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mercoledì 17 giugno 2026

Annual Report Valoritalia 2026, sostenibilità e visione strategica come scudo alla crisi

In un contesto segnato da profondi cambiamenti nei consumi e da crescenti incertezze sui mercati, sostenibilità, disponibilità di dati e tempestività nelle decisioni si confermano strumenti fondamentali per interpretare l’evoluzione del settore vitivinicolo e orientarne le scelte future. È questo il messaggio emerso dalla presentazione dell’Annual Report 2026 di Valoritalia, l’unico ente di certificazione che ogni anno mette a disposizione di imprese, Consorzi di Tutela, istituzioni e media una fotografia completa e affidabile del vino di qualità italiano. Un momento di confronto che, negli spazi dell’Hotel Sina Bernini Bristol di Roma, ha riunito alcuni tra i più autorevoli rappresentanti del settore per approfondire i temi dell’evoluzione normativa, della competitività delle denominazioni e del ruolo sempre più centrale della sostenibilità come leva di crescita per il vino italiano.


I dati tracciano la rotta per il futuro del vino italiano


Le analisi di Valoritalia mettono in luce una fase molto delicata per il vino italiano, che riflette un evidente calo della domanda sui principali mercati internazionali. Infatti, dopo gli anni della crescita post pandemica, gli imbottigliamenti del 2025 hanno subito una contrazione complessiva del 2,1% sul 2024, a cui è seguito un ulteriore calo del 5,4% nei primi cinque mesi del 2026. Tuttavia, i dati mostrano anche andamenti differenziati in base alle diverse tipologie di prodotto e alle dimensioni delle denominazioni di origine. Nel 2025 i vini a maggiore valore aggiunto, DOC e DOCG, hanno registrato una crescita media attorno all’1%; viceversa, gli IGT hanno subito una flessione dell’11%. Sempre nel 2025 è proseguito il trend positivo di spumanti (+1,7%), rosati (+5,7%) e vini bianchi fermi (+6,3%), mentre i vini rossi hanno registrato una contrazione superiore al 13%.


I dati confermano inoltre alcune caratteristiche strutturali che incidono direttamente sulle performance della filiera vitivinicola nazionale. Le denominazioni di dimensioni medio-grandi mostrano una maggiore capacità di resistere alle fasi di mercato più complesse, registrando variazioni meno marcate rispetto alla media generale. Al contrario, le micro-denominazioni risultano più esposte alle oscillazioni della domanda. Una dinamica che trova conferma anche osservando la dimensione dei Consorzi di Tutela: all’aumentare dei volumi commercializzati e della rappresentatività della filiera, migliorano infatti la capacità di risposta e le performance complessive delle organizzazioni consortili. Da queste evidenze emergono alcune priorità strategiche per il futuro della viticoltura italiana: il rafforzamento e l’aggregazione dei Consorzi di Tutela, la necessità di differenziare le politiche pubbliche in funzione delle caratteristiche delle imprese e la capacità di rispondere all’evoluzione dei consumi senza rinunciare all’identità e ai valori del vino italiano.

Con 219 denominazioni d’origine certificate e una rete di 37 sedi operative distribuite sull’intero territorio nazionale, Valoritalia certifica oltre il 60% del vino di qualità prodotto in Italia. Un patrimonio di dati e competenze che oggi entra in una nuova fase grazie a TESSA, la piattaforma sviluppata in collaborazione con Microsoft ed EOS che integra avanzati strumenti di Business Intelligence in grado di elaborare in tempo reale milioni di informazioni provenienti dai processi di certificazione.


Ad aprire i lavori è stato Francesco Liantonio, presidente di Valoritalia, che ha poi lasciato la parola a Giuseppe Liberatore, direttore generale di Valoritalia, per l’illustrazione delle principali tendenze emerse dall’Annual Report 2026. Successivamente Denis Pantini, responsabile Agroalimentare di Nomisma, ha presentato la ricerca “Scenario di mercato e ruolo della sostenibilità per la crescita del vino italiano”, dedicata all’analisi delle prospettive del comparto attraverso il punto di vista dei consumatori e dei Consorzi di Tutela. L’incontro è quindi proseguito con una tavola rotonda tra Giuseppe Blasi, Capo Dipartimento delle Politiche Europee, Internazionali e dello Sviluppo Rurale del MASAF, Paolo De Castro, già Professore ordinario di Politica Agraria presso l’Università di Bologna e Presidente di Nomisma, Letizia Cesani, Presidente di Coldiretti Toscana, Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, Presidente di Federdoc, e Riccardo Ricci Curbastro, Presidente di Equalitas.

Nel corso del suo intervento, Francesco Liantonio ha richiamato l’attenzione su alcune caratteristiche strutturali emerse dalle analisi di Valoritalia. Tra queste, la forte concentrazione della filiera: le prime 15 denominazioni rappresentano l’81% dei volumi certificati, mentre i primi 14 Consorzi di Tutela ne coprono l’83%. Una dinamica che si riflette anche sul fronte delle imprese imbottigliatrici, dove le prime cinque aziende concentrano quasi il 19% dei volumi complessivi e le prime quaranta superano il 55%.

A questa concentrazione si affianca però una marcata frammentazione produttiva: oltre il 75% delle aziende imbottiglia meno di 500 ettolitri all’anno, confermando il ruolo fondamentale delle piccole e medie imprese nel preservare la ricchezza, la diversità e il radicamento territoriale che caratterizzano il patrimonio vitivinicolo italiano.


“In un momento di grandi sfide e di forte instabilità dobbiamo fermarci, analizzare i cambiamenti e imparare dagli errori”, ha sottolineato Liantonio. “La sostenibilità sta assumendo un ruolo sempre più centrale, diventando un fattore determinante sia per la competitività delle imprese sia per l’accesso ai mercati internazionali. Allo stesso tempo però, dovremmo agire su un doppio binario: da un lato è necessario rendere più competitiva la filiera con politiche meglio attrezzate per cogliere le innegabili diversità che attraversano la nostra filiera, che sappiano cioè interpretare i differenti bisogni di imprese e territori; dall’altro, dobbiamo trovare le giuste modalità per riequilibrare la ripartizione dei margini economici, soprattutto lungo la catena distributiva, e affrontare con coraggio il tema della sovracapacità produttiva, conseguenza di una contrazione dei consumi che si manifesta ormai da decenni a livello globale”.


A seguire è intervenuto il Direttore Generale di Valoritalia, Giuseppe Liberatore, che ha evidenziato come il settore stia attraversando una fase di profonda transizione. “Se nel 2025 gli imbottigliamenti hanno registrato una contrazione del 2,1%, i dati provvisori relativi ai primi cinque mesi del 2026 indicano un’ulteriore flessione del 5,4%, evidenziando una fragilità strutturale soprattutto nelle realtà più piccole. Che il momento sia oggettivamente delicato lo confermano tutti gli indicatori che abbiamo preso in esame - dal numero di campioni inviati ai laboratori ai volumi imbottigliati – e che non fanno pensare ad una rapida inversione di tendenza. Grazie alla tecnologia però, i Consorzi hanno oggi la possibilità di adottare misure tempestive per regolare l’offerta, senza dover scontare quei ritardi nella disponibilità di informazioni che fino a ieri ne limitavano l’efficacia”.


Lo studio Nomisma - Wine Monitor


Il confronto è proseguito con la presentazione dello studio Nomisma Wine Monitor “Scenario di mercato e ruolo della sostenibilità per la crescita del vino italiano”, illustrato da Denis Pantini. La ricerca ha evidenziato come la sostenibilità stia assumendo un ruolo sempre più rilevante nelle scelte dei consumatori e nelle strategie dei Consorzi di Tutela, anche alla luce del nuovo quadro normativo europeo che la riconosce come elemento integrante delle denominazioni DOP e IGP. 

“In uno scenario di mercato del vino dominato dall’incertezza, l’attenzione del consumatore verso la sostenibilità resta alta, sia nei confronti del prodotto che dell’azienda che del territorio di produzione. Si tratta di un valore ricercato anche in ambiti direttamente collegati al vino come nel caso dell’enoturismo, tanto che due italiani su tre la reputano importante anche nella scelta della meta delle proprie vacanze, confermando una volta di più il ruolo strategico che la sostenibilità può esprimere per l’intera filiera vitivinicola italiana” ha commentato Pantini.



Lo studio evidenzia il ruolo proattivo che i Consorzi di Tutela potrebbero svolgere, sia come attori chiave nella valorizzazione dei territori, sia nel supportare le imprese nei percorsi di sostenibilità.


Il confronto sulla sostenibilità del mondo vitivinicolo


La tavola rotonda conclusiva ha permesso di approfondire i principali temi emersi dall’Annual Report e dalla ricerca Nomisma. Al centro del confronto sono stati posti il ruolo sempre più strategico della sostenibilità per la competitività del vino italiano, il valore delle certificazioni come strumento di qualificazione e differenziazione sui mercati e la crescente centralità dei Consorzi di Tutela, chiamati ad assumere funzioni sempre più rilevanti nella gestione delle denominazioni, nella valorizzazione dei territori e nell’attuazione dei protocolli di sostenibilità previsti dalla nuova normativa europea. Dal dibattito è emersa anche la necessità di rafforzare il supporto delle istituzioni al comparto vitivinicolo attraverso politiche mirate, investimenti nella promozione internazionale e strumenti capaci di accompagnare le imprese in una fase caratterizzata da profondi cambiamenti nei consumi e nei mercati. 

La disponibilità di dati tempestivi e affidabili è stata indicata come un fattore strategico per supportare le decisioni della filiera. In questo contesto si inserisce TESSA, la piattaforma sviluppata da Valoritalia per trasformare i dati in uno strumento operativo e garantire un monitoraggio continuo delle dinamiche produttive e di mercato, a beneficio di Consorzi, imprese e istituzioni, utile a supportare le decisioni strategiche del comparto.



Scarica qui il REPORT, il COMUNICATO e le IMMAGINI


DICHIARAZIONI


Paolo De Castro

«La sostenibilità può rappresentare una leva di crescita per il vino italiano di qualità. Il nuovo Regolamento europeo sulle Indicazioni Geografiche prevede strumenti volontari che consentono alle denominazioni di raccontare e valorizzare le buone pratiche già diffuse nelle nostre filiere vitivinicole. Certificare questi percorsi significa offrire maggiore trasparenza al consumatore e rafforzare il posizionamento competitivo delle produzioni certificate sui mercati globali.”


Letizia Cesani

“Le certificazioni di turismo sostenibile o di comunità o territori sostenibili, potrebbero sicuramente essere un efficace strumento per accrescere il giro d’affari per le imprese agricole, ma ciò che manca veramente alle certificazioni, che spesso si riducono ad essere aggravi burocratici per le aziende senza il giusto riconoscimento economico, è una adeguata promozione delle certificazioni stesse, e dei loro marchi, nei confronti del consumatore, così che possa fare una scelta di consumo consapevole riconoscendo anche il giusto valore aggiunto all’impresa che ha scelto di certificarsi. Si tratta di importanti operazioni di promozione che devono prevedere ingenti investimenti dei quali dovrebbero farsi carico anche le istituzioni territoriali”.


Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi

“Il sistema delle Indicazioni Geografiche italiane sta vivendo una fase di profonda evoluzione. Ai Consorzi di Tutela vengono affidate nuove responsabilità che vanno dalla gestione dell’offerta alla sostenibilità, dalla digitalizzazione all’enoturismo. Per svolgere efficacemente queste funzioni occorrono strumenti adeguati: maggiore cooperazione tra Consorzi, condivisione di competenze e servizi specialistici, investimenti nella digitalizzazione e risorse dedicate. Allo stesso tempo, è necessario riconoscere l’eterogeneità della filiera vitivinicola italiana. Accanto a grandi imprese esportatrici operano migliaia di piccole e medie aziende che rappresentano il presidio economico e culturale dei territori. Per questo non servono soluzioni uniformi, ma una strategia nazionale condivisa negli obiettivi e flessibile negli strumenti. La competitività del vino italiano si fonda sulla valorizzazione delle differenze. I Consorzi di tutela sono un elemento essenziale di questa governance e devono essere messi nelle condizioni di continuare a svolgere il loro ruolo di tutela, sviluppo e crescita sostenibile delle denominazioni e dei territori”.


Riccardo Ricci Curbastro

“Equalitas ha costruito il proprio successo su tre elementi chiave: l’approccio di filiera, il rigore scientifico e l’affidabilità internazionale. Nato all’interno del settore vitivinicolo, lo standard è stato progettato per coinvolgere tutti gli attori della filiera, dai viticoltori ai Consorzi di Tutela, favorendo un percorso condiviso verso la sostenibilità. Il suo valore è stato riconosciuto anche a livello istituzionale: è stato l’unico protocollo privato coinvolto nella definizione dello standard pubblico di sostenibilità del vino, contribuendo con requisiti che sono poi confluiti nella normativa nazionale. La sua credibilità è stata ulteriormente rafforzata da benchmark e studi internazionali indipendenti, che lo collocano tra i sistemi più affidabili a livello mondiale. Grazie a questo riconoscimento, Equalitas è oggi accettato e valorizzato da importanti retailer internazionali e dai monopoli del Nord Europa e del Canada, offrendo alle aziende vantaggi concreti come un accesso più agevole ai mercati, la partecipazione ai tender internazionali e la riduzione degli audit. I numeri confermano questa crescita: circa 500 aziende sono già certificate e oltre 300 sono in fase di certificazione, per un totale che rappresenta circa il 20% della produzione vinicola italiana. Il modello si sta inoltre espandendo oltre i confini nazionali, con aziende già certificate in Spagna e nel Nord Europa, confermando la vocazione internazionale di Equalitas come riferimento per il vino sostenibile del futuro.”



Valoritalia (www.valoritalia.it) –Valoritalia è la società italiana specializzata nella certificazione dei prodotti agroalimentari, leader nel settore vitivinicolo. La società garantisce la tracciabilità del prodotto dal campo all’immissione sul mercato, assicurando a imprese, istituzioni e consumatori, il rispetto degli standard di produzione stabiliti nei Disciplinari di Produzione adottati dai rispettivi Consorzi di Tutela. A quindici anni dalla sua nascita, Valoritalia è presente in gran parte del territorio nazionale con 37 sedi, nelle quali operano 225 donne e uomini, supportati da circa 1250 consulenti, coprendo ben 16 regioni Italiane. Tra DOC, DOCG e IGT, Valoritalia certifica 219 Denominazioni di Origine, pari al 56% della produzione nazionale dei vini di qualità. In aggiunta, Valoritalia certifica le produzioni da agricoltura biologica e da agricoltura integrata (SQNPI) di alcune migliaia di aziende, oltre a certificare standard innovativi di sostenibilità, come EQUALITAS, EQUIPLANET, VIVA e Turismo Sostenibile. Infine, Valoritalia opera in equivalenza con altri standard internazionali come NOP (USA), COR (Canada) e JAS (Giappone), Bio- Suisse (Svizzera). Nel 2024 la società ha ottenuto la certificazione della parità di genere.

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