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lunedì 15 giugno 2026

America's Cup a Napoli, Enrico Ditto: «Il successo dell'evento si misura sulla stabilità dell'occupazione locale»

L'assegnazione della trentottesima edizione dell'America's Cup a Napoli per il 2027 e lo svolgimento delle regate preliminari dal 24 al 27 settembre 2026 portano il capoluogo campano al centro dell'agenda internazionale della vela.

Enrico Ditto, imprenditore napoletano del settore della ricettività, riconosce al sindaco e all'intera giunta comunale la capacità di attrarre un evento di questa portata, ma pone fin da subito una questione di metodo: misurare il successo dell'iniziativa non soltanto sulla visibilità generata, bensì sulla qualità e sulla durata dei posti di lavoro prodotti sul territorio.

La candidatura di Napoli ha convinto gli organizzatori internazionali anche grazie al progetto di riqualificazione delle aree di Bagnoli e Nisida, dove sorgeranno le strutture destinate ad accogliere i team in competizione.

Ditto osserva che le opere edilizie e la riorganizzazione logistica del waterfront rappresentano una condizione necessaria, ma non sufficiente: «La gestione dei flussi e delle infrastrutture rappresenta un'opportunità di sviluppo, ma l'evento deve tradursi in un moltiplicatore di lavoro stabile per i professionisti del posto».

Il rischio che l'imprenditore indica con chiarezza è quello di un ciclo occupazionale che si chiude con la cerimonia di premiazione. Nella storia recente degli eventi sportivi internazionali, la letteratura economica documenta una tendenza ricorrente: picchi di impiego nella fase di allestimento e di svolgimento, seguiti da una contrazione rapida una volta smontate le strutture temporanee. Per Napoli, secondo Ditto, replicare questo schema significherebbe disperdere una finestra di opportunità difficilmente riproducibile nel breve periodo.

«Il vero moltiplicatore economico non è la sola edificazione delle palazzine o la manutenzione temporanea delle aree, bensì la permanenza sul territorio dei posti di lavoro qualificati creati per questa occasione», afferma Ditto, indicando nella formazione professionale e nell'integrazione tra accoglienza e logistica il terreno su cui costruire un piano coordinato di sviluppo.

L'imprenditore partenopeo non si limita a segnalare il problema: individua nella connessione tra l'indotto dell'evento e le filiere già attive sul territorio — dalla ricettività alla ristorazione, dalla gestione portuale ai servizi di mobilità — la leva per trasformare una manifestazione sportiva in un progetto di crescita strutturale per l'intera provincia.

Un approccio che, nella sua lettura, richiede un raccordo esplicito tra amministrazione pubblica, operatori privati e istituzioni formative, da avviare prima che le regate preliminari di settembre segnino l'avvio ufficiale del conto alla rovescia verso il 2027.

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