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venerdì 12 giugno 2026

Essere donna nell'antica Pompei, a Oslo la mostra fotografica sulla condizione femminile nella città vesuviana

Dall’11 giugno al 4 settembre 2026 la mostra fotografica all’Istituto Italiano di Cultura di Oslo in Norvegia, una versione per immagini della più ampia esposizione di reperti e testimonianze allestita nella Palestra Grande del Parco fino a gennaio 2026.
 
 
Il racconto della condizione dell’universo femminile nella Pompei di duemila anni fa arriva ad Oslo. La capitale norvegese ospita da ieri, 11 giugno 2026, nella sala polifunzionale dell’IIC – Istituto Italiano di Cultura, la mostra fotografica “Essere donna nell’antica Pompei”.
 
Il progetto espositivo, nato dalla collaborazione dell’Istituto culturale con il Parco Archeologico di Pompei, propone un nuovo capitolo – una versione per immagini – della più ampia esposizione di reperti e testimonianze allestita nella Palestra Grande del Parco dall’aprile 2025 fino a gennaio scorso.
 
La mostra è stata inaugurata con la conferenza di Monica Salvadori e Monica Baggio, docenti di Archeologia classica presso l’Università di Padova, nonché curatrici della mostra stessa insieme a Francesca Ghedini, che con il loro intervento hanno illustrato al folto pubblico norvegese gli obiettivi e la struttura della mostra, la ricerca che ne è alla base, unitamente ad un’ampia documentazione fotografica relativa ai reperti e alla preziosa documentazione attraverso cui è stato possibile ricostruire le storie dell’universo femminile pompeiano. Tra i partecipanti, anche l’Ambasciatore d’Italia Stefano Nicoletti, e i professori Knut Ødegård e Jon Iddeng, due tra i massimi esperti di storia e archeologia romana in Norvegia.
 
Pompei si conferma, dunque, come osservatorio privilegiato per conoscere aspetti della vita quotidiana dei suoi abitanti. In particolare, con questo progetto si intende esplorare la condizione femminile nella società romana.
 
L’originale percorso allestito a Oslo presenta infatti le storie di cinque donne, i cui profili sono tratteggiati attraverso un’accurata selezione di immagini. La tessitrice Amaryllis, l’ostessa Asellina, l’imprenditrice Eumachia, la liberta Nevoleia Tyche e la schiava Eutychis si raccontano attraverso le foto di ritratti privati e funerari, affreschi, graffiti, iscrizioni ed oggetti d’uso quotidiano.
 
L’esposizione offre uno sguardo intimo sulle vicende di donne di diversa estrazione sociale, che indaga la vita privata, quella pubblica e lavorativa, offrendo interessanti spunti per riflettere sul loro ruolo, ancora poco noto e difficile da ricavare dalle “pagine di silenzio” che narrano la storia del mondo antico.
 
La mostra fotografica “Essere donna nell’antica Pompei” sarà visitabile fino al 4 settembre 2026 durante gli orari di apertura dell’Istituto Italiano di Cultura di Oslo. Tutti i materiali sono utilizzati su concessione del Ministero della Cultura – Parco Archeologico di Pompei. Le foto sono di Luigi Spina, Silvia Vacca e Amedeo Benestante. Ne è vietata la riproduzione o duplicazione con qualsiasi mezzo.
 
«Questa mostra vuole offrire al pubblico norvegese la possibilità di conoscere più da vicino uno dei siti archeologici più straordinari al mondo, favorendo una comprensione più ricca e sfaccettata dell'antichità. La prospettiva femminile consente di raccontare la storia non solo attraverso grandi eventi e figure di potere, ma anche attraverso le esperienze quotidiane di donne appartenenti a diversi ceti sociali» commenta la direttrice dell’IIC, Raffaella Giampaola, che aggiunge: «In un contesto contemporaneo caratterizzato da una crescente attenzione ai temi dell'inclusione e della valorizzazione del contributo femminile alla storia, questa mostra assume un significato particolarmente attuale. Essa promuove il dialogo interculturale, rafforza i legami tra Italia e Norvegia e invita i visitatori a riflettere sulle continuità e sui cambiamenti nella condizione delle donne nel corso dei secoli, dimostrando come il patrimonio culturale possa essere uno strumento di conoscenza, confronto e crescita condivisa».
 
«Con questa mostra – dichiara il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel – portiamo a Oslo una ricerca profonda sulle vite di coloro che nelle fonti ufficiali non hanno trovato un’adeguata rappresentazione: le donne. Parliamo di quel 50% o poco più della popolazione antica appartenente al genere femminile, fondamentale per la società e la cultura dell’epoca a tutti i livelli, ma sistematicamente messo in secondo piano. Se lo scorso anno a Pompei abbiamo indagato questo tema attraverso i reperti fisici, oggi, con questo percorso fotografico, vogliamo restituire la parola a quelle esistenze, offrendo al pubblico internazionale una nuova prospettiva, intima e potente, sulla storia di Pompei».
 
«Anche questo progetto espositivo – aggiunge il direttore – ci fa capire che l’ultima parola su cosa significava essere una donna nell’antica Pompei non è ancora stata pronunciata. In virtù di questo, la nuova mostra fotografica di Oslo rappresenta un momento importante per quel processo continuo di revisione e riflessione: un invito a cercare, dietro l’immagine familiare e acclamata della città antica, un’altra Pompei. È esattamente quel processo che si chiama “ricerca” e che sta alla base di ogni progetto culturale. Questa tappa internazionale dimostra che l'indagine non si è fermata nel 2025, ma continua a evolversi e a dialogare con il mondo».

M’ILLUMINO D'ARANCIO, IL 20 GIUGNO ANCHE IN CAMPANIA I MONUMENTI SPLENDERANNO CON IL COLORE DELL’ENERGIA E LA COMUNITÀ ITALIANA FSHD SI INCONTRA, “PERCHÉ NESSUNO RESTI INDIETRO”

Sabato 20 giugno 2026, Roma - UNA Hotels Decò, Via Giovanni Amendola 57 ore 8.30-17-30

Il 20 giugno 2026 torna a Roma l’appuntamento con il convegno nazionale dedicato alla distrofia facio-scapolo-omerale (FSHD), organizzato da FSHD Italia APS insieme alla UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) e al Gruppo FSHD dell'Associazione Italiana di Miologia. La data coincide con la Giornata Mondiale della FSHD, occasione in cui ogni anno la comunità internazionale dei pazienti si mobilita e molti edifici simbolici si illuminano di arancione, colore identitario che richiama luce, energia e speranza. Nel 2025 si sono colorati luoghi istituzionali e monumenti in tutta Italia. Per il 2026 l'obiettivo è ampliare ulteriormente la campagna in Italia e all’estero, anche grazie alla preziosa presenza e al supporto dell’ANCI – Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, che ha invitato i 7000 Comuni che rappresenta a partecipare all’iniziativa.



GLI EDIFICI CHE SI ILLUMINERANNO IL 20 GIUGNO IN CAMPANIA E IN TUTTA ITALIA

Il Maschio Angioino e la Fontana del Nettuno a Napoli, a Mercato San Severino (SA) il Palazzo Vanvitelliano, a Castel San Giorgio (SA) il Municipio, a Roccapiemonte (SA) il Municipio, a Siano (SA) il Municipio, a Santa Maria Capua Vetere (CE) l’Anfiteatro campano, a Roma il Colosseo, Palazzo Montecitorio e Palazzo Madama, a Venezia i Palazzi istituzionali Ca' Farsetti e Ca' Loredan, a Catania il Palazzo degli Elefanti, a Torino la Mole Antonelliana, a La Spezia il Palazzo Comunale, ad Ancona la Fontana del Calamo, la Scultura di Nardo Dunchi a Carrara. E ancora: a Como le Mura federiciane, a Cuneo la Torre Civica, a Fermo la Statua di San Savino e il Ponte sul fiume Ete, a Sant’Agata di Puglia (FG) il Castello Imperiale, ad Acireale il Municipio, a Cagliari la Cupola del torrino del Bastione S. Remy, a Carugo (CO) il Palazzo Comunale, a Castellarano (RE) il Municipio, a Celano (AQ) il Castello Piccolomini, a Fondi il Castello Caetani, a Genova il Palazzo della Regione Liguria (ledwall), a Mestre (VE) il Municipio di Mestre e la Torre Civica, a Pisa Palazzo delle Logge di Banchi, a Scandiano (RE) il Municipio; a Siracusa la Fontana di Diana, a Trento Via Torre Vanga 11 (ledwall), ma l’elenco è destinato ad allungarsi.





CHE COSA E’ LA DISTROFIA FACIO-SCAPOLO-OMERALE E IL CLAIM DI QUEST’ANNO

La distrofia facio-scapolo-omerale è una malattia genetica rara che provoca una progressiva atrofia muscolare. Inizia spesso dai muscoli del volto, delle spalle e delle braccia e può estendersi ad altri distretti, come addome, gambe e muscoli respiratori. Ha una prevalenza di circa 6-7 persone su 100.000 e circa il 20% delle persone affette arriva a perdere l’autonomia nella deambulazione. Il claim del convegno di quest’anno, "Perché nessuno resti indietro", riflette la consapevolezza che la FSHD colpisce in modo molto diverso e suscita bisogni molto diversi da persona a persona: c'è chi chiede una terapia domani, mosso dall’urgenza di salvare il salvabile, chi ha bisogno di ausili e supporto psicologico oggi, non potendo altrimenti convivere con la malattia, chi guarda avanti, molto avanti, vedendo nella rigenerazione muscolare una risorsa per recuperare il molto che ha già perso.



IL PROGRAMMA E LE SESSIONI

Il programma è costruito per rispondere a tutte queste articolate esigenze, con sessioni dedicate alla rigenerazione muscolare, con la partecipazione di alcuni dei massimi esperti mondiali, al benessere psicofisico dei pazienti, ai trial clinici in corso e all’accesso dei pazienti alle future terapie: temi di particolare rilevanza in questa fase, in cui i farmaci in fase di ricerca e sviluppo per la FSHD sono molto numerosi e la prospettiva di terapie approvate si fa sempre più concreta. Nel corso dell’appuntamento, il Prof. Enzo Ricci, Direttore scientifico di FSHD Italia e responsabile del Centro FSHD del Policlinico Gemelli di Roma, presenterà il PDTA FSHD sviluppato dalla Regione Lazio come modello di riferimento per le altre regioni italiane. Le istituzioni saranno presenti con i saluti della Presidente dell'Assemblea Capitolina, Svetlana Celli, e con la moderazione della sessione istituzionale da parte della Sen. Prof.ssa Paola Binetti, neuropsichiatra e voce autorevole sui diritti delle persone con disabilità. 

Il convegno è aperto a pazienti, caregiver, medici, ricercatori e istituzioni, con partecipazione gratuita, in presenza o in streaming sul canale youtube . L’evento è stato realizzato grazie al contributo non condizionante di Intesa Sanpaolo e di Avidity Biosciences.

Il Derby dei Campioni, allo stadio Maradona di Fuorigrotta a Napoli una grande festa di sport, spettacolo e solidarietà, raccolti 26.455 euro devoluti in beneficenza


Napoli ha accolto una grande serata di sport, spettacolo e solidarietà in occasione della seconda edizione de 'Il Derby dei Campioni', andata in scena allo Stadio Diego Armando Maradona davanti a un pubblico caloroso e partecipe. Ad aprire l’evento è stata la partita della Zeta Napoli, autentico fenomeno del calcio social italiano e protagonista di una stagione straordinaria culminata con la vittoria del campionato di Terza Categoria e della Supercoppa di categoria.

L’evento ha unito calcio, intrattenimento e beneficenza in una manifestazione che ha visto protagonisti il Napoli World, con la partecipazione della Nazionale Cantanti, e la Nazionale Calcio Palestina, in una notte caratterizzata da valori di pace, inclusione e cooperazione tra i popoli.

La manifestazione si è arricchita della presenza di Jibril Al Rajoub, Presidente della Federazione Calcistica Palestinese e figura di riferimento dello sport palestinese a livello internazionale, e di Mona Abuamara, Ambasciatrice della Palestina, a testimonianza del forte valore simbolico e istituzionale dell’iniziativa.

Ad accompagnare la serata sono stati numerosi protagonisti del mondo della musica e dello spettacolo italiano. Tra gli ospiti della Nazionale Cantanti erano presenti Ubaldo Pantani, Pierpaolo Pretelli, Petit, Francesco Da Vinci, Il Tre, Seltsam, Luck3, Blind, Andrea Cioffi, EroCaddeo e Gianluca Piro. Hanno inoltre partecipato gli sportivi Marco Maddaloni e Maradona Jr, Nicola Caramiello, campione europeo di lotta libera, gli artisti Gennaro De Crescenzo, Mario Forte, Fiorellino e Rosario Miraggio, gli attori Gennaro Guazzo e Sergio D’Auria e il senatore Francesco Silvestro.

Grande partecipazione anche da parte del 'mondo scuola', con la presenza di numerosi istituti scolastici provenienti da tutta la Campania. Tra questi l’I.C. 3 Parco Verde di Caivano, che ha preso parte alla manifestazione insieme a studenti, docenti e famiglie.

“Per i nostri ragazzi è stata un’esperienza straordinaria che va ben oltre l’aspetto sportivo”, ha dichiarato Pina Pascarella, referente per le scuole. “Eventi come questo rappresentano un’importante occasione educativa, perché trasmettono ai giovani valori fondamentali come solidarietà, inclusione, rispetto e partecipazione”.

Sul terreno di gioco, la Nazionale Calcio Palestina si è imposta con il risultato di 7-1, in una sfida che ha visto prevalere soprattutto il significato simbolico e sociale dell’incontro. Tra i protagonisti della rappresentativa palestinese erano presenti i capitani, per la selezione femminile, Natalie Nabil George Shaheen e, per la selezione maschile, Ashraf Numan e Othman Alfawaghra, atleti che hanno contribuito a rendere ancora più prestigiosa la manifestazione e a rafforzarne il messaggio di fratellanza e cooperazione tra i popoli.

La compagine organizzativa ha espresso grande soddisfazione per la riuscita dell’evento: “Non è stata soltanto una partita di calcio, ma una straordinaria occasione di incontro tra culture, sport e solidarietà. La partecipazione di istituzioni, scuole, artisti, sportivi e rappresentanti internazionali ha confermato la forza di un progetto che punta a promuovere inclusione, fratellanza e sostegno concreto a chi vive situazioni di difficoltà. Napoli ha risposto con entusiasmo, dimostrando ancora una volta la sua grande sensibilità verso le iniziative sociali e benefiche”.

Da supporto alla manifestazione anche Salvatore Guangi, vicepresidente del Consiglio Comunale di Napoli, che ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa: “Questa manifestazione rappresenta uno straordinario esempio di come lo sport possa diventare strumento di dialogo, integrazione e solidarietà. Napoli si conferma una città capace di accogliere e sostenere progetti che mettono al centro le persone, la pace e la cooperazione tra i popoli. Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita dell’evento e alla raccolta fondi destinata alla beneficenza”.

‘Il Derby dei Campioni’ ha sostenuto importanti realtà umanitarie e associazioni impegnate nel sociale, tra cui Kids OR – Surgery for Children, Fondazione Domenico Caliendo e Battiti – AICCA Ospedale Monaldi.

Il risultato più significativo della serata è stato raggiunto fuori dal campo: grazie alla partecipazione del pubblico, circa 15.000 mila presenze e al contributo di tutti i soggetti coinvolti sono stati raccolti 26.455 euro, interamente devoluti in beneficenza a sostegno delle attività delle associazioni coinvolte.

L’evento si è svolto con il patrocinio del Comune di Napoli, dell’Ente Parco Regionale dei Campi Flegrei e dell’Ambasciata di Palestina, confermandosi come una delle manifestazioni sportive e solidali più significative del panorama cittadino.

ESCE OGGI “PARASSITI” SINGOLO D’ESORDIO DI ALVIE IL BRANO PRODOTTO DA NANDO MISURACA PER SUONO LIBERO MUSIC

Parassiti è il singolo d’esordio di Alvie, in uscita prossimamente per Suono Libero Music, l’etichetta discografica diretta da Nando Misuraca.

Alla base del lavoro una domanda: cosa resta davvero di una storia d’amore quando tutto sembra finito? Non soltanto ricordi, ma tracce invisibili che continuano ad abitare la mente, riaffiorando nei momenti più inaspettati e trasformando la quotidianità in un terreno fragile, caratterizzato da emozioni che non hanno mai smesso di esistere. Con questo primo lavoro ufficiale, la giovane artista affronta il tema delle conseguenze emotive che alcune relazioni possono lasciare anche molto tempo dopo la loro conclusione. I “parassiti” del titolo diventano così la metafora di pensieri, paure, ferite e ricordi che continuano a vivere dentro chi li ha attraversati.

 

«Mi interessava raccontare una sensazione che credo appartenga a molte persone», spiega Alvie. «Spesso pensiamo che la fine di una relazione coincida automaticamente con la fine delle sue conseguenze. In realtà alcune esperienze continuano a vivere dentro di noi sotto forme diverse, riemergendo quando meno ce lo aspettiamo. Parassiti nasce proprio da questa consapevolezza».

 

Il brano si sofferma infatti su quel tempo sospeso che segue una rottura, quando tutto sembra apparentemente archiviato ma alcuni meccanismi emotivi continuano ad agire in profondità. «Le persone tendono a sottovalutare l’impatto che una situazione negativa può avere sulla salute mentale anche a distanza di tempo», racconta l’artista. «Magari un rapporto tossico finisce, ma non vuol dire che non possano restare ansia, paura di rimettersi in gioco affettivamente e problemi di fiducia. A volte è complicato lasciarsi semplicemente il passato alle spalle e ognuno ha i suoi tempi per farlo».

 

Dal punto di vista musicale, Parassiti si muove in una dimensione di pop alternativo dalle atmosfere scure e sospese. La produzione costruisce un equilibrio tra tensione emotiva e immediatezza melodica, lasciando spazio alla voce e alla forza del testo. L’arrangiamento cresce progressivamente, accompagnando l’ascoltatore in un percorso sonoro che conserva intatto il senso di vulnerabilità che attraversa l’intero brano.

 

A soli 24 anni, Alvie porta nella sua musica un bagaglio artistico costruito nel tempo. Studia cinema, canta da oltre dieci anni e in questo esordio fonde scrittura personale, sensibilità visiva e intensità emotiva, dando vita a una narrazione autentica e contemporanea.

Non a caso, anche l’immaginario del videoclip ufficiale, diretto da Claudio D’Avascio, nasce dall’incontro tra musica e linguaggio cinematografico. «La mia formazione cinematografica ha influito molto sulla costruzione del video», spiega. «Inoltre amo il thriller e l’horror, non solo al cinema. La mia adolescenza è stata accompagnata dai libri di Stephen King e credo che queste influenze abbiano contribuito a creare l’atmosfera che cercavo per questa canzone e che, più in generale, vorrei portare nella mia musica».

 

Per Alvie, musica e immagini rappresentano infatti due strumenti espressivi che si alimentano a vicenda. «Quando scrivo una canzone visualizzo sempre delle scene. Probabilmente dipende dal mio percorso di studi, ma ho bisogno di immaginare ambientazioni, colori e dettagli che possano amplificare quello che sto raccontando. È un processo molto naturale per me».

La produzione discografica è stata curata da Nando Misuraca per Suono Libero Music, con la partecipazione dei musicisti Corrado Calignano e Vince Carpentieri, che hanno contribuito alla definizione dell’identità sonora del progetto.

 

Se Parassiti rappresenta il primo tassello del percorso artistico di Alvie, la cantautrice guarda già oltre. «In realtà penso di aver fatto la scelta più sicura per un debutto», confessa. «Non è una canzone che mi espone troppo emotivamente. Ho scritto testi molto più personali, che affrontano temi delicati come la salute mentale, e mi piacerebbe lavorare presto anche su quelli».

 

Un percorso artistico che punta alla sincerità e alla ricerca di una connessione autentica con chi ascolta. «Ho tante storie ancora da raccontare e alcune sono decisamente più intime», aggiunge. «La scrittura per me è uno spazio libero in cui affrontare emozioni e fragilità che spesso facciamo fatica a condividere. Mi piacerebbe che chi ascolta le mie canzoni potesse ritrovarsi in queste esperienze e sentirsi meno solo».

 

E conclude: «Non so se esista davvero il momento giusto per raccontarsi fino in fondo, ma so che aspettare la perfezione rischia di impedirti di realizzare ciò che potresti fare. A volte bisogna avere il coraggio di rischiare. Se Parassiti parla delle ferite che restano, credo che parli anche della possibilità di conviverci e trasformarle in qualcosa di diverso. Le cicatrici fanno parte della nostra storia e, nel bene e nel male, contribuiscono a renderci ciò che siamo».

 

Parassiti è una riflessione intensa sull’eredità invisibile delle relazioni, su ciò che continua a vivere dentro di noi anche quando tutto sembra essere andato avanti. Un esordio che unisce scrittura personale, ricerca sonora e immaginario visivo, segnando l’arrivo di una nuova voce pronta a raccontare le sfumature più profonde dell’esperienza umana.

Il singolo sarà disponibile prossimamente su tutte le principali piattaforme digitali.

 

Qui di seguito il link con il video del singolo:

https://youtu.be/Hfaf6BU2SW4?si=if3MwVyHPB_1_Wo9

giovedì 11 giugno 2026

BASILEA, LA FONDATION BEYELER CELEBRA L'INAUGURAZIONE DEL SUO NUOVO ENSEMBLE CON UN ANNO DI CELEBRAZIONI

La Fondation Beyeler celebra l’inaugurazione del suo nuovo Ensemble con un ricco programma artistico e culturale che si svilupperà nell’arco di un anno.

A partire dall’autunno, la Fondation Beyeler presenterà gradualmente al pubblico il suo nuovo Ensemble ampliato, culminando con la sua apertura completa nel gennaio 2027. Questa importante espansione integra le strutture esistenti con i nuovi edifici progettati da Peter Zumthor e con edifici storici riconvertiti, raddoppiando l’estensione del parco e aumentando significativamente gli spazi espositivi. L’ampliamento sarà celebrato con un programma annuale di mostre e iniziative culturali.



La Fondation Beyeler si espande sia sul piano fisico sia su quello concettuale, valorizzando ulteriormente la relazione tra arte, architettura e natura che le è caratteristica e per la quale è già apprezzata a livello internazionale. Con l’apertura al pubblico di un parco storico tutelato, finora privato, il paesaggio circostante è quasi raddoppiato, arricchendosi di alberi secolari, stagni e ampie radure.



L’Ensemble che ne risulta unisce il Beyeler Museum, progettato da Renzo Piano, con i nuovi edifici di Peter Zumthor, i quali includono nuovi spazi espositivi per la collezione e le mostre (Wyss Museum) e un padiglione dedicato agli eventi culturali (Ammann Pavilion), oltre a opere d’arte pubbliche e spazi disocializzazione.



Edifici storici di interesse culturale sono stati restaurati e hanno assunto nuove funzioni: atelier per la mediazione artistica, un salone per l’ascolto musicale, una serra e un piccolo «project space» dedicato alla sperimentazione artistica, ampliando così le opportunità di incontro e partecipazione per artisti e pubblico.



Per festeggiare questo evento speciale, la Fondation Beyeler propone un programma annuale di celebrazioni artistiche che coinvolgeranno tutti gli spazi del nuovo Ensemble, invitando il pubblico a scoprire progressivamente un’interazione ancora più intensa tra arte, architettura e natura. Il programma annuale metterà in risalto la meravigliosa collezione del museo allestendo negli spazi preesistenti e in quelli ampliati una mostra in costante evoluzione che, con rotazione stagionale, presenterà le opere emblematiche del museo accanto a nuove acquisizioni e prestiti provenienti da prestigiose collezioni private internazionali.



Le esposizioni temporanee in programma includono una retrospettiva dedicata a Ruth Asawa che inaugurerà a ottobre, seguita dalle importanti mostre monografiche dedicate a Frida Kahlo, Louise Bourgeois ed Elizabeth Peyton.

Ciascuna offrirà al pubblico la rara opportunità di approfondire l’opera di queste artiste.



Oltre al programma espositivo, la Fondation Beyeler proporrà un’ampia offerta di eventi culturali. I visitatorie le visitatrici potranno partecipare a concerti, performance, conversazioni con artiste, artisti e architetti,proiezioni cinematografiche, programmi di botanica, sessioni di ascolto musicale, workshop e molto altro,in un programma pensato per invitare il pubblico a esplorare tutte le componenti del nuovo Ensemble ampliato.



I nuovi edifici della Fondation Beyeler sono resi possibili soprattutto dalla Wyss Foundation di Hansjörg Wyss e dalla Beyeler-Stiftung. Anche la Thomas und Doris Ammann Stiftung, la Daros Collection, nonché il dott. Christoph M. Müller e Sibylla M. Müller sostengono generosamente l’ampliamento. Un contributo significativo viene fornito anche dalla Fondazione Ernst Göhner e dalla Fondazione Don Quixote, nonché da altri sostenitori privati. Il complesso ampliato della Fondation Beyeler è finanziato con fondi privati. IlComune di Riehen partecipa al finanziamento delle infrastrutture negli spazi pubblici e alla manutenzione dei giardini pubblici.


DAL NOVECENTO ALL’ANTICHITÀ, PASSANDO PER IL PRESENTE: LA SECONDA GIORNATA DEL CAMPANIA TEATRO FESTIVAL 2026

Il debutto assoluto di “Due vecchiette vanno a Nord”, replica per il Beckett-Pinter di Andò
Al via la sezione Osservatorio con “In Ponticelli Everything is fine” e “Lisistrata”.

Dal Novecento all’antichità, passando per il presente: grandi autori, nuove produzioni e teatro di comunità dialogano nella seconda giornata della diciannovesima edizione del Campania Teatro Festival, diretta da Ruggero Cappuccio, organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Alessandro Barbano, e finanziata dalla Regione Campania. 


Sabato 13 giugno Napoli accoglie il debutto assoluto di “Due vecchiette vanno a Nord”, una nuova produzione del testo di Pierre Notte, tra i più importanti drammaturghi della scena francese contemporanea. A fare da contrappunto è la grande lezione del Novecento teatrale europeo con la replica, alle ore 19:00 al Teatro Mercadante, di “L’ultimo nastro di Krapp” di Samuel Beckett e “Press conference” di Harold Pinter con la regia di Roberto Andò e l’interpretazione di Renato Carpentieri. 

Spazio, inoltre, ai percorsi di teatro partecipato nati nell'ambito di “Quartieri di Vita” 2025, con le prime due proposte della Sezione Osservatorio: dalla “Lisistrata” di Aristofane della Solot - Compagnia Stabile di Benevento a “In Ponticelli everything is fine” di Associazione N:EA (Napoli: Europa Africa). 


Va in scena alle 21:00 alla Sala Assoli, con replica il 14 giugno alle 19:00, “Due vecchiette vanno a Nord” di Pierre Notte, una coproduzione del Teatro dell’Elfo e della Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival. Lo spettacolo, che ha la regia di Francesco Frongia e due interpreti in perfetta sintonia come Corinna Agustoni ed Elena Callegari, è un racconto brillante on the road, un viaggio rocambolesco, metaforico e reale al tempo stesso. Annette e Bernardette, due sorelle anziane, porteranno gli spettatori dal palco di un teatro (in scena c’è un testo di Pinter) fino al Grande Nord, dove sono dirette per ricongiungere l’urna improvvisata con i resti della madre con quelli del padre, sepolto 25 anni prima in uno sperduto paesino. “Mentre i ricordi si confondono e ricompongono, - afferma il regista Frongia - ci viene restituito un ritratto senza filtri di due esseri umani, dai caratteri opposti, alla ricerca del loro passato. Chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo? Temi e domande che ci inseguono fin da giovani, e che mentre cresciamo diventano sempre più ingombranti. La fine non è triste, ma solo l’inizio di una fantastica avventura”.

Le luci sono di Michele Ceglia, il suono di Emanuele Martina. Cura i movimenti coreografici Stefania Ballone.


Le ultime due proposte della seconda giornata, “In Ponticelli everything is fine” e “Lisistrata”, nascono entrambe da “Quartieri di Vita. Life infected with social theatre!” 2025, il Festival di formazione e teatro sociale ideato da Ruggero Cappuccio che mette in relazione artisti campani ed europei che operano in realtà analoghe per disagio e fragilità.

“In Ponticelli Everything is Fine”, al Teatro Tedér alle ore 21:00, è un progetto a cura di Jan Horák (Repubblica Ceca) con la regia di Giulia Amodio dell'Associazione N:EA (Napoli: Europa Africa): una drammaturgia corale che prende forma nel cuore della periferia est di Napoli, nata dall’incontro tra immaginario letterario, visioni cinematografiche e vissuto quotidiano. Lo spettacolo estrae riferimenti da “La Metamorfosi” di Franz Kafka, dall'universo inquieto e visionario di “Eraserhead – La mente che cancella” di David Lynch, nonché dalle esperienze personali dei partecipanti al percorso laboratoriale realizzato presso lo Spazio Metamorfosi di Ponticelli. Si dà così vita a un racconto in cui la collettività è la somma delle esperienze dei singoli, fatta di corpi che mutano, identità frammentate e relazioni attraversate dal malessere contemporaneo, in una periferia che diventa lo spazio simbolico dove convivono alienazione, marginalità e desiderio di trasformazione. Lo spettacolo porta in scena Angelo Scarpato, Assunta Romano, Elisabetta Visco, Giovanni Buono, Monica La Sala e Carmela Olimpio.

“Lisistrata”, una produzione Solot – Compagnia Stabile di Benevento, nasce dal progetto che Nicola Nicchi e Viviana Altieri hanno tenuto con un gruppo di adolescenti provenienti da contesti sociali eterogenei. Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Mulino Pacifico di Benevento alle ore 21:00. È l’esito di un percorso corale, che si configura come atto teatrale pieno, capace di mettere in relazione formazione, spazio e comunità. L’azione scenica prende forma nello stesso luogo che accoglie spettatori e attori, lasciando che la sua struttura e la sua atmosfera diventino parte integrante della drammaturgia: l’Acropoli coincide fisicamente con l’edificio del Mulino Pacifico, e l’occupazione messa in atto dalle donne diventa così un gesto concreto, immediato e perfino tangibile, con il pubblico direttamente coinvolto nel passaggio da una dimensione più raccolta e rituale alla conquista del centro dell’azione. In scena Cosimo Emanuele Anzoino, Noemi Camerlengo, Mariantonietta Capozzi, Marianna De Cristofaro, Diego di Salvatore, Lucrezia Girace, Elisa Majd Hosseini, Samuel Luciano, Iris Caterina Melillo, Ilenia Mennitto, Sara Moretti, Sabatino Mozzillo, Javier Pio Nicolò, Amalia Pirozzolo, Mariacristina Polese, Sidney Anna Rotondi.

In Vico Mauriello di Palazzo Reale saranno visitabili, dalle ore 9:00, le tre mostre fotografiche che accompagneranno il Campania Teatro Festival: “Jazz: la pellicola del suono” di Salvatore Pastore, “Siria” di Romeo Civilli e “Con i tuoi occhi” di Salvatore Liguori.


Il Giardino Romantico di Palazzo Reale si anima con il secondo appuntamento del Dopo Festival a cura di Drop Eventi. Inizio dalle ore 19:00 con City-bop e, dalle ore 22:00, con Napoli Segreta, dj-set e progetto culturale che esplora le sonorità nascoste della città, dal funk alla disco fino alle contaminazioni contemporanee, in un racconto musicale che unisce tradizione, ricerca e visione futura di Napoli.

L’Istituto Tilgher di Ercolano sul tetto del mondo con Ciro Iengo Campione Mondiale Junior di Pizza Napoletana STG

Il giovanissimo Ciro Iengo, talento dell'Istituto Statale d'Istruzione Superiore "Adriano Tilgher", ha conquistato il titolo di Campione Mondiale Junior di Pizza Napoletana STG (Specialità Tradizionale Garantita) nell'ultima edizione della prestigiosa Caputo Cup.

L'alunno, che frequenta la classe 4G del corso di Enogastronomia, ha sbaragliato la concorrenza internazionale sotto i riflettori di uno degli eventi più importanti del settore, dimostrando una maestria, una tecnica e una maturità professionale fuori dal comune per la sua giovane età.

A guidarlo e sostenerlo in questo percorso d'eccellenza, il corpo docenti dell'istituto, tra cui il suo mentore chef-Professor Antonio Sorrentino, testimone in prima persona del momento della proclamazione sul gradino più alto del podio.

"Vedere un nostro studente salire sul tetto del mondo è un'emozione indescrivibile e la conferma che la passione, unita allo studio e al sacrificio, ripaga sempre", commentano dall'istituto.

Questo successo internazionale non è solo un titolo personale di immenso valore per Ciro Iengo, ma rappresenta una vittoria per l'intero corso di Enogastronomia del Tilgher di Ercolano, che si conferma una vera e propria fucina di eccellenze, capace di tramandare le tradizioni più nobili del nostro territorio e di trasformarle in competenze spendibili ai massimi livelli globali.

Al neo-campione vanno le più vive congratulazioni da parte del Dirigente Scolastico, dei docenti, dei compagni di classe e di tutto il personale dell'istituto, con l'augurio che questo sia solo il primo di una lunga serie di grandi successi professionali.