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mercoledì 14 ottobre 2026

Al Teatro Serra “Unalampa” di Roberto Azzurro

Ciò che in qualsiasi città del mondo è ordinario a Napoli è straordinario. E naturalmente viceversa: Al Serra “UNALAMPA” invettiva su Napoli di Roberto Azzurro.

“UNALAMPA” di Roberto Maria Azzurro al Teatro Serra un’invettiva d’amore per la città di Napoli. Dal 16 al 18 ottobre 2026 a Fuorigrotta, in Via Diocleziano 316. Info: teatroserra@gmail.com; 347.8051793.

Lo scandalo Napoli, ovvero l’invettiva di amore e rabbia di un napoletano per la sua città. È “UNALAMPA” di Roberto Maria Azzurro, ospite al Teatro Serra di Napoli con uno spettacolo che recupera la retorica antica, per far riflettere e divertire tutti quelli che amano la propria terra. Dal 16 al 18 ottobre 2026 in Via Diocleziano 316 (venerdì ore 21, sabato ore 19, domenica ore 18). Info: teatroserra@gmail.com; 347.8051793.

“Per molto tempo ho inseguito l’idea che soltanto uno scandalo, uno qualsiasi, può far sì che qualcuno si accorga di noi in termini eclatanti e profondi e per molto tempo, ho inseguito l’idea di farne uno. Ma lo scandalo esiste già e si chiama Napoli” afferma l’attore, regista e drammaturgo che recupera l’invettiva un’arte antica e nobile sebbene irruente, nata nell’antica Roma e praticata da Dante, Pirandello, ecc. Una figura retorica, fatta di offese terribili e parole di fuoco scagliate con l’intento di accusare, oltraggiare o denunciare persone e situazioni che si ritengono deplorevoli. Un testo “frutto di un giuramento nel traffico: giurai che prima di morire avrei litigato ufficialmente con la mia città” dice ancora l’autore. La sequela di situazioni contro le quali un napoletano responsabile vorrebbe inveire è lunga – giornalaio, tabaccaio, fila alle poste – e non può essere liquidata con un consolatorio ‘Napoli è la città più bella del mondo’. “È una fortuna che sia da considerarsi obsoleto o improprio l’uso di associare all’invettiva a delle azioni violente, altrimenti è certo che una volta pronunciata l’ultima terribile invocazione ‘UNALAMPA’ rischierebbe di scatenare una rissa”.

 

“UNALAMPA” 

di e con Roberto Maria Azzurro 

 

venerdì 16 ottobre 2026 ore 21

sabato 17 ottobre 2026 ore 19

domenica 18 ottobre 2026 ore 18

 

Teatro Serra, Via Diocleziano n.316 (80125) Napoli 

Contatti: teatroserra@gmail.com, 347.8051793 

Link: https://youtu.be/w3iVNZ6UdQk  

Nuovo Teatro Ateneo, Stagione 2026/2027, la Sapienza apre la sua III stagione gratuitamente alla città il suo palcoscenico internazionale

Sapienza Università di Roma presenta la nuova stagione del Nuovo Teatro Ateneo, un progetto culturale che riafferma il ruolo dell’università pubblica come luogo di produzione e condivisione del sapere, di ricerca artistica e di confronto con la città.

La novità più significativa è una scelta di grande valore pubblico: per la prima volta, tutti gli spettacoli della stagione saranno a ingresso gratuito, per la comunità universitaria e per l’intera cittadinanza. Una decisione che riconosce alla cultura una funzione essenziale nella vita collettiva e fa dell’accessibilità una condizione concreta per condividere la qualità artistica.

Diretta da Velia Papa e coordinata da Damiano Garofalo, la stagione 2026/2027 propone un programma di respiro internazionale, con protagonisti e compagnie dall’Italia, dall’Europa e da altri continenti. Tra gli appuntamenti, Giorgio Barberio Corsetti, Fanny & Alexander, Mufutau Yusuf, Mohammed Al Qudwa, Zora Snake, Bertrand Lesca e Nasi Voutsas, accanto a Mattia Torre, Teatro dei Gordi, Niccolò Fettarappa Sandri e Lisa Ferlazzo Natoli.

Completa il programma PASSAGGI – Un omaggio a Carlo Cecchi, con incontri, proiezioni e testimonianze di artisti come Mario Martone, Valerio Binasco, Arturo Cirillo, Iaia Forte e Francesca Comencini.

Un teatro universitario inteso non come spazio riservato agli specialisti, ma come luogo aperto alla città, capace di mettere in relazione culture, generazioni e linguaggi e di interrogare il presente attraverso l’esperienza della scena.

Tutti gli spettacoli sono gratuiti, previa prenotazione su Eventbrite, fino a esaurimento dei posti disponibili.

Il teatro come luogo pubblico: la Terza stagione del Nuovo Teatro Ateneo.

Il teatro della Sapienza, nella stagione 26/27 torna a interrogare il presente con una stagione nella quale il teatro italiano contemporaneo e le esperienze internazionali si incontrano, tenendo insieme memoria, corpo, società, identità e comunità

La Terza stagione del Nuovo Teatro Ateneo prende forma a partire da una domanda che, per un teatro con una storia così profondamente legata alla cultura italiana, non può essere elusa: che cosa significa oggi fare teatro dentro un’università e, insieme, dentro una città come Roma?
La risposta non sta in una formula e nemmeno nella semplice scelta di una serie di spettacoli. Sta nel modo in cui un teatro decide di abitare il proprio tempo.
Il Nuovo Teatro Ateneo torna infatti al pubblico con la stagione 2026/2027 proseguendo il percorso avviato con la riapertura e con le prime due stagioni della nuova direzione artistica di Velia Papa. Lo fa senza rinunciare alla propria memoria, ma nemmeno trasformandola in un monumento. La storia, quando è davvero tale, non è qualcosa che si conserva sotto vetro: è una responsabilità che si eredita e che ogni generazione deve misurare con il proprio presente.

Il Nuovo Teatro Ateneo appartiene alla storia della Sapienza e, attraverso di essa, a una parte importante della storia del teatro italiano. È nato dentro un’università pubblica in cui lo studio dello spettacolo ha avuto un ruolo pionieristico e in cui teoria, ricerca, formazione e pratica scenica hanno trovato per decenni un terreno comune. Il suo percorso ha conosciuto stagioni diverse, grandi artisti, studiosi, laboratori, esperienze che hanno contribuito alla cultura teatrale italiana e internazionale. Oggi quel patrimonio non viene semplicemente celebrato: viene rimesso in movimento.
È una differenza sostanziale.
Perché il teatro, se vuole continuare ad avere un valore pubblico, non può limitarsi a rappresentare il mondo. Deve trovare il modo di entrarci in relazione. E il valore pubblico del teatro è precisamente questo: verticale, quando produce conoscenza, pensiero, ricerca, formazione, memoria; orizzontale, quando costruisce una comunità temporanea di persone diverse che per il tempo di uno spettacolo condividono uno spazio, un ascolto, una possibilità di confronto.

È questa la direzione nella quale si muove la Terza stagione del Nuovo Teatro Ateneo. Non un teatro chiuso nell’università, dunque, ma un teatro che dall’università prende una responsabilità particolare: quella di non smettere di interrogare ciò che accade fuori dalle sue mura. E non un teatro che cerca semplicemente di rispecchiare l’attualità, ma un luogo nel quale l’attualità possa essere sottoposta alla complessità dell'arte, della storia e del pensiero.

La stagione 2026/2027 mette in relazione esperienze artistiche, geografie, generazioni e linguaggi differenti, componendo un programma nel quale il teatro italiano contemporaneo dialoga con esperienze internazionali e nel quale la scena diventa uno spazio di confronto tra memoria, corpo, società, identità e comunità.
Si parte a novembre, dal Cile di Estampida Humana della compagnia Bonobo, che riflette sulla perdita del senso di comunità, sulla paura, sulla violenza e sulla trasformazione degli spazi pubblici in luoghi pericolosi e conflittuali. 
Ancora a novembre il Nuovo Teatro Ateneo ospita lo spettacolo Sogno di una notte d’estate della compagnia Maltinti Teatro, composta da un gruppo di attori professionisti e di ex-allievi di Carlo Cecchi che incontra sulla scena una generazione di giovanissimi attori per affrontare uno dei testi più giocosi e complessi del repertorio shakespeariano. Ad un anno dalla scomparsa di Carlo Cecchi, il Nuovo Teatro Ateneo vuole omaggiare questa figura del teatro italiano e lo fa con un ciclo di incontri dal titolo PASSAGGI – un omaggio a Carlo Cecchi: 4 appuntamenti da novembre a febbraio con proiezioni, dibattiti e spettacoli. 
A dicembre, sarà in scena April di Fanny & Alexander, dedicato alla storia di April Ashley e alla trasformazione, alla visibilità, alla memoria; si prosegue con Progetto Bardo di Giorgio Barberio Corsetti; a gennaio si riparte con Impasse di Yusuf Mufutau, una riflessione sulla mortalità e sull'impermanenza attraverso il corpo e la danza; a febbraio si prosegue con Opera Punk di Brut Movement, una commedia musicale italo-romantica punk nella quale opera, musica, danza, comicità e abilità clownesca si incontrano.
La stagione attraversa quindi la storia e la memoria personale di Mohammed Al Qudwa in Ce qu’on emporte quand tout disparaît in programma a febbraio, mentre a marzo è di scena Tonight il lavoro di Bertrand Lesca e Nasi Voutsas, insieme da dieci anni nella ricerca di una comicità contemporanea che dialoga con la tradizione dei grandi clown, e Confessione di un ex presidente che ha portato il suo paese sull’orlo di una crisi di Davide Carnevali, che mette in scena i meccanismi della retorica politica e il confine tra realtà e rappresentazione.
Seguono 4.5.6, storico spettacolo cult scritto da Mattia Torre, una comica e violenta storia di una famiglia isolata e chiusa nelle proprie paure; ad aprile, L’Opera du Villageois di Zora Snake, artista camerunese che intreccia danza, performance, memoria, ricerca storica e ritualità; Apocalisse tascabile di Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri, atto unico eroicomico sulla fine del mondo e sulla possibilità di trasformare la crisi in occasione di cambiamento; a maggio, Sulla morte senza esagerare del Teatro dei Gordi, che affronta il tema della morte con ironia e attraverso un uso non convenzionale delle maschere contemporanee; e Città sola ispirato al lavoro di Olivia Laing e diretto da Lisa Natoli, una variazione teatrale sulla solitudine urbana.

Sono spettacoli molto diversi tra loro ed è proprio questa distanza a costituire uno dei caratteri della stagione. Il filo che li attraversa non è un tema unico, né una dichiarazione di poetica applicata dall’alto. È piuttosto una domanda sul modo in cui gli esseri umani stanno insieme — o smettono di riuscirci — dentro società attraversate dalla paura, dalla solitudine, dalla violenza, dalla perdita della memoria, dalle migrazioni, dalle guerre, dalla trasformazione dei corpi e delle identità e dalla crisi delle forme tradizionali della comunità. Il teatro non risolve queste questioni. Non è questo il suo compito. Può però renderle visibili. Può restituire loro una forma che non sia quella, spesso semplificata, della cronaca. Può costringere lo spettatore a rimanere davanti a ciò che normalmente viene consumato in pochi secondi di informazione. E può fare una cosa ancora più semplice e, proprio per questo, più radicale: mettere delle persone nella stessa stanza e chiedere loro di guardare insieme qualcosa che da sole forse non avrebbero guardato nello stesso modo.

È qui che la dimensione universitaria del Nuovo Teatro Ateneo acquista un significato che va oltre la semplice collocazione geografica.
L’università non è soltanto il luogo nel quale il teatro viene ospitato. È il luogo nel quale il teatro può tornare a essere, con particolare evidenza, una forma di conoscenza. Conoscenza che passa dai libri e dagli studi, naturalmente, ma anche dall’esperienza diretta degli artisti, dalla visione, dalla discussione, dalla possibilità per studenti e pubblico di incontrare chi la scena la costruisce e la attraversa professionalmente.
Il Nuovo Teatro Ateneo si propone così come uno spazio nel quale la formazione non è separata dalla visione e la ricerca non è separata dalla vita culturale della città. È una vocazione che appartiene alla sua storia e che oggi viene ripensata dentro un teatro contemporaneo profondamente cambiato, nel quale sono saltati molti dei confini che un tempo separavano prosa e performance, teatro e danza, documento e finzione, artista e spettatore, scena e spazio pubblico.
La Terza stagione nasce dentro questa trasformazione e forse proprio per questo guarda al futuro senza avere bisogno di dichiararlo continuamente. Perché un teatro che conosce la propria storia non deve ripeterla. Deve continuare a produrre presente.

Una delle grandi novità della stagione è la gratuità di tutti gli spettacoli, aperti a tutto il pubblico senza biglietto: una scelta che interpreta pienamente la vocazione universitaria del Nuovo Teatro Ateneo e il suo rapporto con la comunità studentesca. Un teatro aperto, accessibile e profondamente inserito nella vita dell’Università, pensato come luogo di incontro tra studenti, artisti e pubblico, nel quale la visione dello spettacolo diventa occasione di formazione, confronto e partecipazione e nel quale il teatro torna a essere, a pieno titolo, una parte della vita culturale dell’Ateneo.

Dichiarazione di Antonella Polimeni, Rettrice della Sapienza Università di Roma

«Sapienza continua a investire nella cultura, nella conoscenza e nella bellezza, con l'impegno di mantenere vivo e accessibile un luogo che ha segnato la storia della ricerca e delle arti sceniche del Novecento. In questi anni abbiamo scelto di andare oltre la semplice riapertura di uno spazio: abbiamo destinato risorse, costruito un progetto culturale e creato le condizioni perché il Nuovo Teatro Ateneo tornasse a essere un luogo aperto, vitale e fecondo, capace di mettere in relazione ricerca, formazione, sperimentazione artistica e partecipazione. La terza stagione consolida questo percorso, con una programmazione di respiro internazionale che esplora linguaggi e forme differenti delle arti sceniche, senza rinunciare alla qualità e alla ricerca. Quest'anno compiamo un ulteriore passo: per la prima volta dall'avvio delle nuove stagioni teatrali, tutti gli spettacoli saranno gratuiti, per la comunità universitaria e per la città. È una scelta precisa, che interpreta il valore pubblico della nostra Terza e Quarta missione. Perché l'accessibilità non è il contrario della qualità: è la condizione perché la qualità possa diventare patrimonio condiviso. Vogliamo che il Nuovo Teatro Ateneo sia sempre più un luogo nel quale il sapere incontra la bellezza e la cultura diventa un'esperienza aperta a tutte e a tutti». 


Dichiarazione del Prof. Damiano Garofalo, Coordinatore della Sezione Nuovo Teatro Ateneo - Polo Museale Sapienza Cultura

“Un teatro universitario ha senso solo se resta un luogo in cui germogliano domande. Non soltanto un luogo in cui si mettono in scena degli spettacoli. È da qui che parte la terza stagione del rinnovato Nuovo Teatro Ateneo: dall’idea che un teatro dentro la Sapienza debba tenere insieme ciò che l'università sa fare meglio, cioè studiare, interrogare, trasmettere. E ciò che il teatro sa fare da sempre: riunire persone nella stessa stanza e chiedere loro di guardare insieme.
Il programma si muove lungo più direttrici. La prima è quella della memoria e della trasmissione: ad esempio, l’omaggio a Carlo Cecchi a un anno dalla scomparsa, non vuole essere una celebrazione, ma un passaggio di testimone tra generazioni di attori, artisti e spettatori. A questa si affianca lo sguardo su geografie e voci diverse: dal Cile alla Palestina, dalla Nigeria al Camerun, fino a paesi europei a noi più vicini. Si tratta di mettere insieme corpi, lingue e storie diverse che interrogano comunità, conflitti, identità e perdite comuni. E arriviamo così alla scena italiana contemporanea, dove il teatro diventa uno strumento per leggere drammaturgicamente il presente, senza semplificarlo, rendendo visibile (e discutibile) ciò che la cronaca consuma in pochi secondi. Sono particolarmente felice che il Nuovo Teatro Ateneo continui a essere uno spazio in cui teatro e cinema dialogano. Non due programmazioni parallele, ma due modi di abitare lo stesso luogo e rispondere a una stessa urgenza: guardare il mondo con strumenti diversi, senza rinunciare alla sua complessità. Così, questa nuova stagione è prima di tutto un invito agli studenti e ai giovani che abitano la città: venire a teatro non per trovare risposte già pronte, ma per imparare a stare dentro le domande”.


Dichiarazione di Velia Papa, Direttrice artistica del Nuovo Teatro Ateneo

«La Terza stagione del Nuovo Teatro Ateneo di Sapienza Università di Roma si apre con Estampida Humana, prodotto dalla compagnia cilena Bonobo nel contesto del progetto Trilogia della barbarie e in collaborazione con il Festival internazionale Santiago a Mil di Santiago del Cile, con il sostegno di IILA (Istituto italo-latino americano). Estampida Humana racconta la perdita della solidarietà sociale, la paura dell’altro e la violenza strisciante che attraversa gli spazi e le relazioni sociali. Un processo globale che sembra voler cancellare i principi della solidarietà comunitaria. Il programma prosegue con PASSAGGI, UN OMAGGIO A CARLO CECCHI: un progetto che nasce dal desiderio di mantenere viva la memoria di un grande protagonista del teatro italiano, recentemente scomparso, attraverso un ciclo di proiezioni, spettacoli e incontri con artisti che hanno condiviso con lui percorsi professionali e umani. È un modo per trasmettere, attraverso un passaggio di testimone, ai giovani e agli allievi di teatro, ma anche ai professionisti del settore e a un pubblico più ampio di estimatori e appassionati, alcune delle esperienze e degli insegnamenti che hanno segnato il lavoro di Carlo Cecchi. Con lo spettacolo Sogno di una notte d’estate abbiamo scelto di raccontare il suo teatro attraverso la memoria e la voce di chi lo ha incontrato, di chi ha lavorato con lui, di chi è stato suo allievo, di chi ha condiviso prove e palcoscenici, di chi ha raccolto e fatto proprio un modo di intendere e fare teatro. Da segnalare la presenza di Giorgio Barberio Corsetti con Bardo una tripla performance site specific. Giorgio Barberio Corsetti è un artista riconosciuto a livello internazionale per la sua ricerca sulle diverse forme del teatro, che utilizzerà il Nuovo Teatro Ateneo e altri spazi dell’Università per accompagnare gli spettatori dentro i meandri di un processo di conoscenza e di creazione che attraversa non solo il teatro, ma anche le arti figurative e le nuove tecnologie digitali. La stagione 2026/27 nasce dalla volontà di offrire allo spettatore la possibilità di approfondire i diversi elementi che compongono il tessuto drammaturgico: la parola, il gesto, la voce, il suono, la luce, il movimento, lo spazio. Un percorso attraverso linguaggi e forme differenti della drammaturgia contemporanea, in un viaggio di conoscenza denso e composito. In continuità con la stagione precedente, il programma mantiene uno sguardo fortemente contemporaneo e, al tempo stesso, internazionale. Tra le presenze più significative ci sono l’artista camerunense Zora Snake, con L’Opera du Villageois, e il nigeriano Yusuf Mufutau, con Impasse: due lavori che evocano la forza della natura e invitano il pubblico a immergersi in essa, alla ricerca di forme di espressione originarie capaci di riconnetterci con tutti gli esseri che abitano il pianeta e con un possibile ritmo comune. Le presenze artistiche di Bertrand Lesca e Nasi Voutsas, inseparabili gemelli d’arte, esplorano il vuoto sociale celebrando al tempo stesso la forza dei legami artistici e personali, attraverso un linguaggio minimalista e divertente. Mohammed Al Qudwa, giovanissimo poeta e performer palestinese, si interroga invece su ciò che resta da conservare della propria memoria personale e collettiva quando intorno c’è soltanto distruzione e perdita. Scardina tutte le convenzioni, con l’impossibile intento di regolare il caos, Opera Punk, che accompagna gli spettatori dietro le quinte di una divertente e sgangherata commedia musicale. Effimero, surreale e caotico, il lavoro del collettivo Brut Movement coinvolge il pubblico attraverso invenzioni impreviste. Tra le presenze italiane April, nuova produzione della compagnia Fanny & Alexander, celebra l’artista transgender April Ashley attraverso un originale atto di trasmissione e memoria. La compagnia utilizza la tecnica dei “ritratti mimetici” per permettere al pubblico di immergersi nella poetica e nella pratica di April Ashley e di confrontarsi con la sua storia. La scena nazionale è rappresentata anche da 456 di Mattia Torre, lo spettacolo più longevo del teatro italiano, che continua a essere rappresentato dal 2012 con lo stesso cast di attori, mantenendo intatto nel tempo l’interesse del pubblico. Sulla Morte senza esagerare, della compagnia Teatro dei Gordi, affronta il tema della morte con ironia e attraverso un uso non convenzionale delle maschere contemporanee, raccontando incontri, ultimi istanti, partenze, ritorni, occasioni mancate e addii. Un lavoro che, con leggerezza e profondità, si muove sulla soglia tra l’aldiquà e l’aldilà. Un esperimento particolarmente interessante è Città Sola, tratto da Olivia Laing, con la regia di Lisa Natoli: un lavoro sulla città che diventa protagonista di una forma ibrida, geografica e sonora, costruita insieme ad artisti provenienti da diverse discipline. Il drammaturgo italiano Davide Carnevali, con Confessione di un ex Presidente che ha portato il suo Paese sull’orlo di una crisi, propone una riflessione sul ruolo politico dell’autore teatrale. Perché il teatro può essere, per una società, una coscienza critica e l’autore può essere una mente al servizio di questa coscienza. La sfida è allora raccontare il potere e la retorica di stampo politico, mettendone in discussione i meccanismi e le parole. Il talento comico di Niccolò Fettarappa è irresistibile già a partire dal titolo, Apocalisse tascabile. Lo spettacolo affronta la fine del mondo dalla prospettiva di due giovani “scartati” dalla società contemporanea, liquidati e messi all’angolo perché considerati inutili. Un atto unico eroicomico che cerca e trova la comicità dentro la tragedia. È una stagione che mette insieme linguaggi, generazioni, provenienze e sguardi differenti, nella convinzione che il teatro debba continuare a essere uno spazio di confronto, di ricerca e di conoscenza. Un luogo nel quale le differenze non vengano semplicemente rappresentate, ma possano incontrarsi e produrre nuove domande.»

2046 lettere al futuro, i protagonisti del teatro, della danza e della musica a Spazio Rossellini

Il 19 e 26 ottobre 2026 e il 9 novembre 2026, Spazio Rossellini ospita 2046: lettere al futuro, tre serate che riuniscono alcune delle personalità più autorevoli del panorama culturale italiano per interrogarsi sul futuro del teatro, della danza e della musica, in dialogo con le nuove generazioni.

Il 19 ottobre 2026, dedicato al teatro, con la conduzione di Graziano Graziani e Lorenzo Pavolini, intervengono Claudio Longhi, Elena Di Gioia, Isabella Di Cola e Saverio La Ruina.

Il 26 ottobre 2026, dedicato alla danza, con la conduzione di Katia Ippaso e Graziano Graziani, intervengono Gemma Di Tullio, Angela Fumarola, Gabriella Stazio, Michele Mele e Mvula Sungani.

Il 9 novembre 2026 alle 20.30, dedicato alla musica, con la conduzione di Valerio Corzani, intervengono Marco Molendini, Stefano Senardi, Andrea Miccichè, Elena Capparelli e Fulvio Macciardi.

Ogni ospite scriverà e leggerà una lettera indirizzata a chi, nel 2046, ricoprirà il suo stesso ruolo, dando avvio a un confronto con giovani e studenti sulle prospettive e le responsabilità future del sistema culturale. Il ciclo conclude T.I.R. – Teatri in Rete, progetto promosso e coordinato da ATCL e rivolto alla formazione e all’orientamento professionale degli under 35.

Le serate saranno registrate per una successiva trasmissione su Rai Radio 3.

A Spazio Rossellini tre serate dedicate al futuro del teatro, della danza e della musica.

Teatro, danza e musica si interrogano sul proprio futuro attraverso le parole di chi oggi guida teatri, festival e organismi di produzione.

A Spazio Rossellini, a Roma, tre appuntamenti con i protagonisti del sistema dello spettacolo dal vivo e i giovani under 35 coinvolti nel progetto T.I.R. – Teatri in Rete.

Che cosa scriverebbe oggi una direttrice o un direttore artistico alla persona che, vent’anni dopo, ricoprirà il suo stesso ruolo? Da questa domanda nasce 2046: lettere al futuro, il ciclo di tre incontri che conclude T.I.R. – Teatri in Rete, il progetto di divulgazione e orientamento professionale promosso e coordinato da ATCL – Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio (Circuito Regionale Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo, riconosciuto dal Ministero della Cultura e dalla Regione Lazio), rivolto alle giovani e ai giovani under 35 interessati alle professionalità organizzative, produttive e comunicative dello spettacolo dal vivo. Il progetto è finanziato dall’Assessorato alla Formazione e al Lavoro della Regione Lazio e cofinanziato dall’Unione Europea con i fondi del FESR Lazio 2021-2027 (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale).
Nato per ridurre il divario tra formazione e mondo professionale dello spettacolo dal vivo e rafforzare competenze e opportunità per le nuove generazioni, T.I.R. conclude il proprio percorso con tre serate ospitate da Spazio Rossellini (polo culturale multidisciplinare della Regione Lazio, gestito da ATCL), il 19 e 26 ottobre 2026 e il 9 novembre 2026, dedicate rispettivamente a teatro, danza e musica. Gli incontri metteranno a confronto alcune delle figure che oggi operano ai vertici di importanti teatri, festival e organismi di produzione con le nuove generazioni che stanno entrando nel mondo professionale dello spettacolo dal vivo.
Il meccanismo di 2046: lettere al futuro è semplice e, allo stesso tempo, profondamente legato alla natura di T.I.R.: ciascun ospite sarà chiamato a scrivere e leggere una lettera di circa cinque minuti indirizzata a chi, nel 2046, ricoprirà il suo stesso ruolo. Un esercizio di immaginazione che parte dal presente per interrogarsi sulle trasformazioni future del sistema dello spettacolo dal vivo, sulle responsabilità delle istituzioni culturali, sul rapporto con i pubblici, sui territori, sulle professioni e sulle sfide che attendono chi sarà chiamato a guidare il settore.
Alle lettere seguirà un confronto con giovani e studenti, molti dei quali hanno partecipato alle attività formative di T.I.R., chiamati a dialogare direttamente con gli ospiti attraverso domande e riflessioni sulle prospettive professionali e culturali dello spettacolo dal vivo.
Si parte con il teatro, il 19 ottobre 2026, con la conduzione di Graziano Graziani e Lorenzo Pavolini. A confrontarsi con le giovani generazioni: Claudio Longhi, direttore artistico del Piccolo Teatro di Milano; Elena Di Gioia, direttrice artistica di Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale; Isabella Di Cola, direttrice artistica di ATCL; Saverio La Ruina, drammaturgo, attore, regista e direttore artistico del festival Primavera dei Teatri. Quattro figure con esperienze differenti nei campi della direzione, della programmazione, della produzione e della progettazione teatrale.
La seconda serata, dedicata alla danza, è in programma il 26 ottobre 2026 e sarà condotta da Katia Ippaso e Graziano Graziani. Protagonisti delle lettere e del confronto saranno Gemma Di Tullio, Responsabile Programmazione Danza e Responsabile Progetti Regionali Danza di Puglia Culture; Angela Fumarola, direttrice artistica di Fondazione Armunia e di Inequilibrio Festival; Michele Mele, co-direttore artistico di OperaEstate Festival e curatore di B.Motion; Gabriella Stazio, coreografa, danzatrice, docente e presidente di Movimento Danza; Mvula Sungani, regista, coreografo e direttore artistico della Mvula Sungani Physical Dance, Presidente del Consiglio Superiore dello Spettacolo. Chiamati a riflettere sul futuro della danza, delle sue istituzioni e dei suoi modelli produttivi e organizzativi.
La terza serata, dedicata alla musica, si terrà lunedì 9 novembre 2026 alle 20.30 e sarà condotta da Valerio Corzani, giornalista, autore e conduttore radiofonico. Gli ospiti saranno Marco Molendini in qualità di consulente artistico di Umbria Jazz; Stefano Senardi, produttore discografico e presidente onorario della Fondazione Club Tenco, responsabile dei rapporti con i media partner; Andrea Miccichè, presidente del NUOVO IMAIE; Elena Capparelli, direttrice di RaiPlay e Digital; e Fulvio Macciardi, sovrintendente e direttore artistico del Teatro di San Carlo di Napoli. Chiamati a confrontarsi sulle prospettive della musica, sulle istituzioni culturali e sui modelli di produzione e diffusione. Cinque esperienze differenti del sistema musicale italiano si confronteranno attraverso le lettere al 2046, per interrogarsi sulle trasformazioni che attendono la produzione, la promozione, la diffusione e la fruizione della musica.
Le tre serate rappresentano la fase conclusiva di T.I.R. – Teatri in Rete, un progetto nato per affrontare il divario tra formazione e mercato del lavoro nello spettacolo dal vivo e rafforzare competenze e occupabilità delle nuove generazioni.
Nel corso del 2026 T.I.R. ha coinvolto giovani under 35 provenienti dalle diverse province del Lazio attraverso cinque simposi, cinque webinar e cinque workshop, ai quali si sono aggiunti percorsi formativi online, attività di mentoring e dieci tirocini retribuiti della durata di sei mesi presso strutture dello spettacolo dal vivo presenti sul territorio regionale.
I cinque simposi hanno affrontato alcune delle questioni centrali per il futuro del settore: dal ruolo dei teatri nella ridefinizione dello spazio pubblico culturale al rapporto con le aree interne e con il sistema educativo, dall'accessibilità alla sostenibilità ambientale, fino ai modelli di governance e alle strategie di rete. L’intero percorso è stato costruito con l’obiettivo di avvicinare i giovani non soltanto alla conoscenza delle professioni dello spettacolo dal vivo, ma anche alla complessità culturale, organizzativa e sociale che caratterizza il sistema teatrale e performativo contemporaneo.
2046: lettere al futuro nasce dunque come naturale conclusione di questo percorso: dopo avere messo in relazione giovani, professionisti, teatri e territori, T.I.R. propone un ultimo confronto rivolto al tempo lungo, chiedendo a chi oggi ha responsabilità nel settore di immaginare ciò che consegnerà a chi quelle stesse responsabilità le assumerà nel 2046.
Le tre serate saranno registrate per una successiva trasmissione su Radio 3 Rai, trasformando le lettere e il confronto con i giovani in una testimonianza che potrà raggiungere un pubblico più ampio.

Elena Bucci porta in scena a Milano "Non sentire il male", dedicato a Eleonora Duse

Uno spettacolo nato da una ricerca artistica e personale che accompagna Bucci da molti anni, attraverso cui l’attrice e regista si confronta con l’eredità di una delle figure più rivoluzionarie del teatro moderno, interrogando il rapporto tra arte e vita, libertà e interpretazione, memoria e trasformazione.

Dopo Milano, lo spettacolo sarà in scena dal 7 al 10 gennaio 2027 al Teatro Mina Mezzadri di Brescia e il 13 marzo 2027 al Teatro Sociale di Villastrada (MN).

Il 17 e 18 ottobre, al Teatro Fontana di Milano, Elena Bucci, tra le protagoniste più autorevoli del teatro contemporaneo italiano, porta in scena con Le Belle Bandiere Non sentire il male, creazione di cui è autrice e interprete, dedicata a Eleonora Duse. Nato da una ricerca personale e artistica sviluppata nell’arco di molti anni, lo spettacolo è il luogo di un incontro profondo tra due attrici e due visioni del teatro: attraverso lettere, scritti e testimonianze, Bucci interroga l’eredità di una figura che ha rivoluzionato la scena moderna, riconoscendovi una tensione radicale verso la libertà, una concezione dell’arte incarnata nel corpo e la ricerca incessante di un legame autentico con la vita.

Eleonora Duse, nata nel 1858 e morta nel 1924, fu attrice e capocomica. La libertà del suo agire rivoluzionò e sconvolse il teatro del suo tempo. Detestava le biografie, le autobiografie, i centenari e le commemorazioni. Per me, fu anche una grande donna perché lei ebbe coraggio.

Questo lavoro mi accompagna da anni e cambia con me fin da quando uscii dalla compagnia del mio maestro Leo de Berardinis per cercare una strada personale, una scrittura, una visione. Incontrai Eleonora, maestra fantasma, in un palazzo abbandonato tra le campagne. Da allora mi ha accompagnato e illuminato nel corso di tante repliche, da Milano a Roma, da Venezia a Mosca, a Parigi.
C’è un tempo della vita in cui non bastano più mestiere, tecnica, lavoro, ma ci si domanda dove ci portino e cosa c’è oltre e altrove. Io ero proprio lì, quando, parlando con un amico sapiente, mi sono accorta che gli scritti e il pensiero della Duse mi avevano accompagnato per tutta la mia vita teatrale. Ho cercato un luogo che mi parlasse e dei compagni generosi, e dedicando questo lavoro a lei ho raccolto i fili delle mie inquietudini, sperando che non fossero solo mie. Non avrei mai avuto il coraggio di questa solitudine senza il calore degli amici e di questo li ringrazio. Non è stato per amor di stravaganza che ho cominciato questo lavoro in un luogo - il Palazzo di San Giacomo a Russi, in stato di abbandono - pieno di memorie storiche e personali. Dovevo creare tutte le condizioni perché fosse possibile l’intensa trasformazione che volevo. Ora si è situato in profondità e con precisione in un luogo interiore che, pur modificando il linguaggio e l’espressione, posso rintracciare in ogni momento. Lo spettacolo è davvero scritto nel corpo, senza retorica, ed è questo che cercavo, e questo è il cuore del mio lavoro su Eleonora Duse, immaginata nel momento in cui, malata e sostituita da Gabriele D’Annunzio nella Figlia di Iorio, prende il copione e recita tutte le parti, tutte le scene, tutte le figure, davanti allo sguardo allucinato di Matilde Serao, puntuale e quasi invadente osservatrice e testimone. Forse in quel momento la Duse, che recitando guariva dai danni della vita, provava a liberarsi e a vedere oltre la materia necessaria, odiata e amata, del teatro: le scene, i costumi, gli attori. Forse sognava di poter volare per un attimo, come altre arti tentavano, in uno spazio dove fosse possibile il teatro senza corpo e senza voce, libero dalla poesia inevitabile della sua continua distruzione nel qui e ora. Liberandosi della materia del teatro, forse immaginava di rinnovare il contatto con la vita, da lei sempre inseguito e fuggito.
Ho attinto a lettere, scritti, testimonianze indirette che percorrono tutto l’arco della sua vita, ed il criterio di scelta è stato assolutamente personale, pur nel tentativo di comprendere e rispettare.
E inevitabilmente, tentando di essere medium di qualcosa che si è molto amato, si parla di sé.
Ho cercato di liberarmi da immagini indotte, stereotipi affascinanti, tentazioni estetiche e credo di avere trovato, nel coraggio e assoluta libertà di lei, una forza preziosa nell’accantonare regole e convenzioni.
Nel corso del tempo ho scoperto le molte facce di Eleonora, le sue molte età e le sue molteplici attitudini, da quella più nascosta e misteriosa, che la rendeva una medium tra vivi e morti, a quella capocomicale e politica. Da tutte, fuse in un unico vortice di energia originale e rivoluzionaria, ho imparato che di nessuno si può mai dire di aver colto l’essenza, essendo ogni vita un romanzo senza fine. Allo stesso tempo ho lavorato perché anche chi non la conosceva potesse attingere a qualcosa di lei. Attraverso Eleonora sono passate tante donne, nascoste in chissà quali pieghe della mia memoria.
Storia di uno spettacolo lungo una vita
Questo lavoro mi accompagna da anni e cambia con me. Cominciai a pensarci appena uscita dalla compagnia di Leo de Berardinis, il mio maestro, con il quale avevo lavorato per tutto il suo periodo bolognese partecipando a grandi spettacoli come Amleto, Re Lear, Totò Principe di Danimarca, Il ritorno di Scaramouche. King Lear N. 1, Lear Opera.
Volevo trovare una mia strada personale, una scrittura, una visione. Mi chiusi in un palazzo abbandonato della Romagna dove feci le prime prove aperte, non immaginando che diventasse uno spettacolo. E invece questo lavoro ha avuto una vita molto fortunata, dal debutto ormai lontano nei Festival di Polverigi, Montalcino e ‘Per antiche vie’, progetto ideato da Mario Martone per il Teatro di Roma e Rai Radio 3 ad una versione per Rai2, realizzata proprio nel palazzo dove il lavoro è nato. Ha replicato in molti spazi, in teatro, all’aperto, in allestimenti speciali per luoghi particolari a lei cari, da Milano a Roma, da Mosca a Parigi, da Asolo alle ville del Brenta, da Chioggia, dove visse la madre, a diversi luoghi di Venezia, sia in occasione del convegno internazionale che ne ha celebrato i 150 anni dalla nascita (per lei, che odiava le commemorazioni...) che nella Biblioteca del Longhena presso la Fondazione Cini dell’isola di San Giorgio. Qui Maria Ida Biggi, coadiuvata da Marianna Zannoni custodisce i maggiori lasciti e ha inaugurato la ‘Stanza della Duse’, un museo in continua trasformazione. Mai avrei immaginato di avvicinarmi tanto ai documenti, ai luoghi, alle suggestioni.

Le tre versioni
Ad ogni replica, immergendo i materiali in spazi diversi, la scrittura scenica si trasforma seguendo la linea di tre versioni, che amo allo stesso modo, proprio per le loro differenze: l’avventurosa versione itinerante, che può essere allestita all’aperto o al chiuso; quella per il teatro, per la quale diede il suo prezioso contributo Maurizio Viani, maestro della luce per Leo e per molti dei nostri spettacoli; la versione concerto, per la quale ho chiesto al compositore e pianista Andrea Agostini di realizzare con me le musiche originali e di eseguirle dal vivo.
Elena Bucci


Link di approfondimento sullo spettacolo

Due scritti sullo spettacolo a cura di Elena Bucci 
https://bellebandiere.blogspot.com/p/due-scritti-per-non-sentire-il-male.html 

Note sulle musiche a cura di Andrea Agostini
https://drive.google.com/file/d/1eeVh15PtZO_6IF3T0Bm-KEE4Q6hBxZLV/view 

Rassegna stampa (recensioni, interviste, presentazioni)
https://drive.google.com/file/d/160X-DYpkDNse1KNpDGO43yBeeyJl6nGy/view

Video trailer
https://vimeo.com/243621455 

Video trailer 2024
https://youtu.be/Q1hfkupBgRg 

Le belle bandiere
associazione culturale, compagnia di teatro
via Giordano Bruno 24, 48026 Russi (Ra)
direzione artistica Elena Bucci, Marco Sgrosso

www.lebellebandiere.it www.buccielena.blogspot.it archiviovivo.weebly.com

martedì 13 ottobre 2026

Il 29 settembre 2026 si è rinnovata una tradizione ormai consolidata: la festa di compleanno dell'Avv. Franco Capasso

 

La serata, organizzata da Dario Duro, noto professionista del settore dell’ospitalità e ristorazione e organizzatore di eventi, che da 6 anni ricopre l'incarico di Fiduciario dell’A.M.I.R.A. Napoli-Campania - Associazione Maîtres Italiani Ristoranti e Alberghi, che guida con abilità, si è svolta in una location d'eccezione alle pendici del Vesuvio: l'Hotel Sakura di Torre del Greco, magistralmente gestito dall'Ing. Corrado Sorbo, General Manager dell'Hotel Sakura, di Villa Signorini  - Ercolano e dell'Herculaneum Hotel & Maison - Ercolano, coadiuvato dal Direttore Andrea Vincenzi. Grande apprezzamento per la cena, gustosa e raffinata, curata nei minimi dettagli dallo Chef Salvatore Abbruzzese, con un servizio di sala impeccabile coordinato dal Maître Pasquale Ienco, a conferma dell'eccellente livello di accoglienza della struttura.

Protagonista assoluta la musica, grande passione del festeggiato. L'Avv. Capasso, da tempo apprezzato sassofonista nell'ambiente musicale, si è esibito in numerosi brani, tra cui una splendida versione di "My Way", accompagnando e duettando con gli ospiti artisti intervenuti: il gruppo capitanato dal Dott. Massimiliano di Fraia, medico anestesista del Policlinico di Napoli, con un raffinato incontro tra tradizione napoletana, jazz e blues; lo chansonnier napoletano Sossio Giordano, con la tradizionale "posteggia" chitarra e voce, tavolo per tavolo; il pianista Salvatore Martello con la cantante Antonella, che hanno animato il piano bar facendo ballare i presenti; il noto tenore Giuseppe Gambi con un repertorio tra arie classiche e brani inediti; il celebre cantante, attore e interprete napoletano Luciano Capurro, pronipote dell'autore di "'O sole mio" e reduce da "The Voice Senior" su Rai 1; il cantante-imprenditore Enzo Gambardella con il suo repertorio anni '60. Ad accogliere gli ospiti, il sorriso della consorte del festeggiato, la Dott.ssa Flora Scelza, Magistrato, Presidente Vicario del Tribunale di Nola e Presidente della Sezione Lavoro dello stesso Tribunale.

Tra i presenti: il Magistrato Dott. Eugenio Forgillo, Presidente di Sezione della Corte d'Appello di Napoli, già Presidente f.f. della stessa Corte, con la consorte Avv. Stefania Duraturo; la Dott.ssa Anna Maria Beneduce, Giudice del Lavoro presso il Tribunale di Napoli; la Dott.ssa Daniela Scognamiglio, Dirigente della Regione Campania; l'Ing. Franco Casertano, Responsabile del Settore Ambiente e Gestione Economica del Personale presso il Comune di San Prisco; l'Avv. Aldo Maione, Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Nola; l'imprenditore della grande distribuzione Michele Piccolo; la docente di lingue Milka Nasciano, i medici Dott. Ferdinando Sapio, Dott. Vincenzo Perone, la Dott.ssa Patrizia Riccio Cobucci; la Dott.ssa Teresa Suero con il marito, lo scrittore e poeta Aurelio Bettini.

L'evento è stato documentato dal fotografo Alfredo Coppola, dal rinomato giornalista Giuseppe De Girolamo e dalle telecamere di Campania Felix e Italia Felix di Raffaele Carlino.



SALUTE MENTALE, GIFFONI METTE AL CENTRO LA VOCE DEI GIOVANI: GLI STUDENTI PROTAGONISTI DI UNA GIORNATA DI ASCOLTO E CONFRONTO

Mercoledì 14 ottobre 2026, alle ore 9, nella Sala Blu della Multimedia Valley, gli studenti dell’Istituto Glorioso di Montecorvino Rovella incontreranno l’attrice Susy Del Giudice dopo la proiezione del film “Nero”.

Non soltanto parlare ai giovani, ma soprattutto ascoltarli. Dare spazio alle loro domande, accogliere i loro dubbi, riconoscere le loro emozioni e costruire insieme un dialogo libero da pregiudizi. È da questa prospettiva che nasce la Giornata della Salute Mentale organizzata da Giffoni in collaborazione con l’ASL Salerno, in programma mercoledì 14 ottobre 2026, alle ore 9, nella Sala Blu della Multimedia Valley. All’evento parteciperanno inoltre Antonio Giuliano, sindaco di Giffoni Valle Piana; Antonio Mautone, direttore del Dipartimento Salute Mentale dell’Asl di Salerno; Giulio Corrivetti, psichiatra e presidente della Fondazione Ebris; gli operatori della cooperativa sociale Stalker; Jacopo Gubitosi, direttore generale della Fondazione Giffoni Valle delle Culture; Pietro Rinaldi, Presidente; Luca Apolito, direttore artistico; Davide Russo, responsabile delle relazioni istituzionali; Corrado de Rosa, psichiatra e scrittore.

 

Al centro della giornata ci saranno gli studenti dell’Istituto Glorioso di Montecorvino Rovella, chiamati a essere i veri protagonisti di un’esperienza che mette in relazione cinema, scuola e benessere psicologico. A offrire lo spunto per il dialogo sarà la proiezione di “Nero”, film diretto e interpretato da Giovanni Esposito, con Susy Del Giudice. Il cinema diventerà così una porta d’accesso a storie, sentimenti e domande capaci di andare oltre lo schermo e di toccare esperienze personali e collettive. Al termine della proiezione, Susy Del Giudice - protagonista del film “Nero” - e Corrado de Rosa, psichiatra e scrittore, incontreranno gli studenti per un dialogo diretto. Saranno proprio i ragazzi, con le loro curiosità e le loro considerazioni, a dare forma al confronto in un momento pensato per valorizzare la libertà di espressione e la possibilità di affrontare anche gli argomenti più delicati attraverso il linguaggio universale delle storie.

 

Non una semplice attività di sensibilizzazione, ma un’occasione concreta per coinvolgere i ragazzi in una riflessione condivisa su temi che attraversano la loro quotidianità: il rapporto con sé stessi e con gli altri, la gestione delle emozioni, il peso delle fragilità, la capacità di chiedere aiuto e il valore dell’ascolto. La loro voce sarà il punto di partenza e il cuore del confronto. Le domande degli studenti, le impressioni maturate durante la visione e le riflessioni nate dall’incontro con gli ospiti contribuiranno a trasformare la giornata in uno spazio di partecipazione autentica, nel quale i giovani potranno esprimersi senza sentirsi giudicati. Perché parlare di salute mentale significa anche offrire alle nuove generazioni strumenti per riconoscere le proprie emozioni, comprendere quelle degli altri e superare la paura di mostrare le proprie vulnerabilità.

 

L’iniziativa rinnova l’impegno di Giffoni nel riconoscere alle nuove generazioni un ruolo attivo nei percorsi di crescita culturale e sociale. La collaborazione con l’ASL Salerno e il contributo di Giulio Corrivetti rafforzano il valore di un approccio alla salute mentale che mette insieme competenze, prevenzione e sensibilizzazione, nella convinzione che la consapevolezza si costruisca anche attraverso occasioni di incontro e partecipazione.

 

“Ascoltare i ragazzi significa riconoscerli come interlocutori, non soltanto come destinatari di messaggi - spiega il direttore generale di Giffoni, Jacopo Gubitosi - la Giornata della Salute Mentale vuole essere proprio questo: un luogo in cui le nuove generazioni possano sentirsi libere di fare domande, condividere pensieri e trovare parole per raccontarsi. Perché promuovere il benessere psicologico significa anche creare comunità capaci di accogliere, comprendere e non lasciare nessuno solo di fronte alle proprie fragilità”.

GOLOSARIA MILANO 2026, IN SCENA LA XXI EDIZIONE

La rassegna delle eccellenze enogastronomiche torna a Fiera Milano Rho torna dal 31 ottobre al 2 novembre 2026 con il tema "Il gusto di creare il domani" e si trasferisce al Padiglione 8 per un'esperienza ancora più immersiva.

 
Golosaria, la fiera di riferimento dell'enogastronomia artigianale italiana di qualità, taglia il traguardo della sua ventunesima edizione e si prepara a tracciare le nuove rotte del settore. Forte di una storia ventennale di scouting e valorizzazione dei territori, la manifestazione torna per il terzo anno consecutivo nella prestigiosa cornice di Fiera Milano Rho, da sabato 31 ottobre a lunedì 2 novembre 2026, ma con una importante novità logistica: l'evento si sposterà infatti nel Padiglione 8, uno spazio inedito per la rassegna, scelto per offrire un layout espositivo rinnovato e una migliore fruibilità per espositori e visitatori.

Il filo conduttore di quest'anno è racchiuso nel tema guida: "Il gusto di creare il domani". Un titolo che è al tempo stesso una dichiarazione d'intenti e un piano d'azione, ponendo l'accento sulla responsabilità e sull'energia necessarie per costruire il futuro del comparto. Al centro del dibattito e delle aree espositive ci saranno il ricambio generazionale, il passaggio di competenze dai grandi maestri artigiani ai giovani talenti, l'innovazione digitale delle imprese e la sostenibilità, intesa non più solo come trend ma come requisito fondamentale per la sopravvivenza stessa delle filiere locali. E saranno tanti i giovani, sia nel settore food e sia in quello dello spazio wine che debutteranno a Golosaria, considerato un incubatore di innovazione e creatività

Ora, all'interno della nuova maglia espositiva, i visitatori saranno guidati alla scoperta dei produttori delle macro-aree storiche (Agorà, Food, Wine e Cucine di Strada), ma troveranno anche speciali focus, dedicati alle famiglie, alle startup agroalimentari e all'enoturismo nelle sue diverse sfaccettature. Il programma completo degli oltre 50 eventi previsti — tra premiazioni, show-cooking e masterclass dedicate al vino — e le modalità di partecipazione sono sul portale ufficiale golosaria.it.

L'apertura della manifestazione, sabato 31 ottobre, saluterà le tre regioni che, insieme alla Lombardia, hanno scelto Golosaria per comunicare le proprie eccellenze: la Calabria, la Liguria e la Regione Siciliana che porterà a Milano Mediterraria Expo. Quindi il talk show inaugurale con il filosofo Massimo Donà chiamato a dialogare con Paolo Massobrio sulle filiere del vino, del grano e della birra e con i loro protagonisti. Che poi saliranno sul palco con molti altri per le premiazioni,

a iniziare dai Campioni del Golosario 2026. Al termine un momento conclusivo sul gusto di creare il domani secondo il Maestro Iginio Massari e il figlio Nicola.

Nel frattempo gli stand dei magnifici produttori di cose buone, degli show-cooking e delle cucine di strada saranno aperti per accogliere il pubblico. E così nell'area Wine, con lo spazio delle masterclass e quello dei produttori selezionati, cui si accede con un secondo ticket di ingresso. Ma nell'area principale l'enoteca di Golosaria proporrà 150 etichette Top, per salutare la 25esima edizione di Top Hundred, la selezione dei migliori vini d'Italia di Marco Gatti e Paolo Massobrio che saliranno sul palco domenica mattina, accanto alle 12 migliori esperienze di enoturismo, secondo la guida IlGolosario Wine tour.

Domenica pomeriggio sarà il momento dedicato alle migliori botteghe d'Italia, ma anche di una riflessione sull'accoglienza, con Federico Menetto che presenterà ai pizzaioli contemporanei il dialogo del libro collettivo "Caro Ospite". Lunedi sarà il grande giorno della ristorazione italiana, premiata con le corone e i faccini radiosi della guida IlGolosario ristoranti.

Fra le curiosità di Golosaria: lo spazio dei Piccoli Buongustai, con i laboratori di Rudy e le sue bontà; lo stand di Butternut Box che invece proporrà il tema del gusto per gli amici a quattro zampe; i clown ingaggiati da Comieco, per favorire la corretta raccolta differenziata. Occasione unica sarà la possibilità di fare una foto con Il "Trofeo Senza Fine", l'originale e iconico premio destinato al vincitore del Giro d'Italia, presente nello stand di Lauretana, l'acqua più leggera d'Europa, che accompagnerà l'evento per i tre giorni, con diverse iniziative.

 

GOLOSARIA 2026
Fiera Milano Rho – Padiglione 8
Sabato 31 ottobre 2026, dalle 12 alle 21 (ultimo ingresso alle 20) Domenica 1 novembre 2026, dalle 10 alle 20 (ultimo ingresso alle 19) Lunedì 2 novembre 2026, dalle 10 alle 17 (ultimo ingresso alle 16) Info, biglietti e programma in aggiornamento su golosaria.it