Esiste un istante preciso in cui la biologia si ferma e inizia la narrazione, un territorio di confine dove il cadavere smette di essere materia per farsi feticcio, memoria o, talvolta, grottesco strumento nelle mani dei posteri. Dal 25 aprile al 17 maggio, il Teatro Tram di via Port’Alba ospita "Opera Zombi", una nuova e ambiziosa produzione firmata TRAM e Teatro dell’Osso che sceglie di affrontare il tabù della fine attraverso la lente del paradosso e dell'ironia. Scritto da Mirko Di Martino e interpretato da Antonio D’Avino e Nello Provenzano, che ne curano anche la regia, lo spettacolo si muove su un crinale sottile dove la morte non è il silenzio definitivo, ma l'inizio di una nuova, involontaria attività sociale e politica.
La pièce si sviluppa attorno al confronto tra due figure simboliche, il Vivo e il Morto, le cui vicissitudini si intrecciano ai destini postumi di quattro giganti della storia: Voltaire, Paganini, Mussolini ed Einstein. Le spoglie di questi personaggi, protagonisti di vicende reali tra il macabro e il rocambolesco, diventano il pretesto per un’indagine sulla nostra incapacità di lasciare andare ciò che è stato. Attraverso una drammaturgia che alterna il registro grottesco a quello lirico, "Opera Zombi" rifugge la retorica funebre per svelare come i corpi dei defunti vengano spesso manipolati e reinterpretati dai vivi, trasformandosi in "zombi" mediatici o storici che continuano ad agire nel tempo, loro malgrado.
Come sottolineato dall'autore, la riflessione centrale non riguarda la decomposizione fisica, quanto quella etica di una società che deforma e sfrutta l'eredità dei defunti per dare un senso precario alla propria esistenza. La scenografia di Giorgia Lauro e il disegno luci di Tommaso Vitiello contribuiscono a creare quell'atmosfera sospesa necessaria a traghettare lo spettatore tra risate amare e brividi esistenziali. In un’epoca che tende a rimuovere l’idea della mortalità, il palcoscenico del Tram restituisce al pubblico una visione lucida e professionale di un tema universale, ricordandoci che, forse, i veri non-morti siamo noi, prigionieri di una memoria che non concede pace.
Nessun commento:
Posta un commento