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sabato 4 luglio 2026

Agroalimentare e sviluppo locale, a Cimitile incontro con l’Assessore Regionale Maria Carmela Serlucasu De.Co., PAT e Dieta Mediterranea

"La Grande Ricchezza. La tradizione che nutre la visione: De.Co., PAT e Dieta Mediterranea, la ricetta della Campania per il futuro delle comunità locali", in programma per martedì, 7 luglio 2026, alle ore 17:30, a Cimitile (NA), presso la suggestiva cornice del Complesso delle Basiliche Paleocristiane (Via Madonnelle, n. 5).

Interverranno: Filomena Balletta, Sindaco del Comune di Cimitile; Maria Carmela Serluca, Assessore all'Agricoltura della Regione Campania; Luigi Barbati, Presidente dell'UNPLI (Unione Nazionale Pro Loco Italiane) Campania; Alessandro De Fraia, Responsabile De.Co. e Tradizionali della Regione Campania. Modera la giornalista Paola Cacace. 

Si terrà martedì, 7 luglio 2026, alle ore 17:30, a Cimitile (NA), presso la suggestiva cornice del Complesso delle Basiliche Paleocristiane (Via Madonnelle, 5), il convegno sul tema "La Grande Ricchezza. La tradizione che nutre la visione: De.Co., PAT e Dieta Mediterranea, la ricetta della Campania per il futuro delle comunità locali".

 

L'evento, organizzato e promosso dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania, si pone l'obiettivo di fornire indicazioni operative sulle iscrizioni Denominazioni Comunali (De.Co.) e Prodotti Agroalimentari Tradizionali (P.A.T.), nonché sulla valorizzazione della Dieta Mediterranea. La tutela del patrimonio agroalimentare, infatti, non rappresenta una semplice scommessa nostalgica, ma si configura come l'unico vero motore di sostenibilità sociale, culturale ed economica per i territori della regione.

 

Nel corso dell’incontro, moderato dalla giornalista Paola Cacace, sono previsti gli interventi di: Filomena Balletta, Sindaco del Comune di Cimitile; Maria Carmela Serluca, Assessore all'Agricoltura della Regione Campania; Luigi Barbati, Presidente dell'UNPLI (Unione Nazionale Pro Loco Italiane) Campania; Alessandro De Fraia, Responsabile De.Co. e Tradizionali della Regione Campania

 

I temi trattati

Il talk si svilupperà intorno a tre concetti cardine per il territorio campano:

 

· Le De.Co. (Denominazioni Comunali) come "Carta d'Identità": la De.Co. non è un marchio di qualità europeo, bensì un'attestazione di origine comunale che certifica il legame viscerale tra un prodotto, la sua comunità e il saper fare locale. Questa attestazione può salvare dall'estinzione le micro-produzioni artigianali, fornendo ai piccoli comuni un vitale strumento di marketing territoriale per contrastare lo spopolamento.

 

· I Prodotti Agroalimentari Tradizionali come atlante della biodiversità: la Campania vanta il primato italiano per il più alto numero di Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT). Questo immenso patrimonio è la spina dorsale della biodiversità regionale. Verrà discusso il ruolo dell'Assessorato Regionale all'Agricoltura nella promozione di questi prodotti, affinché diventino un'opportunità di reddito per i giovani agricoltori, veri e propri custodi di questa ricchezza.

 

· La Dieta Mediterranea come cornice salutistica: nata e codificata proprio in Campania, in particolare nel Cilento, rappresenta molto più di un elenco di ingredienti: è uno stile di vita fondato su stagionalità, frugalità e convivialità. In quest'ottica, De.Co. e PAT rappresentano i mattoni biologici della Dieta Mediterranea. Valorizzare i micro-prodotti significa promuovere un modello di benessere esportabile a livello globale.

 

Il convegno punta a stimolare la consapevolezza istituzionale, illustrando agli amministratori locali come capitalizzare i registri De.Co. e PAT. L'intento è anche quello di promuovere il turismo delle radici, intercettando i viaggiatori moderni alla ricerca dell'autenticità locale , e di sostenere la transizione ecologica e sociale, posizionando l'agricoltura tradizionale come baluardo a difesa dell'ambiente e dell'identità culturale. 




Capua Film Fest 2026, il cinema si racconta al femminile

Dal 16 al 30 luglio nei Giardini dello Sperone un cartellone dedicato a registe, attrici e autrici. Ospiti Teresa Saponangelo, Vanessa Scalera, Anna Ferzetti, Fabrizia Sacchi, Mara Fondacaro, Sophie Chiarello, Michela Andreozzi, Francesco Lagi, Nicolangelo Gelormini e molti altri
 

Sarà il talento delle donne a guidare la nuova edizione del Capua Film Fest, in programma dal 16 al 30 luglio nei suggestivi Giardini dello Sperone (via Pomerio, Capua). Promossa dal Teatro Ricciardi, ideata da Gianmaria Modugno e diretta da Francesco Massarelli, la rassegna sceglie per il 2026 il titolo "Femminile: sguardi e ritratti", trasformando il cinema in uno spazio di confronto dedicato alle registe, alle attrici e alle autrici che stanno ridefinendo il panorama audiovisivo contemporaneo.

Proiezioni, incontri con gli artisti e momenti musicali accompagneranno il pubblico in un percorso che alterna opere dirette da donne e film capaci di raccontare memorabili figure femminili, dando vita a due sezioni complementari: "Sguardi", dedicata alle autrici e al loro modo di osservare il presente, e "Ritratti", riservata a personaggi femminili che hanno lasciato un segno attraverso il cinema.

L'edizione prende le mosse dalle celebrazioni per i 150 anni dalla nascita di Elvira Notari, pioniera del cinema italiano, alla quale sarà dedicato uno degli appuntamenti più attesi del festival. «Partendo dalle celebrazioni per i 150 anni dalla nascita di Elvira Notari, ho pensato che sarebbe stato interessante concentrare la nostra programmazione sulla creatività femminile dando spazio alle opere di tante nostre brave registe. Al tempo stesso non ho voluto rinunciare, in un percorso interamente declinato al femminile, ad alcuni ritratti di donna che mi hanno particolarmente toccato durante la stagione. E così grazie anche a quattro grandi attrici come Teresa Saponangelo, Vanessa Scalera, Anna Ferzetti e Fabrizia Sacchi, che hanno accettato il nostro invito, è nata, accanto alla sezione "Sguardi", anche quella dedicata ai "Ritratti"», spiega il direttore artistico Francesco Massarelli.

Ad aprire il festival, giovedì 16 luglio, sarà il concerto dell'Orchestra Teatro Ricciardi Heart & Soul, che eseguirà musiche di Antonio Vivaldi, seguito dall'incontro con Fabrizia Sacchi, protagonista della serata dedicata a Primavera di Damiano Michieletto. Un racconto delicato sulla rinascita e sulle seconde possibilità, affidato allo sguardo di una delle interpreti più sensibili del cinema italiano.

La serata del 17 luglio è dedicata al contest cinematografico “Legàmi” nato per valorizzare il talento dei giovani registi e il territorio di Capua attraverso il linguaggio del cinema, con la proiezione delle opere di cinque registi Martin Amendola, Michele Pagano, Domenico Pizzulo, Tullio Edoardo Rocca e Eva Ruggieri, che sono stati chiamati a realizzare un cortometraggio originale ispirato al tema “I legami con le persone, le cose e i luoghi”. I partecipanti hanno vissuto un’esperienza immersiva in città: hanno avuto a disposizione sette giorni per ideare e girare il proprio film a Capua e un mese per completarne la post-produzione. I cortometraggi sono realizzati con il supporto tecnico di Trans Audio VIdeo Group, mentre le colonne sonore originali saranno eseguite dalla Heart Sound Orchestra del Teatro Ricciardi. La serata verrà chiusa dalla proiezione di Suspiria di Dario Argento, uno dei capolavori assoluti del cinema italiano.

Il 18 luglio sarà una giornata simbolo della manifestazione. Teresa Saponangelo presenterà il documentario Elvira Notari – Oltre il silenzio di Valerio Ciriaci, che restituisce finalmente il posto che spetta alla prima grande regista italiana. A seguire sarà proiettato 'A Santanotte di Elvira Notari, accompagnato dall'esecuzione dal vivo della colonna sonora composta dal maestro Michele Signore, in un evento che unirà cinema muto e musica dal vivo.

L'appuntamento di lunedì 20 luglio vedrà protagonisti la regista Mara Fondacaro e l’attore Simone Liberati, che incontreranno il pubblico per raccontare Il primo figlio, intenso dramma familiare sulla maternità e sulle responsabilità dell'età adulta. La serata proseguirà con La salita, scritto dalla stessa Fondacaro insieme a Massimiliano Gallo, un'opera che riflette sul coraggio di ricominciare.

Sarà invece mercoledì 22 luglio il turno di Sophie Chiarello, ospite del festival con Aldo Giovanni e Giacomo – Attitudini: nessuna, documentario che svela il lato più umano e meno conosciuto del celebre trio comico, raccontandone il percorso artistico e personale.

L'atmosfera cambierà giovedì 23 luglio, quando il Capua Film Fest aprirà le porte anche alle famiglie con una serata evento dedicata a Jurassic Park: prima della proiezione sarà possibile visitare una speciale esposizione con una Jeep ispirata al film e velociraptor animati, per un'esperienza immersiva pensata per grandi e piccoli.

La programmazione riprenderà venerdì 24 luglio con un incontro dedicato alle attrici Liliana Bottone e Rosanna Sparapano, seguito dalla proiezione del primo episodio della terza stagione de La legge di Lidia Poët, diretta da Letizia Lamartire, che continua a raccontare la prima avvocata italiana con uno sguardo moderno, capace di intrecciare racconto storico e contemporaneità. A seguire sarà proiettato Il bene comune di Rocco Papaleo, inserito nella sezione “Ritratti”.

Il giorno successivo, sabato 25 luglio, saliranno sul palco Francesco Lagi e Vanessa Scalera per presentare Il Dio dell'Amore, storia intensa che attraversa sentimenti, fragilità e desiderio, affidandosi all'interpretazione di una delle attrici più apprezzate del panorama italiano.

L'incontro con Michela Andreozzi è invece in programma domenica 26 luglio, quando l'autrice presenterà Unicorni, una commedia brillante e profonda dedicata alle nuove forme della famiglia e dell'identità. La serata si concluderà con un omaggio a Marjane Satrapi attraverso la proiezione di Persepolis, il capolavoro d'animazione che ha trasformato una storia autobiografica in un racconto universale di libertà.

Proseguirà lunedì 27 luglio il dialogo con gli ospiti del festival grazie alla presenza di Anna Ferzetti e Umberto Riccioni Carteni, che accompagneranno il pubblico alla scoperta di Domani interrogo, un film che affronta con leggerezza e ironia il mondo della scuola e le sfide della crescita.

Per la serata di martedì 28 luglio sono attese la regista Valentina Bertani e la sceneggiatrice Maria Sole Limodio, protagoniste dell'incontro dedicato a Le bambine, delicato racconto sull'infanzia e sulla costruzione dell'identità femminile, unico film italiano in concorso lo scorso anno al Festival di Locarno. A seguire sarà proiettato Gioia mia di Margherita Spampinato, una storia che esplora con sensibilità i legami familiari e la ricerca della felicità.

Il festival si avvierà verso la conclusione mercoledì 29 luglio con Nicolangelo Gelormini, che presenterà La gioia, intenso ritratto femminile capace di attraversare desideri, ferite e possibilità di rinascita.

A chiudere il cartellone sarà infine, giovedì 30 luglio, Gianluca Matarrese, ospite del festival per presentare Il quieto vivere, documentario che osserva la quotidianità trasformandola in un racconto universale attraverso uno sguardo profondamente umano. La conclusione sarà affidata alla Notte Cult, dedicata ai 100 anni di Marilyn Monroe con “A qualcuno piace caldo” di Billy Wilder.

«Il Capua Film Fest nasce con un obiettivo preciso: rilanciare la vita culturale di Capua e far conoscere la sua storia e la sua bellezza ben oltre i confini della città – spiega Gianmaria Modugno –. Il festival non vuole solo ospitare grandi protagonisti del cinema, ma fare di Capua la vera protagonista. Per questo abbiamo scelto che i giovani registi girino i loro cortometraggi qui: il cinema è uno strumento straordinario per valorizzare un territorio. Se Capua tornerà a essere riconosciuta come un luogo dove la cultura si produce, avremo raggiunto il nostro obiettivo».

Anche quest’anno nei Giardini dello Sperone saranno presenti stand e food truck con una selezione di espositori d’eccellenza.


 

Al Campania Teatro Festival 2026 debutta in Sala Assoli Moscato Coralin alla fine muore, thriller psicologico con Rossella Pugliese e AdrianoFalivene venerdì 10 luglio 2026

Al Campania Teatro Festival venerdì 10 luglio, alle ore 21, in Sala Assoli Moscato esordisce "Coralin alla fine muore", scritto e diretto da Rossella Pugliese, che è anche in scena con Adriano Falivene.

Al Campania Teatro Festival, giunto alla sua diciannovesima edizione e diretto da Ruggero Cappuccio, organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Alessandro Barbano, e finanziato dalla Regione Campania, debutta in prima assoluta in Sala Assoli Moscato venerdì 10 luglio, alle ore 21, “Coralin alla fine muore” scritto e diretto da Rossella Pugliese, che è anche in scena con Adriano Falivene e si ringrazia il noto attore e conduttore Flavio Insinna per aver regalato la sua voce al personaggio dell’avvocato Lorenzi. La direzione tecnica e disegno luci sono affidati a Errico Quagliozzi, i costumi sono di Giuseppe Avallone, le musiche originali di Ivo Parlati e la realizzazione scene è di Neo Scenografie di Paolo Iammarrore e Vincenzo Fiorillo. Si aggiungono l’aiuto regia Arina Sazontova e la sarta di scena Francesca Romano. La produzione dello spettacolo è Deneb e ETS.

In un loft spoglio, durante una notte di tempesta, una donna e un uomo si affrontano in un gioco ambiguo e pericoloso, dove vittima e carnefice sembrano continuamente scambiarsi di ruolo.

Coralin è un’avvocata penalista brillante, feroce, abituata a difendere uomini colpevoli e a sopravvivere in un ambiente dominato dal potere e dalla manipolazione. Timoleone Copì è un uomo spezzato, ossessionato da un dolore che non riesce a contenere e da una colpa che lo divora da tempo.

Quando Timo rapisce Coralin segregandola in quel loft isolato, prende forma un confronto sempre più serrato. Ciò che inizialmente appare come un sequestro si trasforma progressivamente in qualcosa di molto più complesso: un rituale emotivo in cui entrambi cercano disperatamente di difendere la propria versione del fallimento, della colpa e di ciò che sono diventati.

Nel corso dei giorni, i ruoli si ribaltano di continuo. Vittima e carnefice finiscono per confondersi, mentre i due protagonisti vengono trascinati dentro un territorio sempre più instabile; identità, memoria e senso di colpa lentamente si sgretolano.

“Coralin alla fine muore” è un thriller psicologico che attraversa la violenza invisibile delle relazioni umane e accompagna i suoi protagonisti fino al punto in cui sopravvivere a sé stessi sembra impossibile.

Come dichiara Rossella Pugliese nelle sue note di regia «“Coralin alla fine muore” nasce dal desiderio di indagare il lato più ambiguo delle relazioni umane: quel territorio fragile in cui controllo, dipendenza emotiva e violenza psicologica convivono senza più confini netti.

Il testo si sviluppa come un thriller psicologico a due personaggi, ma evita volutamente le dinamiche tradizionali del genere. Non esistono eroi né innocenti assoluti. Coralin e Timo combattono continuamente per il controllo della narrazione, cercando di imporre all’altro una versione della realtà che li renda sopportabili ai propri occhi.

Lo spazio scenico è essenziale, quasi astratto: un loft vuoto, una finestra sprangata, tende bianche innaturalmente lunghe, un materasso, pochi oggetti. Tutto è reale e insieme mentale. La scena diventa una trappola emotiva, un luogo sospeso dove il tempo sembra collassare e ripetersi.

Anche il linguaggio registico lavora sulla tensione tra verità e rappresentazione: i corpi degli attori oscillano continuamente tra naturalismo e deformazione, tra intimità quotidiana e dimensione rituale. Il temporale, il vento, il suono improvviso dello sparo e il movimento delle tende diventano elementi drammaturgici vivi, quasi presenze.

La drammaturgia procede per stratificazioni, lasciando emergere lentamente le ferite profonde dei personaggi senza mai spiegare tutto in modo definitivo. Lo spettatore è chiamato a entrare dentro le contraddizioni dei protagonisti, a prendere posizione e subito dopo a rimettere in discussione ciò che credeva di aver compreso.

“Coralin alla fine muore” non cerca risposte assolute né consolazioni. Attraversa il senso di colpa, il bisogno di essere riconosciuti e la difficoltà di sostenere la verità su sé stessi. Fino a lasciare in scena due esseri umani incapaci di distinguere se ciò che li tiene ancora vivi sia il desiderio di salvarsi o quello di sparire definitivamente».

CORALIN ALLA FINE MUORE

debutto Sala Assoli Moscato, venerdì 10 luglio alle ore 21

scritto e diretto da Rossella Pugliese

con Rossella Pugliese, Adriano Falivene

voce dell’avvocato Lorenzi Flavio Insinna

direzione tecnica e disegno luci Errico Quagliozzi

costumi Giuseppe Avallone

musiche originali Ivo Parlati

realizzazione scene Neo Scenografie di Paolo Iammarrore e Vincenzo Fiorillo

aiuto regia Arina Sazontova

sarta di scena Francesca Romano

produzione Deneb e ETS

durata 80 minuti

Per prenotazioni, acquisto biglietti e programma completo: www.campaniateatrofestival.it/

Tra impresa e luoghi negati, Bonacina e le storie che interrogano il presente a Ischia Film Festival 2026

L’Ischia Film Festival 2026 entra nella sua fase conclusiva con le arene del Castello Aragonese esaurite. La giornata di ieri ha messo in dialogo il confronto su impresa e spazio urbano con racconti di solitudine, comunità e paesaggi minacciati, confermando la varietà degli sguardi ospitati dal festival.



Alla Cattedrale dell’Assunta si comincia con la storia di Rise di Jessica J. Rowlands, con protagonista un bambino cresciuto in una discarica dello Zimbabwe che trova nel pugilato una possibilità di essere visto. La Rowlands ha dichiarato: “Ho raccontato lo Zimbabwe come lo porto dentro: non come viene spesso mostrato, ma come si imprime negli occhi di un bambino. Un luogo di luce, di suono, di energia, dove la realtà e il sogno convivono. Volevo sottrarmi agli stereotipi e restituire complessità: uno sguardo intimo, personale, che non nega le contraddizioni ma sceglie di attraversarle con speranza. Per me la geografia non è solo spazio, è memoria emotiva. È il modo in cui un luogo ti forma. E questo film è esattamente questo: un ritorno, ma anche una presa di posizione su come scegliamo di guardare e raccontare il mondo.”


Successivamente lo spazio “Fare Futuro” ha riunito Elia Bonacina, Selena Brocca e Stefano Micelli, prima della proiezione di Nuvola. Un progetto aperto alla città di Luca Caon. Il documentario osserva l’architettura partecipata e la costruzione di spazi sociali, interrogando il rapporto fra progetto urbano, impresa e comunità.



Elia Bonacina e Selena Brocca hanno dialogato sul tema importante del saper fare artigiano verso il futuro digitale, con un’attenzione particolare al mondo del cinema: “Cultura e impresa è sempre stato il binomio che, dall’Impero romano al Rinascimento, ha tracciato l’incredibile evoluzione economica, artigiana e imprenditoriale italiana che oggi più che mai ha bisogno di essere vista e raccontata nel modo corretto. Spesso siamo più apprezzati all’estero che in Italia, dobbiamo ora creare una narrazione corretta all’interno del paese per rendere tutti consapevoli dei valori che abbiamo all’interno. Oggi non dimentichiamoci che l’Italia è conosciuta in tutto il mondo per il Made in Italy e il Made in Italy nasce nei distretti che, da nord a sud, hanno dato vita a imprese e soprattutto a marchi che in tutto il mondo vengono riconosciuti come tali grazie al lavoro di menti e mani di persone che vivono in quei territori e scelgono di investire all’interno di questi spazi. L’Ischia Film Festival, così connesso ai territori, non poteva che essere per noi un collegamento naturale. Essere all’Ischia Film Festival significa sentirsi protagonisti di un cambiamento che avviene solo perché si è in un luogo speciale con persone speciali che fanno sì di sentirsi capaci di creare un cambiamento.”



Alessandra Bianco, Andrea Camesasca e Francesco Vena hanno aggiunto: “Il cinema è uno strumento importantissimo per raccontare le imprese, per promuovere una storia che attraversa più generazioni, per tramandare una narrazione familiare, perché tante imprese italiane sono figlie di una storia di sacrifici che vanno evidenziati e fatti conoscere ai più giovani. L’Ischia Film Festival è il contesto perfetto in cui senti proprio l'umanità e la presenza che rendono questa esperienza ancora più intensa.”

Alla Casa del Sole, The Drowned di Alessandro Reato e Davide Negri ha seguito una fotografa senza volto attraverso Hong Kong, alla ricerca di qualcuno svanito tra milioni di sconosciuti, lasciando per strada immagini da cui le figure umane sono state ritagliate via. Reato e Negri hanno affermato: “La tensione tra la folla e il viaggio interiore è un elemento centrale. Oggi viviamo immersi in una sovrabbondanza di immagini, sempre più replicate e generate, dove l’unicità diventa fragile. Il cinema deve allora interrogarsi su come restare autentico, su quale spazio possa ancora occupare. Il nostro film racconta proprio questo smarrimento: il perdersi dentro un flusso visivo continuo e la ricerca, forse ancora incompiuta, di un centro.



A seguire, il documentario We Are The Fruits of the Forest di Rithy Panh, accompagnato dalla produttrice Catherine Dussart, ha raccontato la lotta del popolo Bunong contro la perdita della terra e un clima che ne sconvolge le coltivazioni. La Dussart ha raccontato: “Il cinema, se vuole avere ancora un senso forte, deve scegliere da che parte stare: o consumare immagini, o assumersi la responsabilità di crearle davvero. Essere qui a Ischia non è solo un onore, è la prova che queste storie, anche se scomode, trovano ancora spazio. E devono trovarlo.”



Con Parallel City di Ana Mărgineanu, la serata si è spostata a Timișoara, dove una donna in frantumi accudisce tre bambini afghani alla vigilia di un attraversamento di confine. Ionel Marginean ha affermato: “Essere qui è particolarmente significativo, perché questo film nasce proprio da un luogo: il quartiere che è allo stesso tempo scenario e protagonista. Il progetto ha origine da un’esperienza teatrale immersiva, dove ogni spettatore costruiva il proprio percorso. Nel passaggio al cinema abbiamo scelto uno sguardo preciso, ma abbiamo cercato di mantenere quella sensazione di attraversamento, di scoperta viva dello spazio. Questo è, prima di tutto, un film sui luoghi, su come li viviamo, li percepiamo e li raccontiamo. E portarlo in un festival così profondamente legato al tema della location lo rende il contesto ideale.”



Il direttore del Festival Michelangelo Messina ha concluso: “Questo festival nasce da una scelta precisa: non celebrare semplicemente i luoghi, ma interrogarli. Perché un luogo non è mai solo bellezza, è identità e, sempre più spesso, è un’identità fragile, negata, cancellata. Raccontiamo territori che resistono, ma anche quelli che stanno scomparendo: sotto il peso delle guerre, dei disastri, o dell’indifferenza. E il cinema, in questo, non è decorazione, ma è uno strumento di testimonianza. Se queste storie arrivano qui all’Ischia Film Festival, è perché qualcuno ha deciso di guardare dove spesso si distoglie lo sguardo. E noi continuiamo a farlo, con ostinazione.”



Il programma di questa sera – venerdì 3 luglio 2026



Ore 20:00 – Ultimo Film Cocktail dell’edizione, riservato agli accreditati professionali.



Ore 21:30, Cattedrale dell’Assunta – “Parliamo di Cinema” con Lucia Calamaro. A seguire, Antartica – Quasi una fiaba, ambientato in una base scientifica isolata, dove il futuro dell’umanità si intreccia a tensioni affettive, etiche e ideologiche.



Ore 21:30, Piazza d’Armi – Sueña Ahora di Gabriele Licchelli, Francesco Lorusso e Andrea Settembrini: quando un blackout sprofonda Cuba nel buio, desideri e visioni si impastano con i suoni della notte. A seguire, Nel buio dell’acqua di David Rodríguez de la Morena, dedicato a Mauro Morandi, ottant’anni, che dopo trent’anni trascorsi a custodire un’isola scopre che verrà sfrattato.



Ore 21:30, Casa del Sole – Rahlo (Shallow Ground) di Jozo Schmuch: a Vukovar, una madre riavvolge il tempo e riabbraccia il figlio scomparso nella guerra, identico a come era partito. A seguire, Sanding Dreams di Anton Mamykin, in cui uno studente di ingegneria spaziale torna al villaggio natale per un’emergenza familiare, mettendo in pausa il sogno delle stelle per rispondere alle necessità della famiglia.



Ischia Film Festival è sostenuto da: MiC Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e audiovisivo, Regione Campania – Film Commission Regione Campania, BONACINA, BPER Banca e si svolge sotto il patrocinio dei comuni di Ischia e Forio.


giovedì 2 luglio 2026

BALLO! Taranta d'Amore, 4 luglio 2026 all'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma

Prende avvio il percorso pubblico di MetaDanze, il nuovo progetto dedicato alla danza contemporanea e di contaminazione promosso da ATCL insieme ai partner della rete regionale, nato per costruire un sistema capace di mettere in relazione creazione artistica, formazione, produzione e diffusione.

Il primo appuntamento è in programma venerdì 4 luglio, alle ore 21.00, nella Cavea dell'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma, con BALLO! – Taranta d'Amore, XVII edizione: uno spettacolo ideato da Ambrogio Sparagna, Emanuela Bianchini e Mvula Sungani, che intreccia la forza della tradizione popolare italiana con i linguaggi della danza contemporanea, coinvolgendo l'Orchestra Popolare Italiana dell'Auditorium Parco della Musica, il Coro Popolare e la Mvula Sungani Physical Dance insieme ai giovani interpreti inseriti nel percorso MetaDanze.

L'appuntamento inaugura un calendario che nei prossimi mesi attraverserà diversi luoghi della regione, delineando una progettualità che guarda alla danza come infrastruttura culturale, spazio di ricerca e occasione di crescita per le nuove generazioni di artiste e artisti.

Uno spettacolo di Ambrogio Sparagna, Emanuela Bianchini, Mvula Sungani
con l’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica di Roma diretta da Ambrogio Sparagna la Mvula Sungani Physical Dance diretta da Emanuela Bianchini
e il Coro popolare diretto da Anna Rita Colaianni

Il 4 luglio 2026 si svolgerà una nuova e significativa tappa di un percorso che, nel suo sviluppo progressivo, si sta affermando come una delle linee portanti della progettualità coreutica contemporanea nel Lazio. All’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, nella Cavea di Roma, prende forma un nuovo appuntamento di Piattaforme Coreografiche, all’interno del progetto MetaDanze, che si sta delineando come un ecosistema strutturato dedicato alla danza contemporanea e di contaminazione, capace di connettere creazione, formazione, produzione e diffusione del linguaggio del corpo.

In questa occasione viene presentato BALLO! Taranta d’amore, produzione multidisciplinare firmata da Ambrogio Sparagna, Mvula Sungani ed Emanuela Bianchini, con la partecipazione dell’Orchestra Popolare Italiana e del Coro Popolare dell’Auditorium Parco della Musica, insieme alla Mvula Sungani Physical Dance, la GDO Uda Company e ai danzatori e interpreti coinvolti nei percorsi di MetaDanze. Un lavoro che si colloca nel punto di intersezione tra tradizione e contemporaneità, tra memoria e riscrittura scenica, in cui il patrimonio musicale e coreutico italiano viene attraversato non come repertorio cristallizzato ma come materia viva, in costante trasformazione.
La struttura di Taranta d’amore si fonda su un principio di riattivazione del gesto popolare, in cui pizziche, tammurriate, saltarelli e canti tradizionali diventano dispositivi dinamici, capaci di generare una nuova drammaturgia del corpo. La Physical Dance di Mvula Sungani ed Emanuela Bianchini agisce come linguaggio di sintesi e di espansione, mettendo in relazione danza contemporanea, fisica e radici antropologiche del movimento, in una scrittura scenica che non separa mai il gesto dalla sua origine culturale.

All’interno di questo impianto, la presenza dei giovani coreografi ed interpreti provenienti dal progetto MetaDanze assume una funzione centrale e non accessoria, segnando con chiarezza la direzione del percorso: costruire uno spazio in cui formazione e creazione coincidano, e in cui le nuove generazioni non siano semplici osservatori ma parte attiva del processo artistico. È in questa dinamica che il progetto si definisce anche come strumento di accesso e continuità per la danza contemporanea sul territorio.
Taranta d’amore si configura così come un rito contemporaneo, una forma scenica che restituisce alla dimensione della festa la sua funzione originaria di spazio condiviso, in cui musica, corpo e comunità si intrecciano in un’unica esperienza percettiva e collettiva. La danza non rappresenta, ma attiva; la musica non accompagna, ma struttura; il corpo diventa luogo di memoria e trasformazione.

Questo appuntamento inaugurale apre un percorso più ampio che definisce MetaDanze come infrastruttura culturale in evoluzione, orientata alla costruzione di un sistema stabile per la danza contemporanea nel Lazio. Il progetto è stato ideato da CRDL – Centro Regionale Danza Lazio, che grazie a una visione pionieristica ha saputo creare una rete strategica tra ATCL – Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio e ASI – Associazioni Sportive e Sociali Italiane, mettendo in dialogo competenze, territori e professionalità differenti con l’obiettivo di potenziare il sistema regionale della danza. Una sinergia che costituisce l’ossatura operativa del progetto e ne garantisce la dimensione territoriale, formativa e distributiva, favorendo la crescita di una filiera sempre più integrata e capace di valorizzare i talenti e le realtà del territorio.

ATCL, circuito multidisciplinare riconosciuto dal Ministero della Cultura e dalla Regione Lazio, agisce sul piano della distribuzione e della formazione del pubblico; CRDL ente di promozione nazionale riconosciuto dal Ministero della Cultura e dalla Regione Lazio opera sul versante della produzione, del perfezionamento e della formazione professionale; ASI ente di promozione nazionale riconosciuto da Sport e Salute e dalla Regione Lazio per la formazione professionale, garantisce una rete capillare nazionale e regionale, capace di connettere scuole, associazioni e pratiche diffuse del territorio.
In questa prospettiva, MetaDanze non si limita a programmare eventi, ma costruisce un sistema in cui ogni appuntamento si inserisce in una visione organica e continuativa. Il 4 luglio rappresenta dunque un passaggio significativo all’interno di un processo più ampio, che proseguirà nei mesi successivi con ulteriori tappe tra Spazio Rossellini, MSPD Studios e Auditorium della Conciliazione, consolidando una rete di azioni dedicate alla nuova coreografia contemporanea, alla formazione e alla diffusione della danza come linguaggio pubblico e condiviso.

Dal 1 al 4 ottobre presso Spazio Rossellini si svolgerà Emergenze Coreografiche – II edizione, piattaforma dedicata alla nuova coreografia contemporanea e di contaminazione, pensata come spazio di scouting, formazione e accompagnamento delle giovani generazioni coreutiche, con particolare attenzione alle scuole di danza del territorio regionale e alle aree periferiche del Lazio. Un dispositivo che non si limita alla selezione artistica, ma costruisce un processo di ascolto strutturato, fino alla produzione di raccomandazioni condivise tra giovani artisti e operatori del settore, con l’obiettivo di ridurre la distanza tra formazione e sistema produttivo.

Il 5 ottobre, presso MSPD Studios, prenderà avvio il III Corso di Formazione Professionale della Regione Lazio, qualificato EQF 6 ed equiparabile a una laurea triennale, un percorso di alta formazione dedicato al perfezionamento tecnico e artistico delle nuove generazioni di interpreti e coreografi, inserito direttamente nel sistema operativo del progetto MetaDanze.

Il 10 e 11 ottobre, sempre presso MSPD Studios, si svolgerà DanzaNetwork – Steps in Spaces, piattaforma dedicata ai formati brevi della coreografia contemporanea per solo, duo e trio, con l’obiettivo di valorizzare la scrittura coreografica emergente e le nuove forme di produzione agile, in dialogo con i linguaggi della contaminazione.

Dal 16 al 19 ottobre, all’Auditorium della Conciliazione, andrà in scena DanzaNetwork – Tersicore / Nuovi spazi per la danza, piattaforma dedicata ai gruppi emergenti e alle scuole di danza, che amplia ulteriormente il perimetro di visibilità del progetto, rafforzando il rapporto tra creazione e pubblico in una dimensione più ampia e istituzionale.

Il 17 ottobre, nello stesso contesto, sarà presentato Deledda – Cenere e le canzoni della rivoluzione silenziosa, produzione multidisciplinare della Mvula Sungani Physical Dance con musica dal vivo, nata per il centenario del premio Nobel ricevuto dalla grande scrittrice sarda. Il progetto inserirà nel cast, accanto ai professionisti, giovani danzatori del territorio, proseguendo il dialogo tra danza, parola e memoria., inscrivendosi nella linea poetica e politica del progetto MetaDanze.

Infine, il 7 e 8 novembre allo Spazio Rossellini si terrà DanzaNetwork – Danze in Comune, iniziativa dedicata a eventi, lezioni e workshop di danze sociali, che apre esplicitamente il progetto alla dimensione partecipativa e comunitaria, rafforzando il legame tra pratica artistica e cittadinanza culturale.

Nel loro insieme, questi appuntamenti non costituiscono una semplice programmazione, ma delineano un sistema continuo e interconnesso, in cui la danza diventa infrastruttura culturale, linguaggio pubblico e dispositivo di relazione tra territori, generazioni e istituzioni.


Metadanze Sede Operativa
Viale Amelia 30b 
00181 Roma
Contatti (+39) 351 – 7637577

Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone
Viale Pietro de Coubertin, 30 00196 - Roma
Acquista i biglietti: https://www.auditorium.com/it/ticket-one/?eid=45204/ 
Info tel. 0680241281 – Contatti info@musicaperroma.it

A Città della Scienza nel weekend del 4-5 luglio 2026 science show sul magnetismo e tanto altro


A Città della Scienza va in scena un nuovo weekend per scoprire, passo dopo passo, la forza invisibile delle applicazioni quotidiane dei campi magnetici. Corporea, il primo museo interattivo d’Europa dedicato al corpo umano, sarà il luogo educativo per la scoperta, il gioco e la meraviglia degli esperimenti scientifici che consentono ai ragazzi di apprendere e al tempo stesso di divertirsi.

Le visite guidate al museo saranno rese più speciali grazie alla presenza di Aphel, un innovativo robot umanoide capace di rendere il percorso ancora più immersivo, traducendo la complessità della scienza in un linguaggio accessibile e divertente.

Il science show del weekend al LAB1 riguarderà il magnetismo. Un processo risalente all’ antica Grecia, dove nel luogo di Magnesia, avvenne la prima scoperta del magnetismo, con le pietre di magnesia. Il pianeta Terra ha dei veri e propri “binari” invisibili che orientano il movimento degli oggetti magnetici; in più, il campo magnetico terrestre interagisce con il vento solare formando la magnetosfera, uno scudo vitale per il pianeta. Inoltre, la magnetorecezione degli animali acquatici consente loro di sentire il campo magnetico della Terra allo scopo di orientarsi, nelle profondità dell’acqua e durante le ore notturne.

Il fine settimana si completa con la mostra "SensAzioni" (aperta fino al 26 luglio), che offre trentaquattro exhibit interattivi dedicati ai cinque sensi, insieme ai suggestivi show in programma al Planetario e all’affascinante microcosmo di "Insetti & Co."
                           
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Volti, paesaggi, memorie: il cinema del presente all'Ischia Film Festival 2026

Alla Cattedrale dell’Assunta, Era di Vincenzo Marra, con Maurizio Casagrande, ha posto al centro Lina, donna napoletana che rifiuta di lasciarsi definire dall’età e continua a misurarsi con il tempo, i desideri e la propria ostinata vitalità.



«Con Era ho sentito l’urgenza di uscire dalla comfort zone e affrontare una sfida narrativa complessa: raccontare senza stereotipi, unendo registri diversi e affidandomi profondamente alla verità degli interpreti. È un film che nasce da una spinta intima e da un bisogno di memoria, soprattutto in un tempo in cui la memoria sembra perdere valore. Durante il Covid ho avvertito con forza quanto fosse pericoloso ridurre gli anziani a un’idea marginale: da lì è nato il desiderio di restituire dignità, profondità e umanità a quelle vite, trasformando ricordi personali in racconto universale», ha raccontato Marra.



«Per me, come attore, Era è stato un incontro raro. Mi ha convinto un approccio registico fuori dagli schemi e la possibilità di costruire un personaggio lontano da ogni cliché: una figura familiare, ma imprevedibile, radicata nella nostra terra e allo stesso tempo nuova. È uno di quei progetti che ti restano addosso, perché ti costringono a metterti in discussione e a guardare davvero ciò che hai fatto», ha aggiunto Casagrande, che sull’Ischia Film Festival ha dichiarato: «Essere all’Ischia Film Festival con questo film ha un valore speciale. Ischia non è solo un luogo, ma un punto d’incontro tra cinema, memoria e futuro. Portare qui Era significa condividere una storia che parla di radici e di tempo con un pubblico attento e partecipe, in un contesto che celebra il cinema come esperienza viva e necessaria.»

 

A Piazza d’Armi, tre film hanno attraversato le forme dell’assenza e del confine. The Something di Silvio Cuomo segue un giovane fuggito dall’Ucraina che parte dalla Romania per consegnare oltre frontiera un pacco di cui ignora il contenuto. Cuomo ha affermato: «Si parla inevitabilmente di una collisione tra realtà diverse e, soprattutto, di un moto dello spirito. Si passa infatti da una condizione che può apparire consolidata come “normale” (quella del rifugiato oltre il confine ucraino, in Romania) al ritorno al trauma della guerra, alle ferite ancora aperte. Uno spostamento di questo tipo non può che trasformarsi in un’evoluzione interiore, in una resa dei conti, ma anche in una riscoperta valoriale rispetto a quella che, per il protagonista, è insieme una missione e un lavoro. Se dovessi riassumere tutto in una sola parola, direi “coscienza”. Essere all’Ischia Film Festival per me significa tutto: significa che qualcuno ha scelto di guardare questa storia e di entrare in relazione con il mio sguardo.»

 

In Clout di Jordan Murphy Doidge, un dodicenne ossessionato dai social trasforma il ritrovamento di un cadavere in una diretta che gli sfugge di mano. Jordan Murphy Doidge ha spiegato: «Il luogo è un elemento molto importante nel mio film, al punto da diventare protagonista. Forse è anche per questo che abbiamo impiegato ben tre anni per realizzare questo progetto: volevamo che la location avesse un ruolo centrale, che fosse imponente e capace di inserirsi davvero nella narrazione. Alla fine credo che siamo stati abbastanza fortunati e sono molto soddisfatto del risultato ottenuto. Sono molto felice di essere all’Ischia Film Festival: per me significa molto, perché il Festival si svolge in una location davvero speciale. È speciale anche poter trascorrere tanto tempo con registi e persone che fanno ciò che amiamo; è davvero una grande opportunità per me.»

 

Wirbel di Tomáš Hubáček racconta invece di uno straniero esausto che eredita una casa in una terra di confine e, sulle tracce di una donna enigmatica, riscopre i rituali perduti di quel paesaggio. Hubáček ha concluso: «Secondo me il paesaggio è molto importante in questo film: credo che il paesaggio appartenga alle persone, a differenza della natura, che invece appartiene a sé stessa. Il paesaggio è plasmato dall’uomo e, proprio per questo, gli appartiene: è qualcosa che noi influenziamo e che a sua volta influenza noi, dando vita a un continuo scambio. Per questo motivo è fondamentale prendersene cura. Proprio come una persona si prende cura della propria anima, lo stesso accade con il paesaggio. Questo è il tema principale del mio film.»

 

Alla Casa del Sole, Remember di Huseyin Kupeli ha raccontato la vicenda di un uomo che, dopo aver perso i suoi cari in un incidente, si rifugia in un mondo immaginato nel quale continua ad attenderne il ritorno. Les recommencements di Isabelle Ingold e Vivianne Perelmuter accompagna invece un veterano del Vietnam tra le sue terre tribali in California, dove violenza e devastazione ambientale riaprono ferite mai chiuse.

 

Il Direttore del Festival, Michelangelo Messina, nell’accogliere gli ospiti, ha pronunciato un intenso discorso sullo spirito di squadra e sul senso di comunità, sottolineando l’importanza di costruire progetti duraturi lavorando insieme a persone legate da amicizia e stima. Ha inoltre introdotto uno dei partner più importanti, Elia Bonacina, che ha dichiarato: “Bonacina è un’azienda che da 137 anni lavora sulla materia trasformandola in linguaggio, esattamente come il cinema: entrambi raccontano storie, identità e comunità. Dopo aver portato qui il nostro documentario d’impresa, è stato naturale immaginare, insieme a Michelangelo, un percorso più strutturato: dare spazio al racconto della manifattura italiana. In un Paese che è tra le principali potenze manifatturiere d’Europa, si tratta quasi di un dovere culturale, prima ancora che industriale. La sezione dedicata ai documentari d’impresa nasce da questa visione: riconoscere che dietro ogni prodotto ci sono pensiero, territorio e persone, e che queste storie meritano lo stesso rispetto narrativo del cinema. Domani sera premieremo realtà simbolo della nostra identità a livello internazionale, insieme ad altre eccellenze che dimostrano come impresa e cultura non siano mondi separati, ma parti dello stesso racconto. Sostenere questo festival significa credere in un’idea precisa: che il saper fare italiano non è solo economia, ma cultura viva. E come tale va raccontata, difesa e condivisa”.

 

Il programma di questa sera – giovedì 2 luglio 2026

 

Ore 20:00 – Film Cocktail, incontro riservato agli accreditati e alla stampa.



Ore 21:30 – Cattedrale dell’Assunta – Spazio “Fare Futuro”, con Elia Bonacina, Selena Brocca, Stefano Micelli, Alessandra Bianco, Andrea Camesasca e Francesco Vena. A seguire, Nuvola. Un progetto aperto alla città di Luca Caon, documentario dedicato all’architettura partecipata e alla costruzione di spazi sociali.



Ore 21:30 – Piazza d’Armi – The Drowned di Alessandro Reato e Davide Negri: una fotografa attraversa Hong Kong alla ricerca di qualcuno svanito tra milioni di sconosciuti, lasciando per strada immagini da cui le figure umane sono state ritagliate via. A seguire, We Are The Fruits of the Forest di Rithy Panh, sul popolo Bunong e la sua lotta contro la perdita della terra e un clima che ne sconvolge le coltivazioni. Previsto un incontro con la produttrice Catherine Dussart.



Ore 21:30 – Casa del Sole – Apes di Benny Wang, dove un viaggiatore resta bloccato in un borgo remoto del sud-ovest della Cina, e il suo smarrimento lo costringe a confrontarsi con una realtà sempre più indecifrabile. Rise di Jessica J. Rowlands segue un bambino cresciuto in una discarica dello Zimbabwe e l’incontro con un maestro di pugilato: imparare a tirare di boxe diventa per lui l’unico modo di farsi vedere da un mondo che lo ha scartato. Completa la serata Parallel City di Ana Mărgineanu: a Timișoara, una donna in frantumi trova una ragione nei tre bambini afghani che accudisce, alla vigilia di un attraversamento di confine che può rovinare tutto.

 

Ischia Film Festival è sostenuto da: MiC Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e audiovisivo, Regione Campania – Film Commission Regione Campania, BONACINA, BPER Banca e si svolge sotto il patrocinio dei comuni di Ischia e Forio.