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mercoledì 22 luglio 2026

Castel Sant’Angelo inaugura la mostra "Ercolano L’arte di vivere"

Reperti straordinari provenienti dai depositi del Parco archeologico di Ercolano e raramente esposti al pubblico, oggetti che raccontano la vita quotidiana dell’antica città preservata dall’eruzione del 79 d.C., un pane sfornato duemila anni fa e carbonizzato dall’eruzione del Vesuvio, insieme ad alimenti, reperti organici, stoviglie, arredi e utensili d’uso quotidiano. Dal 22 luglio 2026 Castel Sant’Angelo apre le sue sale monumentali a Ercolano. L’arte di vivere, la mostra che conduce il visitatore alla scoperta della città vesuviana, fermata per sempre dall’eruzione del Vesuvio.
 
L’esposizione è a cura di Massimo Osanna, Capo Dipartimento Attività Culturali del Ministero della Cultura, Federica Colaiacomo, Direttrice del Parco archeologico di Ercolano, Luca Mercuri, Direttore dell’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma, e di Francesco Sirano, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
 
 
Il progetto nasce dalla felice collaborazione tra Castel Sant’Angelo e il Parco archeologico di Ercolano. L’esperienza della mostra Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola nell’antichità, presentata nelle sale affrescate di Villa Campolieto a Ercolano, costituisce il punto di partenza di un nuovo progetto espositivo, completamente ripensato per gli spazi monumentali della Mole Adriana. Il percorso, articolato in sette sezioni, amplia significativamente il racconto, estendendolo dall’alimentazione alla vita quotidiana dell’antica Ercolano, ed è arricchito da una selezione di oltre 70 reperti, molti dei quali finora custoditi nei depositi del Parco archeologico e presentati eccezionalmente al pubblico in occasione di questa mostra.
 
Il percorso si apre con una straordinaria Wunderkammer, una «camera delle meraviglie» ispirata alle celebri raccolte rinascimentali. Vi sono riuniti 42 reperti di eccezionale valore provenienti dai depositi del Parco archeologico di Ercolano: statue, busti, affreschi, gioielli e oggetti della vita quotidiana che raccontano la raffinatezza artistica, il livello culturale e la qualità della vita nell’antica città alla vigilia della catastrofe. Come nelle originarie camere delle meraviglie, l’obiettivo non è soltanto esporre, ma suscitare stupore.
 
 
Il visitatore entra quindi nel cuore dell’evento che ha segnato il destino di Ercolano: una sala immersiva dedicata all’eruzione del Vesuvio, tra contenuti audiovisivi, dipinti, stampe e arti decorative che documentano la costruzione dell’immaginario del vulcano nell’Europa del Grand Tour. Accanto alla tradizione resa celebre da Pierre-Jacques Volaire, la tempera di Giacomo e Antonio Baseggio (1784), la Burrasca al chiaro di luna nel Golfo di Napoli (1822) di Joseph Rebell e una rara porcellana della manifattura Poulard Prad restituiscono il fascino del sublime che attirò a Napoli viaggiatori, artisti e studiosi da tutta Europa.
 
 
Dal mito alla strada: la mostra ricostruisce poi, con installazioni audiovisive e reperti archeologici, la città viva, con le sue botteghe e i thermopolia, luoghi destinati alla vendita di cibi e bevande pronti per il consumo quotidiano. Tra i reperti più sorprendenti, le pagnotte carbonizzate dall’eruzione ma conservate intatte, identiche a quelle raffigurate nel celebre affresco pompeiano della distribuzione del pane, e le teglie del forno di Sextus Patulcius Felix, parte di una serie di 25 stampi rinvenuti a Ercolano. Il percorso entra quindi nell’intimità della domus, tra cucina e dispensa: mortai, pentole, casseruole e preziosi reperti organici – cereali e legumi restituiti dagli scavi – documentano con rara precisione la dieta quotidiana degli antichi ercolanesi.

 
 
Il racconto prosegue con il vino, tra le attività economiche più floride della Campania antica – Plinio il Vecchio celebrava il Falerno come uno dei vini più rinomati del suo tempo – e al tempo stesso ponte verso il divino nel culto di Bacco, dio della vite, della fertilità e dell’ebbrezza rituale. Gran finale nella sala dei banchetti, dove una meridiana in marmo scandisce i tre momenti dell’alimentazione antica – ientaculum, prandium e cena – tra campanelli in bronzo, vasellame in vetro, bronzo e argento e l’oggetto forse più peculiare della mostra: la larva convivialis, la piccola figurina scheletrica che, posata sulla tavola, ricordava ai commensali la brevità della vita e li invitava, sulle orme di Epicuro, a godere dei piaceri del convivio.
 
 
La scelta di Castel Sant’Angelo come sede espositiva riveste un significato particolare. Il monumento, emblema della stratificazione storica di Roma – da mausoleo imperiale a fortezza, da residenza papale a museo – offre l’occasione per un dialogo tra due luoghi profondamente diversi ma accomunati dalla capacità di conservare, ciascuno secondo la propria storia, straordinarie testimonianze del passato.
 
 
Il percorso espositivo accompagna il visitatore attraverso questo patrimonio eccezionale grazie al dialogo tra reperti archeologici, installazioni multimediali e ambientazioni immersive. La colata piroclastica che investi Ercolano nel 79 d.C. ha preservato edifici, oggetti, alimenti e materiali organici, trasformando una catastrofe in una straordinaria fonte di conoscenza e restituendo una documentazione unica sulle pratiche alimentari, le attività lavorative, la cura del corpo, le relazioni sociali nel mondo romano antico.

 
«Con questa iniziativa - commenta Luca Mercuri, Direttore del Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma e curatore della mostra - Castel Sant’Angelo conferma la propria vocazione a essere luogo di incontro tra patrimoni, istituzioni e pubblici diversi. Questa mostra nasce da una collaborazione che testimonia quanto il dialogo tra musei possa generare progetti culturali di qualità, capaci di ampliare le occasioni di conoscenza e di valorizzare il patrimonio attraverso nuovi percorsi di visita. Per Castel Sant’Angelo è motivo di particolare soddisfazione dare vita a un progetto espositivo che mette in relazione due realtà di straordinario valore e propone ai visitatori un’esperienza culturale ricca e originale. Si inserisce inoltre in una programmazione culturale sempre più ampia e diversificata che, attraverso mostre, eventi e iniziative, conferma il Castello come un luogo vivo, aperto al dialogo tra epoche, linguaggi e pubblici differenti.»
 
 
«Ercolano, come Pompei, offre una testimonianza straordinaria della vita di una città romana – commenta Massimo Osanna, Capo del Dipartimento per le Attività Culturali e curatore della mostra –. Le particolari condizioni di conservazione determinate dall’eruzione del 79 d.C. hanno preservato edifici, arredi e oggetti d’uso quotidiano, permettendo di ricostruire le attività, le abitudini alimentari e le forme della convivialità dei suoi abitanti. La mostra presenta questo patrimonio attraverso i risultati della ricerca più recente, offrendo al pubblico nuovi strumenti per comprendere la società romana e la sua vita quotidiana . Portare questo racconto a Roma amplia le occasioni di conoscenza di un contesto archeologico unico e conferma il ruolo dei musei come luoghi di ricerca, confronto e partecipazione.»
 
«Portare Ercolano a Castel Sant’Angelo significa far compiere alla città antica un viaggio quasi naturale - commenta Federica Colaiacomo, Direttrice del Parco Archeologico di Ercolano e curatrice della mostra – si tratta di due luoghi che la storia ha sepolto sotto strati diversi — uno di cenere e lava, l’altro di funzioni e trasformazioni continue — e che oggi tornano a raccontarsi a vicenda. In questa mostra abbiamo voluto restituire al pubblico non i monumenti, ma la vita: i gesti quotidiani, i sapori, gli oggetti d’uso che rendono Ercolano una delle testimonianze più intime e vivide del mondo antico.
È un progetto che nasce dal dialogo tra le nostre istituzioni e che desidero ringraziare di cuore per aver reso possibile. Un ringraziamento speciale va a PHI per la preziosa e continua collaborazione, che ha accompagnato anche questo percorso attraverso i contenuti del progetto Ercolano Digitale, e a tutto il personale del Parco Archeologico di Ercolano, che con competenza, entusiasmo e una costante disponibilità a mettersi in gioco ha reso possibile ogni forma di collaborazione. Portare a Roma, nel cuore della Capitale, un pezzo autentico dell’arte di vivere degli antichi ercolanesi è il risultato di un impegno condiviso e di una visione comune.»
 
 
«Ercolano è uno straordinario laboratorio a cielo aperto – dichiara Francesco Sirano, Direttore del Museo archeologico nazionale di Napoli e curatore della mostra –. La ricchezza dei materiali rinvenuti, insieme alla quantità e alla varietà delle testimonianze conservate, porta una luce eccezionale sul tema del cibo nel mondo antico. Sono certo che lo studio di Ercolano, luogo da cui ha preso avvio l’archeologia sistematica occidentale, permetterà di approfondire e comprendere meglio anche molti dei reperti custoditi nel Museo archeologico nazionale di Napoli. Ercolano continua dunque a rappresentare una fonte inesauribile di conoscenza e potrà riservarci, anche in futuro, nuove e importanti scoperte».
 
 
«Ercolano. L’arte di vivere – commenta Alfonsina Russo, Capo del Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale – rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra gli istituti del Ministero della Cultura possa generare progetti di alto profilo scientifico e al tempo stesso raggiungere pubblici sempre più ampi. La circolazione delle opere, la condivisione delle competenze e il dialogo tra musei rafforzano il Sistema museale nazionale, creando nuove occasioni di conoscenza e valorizzando il patrimonio attraverso reti e percorsi condivisi. È questa la direzione nella quale intendiamo continuare a investire: una valorizzazione capace di mettere in connessione luoghi, collezioni e persone, ampliando l’accessibilità e la partecipazione culturale.»

Ercolano sotto le stelle, nuovo appuntamento il 24 luglio 2026


Le sere d’estate a Ercolano continuano ad accendersi di luce, musica e parole antiche. Prosegue con crescente successo il format "I Venerdì di Ercolano", la rassegna giunta alla sua nona edizione, che quest’anno sta riscuotendo un apprezzamento particolarmente caloroso da parte del pubblico, che dà appuntamento a venerdì 24 luglio, quando il Parco Archeologico tornerà a trasformarsi in un palcoscenico a cielo aperto tra le rovine dell’antica città, sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Un nuovo appuntamento imperdibile per vivere una serata diversa dal solito, tra i vicoli illuminati di una città che ha duemila anni e non li dimostra.
La fascia serale scelta per la rassegna — dalle 20:00 a mezzanotte — regala ai visitatori il momento più piacevole della giornata per una passeggiata all’aperto: la luce calda del tramonto e le atmosfere sospese delle domus di Ercolano, illuminate ad arte per l’occasione, compongono uno scenario che più che una visita è un’esperienza da vivere con tutti i sensi.
Il filo conduttore dell’edizione 2026, Amore e Guerra, attraversa sette performance site-specific distribuite nei diversi ambienti del sito archeologico. Il pubblico potrà muoversi liberamente lungo un percorso illuminato, incontrando di volta in volta gli spettacoli, ciascuno ripetuto ciclicamente durante la serata: un’esperienza libera e immersiva, adatta a chi desidera scoprire l’archeologia in una veste inedita.
«La risposta del pubblico a questa nona edizione dei "Venerdì di Ercolano" ci sta riempiendo di soddisfazione. Con questa rassegna il Parco rinnova il proprio impegno nel rendere il patrimonio archeologico uno spazio vivo, aperto al dialogo con i linguaggi del presente. L’antica città diventa luogo di incontro tra memoria e creatività».
— Federica Colaiacomo, Direttrice del Parco Archeologico di Ercolano
Le prime serate della rassegna hanno registrato un pienone di pubblico e un riscontro molto positivo, confermando "I Venerdì di Ercolano" come uno degli appuntamenti più amati dell’estate campana.
Le prossime date
Dopo l’ottima accoglienza riservata alle prime serate, la rassegna proseguirà venerdì 24 e 31 luglio e venerdì 7 agosto 2026, con un’ulteriore data speciale sabato 26 settembre 2026, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio.
Informazioni pratiche e biglietti
Orari Dalle 20:00 alle 24:00, in due turni (20:00–21:30 e 22:00–23:30)
Ingressi Corso Resina 187 e Via dei Papiri Ercolanesi 19
Biglietto intero € 10,00
Biglietto ridotto € 5,00 (18-25 anni non compiuti, cittadini UE)
Gratuito Minorenni, disabili e accompagnatori (prenotazione obbligatoria)
Acquisto Online su ercolano.coopculture.it o al call center +39 081 0106490 (lun–sab 9:00–17:00, festivi esclusi)
Consigli Scarpe basse e comode, repellente per insetti: per godersi al meglio la serata all’aperto
Una serata a Ercolano, tra le luci soffuse delle antiche domus e le note della musica dal vivo, è il modo migliore per riscoprire il fascino della città sepolta dal Vesuvio in una veste del tutto inedita. I biglietti sono disponibili online: si consiglia di prenotare con anticipo, vista la disponibilità limitata di posti per ciascun turno.
Per ulteriori informazioni sul programma e sulle modalità di prenotazione: www.ercolano.coopculture.it — +39 081 0106490.
Con richiesta di Indicare il credit fotografico: le foto sono di ANNA ABET.

martedì 21 luglio 2026

Trasporto non di linea in Campania, Artusa: "Con gli NCC pugno duro a favore di telecamera, ma sulle agenzie che fanno impropriamente lo stesso lavoro tutto tace"



Il presidente nazionale di Sistema Trasporti accusa: “Da mesi le associazioni segnalano che ci sono agenzie di viaggio che fanno il lavoro degli NCC senza gli stessi adempimenti, ma politica e istituzioni fanno orecchie da mercante

 “In Campania sta accadendo qualcosa che ha dell'incredibile. Quando si tratta di dare un segnale di cambiamento, solitamente a favore di telecamera, si mostra il pugno duro con tassisti e NCC, perfetti capri espiatori, e una specie di faida tra guelfi e ghibellini che nei fatti non esiste. Dall'altro lato, però, quando da queste categorie di lavoratori arrivano solleciti e segnalazioni a favore della legalità del comparto, questi finiscono dimenticati. Svaniscono nel nulla, in attesa della prossima convocazione stampa”. Lo dichiara senza mezzi termini Francesco Artusa, presidente nazionale di Sistema Trasporti, raccogliendo le istanze che arrivano dal territorio regionale.

Il tema, per Sistema Trasporti, è che i controlli ci sono, e sono tanti, ma vanno “tutti in una direzione sola”, continua Artusa. “Sugli NCC e sui taxi si controlla molto, e sono categorie che devono rispondere a una serie di adempimenti fissati dalla Legge n. 21 del 1992: iscrizione al ruolo, patente professionale, veicolo a uso di terzi, assicurazioni specifiche, visite mediche. Poi però ci sono queste agenzie di viaggio che fanno lo stesso lavoro degli NCC, portano i turisti in giro per la città e per la costiera, e su di loro non si controlla niente. Anzi, di adempimenti da rispettare non ne hanno. Questo vuol dire che quegli operatori restano fuori dagli obblighi che invece pesano sugli NCC, pur facendo un servizio che il cliente finisce per percepire come lo stesso. Insomma, fanno impropriamente il nostro lavoro” sostiene Artusa.

“Il punto non è chiedere più multe per qualcuno”, prosegue Artusa. "Il punto è che se un'agenzia porta i turisti in giro con un'auto sta facendo il nostro lavoro, e allora è giusto chiedersi a che titolo lo fa e con quali garanzie per chi ci sale sopra. Sono mesi che lo segnaliamo agli enti competenti. E sono mesi che la risposta è il silenzio".

La questione, ricorda Sistema Trasporti, arriva mentre in Campania i flussi turistici crescono e con loro la domanda di trasferimenti e visite guidate tra Napoli, Capri e la Costiera. “Se i controlli valgono per alcuni e non per altri, il danno è doppio: da una parte una concorrenza sbilanciata a spese degli operatori regolari, dall'altra meno garanzie per i passeggeri, che salgono su mezzi che non passano per le verifiche previste per chi fa servizio pubblico non di linea”, rincara la dose il presidente Artusa. Che conclude: “Alle istituzioni regionali e locali chiediamo solo coerenza. I controlli vanno bene, ma devono valere per tutti quelli che di fatto trasportano persone a pagamento. Altrimenti si continua a rincorrere la notizia del giorno e si lasciano lì, fermi, i problemi veri, quelli che il comparto pone da tempo, a scapito di operatori chiave per lo sviluppo di un territorio che gioca ora la sua partita più importante in termini di sviluppo turistico”.


"IO SONO FELICE" DOCU SU FELICE ANDREASI DIRETTO DA MICHAEL ZAMPINO E ANTONIO DE LUCIA IN CONCORSO AL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL DOCUMENTARIO VISIONI DAL MONDO


Tra gli intervistati: la moglie Grazia Andreasi, il fratello Eufemio Andreasi, gli attori Stefano Sarcinelli, Giuseppe Cederna, Flavio Oreglio, il regista Guido Chiesa e il critico d’arte Angelo Mistrangelo.


Sarà presentato in anteprima assoluta nella sezione Concorso Italiano categoria Lungometraggi alla 12esima edizione del Festival Internazionale del Documentario Visioni dal Mondo (16-20 settembre, Milano) il documentario su Felice Andreasi “IO SONO FELICE” diretto da Michael Zampino e Antonio De Lucia.

Il film, che contiene immagini inedite dagli archivi di Rai Teche, della famiglia Andreasi e dello stesso Antonio De Lucia, sarà proiettato venerdì 18 settembre alle 21.00 presso il Teatro Litta di Milano. Prodotto da Sud Sound Studios (Gianfranco Tortora) e dall’Associazione culturale Bigatera “Io sono Felice” si avvale della fotografia di Stefano Paradiso, del montaggio di Gianluca Cristofari e delle musiche originali di Massimo Fedeli.

 

Felice Andreasi, insieme a Enzo Jannacci e al Gruppo Motore, rivoluzionò negli anni '70 il cabaret italiano al mitico Derby Club di Milano, fondendo satira, nonsense e surrealismo. Un itinerario unico nel mondo dello spettacolo, interrotto dalla sua vera grande passione, la pittura, che lo ha spinto a ritirarsi nel silenzio della campagna astigiana. Vent'anni dopo la sua scomparsa, la riscoperta di un talento irripetibile: l'uomo che dietro la maschera del comico nascondeva la profondità di un pittore autentico, incurante della fama e fedele solo alla propria libertà.

“Esistono molti materiali che hanno messo in rilievo l’eclettismo di Felice Andreasi, la sua comicità lunare e la sua pittura densa e luminosa – sottolineano i registi - Eppure, è sempre mancato un ritratto capace di ricomporre le schegge di una personalità così singolare.

A vent’anni dalla sua scomparsa, “Io sono Felice” si propone come un’esperienza sensoriale prima che biografica. Attraverso materiale inedito e le voci di chi ha condiviso con lui il palco e la vita, il film non vuole solo ricordare, ma evocare.

In un’epoca dominata dalla ricerca del consenso, la voce di Felice risuonerebbe oggi aliena: il tono dissacratorio col quale leggeva “Piemonte” di Carducci, ridicolizzava il patriottismo, scherzava con la figura di Paolo VI, faceva parte di un bagaglio comico lontano dalla tradizione italiana. Uno stile amaro, politicamente scorretto, in grado di raccontarci il mondo e sé stesso come orrendi e malati. Un carattere non sempre facile che, dietro le mimiche, nascondeva l’angoscia di vivere.”

 

FELICE ANDREASI

La ricca carriera di Felice Andreasi, caratterizzata da un'ironia surreale e colta, spazia tra cinema, teatro e televisione con importanti picchi di successo.

Teatro: È stato uno dei principali esponenti del teatro comico-satirico e del cabaret di scuola milanese. Tra le sue messinscene più memorabili spiccano l'esordio con “Mercadet l'affarista” di Balzac (1968) e la celebre versione di “Aspettando Godot” di Beckett (1989-1990) recitata al fianco di Enzo Jannacci, Giorgio Gaber e Paolo Rossi/Giuseppe Cederna.

Cinema: Ha preso parte a più di 50 pellicole. Tra i ruoli più rilevanti si ricordano quelli in “Il sospetto” (1975), “Storia di ragazzi e di ragazze” di Pupi Avati (1989) e la fruttuosa collaborazione con Silvio Soldini nei film “Un'anima divisa in due” (1993) e Pane e tulipani (2000).

Televisione: Negli anni Settanta ha legato il suo nome a popolari trasmissioni della Rai. Il successo sul piccolo schermo arrivò in particolare con il programma di cabaret “Il poeta e il contadino” (1973), insieme a Cochi e Renato.

Premi e riconoscimenti:

Il suo ruolo di Fermo in “Pane e tulipani” gli è valso il prestigioso Nastro d'argento come Miglior attore non protagonista nel 2000. In precedenza, nel 1994, aveva ricevuto per il film “Un'anima divisa in due” la candidatura allo stesso premio e quella ai David di Donatello.

 

 

 

The Nameless Ballad, nuovo horror di Federico Zampaglione presentato in anteprima mondiale al Tubi FrightFest di Londra e nelle sale italiane dal 5 novembre, distribuito da Filmclub Distribuzione

Sceneggiato da Zampaglione con la scrittrice Barbara Baraldi, curatrice editoriale di Dylan Dog.

Si tiene alla XXVI edizione del Tubi FrightFest di Londra, sabato 29 agosto alle ore 21:00 durante il prestigioso spazio del Saturday Night Gala, la prima mondiale di The Nameless Ballad, il nuovo horror perturbante diretto da Federico Zampaglione, che torna alla regia dopo il successo di The Well, venduto in 104 Paesi nel mondo. Alla proiezione al Tubi FrightFest, il più importante festival del Regno Unito dedicato al cinema horror, fantasy, sci-fi e thriller, saranno presenti lo stesso Zampaglione e parte del cast tra cui le attrici Giglia Marra e Alana Boden. Una produzione Somic film in associazione con Minerva Pictures, prodotto da Michele Protino, The Nameless Ballad sarà distribuito nelle sale italiane da Filmclub Distribuzione a partire dal 5 novembre 2026 e avrà delle anteprime in tutta Italia nel giorno di Halloween.

Sceneggiato dal regista con Barbara Baraldi, scrittrice e curatrice editoriale di Dylan Dog, il film è interpretato da Jamie Ward (His Dark Materials) con Giglia Marra, Alana Boden, Fabrizio Ferracane, Seumas Sargent, Reed Stokes, Sergio Ceglie, Mia Desando e Vincenzo De Michele, in un cast che unisce interpreti italiani e internazionali.


The Nameless Ballad racconta di Sam Gallo, musicista inglese di ventisette anni di origine italiana, che precipita in una devastante crisi creativa e nella dipendenza dai farmaci. Schiacciato dalle pressioni del proprio entourage, che pretende un nuovo successo, torna in Italia, nei luoghi della sua infanzia, nel disperato tentativo di ritrovare l'ispirazione perduta. Ma nella casa in cui sceglie di isolarsi, entra in contatto con oscure presenze che sembrano nutrirsi delle sue paure, della sua angoscia e del suo disperato bisogno di creare musica. Quella che credeva essere la sua ultima possibilità di rinascita si trasforma lentamente in un incubo, dove il confine tra realtà e soprannaturale diventa sempre più sottile...

 

“Essere stato invitato al Tubi FrightFest di Londra – dichiara Federico Zampaglione - è un enorme onore. Per me questo momento non nasce oggi, ma è il risultato di un percorso iniziato nel 2009, fatto di passione, ostinazione, cadute e ripartenze. Quasi vent'anni dedicati a questo genere, cercando sempre di raccontarlo con la mia identità, senza inseguire le mode. Oggi sento di raccogliere ciò che ho seminato. Sono felice che, con il mio team di lavoro, stiamo contribuendo a riportare il cinema horror italiano in spazi internazionali sempre più importanti. E adesso non vedo l'ora di condividere questo viaggio con il pubblico. Ci vediamo al cinema e, prima ancora, ci vediamo a Londra!”.

 

Per maggiori informazioni:
https://filmclubdistribuzione.it/
https://www.facebook.com/p/FilmClub-Distribuzione-61572484546440/
https://www.instagram.com/filmclubdistribuzione/


Ischia Global Festival, Ronn Moss debutta alla regia con il western “Tex McKenzie”

Dal cuore della California ai paesaggi selvaggi dell’Appennino italiano, la star internazionale continua il suo sodalizio con l’artista e produttore Tiziano Cavaliere, realizzando il sogno di una vita con un western che unisce avventura, mistero e atmosfere esoteriche. 

È stato presentato in anteprima all’Ischia Global Festival “Tex McKenzie”, il nuovo film interpretato da Ronn Moss che segna un momento storico nella carriera dell’attore internazionale: il suo esordio alla regia.

 

Un progetto profondamente personale, nato da un sogno coltivato fin dall’infanzia e che affonda le proprie radici nella storia della sua famiglia. Cresciuto in California tra ranch, cavalli e rodei, Ronn Moss è stato immerso sin da bambino nell’immaginario del West. Suo padre organizzava alcuni dei più importanti rodei della California, mentre la madre era istruttrice di equitazione. Non a caso, da ragazzo era conosciuto con il soprannome di “Little Tex”, un appellativo che oggi sembra aver trovato la sua naturale consacrazione sul grande schermo.

 

Se Hollywood degli anni Cinquanta rappresentava la culla del cinema western, è in Italia che Moss ha scelto di realizzare il suo primo film di questo genere, seguendo idealmente le orme di Clint Eastwood e della grande tradizione degli spaghetti western.



Il personaggio di Tex riflette molti aspetti della personalità dello stesso Ronn Moss, che torna così a interpretare un ruolo intenso e carismatico destinato a conquistare il pubblico internazionale e i suoi numerosi fan.

 

Nel cast figurano Stefano Sala, Daniel Nilsson, Sofia Elena Taglioni, Yassmin Pucci e anche un cameo dell’attrice e produttrice Devin DeVasquez, moglie di Ronn Moss.

 

“Tex McKenzie” arriverà nelle sale Usa in questo autunno 2026 e poi nel resto del mondo.

 

Il film è prodotto da Tiziano Cavaliere, Ronn Moss, Devin DeVasquez, Francesca Ceccarelli e Alessandra Grimoldi per Bros Group Italia, 11:11 Films International e Adamantis Europe.

 

La sceneggiatura è firmata da Tiziano Cavaliere e Donatella Corrado, mentre la colonna sonora è composta da Pino Di Pietro, Tiziano Cavaliere e Ronn Moss.

 

Scuola Viva, Petracca (PD): “Investimento importante su comunità educanti e futuro del nostri giovani”



Il nuovo avviso biennale del programma Scuola Viva, pubblicato oggi sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania, segna un ulteriore passo avanti nelle politiche regionali dedicate alla scuola, all’inclusione e al contrasto della dispersione scolastica. Il bando introduce importanti elementi di innovazione, a partire dalla programmazione biennale, dall’ampliamento delle scuole coinvolte e dal rafforzamento del ruolo delle comunità educanti. E’ la posizione che esprime il gruppo consiliare del Partito Democratico presso il Consiglio Regionale della Campania.

«Scuola Viva rappresenta una delle esperienze più significative realizzate in questi anni dalla Regione Campania perché ha saputo trasformare la scuola in un presidio permanente di comunità - dichiara il capogruppo Maurizio Petracca - Il lavoro svolto dall’assessore Andrea Morniroli va nella direzione giusta: dare continuità agli interventi significa consentire alle scuole di programmare con maggiore efficacia e costruire percorsi educativi più solidi e duraturi».

«Apprezziamo in particolare – prosegue Petracca – l’attenzione dedicata all’inclusione, all’accessibilità, all’orientamento e alla costruzione di reti territoriali. Sono elementi che rafforzano il ruolo della scuola non solo come luogo di apprendimento, ma come spazio di relazione, partecipazione e crescita civile. Contrastare la dispersione scolastica significa intervenire sulle fragilità prima che diventino esclusione sociale, investendo sulle persone e sulle comunità».

Per Petracca, il nuovo impianto del bando rappresenta anche un cambio di prospettiva nel modo di costruire le politiche pubbliche: «La scelta - aggiunge - di favorire la collaborazione tra scuole, enti locali, terzo settore e realtà del territorio è un elemento di grande valore. Le sfide educative di oggi non possono essere affrontate da un solo soggetto: servono alleanze stabili, responsabilità condivise e una visione comune. È questa la forza del bando, che punta a costruire comunità educanti sempre più solide e capaci di accompagnare i giovani nel loro percorso di crescita».

«Come Partito Democratico – conclude Petracca – continueremo a sostenere con convinzione tutte le politiche che investono sulla scuola, sull’inclusione e sulle opportunità per le nuove generazioni. Investire nell’educazione significa investire nel futuro della Campania».