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lunedì 30 marzo 2026

Nuovo Teatro Ateneo, il 31 marzo UPROAR con Carolina Rieckhof / Moyra Silva

Martedì 31 marzo alle ore 20.30, al Nuovo Teatro Ateneo, sarà presentato UPROAR, progetto di teatro partecipativo e nuovi formati firmato dalle artiste peruviane Carolina Rieckhof e Moyra Silva, in collaborazione con IILA – Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana.

Il lavoro, nato a Londra nel 2023, si configura come un dispositivo performativo in divenire che intreccia movimento, suono e pratiche rituali, a partire da una riflessione sulle recenti crisi politiche e sociali in Perù e sulle persistenti eredità coloniali. Attraverso un processo di ricerca condivisa, lo spettacolo apre uno spazio di elaborazione collettiva del dolore e di attivazione di un’empatia politica che coinvolge direttamente il pubblico.

Il 31 marzo 2026, alle ore 20:30, al Nuovo Teatro Ateneo andrà in scena UPROAR, progetto di teatro partecipativo e nuovi formati firmato da Carolina Rieckhof e Moyra Silva (Perù), in collaborazione con IILA - Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana.

Lo spettacolo nasce dall’incontro tra le due artiste peruviane avvenuto a Londra nel 2023: Carolina Rieckhof, costumista e scenografa, e Moyra Silva, regista e filosofa del movimento, condividono fin da subito una medesima urgenza etica e politica, maturata a partire dalla frustrazione per le violenze e le ingiustizie che hanno segnato le proteste sociali in Perù e la repressione esercitata durante la crisi politica recente.

Da questo nucleo iniziale prende forma un processo creativo continuo, che si sviluppa come esperienza di ricerca e consapevolezza, superando i confini della produzione teatrale per diventare un campo di indagine condivisa. Il lavoro si espande progressivamente fino a includere l’esplorazione delle conoscenze ancestrali delle popolazioni locali peruviane, intese come archivio vivo di memoria, resistenza e trasformazione.

UPROAR si configura così come un dispositivo performativo in divenire, in cui movimento e suono si intrecciano a pratiche rituali e saperi originari, restituendo una riflessione aperta sulle forme del conflitto, della diaspora e della possibilità di elaborazione collettiva del dolore. Lo spettacolo sarà presentato in lingua originale con sopratitoli.

 

Note dello spettacolo (fonte https://moyrasilva.com/2023/11/19/uproar/)

Le artiste peruviane che vivono nel Regno Unito hanno avviato una pratica di ricerca collaborativa basata sull’arte che intreccia movimento, suono, costume e giustizia sociale. La recente crisi politica e la successiva crisi sociale in Perù, tra dicembre 2022 e marzo 2023, vengono assunte come riflesso di questioni coloniali irrisolte — classismo, discriminazione, razzismo — che continuano a produrre fratture nel presente. In quanto migranti peruviane, lontane dal proprio paese, le artiste hanno osservato con dolore e impotenza l’ascesa di un governo autoritario che ha reso invisibili le morti di oltre 50 persone.

Le artiste dichiarano di essere state ispirate dal Taki Onkoy, antica tradizione di danza ribelle contro l’oppressione coloniale, che riemerge come forma di resistenza e sopravvivenza simbolica. Questa tradizione ha risuonato con la necessità di condividere e incarnare — attraverso pianto e danza — il dolore e l’ingiustizia del proprio paese, dando forma a un rituale di guarigione in cui le lotte, le frustrazioni e la sofferenza si trasformano in movimento: un movimento che tenta continuamente di sollevarsi e ricadere, in un ciclo senza fine.

Nel corso della crisi in Perù (2022–2023) civili, in particolare appartenenti a comunità indigene impegnate nel diritto alla protesta, sono stati uccisi, discriminati e privati dei propri diritti attraverso l’azione delle forze di polizia e militari sotto la guida della presidente Dina Boluarte. Il progetto si configura pertanto come un tentativo di generare dialoghi tra migrazione, distanza, lutto, protesta ed esperienza collettiva, sviluppando un dispositivo performativo di empatia politica e sociale che coinvolge attivamente il pubblico. Le artiste interrogano la possibilità di condividere e attivare una comprensione del dolore che attraversi le differenze geografiche e culturali, affermando l’uguaglianza del valore della vita e del diritto alla protesta.

 


Note di contesto sulla stagione

 

Tra aprile e maggio il cartellone si dispiega come una geografia teatrale del mondo, attraversando lingue, memorie e tradizioni sceniche. Il 12 aprile sarà in scenaMi madre y el dinero di Anacarsis Ramos intreccia autobiografia e documento per raccontare sessant’anni di lavoro precario nello stato messicano di Campeche. Il 7 maggio la grande attrice-danzatrice indiana Kapila Venu porta in prima italiana Parvati Viraham, raffinata rilettura femminile della tradizione del NāgīārKūthu. Il 13 maggio Il figlio della tempesta di Armando Punzo e Andrea Salvadori rievoca trent’anni della Compagnia della Fortezza, intrecciando parole, suono e immagini nate nell’esperienza unica del carcere di Volterra. Chiude il 17 maggio L’ombra lunga di Alois Brunner del drammaturgo siriano Mudar Alhaggi, un’indagine teatrale vertiginosa in cui la storia europea e quella mediorientale si riflettono nell’esperienza dell’esilio e della memoria politica.

 



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