Ma Press News

Sei un Ufficio Stampa? Vuoi pubblicare i tuoi comunicati oppure i tuoi articoli? Entra in Ma Press News e pubblica tu stesso. Libera Informazione gratis per tutti. mariammanews@gmail.com

lunedì 23 marzo 2026

Al Nuovo Teatro Ateneo il 27 marzo 2026 JIDDU di Marco Berrettini

Un lavoro che intreccia scrittura coreografica e riflessione critica, interrogando – attraverso la vicenda di una compagnia di danza popolare bavarese – i confini tra identità, appropriazione e trasformazione dei linguaggi.

Al Nuovo Teatro Ateneo, il 27 marzo 2026 alle ore 20,30, la scena si apre alla danza con JIDDU, creazione di Marco Berrettini per Melk Prod. (Svizzera), un lavoro che intreccia dimensione coreografica e riflessione critica.
Interpretato da Sébastien Chatellier, Kevin Fay, Tristan Ihne, Manuella Renard ed Emma Terno, lo spettacolo prende avvio dalla vicenda di una compagnia di danza popolare bavarese che, incapace di ottenere riconoscimento, decide di appropriarsi di danze provenienti da altri paesi e culture. Una scelta che introduce una frattura profonda all’interno del gruppo, generando un conflitto che investe non solo la pratica artistica, ma anche le sue implicazioni etiche.
Attraverso un linguaggio che alterna ironia e rigore, JIDDU mette in tensione i concetti di autenticità, appartenenza e trasformazione, aprendo interrogativi che restano sospesi: i danzatori riusciranno a ricomporsi come comunità? E quale prezzo sarà necessario pagare perché la danza possa continuare a esistere come spazio condiviso?

Note di Marco Berrettini
Jiddu è la storia di una compagnia di danza popolare bavarese. In mancanza di successo, ha deciso di diversificare e diventare globale. A poco a poco, la troupe inizia a prendere in prestito, o addirittura a rubare, passi di danza da altri paesi e culture diverse. Ma questo cambiamento artistico, eticamente parlando, non è ben vissuto da tutti i ballerini. I loro problemi di coscienza vengono espressi e si trasformano rapidamente in contenzioso. Nel bel mezzo di una danza scoppia una discussione accesa e le danze si interrompono. Riusciranno i nostri bavaresi a fare la pace e a riprendere da dove avevano lasciato? Oppure è davvero giunto il momento che ogni persona abbia il proprio percorso e il proprio destino? 

Jiddu, il nuovo spettacolo della compagnia *Melk Prod., è una creazione che dedico al tema e alla forma del cerchio. Ho sperimentato il cerchio nella mia infanzia, all'asilo e a scuola. Più tardi, ho sperimentato il cerchio alle feste di paese e l’ho ballato in spettacoli folcloristici. Penso anche al cerchio delle cerimonie spirituali, ai diversi e variegati cerchi delle celebrazioni familiari come i matrimoni o i compleanni. Penso, infine, ai cerchi di attivisti politici, come quelli guidati da Jill Sigman, insegnante di danza e attivista newyorkese, e da cui poi si è ispirato il cerchio infinito degli ostinati, che nel 2009 ha riunito attivisti impegnati contro la riforma del sistema ricerca su una marcia permanente sui centri nevralgici francesi. Quello che mi colpisce in particolare del cerchio, e che si oppone a tutti i conflitti attuali nel mondo, e alle difficoltà degli esseri umani di essere felici e di “trovare” un senso alla propria vita, è che il cerchio, grazie al suo aspetto universale, sembra mettere tutti d’accordo, cancellando differenze culturali, politiche, economiche e identitarie. Ma d'accordo su cosa, esattamente? Per me c'è qualcosa di misterioso nell'atmosfera che si respira quando balliamo in tondo, quando siamo in cerchio. L'individuo si avvicina allo spazio in cui si svolge il giro. Una parte di lui svanisce, come se si dovesse chiudere una porta per aprirne temporaneamente un'altra. Questa nuova porta è quella della comunità, della condivisione dello stesso movimento, dello stesso entusiasmo, della stessa ricerca della gioia. Ciò che è misterioso non è tanto il fatto che ci muoviamo da uno spazio geografico e psicologico all'altro, ma il fatto che questa danza in cerchio sia priva di negatività, contraddizioni, conflitti e giudizi. Da dove viene questo modo di mettere tutti d’accordo, questo candore? Non viene dagli esseri umani che danzano, perché rimangono coscienti, nel profondo, di ciò che sono e del fatto che il cerchio sarà solo un breve intervallo tra il loro "stato" individuale e il loro "stato collettivo". Appare la sensazione di una “terza entità”. Mi sembra che questa “entità” o “atmosfera” sia qualcosa di simile ad un profumo. La ricerca di questo profumo è la storia profonda di Jiddu.

Il titolo Jiddu rende omaggio al pensatore indiano Jiddu Krishnamurti, il cui pensiero influenza da molti anni le mie creazioni. Nel 1929 dichiarò: “la verità è una terra senza sentiero. Cerchiamo sempre di costruire un ponte tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere; e attraverso questo diamo vita ad uno stato di contraddizione e conflitto in cui tutte le energie vengono perse.” Il cerchio rappresenterebbe quindi non solo una forma di luce comune che trascende le differenze tra gli esseri umani, ma anche, come in un circolo vizioso, lo spazio di una nuova fonte di conflitto? Jiddu è uno spettacolo principalmente danzato, che gioca con lo spazio rotondo, con musica, video e luci. Ma di tanto in tanto gli interpreti parleranno in dialetto bavarese. Quanto detto verrà immediatamente tradotto nella lingua parlata del Paese in cui avrà luogo l'esibizione da uno degli interpreti. Spero che questo crei una certa complicità tra i ballerini e il pubblico. E aggiungerà un tocco di realismo allo spettacolo. Ogni volta che la tensione sale in superficie, ogni volta che i ballerini interrompono la danza per discutere, lo fanno in dialetto bavarese.

Note di contesto sulla stagione


Tra marzo e maggio il cartellone si dispiega come una geografia teatrale del mondo, attraversando lingue, memorie e tradizioni sceniche. Il 31 marzo Uproar, nato dalla collaborazione tra Carolina Rieckhof e Moyra Silva, esplora movimento e suono a partire dai saperi ancestrali peruviani e dalla memoria delle proteste represse. Il 12 aprile Mi madre y el dinero di Anacarsis Ramos intreccia autobiografia e documento per raccontare sessant’anni di lavoro precario nello stato messicano di Campeche. Il 7 maggio la grande attrice-danzatrice indiana Kapila Venu porta in prima italiana Parvati Viraham, raffinata rilettura femminile della tradizione del Nāṅgīār Kūthu. Il 13 maggio Il figlio della tempesta di Armando Punzo e Andrea Salvadori rievoca trent’anni della Compagnia della Fortezza, intrecciando parole, suono e immagini nate nell’esperienza unica del carcere di Volterra. Chiude il 17 maggio L’ombra lunga di Alois Brunner del drammaturgo siriano Mudar Alhaggi, un’indagine teatrale vertiginosa in cui la storia europea e quella mediorientale si riflettono nell’esperienza dell’esilio e della memoria politica.




Info e acquisto biglietti

Polo Museale - Sapienza Cultura - Sezione Nuovo Teatro Ateneo 
Sapienza Università di Roma
Mail: segreteria.nuovoteatroateneo@uniroma1.it
Telefono: 0649914115
Sito: https://nuovoteatroateneo.web.uniroma1.it/  
Instagram: @nuovoteatroateneosapienza
Piazzale Aldo Moro 5, 00185 Roma - Edificio CU017


LINK VIVATICKET 
https://www.vivaticket.com/it/ticket/jiddu/291766


Orario spettacoli: 20.30
L'ingresso per gli spettacoli della STAGIONE è da piazzale Aldo Moro 5 oppure dal cancello pedonale in viale delle Scienze 11 (a destra della sbarra di accesso al parcheggio sotterraneo).

Dopo aver prenotato il tuo biglietto, prenota anche il parcheggio all’interno della città universitaria al seguente link
https://bit.ly/parcheggiocusapienza

Nessun commento:

Posta un commento