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venerdì 20 marzo 2026

Spazio Rossellini, al via la rassegna "Le ali della libertà" (23–27 marzo 2026)

Cosa accade quando il teatro smette di limitarsi a rappresentare il reale e diventa esso stesso spazio di liberazione? Nasce da questa urgenza LE ALI DELLA LIBERTÀ — quando il teatro libera e include, la rassegna ideata da Giovanni Anversa - Presidente ATCL e Isabella Di Cola - Direttrice Artistica ATCL, promossa da ATCL, in programma dal 23 al 27 marzo alle ore 20.00 presso lo Spazio Rossellini di Roma. Cinque serate consecutive, cinque esperienze sceniche diverse per linguaggio e poetica ma unite da un medesimo orizzonte: restituire voce, presenza e dignità artistica a chi troppo spesso resta ai margini dello sguardo sociale — persone con disabilità, individui segnati dalla detenzione, vite sospese tra identità, migrazione e isolamento.

 

Il titolo, evocato da uno dei film più celebri della storia del cinema, diventa qui dichiarazione programmatica: raccontare esperienze esemplari di inclusione sociale attraverso le arti performative. In questo percorso, ATCL con Spazio Rossellini si è affermato come punto di riferimento e motore di progettualità che riconoscono nel teatro, nella danza e nella musica strumenti concreti di espressione, consapevolezza e relazione per soggetti fragili o marginalizzati. Salire su un palcoscenico aperto al pubblico non è soltanto un atto artistico ma un gesto di libertà reale, capace di mettere simbolicamente “le ali” a chi sceglie di esporsi con la propria unicità per parlare a tutte e tutti. Le arti sceniche diventano così ali di libertà per chi è rimasto a lungo confinato nelle prigioni della disabilità fisica o psichica, per chi è stato ridotto alla sola etichetta di “straniero”, per chi conosce la reclusione come condizione esistenziale.

 

Dichiarazioni di Giovanni Anversa e Isabella Di Cola

“Il progetto di ATCL con Spazio Rossellini si sta affermando come un punto di riferimento sempre più significativo per le esperienze teatrali del territorio e oltre, nel segno di un’offerta di spettacoli dal vivo attenta alla ricerca, alla drammaturgia contemporanea e alle arti performative. In questo quadro abbiamo voluto richiamare l’attenzione del pubblico sull’importanza del teatro e della danza come occasioni di inclusione e di liberazione sociale e culturale per chi vive condizioni di marginalità o è privato di opportunità. “Le ali della libertà” è un richiamo forte e coinvolgente alle radici dell’espressione corporea, principio capace di rendere l’essere umano libero anche quando è limitato da una disabilità, da una discriminazione sociale o dalle sbarre di un carcere. Attraverso gli spettacoli in programma, attori, performer e danzatori daranno voce a una scena contemporanea vitale e plurale, capace di trasformare linguaggi artistici in strumenti di riscatto e inclusione. Un forte invito alla condivisione e alla solidarietà, segno tangibile di questo percorso intensivo dentro un teatro che libera e riafferma con forza la propria funzione sociale”.

 

La rassegna si propone inoltre di intessere relazioni vive con il territorio, coinvolgendo associazioni, istituzioni culturali e realtà accademiche — tra cui Università Roma Tre,Sapienza Università di Roma, Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli, Fondazione Teatro di Roma.

 

Il percorso si apre il 23 marzo con Mistero Buffo, capolavoro di Dario Fo e Franca Rame, affidato all’interpretazione solitaria e virtuosistica di Matthias Martelli, diretto da Eugenio Allegri. Il 24 marzo la scena accoglie La comprensione della diversità — Trent’anni di ricerca teatrale integrata, progetto a cura di Roberto Gandini, esito di un lungo percorso artistico e pedagogico del Laboratorio Gabrielli prodotto dal Teatro di Roma.Il 25 marzo la danza entra nello spazio performativo con Hikikomori, creazione coreografica di Vito Alfarano, che indaga la solitudine volontaria contemporanea attraverso i corpi di Cassandra Bianco e Francesco Biasi. Il 26 marzosarà la volta diLa Caja de Concreto, testimonianza scenica dell’attivista venezuelano Lorent Saleh, diretto da Alessandro Ienzi, racconto diretto di prigionia, resistenza e libertà riconquistata. La rassegna si conclude il 27 marzo con G+RDi muri abbattuti e cuori aperti, di Bartolini/Baronio, spettacolo che chiude un anno di lavoro a Matemù e unisce tutti i laboratori che lo abitano: teatro, musica, canto, rap e breakdance, in un viaggio ispirato a Romeo e Giulietta di Shakespeare.

 

Più che una sequenza di spettacoli, Le ali della libertà si configura come un attraversamento civile e poetico: la dimostrazione che il teatro non è soltanto linguaggio estetico, ma pratica viva capace di generare comunità, ascolto e trasformazione condivisa.

 

 

PROGRAMMA

23 marzo ore 20.00

MISTERO BUFFO

di Dario Fo e Franca Rame

con Matthias Martelli 

Regia Eugenio Allegri

Aiuto regia Alessia Donadio

Produzione Teatro Stabile di Torino

Distribuzione Terry Chegia

Matthias Martelli tornerà in scena con Mistero buffo– considerato il capolavoro di Dario Fo - nella versione che fu diretta da Eugenio Allegri. Il verbo delle “giullarate” in questo allestimento torna al pubblico con una nuova energia dopo aver conquistato le platee italiane e straniere con il suo mix esplosivo di comicità, poesia e denuncia sociale. Mistero buffo, scritto nel 1969, è considerato il seme del teatro di narrazione: un atto unico composto da monologhi ispirati a temi religiosi e reinventati attraverso il grammelot, la lingua onomatopeica che rese celebre Fo. A dieci anni dalla scomparsa del premio Nobel, il ritorno sulle scene di questo allestimento intende celebrarne lo spirito satirico e irriverente. Matthias Martelli nella riproposizione di quest'opera straordinaria, è solo in scena, senza trucchi, con l'intento di coinvolgere il pubblico nell'azione drammatica, passando in un lampo dal lazzo comico alla poesia, fino alla tragedia umana e sociale. Mistero Buffo non è il risultato di una ricerca libresca, astratta, sulla cultura popolare nel Medioevo, ma è innanzitutto la possibilità di ritrovare una nuova visione del mondo: quella della storia fatta dal popolo, vissuta e raccontata dal popolo stesso in opposizione alla storia ufficiale. In questo contesto il giullare era il giornale parlato del popolo. Attraverso la sua voce il popolo parlava in prima persona demistificando il sacro e il potere, utilizzando l’arma del riso e del grottesco. Il lavoro affonda le sue radici in una forma di teatro che, attraverso la lingua corporale ricostruita col suono, con le onomatopee, con scarti improvvisi di ritmo, con la mimica e la gestualità spiccata dell’attore, passa continuamente dalla narrazione all’interpretazione dei personaggi, trasformandoli all’occorrenza dal servo al padrone, dal povero al ricco, dal santo al furfante, per riprodurre sentimenti, reazioni, relazioni, e tutte quelle altre cose che costituiscono quella rappresentazione sacra e profana chiamata Commedia.

Perché vederlo? Non siamo più negli anni ’70, il clima nel paese è completamente mutato, non c’è più quel fermento culturale, di lotta politica alta, drammatica, epocale. Eppure, la forza di Mistero Buffo è ancora la stessa, perché è un classico del teatro politico universale, fortemente legato al suo autore, Dario Fo. Ora l’autore non c’è più ma il suo lascito politico, teatrale e culturale è inossidabile.

 

24 marzo ore 20.00

LA COMPRENSIONE DELLA DIVERSITA’ - Trent'anni di ricerca teatrale integrata

Work in progress del saggio spettacolo “Pinocchia, adolescente di legno"

testi di Roberto Gandini e Roberto Scarpetti

regia Roberto Gandini

elementi di scena Tiziano Juno

musica Federico Pappalardo

con Maura Ceccarelli, Flavio Corradini, Rebecca Gentile, Alessandro Giorgi. Alexia Giulioli, Samuel Kowalik,

Edoardo Maria Lombardo, Andres Lucas, Matteo Marcelli, Anita Marziali, Laura Mastrangeli, Andra Maria

Murgu, Aurora Orazi, Ettore Pettinelli, Fabio Piperno, Edoardo Ricotta, Marcello Selvatino, Elena Sili, Lucia

Zorzoli

assistente alla regia Davide Marinacci

suggeritrice Irene Falaschi

coordinamento pedagogico Anna Leo

coordinamento specialistico Roberta Penge

segreteria L.T.I. Piero Gabrielli Giorgio Lourier

ufficio attività culturali Ilaria Iuozzo, Gaia Polidori

responsabile Silvia Cabasino

staff tecnico della Fondazione Teatro di Roma

si ringrazia Lea Giamattei, dottoranda XL ciclo Conservatorio di Brescia e Accademia di Danza

produzione Teatro di Roma - Teatro Nazionale / Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli

 

Nel 2026 il Laboratorio Gabrielli sarà al trentunesimo anno di attività in questo tempo, l’approccio allacreazione inclusiva si è arricchito di esperienza laboratoriale e di tecniche interpretative. Questa performanceattraversa alcuni passaggi chiave del percorso artistico del Laboratorio e offre al pubblico un’anticipazionedel saggio/spettacolo “Pinocchia, adolescente di legno” che debutterà al Teatro Elsa Morante il 30 maggio2026.Il personaggio che più di ogni altro ha segnato la drammaturgia del Laboratorio Gabrielli, oltre alle figure natedalla fantasia di Gianni Rodari, è stato Pinocchio: il diverso per antonomasia. Nel bicentenario dalla nascitadel suo autore, Carlo Collodi, ci siamo chiesti: cosa accadrebbe se dal famoso “ciocco di legno” nascesse unaburattina? Una prima risposta la daremo con La comprensione della diversità, insieme a 19 attrici e attori,con e senza disabilità, in scena con musica dal vivo.

Definire in anticipo ciò che verrà presentato al pubblico non è semplice – scrive Roberto Gandini - Il processo teatrale, per sua natura,procede per ipotesi, revisioni e scarti: quel ragazzo a cui è stata affidata la parte è più bravo del previsto,quella ragazza con disabilità fa venire fuori un aspetto della storia a cui non si era pensato… Le provediventano così uno spazio di ricerca in cui il senso dello spettacolo prende forma progressivamente,

attraverso un’elaborazione condivisa.

L’adolescenza è una patologia dalla quale i più guariscono. Ma a che prezzo e con quali passaggi?Pinocchia non vuole andare a scuola, non vuole lavorare, vuole stare con gli amici, vuole scappare. È “umanatroppo umana” anche se è fatta di legno ed è alla ricerca disperata di un’altra identità. Pinocchia vuole esserecome gli altri, ma chi sono gli altri? I suoi simili sono i burattini che l’accolgono e le vogliono bene. Anche leiama quei “diversi”, ma non le basta. Allora corre incontro all’amore che scopre con Lucignolo, e corre versoesperienze che l’abbrutiscono e la rendono un’asina! Pinocchia, attraverso questa sofferenza, acquisiràl’identità tanto desiderata. E vissero felici e contenti? No, perché la ricerca dell’identità è una trama con moltisequel.

 

25 marzo ore 20.00

HIKIKOMORI
coreografo Vito Alfarano

idea e progettazione Vito Alfarano e Marcello Biscosi

regia e coreografia Vito Alfarano

ricerca musicale Marcello Biscosi

danzatori Cassandra Bianco e Francesco Biasi

produzione AlphaZTL Compagnia d’Arte Dinamica

co-produzione: Fabula Saltica

 

Hikikomori è un termine giapponese che significa letteralmente "stare in disparte"; lo spettacolo invita il pubblico ad aprire una stanza simbolica e ad attraversare un universo fatto di silenzi, ritratti e gesti sospesi. Lo spettacolo nasce dall’osservazione di un fenomeno sempre più diffuso: quello delle giovani e dei giovani che scelgono di ritirarsi dalla vita sociale, isolandosi nella propria stanza. Il termine giapponese “hikikomori” significa letteralmente “stare in disparte” e descrive chi, per motivi diversi, decide di collocare ai margini la realtà esterna. In Italia questa condizione riguarda almeno 200.000 persone tra i 14 e i 30 anni.

Il lavoro non si limita a raccontare l’isolamento, ma lo traduce in esperienza sensibile attraverso il corpo, mostrando il processo che conduce dalla prima pulsione al ritiro fino alla quasi totale separazione dal mondo. Le cause possono essere molteplici: una particolare sensibilità individuale, difficoltà relazionali, esperienze scolastiche negative o episodi di bullismo, oltre alla pressione sociale. La tecnologia non viene considerata origine del fenomeno, bensì spesso esito e rifugio, uno spazio sicuro e controllabile nel quale trovare sollievo.

Durante la performance prende forma progressivamente una stanza, concepita come spazio simbolico dell’isolamento. La danza segue e rende visibili le fasi del percorso: dall’emergere iniziale di un disagio relazionale ancora compatibile con la vita sociale, alla scelta consapevole del ritiro che comporta il rifiuto delle uscite, l’abbandono scolastico e l’inversione dei ritmi quotidiani, fino alla condizione estrema in cui si interrompono anche i contatti online e aumenta il rischio di sviluppare forme di sofferenza psicologica come depressione o paranoia.

Un elemento distintivo della performance risiede nell’autonomia tecnica dei due danzatori, che gestiscono direttamente musica e luci utilizzando cellulari collegati via Bluetooth e faretti autoalimentati spostati e attivati in scena. Questo dispositivo scenico riflette simbolicamente la capacità delle persone hikikomori di controllare il proprio microcosmo, uno spazio interamente regolato secondo logiche personali.

Hikikomori si configura così come un invito a entrare nella stanza, osservare, ascoltare e riflettere. La danza diventa linguaggio capace di rendere percepibile il processo interiore, le oscillazioni tra desiderio di contatto e impulso al ritiro, e la possibilità, sempre latente, di riaprirsi alla relazione sociale. Anche dietro il silenzio più profondo, suggerisce lo spettacolo, esiste un percorso fatto di esperienza, emozione e potenziale ritorno al mondo.

 

 

26 marzo ore 20.00

LA CAJA DE CONCRETO

con Lorent Saleh

regia Alessandro Ienzi

produzione Raizes Teatro 

La Caja de Concreto nasce dall’incontro con Lorent Saleh: una presenza viva, una vita capace di ispirare. Lorent ha vissuto sulla propria pelle gli orrori di una dittatura che si scaglia contro chi osa manifestare idee diverse e plurali, un potere che ancora oggi tenta di schiacciare i propri cittadini, guidato da un’oligarchia disposta a tutto pur di mantenere saldo il controllo.

Con la sua azione pubblica, insieme ad altri giovani venezuelani che credevano in un futuro democratico, Lorent ha messo in discussione quel potere. La risposta è stata brutale. Il suo corpo e il suo animo portano ancora le cicatrici di uno Stato che lo ha sequestrato, torturato, privato dei diritti fondamentali. Eppure, non è riuscito a spegnere la sua voce.

Questo è stato il punto di partenza della nostra esplorazione: la forza di un essere umano che affronta la violenza estrema e il coraggio necessario per riconoscere una verità crudele — chi ti tortura, chi ti opprime, chi esercita violenza contro di te, è un essere umano come te.

Il percorso artistico è stato lungo e profondo. È partito dalle poesie scritte da Lorent durante la prigionia e si è sviluppato attraverso la relazione tra spazio fisico e spazio interiore. Una stanza bianca, piccola, illuminata da una luce accecante. Temperature rigide. Il rumore incessante dell’aria condizionata. Un corpo segnato, ferito. E infine quello spazio invisibile e intangibile che nessuna cella può contenere: l’animo.

Connettendo questi tre spazi — il corpo, la stanza, l’interiorità — abbiamo indagato dove si toccano e dove invece restano irriducibili l’uno all’altro. Abbiamo esplorato quanto la modifica dello spazio esterno influenzi il nostro equilibrio interiore e quanto, allo stesso tempo, esista una dimensione che può resistere.

Siamo esseri liberi finché gli spazi che abitiamo permettono al nostro animo di muoversi secondo i propri impulsi naturali. Quando la libertà esteriore viene negata, resta una possibilità: custodirla dentro di sé. Non come evasione, ma come atto di resistenza.

Questo è il viaggio dentro la “cassa di cemento”: un attraversamento della nostra esigenza più profonda e naturale, quella di essere liberi. Non un racconto eroico, ma un’esperienza condivisa che interroga lo spettatore su cosa significhi davvero libertà, responsabilità, umanità.

 

27 marzo ore 20.00

G+R 

Di muri abbattuti e cuori aperti 

di Bartolini/Baronio

G+R di muri abbattuti e cuori aperti è lo spettacolo che chiude un anno di lavoro a Matemù e unisce tutti i laboratori che lo abitano: teatro, musica, canto, rap e breakdance, in un viaggio ispirato a Romeo e Giulietta di Shakespeare. Abbiamo interrogato l’amore con gioia e libertà, cercando voci, gesti e storie nascoste. La domanda “Cos’è amore per te?” ha guidato la nostra ricerca, tra conflitti, paure, sogni, identità, ribellioni, e grazie alle parole della scrittrice e attivista bel hooks abbiamo scoperto che senza giustizia non può esserci amore. Il nostro G+R sogna un mondo senza muri, dove l’amore è libertà e possibilità. Dentro il testo di Shakespeare tutti i giovani muoiono, soltanto i vecchi rimangono vivi. Gli adulti di questo testo hanno bisogno di vedere la morte dei loro figli per smettere di farsi la guerra, così finisce il dramma di Romeo e Giulietta. Ma Amore non è morte, è il suo contrario, è vita, è la possibilità di vivere la vita liberi: “si può ritrovare l’amore solo se si abbandona l’ossessione del potere e del dominio sugli altri. - scrive ancora Bel Hooks - Un’etica d’amore presuppone che tutti abbiano il diritto di essere liberi, di vivere una vita piena e bella”. Abbiamo scoperto che in ogni persona esiste una Giulietta, o un Romeo, pronti a difendere la libertà di scegliere chi essere e chi amare, pronti a scegliere anche un altro nome per rinascere. Quando Giulietta e Romeo stanno insieme entrano in un altro mondo e parlano un’altra lingua, cantano la lingua dell’arte. L’arte sembra essere una delle risposte per i due personaggi creati da Shakespeare, così come per i ragazzi e le ragazze di Matemù. E così le parole di Shakespeare si intrecciano con quelle scritte da loro per immaginare l’amore come atto di resistenza, arte e verità. In un mondo ancora pieno di ingiustizie sociali ed economiche, in cui l’odio e la guerra governano, come nella Verona di Shakespeare, lo spazio della paura di essere sbagliati, di non essere accettati, lo spazio dell’amore che manca diventa lo spazio del possibile: “Un giorno, qualcuno non avrà paura di macchiarsi le mani nei miei colori, di stropicciarsi nella mia follia, e mi amerà per ciò che sono”, scrive uno dei ragazzi del laboratorio. Anche se questo tempo sembra negarlo, noi scegliamo di crederci. Perché Amore è un faro che sovrasta la tempesta e non vacilla mai. 

 

 

 

INFORMAZIONI
biglietto intero online euro 10,00 + euro 2,00 dp
biglietto intero botteghino euro 12,00

biglietto ridotto botteghino euro 5,00

Biglietteria e bar interno, aperti un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
Biglietti online su Ticketone.

Parcheggio gratuito e custodito fino ad esaurimento posti: ingresso da Via della Vasca Navale 70 (il parcheggio non sarà disponibile per la sola data del 23 marzo)

Spazio Rossellini
Via della Vasca Navale 58 – Roma
Tel. 345 2978091

Sono previste riduzioni, promozioni e agevolazioni



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