Dopo il debutto dello scorso gennaio a Russi, Milano e Brescia, lo spettacolo La morte e la fanciulla di Ariel
Dorfman approda a Napoli nell'ambito del Campania Teatro Festival. La produzione del Centro Teatrale
Bresciano, realizzata in collaborazione con Le belle bandiere – compagnia attiva dal 1993 e da oltre
trent'anni autorevole punto di riferimento della ricerca teatrale italiana – sarà in scena il 12 luglio 2026 alle
ore 19.00 alla Sala Assoli (Vico Lungo Teatro Nuovo 110). La regia è di Elena Bucci, con la collaborazione di
Marco Sgrosso; in scena Elena Bucci, Marco Sgrosso e Gaetano Colella. Un allestimento che si inserisce con
piena coerenza nel percorso artistico della compagnia, da sempre impegnata a esplorare, attraverso la
drammaturgia contemporanea, il rapporto tra memoria storica, giustizia e responsabilità civile,
riaffermando il teatro come luogo privilegiato di confronto con le inquietudini del presente e restituendogli
la sua funzione più profonda: interrogare il presente attraverso le ferite, i conflitti e le zone d'ombra della
coscienza collettiva.
SINOSSI
Siamo in una casa isolata sul mare, in un paese che ha appena ottenuto la democrazia dopo un lungo
periodo di dittatura. Un banale incidente rivoluziona l’equilibrio apparente di tre vite. È notte. Paulina Salas
aspetta il marito Gerardo Escobar, brillante avvocato in carriera dal passato sovversivo. Era lui che i militari
cercavano, quando la imprigionarono e la torturarono, ma lei non rivelò mai il suo nome. Gerardo deve
confessarle di aver accettato di presiedere la commissione di indagine sui crimini della dittatura ma senza
poter perseguire i criminali. Come spiegare la necessità di questo compromesso? È dedizione alla legge o
ambizione? Un chiodo buca la gomma della sua auto e uno sconosciuto gentile, il dottor Roberto Miranda,
lo soccorre e lo riporta a casa. Nel nuovo clima di libertà è naturale invitarlo a bere qualcosa. Paulina crede
di riconoscere il medico che la violentò più volte al suono de ‘La morte e la fanciulla’ di Schubert. Si incrina
la superficie della realtà, si apre un varco tra passato e presente, tra vivi e morti. Come risolvere un trauma
che le impedisce di riprendere a vivere? Se lo stato non si muove, è legittimo farsi giustizia da soli? Miranda
è un criminale o un pacifico padre di famiglia?
O entrambe le cose? Come dovrà agire Gerardo, rigoroso custode della legge, di fronte alla determinazione
allucinata di Paulina a trovare la verità? E quale è la verità? Le domande risuonano fino ad illuminare la
tragica ripetizione nella storia dei crimini contro l’umanità.
NOTE DI REGIA
«L’azione si svolge ai giorni nostri, probabilmente in Cile, ma potrebbe trattarsi di un qualsiasi altro Paese
che ha appena ottenuto la democrazia dopo un lungo periodo di dittatura» scrive Dorfman.
Rivivere in scena questo testo ne rivela ancora oggi la forza e l’attualità: lo sguardo si allarga al mondo
intero, dove si moltiplicano governi autoritari che faticano a dialogare tra loro e si sfalda la memoria anche
dei più recenti crimini contro l’umanità.
Siamo in una casa isolata sul mare. Un banale incidente rivoluziona l’equilibrio apparente di tre vite. È
notte. Paulina Salas aspetta il marito Gerardo Escobar, brillante avvocato in carriera dal passato sovversivo.
Era lui che i militari cercavano, quando la imprigionarono e la torturarono, ma lei non rivelò mai il suo
nome. Gerardo deve confessarle di aver accettato di presiedere la commissione di indagine sui crimini della
dittatura ma senza poter perseguire i criminali.
Come spiegare la necessità di questo compromesso? È dedizione alla legge o ambizione? Un chiodo buca la
gomma della sua auto e uno sconosciuto gentile, il dottor Roberto Miranda, lo soccorre e lo riporta a casa.
Nel nuovo clima di libertà e speranza è naturale invitarlo a bere qualcosa. Paulina crede di riconoscere in lui
il medico che la violentò più volte al suono de ‘La morte e la fanciulla’ di Schubert. Si incrina la superficie
della realtà, si apre un varco tra passato e presente, tra vivi e morti nel quale si rivelano traumi irrisolti,
ombre e segreti nelle relazioni e le sotterranee e impreviste ragioni che possono trasformare in vittime o
carnefici, traditi o traditori.
Come risolvere un trauma che impedisce a Paulina di riprendere a vivere? Se lo stato non si muove, è
legittimo farsi giustizia da soli? Miranda è un criminale o un pacifico padre di famiglia? O entrambe le cose?
Come dovrà agire Gerardo, rigoroso custode della legge, di fronte alla determinazione allucinata di Paulina
a trovare la verità? E quale è la verità? ___ Ariel Dorfman è nato in Argentina nel 1942. Trasferitosi in Cile, scampò all'arresto durante il regime di
Pinochet e riuscì a fuggire rocambolescamente dal paese, come viene raccontato nel documentario “A
Promise to the Dead: the Exile Journey of Ariel Dorfman”, premiato nel 2008 al Toronto Film Festival.
Attualmente vive in Cile e negli Stati Uniti, dove insegna alla Duke University. “La morte e la fanciulla” ha
avuto repliche in tutto il mondo. Roman Polanski, nel 1994, ne ha tratto l'omonimo film con Sigourney
Weaver, Ben Kingsley e Stuart Wilson.
Trailer
https://www.youtube.com/watch?v=_7HJsnGNSdI&feature=youtu.be
I biglietti sono disponibili per l'acquisto tramite i canali ufficiali come Vivaticket.
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