Cosa
accade quando il teatro smette di limitarsi a rappresentare il reale e diventa
esso stesso spazio di liberazione? Nasce da questa urgenza LE ALI DELLA
LIBERTÀ — quando il teatro libera e include, la rassegna ideata da Giovanni
Anversa - Presidente ATCL e Isabella Di Cola - Direttrice Artistica ATCL,
promossa da ATCL, in programma dal 23 al 27 marzo alle ore 20.00
presso lo Spazio Rossellini di Roma. Cinque serate consecutive, cinque
esperienze sceniche diverse per linguaggio e poetica ma unite da un medesimo
orizzonte: restituire voce, presenza e dignità artistica a chi troppo spesso
resta ai margini dello sguardo sociale — persone con disabilità, individui
segnati dalla detenzione, vite sospese tra identità, migrazione e isolamento.
Il
titolo, evocato da uno dei film più celebri della storia del cinema, diventa
qui dichiarazione programmatica: raccontare esperienze esemplari di inclusione
sociale attraverso le arti performative. In questo percorso, ATCL con Spazio
Rossellini si è affermato come punto di riferimento e motore di progettualità
che riconoscono nel teatro, nella danza e nella musica strumenti concreti di
espressione, consapevolezza e relazione per soggetti fragili o marginalizzati.
Salire su un palcoscenico aperto al pubblico non è soltanto un atto artistico
ma un gesto di libertà reale, capace di mettere simbolicamente “le ali” a chi
sceglie di esporsi con la propria unicità per parlare a tutte e tutti. Le arti
sceniche diventano così ali di libertà per chi è rimasto a lungo confinato
nelle prigioni della disabilità fisica o psichica, per chi è stato ridotto alla
sola etichetta di “straniero”, per chi conosce la reclusione come condizione
esistenziale.
Dichiarazioni
di Giovanni Anversa e Isabella Di Cola
“Il
progetto di ATCL con Spazio Rossellini si sta affermando come un punto di
riferimento sempre più significativo per le esperienze teatrali del territorio
e oltre, nel segno di un’offerta di spettacoli dal vivo attenta alla ricerca,
alla drammaturgia contemporanea e alle arti performative. In questo quadro
abbiamo voluto richiamare l’attenzione del pubblico sull’importanza del teatro
e della danza come occasioni di inclusione e di liberazione sociale e culturale
per chi vive condizioni di marginalità o è privato di opportunità. “Le ali
della libertà” è un richiamo forte e coinvolgente alle radici dell’espressione
corporea, principio capace di rendere l’essere umano libero anche quando è
limitato da una disabilità, da una discriminazione sociale o dalle sbarre di un
carcere. Attraverso gli spettacoli in programma, attori, performer e danzatori
daranno voce a una scena contemporanea vitale e plurale, capace di trasformare
linguaggi artistici in strumenti di riscatto e inclusione. Un forte invito alla
condivisione e alla solidarietà, segno tangibile di questo percorso intensivo
dentro un teatro che libera e riafferma con forza la propria funzione sociale”.
La
rassegna si propone inoltre di intessere relazioni vive con il territorio,
coinvolgendo associazioni, istituzioni culturali e realtà accademiche — tra cui
Università Roma Tre,Sapienza Università di Roma, Laboratorio Teatrale
Integrato Piero Gabrielli, Fondazione Teatro di Roma.
Il
percorso si apre il 23 marzo con Mistero Buffo, capolavoro di Dario
Fo e Franca Rame, affidato all’interpretazione solitaria e
virtuosistica di Matthias Martelli, diretto da Eugenio Allegri.
Il 24 marzo la scena accoglie La comprensione della diversità —
Trent’anni di ricerca teatrale integrata, progetto a cura di Roberto
Gandini, esito di un lungo percorso artistico e pedagogico del Laboratorio
Gabrielli prodotto dal Teatro di Roma.Il 25 marzo la danza entra
nello spazio performativo con Hikikomori, creazione coreografica di Vito
Alfarano, che indaga la solitudine volontaria contemporanea attraverso i
corpi di Cassandra Bianco e Francesco Biasi. Il 26 marzosarà la volta diLa
Caja de Concreto, testimonianza scenica dell’attivista venezuelano Lorent
Saleh, diretto da Alessandro Ienzi, racconto diretto di prigionia,
resistenza e libertà riconquistata. La rassegna si conclude il 27 marzo con G+RDi
muri abbattuti e cuori aperti, di Bartolini/Baronio, spettacolo che chiude
un anno di lavoro a Matemù e unisce tutti i laboratori che lo abitano: teatro,
musica, canto, rap e breakdance, in un viaggio ispirato a Romeo e Giulietta di
Shakespeare.
Più
che una sequenza di spettacoli, Le ali della libertà si configura come
un attraversamento civile e poetico: la dimostrazione che il teatro non è
soltanto linguaggio estetico, ma pratica viva capace di generare comunità,
ascolto e trasformazione condivisa.
23
marzo ore 20.00
MISTERO BUFFO
di Dario Fo e
Franca Rame
con Matthias
Martelli
Regia Eugenio
Allegri
Aiuto regia
Alessia Donadio
Produzione
Teatro Stabile di Torino
Distribuzione
Terry Chegia
Matthias
Martelli tornerà in scena con Mistero buffo– considerato il capolavoro
di Dario Fo - nella versione che fu diretta da Eugenio Allegri. Il verbo delle
“giullarate” in questo allestimento torna al pubblico con una nuova energia
dopo aver conquistato le platee italiane e straniere con il suo mix esplosivo
di comicità, poesia e denuncia sociale. Mistero buffo, scritto nel 1969,
è considerato il seme del teatro di narrazione: un atto unico composto da
monologhi ispirati a temi religiosi e reinventati attraverso il grammelot, la
lingua onomatopeica che rese celebre Fo. A dieci anni dalla scomparsa del
premio Nobel, il ritorno sulle scene di questo allestimento intende celebrarne
lo spirito satirico e irriverente. Matthias Martelli nella riproposizione di
quest'opera straordinaria, è solo in scena, senza trucchi, con l'intento di
coinvolgere il pubblico nell'azione drammatica, passando in un lampo dal lazzo
comico alla poesia, fino alla tragedia umana e sociale. Mistero Buffo non
è il risultato di una ricerca libresca, astratta, sulla cultura popolare nel
Medioevo, ma è innanzitutto la possibilità di ritrovare una nuova visione del
mondo: quella della storia fatta dal popolo, vissuta e raccontata dal popolo
stesso in opposizione alla storia ufficiale. In questo contesto il giullare era
il giornale parlato del popolo. Attraverso la sua voce il popolo parlava in
prima persona demistificando il sacro e il potere, utilizzando l’arma del riso
e del grottesco. Il lavoro affonda le sue radici in una forma di teatro che,
attraverso la lingua corporale ricostruita col suono, con le onomatopee, con
scarti improvvisi di ritmo, con la mimica e la gestualità spiccata dell’attore,
passa continuamente dalla narrazione all’interpretazione dei personaggi,
trasformandoli all’occorrenza dal servo al padrone, dal povero al ricco, dal
santo al furfante, per riprodurre sentimenti, reazioni, relazioni, e tutte
quelle altre cose che costituiscono quella rappresentazione sacra e profana
chiamata Commedia.
Perché
vederlo? Non siamo più negli anni ’70, il clima nel paese è completamente
mutato, non c’è più quel fermento culturale, di lotta politica alta,
drammatica, epocale. Eppure, la forza di Mistero Buffo è
ancora la stessa, perché è un classico del teatro politico universale,
fortemente legato al suo autore, Dario Fo. Ora l’autore non c’è più ma il suo
lascito politico, teatrale e culturale è inossidabile.
24
marzo ore 20.00
LA
COMPRENSIONE DELLA DIVERSITA’ - Trent'anni di ricerca teatrale integrata
Work in progress
del saggio spettacolo “Pinocchia, adolescente di legno"
testi di Roberto
Gandini e Roberto Scarpetti
regia Roberto Gandini
elementi di
scena Tiziano Juno
musica Federico
Pappalardo
con Maura
Ceccarelli, Flavio Corradini, Rebecca Gentile, Alessandro Giorgi. Alexia
Giulioli, Samuel Kowalik,
Edoardo Maria
Lombardo, Andres Lucas, Matteo Marcelli, Anita Marziali, Laura Mastrangeli,
Andra Maria
Murgu, Aurora
Orazi, Ettore Pettinelli, Fabio Piperno, Edoardo Ricotta, Marcello Selvatino,
Elena Sili, Lucia
Zorzoli
assistente alla
regia Davide Marinacci
suggeritrice
Irene Falaschi
coordinamento
pedagogico Anna Leo
coordinamento
specialistico Roberta Penge
segreteria
L.T.I. Piero Gabrielli Giorgio Lourier
ufficio attività
culturali Ilaria Iuozzo, Gaia Polidori
responsabile
Silvia Cabasino
staff tecnico
della Fondazione Teatro di Roma
si ringrazia Lea
Giamattei, dottoranda XL ciclo Conservatorio di Brescia e Accademia di Danza
produzione
Teatro di Roma - Teatro Nazionale / Laboratorio Teatrale Integrato Piero
Gabrielli
Nel
2026 il Laboratorio Gabrielli sarà al trentunesimo anno di attività in questo
tempo, l’approccio allacreazione inclusiva si è arricchito di esperienza
laboratoriale e di tecniche interpretative. Questa performanceattraversa alcuni
passaggi chiave del percorso artistico del Laboratorio e offre al pubblico
un’anticipazionedel saggio/spettacolo “Pinocchia, adolescente di legno” che
debutterà al Teatro Elsa Morante il 30 maggio2026.Il personaggio che più di
ogni altro ha segnato la drammaturgia del Laboratorio Gabrielli, oltre alle
figure natedalla fantasia di Gianni Rodari, è stato Pinocchio: il diverso per antonomasia.
Nel bicentenario dalla nascitadel suo autore, Carlo Collodi, ci siamo chiesti:
cosa accadrebbe se dal famoso “ciocco di legno” nascesse unaburattina? Una
prima risposta la daremo con La comprensione della diversità, insieme a 19
attrici e attori,con e senza disabilità, in scena con musica dal vivo.
Definire
in anticipo ciò che verrà presentato al pubblico non è semplice – scrive
Roberto Gandini - Il processo teatrale, per sua natura,procede per ipotesi,
revisioni e scarti: quel ragazzo a cui è stata affidata la parte è più bravo
del previsto,quella ragazza con disabilità fa venire fuori un aspetto della
storia a cui non si era pensato… Le provediventano così uno spazio di ricerca
in cui il senso dello spettacolo prende forma progressivamente,
attraverso
un’elaborazione condivisa.
L’adolescenza
è una patologia dalla quale i più guariscono. Ma a che prezzo e con quali
passaggi?Pinocchia non vuole andare a scuola, non vuole lavorare, vuole stare
con gli amici, vuole scappare. È “umanatroppo umana” anche se è fatta di legno
ed è alla ricerca disperata di un’altra identità. Pinocchia vuole esserecome
gli altri, ma chi sono gli altri? I suoi simili sono i burattini che
l’accolgono e le vogliono bene. Anche leiama quei “diversi”, ma non le basta.
Allora corre incontro all’amore che scopre con Lucignolo, e corre
versoesperienze che l’abbrutiscono e la rendono un’asina! Pinocchia, attraverso
questa sofferenza, acquisiràl’identità tanto desiderata. E vissero felici e
contenti? No, perché la ricerca dell’identità è una trama con moltisequel.
25
marzo ore 20.00
idea e
progettazione Vito Alfarano e Marcello Biscosi
regia e
coreografia Vito Alfarano
ricerca musicale
Marcello Biscosi
danzatori
Cassandra Bianco e Francesco Biasi
produzione
AlphaZTL Compagnia d’Arte Dinamica
co-produzione:
Fabula Saltica
Hikikomori
è un termine giapponese che significa letteralmente "stare in
disparte"; lo spettacolo invita il pubblico ad aprire una stanza simbolica
e ad attraversare un universo fatto di silenzi, ritratti e gesti sospesi. Lo
spettacolo nasce dall’osservazione di un fenomeno sempre più diffuso: quello
delle giovani e dei giovani che scelgono di ritirarsi dalla vita sociale,
isolandosi nella propria stanza. Il termine giapponese “hikikomori” significa
letteralmente “stare in disparte” e descrive chi, per motivi diversi, decide di
collocare ai margini la realtà esterna. In Italia questa condizione riguarda
almeno 200.000 persone tra i 14 e i 30 anni.
Il
lavoro non si limita a raccontare l’isolamento, ma lo traduce in esperienza
sensibile attraverso il corpo, mostrando il processo che conduce dalla prima
pulsione al ritiro fino alla quasi totale separazione dal mondo. Le cause
possono essere molteplici: una particolare sensibilità individuale, difficoltà
relazionali, esperienze scolastiche negative o episodi di bullismo, oltre alla
pressione sociale. La tecnologia non viene considerata origine del fenomeno,
bensì spesso esito e rifugio, uno spazio sicuro e controllabile nel quale trovare
sollievo.
Durante
la performance prende forma progressivamente una stanza, concepita come spazio
simbolico dell’isolamento. La danza segue e rende visibili le fasi del
percorso: dall’emergere iniziale di un disagio relazionale ancora compatibile
con la vita sociale, alla scelta consapevole del ritiro che comporta il rifiuto
delle uscite, l’abbandono scolastico e l’inversione dei ritmi quotidiani, fino
alla condizione estrema in cui si interrompono anche i contatti online e
aumenta il rischio di sviluppare forme di sofferenza psicologica come
depressione o paranoia.
Un
elemento distintivo della performance risiede nell’autonomia tecnica dei due
danzatori, che gestiscono direttamente musica e luci utilizzando cellulari
collegati via Bluetooth e faretti autoalimentati spostati e attivati in scena.
Questo dispositivo scenico riflette simbolicamente la capacità delle persone
hikikomori di controllare il proprio microcosmo, uno spazio interamente
regolato secondo logiche personali.
Hikikomori si configura così come un
invito a entrare nella stanza, osservare, ascoltare e riflettere. La danza
diventa linguaggio capace di rendere percepibile il processo interiore, le
oscillazioni tra desiderio di contatto e impulso al ritiro, e la possibilità,
sempre latente, di riaprirsi alla relazione sociale. Anche dietro il silenzio
più profondo, suggerisce lo spettacolo, esiste un percorso fatto di esperienza,
emozione e potenziale ritorno al mondo.
26
marzo ore 20.00
LA CAJA DE
CONCRETO
con Lorent Saleh
regia Alessandro
Ienzi
produzione
Raizes Teatro
La
Caja de Concreto
nasce dall’incontro con Lorent Saleh: una presenza viva, una vita capace di
ispirare. Lorent ha vissuto sulla propria pelle gli orrori di una dittatura che
si scaglia contro chi osa manifestare idee diverse e plurali, un potere che
ancora oggi tenta di schiacciare i propri cittadini, guidato da un’oligarchia
disposta a tutto pur di mantenere saldo il controllo.
Con
la sua azione pubblica, insieme ad altri giovani venezuelani che credevano in
un futuro democratico, Lorent ha messo in discussione quel potere. La risposta
è stata brutale. Il suo corpo e il suo animo portano ancora le cicatrici di uno
Stato che lo ha sequestrato, torturato, privato dei diritti fondamentali.
Eppure, non è riuscito a spegnere la sua voce.
Questo
è stato il punto di partenza della nostra esplorazione: la forza di un essere
umano che affronta la violenza estrema e il coraggio necessario per riconoscere
una verità crudele — chi ti tortura, chi ti opprime, chi esercita violenza
contro di te, è un essere umano come te.
Il
percorso artistico è stato lungo e profondo. È partito dalle poesie scritte da
Lorent durante la prigionia e si è sviluppato attraverso la relazione tra
spazio fisico e spazio interiore. Una stanza bianca, piccola, illuminata da una
luce accecante. Temperature rigide. Il rumore incessante dell’aria
condizionata. Un corpo segnato, ferito. E infine quello spazio invisibile e
intangibile che nessuna cella può contenere: l’animo.
Connettendo
questi tre spazi — il corpo, la stanza, l’interiorità — abbiamo indagato dove
si toccano e dove invece restano irriducibili l’uno all’altro. Abbiamo
esplorato quanto la modifica dello spazio esterno influenzi il nostro
equilibrio interiore e quanto, allo stesso tempo, esista una dimensione che può
resistere.
Siamo
esseri liberi finché gli spazi che abitiamo permettono al nostro animo di
muoversi secondo i propri impulsi naturali. Quando la libertà esteriore viene
negata, resta una possibilità: custodirla dentro di sé. Non come evasione, ma
come atto di resistenza.
Questo
è il viaggio dentro la “cassa di cemento”: un attraversamento della nostra
esigenza più profonda e naturale, quella di essere liberi. Non un racconto
eroico, ma un’esperienza condivisa che interroga lo spettatore su cosa significhi
davvero libertà, responsabilità, umanità.
27 marzo ore
20.00
G+R
Di muri
abbattuti e cuori aperti
di Bartolini/Baronio
G+R
di muri abbattuti e cuori aperti è
lo spettacolo che chiude un anno di lavoro a Matemù e unisce tutti i laboratori
che lo abitano: teatro, musica, canto, rap e breakdance, in un viaggio ispirato
a Romeo e Giulietta di Shakespeare. Abbiamo interrogato l’amore con gioia e
libertà, cercando voci, gesti e storie nascoste. La domanda “Cos’è amore per
te?” ha guidato la nostra ricerca, tra conflitti, paure, sogni, identità,
ribellioni, e grazie alle parole della scrittrice e attivista bel hooks abbiamo
scoperto che senza giustizia non può esserci amore. Il nostro G+R sogna un
mondo senza muri, dove l’amore è libertà e possibilità. Dentro il testo di
Shakespeare tutti i giovani muoiono, soltanto i vecchi rimangono vivi. Gli
adulti di questo testo hanno bisogno di vedere la morte dei loro figli per
smettere di farsi la guerra, così finisce il dramma di Romeo e Giulietta. Ma
Amore non è morte, è il suo contrario, è vita, è la possibilità di vivere la
vita liberi: “si può ritrovare l’amore solo se si abbandona l’ossessione del
potere e del dominio sugli altri. - scrive ancora Bel Hooks - Un’etica d’amore
presuppone che tutti abbiano il diritto di essere liberi, di vivere una vita
piena e bella”. Abbiamo scoperto che in ogni persona esiste una Giulietta, o un
Romeo, pronti a difendere la libertà di scegliere chi essere e chi amare,
pronti a scegliere anche un altro nome per rinascere. Quando Giulietta e Romeo
stanno insieme entrano in un altro mondo e parlano un’altra lingua, cantano la
lingua dell’arte. L’arte sembra essere una delle risposte per i due personaggi
creati da Shakespeare, così come per i ragazzi e le ragazze di Matemù. E così
le parole di Shakespeare si intrecciano con quelle scritte da loro per
immaginare l’amore come atto di resistenza, arte e verità. In un mondo ancora
pieno di ingiustizie sociali ed economiche, in cui l’odio e la guerra
governano, come nella Verona di Shakespeare, lo spazio della paura di essere
sbagliati, di non essere accettati, lo spazio dell’amore che manca diventa lo
spazio del possibile: “Un giorno, qualcuno non avrà paura di macchiarsi le mani
nei miei colori, di stropicciarsi nella mia follia, e mi amerà per ciò che
sono”, scrive uno dei ragazzi del laboratorio. Anche se questo tempo sembra
negarlo, noi scegliamo di crederci. Perché Amore è un faro che sovrasta la
tempesta e non vacilla mai.
biglietto
ridotto botteghino euro 5,00
Parcheggio
gratuito e custodito fino ad esaurimento posti: ingresso da Via della Vasca
Navale 70 (il parcheggio non sarà disponibile per la sola data del 23 marzo)
Sono previste
riduzioni, promozioni e agevolazioni


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