d’ingresso troneggia ancora la scritta a lettere dorate “La Floridiana”, che il sovrano fece apporre in onore del titolo nobiliare della moglie, duchessa di Floridia.

La Villa venne realizzata dall’architetto Antonio Niccolini (1772-1850), allievo di Vanvitelli, tra il 1817 e il 1819 in stile neoclassico, a seguito della ristrutturazione di un edificio preesistente.

Dopo la morte della duchessa l’edificio e il parco subirono numerose trasformazioni da parte degli eredi fino al 1919, anno in cui la Villa venne acquistata dallo Stato e destinata nel 1926 a sede museale. Al suo interno accoglie una delle maggiori collezioni italiane di arti decorative, soprattutto ceramiche, con opere di manifattura occidentale e orientale dal XII al XIX secolo ricevuta in donazione da Maria Spinelli di Scalea, che l'aveva ereditata dallo zio Placido di Sangro, duca di Martina, da cui il museo prende il nome.

 Il Parco

Viali e sentieri furono sistemati a verde da Friederich Dehnardt ispettore dei giardini di Napoli dal 1814, che ornò il parco con 150 specie di piante tra cui lecci, pini, platani, palme, bossi e una ricca collezione di camelie.

Niccolini inserì una serie di finte rovine, statue ed elementi architettonici, in parte ancora esistenti come il tempio ionico al margine estremo del giardino a terrazza, dal quale si gode un panorama unico sulla città e il golfo di Napoli e il Teatro di Verzura, una struttura a pianta ellittica delimitata da una bassa siepe di bosso, da quinte arboree sulla scena e da una doppia gradinata che può accogliere una platea di 150 persone.

Nel retro della Villa, ai piedi della scalinata monumentale che porta alla terrazza panoramica è presente anche una fontana dove vivono oltre 180 tartarughe. Ma non sono gli unici animali che ospita il Parco in cui è presente una colonia di gatti sotto protezione. Questi felini hanno ricevuto diverse donazioni da associazioni che si occupano della cura degli animali di compagnia. Al parco è consentito l’accesso ai cani, accompagnati dai propri padroni, che a breve potranno usufruire di una zona di sgambamento a loro riservata.

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