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giovedì 23 luglio 2026

EUG SALERNO 2026, ARRIVA DAL VOLLEY LA PRIMA MEDAGLIA AZZURRA

Spettacolo, entusiasmo e grande partecipazione. L’atto conclusivo dei tornei di Volley di EUG Salerno 2026 ha mantenuto fede alle aspettative. In un Pala Unisa gremito in ogni ordine di posto, le quattro finaliste hanno dato vita a partite ad alta gradazione adrenalinica, di spessore anche la cifra tecnica. Tra gli uomini medaglia d’oro ai francesi del Montpellier, l’altra metà del cielo, invece, si è colorata d’azzurro con il successo dell’Università di Bologna, a ribadire un dominio totale del volley italiano a tutti i livelli, a tutte le latitudini, conquistando, tra l’altro, il primo oro italiano agli EUG Salerno 2026.              
FINALE FEMMINILE
Con una prestazione autoritaria, l’Università di Bologna ha superato per 3-1 la Vytautas Magnus University, conquistando il gradino più alto del podio e regalando all’Italia il primo oro nel medagliere. Bologna inarrestabile nei primi due set poi l’inatteso calo. Dopo un avvio opaco la formazione lituana con determinazione si aggiudica il terzo parziale al termine di una battaglia punto a punto. Equilibrato anche il quarto set ma nonostante il continuo testa a testa, è l’Università di Bologna a trovare l’allungo decisivo, chiudere l’incontro e conquistare una meritata medaglia d’oro.
FINALE MASCHILE 
L’Università di Montpellier ha conquistato il gradino più alto del podio superando l’Università di Rostock con il punteggio finale di 3-1.
Partenza con marce altissime per i transalpini, autori di un perentorio break iniziale di due set a zero. Vana la reazione della compagine tedesca: nonostante la vittoria nel terzo parziale, che riapre momentaneamente i giochi, Rostock cede nel quarto e decisivo set, permettendo così a Montpellier di chiudere il match e conquistare la meritatissima medaglia d’oro.

La Leggenda del Deserto in premiere mondiale alle Giornate degli Autori a Venezia

Marechiarofilm è orgogliosa di presentare a Venezia, alle Giornate degli Autori, alle Notti Veneziane il film documentario di Elisabetta Giannini, La leggenda del deserto, un racconto inedito del popolo Sahrawi, sospeso da decenni in una condizione di attesa, tra esilio e speranza di tornare nella propria terra.

Ringraziamo tutte le persone, la troupe e la protagonista Carolina De Lillo Magliulo, che hanno realizzato questo documentario; il progetto "Per Chi Crea" della SIAE e del MIC, la Film Commission Campania e Regione Campania; e le Giornate degli Autori per averci selezionato e accolto con entusiasmo.

E soprattutto ringraziamo Fatima e il popolo Sahrawi per averci ospitato con affetto, e averci affidato le loro storie, con la speranza di farle arrivare al mondo e accendere ancora un riflettore su una causa che non va dimenticata.

È stata premiata la caparbietà della giovane regista Elisabetta Giannini che, insieme a una troupe quasi interamente Under 35, a partire dalla visione di filmini di famiglia ha voluto sviluppare questo documentario per raccontare la storia del popolo Sahrawi in modo inedito, capace di parlare prima al cuore e poi alla ragione.

Leggenda del deserto - Carolina De Lillo Magliulo da piccola nel materiale d'archivio
Per farlo, ha scelto un dispositivo cinematografico, giocando con i piani temporali, e il risultato è un ritratto storico e politico in cui epoche diverse si confrontano e si richiamano, e con questa sua costruzione quasi fiabesca sa parlare a spettatori di ogni età, raccontando di un potere arrogante che continua a privare un’intera popolazione dei suoi diritti in modo violento, arbitrario, forte del supporto di altre forze politiche, nel silenzio della comunità internazionale. Una dinamica che tristemente sembra dilagare nel nostro mondo, e per questo crediamo che sia un film necessario non solo per i Sahrawi, ma per tutti i popoli che in questo momento sono oppressi e schiacciati.

La leggenda del deserto rappresenta la filosofia della nostra casa di produzione Marechiarofilm, che è quella di far incontrare artisti e professionisti di generazioni diverse, scegliendo storie che fanno dialogare il passato con il presente, incentivando al riuso dei materiali, e questo film nasce proprio dal found footage, diventando una rielaborazione che trasforma memorie personali in una racconto collettivo.

Leggenda del deserto - foto backstage con Elisabetta Giannini sul set
Il film, dopo questo debutto in un contesto così importante, sarà distribuito nelle sale italiane da Lo Scrittoio.

Manifesto A4 verticale Leggenda del deserto
Il manifesto del film è opera di Gianluca Abbate.

Il film è stato prodotto da Marechiarofilm, e realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”. Con il contributo ex L.R. 30/2016 della Regione Campania e Film Commission Campania. Opera sviluppata nell’ambito del workshop IN PROGRESS MFN 2024 del Milano Film Network.

Sinossi
Negli anni ’90, una bambina di otto anni, Carolina, viene portata nel deserto del Sahara. Dove incontra i Saharawi, un popolo costretto all’esilio dopo essere stato cacciato dalla propria terra. In quei campi profughi sospesi nel tempo cresce l’idea che il ritorno a casa sia imminente, grazie alla promessa di un referendum che restituirà il Sahara Occidentale al suo popolo. Un giorno, mentre la piccola Carolina cammina tra le dune, un vento improvviso la travolge e la trascina in avanti nel tempo. Trent’anni dopo: è di nuovo lei, ma adulta. Si ritrova nello stesso deserto, vede ancora gli stessi volti, ma ora sono segnati dagli anni. I bambini che aveva conosciuto sono diventati adulti, e una nuova generazione ha preso il loro posto: bambini appena rientrati da Napoli, dove sono stati accolti lontano dal deserto, compiendo un viaggio opposto al suo. Attraverso i loro incontri, la protagonista intraprende una ricerca intima e collettiva sul significato di “casa” per chi vive in esilio. Nel confronto tra passato e presente, tra infanzia e maturità, emerge una verità amara: il referendum tanto atteso dai Saharawi si è trasformato in un miraggio lontano. E mentre la speranza si consuma lentamente, una nuova, inquietante prospettiva prende forma. Prodotto da Marechiarofilm, e realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”. Con il contributo ex L.R. 30/2016 della Regione Campania e Film Commission Campania. Opera sviluppata nell’ambito del workshop IN PROGRESS MFN 2024 del Milano Film Network    

Regia
Elisabetta Giannini (Napoli, 1997) frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma e si diploma in VFX al Centro Sperimentale di Cinematografia. Nel 2022 vince il premio come miglior montatrice alla prima edizione di Becoming Maestre, l’iniziativa di mentoring promossa da Netflix e dall’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello, esperienza che la porta a lavorare come assistente al montaggio nella docu- serie di Gianluca Neri, Yara: oltre ogni ragionevole sospetto. Lavora come montatrice e VFX artist per Fulci Talks (2021, Noir Film Festival), L’occhio della Gallina di Antonietta De Lillo (2025, Giornate degli autori e in cinquina al Premio David di Donatello); e l’Odio dei Motus (2026). Nel 2023 esordisce alla regia con il cortometraggio Sognando Venezia, presentato al Pesaro Film Festival, in concorso alla 53ma edizione del Giffoni Film Festival, selezionato in numerosi festival internazionali, e vincitore del Premio Speciale ai Nastri d’Argento 2024 per il miglior esordio alla regia. Nel 2026 dirige il suo primo lungo documentario La leggenda del deserto.  

La mostra, a cura di Maurizio Vitiello, “SACRUM 5 Visioni Plastiche Contemporanee” a Cantalupo nel Sannio dal 1 agosto 2026

Sabato 1 Agosto 2026, ore 17,30, sarà inaugurata nella Chiesa del Santissimo Salvatore a Cantalupo nel Sannio (IS), con vari patrocini, la mostra, a cura di Maurizio Vitiello, “SACRUM 5 Visioni Plastiche Contemporanee”, con opere recenti di Beatriz Cárdenas, Maria Pia Daidone, Claudio Giulianelli, Franca Lanni, Vincenzo Mascia, Mauro Molinari, Maria Carmen Salis, Roberto Sanchez, Luminița Țăranu.
Apertura Lavori: Lorenzo Orrino.
Saluti Istituzionali: Don Josè Lopez, Parroco della Chiesa del Santissimo Salvatore; Achille Caranci, Sindaco di Cantalupo nel Sannio.
Il catalogo dell’esposizione con contributi poetici inediti di Floria Bufano e Antonio Spagnuolo sarà in distribuzione.
Modera Maurizio Vitiello, Consigliere Nazionale ANS, Vice-Presidente ANS – Campania, critico d’arte.
Seguiranno: reading dell’attore Tommaso Tuccillo; la presentazione del libro “Sguardi sul Contemporaneo 1” di Maurizio Vitiello, edito da “la Valle del tempo” 2026; la presentazione del libro di Floria Bufano “In amore e in guerra”, con prefazione di Antonio Spagnuolo e postfazione di Maurizio Vitiello, edito da “la Valle del Tempo” 2026, direttore editoriale Mario Rovinello; la proiezione del video “Cantalupo nel Sannio on the road”, 2025, a cura di Maurizio Vitiello, voce di Marcella Vitiello, regia di Davide Guida.
 
Scheda della mostra, a cura di Maurizio Vitiello
Questa rassegna vede insieme artisti di qualità, ampiamente conosciuti e riconosciuti, che presentano opere significative nelle quali si riflettono diverse sensibilità spirituali. Le ricerche di Beatriz Cárdenas, Maria Pia Daidone, Claudio Giulianelli, Franca Lanni, Vincenzo Mascia, Mauro Molinari, Maria Carmen Salis, Roberto Sanchez, Luminița Țăranu, effettuate nei solchi di diversi codici linguistici, sui temi del sacro, grazie allo studio di vari orizzonti, opportunamente esaminati, approfonditi e analizzati, si possono leggere in un momento espositivo di livello. Gli operatori del segmento visivo stanno ricominciando a rivedersi e a produrre per dei motivati momenti espositivi. Nella coerenza del loro dettato produttivo mostrano lavori dal profilo alto e si potranno, quindi, collazionare i linguaggi considerati. Gli artisti contattati sono da tempo sulla scena viva dell’arte ed emerge la qualità nei diversi stili adottati. Vuol essere, fondamentalmente, una conversazione tra linguaggi dialettici, illuminati da una rara partecipazione emotiva e da sintassi ben strutturate, da consapevolezze esecutive e da ben calcolati equilibri; emergono, da quest’insieme, qualificate verifiche. Ogni autore è un consapevole erede delle trasformazioni epocali, nonché artefice di elaborazioni, che segnano il nostro tempo, ben vagliando teorie visive e versioni personali. Nonostante le ultime scie dell’onda pandemica, dovuta al Covid-19 con tutte le sue plurime varianti, e le “follie” conflittuali, tragicamente attive, che inscrivono un sanguinante “cahier de doléances”, effettivo “punctum dolens” del nostro contemporaneo, si ritorna alle esposizioni e a mettersi in discussione. Gli artisti quali “cercatori d’anima” coi propri “cahiers de voyages” si organizzano e si coordinano per offrire un contributo, un nuovo “focus” per delineare un nuovo “status” dell’arte. I diversi codici linguistici presenti ci fanno riflettere e ci permettono di
comprendere tutte le dinamiche, che sostanziano la misura tensiva contemporanea delle arti visive. Ogni “tranche de vie” di un artista si ribalta in una “tranche visuelle”, e in questo catalogo si racchiudono “chances visuelles” utili a formare un “cahier d’esprit”. In Molise è possibile visionare, quindi, indagini, studi, analisi di fattivi operatori.
 

MODENA, Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi: Nanni Balestrini, Maria Magdalena Campos, Gianluigi Colin, Kings, Pino Pascali, 16 settembre – 28 novembre 2026

In occasione di Festivalfilosofia Caos, Metronom presenta Il regno della quantità e i segni dei tempi, una mostra collettiva che comprende opere di Nanni Balestrini, Maria Magdalena Campos Pons, Gianluigi Colin, Kings e Pino Pascali. 

La mostra richiama, dal titolo, il saggio di René Guénon, scrittore e filosofo francese che costruisce e costituisce con il suo pensiero una implacabile critica al mondo moderno, quell’Occidente che è ‘il punto in cui il sole tramonta’, svelandone dinamiche e mostra come siano la strada verso il declino spirituale e cosmico. Le categorie di tempo lineare e tempo storico, unità e semplicità, ma in particolare quantità e qualità, dove la quantità, il dato misurabile, replicabile, ha sostituito la dimensione qualitativa dell’esistenza.

Gli artisti selezionati si muovono, con le loro opere, nel ‘regno della quantità’ frammentando e dissolvendo, perfetti interpreti del loro tempo, un arco storico tra la seconda metà del Novecento e gli anni Duemila. 

L’arte che praticano non è quella esercitata in un ambito chiuso e autoreferenziale, ma profondamente intrecciata con l’attività umana, un caos creativo vissuto e formalizzato in modalità solo apparentemente distanti, l’astrazione e l’indagine verbo visuale.

Non è facile mettere insieme i punti, ci dice Nanni Balestrini in uno dei suoi Cronogrammi, perché il linguaggio non è mai innocente, come non lo sono le parole, e non lo è nemmeno lo spezzare e ricomporre frasi, in ciò che solo apparentemente può sembrare arbitrario.

Arte o non-arte? Pino Pascali gioca la partita della vita e delle opere come un funambolo, la ricerca del nuovo e il rischio della caduta, gli Alfabeti sono il tentativo di ordinare una complessità ambigua e l’arma non violenta che egli stesso crea e si mette a disposizione. 

Se è la storia a costruire il rapporto tra il passato e il presente, come ci dice John Berger, Gianluigi Colin sceglie di raccontare il presente leggendone il caos, un caos che sposta piani di lettura e di senso tra immagini e parola, affidando alla carta, materiale duttile, fragile e qui non meno simbolico, il ruolo di custode dell’immagine, preservata nel tempo e dal tempo.



Immagini che proliferano nei lavori del collettivo King, con accostamento, accumulazione e giochi di scala, costruiscono dei moderni affreschi in bianco e nero, che attirano con la grazia della composizione, svelando solo poi il dettaglio del collage, unità e semplicità.



Semplicità che per Maria Magdalena Campos-Pons porta alla – apparente- dissoluzione dell’immagine, una eterna ‘forza centrifuga’ che schiaccia l’uomo con una ‘onda mostruosa’,alzando la natura al ruolo del divino. 

‘Non ho proprio niente da dire/ma ho voglia di dirlo’ sono le parole di Nanni Balestrini a condurci oltre la quantità, verso quel territorio più profondo e irrazionale che genera emozioni, non – solo ragionamenti, dove il fare e il disfare non sono uno sterile esercizio di stile ma una sfida, quella decontingente verso l’assoluto. Una necessità di creare, un ‘caos creativo’ che identifica l’opera d’arte come la sintesi di un atto di resistenza.



Titolo: Il regno della quantità e i segni dei tempi

Artisti: Nanni Balestrini, Maria Magdalena Campos, Gianluigi Colin, Kings, Pino Pascali

Date: 16 settembre – 28 novembre 2026

Orari: martedì, mercoledì, venerdì 9.30-13.00 /14.00-18.30, sabato 14.00-18.00

Aperture straordinarie per Festivalfilosofia 

                  18 settembre 10.00-21.00

                  19 settembre 10.00-20.00

                  20 settembre 11.00-19.00

Sede: METRONOM, via Carteria 10, Modena

Pastasciutta antifascista da Chikù a Scampia ANPI Napoli e Rete Mediterraneo Antirazzista

Presentazione dell’ultimo libro di Francesca Albanese,Cena conviviale, banchetti informativi e musica con Daniele Sepe, Andrea Tartaglia, Massimo Mollo, Daniele Sanzone e Enzo Cangiano (A67), Frente Murguero Campano e tanti altri ancora Sabato 25 luglio dalle 19, Largo della Cittadinanza Attiva - Scampia.

In occasione dell’83° anniversario della caduta del fascismo, ANPI Napoli e la Rete Mediterraneo Antirazzista promuovono il tradizionale appuntamento nel ricordo della festa popolare organizzata dalla famiglia Cervi del 25 luglio 1943.

 

Sabato 25 luglio 2026 dalle 19.00 presso Chikù (Largo della Cittadinanza Attiva, Scampia) si celebra l’83° anniversario della caduta del fascismo con la Pastasciutta Antifascista a Scampia nel ricordo della storica festa popolare organizzata dalla Famiglia Cervi a Campegine (Reggio Emilia) il 25 luglio del 1943. ANPI Napoli e la Rete del Mediterraneo Antirazzista di Scampia promuovono l’iniziativa (che si svolgerà in centinaia di luoghi in Italia e all’estero) e organizzano, da Chikù, una serata ricca di contributi e testimonianze. Francesca Albanese, presenterà il suo ultimo libro dal titolo La luce del risveglio. Dalla Palestina al mondo intero, un manifesto di resistenza e libertà (Rizzoli Editore). Ad arricchire la serata l’accompagnamento musicale di numerosi artisti tra i quali Daniele Sepe, Andrea Tartaglia, Massimo Mollo, Daniele Sanzone e Enzo Cangiano (A67), Francesca Mignogna, Frente Murguero Campano. Grande protagonista sarà la pastasciutta da mangiare insieme proprio come fecero i Fratelli Cervi con tutta la cittadinanza di Campegine 83 anni fa. Il ricavato della serata sarà devoluto a sostegno di Gaza.

Per gli organizzatori è un’occasione importante per stare insieme all’insegna del confronto e della riflessione su antifascismo, libertà, inclusione, uguaglianza e giustizia. “Crediamo che in questo momento storico sia fondamentale riunirci intorno ad eventi come questo per contrastare una cultura della violenza, della guerra, del genocidio e della disumanizzazione che sta dilagando senza tregua, e che anche sui nostri territori colpisce minoranze, comunità rom, migranti, giovani. Costruiamo insieme e manteniamo vivi e attivi presidi di lotta, resistenza e riappropriazione dei diritti umani e di cittadinanza”, dicono da chi rom e…chi no. Per ANPI Napoli è anche l’occasione per “riflettere sulla Costituzione ancora non pienamente attuata e da tempo sotto attacco, attraverso tentativi manipolatori e stravolgenti. Oggi la questione più urgente è la nuova legge elettorale di dubbia costituzionalità e che, se approvata, determinerebbe conseguenze pesantissime per il futuro della democrazia italiana”.

 

Il libro di Francesca Albanese – Dopo la visita dello scorso gennaio, Francesca Albanese, relatrice speciale ONU sui diritti umani violati nel territorio palestinese occupato, torna a Scampia per parlare di Palestina e resistenza aprendo in modo evocativo la serata dedicata alla Pastasciutta Antifascista. Albanese presenterà il suo libro dal titolo "La luce del risveglio. Dalla Palestina al mondo intero, un manifesto di resistenza e libertà" (Rizzoli Editore). E proprio nel volume racconta anche le persone e le storie che ha incontrato a Scampia tra cui l’associazione Chi rom e…chi no, il MOSS – Ecomuseo diffuso di Scampia e Mirella Pignataro, storica co-fondatrice del GRIDAS – Gruppo Risveglio dal Sonno. Per Francesca Albanese – voce capace di unire con autorevolezza la competenza giuridica e una rara passione umana – in questo tempo in cui il mondo sembra tragicamente diretto verso la disumanizzazione del più fragile e il dominio esclusivo del più forte, immaginarne il futuro “significa rifiutare che sia l’orrore ad avere l’ultima parola, e far sì che la civiltà sia un compito che ciascuno di noi può scegliere di fare proprio”. È da queste riflessioni che sono nati i verbi ai quali Albanese si appoggia in questo libro che ha lo slancio di un manifesto e il sentimento di un’opera d’amore: la Palestina offre al mondo uno spiraglio di luce che invita ad aprire gli occhi e agire.
Sognare, criticare, emanciparsi, resistere, nutrire, piangere, curare, danzare, ritornare diventano forme di una stessa pratica collettiva: azioni che tutti noi possiamo compiere per vivere nel presente secondo giustizia. Ogni verbo dà l’occasione per raccontare le persone straordinarie che lo hanno ispirato e per portarne i riverberi nel nostro quotidiano.


La Pastasciutta Antifascista - Il 25 luglio 1943 i Fratelli Cervi, partigiani e antifascisti, per festeggiare la destituzione e l’arresto di Benito Mussolini a seguito della riunione del Gran Consiglio del Fascismo, organizzarono una festa per la comunità di Campegine (Reggio Emilia). Un momento di pace dopo 21 anni di dittatura. Si procurarono la farina, presero a credito burro e formaggio dal caseificio e prepararono chili e chili di pasta. La caricarono su un carro e la portarono in piazza per distribuirla alla gente del paese. Ma la guerra non era certo finita e il nemico non era ancora stato sconfitto. Solo pochi mesi più tardi, il 28 dicembre 1943, i Sette Fratelli insieme a Quarto Camurri vennero catturati e fucilati dai fascisti a Reggio Emilia. Ma, pur consapevoli dei rischi che stavano correndo, quel giorno decisero comunque di festeggiare insieme ai propri concittadini, uniti nella speranza di un mondo libero e democratico. Ecco perché questa tradizione continua ancora oggi, e i fratelli Cervi sono diventati simbolo di antifascismo, pace e convivialità contro ogni ingiustizia.

Per prenotare: https://forms.gle/xfeZZRVkAMkGGDK36

Per altre info e prenotazioni via whatsapp: +39 351 709 3561 (Alessia)

 

L’AI Act entra nel vivo la compliance nei processi HR: cinque red flag critiche nell’uso dell’IA per valutare le competenze

BTS, leader globale nella consulenza aziendale, approfondisce l'impatto dell'AI Act sui processi HR, evidenziando le cinque principali criticità che potrebbero esporre le aziende a rischi di non conformità e sanzioni nell'utilizzo dell'intelligenza artificiale per la valutazione delle competenze.

I cinque red flag che potrebbero esporre a contestazioni e rischi reputazionali: adottare un approccio responsabile permette di migliorare la qualità delle decisioni, proteggere l’equità, minimizzare i pregiudizi (bias) e rafforzare la fiducia interna e l’employer branding, trasformando la normativa in un’opportunità strategica.

A quasi due anni dall’entrata in vigore dell’AI Act dell’Unione Europea le organizzazioni sono chiamate a garantire la conformità dei sistemi di intelligenza artificiale utilizzati nei processi di selezione, promozione e valutazione delle persone. Il regolamento classifica tali sistemi come ad alto rischio, imponendo obblighi tecnici, di governance e di supervisione che stanno già trasformando il modo in cui le organizzazioni utilizzano l’IA per assumere decisioni lavorative.

Le pratiche non conformi ai requisiti del regolamento espongono le aziende in sanzioni fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato globale annuo in caso di pratiche vietate, e fino a 15 milioni o al 3% per violazioni di obblighi aggiuntivi.

“L’EU AI Act segna un punto di svolta per tutte le organizzazioni che utilizzano l’IA per la gestione delle risorse umane. A quasi due anni dall’entrata in vigore del regolamento molte aziende adottano sistemi di IA classificati ‘ad alto rischio’, privilegiandoli rispetto alla supervisione umana, senza tracciabilità e ignorando completamente i rischi che certi sistemi rappresentano alla luce del nuovo quadro regolatorio”, afferma Francesco Fanelli, Managing Director e VP Italia di BTS.

In questo contesto, emerge l’urgenza di identificare le aree di maggiore esposizione normativa. A tal proposito, BTS, società di consulenza globale specializzata in strategia, leadership e trasformazione aziendale, ha individuato cinque “red flag” essenziali che le organizzazioni sono chiamate a verificare nei propri sistemi e fornitori di IA, sulla base dei requisiti dell’AI Act e degli standard professionali raccolti nella documentazione tecnica del settore. 

 

1. Intuire emozioni, stress o sincerità tramite video o voce

L’AI Act vieta espressamente qualsiasi tecnica che tenti di valutare emozioni, onestà, stress, stabilità emotiva o tratti della personalità attraverso la voce, il volto o la biometria. Questo divieto risponde all’evidenza scientifica secondo cui tali valutazioni sono altamente imprecise e distorte, il che può portare a decisioni ingiuste a danno dell’equità e dell’inclusione.

«Le aziende che ricorrono a queste pratiche si espongono a pesanti sanzioni economiche, per non parlare dei gravi rischi reputazionali e delle controversie legali derivanti dalla discriminazione sul lavoro. Inoltre, queste tecniche possono generare sfiducia tra i dipendenti e i candidati, con ripercussioni sull’employer branding e sulla capacità di attrarre talenti», dichiara Francesco Fanelli, Managing Director e VP Italia di BTS.

 

2. Automatizzare le decisioni senza un’effettiva supervisione umana

I sistemi che filtrano i candidati, assegnano punteggi o prendono decisioni senza supervisione umana rientrano nella zona rossa. L’AI Act richiede che la supervisione sia reale e attiva, con la facoltà di rivedere, correggere e convalidare i risultati. Ciò significa che la tecnologia non può sostituire il giudizio umano, ma solo integrarlo. 

L’assenza di una revisione effettiva aumenta il rischio di errori sistematici, pregiudizi involontari e decisioni ingiuste che possono influire sulla diversità e sulle pari opportunità all’interno dell’organizzazione. BTS sottolinea che la supervisione umana è anche la chiave per soddisfare i requisiti delle verifiche normative e dimostrare che l’IA viene utilizzata in modo responsabile ed etico.

 

3. Utilizzo di dati storici che alimentano pregiudizi o discriminazioni

I dataset storici, se non revisionati con rigore, possono replicare disuguaglianze preesistenti, discriminando in base a genere, età, etnia o livello di istruzione. L’AI Act continua ad analizzare i dati e dimostrarne la rappresentativitàrispetto a tutti i gruppi demografici rilevanti.

Ciò comporta l’esecuzione di analisi dell’impatto avverso (adverse impact) e test sui pregiudizi (bias testing) prima dell’implementazione di qualsiasi sistema di IA. Ignorare questo passaggio non solo può invalidare i risultati dei sistemi, ma rischia di innescare controversie legali e danneggiare la reputazione aziendale. Una gestione accurata dei dati è fondamentale per garantire che le decisioni derivanti dalle valutazioni siano eque e oggettive, sia nei processi di selezione che in quelli di promozione, retrocessione o mobilità interna.

 

4. Assenza di tracciabilità, log e documentazione tecnica completa

Le organizzazioni sono tenute a conservare registri completi delle decisioni, metriche di accuratezza, parametri di robustezza e tutta la documentazione tecnica che spieghi il funzionamento dei modelli e la generazione dei risultati. L’assenza di tracciabilità ostacola le attività di audit, di rilevare errori o bias e di giustificare le decisioni dinanzi alle autorità di regolamentazione o ai tribunali. Tale inadempienza può comportare severe sanzioni economiche e una perdita di fiducia da parte di dipendenti e candidati

Disporre di una documentazione dettagliata, inoltre, facilita il miglioramento continuo dei sistemi e permette alle aziende di adattarsi con agilità ai cambiamenti del quadro normativo.

 

5. Utilizzo di strumenti privi di chiari presupposti di validità o di pertinenza con il ruolo

L’AI Act e gli standard professionali come il SIOP esigono che ogni sistema di IA sia supportato da evidenze tecniche che dimostrino la capacità di misurare competenze effettivamente rilevanti per la posizione ricoperta. Ciò include studi di validità, analisi di correlazione con le prestazioni lavorative e coerenza dei risultati.

L’impiego di strumenti privi di tali evidenze non solo mette a rischio la conformità legale, ma compromette anche la qualità dei processi decisionali, rischiando di generare errori nelle assunzioni o nelle promozioni. La validazione scientifica garantisce che l’IA contribuisca a decisioni giuste, obiettive e in linea con gli obiettivi strategici dell’organizzazione.

“L’implementazione responsabile dell’IA nella gestione del talento non è solo una questione di conformità normativa: è un’opportunità strategica per migliorare la qualità delle decisioni, minimizzare i pregiudizi e rafforzare la fiducia interna ed esterna. Le organizzazioni che sapranno identificare e mitigare queste cinque red flag saranno meglio posizionate per sfruttare l’IA in modo etico, efficiente e coerente con i propri obiettivi di business, evitando rischi regolatori e consolidando il proprio employer branding”, conclude Francesco Fanelli.



EUG SALERNO 2026: IL MASSICCIO IMPEGNO DI UNISA NEL SETTORE DEI TRASPORTI. STEFANO DE LUCA, REFERENTE MOBILITA’ UNISA: “UN PLAUSO ALL’INTERA STRUTTURA OPERATIVA”

Un esercito su gomma di autobus gran turismo, navette e automezzi: uno sforzo organizzativo imponente che assicura, quotidianamente, gli spostamenti di studenti-atleti, giudici, arbitri, volontari e del personale di Eusa e di UniSA. EUG Salerno 2026, i Giochi Europei Universitari in programma fino al 1° agosto nei campus universitari di Fisciano e Baronissi e nelle strutture di 13 comuni delle province di Salerno ed Avellino, stanno registrando un grandissimo impegno per garantire il servizio di trasporto.
“I numeri sono davvero importanti”, sottolinea il professor Stefano De Luca, Referente mobilità di UniSA. “Innanzitutto – aggiunge – è necessario chiarire che le dimensioni di questo evento sono quasi paragonabili a quelle delle Universiadi e, per molti aspetti, anche ai Giochi del Mediterraneo. Ci tengo a sottolinearlo anche per rivolgere un plauso all’organizzazione e, in particolare, al settore dei trasporti, che con un budget pari a circa un decimo di quello impiegato per le manifestazioni appena citate è riuscito a realizzare un sistema organizzativo del tutto analogo lavorando esclusivamente in house. È un risultato di grande valore che dimostra l’efficienza e la capacità di ottimizzare le risorse disponibili. L’obiettivo è generare anche una ricaduta economica positiva sull’intero sistema”. 
Uno sforzo organizzativo, quello prodotto, che assicura collegamenti giornalieri sia durante lo svolgimento di gare ed allenamenti sia, ad esempio, per chi vuole spostarsi in serata, per raggiungere la città di Salerno o recarsi in Piazza del Sapere ed accedere alla FanZone.
“Il cuore di questo modello – spiega De Luca – è il nostro terminal bus, un’infrastruttura che già quotidianamente assicura circa 18mila transiti per chi vive i nostri Campus ai quali ora, nel pieno dei Giochi, si aggiungono gli oltre 13mila accessi/utenti quotidiani che coinvolgono gli studenti-atleti, i giudici, gli arbitri, i volontari e tutto il personale impegnato nello svolgimento di Eug Salerno 2026. Mediamente – prosegue – circolano ogni giorno 35 autobus Gran Turismo, che effettuano quasi 300 corse complessive. Gli atleti transitano quotidianamente dal terminal, spesso effettuando più spostamenti nell’arco della stessa giornata: per raggiungere i campi di gara, la mensa e le diverse sedi delle attività. Il terminal rappresenta quindi un vero e proprio hub della mobilità, un punto di interscambio in cui si sale e si scende dai mezzi provenienti da diverse direttrici”. 
Il lavoro, senza sosta, del team coordinato dal professor De Luca, sta garantendo un’offerta costante che, dopo le prime giornate, registra ora anche i primi rientri a casa per gli atleti che hanno già concluso la loro esperienza salernitana.
“Vorrei cogliere l’occasione – evidenzia De Luca – per fare un plauso all’intera struttura operativa che lavora senza sosta. Questa mattina, ad esempio, il personale era già sul pezzo alle due di notte per garantire le prime partenze della giornata. Per questo desidero ringraziare tutto il gruppo di lavoro: professionisti preparati, competenti e sempre disponibili. Senza il loro impegno, il servizio di trasporto che oggi vediamo funzionare semplicemente non esisterebbe”.
Un impegno articolato e cucito su misura per adattarsi alla complessità del territorio e, in particolare, alle difficoltà di tipo logistico che – in alcuni casi – arrivano dall’accesso ad alcune venues. 
“Dal punto di vista operativo – chiarisce De Luca – abbiamo previsto tre diverse tipologie di autobus. A seguito dei numerosi sopralluoghi abbiamo scoperto strade e impianti sportivi che molti non conoscevano nemmeno: è anche questa una delle ricchezze del nostro territorio. Ogni azienda coinvolta ha dovuto inserirsi rapidamente in una realtà complessa, conoscerne le caratteristiche e adattare i propri servizi alle esigenze dell’evento. L’area interessata è molto ampia: si estende da Eboli fino ad Avellino, passando per l’Agro Nocerino-Sarnese. Una distribuzione territoriale così estesa comporta inevitabilmente una forte frammentazione dei collegamenti e rende l’organizzazione dei trasporti particolarmente complessa. In un contesto del genere – conclude De Luca – tutto deve funzionare con la precisione di un orologio svizzero”.