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lunedì 18 maggio 2026

Dipendenze e salute emotiva e comportamentale, la ricerca: la maggior parte dei giovani napoletani è a rischio, picchi nelle donne sotto i 18 anni

Il Distretto 2101 presenta la ricerca condotta dall’Osservatorio Nazionale per la Salute emotiva e comportamentale, insieme all’omonima commissione distrettuale Rotary, chiamando a confronto le istituzioni e gli specialisti sabato 23 maggio 2026 dalle ore 9.30 (sala Leonardo Bianchi, Calata Capodichino 230).

 La maggior parte dei giovani napoletani – tra i 13 e 24 anni – presenta un rischio di disagio emotivo e comportamentale, oltre che di dipendenze, con picchi che sfiorano le 3 ragazze su 4 sotto i 18 anni. Questi alcuni dei dati preliminari anticipati della ricerca condotta dall’Osservatorio Nazionale per la Salute emotiva e comportamentale insieme all’omonima commissione distrettuale Rotary, che verrà presentata sabato 23 maggio 2026 alle ore 9.30 nella sala Leonardo Bianchi (Calata Capodichino 230) dell’ASL Napoli 1, in occasione del convegno "I fattori di rischio nella salute emotiva e comportamentale".

L'iniziativa è promossa dalla Commissione Distrettuale S.E.C. – Salute Emotiva e Comportamentale del Distretto 2101 del Rotary International, presieduta da Vincenzo Barretta, con il coinvolgimento dell'Osservatorio Nazionale Salute Emotiva e Comportamentale e dell'ASL Napoli 1 Centro.

La ricerca presentata dall’Osservatorio e condotta con una scala di valutazione psicodiagnostica, studiata e strutturata da Vincenzo Barretta e Roberta Vacca, contestualizza geograficamente alla Campania le dimensioni di un vero e proprio dramma dei nostri tempi. Oltre 700.000 giovani italiani sotto i 25 anni, infatti, convivono con un disturbo della salute mentale, con ansia e depressione tra le problematiche più diffuse, come da fotografia consegnata dall'ultimo report OCSE sulla promozione del benessere psicologico in bambini e giovani adulti, mentre il rapporto ESPAD Italia 2024 del CNR fotografa per le dipendenze nei minori livelli ben oltre la guardia con picchi per quanto riguarda il gioco d’azzardo.

Ad aprire i lavori saranno i saluti istituzionali del Governatore del Distretto 2101 Angelo Di Rienzo, affiancato dal Governatore Eletto Giuseppe Nardini, dal Governatore Nominato Attilio Leonardo, dal PDG e Presidente della Commissione Distrettuale Disagio giovanile Ugo Oliviero. Previsto anche l’intervento di Angelo Coviello, past president del Rotary Club Napoli Est e assistente del Governatore, tra i principali promotori di questa iniziativa. Sul fronte istituzionale previsto l’intervento del Direttore generale dell'ASL Napoli 1 Centro Gaetano Gubitosa. Completano la sessione di apertura Catello Fontanella, R.R.D. del Rotaract Distretto 2101, ed Elena Daniele, R.D. dell'Interact Distretto 2101.

La sessione scientifica si aprirà con la relazione introduttiva di Vincenzo Barretta (RC Napoli Castel Dell'Ovo, psichiatra e psicoterapeuta) sul tema "La salute emotiva e comportamentale ed il disagio giovanile: concomitanze o conseguenze?". Seguiranno l'illustrazione dei risultati di una survey territoriale a cura di Roberta Vacca (RC Napoli, psicologa, psicoterapeuta e docente dell'Università Suor Orsola Benincasa) e l'intervento di Elena Daniele dedicato al punto di vista del teenager. Spazio sarà poi riservato al progetto e allo spettacolo "Caduta nella rete", presentato da Ester Chica (RC Napoli S.O., avvocato), Gigliola De Feo (attrice) ed Ersilia Saffiotti (avvocato), e all'intervento "In memoria di un amico scomparso" di Angela Rusciano, referente del Progetto Badema.

Le ricadute del disagio sul percorso formativo saranno al centro della relazione di Rita Massaro (RC Valle Caudina, dirigente scolastico), mentre Emanuele Adiletta (psicologo, docente UNIUPC) approfondirà le ricadute emotive del disagio giovanile. Sul versante clinico, Andrea De Bartolomeis, direttore della UOC di Psichiatria e Psicologia dell'A.O.U. Federico II, affronterà i rapporti tra disagio giovanile, depressione e patologie della sfera psichiatrica. A chiudere il programma scientifico l'intervento di Stefania Galdiero (Rotary e-club Italy South 2100, docente dell'Università degli Studi Federico II) sul ruolo del Rotary e delle associazioni di servizio. La moderazione dei lavori è affidata a Vincenzo Barretta e Ugo Oliviero, le conclusioni al Governatore Angelo Di Rienzo.

"Mettere a fuoco i fattori di rischio della salute emotiva e comportamentale – spiegano i promotori dell'iniziativa – significa oggi parlare di adolescenza, scuola, famiglie e reti sociali con un approccio integrato. Il convegno nasce per costruire un punto di osservazione condiviso tra mondo clinico, istituzioni, scuola e associazionismo, partendo dai dati di una survey condotta sul territorio e dall'esperienza diretta dei ragazzi, ponendo le basi per una riflessione fondamentale per l’armoniosa crescita dei giovani del nostro territorio".

Riapre la sezione Numismatica del MANN

In allestimento oltre seimila monete cui si aggiungono centotrenta gioielli e quattro rarissimi tessuti aurei. Il Direttore Generale Francesco Sirano: “Un ulteriore tassello per incrementare la nostra offerta culturale".

La moneta rappresenta per tutti unità di valore, status symbol e mezzo di scambio per acquistare beni di prima necessità o durevoli e di lusso, fare investimenti e sognare acquistando un biglietto di lotteria o compilando una schedina. Benché oggi sia sempre più smaterializzata, la moneta ricopre ancora un ruolo che va ben oltre la sfera economica: si pensi all’Euro e al suo valore simbolico nella prospettiva dell’UE. La moneta ha una lunghissima storia fatta di tecnologia, controlli da parte di un’autorità, sistemi di cambio, scale di valore, simboli e immagini che diventano in alcuni casi capolavori d’arte. La moneta è sempre stata, inoltre, un vero e proprio mass medium ante litteram, di enorme importanza già prima dell’affermarsi dei moderni sistemi di comunicazione. Dal 25 maggio il luogo dove andare per conoscere il mondo della moneta dall’antichità greca fino alle collezioni rinascimentali e agli studi dell’età moderna è la sezione Numismatica del MANN. 
Quasi un museo nel museo: oltre seimila monete, medaglie, coni e punzoni, insieme a tanti altri materiali archeologici conducono il visitatore alla scoperta dell’economia nel mondo greco, romano, medievale, rinascimentale e moderno, aprendo uno spaccato su temi ancora attuali, come gli interessi sui prestiti e l’inflazione. 
Grazie a un finanziamento straordinario del Ministero della Cultura (PON Cultura e Sviluppo 2014-2020, integrato da fondi ordinari 2024 e 2025), la sezione Numismatica del Museo Archeologico Nazionale di Napoli riapre con tante novità per i visitatori. 
L’ampliamento più significativo della sezione riguarda centotrenta gioielli in oro, metalli preziosi e gemme, esposti nuovamente dopo cinquant’anni: i raffinati esemplari (greci, italici, magno-greci, etruschi, romani e tardo-antichi), sono presentati in un percorso diacronico e, ove possibile, per contesti di ritrovamento; i gioielli testimoniano manifatture dall’alto valore artistico e socioculturale.
Di eccezionale rilevanza i rarissimi tessuti aurei provenienti dagli scavi nell’area seppellita dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.: si ripresentano al pubblico dopo un meticoloso restauro, realizzato in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Gli studi effettuati hanno messo in evidenza l’altissimo livello delle lavorazioni, con trame che intrecciano fili d’oro e seta selvatica; sono innovative anche le modalità di conservazione e presentazione al pubblico di queste testimonianze uniche di stoffe preziose di età imperiale. 
“La riapertura della sezione Numismatica corona le rigorose attività di studio e ricerca nel ricchissimo Medagliere del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, collezione eccezionale non solo per il numero di esemplari conservati (circa 160mila), ma anche per l’estensione temporale e la varietà delle zecche emittenti. Quella che raccontiamo non è una semplice raccolta di monete, ma un vero e proprio viaggio sorprendente per la sua multiformità, un viaggio nel tempo e nello spazio che ci porta dall’antica Grecia all’Italia e alle altre regioni dell’Impero romano, dai mercati popolari alle grandi corti rinascimentali. 
Un viaggio, infine, anche nella storia stessa del Museo: non a caso l’allestimento è aperto simbolicamente dal busto di Giuseppe Fiorelli, principale ordinatore della sezione numismatica dell’Istituto. Presentiamo una collezione rinnovata e più accessibile, con apparati bilingue, resa ancora più affascinante dall’approfondimento sugli antichi gioielli, che restituiscono uno spaccato di estremo interesse sul gusto e sul design del passato. E, a conclusione del percorso, ci aspettano i tessuti d’oro dall’area sepolta dal Vesuvio nel 79 d.C. che lasciano senza parole per la loro rarità. La riapertura della Numismatica segna un ulteriore tassello nella strategia di valorizzazione per incrementare l’offerta culturale destinata ai cittadini e a tutti i visitatori”, commenta il Direttore Generale del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Francesco Sirano.
Curata da Renata Cantilena e Floriana Miele, con la collaborazione scientifica di Lucia Amalia Scatozza per la sezione dedicata alle antiche gioiellerie, la Numismatica sarà presentata al pubblico il 25 maggio (inaugurazione alle 11.30): in vista della riapertura, si è lavorato anche al risanamento degli arredi storici e alla pulitura e restauro di tutti gli esemplari esposti, così come all’aggiornamento dell’illuminazione e del sistema di videosorveglianza nelle vetrine. Tra le novità espositive, oltre i gioielli, figurano un prezioso ripostiglio di monete dalla Caupona di Salvius a Pompei e un’importante iscrizione funeraria di un nummularius (una sorta di cambiavalute in ambito romano).

La mostra "Metamorphosys, design dell’impossibile", con i progetti degli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Napoli del Corso di design del prodotto e dell’arredo

Un manifesto generazionale in un'epoca definita da sfide artistiche complesse: per la prima volta al Museo Plart di Napoli, domani (martedì 19 maggio) alle ore 17, un evento espositivo, Metamorphosys, design dell’impossibile, in cui i progetti degli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Napoli del Corso di design del prodotto e dell’arredo, esploreranno le frontiere tra materia, tecnologia e identità. L’esposizione, in programma fino al 26 maggio, realizzata con il partenariato della Fondazione Plart e con il patrocinio e la collaborazione dell'Accademia di Belle Arti di Napoli e dell'ADI Associazione per il Disegno Industriale - Delegazione Campania, presenta una riflessione sul concetto di identità e sulla potenziale mutazione di tutto ciò che appartiene al futuro del nostro quotidiano. In primo piano idee e forme si confrontano con le tecnologie digitali, per riscrivere l’universo del progetto in chiave evolutiva e trasformativa. Il design e il linguaggio dell’arte si strutturano come materie fluide in cui gli oggetti mutano tra unicità e serialità, artigianalità e produzione industriale avanzata.

«La scelta della Fondazione Plart, come sede espositiva – spiega la presidente Maria Pia Incutti non è casuale, ma programmatica. Perché si inserisce coerentemente in un contesto che da sempre privilegia l'innovazione e la ricerca, fornendo ai giovani designer una piattaforma autorevole per confrontarsi con il pubblico e con gli operatori del settore. Nel nostro diciottesimo anno di vita, vogliamo dare spazio alle nuove generazioni di artisti, anche con un concorso di idee, che a breve lanceremo».


Riconosciuto nel 2009 dalla Regione Campania come Museo di interesse regionale ed entrato nel 2010 nella rete dei Giacimenti del Design Italiano della Triennale di Milano – Museo del Design, il Museo Plart custodisce una delle collezioni di plastiche storiche più organiche al mondo. La raccolta nasce dalla donazione dei fondatori Maria Pia Incutti e Salvatore Paliotto, che tra gli anni ’70 e ’90 hanno collezionato oltre 2.000 oggetti provenienti da negozi di modernariato, mercatini e aste internazionali.

La collezione comprende opere di artisti e designer di rilievo internazionale – tra cui Tony CraggHaim SteinbachPeter GhyczyRiccardo DalisiAndrea BranziEnrico BajUgo La PietraStudio65, Guido DroccoGiorgio CerettiPietro DerossiRiccardo RossoPiero Gilardi – accanto a una vasta selezione di design anonimo: borse, gioielli, arredi, utensili, elettrodomestici, giocattoli, radio. Oggetti realizzati in bois durci, celluloide, acrilico, resina fenolica, polietilene, polistirene, PVC, ABS e altri polimeri sintetici, testimonianze fondamentali della storia della plastica dalla seconda metà dell’Ottocento a oggi.

 

TITOLO “Metamorphosys, design dell’impossibile”, mostra realizzata dagli alunni del Corso di design del prodotto e dell’arredo dell’Accademia di Belle Arti di Napoli

DOVE Fondazione Plart, via Giuseppe Martucci n. 48 - Napoli

QUANDO 19 – 26 maggio 2026 

INFO info@plart.it - 08119565703 - 08119565726

ORARI dal martedì al venerdì 10.30 – 13:30 e 15:00 – 18:00; il sabato 10:30 – 13:30

Basilea, Fondation Beyeler, Pierre Huyghe dal 24 maggio 2026 al 13 settembre 2026

Quest’estate la Fondation Beyeler presenterà la prima mostra personale di Pierre Huyghe (*1962, Parigi), uno degli artisti più innovativi della sua generazione. La mostra riunirà nuove opere, film recenti e una selezione di lavori precedenti.


Da oltre due decenni, Pierre Huyghe mette in discussione il concetto convenzionale di esposizione, come dimostrato in occasione della sua partecipazione a Documenta 13 e a Skulptur Projekte Münster, nel 2012 e 2017 rispettivamente. L’artista è noto per concepire le proprie esposizioni come finzioni speculative da cui emergono modalità alternative di esistenza: forme viventi, tecnologia, materia biologica e inerte sono legate da relazioni di continuità e costantemente soggette a processi di apprendimento, mutamento ed evoluzione. Ne risultano opere che non sono mai oggetti statici, ma situazioni dinamiche, modellate dal trascorrere del tempo e dall’imprevedibilità.


Concepita per la Fondation Beyeler, la mostra diventa un’esperienza site-specific in cui tutte le opere e gli spazi che le circondano costituiscono una soglia ambigua. Attraverso l’interazione di opere in continua evoluzione, nelle quali si combinano immagini in movimento, suono, oggetti, organismi viventi e apprendimento automatico, l’esposizione si sviluppa seguendo i ritmi di Apnea (2026). Un organo respiratorio artificiale, raccolto sott’acqua, respira a un ritmo umano. La sua membrana oscilla come se fosse in apnea. Aria, suono e vibrazioni impercettibili circolano attraverso le pareti, fino a desincronizzarsi o interrompersi, formando uno spazio di respirazione condiviso che permea l’intera esposizione.


Questo stato indeterminato si estende anche ad Alchimia (2026), dove un verme – antenato larvale dell’inconscio umano – è collocato sulla soglia di una porta. Animato dal respiro, mormora e vibra nella materia circostante, creando una polifonia di voci. Quando viene privato d’aria, vacilla e si contorce. Come Apnea, anche quest’opera mette in evidenza la respirazione come forza fisica e simbolica capace di plasmare la nostra esperienza.


Esperienze impalpabili, tanto percepite quanto osservate, introducono all’incontro con l’ignoto. Questa condizione è rafforzata dalla proiezione di Liminals (2026), il film più recente di Huyghe. Liminals si sviluppa come un mito contemporaneo, simulando una condizione non umana ed esplorando l’incertezza. Una figura antropomorfa, svuotata e senza volto, emerge da stati mutevoli e cerca di esistere in una realtà al di là del tempo e dello spazio. “Uno stato liminale, una danza incessante della materia”, come descrive l’artista, dove molteplici possibilità coesistono simultaneamente e ogni momento è denso di incertezza. Mentre la dimensione interiore e quella esteriore si amalgamano, i confini fra corpo, ambiente circostante e forze plasmanti si dissolvono. Il film indaga se sia possibile relazionarsi a una tale realtà e quali condizioni possano rendere possibile la percezione simultanea di molteplici stati dell’esistenza.


Nella mostra, un grande cancello chiuso, Adversary (2026), ha la funzione di una soglia: l’opera è al contempo immagine simbolica e punto di accesso a ciò che si trova oltre. Un’immagine mentale, generata da una collaborazione creativa fra uomo e macchina, si materializza in una porta a bassorilievo. Fra tutte le possibili immagini mentali, una soltanto viene scelta ed eseguita. In Camata (2024), delle macchine sembrano compiere un rituale sconosciuto su uno scheletro non sepolto rinvenuto nel deserto di Atacama, in Cile. Si tratta al tempo stesso di un rito funebre senza fine, di un processo di apprendimento e della formazione di una soggettività disincarnata. Privo di linearità, di un inizio o di una fine, il film è continuamente rimontato in tempo reale grazie all’impiego di sensori integrati nello spazio espositivo. All’interno della mostra, l’opera Timekeeper (2019-2026) rivela strati di pittura murale e sedimenti depositatisi nel corso del tempo sulle superfici delle pareti del museo, mentre Light Dust (2026) si diffonde attraverso tutto lo spazio, formando un pavimento continuo. Polvere colorata, motivi mutevoli e proiezioni di luce artificiale si dispiegano su pavimenti e pareti, trasformando il tempo e la luce in materia percepibile.


Le opere non funzionano più come entità isolate, ma si presentano come situazioni permeabili. Ne emergono movimenti, immagini ed eventi – a volte sincronizzati, altre volte dissonanti. Opere precedenti e nuove produzioni coesistono come presenze attive all’interno di un intreccio di relazioni che si riconfigurano continuamente, dando vita a nuove narrazioni.


La mostra alla Fondation Beyeler invita i visitatori a immergersi in un “soulscape” – un paesaggio dell’anima: un mondo interiore composto da molteplici temporalità, voci e stati. Una polifonia che si apre a momenti di contraddizione e spaesamento. Prosegue così l’esplorazione dell’artista di un approccio metafisico e finzionale all’esistenza, riflettendo sulla nostra condizione di esseri ibridi, senza gerarchia tra finzione e realtà, tra vivente e artificiale, tra umano e non-umano. Al tempo stesso sensoriale e riflessiva, la mostra adotta una prospettiva esterna che si estende oltre l’esperienza umana per divenire il luogo di formazione di soggettività, aprendosi a dimensioni alternative del reale.


Per Pierre Huyghe “le finzioni sono veicoli che ci danno accesso ad altri mondi possibili, a un’immaginazione controfattuale. Tali finzioni, separate da ciò che è noto, libere da vincoli temporali e spaziali, sono aperte alla speculazione, a strade non ancora percorse. Ci permettono di esperire noi stessi dall’esterno.”


Curatrici: Mouna Mekouar, Curator at Large, Fondation Beyeler; e Anne Stene, Curatrice indipendente. Project Manager: Charlotte Sarrazin, Associate Curator, Fondation Beyeler; e Paola Ravagni, Responsabile produzione e mostre, studio Pierre Huyghe.


Immagini per la stampa disponibili all’indirizzo www.fondationbeyeler.ch/fr/medias/images-de-presse


Fondation Beyeler

La Fondation Beyeler di Riehen, nei pressi di Basilea, è conosciuta a livello internazionale per le sue mostre di altissima levatura, la sua importante collezione di arte moderna e contemporanea e il suo ambizioso programma di eventi. L’edificio del museo, progettato da Renzo Piano, è situato in un parco idilliaco con alberi secolari e stagni di ninfee. La sua posizione nel mezzo di una zona ricreativa con vista su campi di grano, pascoli e vigneti ai piedi della Foresta Nera, è unica. Nel parco adiacente, la Fondation Beyeler sta realizzando una nuova sede museale insieme all’architetto svizzero Peter Zumthor, rafforzando così l’integrazione armoniosa tra arte, architettura e natura.


Ulteriori informazioni:

 www.fondationbeyeler.ch

Fondation Beyeler, Beyeler Museum AG, 

Baselstrasse 77, CH-4125 Riehen


Per l’Italia: Francesco Gattuso,  tel +39 335 678 69 74, presspartnerscommunication@gmail.com


Orari di apertura della Fondation Beyeler: tutti i giorni ore 9–18, mercoledì fino alle ore 20

FESTIVAL DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE 20 e 21 maggio Pompei...Crea: il recupero delle antiche colture per un futuro sostenibile

Tavola rotonda e workshop esperienziali alla fattoria culturale e sociale.

Doppio appuntamento a Pompei in occasione della decima edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, che su tutto il territorio nazionale coinvolge cittadini, associazioni, aziende, enti locali, scuole e università nella promozione di iniziative per diffondere la cultura della sostenibilità.
 
Il Parco Archeologico di Pompei, in collaborazione con il CREA - Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l'analisi dell'Economia Agraria, organizza per giovedì 21 maggio 2026, dalle ore 10 alle ore 13, un’iniziativa dedicata all’agricoltura sostenibile. L’evento coinvolge gli studenti dell’Istituto Superiore “M.P. Vitruvio”, indirizzo Agraria, di Castellammare di Stabia, che avranno l’opportunità di visitare i campi sperimentali situati nell’area fuori le mura del sito archeologico, accompagnati dagli esperti del CREA, e di conoscere da vicino le attività di ricerca attualmente in corso.
L’iniziativa rientra tra gli appuntamenti del Festival dello Sviluppo Sostenibile, in programma a livello nazionale dal 6 al 21 maggio, volto a promuovere una maggiore consapevolezza sui temi della sostenibilità ambientale, economica e sociale.
A Pompei, le sperimentazioni attualmente in corso si concentrano sul recupero di antiche colture locali, individuate attraverso studi di etnobotanica. Si tratta di varietà vegetali naturalmente adattate al microclima dell’area vesuviana e alle caratteristiche del suolo, oggi coltivate secondo pratiche ecosostenibili.
L’attività di ricerca è finalizzata all’individuazione e selezione di specie sempre più affini a quelle antiche, con l’obiettivo di ottenere varietà resistenti e in grado di affrontare le sfide legate al cambiamento climatico. Le prime colture oggetto di sperimentazione includono farro, finocchio, ceci, cipolla e zucca, già presenti nella Pompei arcaica.
 
L’iniziativa nata dalla collaborazione tra Parco e CREA sarà anticipata mercoledì 20 maggio (ore 10-13), da un evento tematico nella Parvula Domus di Pompei, la prima fattoria culturale e sociale in un sito Unesco, gestita dalla cooperativa sociale “Il tulipano”, sita nell'anello verde del Parco Archeologico.
L’evento, realizzato con il patrocinio del Comune di Pompei, è stato concepito come un momento di partecipazione attiva e scambio intellettuale, articolato in due fasi principali. Si parte con una tavola rotonda ideata come spazio di dialogo strutturato tra realtà territoriali, per dare vita a un dibattito sulla sostenibilità, ambientale e sociale e sulla capacità di fare rete a partire dalle persone e dell’ambiente.
Si prosegue con workshop esperienziali di ortodidattica e apicoltura didattica in occasione della Giornata mondiale delle api, laboratori creativi e motori in ambiente outdoor. Agli incontri è prevista la partecipazione di una classe di alunni del liceo classico “G.B. Vico” di Napoli e del liceo “Pascal” di Pompei percorso Tred - Transizione Ecologica e Digitale.
 
Accanto alle iniziative sul territorio nazionale del Festival dello Sviluppo Sostenibile, si svolgono anche gli eventi organizzati dall’ASviS - Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, con tappe itineranti in diverse città italiane, tra cui Milano, Bologna, Parma, Torino, Bari, Genova e Roma e, per la prima volta, anche a Bruxelles, segnando l’apertura del Festival oltre i confini nazionali.


Esce Arte Sciopero il documentario di Luca Immesi su Galeazzo Nardini

Esce al cinema Arte Sciopero, il documentario diretto da Luca Immesi, scritto e prodotto insieme a Hélène Nardini, che porta lo spettatore nel cuore di una delle performance artistiche più lungimiranti e radicali della storia dell’arte contemporanea: lo Sciopero dell’Arte di Galeazzo Nardini.

Un gesto di protesta e di vita, durato 40 anni, che ha trasformato una parola in un mantra quotidiano, in un’opera d’arte totale e in una testimonianza di resistenza contro lo sfruttamento degli artisti e la censura. Il documentario debutta in sala a Roma con tre giorni di proiezioni e performance al Nuovo Cinema Aquila, il 18, 19 e 20 maggio 2026, alle ore 21:00. In tutte e tre le serate saranno presenti l’attrice Hélène Nardini e il regista Luca Immesi. Nella serata del 18 maggio, dopo la proiezione, si terrà un talk con il curatore Cesare Biasini Selvaggi e, in collegamento video, con il curatore Valentino Catricalà, dal titolo “Il senso dello Sciopero nell’arte contemporanea”. Il 19 e il 20 maggio, a seguire la proiezione, andrà in scena un'azione performativa ispirata a Il mondo è un'opera d'arte in divenire, performance di Galeazzo Nardini presentata in anteprima nel 1974 alla mostra Contemporanea, a cura di Achille Bonito Oliva, a Roma.
La performance del 20 maggio prevede l'accompagnamento musicale al sax di Andrés Arce Maldonado.
 
Già vincitore come miglior documentario italiano del RIFF Rome Independent Film Festival 2025, selezionato ad Italians Doc It Better al MIA Mercato Internazionale Audiovisivo 2024, il film ripercorre attraverso materiali d’archivio inediti (fotografie, filmati Super 8, video) e interviste esclusive la vita e le scelte controverse di Galeazzo, esplorando come lo Sciopero abbia influenzato ogni aspetto della sua esistenza. Hélène Nardini, figlia dell’artista e custode della sua eredità, conduce lo spettatore in un viaggio intimo e universale, svelando il legame indissolubile tra arte e vita. Tra le voci che arricchiscono il racconto figurano: Pier Luigi Tazzi (curatore e critico d’arte), Achille Bonito Oliva (curatore e critico d’arte), Valentino Catricalà (curatore e critico d’arte), Gian Luca Farinelli (Direttore della Cineteca di Bologna), Ben Vautier Giuseppe Chiari (artisti Fluxus).
 
Il percorso di iniziative dedicato alla riscoperta dell’artista, oltre al film documentario, procede su più versanti: la mostra Galeazzo Nardini. Arte Sciopero, a cura di Cesare Biasini Selvaggi, prodotta da Contemplazioni, promossa dal Comune di Montecatini Terme in collaborazione con l’archivio Galeazzo Nardini, inaugurata il 21 marzo, visitabile alla Galleria Civica MO.C.A. di Montecatini Terme fino al 7 giugno 2026 e la monografia a lui dedicata, di prossima uscita, edita da Silvana Editoriale.

La vita come opera d’arte
Galeazzo Nardini (Pescia 1938 – Massa e Cozzile 2016), figura eclettica e originale dell’arte contemporanea, ha attraversato gli anni ’70 e oltre partecipando attivamente al panorama artistico internazionale, coltivando legami di amicizia con artisti come Ben Vautier e Giuseppe Chiari. Nel 1973, fu il primo artista al mondo ad auto-esporre una propria opera al Museo del Louvre, un gesto replicato decenni dopo da Banksy.
Tuttavia, nel 1976, schierandosi contro lo sfruttamento degli artisti e la censura, Galeazzo dà vita all’innovativa idea di "Arte Sciopero": chiude la sua galleria-studio "M3 151 Spazio Alternative 2" a Montecatini Terme, rinuncia alla vendita delle sue opere, ma continua a produrne centinaia, compiendo, scrivendo, dipingendo e disegnando un unico soggetto: la parola "SCIOPERO". Su ogni possibile superficie, dalle tele ai cartoni, dai giornali ai tovaglioli, fino ai rotoli di carta velina.


Ostaria Pignatelli ospita lo chef Vincenzo Guarino per una serata partenopea

Dalle colline di Agerola al mare di Napoli”: questo il titolo della serata che si svolgerà il 25 maggio, a partire dalle 20.30, presso Ostaria Pignatelli, a Napoli.

Una serata incentrata sulla cucina partenopea, con due stili differenti a confronto.


Quello della ricerca, proposto da Vincenzo Guarino, executive chef de La Corte degli Dei di Palazzo Acampora di Agerola, e quello della tradizione,  rielaborato da Vincenzo Politelli, chef di Ostaria Pignatelli


Guarino riesce ad esaltare le ricette campane, rendendo ogni pietanza un viaggio che si arricchisce di tutte le sue esperienze in giro per l’Italia e nel mondo.


Politelli, nei suoi piatti, riporta alla memoria la cucina delle nostre mamme: esecuzioni accurate, realizzate con prodotti d’eccellenza.

Per la cena del 25 ci saranno, tra le altre portate, i piatti più rappresentativi di entrambi.


Da Agerola, Guarino porterà uno dei suoi signature dish: “Il Cappuccino del Monaco” con patata affumicate, provolone del Monaco e polvere di porcini, mentre Politelli preparerà la sua iconica “Pasta mista con patate e provola”.


Ricette simbolo, segnalate anche dall’Unione Ristoranti del Buon Ricordo, di cui entrambi i locali fanno parte.
Così come entrambi possono vantare la menzione nella prestigiosa Guida Michelin.


Un’occasione unica per scoprire o riscoprire due cucine d’autore.


Informazioni e prenotazioni: 081 015 3134