C’è un filo che unisce i giovani di mezzo secolo fa con quelli di oggi? Qual è il ruolo dell’informazione e quello del fotografo nel ventunesimo secolo? L’informazione è libera o addomesticata dagli algoritmi? Questi sono solo alcuni degli argomenti al centro del prossimo appuntamento con Il sabato della fotografia.
Se ci sono delle immagini atte a testimoniare e rappresentare le proteste di una generazione e di un decennio cruciale per il nostro paese quelle sono senza ombra di dubbio gli scatti di Tano D’Amico.
Non c’è libro, rivista o rifacimento cinematografico che in qualche modo non abbia a che fare con le sue iconiche immagini.
Dal movimento studentesco a quello femminista, da quello operaio al diritto all’alloggio la testimonianza di Tano era costante, perché Tano, difatti, non era solo il fotografo di un movimento, ma egli stesso parte.
Controcultura, contropotere, informazione, visione poetica di una rivoluzione latente e tragedia greca; si legge tutto questo nelle immagini di Tano. Le foto di Tano sono storie ma anche gesti politici che determinano un’appartenenza uno schierarsi puntuale, chiaro.
Tano è sempre lì dove ci sono criticità da raccontare, ingiustizie da evidenziare: i rom, la Palestina, il G8, i centri sociali, la povertà…
Torna in Sala Assoli Moscato Tano D’Amico, il grande fotoreporter italiano, narratore eccellente del dissenso giovanile, sociale e politico degli anni ’70 in Italia. Un dibattito che affronterà il discorso sugli anni Settanta attraverso la fotografia e che si concluderà con la proiezione di “Sbatti il mostro in prima pagina” di Marco Bellocchio, film emblematico proprio di quel decennio e strettamente collegato ai temi affrontati dallo stesso Tano D’Amico.
"I movimenti dei miei anni hanno portato nella storia chi nella storia non era mai entrato. Si era formata una coscienza, una consapevolezza nuova. Ci presentammo tutti insieme nelle strade tenendoci per mano. Una buona fotografia, una fotografia che dà l'avvio a un pensiero, che diventa parte di noi, che non possiamo dimenticare, è sempre frutto di conoscenza, di studio, di interesse, di partecipazione, di amore. Sono queste fotografie che non si fanno consumare. Consumano. Ci lavorano dentro. Sono fotografie che hanno una personalità, una vita propria."
Tano D’Amico
“Io ho tuttora molta fede nelle immagini; l’immagine vive per conto suo, è come un essere vivente, basta che uno la veda solo una volta e nel mondo c’è.” Tano D’Amico
Biografia Tano D’Amico
Tano D’Amico si accosta, quasi per caso, alla fotografia, nel clima della contestazione studentesca del ’68. Inizialmente vicino ai gruppi del dissenso cattolico, nel 1969 inizia una lunga collaborazione con Lotta continua e con Potere operaio. I suoi primi reportage sono dedicati al Sud, in Sicilia e in Sardegna. Ma viaggia anche all’estero: per “Il Mondo” va nell’Irlanda della guerra civile (1972) e nella Grecia dei colonnelli (1973). Poi è nella Spagna franchista; in Portogallo durante la rivoluzione dei garofani; più volte in Palestina, sin dal 1975. Negli anni Ottanta e Novanta andrà in Somalia, Bosnia, Chiapas, Stati Uniti.
Il suo sguardo si distingue subito da quello degli altri fotografi. Non gli interessano i fatti di cronaca quanto piuttosto le ragioni che li producono. Segue da vicino il movimento studentesco e operaio lungo tutto il suo percorso, attraversando per intero gli anni Settanta, con immagini che vanno, come dirà, ”oltre il cliché della violenza“
È vicino agli operai, ai minatori, alle femministe. Fotografa le carceri, le caserme, i manicomi, le fabbriche, le miniere. Segue le lotte per la casa e il mondo dei disoccupati. Lavora anche con gli zingari, che cerca di raccontare più con immagini di gioia che con quelle della povertà e del dolore. D’Amico è il fotografo dei senza potere, dei vinti, di cui riesce a cogliere la bellezza umana nel disagio sociale. Le sue immagini cercano di restituire dignità a coloro cui la dignità è stata tolta. Li rappresenta con complicità, simpatia, partecipazione, facendo del bianco e nero e dell’obiettivo 35mm una precisa scelta stilistica.
(da Dizionario della fotografia, Einaudi)
Ricordiamo che in sala Assoli Moscato è di nuovo aperta al pubblico la mostra “FRAGILE: Il teatro necessario di Davide Iodice” Studio visivo di Pino Miraglia su “Mettersi nei panni degli altri” e “La luna”.
La mostra sarà visitabile nei giorni di apertura della sala dalle 19:30.
Info
345 467 9142
assoli@casadelcontemporaneo.it
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