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giovedì 2 luglio 2026

Volti, paesaggi, memorie: il cinema del presente all'Ischia Film Festival 2026

Alla Cattedrale dell’Assunta, Era di Vincenzo Marra, con Maurizio Casagrande, ha posto al centro Lina, donna napoletana che rifiuta di lasciarsi definire dall’età e continua a misurarsi con il tempo, i desideri e la propria ostinata vitalità.



«Con Era ho sentito l’urgenza di uscire dalla comfort zone e affrontare una sfida narrativa complessa: raccontare senza stereotipi, unendo registri diversi e affidandomi profondamente alla verità degli interpreti. È un film che nasce da una spinta intima e da un bisogno di memoria, soprattutto in un tempo in cui la memoria sembra perdere valore. Durante il Covid ho avvertito con forza quanto fosse pericoloso ridurre gli anziani a un’idea marginale: da lì è nato il desiderio di restituire dignità, profondità e umanità a quelle vite, trasformando ricordi personali in racconto universale», ha raccontato Marra.



«Per me, come attore, Era è stato un incontro raro. Mi ha convinto un approccio registico fuori dagli schemi e la possibilità di costruire un personaggio lontano da ogni cliché: una figura familiare, ma imprevedibile, radicata nella nostra terra e allo stesso tempo nuova. È uno di quei progetti che ti restano addosso, perché ti costringono a metterti in discussione e a guardare davvero ciò che hai fatto», ha aggiunto Casagrande, che sull’Ischia Film Festival ha dichiarato: «Essere all’Ischia Film Festival con questo film ha un valore speciale. Ischia non è solo un luogo, ma un punto d’incontro tra cinema, memoria e futuro. Portare qui Era significa condividere una storia che parla di radici e di tempo con un pubblico attento e partecipe, in un contesto che celebra il cinema come esperienza viva e necessaria.»

 

A Piazza d’Armi, tre film hanno attraversato le forme dell’assenza e del confine. The Something di Silvio Cuomo segue un giovane fuggito dall’Ucraina che parte dalla Romania per consegnare oltre frontiera un pacco di cui ignora il contenuto. Cuomo ha affermato: «Si parla inevitabilmente di una collisione tra realtà diverse e, soprattutto, di un moto dello spirito. Si passa infatti da una condizione che può apparire consolidata come “normale” (quella del rifugiato oltre il confine ucraino, in Romania) al ritorno al trauma della guerra, alle ferite ancora aperte. Uno spostamento di questo tipo non può che trasformarsi in un’evoluzione interiore, in una resa dei conti, ma anche in una riscoperta valoriale rispetto a quella che, per il protagonista, è insieme una missione e un lavoro. Se dovessi riassumere tutto in una sola parola, direi “coscienza”. Essere all’Ischia Film Festival per me significa tutto: significa che qualcuno ha scelto di guardare questa storia e di entrare in relazione con il mio sguardo.»

 

In Clout di Jordan Murphy Doidge, un dodicenne ossessionato dai social trasforma il ritrovamento di un cadavere in una diretta che gli sfugge di mano. Jordan Murphy Doidge ha spiegato: «Il luogo è un elemento molto importante nel mio film, al punto da diventare protagonista. Forse è anche per questo che abbiamo impiegato ben tre anni per realizzare questo progetto: volevamo che la location avesse un ruolo centrale, che fosse imponente e capace di inserirsi davvero nella narrazione. Alla fine credo che siamo stati abbastanza fortunati e sono molto soddisfatto del risultato ottenuto. Sono molto felice di essere all’Ischia Film Festival: per me significa molto, perché il Festival si svolge in una location davvero speciale. È speciale anche poter trascorrere tanto tempo con registi e persone che fanno ciò che amiamo; è davvero una grande opportunità per me.»

 

Wirbel di Tomáš Hubáček racconta invece di uno straniero esausto che eredita una casa in una terra di confine e, sulle tracce di una donna enigmatica, riscopre i rituali perduti di quel paesaggio. Hubáček ha concluso: «Secondo me il paesaggio è molto importante in questo film: credo che il paesaggio appartenga alle persone, a differenza della natura, che invece appartiene a sé stessa. Il paesaggio è plasmato dall’uomo e, proprio per questo, gli appartiene: è qualcosa che noi influenziamo e che a sua volta influenza noi, dando vita a un continuo scambio. Per questo motivo è fondamentale prendersene cura. Proprio come una persona si prende cura della propria anima, lo stesso accade con il paesaggio. Questo è il tema principale del mio film.»

 

Alla Casa del Sole, Remember di Huseyin Kupeli ha raccontato la vicenda di un uomo che, dopo aver perso i suoi cari in un incidente, si rifugia in un mondo immaginato nel quale continua ad attenderne il ritorno. Les recommencements di Isabelle Ingold e Vivianne Perelmuter accompagna invece un veterano del Vietnam tra le sue terre tribali in California, dove violenza e devastazione ambientale riaprono ferite mai chiuse.

 

Il Direttore del Festival, Michelangelo Messina, nell’accogliere gli ospiti, ha pronunciato un intenso discorso sullo spirito di squadra e sul senso di comunità, sottolineando l’importanza di costruire progetti duraturi lavorando insieme a persone legate da amicizia e stima. Ha inoltre introdotto uno dei partner più importanti, Elia Bonacina, che ha dichiarato: “Bonacina è un’azienda che da 137 anni lavora sulla materia trasformandola in linguaggio, esattamente come il cinema: entrambi raccontano storie, identità e comunità. Dopo aver portato qui il nostro documentario d’impresa, è stato naturale immaginare, insieme a Michelangelo, un percorso più strutturato: dare spazio al racconto della manifattura italiana. In un Paese che è tra le principali potenze manifatturiere d’Europa, si tratta quasi di un dovere culturale, prima ancora che industriale. La sezione dedicata ai documentari d’impresa nasce da questa visione: riconoscere che dietro ogni prodotto ci sono pensiero, territorio e persone, e che queste storie meritano lo stesso rispetto narrativo del cinema. Domani sera premieremo realtà simbolo della nostra identità a livello internazionale, insieme ad altre eccellenze che dimostrano come impresa e cultura non siano mondi separati, ma parti dello stesso racconto. Sostenere questo festival significa credere in un’idea precisa: che il saper fare italiano non è solo economia, ma cultura viva. E come tale va raccontata, difesa e condivisa”.

 

Il programma di questa sera – giovedì 2 luglio 2026

 

Ore 20:00 – Film Cocktail, incontro riservato agli accreditati e alla stampa.



Ore 21:30 – Cattedrale dell’Assunta – Spazio “Fare Futuro”, con Elia Bonacina, Selena Brocca, Stefano Micelli, Alessandra Bianco, Andrea Camesasca e Francesco Vena. A seguire, Nuvola. Un progetto aperto alla città di Luca Caon, documentario dedicato all’architettura partecipata e alla costruzione di spazi sociali.



Ore 21:30 – Piazza d’Armi – The Drowned di Alessandro Reato e Davide Negri: una fotografa attraversa Hong Kong alla ricerca di qualcuno svanito tra milioni di sconosciuti, lasciando per strada immagini da cui le figure umane sono state ritagliate via. A seguire, We Are The Fruits of the Forest di Rithy Panh, sul popolo Bunong e la sua lotta contro la perdita della terra e un clima che ne sconvolge le coltivazioni. Previsto un incontro con la produttrice Catherine Dussart.



Ore 21:30 – Casa del Sole – Apes di Benny Wang, dove un viaggiatore resta bloccato in un borgo remoto del sud-ovest della Cina, e il suo smarrimento lo costringe a confrontarsi con una realtà sempre più indecifrabile. Rise di Jessica J. Rowlands segue un bambino cresciuto in una discarica dello Zimbabwe e l’incontro con un maestro di pugilato: imparare a tirare di boxe diventa per lui l’unico modo di farsi vedere da un mondo che lo ha scartato. Completa la serata Parallel City di Ana Mărgineanu: a Timișoara, una donna in frantumi trova una ragione nei tre bambini afghani che accudisce, alla vigilia di un attraversamento di confine che può rovinare tutto.

 

Ischia Film Festival è sostenuto da: MiC Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e audiovisivo, Regione Campania – Film Commission Regione Campania, BONACINA, BPER Banca e si svolge sotto il patrocinio dei comuni di Ischia e Forio.

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