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venerdì 3 aprile 2026

Convegno G.R.E.E.N. 16 e 17 aprile 2026 Auditorium degli scavi di Pompei

Il 16 e 17 aprile il Parco Archeologico di Pompei ospita, presso il proprio Auditorium, il Convegno internazionale G.R.E.E.N. – Gardens as Resources for the Enhancement of Environmental and Natural Heritage, dedicato al ruolo del verde nella conservazione e valorizzazione dei contesti archeologici. 


I giardini storici e archeologici costituiscono parte integrante del patrimonio culturale e paesaggistico. Non si tratta di semplici spazi verdi ornamentali, ma di testimonianze storiche e ambientali che raccontano il rapporto tra l’uomo, la natura e il territorio nel corso del tempo. Inseriti all’interno o in prossimità dei siti archeologici, essi contribuiscono in modo significativo alla comprensione e alla fruizione del patrimonio.
I giardini storici e archeologici costituiscono parte integrante del patrimonio culturale e paesaggistico. Non si tratta di semplici spazi verdi ornamentali, ma di testimonianze storiche e ambientali che raccontano il rapporto tra l’uomo, la natura e il territorio nel corso del tempo. Inseriti all’interno o in prossimità dei siti archeologici, essi contribuiscono in modo significativo alla comprensione e alla fruizione del patrimonio.
Nel corso degli ultimi anni, l’approccio alla gestione del verde nei contesti archeologici ha conosciuto un’evoluzione sostanziale. Il verde, tradizionalmente percepito come elemento di rischio per la conservazione dei manufatti, è oggi riconosciuto come una risorsa strategica, capace di concorrere alla tutela dei siti, al miglioramento della qualità paesaggistica e alla valorizzazione dell’esperienza di visita.
La gestione degli spazi verdi si configura pertanto come un ambito di intervento complesso, che richiede competenze interdisciplinari e un costante equilibrio tra esigenze di conservazione, tutela ambientale e valorizzazione culturale. In tale prospettiva, i giardini storici e archeologici assumono un ruolo attivo nella mediazione culturale, favorendo una maggiore consapevolezza del patrimonio naturale e archeologico e contribuendo alla diffusione dei valori della sostenibilità.
Il Convegno internazionale G.R.E.E.N. nasce con l’obiettivo di promuovere il confronto tra istituzioni culturali, enti di ricerca ed esperti del settore, italiani e stranieri, sulle più avanzate strategie di gestione sostenibile del verde nei contesti archeologici. L’integrazione tra patrimonio naturale e patrimonio archeologico rappresenta infatti una sfida attuale e condivisa, che coinvolge ambiti disciplinari quali l’archeologia, l’architettura del paesaggio, la botanica e la conservazione.
Nel corso delle due giornate di lavoro, il Parco Archeologico di Pompei accoglierà contributi scientifici e casi di studio di rilievo internazionale, offrendo un’occasione di dialogo e scambio di buone pratiche e rafforzando la cooperazione tra istituzioni impegnate nella tutela e valorizzazione del patrimonio.
Attraverso la ricostruzione dei paesaggi storici, l’impiego di specie vegetali documentate dalle fonti e la valorizzazione dei sistemi idraulici antichi, i giardini si confermano come strumenti di conoscenza e di interpretazione, capaci di restituire una visione integrata del patrimonio archeologico e del suo contesto ambientale.
Ingresso libero su prenotazione fino a esaurimento posti
Per partecipare è necessario accreditarsi al seguente link:
https://www.frcongressi.it/green-conference-2026-registrazione/
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Al Ridotto del Mercadante in prima nazionale "IL NUMERO ESATTO" di Fabio Pisano, regia di Martina Badiluzzi dal 9 al 19 aprile

Lo spettacolo è una produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, in collaborazione con Compagnia Liberaimago, AMAT e Comune di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane, co-finanziato da Regione Calabria e Ministero della Cultura. Un viaggio nel cuore oscuro e intimo dell’identità e della maternità

«Cos’è una figlia? E cosa, davvero, una madre? …Essere madre può mai coincidere con il puro atto di mettere al mondo una vita o la maternità eccede ogni conto, ogni previsione, ogni statistica? In quanti modi può esistere questo legame?».

Sono queste le domande dolorose e necessarie al centro de Il numero esatto, testo di Fabio Pisano con la regia Martina Badiluzzi, in debutto in prima nazionale il 9 aprile al Ridotto del Mercadante, con repliche fino al 19.

Autore tra le voci più incisive della nuova drammaturgia napoletana e nazionale, Fabio Pisano firma un testo potente che affronta il tema della gestazione per altri, trasformandolo in una profonda indagine sulla femminilità, sull’identità e sul senso di appartenenza. Uno spettacolo che è al tempo stesso viaggio e ferita aperta, racconto intimo e riflessione politica.

 

In scena Alessandra BorgiaFrancesca BorrieroAnna CarpanetoFederica Carruba Toscano e Giulia Weber danno corpo e voce a un universo femminile complesso e frammentato. Le scene sono di Roberta Guasco, i costumi di Alessandra Gaudioso, le luci di Fabrizio Cicero, le musiche Francesco Leineri.

Il numero esatto è una produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, in collaborazione con Compagnia LiberaimagoAMAT e Comune di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane, progetto promosso da MiC e Regione Marche, In__corpore, progetto di Residenze per artisti nei territori 25-27 del teatro del Grillo di Soverato (CZ), co-finanziato da Regione Calabria e Ministero della cultura.

 

Il testo, finalista alla 57ª edizione del Premio Riccione per il Teatro, ha vinto il Premio Ugo Betti per la Drammaturgia 2024 (XIX edizione) ed è pubblicato nella collana teatrale bettiana per Bulzoni editore. La giuria lo ha definito “una sorta di viaggio di Alice nel mistero, via via più fitto, della propria nascita”, sottolineando la capacità dell’opera di raccontare “un cammino segnato dalla dolente impossibilità di dire ‘chi si è’”.

La storia trae ispirazione da un recente fatto di cronaca italiano legato al tema della gestazione per altri. Interroga in modo crudo e insieme delicato il ruolo della maternità nella società contemporanea. Quando si parla di figli, il rischio è quello di ridurre tutto a opinioni immediate e superficiali. Pisano scava invece nel profondo, mostrando come la genitorialità — soprattutto quando riguarda una donna — diventi inevitabilmente una questione pubblica. Al centro della scena c’è Alice, una giovane donna che a vent’anni scopre di non essere figlia della madre che l’ha cresciuta. La sua ricerca identitaria si trasforma in un viaggio dentro un “pozzo al buio”, alla ricerca delle voci delle donne che hanno reso possibile la sua esistenza: una madre biologica, una gestante, una tata e una madre adottiva. Una catena di maternità incompiute, imperfette. Una vicenda personale inserita in un contesto più ampio segnato da conflitti e tensioni globali. La storia si muove infatti tra geografie ferite — tra Ucraina e Russia — facendo della biografia di Alice anche una metafora del nostro tempo.

 

Note di regia

 

Cos’è una figlia? E cosa, davvero, una madre? Può un numero — quello esatto degli ovociti rimasti — misurare il destino di una donna, autorizzare o negare un’emancipazione? Essere madre può mai coincidere con il puro atto di mettere al mondo una vita o la maternità eccede ogni conto, ogni previsione, ogni statistica? In quanti modi può esistere questo legame?

Alice, la protagonista di questa storia, percorre un territorio affollato di prescrizioni. Attraversa l’inferno silenzioso dei dettami sociali, del conto alla rovescia inscritto nei corpi delle donne, dell’idea che generare coincida con il senso stesso dell’esistere. Eppure, nel suo viaggio, non cerca di dimostrare qualcosa ma di sentire: ascoltare il proprio nome risuonare nelle voci di tutte le donne che “hanno avuto a che fare con la mia venuta al mondo”. Un sentire che è più radicale di qualche cromosoma. Alice mette in crisi le regole di questo mondo antico, fa saltare gli stereotipi e le ideologie patriarcali su maternità e famiglia.

Queste donne che abitano “Il numero esatto” - figlie e madri - vivono fuori dalle idee preconcette; non c’è giudizio per la madre che si rende conto di non desiderare la propria figlia né per la gestante ucraina che ha scelto di offrire il suo utero ad un’altra madre. Alice chiede di ascoltare il suo nome non per giudicare ma per riconoscere. Non per stabilire gerarchie ma per accogliere una verità più ampia, in cui la maternità è prima di tutto relazione, presenza, affetto, scelta.

In scena sono rappresentati due mondi che non si sfiorano. Davanti, sul proscenio, le “tiepide case” del nostro occidente: luce calda, cucine accoglienti, un quotidiano familiare e protetto. Distante e seminascosto da un velo — uno schermo, un quadro — compare un paese in guerra: freddo e opaco. È un altrove in conflitto, un paese in guerra dove le identità si dissolvono sotto il peso della sopravvivenza.

Due spazi separati eppure legati da una dipendenza invisibile: ciò che accade là sostiene, inquietantemente, ciò che accade qui. Se da un lato del mondo le donne hanno il privilegio di interrogarsi sul senso di essere madri e figlie, dall’altro le questioni identitarie sono impregnate dall’ingiustizia e dall'insensatezza della guerra che sovrasta, ridimensiona, schiaccia ogni cosa.

E tuttavia, in entrambi i mondi, resta una possibilità: parlare. Queste donne parlano, pensano, amano ma soprattutto parlano: questo è il potere segreto e straordinario delle donne, parlare, ragionare, parlare insieme e in questa drammaturgia le donne risolvono se stesse, sbrogliano i guai del mondo con le parole. Le donne di questa storia non coincidono con un modello, non rispondono a un dovere. Pensano, dissentono, si ascoltano. Nella parola condivisa, nella confidenza trovano se stesse.

Il viaggio di Alice si chiude con un ritorno a casa. Intanto, dietro il velo, la guerra continua — come prima, come sempre. Ma qualcosa si è spostato: uno sguardo, una coscienza, un modo diverso di nominare l’amore.

Martina Badiluzzi

 

Note dell'autore

 

“Il numero esatto”, il numero di ovociti giusto per poter concepire, il numero di madri necessario per esserne “una”, una aritmetica che mi riporta agli anni dello studio, della laurea; il mio interesse scientifico declinato sulla scrittura per il teatro, mi dà l’opportunità di indagare l’umano fino in fondo e, in qualche modo, senza infingimenti.

Inoltre questo testo mi ha dato modo di scrivere solo per attrici. Un desiderio che porto dentro, perché da lettore, mi mancano personaggi femminili incisivi, determinanti. Ce ne sono, intendiamoci, ma in misura molto, molto minore rispetto ai personaggi maschili.

Il numero esatto è una drammaturgia scritta a partire da un fatto di cronaca realmente accaduto; racconta di Alice, che a vent’anni apprende di non essere figlia di sua madre; Alice a vent’anni apprende di essere figlia biologica di una donna, di essere stata partorita da una gestante e cresciuta per il primo anno di vita, da una tata; Alice a vent’anni si sente in un pozzo; ha bisogno di sentire le voci, le voci delle donne che hanno a che fare con la sua nascita; ma la indagine si scontra con una donna senza desideri e soprattutto con la guerra, la guerra che ha invaso - poco dopo la sua nascita - la città in cui è nata e che sarà decisiva, nella sua ricerca. E saranno decisive le voci di ogni donna, voci che non le faranno capire nient’altro che s’è sempre figlie di qualcuno. O di qualcosa.

Fabio Pisano




 

Ridotto del Mercadante | Napoli, Piazza Municipio

Dal 9 al 19 aprile 2026

 

IL NUMERO ESATTO

di Fabio Pisano

regia Martina Badiluzzi

con Alessandra Borgia (Seconda madre), Francesca Borriero (Gestante), Anna Carpaneto (Alice), Federica Carruba Toscano (Tata), Giulia Weber (Prima madre)

scene Roberta Guasco

costumi Alessandra Gaudioso

luci Fabrizio Cicero

musiche Francesco Leineri

direttrice di scena Teresa Cibelli

datrice luci Desideria Angeloni

fonico Guido Marziale

foto di scena Ivan Nocera

 

produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

in collaborazione con Compagnia Liberaimago, AMAT e Comune di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane, progetto promosso da MiC e Regione Marche, In__corpore, progetto di Residenze per artisti nei territori 25-27 del teatro del Grillo di Soverato (CZ), co-finanziato da Regione Calabria e Ministero della cultura

 

durata spettacolo: 1h e 20’

 

Calendario

09/04/2026 ore 21:00 prima rappresentazione

Repliche

10/04 ore 18:00 | 11/04 ore 17:00 | 12/04 ore 21:00 | 14/04 ore 21:00 | 15/04 ore 21:00 | 16/04 ore 18:00 | 17/04 ore 18:00 | 18/04 ore 19:00 | 19/04 ore 18:00

 

Info: www. teatrodinapoli.it



Primavera dei Teatri 2026, programma dal 26 al 31 maggio

 
Oltre 35 eventi tra teatro, danza, residenze artistiche, prime e anteprime nazionali, musica, incontri, workshop e mostre.

Il teatro, quando smette di essere solo dispositivo estetico e torna a essere una forma di attenzione collettiva, produce un cortocircuito necessario: obbliga a guardare il presente senza schermi, senza alibi, senza distanza di sicurezza. In questo senso Primavera dei Teatri continua a porsi come un luogo di esposizione e di interrogazione più che come una semplice rassegna. Un campo di forze in cui le pratiche sceniche non illustrano il mondo, ma lo attraversano mentre accade. È dentro questa tensione che si colloca Primavera dei Teatri 2026, Festival dei nuovi linguaggi della scena contemporanea, XXVI edizione, in programma a Castrovillari (CS) dal 26 al 31 maggio 2026, ideato e diretto da Dario De Luca e Saverio La Ruina, articolato in oltre 35 eventi tra teatro, danza, musica, incontri, workshop e mostre.

 

La XXVI edizione si colloca dentro una condizione storica che non concede neutralità. Il teatro, oggi più che mai, torna a essere uno spazio pubblico in senso pieno: non perché rappresenti la politica, ma perché la attraversa nella sua sostanza più profonda, nei corpi, nei linguaggi, nelle fratture del contemporaneo. È in questa tensione che si muove il programma 2026, costruito come una costellazione di lavori, restituzioni e processi che mettono in discussione l’idea stessa di forma compiuta.

 

Questa edizione è dedicata a Laura Palmieri, Giancarlo Cauteruccio e Goffredo Fofi:tre figure che, in modi diversi e profondi, hanno intrecciato il proprio percorso umano e intellettuale con quello di Primavera dei Teatri, condividendone nel tempo visione, tensione etica e responsabilità culturale; una prossimità fatta non solo di stima, ma di ascolto, confronto e affetto reciproco, che ha contribuito a definire l’identità stessa del festival come spazio vivo di relazione, pensiero e comunità.

 

A firmare la direzione artistica sono Dario De Luca e Saverio La Ruina, che aprono il festival con una riflessione che non è cornice ma sostanza politica e poetica del progetto:

"Ci sono stati tempi più bui, ma questo è sicuramente fosco: guerre, tifoserie da stadio su aspetti fondamentali della nostra vita, capi di stato che sovvertono le regole del vivere civile e fanno carta straccia del diritto internazionale, davanti all’inerzia di tutti. Regole che in un passato hanno arginato i più forti e salvaguardato i più deboli. Insomma, tempi in cui ti chiedi che valore e che senso abbiano il tuo lavoro, la tua azione, il tuo impegno nella cultura, in questa cosa immateriale che sembra così distante dalla concretezza del reale. E ti viene voglia di smettere e di fare cose appunto ‘concrete’. Poi ti ricordi di come i teatri rimasti aperti durante i grandi conflitti siano stati luoghi di resistenza culturale, coesione sociale e di salutare evasione. E realizzi che le arti sono ancora più vitali quando il mondo non sta bene. Come ci diceva con parole molto semplici uno dei protagonisti del nostro documentario Italianesi (ndr: sugli italiani rimasti intrappolati in Albania alla fine della seconda guerra mondiale e rimasti sotto la dittatura di Enver Hoxha per circa cinquant’anni). In quei decenni era molto popolare la musica italiana in Albania e i nostri cantanti erano amatissimi, le loro canzoni facevano sognare perché parlavano di sentimenti in un contesto in cui l’amore si poteva cantare solo verso una cosa fredda e astratta come il partito. Alla domanda su cosa aveva significato nelle loro vite la canzone e la cultura italiana, uno di loro ha risposto: “Visto che era tutto chiuso, è stata una brezza di aria fresca nella nostra vita. E vista la dittatura che abbiamo vissuto è stata una finestra straordinaria che ci ha mantenuti vivi spiritualmente”. Ecco, oggi, in questo mondo che non sta bene, bisogna continuare a coltivare lo spirito. Ed è con questo ‘spirito’ che andiamo a presentare la XXVI edizione di Primavera dei Teatri”.

 

Da questa traiettoria prende forma un programma che non si limita a presentare spettacoli, ma insiste sulla dimensione processuale del lavoro artistico: residenze, restituzioni, anteprime, scritture sceniche che si espongono nel momento esatto in cui ancora non sono definitive. Una geografia teatrale che attraversa spazi diversi della città e li trasforma in luoghi di ascolto e di produzione di senso.

 

 

Il programma 2026

26 MAGGIO

Il festival si apre come un attraversamento simultaneo di tre nuclei di ricerca. Al Teatro Sybaris la restituzione della residenza di Principio Attivo Teatro e Drama Teatro con Nervo Vago porta in superficie una scrittura scenica che lavora sulla fragilità percettiva del presente, mettendo al centro il dispositivo attoriale e la sua instabilità. Al Teatro Vittoria la restituzione della residenza coreografica di Aurelio Di Virgilio con Scented Panther prosegue questa indagine nei territori del corpo, tra esposizione e costruzione di immaginario. Al Teatro San Girolamo, in anteprima nazionale, Luna Cenere con Agape apre un lessico coreografico che interroga la prossimità, la relazione e la tensione tra gesto e comunità, inscrivendo la danza dentro una dimensione politica dello stare insieme.


 

27 MAGGIO

La giornata si articola come una mappa mobile. Al Castello Aragonese la restituzione della residenza di Maria Chiara Pederzini con Carmen si misura con la riscrittura del mito, lavorando sulle sue stratificazioni simboliche e corporee. Al Teatro Sybaris Rossella Pugliese, autrice e interprete, presenta PapàVeri sempre in piedi, una partitura scenica che affonda nella materia opaca del legame filiale, tra colpa, rimozione e un bisogno ostinato di riscatto, mentre al Teatro Vittoria Maiali rosa volanti di e con Giulia Carrara attraversa il quotidiano come dispositivo di deviazione e slittamento. Al Teatro San Girolamo – in anteprima nazionale - Daniela Vitale con Untitled n°22 insiste su una pratica coreografica che si sottrae alla nominazione definitiva. Il lavoro di Teatro delle Ariette, Noi siamo un minestrone, porta il discorso sul terreno della convivenza: un’esperienza condivisa in cui la scena si costruisce come gesto alimentare, relazione diretta e comunità temporanea.


 

28 MAGGIO

La giornata insiste sulla disseminazione. Teatro delle Ariette torna con due repliche di Noi siamo un minestrone, spostando il teatro nella dimensione del tempo lungo e della prossimità fisica tra artiste, artisti e pubblico. Al Teatro San Girolamo Giuseppe Provinzano e Giuseppe Massacon Sutta Scupa propongono -in prima nazionale – un nuovo allestimentoa distanza di vent’anni, attraversando le tensioni della lingua e della memoria, mentre al Teatro Vittoria Bambole da Collezionedi Erika Fusini — prima nazionale — vede protagonista una compagine tutta al femminile di artiste giovanissime: autrice, regista e cinque attrici lavorano insieme su una grammatica dell’identità esposta e costruita. Filippo Andreatta con Nuvolario/Elena - in anteprima - apre una riflessione sul dispositivo scenico come architettura percettiva e ambientale. La giornata si chiude al Giardino Emi’s Bakery con il concerto di Marco Russo, che riporta il suono dentro la trama del festival come ulteriore forma di scrittura.


 

29 MAGGIO

Il rapporto tra forma e dissoluzione diventa centrale. Al Teatro Vittoria Mario Perrotta, autore, regista e interprete, presenta — in prima nazionale — Qualcuno, nessuno, centomila. Pirandello in loop, lavorando sulla reiterazione come dispositivo critico dell’identità. Al Teatro San Girolamo Scena Verticale presenta KR70M16 – Naufrago senza nome di e con Saverio La Ruina e con Dario De Luca, Cecilia Foti, musiche Gianfranco De Franco, costruendo una stratificazione di segni, memoria e presenza che insiste sulla responsabilità della testimonianza. Al Teatro Sybaris – in prima nazionale - Roberto Rustioni con Nada del amor me produce envidia, con protagonista Silvia D’Amico, continua questa linea di disarticolazione del discorso sentimentale presentando per la prima volta in Italia il testo di Santiago Loza, regista cinematografico, scrittore e drammaturgo argentino le cui opere, acclamate nei principali festival internazionali, intrecciano cinema e teatro in un linguaggio originale.La giornata si apre e si chiude nel suono con il concerto Marley Session al Giardino Emi’s Bakery, controcampo ritmico dell’intero programma.


 

30 MAGGIO

La scrittura scenica si fa esplicitamente politica nella sua forma quotidiana. Al Teatro San Girolamo, Scena Verticale presenta in prima nazionale Le Tre Cicoriane, spettacolo che completa la trilogia sulla fiaba calabrese di Dario De Luca, mantenendo una tensione costante tra radicamento territoriale e costruzione drammaturgica, e affrontando, in filigrana ma con incisività, il tema della violenza di genere.Al Teatro Vittoria, in prima nazionale, i Quotidiana.com con Vorrei morire non so come fare (Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche “Dante Cappelletti”) sviluppano una scrittura scenica di forte rigore formale, capace di rovesciare le attese e di aprire prospettive inattese su una materia che riguarda in modo radicale l’esperienza umana, trattata con uno sguardo lucido e spiazzante, attraversando la soglia tra vita e rappresentazione con una tensione insieme analitica e disincantata. Al Teatro Sybaris – in prima nazionale - Ivonne Capece con Casa di bambola rilegge il classico attraverso una lente di frattura contemporanea, insistendo sul dispositivo attoriale come campo di crisi. Anche qui il concerto Marley Session al Giardino Emi’s Bakery torna come elemento di continuità sonora, quasi a segnare una respirazione collettiva del festival.


 

31 MAGGIO

La giornata conclusiva si apre con una concentrazione dei processi. Alla Sala Varcasia la restituzione della residenza di Cecilia Foti con La Questione dell’imbuto si colloca dentro il farsi stesso della scrittura scenica, rendendo visibile il suo statuto instabile. Al Teatro San Girolamo Ateliersì con Armande sono io!— progetto che intreccia drammaturgia, regia e interpretazione in una dimensione autoriale condivisa, a partire da un testo di Carla Lonzi sul femminismo, che indaga le relazioni tra il movimento delle Preziose del XVII secolo e l’opera di Molière — con ideazione e regia di Fiorenza Menni, lavora sulla costruzione dell’identità come spazio plurale.Al Teatro Vittoria Dino Lopardo, autore e interprete, con Rigetto, in anteprima nazionale, porta il discorso su una soglia di resistenza corporea e linguistica. Al Teatro Sybaris il duo Fettarappa/Guerrieri con Scemi del Villaggio — in anteprima nazionale — chiude il percorso attraversando la figura del disallineamento come possibilità critica e politica dello sguardo.

 


 

EVENTI COLLATERALI

Il cartellone si espande oltre la programmazione scenica in una costellazione di incontri — presentazioni di libri, dibattiti — che non funzionano come corollario, ma come ulteriore livello di produzione di pensiero. Le presentazioni attraversano genealogie e dispositivi critici del teatro, aprendo traiettorie di riflessione che ampliano e rilanciano le domande poste dalla scena.

L’insieme di questi appuntamenti — così come gli approfondimenti, i contributi teorici e i materiali che accompagnano il festival — sarà reso disponibile a breve sul sito ufficiale di Primavera dei Teatri, come estensione organica del progetto e ulteriore spazio di consultazione, attraversamento e costruzione di senso condiviso.

 

Primavera dei Teatri 2026 si configura così come un dispositivo culturale che non si limita a ospitare lavori, ma li mette in relazione dentro una tensione continua tra presente e necessità, tra forma e instabilità, tra scena e mondo.

 

 

 



Con Spring Break laboratori aperti per avvicinare i giovani alle STEM: tre giornate per gli adolescenti della zona orientale con il progetto di Maestri di Strada sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale



Tre giornate per scoprire e approfondire le materie scientifiche, e non soltanto. “Spring break” anima la zona orientale di Napoli con laboratori e altre attività attraverso S.T.E.M. (Scuola, Territorio, Educazione, Motivazione), progetto dell’associazione Maestri di Strada selezionato e sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale Impresa sociale. Fino al 7 aprile 2026, approfittando della pausa didattica, tanti giovanissimi possono partecipare gratuitamente a diverse occasioni di esplorazione.

Le tre giornate - rivolte in particolare ad allieve e allievi delle scuole medie dei quartieri Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio - si svolgono al Centro polifunzionale “Ciro Colonna” e in altri spazi della VI Municipalità di Napoli. Il primo giorno è stato animato dal workshop di narrazione e autonarrazione del territorio animato dall’esperto di Teatro-educazione di Trerrote, dall’esperto di content creating del Consorzio Stress insieme agli educatori di Maestri di Strada. A seguire la visione del film “Sic Est” e gli esercizi di conoscenza, brainstorming sulla narrazione del territorio, introduzione alle tecniche di video-making fino alle esperienze artistico-espressive.

“Spring break” è anche l’occasione per conoscere e scoprire il territorio. Nella seconda giornata si è partiti con il racconto della storia della linea di costa di San Giovanni a Teduccio, tra i resti dell’ex fabbrica Corradini, e si prosegue con una attività di pulizia spiaggia insieme all’esperto di sostenibilità ambientale di Stress. Ad accompagnarli anche l’operatore del laboratorio di content creating e un gruppo di ragazze e ragazzi che si occuperanno di documentare l’esperienza. Si prosegue nel pomeriggio con un brainstorming su quanto vissuto davanti al mare e sui possibili usi e riusi del materiale di scarto raccolto durante la mattinata.

La tre giorni si chiuderà martedì 7 aprile con la “Fiera dell’Est” promossa da Trerrote che prevede la visita agli orti urbani e al centro Remida Napoli per parlare della storia del territorio ma anche di temi che rientrano nell’ambito della sostenibilità ambientale. Al pomeriggio, inoltre, tre laboratori paralleli di restituzione tra podcasting, videomaking e sostenibilità ambientale.

Da diversi mesi l’iniziativa di Maestri di Strada - che si svolge in collaborazione con il consorzio STRESS, con la cooperativa NuReCo e l’Associazione Trerrote - prova a sanare il grande divario di interesse e partecipazione dei giovani alle discipline scientifiche mettendo al centro allieve e allievi degli istituti comprensivi Aldo Moro, Barbato-Marino-Santa Rosa, Toti-Borsi-Giurleo, Porchiano Bordiga e Moricino-Borsellino. Attraverso i laboratori di stampa 3d, informatica, ingegneria civile per la sostenibilità ambientale, chimica e fisica si lavora per rendere le STEM discipline sempre più accessibili e conosciute tra i giovanissimi. Il progetto S.T.E.M. (Scuola, Territorio, Educazione, Motivazione) accompagnerà l’intero anno scolastico per creare sempre più occasioni per tanti grazie al sostegno del Fondo per la Repubblica Digitale.

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Il Fondo per la Repubblica Digitale è una partnership tra pubblico e privato sociale (Governo e Associazione di Fondazioni e di Casse di risparmio – Acri), che si muove nell’ambito degli obiettivi di digitalizzazione previsti dal PNRR e dal PNC ed è alimentato da versamenti delle Fondazioni di origine bancaria, alle quali viene riconosciuto un credito di imposta. Il Fondo seleziona e sostiene progetti di formazione e inclusione digitale per diversi target della popolazione come NEET, donne, disoccupati e inoccupati, lavoratori a rischio disoccupazione causa dell’automazione, dipendenti, collaboratori e volontari degli enti dell’economia sociale e studenti e studentesse delle scuole secondarie di primo e secondo grado. L’obiettivo è sperimentare l’impatto dei progetti formativi sostenuti e replicare su scala più vasta quelli ritenuti più efficaci in modo tale da offrire le migliori pratiche al Governo affinché possa utilizzarle nella definizione di future politiche nazionali. Per maggiori informazioni fondorepubblicadigitale.it.



Quattrozampeinfiera Napoli, debutta la novità Aeroitalia voli pet-friendly l'11 e il 12 aprile

Sport, sfilate, divertimento e tanto shopping da vivere insieme al proprio pet.

Se sei un amante di cani e gatti e desideri vivere un weekend speciale insieme al tuo amico a quattro zampe, Napoli si prepara ad accogliere uno degli appuntamenti più attesi del settore. Sabato 11 e domenica 12 aprile 2026, la Mostra d’Oltremare ospiterà Quattrozampeinfiera, l’evento pet-friendly che ogni anno richiama migliaia di visitatori da tutta Italia.

 

Ma il vero momento clou dell’edizione 2026 sarà rappresentato da una novità destinata a cambiare il modo di viaggiare con gli animali domestici. Aeroitalia presenterà il primo progetto che consente ai cani fino a 30 kg di volare in cabina accanto al proprio conduttore, senza trasportino e in piena sicurezza. Una svolta epocale, un segno di civiltà nella parificazione dei diritti degli esseri senzienti quali i cani, che non verranno più trattati come semplici bagagli da stiva.

 

L’appuntamento, dal titolo “Cani in cabina senza trasportino: sempre al tuo fianco, ovunque”, si terrà sul RED CARPET sia sabato 11 che domenica 12 aprile, dalle 12.45 alle 13.00 e rappresenta uno dei momenti più attesi della manifestazione. A illustrare il progetto sarà la dottoressa Rosalba Calabrese, responsabile Cabin Pet di Aeroitalia. Durante l’evento verrà mostrato il video del volo test, seguito dal racconto del primo volo ufficiale. Al termine della presentazione sarà possibile per il pubblico porre domande e approfondire ogni aspetto del progetto. Aeroitalia ha avviato nel 2026 una fase di test e nuove procedure per il trasporto di cani fino a 30 kg in cabina, permettendo loro di viaggiare in sicurezza accanto ai propri proprietari. Un’iniziativa resa possibile anche grazie alle nuove linee guida ENAC, approvate dal Ministero dei Trasporti, che aprono a un modello più evoluto e inclusivo di mobilità per gli animali domestici.

 

“Quattrozampeinfiera è da sempre attenta alle evoluzioni del mondo pet e alle esigenze di chi vive quotidianamente con un animale - sottolinea Alessandra Aspesi, Responsabile Comunicazione di Quattrozampeinfiera - Si tratta di un passaggio importante per il mondo dei voli, perché consente finalmente a cane e proprietario di viaggiare insieme, condividendo l’esperienza del viaggio e la possibilità di esplorare nuovi luoghi senza separazioni. Il cane non è più un semplice animale da trasportare, ma un membro della famiglia con cui vivere ogni esperienza, anche quella del viaggio”.

Per Rosalba Calabrese, Responsabile Cabin Pet, Aeroitalia: “Siamo orgogliosi di introdurre una novità importante nel trasporto aereo: i cani fino a 30 kg possono viaggiare in cabina accanto ai propri proprietari, senza trasportino e nel rispetto della sicurezza. È un passo avanti concreto nel riconoscimento degli animali come membri della famiglia. A Napoli presenteremo il progetto, i primi risultati e risponderemo alle domande del pubblico. Grazie a Quattrozampeinfiera per aver sostenuto questa iniziativa”.

Durante l’evento sarà presente Evangelista, il Setter inglese di 5 anni, che ha partecipato al volo prova in cabina con Aeroitalia.

Il programma delle due giornate propone poi numerose dog activities adatte a ogni livello di esperienza. Dal Mantrailing, attività nella quale il cane esercita il suo fiuto, all’Obedience, disciplina che sviluppa un comportamento controllato e collaborativo nei confronti dell’umano.

Gli appassionati potranno partecipare anche a Rally Obedience, educazione di base e condotta al guinzaglio, mentre per i cani che amano l’acqua è previsto l’Acquadog. Grande attenzione anche ai più piccoli, con puppy class dedicate alla socializzazione, seguite da educatori qualificati.

Non manca l’area Pet à Porter, dedicata allo stile e agli accessori per animali, con soluzioni che uniscono estetica e funzionalità. Debutta anche a Napoli “Podcast in Fiera”, spazio che darà voce a visitatori, aziende e professionisti del settore. Tra i format: “Bestie di Casa” e “IntervistePet”.

A completare il programma tornano la Friends Show e la Dog Winner by Farmina, insieme all’iniziativa solidale #Usatopet, che invita a donare accessori alle associazioni locali.

 

Informazioni utili

Orari
10:00 – 19:00 (chiusura casse ore 18:00)

Biglietti

Intero: 15 €
Online: 12 €
Ridotto: 11 €
0-5 anni: gratuito
6-9 anni: 11 € (solo in cassa)
Ingresso gratuito per invalidità al 100% e accompagnatore
Per maggiori informazioni: quattrozampeinfiera.it – Tel. 0362 1636218

 

Palazzo Reale Napoli, Pasqua con sorpresa, riapre il Giardino Romantico

A venti mesi dalla chiusura per restauro lo storico giardino riapre domenica, ma a pasquetta sarà chiuso, come di consueto, mentre da martedì aperto 7 giorni su 7.

In occasione della Pasqua riapre definitivamente il Giardino Romantico del Palazzo Reale di Napoli, dopo il complesso restauro. Una sorpresa per i visitatori che trascorreranno al museo la prima domenica del mese in cui l’accesso è gratuito, come in tutti i siti della cultura italiani.

 

Il giorno di Pasquetta, come era consuetudine prima del restauro, il Giardino sarà interdetto al pubblico, ma da martedì 7 aprile sarà definitivamente aperto tutti i giorni della settimana fino ad un’ora prima del tramonto.

 

«La riapertura del Giardino Romantico - commenta il Direttore generale Musei Massimo Osanna - restituisce ai pubblici una parte importante del Palazzo Reale, ampliando e arricchendo l’esperienza di visita. L’intervento ha consentito di recuperare la leggibilità del disegno storico e dei valori della composizione ottocentesca, restituendo al giardino la sua identità di spazio in cui architettura, paesaggio e sapere botanico si intrecciano. 

Si tratta di un intervento significativo, sostenuto dal Ministero della Cultura nell’ambito del Piano Strategico Grandi Progetti Beni Culturali, che ha permesso di recuperare un contesto di grande qualità, rendendolo nuovamente accessibile e fruibile nel rispetto della sua complessità storica e paesaggistica»

 

I lavori, iniziati nel settembre del 2024, hanno interessato la risistemazione delle componenti, impiantistica, architettonica e vegetale per restituire la sua complessa e stratificata immagine storica.

Durante questi venti mesi di interdizione al pubblico, si conclusi i lavori strutturali e si sono aggiunti i tempi della natura. Infatti, per la realizzazione dei tappeti erbosi e per la messa a dimora delle piante iniziati alla fine del settembre scorso, è stato necessario sospendere le attività nei mesi più caldi della stagione estiva ed attendere in primavera l’attecchimento delle piante.

 

La direttrice delegata Tiziana D’Angelo ha voluto riaprire lo spazio verde offrendo una piacevole sorpresa in occasione delle festività pasquali e della prevista affluenza di turisti e visitatori.

 

“Domenica è prevista anche l’apertura gratuita dei musei su iniziativa del Ministero della Cultura – ricorda la direttrice delegata – Un’ occasione eccellente per restituire ai visitatori del Palazzo Reale e all’intera comunità il Giardino Romantico restaurato, offrendo loro l’opportunità di riscoprirne il fascino secolare. Il giardino sarà aperto tutti i giorni della settimana, un polmone al centro della città, sempre accessibile gratuitamente”.

 

Lo studio e la progettazione, durati quasi due anni, sono stati affidati all’architetto paesaggista Marco Ferrari, che, successivamente alla risistemazione delle componenti architettoniche e impiantistiche, si è concentrato sul patrimonio vegetale con la finalità di arricchirlo e recuperare la valenza del collezionismo botanico.

 

La ricomposizione della collezione botanica è avvenuta tramite la messa a dimora di nuovi alberi, arbusti e piante erbacee, attraverso una selezione dagli elenchi redatti da Friedrich Dehnhardt, «giardiniere botanico» di Ferdinando II di Borbone, che progettò il giardino negli anni Quaranta dell’Ottocento, pur nell'adattamento ai mutati scenari ambientali.

 

Il Giardino Romantico ha un’estensione di 14.400 mq di cui 2.750 mq di superfici sono state pavimentate con cocciopesto di tufo e 3.150 mq sono piantate a prato. Sono state messe a dimora oltre 4.000 piante di cui 20 esemplari arborei e palmizi, 1.300 arbusti e 3.000 erbacee.

 

Mentre i lavori del giardino sono ormai terminati sono in fase di conclusione anche quelli del restauro della cancellata monumentale, che circonda il giardino lungo via San Carlo. Sui teli di cantiere è riportata la scritta "AverCura", nessun logo, nessuna immagine, ma solo un'esortazione al rispetto e alla cura dei nostri beni culturali.

  

La Storia

Il Giardino Romantico ha una data di nascita, il 1842, quando l’architetto Gaetano Genovese e il botanico tedesco Frederic Dehnhardt lo ridisegnò ripartendo dal giardino del palazzo dei viceré, a seguito dell’abbattimento di alcuni edifici adibiti a maneggio.

Ha appena compiuto 100 anni, invece, l’accesso da via san Carlo, ora chiuso, con lo scalone di accesso e un viale neobarocco che conduce direttamente alla Biblioteca Nazionale, realizzati nel 1924 dall’ingegnere Camillo Guerra.

La veste odierna del giardino trae origine dagli interventi di ammodernamento del palazzo diretti dall’architetto Gaetano Genovese per Ferdinando II di Borbone, a seguito dell’incendio che nel febbraio del 1837 aveva profondamente segnato il complesso.

Ad Antonio Niccolini, architetto di Casa Reale, si deve l’ambiziosa concezione generale del contesto urbano e del nuovo assetto del palazzo e dei giardini, secondo l’ormai consolidato gusto paesaggistico introdotto nel Regno di Napoli da John Andrew Graefer a Caserta.

Per la scelta della componente floristico-vegetazionale, volta a modellare l’elevato del giardino e a orientare viste sul paesaggio litoraneo, il Vesuvio e Castel Nuovo, è chiamato il botanico tedesco Friedrich Dehnhardt, già Capo giardiniere presso l’Orto Botanico di Napoli e Direttore dei giardini di Capodimonte, della Floridiana e dell’Hortus Camaldulensis.

La sua decennale esperienza si traduce, per il nuovo giardino di Palazzo Reale, in uno straordinario assortimento botanico: su una superficie complessiva di poco meno di due ettari, tra il 1842 e il 1843 si collocano a dimora circa settemila piante, afferenti a quasi quattrocento specie arboree, arbustive ed erbacee, autoctone ed esotiche, introdotte in Europa da Asia, Australia, Africa e Americhe.

Negli anni Ottanta dell’Ottocento si assiste alla demolizione dei bastioni di Castel Nuovo, in occasione del Risanamento urbanistico di Napoli, operazione che comporta l’ampliamento dello spazio prospicente il giardino e l’apertura prospettica verso la piazza del Municipio.

Lo spostamento nell’Appartamento delle Feste della Real Biblioteca dal Palazzo dei Regi Studi nel 1924 e la conseguente necessità di un accesso dedicato implicano l’inserimento di un nuovo elemento nel giardino: un rigido viale rettilineo, perpendicolare al palazzo, taglia in trincea la composizione naturaliforme di Genovese e Dehnhardt.

Il giardino è disegnato con aiuole sinuose nelle quali trovano dimora piante locali ed esotiche. Attualmente, al centro spicca un magnifico esemplare di Ficus magnolioide con splendidi rami di radici colonnari, mentre nelle aiuole sono visibili esemplari di pino delle Canarie, magnolia, jacaranda originaria del Sudamerica, piante di Strelitzia e Cycas importate nel corso del Settecento dall’Africa e dall’Asia.

giovedì 2 aprile 2026

POMPEII THEATRUM MUNDI 2026

4 titoli a firma di autorevoli nomi della scena come Theodoros Terzopoulos (Le Baccanti di Euripide), Emio Greco, Pieter C. Scholten, Roberto Zappalà (L.A.V.A.), Filippo Dini (Alcesti di Euripide), Àlex Ollé (I Persiani di Eschilo). 

Nell’affollata conferenza stampa di mercoledì 1 aprile al Ridotto del Teatro Mercadante è stato presentato il programma della nona edizione della rassegna estiva promossa dal Teatro di Napoli-Teatro Nazionale con il Parco Archeologico di Pompei, “POMPEII THEATRUM MUNDI”.

Tra i maggiori e più seguiti appuntamenti dell’estate italiana dei festival – che con questa edizione si avvia al suo decennale – il programma della manifestazione è stato illustrato dal direttore artistico Roberto Andò, dal direttore generale del Parco Gabriel Zuchtriegel e dal direttore generale Mimmo Basso, preceduti dagli interventi del Presidente Luciano Cannito e dai saluti del Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e dell’Assessore alla Cultura della Regione Campania Ninni Cutaia.

A sottolineare il valore simbolico e culturale della rassegna è il Presidente del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Luciano Cannito: «Anche quest’anno è un’emozione speciale immaginare il sipario ideale alzarsi davanti l’enorme platea del Teatro Grande di Pompei. In questo luogo straordinario, dentro il sito archeologico più famoso del mondo, il teatro non è un’ambientazione: è una vocazione che si riaccende».

 

Sul senso del progetto, giunto al nono anno di attività, il direttore artistico del Teatro Nazionale Roberto Andò dichiara: «In un annus horribilis come quello che stiamo vivendo, in cui si espande l’orrore della guerra e il potere mostra il volto osceno di tiranni disposti a sacrificare migliaia di vittime umane per realizzare assurdi disegni di dominio, tornare a sedere sulle pietre di Pompei per ritrovare storie antiche in modo nuovo, significa ancora una volta delegare all’arte del teatro un mandato essenziale: circoscrivere uno spazio e un tempo in cui restare umani».

 

«La novità di quest'anno – scrive nelle sue note all’edizione il direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel – è che diamo la possibilità al pubblico degli spettacoli di essere anche esploratori di una parte dell'area archeologica di Pompei: in occasione delle serate di teatro apriamo il cosiddetto Foro triangolare, in prossimità del Teatro grande, dove si svolge Theatrum Mundi e dove era ubicato uno dei più antichi santuari della città antica, ovvero quello di Atena».

 

Ad aprire la rassegna, giovedì 18 giugno alle 21.00, con repliche venerdì 19 e sabato 20, sempre alle ore 21.00, sarà la prima nazionale dello spettacolo Le Baccanti di Euripide a firma del regista greco Theodoros Terzopoulos, una produzione Emilia Romagna Teatro ERT/Teatro Nazionale, Teatro di Roma–Teatro Nazionale, Attis Theatre Company.

Il Maestro greco Theodoros Terzopoulos porta in scena per la settima volta il testo di Euripide. «Baccanti – dichiara il regista – è una tragedia emblematica per la mia visione teatrale. È di estrema importanza proporre Baccanti in questo momento, laddove Dioniso incarna l’archetipo del rifugiato, partito da Tmolos tremila anni fa, ha viaggiato nelle zone di guerra del Medio Oriente, per finire, oggi, nel mar Mediterraneo, sulle coste di Creta o Lampedusa».

In scena, nei rispettivi ruoli di Dioniso e di Agave l’attore Roberto Latini e l’attrice Alvia Reale. Con loro Enzo Vetrano è Cadmo, Stefano Randisi è Tiresia, Marco Cacciola è Penteo, Paolo Musio il Corifeo, Gemma Carbone la Corifea, Giulio Germano Cervi il Primo Messaggero, Rocco Ancarola il Secondo Messaggero, accompagnati dal Coro composto da dodici tra attrici e attori.

 

Il secondo spettacolo in programma venerdì 26 e sabato 27 giugno alle ore 21.00, segna il ritorno a Napoli dei coreografi Emio Greco e Pieter C. Scholten che con Roberto Zappalà, firmano L.A.V.A., una creazione in anteprima nazionale, qui in versione site-specific unica, su produzione di ICK Dans Amsterdam e Scenario Pubblico| Compagnia Zappalà Danza, in co-produzione con il Teatro Stabile di Catania e in collaborazione con Meervaart Theater Amsterdam, Julidans Festival, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale.

 

La creazione si sviluppa in dialogo diretto con il paesaggio storico, dove l’incontro tra due universi coreografici – quelli di Greco/Scholten e di Zappalà – acquista un’ulteriore intensità fisica. «L.A.V.A. – scrivono gli autori nelle note – traccia un sottile parallelismo tra le forze geologiche e gli impulsi umani. Il titolo evoca inoltre un ciclo: lotta, avversione, vuoto, astrazione – una traiettoria che conduce dalla pressione e dal conflitto verso la trasformazione».

Il terzo spettacolo del programma rinnova la storica collaborazione tra la rassegna e l’INDA / Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa, che lo produce insieme al Teatro Stabile del Veneto. Si tratta dell’Alcesti di Euripide, in scena venerdì 3, sabato 4 e domenica 5 luglio con inizio alle ore 20.00, nella messa in scena diretta da Filippo Dini, anche interprete dello spettacolo nel ruolo di Ferete.

In scena, oltre Filippo Dini, gli attori Alessio Del Mastro (Apollo), Giulio Della Monica (Thanatos), Sandra Toffolatti (Ancella), Deniz Ozdogan (Alcesti), Aldo Ottobrino (Admeto), Denis Fasolo (Eracle), Bruno Ricci (Servo).

Nelle note di regia, Filippo Dini, dichiara: «Accostarsi ad Alcesti di Euripide fa paura, perché significa accostarsi alla Morte. Ad una morte inaccettabile, forse la più inaccettabile di tutte: la morte di una vittima sacrificale».

 

Lo spettacolo conclusivo di Pompeii Theatrum Mundi 2026 sarà I Persiani di Eschilo, in scena venerdì 10, sabato 11 e domenica 12 luglio con inizio alle ore 20.00, con la regia di Àlex Ollé, una delle voci del celebre gruppo catalano La Fura dels Baus.

Lo spettacolo, prodotto da INDA / Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa, vede in scena Anna Bonaiuto (nel ruolo di Atossa), Giuseppe Sartori (in quello del Messaggero), Alessio Boni (in quello dello Spettro di Dario), Massimo Nicolini (in quello di Serse), accompagnati da un Coro composto da tredici attrici e attori. Per il 66enne regista spagnolo: «I Persiani racconta lo smarrimento di un popolo e dei suoi governanti di fronte a una sconfitta brutale e inaspettata. È la tragedia di chi deve fare i conti con il presente e immaginare una sopravvivenza futura dopo aver commesso l’errore fatale di credersi invincibile».

 

Per il nono anno consecutivo il Teatro Grande di Pompei si trasforma ancora una volta in un palcoscenico internazionale, presentando spettacoli che invitano alla riflessione su temi di grande attualità e sensibili come la guerra, l’emigrazione, il pianeta, i conflitti, attraverso riletture dei grandi classici del teatro e di creazioni contemporanee di forte impatto artistico e scenico.

 

 

I crediti artistici e tecnici completi dei quattro spettacoli in programma sono riportati nelle singole schede presenti in cartella stampa.

Info su ingressi, navette, agevolazioni:

sul sito del Teatro di Napoli: teatrodinapoli.it > Pompeii Theatrum Mundi 2026