Ma Press News
sabato 4 aprile 2026
Da giovedì 9 aprile: Silvio Barbiero porta in scena "Lo cunto de li cunti" di Giambattista Basile, al Teatro Elicantropo di Napoli
venerdì 3 aprile 2026
Convegno G.R.E.E.N. 16 e 17 aprile 2026 Auditorium degli scavi di Pompei
Il 16 e 17 aprile il Parco Archeologico di Pompei ospita, presso il proprio Auditorium, il Convegno internazionale G.R.E.E.N. – Gardens as Resources for the Enhancement of Environmental and Natural Heritage, dedicato al ruolo del verde nella conservazione e valorizzazione dei contesti archeologici.
Nel corso degli ultimi anni, l’approccio alla gestione del verde nei contesti archeologici ha conosciuto un’evoluzione sostanziale. Il verde, tradizionalmente percepito come elemento di rischio per la conservazione dei manufatti, è oggi riconosciuto come una risorsa strategica, capace di concorrere alla tutela dei siti, al miglioramento della qualità paesaggistica e alla valorizzazione dell’esperienza di visita.
La gestione degli spazi verdi si configura pertanto come un ambito di intervento complesso, che richiede competenze interdisciplinari e un costante equilibrio tra esigenze di conservazione, tutela ambientale e valorizzazione culturale. In tale prospettiva, i giardini storici e archeologici assumono un ruolo attivo nella mediazione culturale, favorendo una maggiore consapevolezza del patrimonio naturale e archeologico e contribuendo alla diffusione dei valori della sostenibilità.
Il Convegno internazionale G.R.E.E.N. nasce con l’obiettivo di promuovere il confronto tra istituzioni culturali, enti di ricerca ed esperti del settore, italiani e stranieri, sulle più avanzate strategie di gestione sostenibile del verde nei contesti archeologici. L’integrazione tra patrimonio naturale e patrimonio archeologico rappresenta infatti una sfida attuale e condivisa, che coinvolge ambiti disciplinari quali l’archeologia, l’architettura del paesaggio, la botanica e la conservazione.
Nel corso delle due giornate di lavoro, il Parco Archeologico di Pompei accoglierà contributi scientifici e casi di studio di rilievo internazionale, offrendo un’occasione di dialogo e scambio di buone pratiche e rafforzando la cooperazione tra istituzioni impegnate nella tutela e valorizzazione del patrimonio.
Attraverso la ricostruzione dei paesaggi storici, l’impiego di specie vegetali documentate dalle fonti e la valorizzazione dei sistemi idraulici antichi, i giardini si confermano come strumenti di conoscenza e di interpretazione, capaci di restituire una visione integrata del patrimonio archeologico e del suo contesto ambientale.
Ingresso libero su prenotazione fino a esaurimento posti
Per partecipare è necessario accreditarsi al seguente link:
https://www.frcongressi.it/
x
Al Ridotto del Mercadante in prima nazionale "IL NUMERO ESATTO" di Fabio Pisano, regia di Martina Badiluzzi dal 9 al 19 aprile
Lo spettacolo è una produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, in collaborazione con Compagnia Liberaimago, AMAT e Comune di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane, co-finanziato da Regione Calabria e Ministero della Cultura. Un viaggio nel cuore oscuro e intimo dell’identità e della maternità
«Cos’è una figlia? E cosa, davvero, una madre? …Essere madre può mai coincidere con il puro atto di mettere al mondo una vita o la maternità eccede ogni conto, ogni previsione, ogni statistica? In quanti modi può esistere questo legame?».
Sono queste le domande dolorose e necessarie al centro de Il numero esatto, testo di Fabio Pisano con la regia Martina Badiluzzi, in debutto in prima nazionale il 9 aprile al Ridotto del Mercadante, con repliche fino al 19.
Autore tra le voci più incisive della nuova drammaturgia napoletana e nazionale, Fabio Pisano firma un testo potente che affronta il tema della gestazione per altri, trasformandolo in una profonda indagine sulla femminilità, sull’identità e sul senso di appartenenza. Uno spettacolo che è al tempo stesso viaggio e ferita aperta, racconto intimo e riflessione politica.
In scena Alessandra Borgia, Francesca Borriero, Anna Carpaneto, Federica Carruba Toscano e Giulia Weber danno corpo e voce a un universo femminile complesso e frammentato. Le scene sono di Roberta Guasco, i costumi di Alessandra Gaudioso, le luci di Fabrizio Cicero, le musiche Francesco Leineri.
Il numero esatto è una produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, in collaborazione con Compagnia Liberaimago, AMAT e Comune di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane, progetto promosso da MiC e Regione Marche, In__corpore, progetto di Residenze per artisti nei territori 25-27 del teatro del Grillo di Soverato (CZ), co-finanziato da Regione Calabria e Ministero della cultura.
Il testo, finalista alla 57ª edizione del Premio Riccione per il Teatro, ha vinto il Premio Ugo Betti per la Drammaturgia 2024 (XIX edizione) ed è pubblicato nella collana teatrale bettiana per Bulzoni editore. La giuria lo ha definito “una sorta di viaggio di Alice nel mistero, via via più fitto, della propria nascita”, sottolineando la capacità dell’opera di raccontare “un cammino segnato dalla dolente impossibilità di dire ‘chi si è’”.
La storia trae ispirazione da un recente fatto di cronaca italiano legato al tema della gestazione per altri. Interroga in modo crudo e insieme delicato il ruolo della maternità nella società contemporanea. Quando si parla di figli, il rischio è quello di ridurre tutto a opinioni immediate e superficiali. Pisano scava invece nel profondo, mostrando come la genitorialità — soprattutto quando riguarda una donna — diventi inevitabilmente una questione pubblica. Al centro della scena c’è Alice, una giovane donna che a vent’anni scopre di non essere figlia della madre che l’ha cresciuta. La sua ricerca identitaria si trasforma in un viaggio dentro un “pozzo al buio”, alla ricerca delle voci delle donne che hanno reso possibile la sua esistenza: una madre biologica, una gestante, una tata e una madre adottiva. Una catena di maternità incompiute, imperfette. Una vicenda personale inserita in un contesto più ampio segnato da conflitti e tensioni globali. La storia si muove infatti tra geografie ferite — tra Ucraina e Russia — facendo della biografia di Alice anche una metafora del nostro tempo.
Note di regia
Cos’è una figlia? E cosa, davvero, una madre? Può un numero — quello esatto degli ovociti rimasti — misurare il destino di una donna, autorizzare o negare un’emancipazione? Essere madre può mai coincidere con il puro atto di mettere al mondo una vita o la maternità eccede ogni conto, ogni previsione, ogni statistica? In quanti modi può esistere questo legame?
Alice, la protagonista di questa storia, percorre un territorio affollato di prescrizioni. Attraversa l’inferno silenzioso dei dettami sociali, del conto alla rovescia inscritto nei corpi delle donne, dell’idea che generare coincida con il senso stesso dell’esistere. Eppure, nel suo viaggio, non cerca di dimostrare qualcosa ma di sentire: ascoltare il proprio nome risuonare nelle voci di tutte le donne che “hanno avuto a che fare con la mia venuta al mondo”. Un sentire che è più radicale di qualche cromosoma. Alice mette in crisi le regole di questo mondo antico, fa saltare gli stereotipi e le ideologie patriarcali su maternità e famiglia.
Queste donne che abitano “Il numero esatto” - figlie e madri - vivono fuori dalle idee preconcette; non c’è giudizio per la madre che si rende conto di non desiderare la propria figlia né per la gestante ucraina che ha scelto di offrire il suo utero ad un’altra madre. Alice chiede di ascoltare il suo nome non per giudicare ma per riconoscere. Non per stabilire gerarchie ma per accogliere una verità più ampia, in cui la maternità è prima di tutto relazione, presenza, affetto, scelta.
In scena sono rappresentati due mondi che non si sfiorano. Davanti, sul proscenio, le “tiepide case” del nostro occidente: luce calda, cucine accoglienti, un quotidiano familiare e protetto. Distante e seminascosto da un velo — uno schermo, un quadro — compare un paese in guerra: freddo e opaco. È un altrove in conflitto, un paese in guerra dove le identità si dissolvono sotto il peso della sopravvivenza.
Due spazi separati eppure legati da una dipendenza invisibile: ciò che accade là sostiene, inquietantemente, ciò che accade qui. Se da un lato del mondo le donne hanno il privilegio di interrogarsi sul senso di essere madri e figlie, dall’altro le questioni identitarie sono impregnate dall’ingiustizia e dall'insensatezza della guerra che sovrasta, ridimensiona, schiaccia ogni cosa.
E tuttavia, in entrambi i mondi, resta una possibilità: parlare. Queste donne parlano, pensano, amano ma soprattutto parlano: questo è il potere segreto e straordinario delle donne, parlare, ragionare, parlare insieme e in questa drammaturgia le donne risolvono se stesse, sbrogliano i guai del mondo con le parole. Le donne di questa storia non coincidono con un modello, non rispondono a un dovere. Pensano, dissentono, si ascoltano. Nella parola condivisa, nella confidenza trovano se stesse.
Il viaggio di Alice si chiude con un ritorno a casa. Intanto, dietro il velo, la guerra continua — come prima, come sempre. Ma qualcosa si è spostato: uno sguardo, una coscienza, un modo diverso di nominare l’amore.
Martina Badiluzzi
Note dell'autore
“Il numero esatto”, il numero di ovociti giusto per poter concepire, il numero di madri necessario per esserne “una”, una aritmetica che mi riporta agli anni dello studio, della laurea; il mio interesse scientifico declinato sulla scrittura per il teatro, mi dà l’opportunità di indagare l’umano fino in fondo e, in qualche modo, senza infingimenti.
Inoltre questo testo mi ha dato modo di scrivere solo per attrici. Un desiderio che porto dentro, perché da lettore, mi mancano personaggi femminili incisivi, determinanti. Ce ne sono, intendiamoci, ma in misura molto, molto minore rispetto ai personaggi maschili.
Il numero esatto è una drammaturgia scritta a partire da un fatto di cronaca realmente accaduto; racconta di Alice, che a vent’anni apprende di non essere figlia di sua madre; Alice a vent’anni apprende di essere figlia biologica di una donna, di essere stata partorita da una gestante e cresciuta per il primo anno di vita, da una tata; Alice a vent’anni si sente in un pozzo; ha bisogno di sentire le voci, le voci delle donne che hanno a che fare con la sua nascita; ma la indagine si scontra con una donna senza desideri e soprattutto con la guerra, la guerra che ha invaso - poco dopo la sua nascita - la città in cui è nata e che sarà decisiva, nella sua ricerca. E saranno decisive le voci di ogni donna, voci che non le faranno capire nient’altro che s’è sempre figlie di qualcuno. O di qualcosa.
Fabio Pisano
Ridotto del Mercadante | Napoli, Piazza Municipio
Dal 9 al 19 aprile 2026
IL NUMERO ESATTO
di Fabio Pisano
regia Martina Badiluzzi
con Alessandra Borgia (Seconda madre), Francesca Borriero (Gestante), Anna Carpaneto (Alice), Federica Carruba Toscano (Tata), Giulia Weber (Prima madre)
scene Roberta Guasco
costumi Alessandra Gaudioso
luci Fabrizio Cicero
musiche Francesco Leineri
direttrice di scena Teresa Cibelli
datrice luci Desideria Angeloni
fonico Guido Marziale
foto di scena Ivan Nocera
produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale
in collaborazione con Compagnia Liberaimago, AMAT e Comune di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane, progetto promosso da MiC e Regione Marche, In__corpore, progetto di Residenze per artisti nei territori 25-27 del teatro del Grillo di Soverato (CZ), co-finanziato da Regione Calabria e Ministero della cultura
durata spettacolo: 1h e 20’
Calendario
09/04/2026 ore 21:00 prima rappresentazione
Repliche
10/04 ore 18:00 | 11/04 ore 17:00 | 12/04 ore 21:00 | 14/04 ore 21:00 | 15/04 ore 21:00 | 16/04 ore 18:00 | 17/04 ore 18:00 | 18/04 ore 19:00 | 19/04 ore 18:00
Info: www. teatrodinapoli.it
Primavera dei Teatri 2026, programma dal 26 al 31 maggio
Il teatro, quando smette di essere solo dispositivo estetico e torna a essere una forma di attenzione collettiva, produce un cortocircuito necessario: obbliga a guardare il presente senza schermi, senza alibi, senza distanza di sicurezza. In questo senso Primavera dei Teatri continua a porsi come un luogo di esposizione e di interrogazione più che come una semplice rassegna. Un campo di forze in cui le pratiche sceniche non illustrano il mondo, ma lo attraversano mentre accade. È dentro questa tensione che si colloca Primavera dei Teatri 2026, Festival dei nuovi linguaggi della scena contemporanea, XXVI edizione, in programma a Castrovillari (CS) dal 26 al 31 maggio 2026, ideato e diretto da Dario De Luca e Saverio La Ruina, articolato in oltre 35 eventi tra teatro, danza, musica, incontri, workshop e mostre.
La
XXVI edizione si colloca dentro una condizione storica che non concede
neutralità. Il teatro, oggi più che mai, torna a essere uno spazio pubblico in
senso pieno: non perché rappresenti la politica, ma perché la attraversa nella
sua sostanza più profonda, nei corpi, nei linguaggi, nelle fratture del
contemporaneo. È in questa tensione che si muove il programma 2026, costruito
come una costellazione di lavori, restituzioni e processi che mettono in
discussione l’idea stessa di forma compiuta.
Questa
edizione è dedicata a Laura Palmieri, Giancarlo Cauteruccio e Goffredo Fofi:tre figure che, in modi
diversi e profondi, hanno intrecciato il proprio percorso umano e intellettuale
con quello di Primavera dei Teatri, condividendone nel tempo visione, tensione
etica e responsabilità culturale; una prossimità fatta non solo di stima, ma di
ascolto, confronto e affetto reciproco, che ha contribuito a definire
l’identità stessa del festival come spazio vivo di relazione, pensiero e
comunità.
A
firmare la direzione artistica sono Dario De Luca e Saverio La Ruina, che
aprono il festival con una riflessione che non è cornice ma sostanza politica e
poetica del progetto:
"Ci
sono stati tempi più bui, ma questo è sicuramente fosco: guerre, tifoserie da
stadio su aspetti fondamentali della nostra vita, capi di stato che sovvertono
le regole del vivere civile e fanno carta straccia del diritto internazionale,
davanti all’inerzia di tutti. Regole che in un passato hanno arginato i più
forti e salvaguardato i più deboli. Insomma, tempi in cui ti chiedi che valore
e che senso abbiano il tuo lavoro, la tua azione, il tuo impegno nella cultura,
in questa cosa immateriale che sembra così distante dalla concretezza del
reale. E ti viene voglia di smettere e di fare cose appunto ‘concrete’. Poi ti
ricordi di come i teatri rimasti aperti durante i grandi conflitti siano stati
luoghi di resistenza culturale, coesione sociale e di salutare evasione. E
realizzi che le arti sono ancora più vitali quando il mondo non sta bene. Come
ci diceva con parole molto semplici uno dei protagonisti del nostro
documentario Italianesi (ndr: sugli italiani rimasti intrappolati in Albania
alla fine della seconda guerra mondiale e rimasti sotto la dittatura di Enver
Hoxha per circa cinquant’anni). In quei decenni era molto popolare la musica
italiana in Albania e i nostri cantanti erano amatissimi, le loro canzoni
facevano sognare perché parlavano di sentimenti in un contesto in cui l’amore
si poteva cantare solo verso una cosa fredda e astratta come il partito. Alla
domanda su cosa aveva significato nelle loro vite la canzone e la cultura
italiana, uno di loro ha risposto: “Visto che era tutto chiuso, è stata una
brezza di aria fresca nella nostra vita. E vista la dittatura che abbiamo
vissuto è stata una finestra straordinaria che ci ha mantenuti vivi
spiritualmente”. Ecco, oggi, in questo mondo che non sta bene, bisogna
continuare a coltivare lo spirito. Ed è con questo ‘spirito’ che andiamo a
presentare la XXVI edizione di Primavera dei Teatri”.
Da
questa traiettoria prende forma un programma che non si limita a presentare
spettacoli, ma insiste sulla dimensione processuale del lavoro artistico:
residenze, restituzioni, anteprime, scritture sceniche che si espongono nel momento
esatto in cui ancora non sono definitive. Una geografia teatrale che attraversa
spazi diversi della città e li trasforma in luoghi di ascolto e di produzione
di senso.
Il
programma 2026
26
MAGGIO
Il
festival si apre come un attraversamento simultaneo di tre nuclei di ricerca.
Al Teatro Sybaris la restituzione della residenza di Principio Attivo Teatro e
Drama Teatro con Nervo Vago porta in superficie una scrittura
scenica che lavora sulla fragilità percettiva del presente, mettendo al centro
il dispositivo attoriale e la sua instabilità. Al Teatro Vittoria la
restituzione della residenza coreografica di Aurelio Di Virgilio con Scented
Panther prosegue questa indagine nei territori del corpo, tra esposizione
e costruzione di immaginario. Al Teatro San Girolamo, in anteprima nazionale,
Luna Cenere con Agape apre un lessico coreografico che interroga
la prossimità, la relazione e la tensione tra gesto e comunità, inscrivendo la
danza dentro una dimensione politica dello stare insieme.
27
MAGGIO
La
giornata si articola come una mappa mobile. Al Castello Aragonese la
restituzione della residenza di Maria Chiara Pederzini con Carmen
si misura con la riscrittura del mito, lavorando sulle sue stratificazioni
simboliche e corporee. Al Teatro Sybaris Rossella Pugliese, autrice e
interprete, presenta PapàVeri sempre in piedi, una partitura
scenica che affonda nella materia opaca del legame filiale, tra colpa,
rimozione e un bisogno ostinato di riscatto, mentre al Teatro Vittoria Maiali
rosa volanti di e con Giulia Carrara attraversa il quotidiano come
dispositivo di deviazione e slittamento. Al Teatro San Girolamo – in anteprima
nazionale - Daniela Vitale con Untitled n°22 insiste su una
pratica coreografica che si sottrae alla nominazione definitiva. Il lavoro di
Teatro delle Ariette, Noi siamo un minestrone, porta il discorso
sul terreno della convivenza: un’esperienza condivisa in cui la scena si
costruisce come gesto alimentare, relazione diretta e comunità temporanea.
28
MAGGIO
La
giornata insiste sulla disseminazione. Teatro delle Ariette torna con due
repliche di Noi siamo un minestrone, spostando il teatro nella
dimensione del tempo lungo e della prossimità fisica tra artiste, artisti e
pubblico. Al Teatro San Girolamo Giuseppe Provinzano e Giuseppe Massacon Sutta
Scupa propongono -in prima nazionale – un nuovo allestimentoa distanza
di vent’anni, attraversando le tensioni della lingua e della memoria, mentre al
Teatro Vittoria Bambole da Collezionedi Erika Fusini — prima
nazionale — vede protagonista una compagine tutta al femminile di artiste
giovanissime: autrice, regista e cinque attrici lavorano insieme su una
grammatica dell’identità esposta e costruita. Filippo Andreatta con Nuvolario/Elena
- in anteprima - apre una riflessione sul dispositivo scenico come architettura
percettiva e ambientale. La giornata si chiude al Giardino Emi’s Bakery con il
concerto di Marco Russo, che riporta il suono dentro la trama del festival come
ulteriore forma di scrittura.
29
MAGGIO
Il
rapporto tra forma e dissoluzione diventa centrale. Al Teatro Vittoria Mario
Perrotta, autore, regista e interprete, presenta — in prima nazionale — Qualcuno,
nessuno, centomila. Pirandello in loop, lavorando sulla reiterazione
come dispositivo critico dell’identità. Al Teatro San Girolamo Scena Verticale
presenta KR70M16 – Naufrago senza nome di e con Saverio La Ruina
e con Dario De Luca, Cecilia Foti, musiche Gianfranco De Franco, costruendo una
stratificazione di segni, memoria e presenza che insiste sulla responsabilità
della testimonianza. Al Teatro Sybaris – in prima nazionale - Roberto Rustioni
con Nada del amor me produce envidia, con protagonista Silvia
D’Amico, continua questa linea di disarticolazione del discorso sentimentale
presentando per la prima volta in Italia il testo di Santiago Loza, regista
cinematografico, scrittore e drammaturgo argentino le cui opere, acclamate nei
principali festival internazionali, intrecciano cinema e teatro in un
linguaggio originale.La giornata si apre e si chiude nel suono con il concerto
Marley Session al Giardino Emi’s Bakery, controcampo ritmico dell’intero
programma.
30
MAGGIO
La
scrittura scenica si fa esplicitamente politica nella sua forma quotidiana. Al
Teatro San Girolamo, Scena Verticale presenta in prima nazionale Le Tre
Cicoriane, spettacolo che completa la trilogia sulla fiaba calabrese di
Dario De Luca, mantenendo una tensione costante tra radicamento territoriale e
costruzione drammaturgica, e affrontando, in filigrana ma con incisività, il
tema della violenza di genere.Al Teatro Vittoria, in prima nazionale, i
Quotidiana.com con Vorrei morire non so come fare (Premio
Tuttoteatro.com alle arti sceniche “Dante Cappelletti”) sviluppano una
scrittura scenica di forte rigore formale, capace di rovesciare le attese e di
aprire prospettive inattese su una materia che riguarda in modo radicale
l’esperienza umana, trattata con uno sguardo lucido e spiazzante, attraversando
la soglia tra vita e rappresentazione con una tensione insieme analitica e
disincantata. Al Teatro Sybaris – in prima nazionale - Ivonne Capece con Casa
di bambola rilegge il classico attraverso una lente di frattura
contemporanea, insistendo sul dispositivo attoriale come campo di crisi. Anche
qui il concerto Marley Session al Giardino Emi’s Bakery torna come elemento di
continuità sonora, quasi a segnare una respirazione collettiva del festival.
31
MAGGIO
La
giornata conclusiva si apre con una concentrazione dei processi. Alla Sala
Varcasia la restituzione della residenza di Cecilia Foti con La Questione
dell’imbuto si colloca dentro il farsi stesso della scrittura scenica,
rendendo visibile il suo statuto instabile. Al Teatro San Girolamo Ateliersì
con Armande sono io!— progetto che intreccia drammaturgia, regia
e interpretazione in una dimensione autoriale condivisa, a partire da un testo
di Carla Lonzi sul femminismo, che indaga le relazioni tra il movimento delle
Preziose del XVII secolo e l’opera di Molière — con ideazione e regia di
Fiorenza Menni, lavora sulla costruzione dell’identità come spazio plurale.Al
Teatro Vittoria Dino Lopardo, autore e interprete, con Rigetto,
in anteprima nazionale, porta il discorso su una soglia di resistenza corporea
e linguistica. Al Teatro Sybaris il duo Fettarappa/Guerrieri con Scemi
del Villaggio — in anteprima nazionale — chiude il percorso
attraversando la figura del disallineamento come possibilità critica e politica
dello sguardo.
EVENTI
COLLATERALI
Il
cartellone si espande oltre la programmazione scenica in una costellazione di
incontri — presentazioni di libri, dibattiti — che non funzionano come
corollario, ma come ulteriore livello di produzione di pensiero. Le
presentazioni attraversano genealogie e dispositivi critici del teatro, aprendo
traiettorie di riflessione che ampliano e rilanciano le domande poste dalla
scena.
L’insieme
di questi appuntamenti — così come gli approfondimenti, i contributi teorici e
i materiali che accompagnano il festival — sarà reso disponibile a breve sul
sito ufficiale di Primavera dei Teatri, come estensione organica del progetto e
ulteriore spazio di consultazione, attraversamento e costruzione di senso
condiviso.
Primavera
dei Teatri 2026 si configura così come un dispositivo culturale che non si
limita a ospitare lavori, ma li mette in relazione dentro una tensione continua
tra presente e necessità, tra forma e instabilità, tra scena e mondo.
Con Spring Break laboratori aperti per avvicinare i giovani alle STEM: tre giornate per gli adolescenti della zona orientale con il progetto di Maestri di Strada sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale
Tre giornate per scoprire e approfondire le materie scientifiche, e non soltanto. “Spring break” anima la zona orientale di Napoli con laboratori e altre attività attraverso S.T.E.M. (Scuola, Territorio, Educazione, Motivazione), progetto dell’associazione Maestri di Strada selezionato e sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale Impresa sociale. Fino al 7 aprile 2026, approfittando della pausa didattica, tanti giovanissimi possono partecipare gratuitamente a diverse occasioni di esplorazione.
Le tre giornate - rivolte in particolare ad allieve e allievi delle scuole medie dei quartieri Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio - si svolgono al Centro polifunzionale “Ciro Colonna” e in altri spazi della VI Municipalità di Napoli. Il primo giorno è stato animato dal workshop di narrazione e autonarrazione del territorio animato dall’esperto di Teatro-educazione di Trerrote, dall’esperto di content creating del Consorzio Stress insieme agli educatori di Maestri di Strada. A seguire la visione del film “Sic Est” e gli esercizi di conoscenza, brainstorming sulla narrazione del territorio, introduzione alle tecniche di video-making fino alle esperienze artistico-espressive.
“Spring break” è anche l’occasione per conoscere e scoprire il territorio. Nella seconda giornata si è partiti con il racconto della storia della linea di costa di San Giovanni a Teduccio, tra i resti dell’ex fabbrica Corradini, e si prosegue con una attività di pulizia spiaggia insieme all’esperto di sostenibilità ambientale di Stress. Ad accompagnarli anche l’operatore del laboratorio di content creating e un gruppo di ragazze e ragazzi che si occuperanno di documentare l’esperienza. Si prosegue nel pomeriggio con un brainstorming su quanto vissuto davanti al mare e sui possibili usi e riusi del materiale di scarto raccolto durante la mattinata.
La tre giorni si chiuderà martedì 7 aprile con la “Fiera dell’Est” promossa da Trerrote che prevede la visita agli orti urbani e al centro Remida Napoli per parlare della storia del territorio ma anche di temi che rientrano nell’ambito della sostenibilità ambientale. Al pomeriggio, inoltre, tre laboratori paralleli di restituzione tra podcasting, videomaking e sostenibilità ambientale.
Da diversi mesi l’iniziativa di Maestri di Strada - che si svolge in collaborazione con il consorzio STRESS, con la cooperativa NuReCo e l’Associazione Trerrote - prova a sanare il grande divario di interesse e partecipazione dei giovani alle discipline scientifiche mettendo al centro allieve e allievi degli istituti comprensivi Aldo Moro, Barbato-Marino-Santa Rosa, Toti-Borsi-Giurleo, Porchiano Bordiga e Moricino-Borsellino. Attraverso i laboratori di stampa 3d, informatica, ingegneria civile per la sostenibilità ambientale, chimica e fisica si lavora per rendere le STEM discipline sempre più accessibili e conosciute tra i giovanissimi. Il progetto S.T.E.M. (Scuola, Territorio, Educazione, Motivazione) accompagnerà l’intero anno scolastico per creare sempre più occasioni per tanti grazie al sostegno del Fondo per la Repubblica Digitale.
***
Il Fondo per la Repubblica Digitale è una partnership tra pubblico e privato sociale (Governo e Associazione di Fondazioni e di Casse di risparmio – Acri), che si muove nell’ambito degli obiettivi di digitalizzazione previsti dal PNRR e dal PNC ed è alimentato da versamenti delle Fondazioni di origine bancaria, alle quali viene riconosciuto un credito di imposta. Il Fondo seleziona e sostiene progetti di formazione e inclusione digitale per diversi target della popolazione come NEET, donne, disoccupati e inoccupati, lavoratori a rischio disoccupazione causa dell’automazione, dipendenti, collaboratori e volontari degli enti dell’economia sociale e studenti e studentesse delle scuole secondarie di primo e secondo grado. L’obiettivo è sperimentare l’impatto dei progetti formativi sostenuti e replicare su scala più vasta quelli ritenuti più efficaci in modo tale da offrire le migliori pratiche al Governo affinché possa utilizzarle nella definizione di future politiche nazionali. Per maggiori informazioni fondorepubblicadigitale.it.




.jpeg)
.jpeg)