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sabato 10 gennaio 2026

Paciullo torna in scena con Ti ho fatto il pacco al Teatro San Paolo di Roma

 


Paciullo in scena al Teatro San Paolo di Roma l’8, 9 e 10 gennaio 2026

Roma – Paciullo è nel cast dello spettacolo teatrale Ti ho fatto il pacco, in scena al Teatro San Paolo di Roma nei giorni 8, 9 e 10 gennaio 2026.
Accanto a lui sul palco Nino Taranto e Noemi Bordi, in una commedia ambientata nei magazzini di un grande distributore della logistica.

Lo spettacolo è scritto da Nino Taranto, Paciullo, Nicolò Innocenzi e Nazzareno Mattei ed è diretto da Nino Taranto e Paciullo.


SINOSSI

Una coppia di loschi individui si introduce con fare furtivo nei magazzini del grande distributore logistico Micro Mega Pack S.r.l..
I due non sono ladri professionisti, ma sembrano negozianti esasperati dal potere concorrenziale della multinazionale, che avrebbe causato la chiusura della loro attività commerciale. Tuttavia, la realtà è ben diversa.

La loro azione viene interrotta da un vigilante prossimo alla pensione, che tenta di dissuaderli dal compiere l’atto illegale. La coppia, però, appare determinata e non intenzionata a fermarsi.

Nel trambusto di sirene e allarmi, il vigilante riesce a bloccare tutte le uscite: non c’è più via di fuga. È in questo clima di tensione che emerge gradualmente una verità inaspettata.
I due non hanno mai avuto l’intenzione di danneggiare il colosso della logistica, anzi: le loro motivazioni sono completamente diverse da quanto lasciato intendere fino a quel momento.

Da qui in poi, la vicenda prende una piega imprevedibile, dando vita a una serie di eventi sconvolgenti che ribaltano prospettive e certezze, tra comicità, riflessione e colpi di scena.


INFORMAZIONI SPETTACOLO

  • Titolo: Ti ho fatto il pacco

  • Teatro: Teatro San Paolo – Roma

  • Date: 8, 9 e 10 gennaio 2026

  • Cast: Paciullo, Nino Taranto, Noemi Bordi

  • Testo: Nino Taranto, Paciullo, Nicolò Innocenzi, Nazzareno Mattei

  • Regia: Nino Taranto, Paciullo

  • Genere: Commedia teatrale contemporanea

venerdì 9 gennaio 2026

Scritture della natura / Naturschreiben al Teatro Palladium dal 22 gennaio

 


Scritture della natura / Naturschreiben, festival di letteratura dal 22 al 24 gennaio 2026 al Teatro Palladium di Roma. Tre giorni di incontri, letture e performance in cui la parola si misura con la natura, il paesaggio e le nuove geografie del pensiero ecologico.

Parteciperanno autrici e autori italiani e di lingua tedesca, tra cui Antonella Anedda, Durs Grünbein, Esther Kinsky, Pier Lorenzo Pisano e Jan Wagner. Le letture saranno accompagnate da un’antologia di testi curata da Andrea Cortellessa, Camilla Miglio, Francesco Fiorentino e altri.

Il festival si sviluppa in tre “quaderni” — delle cadute, delle orme, delle immersioni — per esplorare la relazione tra scrittura e natura secondo diverse prospettive. Direzione artistica: Francesco Fiorentino, con Camilla Miglio e Amelia Valtolina; regia: Fabio Condemi; scene: Andrea Pizzalis.


Dal 22 al 24 gennaio 2026 il Teatro Palladium di Roma ospita Scritture della natura / Naturschreiben, festival di letteratura che indaga la parola come luogo di relazione tra umano e non umano, tra esperienza del paesaggio e forme del linguaggio contemporaneo. Tre giorni di incontri, letture e performance in cui la letteratura si misura con le trasformazioni del mondo naturale e con le nuove geografie del pensiero ecologico.

Il festival mette in dialogo voci della letteratura italiana e delle letterature di lingua tedesca, interrogando la scrittura come esercizio di ascolto degli ambienti, dei territori, della vita in tutte le sue declinazioni, come spazio di incontro tra forme di vita che si osservano, si trasformano, si rispondono. La natura non è assunta come sfondo o tema, ma come sistema vivente che attraversa il linguaggio e lo modifica. Un invito a ripensare il nostro modo di percepire l’ambiente e di immaginare il futuro, a partire dalla letteratura. In una suggestiva commistione di parole, immagini e suoni, Antonella Anedda, Franziska Füchsl, Durs Grünbein, Federico Italiano, Esther Kinsky, Pier Lorenzo Pisano, Laura Pugno, Christoph Ransmayr, Jan Wagner leggeranno dei loro testi, in parte inediti o mai tradotti in italiano, in cui il dialogo con il non umano diventa protagonista. Le loro letture saranno accompagnate da un’antologia di brani scelti da Andrea Cortellessa, Luca Crescenzi, Francesco Fiorentino, Laura Fortini, Camilla Miglio, Attilio Scarpellini, Amelia Valtolina e letti da Francesca Astrei, Marco Cavalcoli, Bianca Cavallotti, Michele Montironi. Altri esempi di scrittura della natura: di una natura che scrive attraverso noi, di una scrittura che si fa parola della natura. Il festival interroga la letteratura come medium capace di comunicare con alberi, acque, animali, territori feriti o in mutamento, e di restituire complessità alle relazioni che abitano la Terra. Un ricco programma di letture, performance e incontri tra voci e visioni della letteratura italiana e delle letterature di lingua tedesca, per stimolare una nuova percezione ambientale delle arti della parola.La direzione artistica è di Francesco Fiorentino con Camilla Miglio e Amelia Valtolina. La regia dell’evento è a cura di Fabio Condemi, le scene sono di Andrea Pizzalis e il coordinamento tecnico di Giulia Pastore.

 

Il festival è realizzato all’interno dei progetti PRIN 2022 PNRR “Scritture della natura. Geografia, ambiente e resilienza nella letteratura tedesca e PRIN 2022 “Per una geografia fisica della letteratura tedesca”.

Si svolge in collaborazione con AAMOD – Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico ETS.

 

 

Tre quaderni

Nota di Fabio Condemi e Andrea Pizzalis

 

Abbiamo pensato le tre giornate del festival a fascicoli, come a tre ipotesi di quaderni in cui raccogliere e far fiorire l’affollata mescolanza degli sguardi e delle poetiche delle autrici e degli autori coinvolti.Scritture della natura si fonda sull’esercizio del quaderno come tecnologia del ragionare e dell’archiviare, in una forma tanto materiale quanto concettuale: uno spazio-algebra che registra, interroga e combina le intuizioni del pensiero in materiali eterogenei, affidandosi alla libertà dell’istante e alla potenza del frammento libero da qualsiasi continuità lineare o struttura narrativa esplicita. Nel quaderno ciò che lega insieme questa “graniglia” non è quindi un rapporto gerarchico, ma la mobilità della pagina, con la sua oscillante caoticità di pensieri, ricordi e sensazioni organizzate in costellazioni di appunti, immagini e testi che animano i lacerti di un cuore comune, senza la pretesa di uniformarlo.

In questa prospettiva, Scritture della natura si sviluppa come una sequenza in tre momenti: spazi distinti, ‛zone’ dotate di un proprio titolo e di un’autonomia di ricerca, che indagano il rapporto tra scrittura e natura attraverso differenti approcci e regole. I tre quaderni assumono così la forma di tre modalità di attraversamento di un medesimo territorio concettuale.

 

Il Quaderno delle cadute si concentra sulle interruzioni, sugli inciampi e le fratture: momenti di sospensione che si rivelano azioni conoscitive sulla soglia, aprendo nuove possibilità di attenzione e di relazione tanto con il paesaggio quanto con il linguaggio.

Il Quaderno delle orme si dedica a ciò che resta e a ciò che testimonia un passaggio: impronte, residui e segni da seguire per scoprire quale peculiare forma d’amore si esprime nel tornare a ripetere. Qui la scrittura si configura come sedimentazione, deposito e indizio, capace di rendere visibile la presenza attraverso la sua scia e la sua testimonianza nel tempo.

Il Quaderno delle immersioni, infine, evoca un approssimarsi alla discesa e al profondo. In questo spazio dialogano elementi intangibili e aerei con componenti corporee, terrestri e sensibili, offrendo un vero e proprio esercizio di catabasi nella sostanza del mondo.

Tre modalità di attenzione, tre tentativi di pensare — attraverso la scrittura e le sue forme — la relazione tra umano e natura.

 

 

 

 

 

 

Programma Completo

 

Giovedì 22 — Prima giornata: Quaderno delle cadute

Ore 19.00–21.00

Introduzione video + indice

 

Marco Cavalcoli legge Heiner Müller

introduce Francesco Fiorentino

 

Pier Lorenzo Pisano
da Carbonio

 

Esther Kinsky
daSchiefern (Sfaldarsi)

 

Bianca Cavallotti legge Christa Wolf e Alice Ceresa
introduce Laura Fortini

 

Laura Pugno
da Che è bellezza e Noi

 

Michele Montironi legge Daniel Kehlmann

introduce Luca Crescenzi

Epilogo video

 

 

Venerdì 23 — Seconda giornata: Quaderno delle orme

Ore 19.00–21.00

Introduzione video + indice

 

Bianca Cavallotti legge Peter Waterhouse

introduce Camilla Miglio

 

Jan Wagner
daSelbstporträtmitBienenschwarm(Autoritratto con Sciame d’api),Die Live Butterfly Show, e altri testi

 

Federico Italiano
Godzilla e altre poesie, Habitat e altri testi

 

Francesca Astrei legge Lutz Seiler
introduce Amelia Valtolina

Franziska Füchsl
daAm Rande der Müh (Al margine della fiacca)

 

Epilogo video

 

 

 

 

 

Sabato 24 — Terza giornata: Quaderno delle immersioni

Ore 19.00–21.00

Introduzione video + indice

 

Francesca Astrei legge Andrea Zanzotto
introduce Andrea Cortellessa

Christoph Ransmayr
daAtlas eines ängstlichen Mannes (Atlante di un uomo irrequieto)

 

Antonella Anedda
daHistoriae. Fossili. Geografie

 

Marco Cavalcoli legge Georg Büchner
introduce Attilio Scarpellini

Durs Grünbein
daDie Kritik der Pinie (La critica del pino)

 

Michele Montironi legge Peter Handke
introduce Francesco Fiorentino

Epilogo video



'We Love Enzo' IV edizione, torna l’omaggio che ricorda Enzo Moscato

Un mese di eventi dal 13 gennaio al 22 febbraio tra Sala Assoli/Moscato e il Teatro Nuovo


Anche quest’anno Sala Assoli/Moscato, celebra il ricordo del grande drammaturgo e attore con un brindisi a lui dedicato: ‘Lo sai di chi è il compleanno, oggi..? che andrà a inaugurare la IV edizione di We Love Enzo, un ciclo di eventi intorno all’opera e all’arte di Enzo Moscato. 


Claudio Affinito, curatore della rassegna, ha dichiarato: «We love Enzo è un progetto-dedica ad Enzo Moscato, voluto da Casa del Contemporaneo; siamo giunti alla IV edizione. 

Enzo Moscato è faro, guida, ispiratore delle nostre giornate teatrali, delle nostre messe-in-scena ovvero messe-in-vita, dei nostri progetti meta-teatrali, creazioni, impossibili e sovversive.

We love Enzo vuole dar corpo alla sua scrittura proponendo mise en espace da suoi testi, invitando amici e compagni di s-ventura a darne voce.

Il progetto-dedica nasce in Sala Assoli-Moscato, una sorta di Casa dell’Anima, ed è condiviso col Teatro Nuovo gestito dal Teatro Pubblico Campano. Si parte dal giorno del lutto, della ‘festa a mmare..’ come recita il murales all’ingresso di Sala Assoli-Moscato, il 13 gennaio e si va avanti fino al 22 febbraio»


Di seguito riportiamo tutti gli appuntamenti della manifestazione: 


Il 13 gennaio Sala Assoli Moscato ore 17:30


Brindisi inaugurale con:

vernissage mostra fotografica “Il poeta della carne viva” – Tributo fotografico a Enzo Moscato a cura di Adele Filomena con il patrocinio del Comune di Maiori (SA)

Enzo Moscato, da opera “IN LUCE” di Cesare Accetta, 2016 - Collezione permanente Museo MADRE – Napoli

proiezione del film “Rasoi” regia di Mario Martone, prodotto da Teatri Uniti, tratto dall’omonimo spettacolo teatrale di Mario Martone e Toni Servillo su testi di Enzo Moscato, in versione recentemente restaurata dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con Teatri Uniti e Angelo Curti. Il film si presenta come “Una rapsodia di brevi brani inediti, meditazioni e frammenti su Napoli”.



“Il poeta della carne viva”

In un mondo che spesso corre veloce, dimenticando la profondità dell'essere, Enzo Moscato ha saputo fermarsi. Poeta e sognatore, ha esplorato l'anima umana con la delicatezza di chi sa che ogni parola è un battito, ogni verso un respiro. La sua opera è un viaggio infinito attraverso il nostro io più profondo, un'esperienza capace di toccare corde sensibili e di rivelare segreti sepolti nel cuore di chi legge.

«Come fotografa desiderosa di rendere omaggio a un'anima così profonda, non posso fare a meno di pensare alla connessione tra parola e immagine. Un'immagine può catturare un istante, ma la poesia di Moscato riesce a immobilizzare l'eternità. Le sue parole sono come scatti fotografici che rivelano la bellezza e il dolore, la gioia e la tristezza, in un insieme di emozioni che risuonano nell'anima». Adele Filomena


14 gennaio Sala Assoli/Moscato ore 20:30 | Spiritilli e Festa al Celeste e nubile santuario


Grande evento con Peppe Barra, per la prima volta in Sala Assoli/Moscato, che interpreterà da par suo la pièce “Spiritilli”; l’evento vedrà anche le performance di Lalla Esposito e Imma Villa, da sempre legate all’universo moscatiano, che si cimenteranno con estratti da “Festa al celeste e nubile santuario”. Testi di Enzo Moscato.


“Spiritilli”, storia dell’incontro dell’umano e del familiare con l’elemento mitico e favoloso che da sempre a Napoli abita i cuori e le case: storia di fantasmi che mentre visitano, arricchendole, le vite degli umili e dei diseredati, allo stesso tempo le stravolgono fino allo sconvolgimento catastrofico.


“Festa al Celeste e nubile santuario”, qui sono di scena un vicolo e un basso dove ‘insolite’ nubili sorelle vengono fotografate in un’esistenza banalmente quotidiana, ripetitiva, solo riscattata dall’esaltato culto per la Vergine Immacolata e dalla rigidissima condotta etico-sessuale che ne consegue.


«Questo è per me un evento che racchiude una serie di emozioni che nel corso degli anni mi hanno formato teatralmente e umanamente. Avere la possibilità di recitare la poesia nella scrittura di Enzo Moscato. Condividere ancora una volta il palcoscenico con Peppe Barra, maestro della scena e grande istrionico. E per la prima volta recitare con Imma Villa ,tra le più brave attrici italiane. In un luogo magico ,Sala Assoli. Credo che non si possa desiderare di più». Lalla Esposito


«Partecipare a questa serata dedicata all’universo di Enzo Moscato è un dono che mi riempie il cuore. Un’emozione pura respirare la sua poesia insieme a chi l'ha amata e vissuta».

Imma Villa



23-24 gennaio Sala Assoli/Moscato ore 20:30 | Tà-kài-tà 


L’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” 

presenta Tà-kài-tà di Enzo Moscato 

regia Fabio Faliero 

supervisione artistica Arturo Cirillo 

con Michelangelo Dalisi e Giorgia De Simone 

Scene Dario Gessati 

Light Design Gianni Staropoli 

Musiche e progetto sonoro Laurence Mazzoni 

Foto di scena Manuela Giusto

 

Note di regia Tà-kài-tà (“Questo e Quello” in greco antico) è uno dei titoli che Pasolini pensò per un film che avrebbe avuto come protagonista Eduardo De Filippo e che non farà mai. Per Moscato è anche una biografia impossibile che “un fingitore di vita e di idee fa ad un altro fingitore di vita e di idee “e che non si basa, come lui stesso dichiara, su nessun dato storicamente accertato. Un testo su Eduardo, sui suoi pensieri e i suoi sentimenti, ante e post mortem. E su un incontro, anch’esso impossibile, con Luisella De Filippo, morta all’età di undici anni per un’emorragia cerebrale dopo una accidentale caduta sulla neve.

 Fabio Faliero


Dopo Annibale Ruccello sono contento di portare all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica «Silvio d’Amico» di Roma un testo di Enzo Moscato, cogliendo l’occasione del corso biennale di regia teatrale dell’allievo Fabio Faliero (con cui abbiamo già studiato su «L’ereditiera» di Ruccello). Credo che far conoscere un autore come Moscato a dei giovanissimi studenti di teatro sia giusto, e lavorare su «Tà-Kai-Tà» con un attore che ha frequentato la sua opera come Michelangelo Dalisi sia arricchente. Grato anche a Claudio Affinito che ha ritenuto importante mostrare questo lavoro a Napoli, all’interno della rassegna da lui curata We love Enzo.

Arturo Cirillo


27 gennaio nell’ambito di We love Enzo | Sala Assoli/Moscato ore 17:00 | Presentazione di “Intimità dell'ipogeo". Per Enzo Moscato”. Numero monografico della «Rivista di Letteratura teatrale»


Matteo Palumbo presenta

“Intimità dell’ipogeo. Per Enzo Moscato”

Numero monografico della «Rivista di Letteratura teatrale»

Sono previste le letture di Tonino Taiuti, Giuseppe Affinito e Giovanni Ludeno

Enzo Moscato, il Teatro

Enzo Moscato è stato uno dei massimi autori teatrali degli ultimi cinquant'anni in Italia, intendendo con la parola “autore” il drammaturgo, l’attore, il cantante e il regista. A partire dal Premio Riccione del 1985 l’alta qualità letteraria della sua scrittura e la forza della sua idea di teatro come luogo di evocazione e apparizione ha conquistato critici e pubblico, facendo emergere nel corso dei decenni la voce di un poeta della scena, capace di controllare sia le risorse della lingua sia la ritualità profonda dell’essere-insieme determinato dallo spazio teatrale.

Da un’esperienza realizzata in sinergia nell’ottobre 2024 tra il Dipartimento di Studi Umanistici della Università di Napoli Federico II e la Casa del Contemporaneo è nato il numero monografico di una rivista scientifica interamente dedicata a Enzo Moscato. Il fascicolo n° 18 (2025) della «Rivista di Letteratura teatrale» si concentra infatti sui diversi aspetti del lavoro di Moscato, da quello drammaturgico a quello scenico, dal suo rapporto col cinema a quello con la musica, così da offrire un’importante occasione di riflessione collettiva su una delle più affascinanti e profonde opere teatrali degli ultimi decenni.

Pur rivolgendosi al mondo scientifico e universitario, questo numero della «Rivista di Letteratura teatrale» ospita anche interventi di artisti e intellettuali che con Moscato hanno lavorato e collaborato a più riprese, raccogliendo saggi e interventi di: Geppino D’Alò, Concetta D’Angeli, Francesco de Cristofaro, Riccardo Donati, Emanuela Ferrauto, Simona Frasca, Antonia Lezza, Giuseppe Andrea Liberti, Carmen Lucia, Antonio Perrone, Rossella Petrosino, Pasquale Scialò.

30 gennaio ore 21:00 - 31 gennaio ore 19:00 Teatro Nuovo | Modo minore 

“Modo minore” di Enzo Moscato, progetto, arrangiamenti e direzione musicale Pasquale Scialò, interpretazione Lalla Esposito con Paolo Cimmino, Antonio Colica, Antonio Pepe, Claudio Romano, organizzazione Claudio Affinito. 

Dall’ultimo (e romantico Carosone) di Giacca rossa ‘e russetto; dall’imperituro (e quasi modernista) Sergio Bruni di ‘O jukebox ‘e Carmela; dall’ironico Ugo Calise al malinconico Enzo Di Domenico; da Antonio Basurto a Teddy Reno, Mario Trevi, Mimmo Rocco, Bruno Martino, Giorgio Gaber, Luigi Tenco, Pino Donaggio, Sonny and cher, l’ Equipe ’84, Dalida e Gloria Christian … ecco, in sintesi, la sfilata, o defilé, di artisti, autori e ‘glamorous’ canzoni d’ epoca, che attraversa ‘ Modo Minore ‘, viaggio mnemonico - musicale, che, scanzonatamente, ma non senza il rigore dell’ attenzione e dell’ approfondimento filologico – si muove, anzi si sposta danzando discretamente – in modo minore, appunto, vale a dire in umiltà – dal cuore agli arti, dal centro al margine ( e viceversa) del complesso e al contempo leggerissimo e giocoso impero canoro – napoletano ( ed internazionale ) relativo agli ultimi tre decenni del ‘900. Enzo Moscato

«“Modo minore”: dal significato musicale a quello associato a componimenti poco noti o caduti nell'oblio, quanto non considerati di bassa qualità. Con un organico strumentale da camera si attraversano diversi filoni della produzione vocale, dagli anni ’50 ai ’70, guidati da un’idea di “musica inclusiva”, che spazia dalla canzone urbana diffusa en plein air nei vicoli di Napoli a quella intonata nella penombra deinight clubs. E ancora, che accade se si pone in successione TheKöln Concertdel 1975di Keith Jarrett eNun t’aggia perderedi Moxedano-Iglio del 1976, lanciata da Pino Mauro? In questo incessante navigare, tra memoria episodica e continui stimoli dalle reti digitali, si delinea unbricolagesonoro da cui affiorano piccole perle dimenticate: da Serenata arraggiata diMallozzi-Colosimo del 1958 a‘O bar ‘e ll’università di Annona-Di Domenico del 1971, fino a un paradossale Mandolino d’ ’o Texas di Gentile-Capotosti del 1958, in bilico tra una surreale creatività e luoghi comuni».   

Pasquale Scialò

7 febbraio Sala Assoli Moscato ore 20:30 | “D-Day 70°”

Giornata dedicata ad Annibale Ruccello per il 70° anniversario della nascita. 

Memorie di Enzo Moscato su Annibale Ruccello, letture a cura di Annalisa D'Amato realizzate dagli allievi attori della Scuola del Teatro di Napoli - Teatro Nazionale diretta da Arturo Cirillo

audio ascolto de ‘Le Cinque Rose di Jennifer’ versione radiofonica interpretata da Enzo Moscato regia di Antonio Capuano

proiezione de ‘L'Ereditiera’ di Annibale Ruccello e Lello Guida regia di Arturo Cirillo

Dal 12 al 15 e dal 19 al 22 febbraio ore 20:30 (da giovedì a sabato) ore 18:00 (domenica) Sala Assoli Moscato | “S-ENZ” 

“S-ENZ” di Enzo Moscato, con Giovanni Ludeno, musica Paolo Polcari, paesaggio visivo Roberto Cyop, produzione Casa del Contemporaneo. 

S-ENZ, è il titolo di una caduta vocalica e una frattura. Una O che se ne và e un trattino a separare il SE.

Il senso che ne viene fuori è prima di tutto un'assenza, una mancanza. Resta il nome, la vita più vita di tutte le vite, il nome: il nome è quello di un poeta, di un canto mai smesso, mai finito, di un lunghissimo racconto, antico e ancora a venire, di un pensiero, una preghiera, di un giocare, è il nome di uno scugnizzo, ENZ, che fattosi poeta, è rimasto per sempre.

 S-ENZ è un tuffo nell'opera poetica di Enzo Moscato, dai testi dello stesso Moscato, con Giovanni Ludeno e la musica di Paolo Polcari.

Info e prenotazioni: 345 467 9142 – assoli@casadelcontemporaneo.it

If you feel me, I am you, prima personale in galleria di Simona Andrioletti (Bergamo 1990, vive e lavora a Monaco di Baviera)

RIBOT è lieta di presentare If you feel me, I am you, prima personale in galleria di Simona Andrioletti (Bergamo 1990, vive e lavora a Monaco di Baviera). Il progetto, inedito e appositamente concepito per questa occasione espositiva, riprende alcune delle tematiche fondanti della poetica dell’artista tra cui l’indagine intorno alla violenza sistematica, nonché intorno ai meccanismi di difesa che si possono attivare a seguito di situazioni traumatiche.

Il titolo di questa mostra, un vero e proprio statement, diviene l’inizio di una sorta di viaggio emotivo dove lo spettatore è chiamato in causa in prima persona, responsabilizzato rispetto alla possibilità di accordarsi con un ipotetico altro soggetto. Si innesca così una dinamica dove tutti possiamo smettere di essere soltanto noi stessi e da questa prospettiva osserviamo una serie di lavori multimediali ricchi di elementi simbolici stratificati. 

Al primo piano della galleria sono esposte una serie di opere tessili eseguite personalmente da Andrioletti con la tecnica del trapunto. I soffici e avvolgenti supporti divengono sede di ricami antitetici e stranianti: elmi e armature affascinanti - ispirati alle illustrazioni del volume “Arms  & Armor: A Pictorical Archive from Nineteenth-Century Sources ” - la cui robustezza e funzionalità sono completamente annullate. Semplici o composte da più “moduli” tenuti insieme da cerniere, queste composizioni assomigliano alla protezione di un abbraccio che tiene insieme due persone o un’intera comunità, divenendo un’armatura emozionale e intangibile.

Gli stessi trapunti si ritrovano anche scendendo al piano inferiore dove però l’ambiente è circoscritto e limitato da una gabbia/opera che obbliga il visitatore a entrare per poter avvicinarsi alle pareti ove sono montati i tessuti. La durezza dell'alluminio e la struttura della gabbia evocano la condizione di trauma come blocco e confinamento, mentre le frasi riportate su alcune sbarre, decifrabili solo facendosi avanti nello spazio, e dunque esperendolo fisicamente, trasmettono sensazioni di disagio e paura, ma anche un senso di ambiguità difficile da attribuire. 
In questa esposizione ciascun elemento è un ingranaggio di un sistema articolato e leggibile a più livelli, mai urlato, piuttosto suggerito e richiamato con sensibilità.

Per la mostra l’artista ha inoltre realizzato uno special project in un numero limitato di esemplari: un choker in acciaio che riprende il titolo dell’intero progetto assumendo le sembianze di un gioiello anatomico insolito ed emblematico.


Simona Andrioletti (Bergamo, 1990) vive e lavora a Monaco di Baviera. Sue mostre personali e collettive si sono tenute presso: Mart, Rovereto, 2026; Eigen Art Lab, Berlino, 2026; Spazju Kreattiv, Valletta, 2026; Kunsthalle Mannheim, Mannheim, 2025; Kunstverein e.V, Monaco di Baviera, 2025-2024; /SAC Bucharest, 2025; Bayrischer Hof, Monaco di Baviera, 2025; Galerie im Saalbau, Berlino, 2025; DG Kunstraum, Monaco di Baviera, 2024; RIBOT gallery, Milano, 2024; Lost Weekend, Monaco di Baviera, 2023; Villa Stuck, Monaco di Baviera, 2022; Lothringer13 Halle, Monaco di Baviera, 2022; Museo Novecento, Firenze, 2020; Federkiel Stiftung, 2019; Nir Altman Galerie, Monaco di Baviera, 2018; MACRO, Roma, 2017. I premi includono: USA-Stipendium, the Bayerisches Staatsministerium für Wissenschaft und Kunst, 2026; Atelierpreis award, Bayerisches Wissenschaft und Kunstministerium, Monaco di Baviera, 2026; Förderung der Chancengleichheit für Frauen in Forschung und Lehre, Bavarian Ministry of Science and Art, 2025; Preis der Akademie aus den Stipendienfonds, Monaco di Baviera, 2022; TalentPrize 10 years, MACRO, Roma, 2017.

Lo spettacolo D.O.C.G. debutta a Napoli al Teatro Oberon il 10 e 11 gennaio 2026


Cercamond Compagnia Teatrale, il gruppo teatrale già noto al pubblico napoletano per Raccontami Shakespeare, De(ath)livery e L’appartamento 2B, presenta il nuovo spettacolo “D.O.C.G.”, tratto da una storia vera, che unisce satira e romance, provando a restituire un ritratto caustico dell'amore ai tempi del capitalismo, e che andrà in scena nei giorni 10 e 11 gennaio presso il Teatro Oberon di Napoli.

Lo spettacolo ha vinto la Menzione Speciale per Scintille – Asti Teatro 2024ed è stato finalista al prestigioso Premio Giovani Realtà del Teatro 2024.
con Vincenzo Castellone, Andrea Cioffi e Sara Guardascione
drammaturgia e regia Andrea Cioffi

Sinossi

Nel maggio 2023, il vino inesistente “Le Chateau Colombier” vince la medaglia d'oro al prestigioso Gilbert & Gaillard International Wine Competition. Si tratta di uno scherzo orchestrato dall’emittente belga RTBF, che aveva travasato un vino economico da cartone in bottiglie pregiate.

Questa storia vera ha ispirato lo spettacolo, che esplora le tensioni tra il sogno romantico e la realtà spietata del nostro sistema economico.
Nico e Donna, una coppia unita dal sogno di fondare una piccola azienda vinicola, dopo dieci anni di sacrifici vedono il loro progetto sgretolarsi sotto il peso delle tasse e delle pressioni del mercato. 

Il loro desiderio, radicato nell'amore per la terra e per il vino autentico, si scontra brutalmente con le regole imposte dal capitalismo. L'azienda rischia il fallimento.

A dare una svolta alla situazione è Pavel, bracciante losco e dalla dubbia identità, che propone a Nico un piano rischioso: garantirsi la vittoria di un prestigioso concorso vinicolo tramite una truffa. 

Nico, schiacciato dalla disperazione, accetta.

Note di regia

Oggi la pubblicità conta più della qualità, lo sappiamo tutti.
Così la vicenda del vino premiato nella Gilbert & Gaillard International Wine Competition può diventare metafora di qualcosa di ancora più grande, di un problema più grave, ovvero della capitalizzazione dei processi creativi, quali che siano le arti o i mestieri coinvolti.
Abbiamo, quindi, immaginato dei giovani imprenditori vinicoli che, alle prese con un sistema in cui l'apparire è sempre più importante dell'essere e la produttività vince sulla qualità, si ritrovano a mettere in atto una “truffa” che ricorda quella dello Chateau Colombier.
Abbiamo pensato di raccontare la storia come una Heist Comedy, in un gioco già caro al Philipp Löhle di Detto Gospodin, in cui tre attori ricoprano i ruoli sia dei “truffatori” che della “vittime”; quella folla che segue le mode, che rinuncia a ogni sguardo critico, che crede ciecamente alla bugia più bella, fino a rendendosene, colpevolmente o meno, tramite.


Quando: Sabato 10 Gennaio ore 21:00 – Domenica 11 Gennaio ore 17:00 e ore 19:30
Dove: Teatro Oberon, Via T.Tasso 296, 80127, Napoli
Costo biglietto: 15 Euro Intero, 12 Euro Ridotto
Info e prenotazioni: Whatsapp: Oberon Teatro 333 656 5776 / Cercamond 329 265 5295
  Social: @cercamondteatro e @oberonteatro




Giovedì 15 gennaio a Palazzo Donn'Anna presso la FONDAZIONE DE FELICE incontro con FILIPPO DEMMA, Direttore dei Parchi Archeologici di Crotone e Sibari


Trasformare la memoria millenaria della Magna Grecia in un’energia capace di generare valore culturale, sociale ed economico: è questo il tema al centro del 22° appuntamento della rassegna “Narrare il Patrimonio Museale”, dedicata al mondo della Museografia e della Museologia e promossa dalla Fondazione Ezio De Felice.

L’incontro, dal titolo “#Pastinprogress – La sfida dei Parchi Archeologici di Crotone e Sibari”, si terrà giovedì 15 gennaio 2026 alle ore 18.00 nella splendida cornice del Teatro di Palazzo Donn’Anna, a Napoli, e avrà come ospite protagonista Filippo Demma, archeologo del Ministero della Cultura, Direttore dei Parchi Archeologici di Crotone e Sibari, Direttore ad interim dei Musei Nazionali di Matera e della Direzione regionale Musei Basilicata.

L’appuntamento sarà introdotto da Roberto Fedele della Fondazione Ezio De Felice e si concluderà con l’intervento di Nadia Barrella, docente presso l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.

Nel suo intervento, Demma presenterà il percorso di ricerca, tutela e valorizzazione avviato nei Parchi Archeologici di Crotone e Sibari come modello di gestione innovativa del patrimonio culturale. Un lavoro che prende le mosse da luoghi simbolo della storia occidentale – Sibari, Thurii, Copia, Crotone e Capo Colonna – per restituire loro un ruolo attivo nel presente, capace di incidere sullo sviluppo dei territori e sulla qualità della vita delle comunità. Ampio spazio sarà dedicato al Parco archeologico di Sibari, uno dei più estesi e significativi siti del Mediterraneo di età arcaica e classica, situato sulla costa ionica della Calabria, nei pressi della foce del fiume Crati.

L’incontro offrirà inoltre l’occasione per presentare i risultati più recenti raggiunti dai Parchi Archeologici di Crotone e Sibari, che nell’estate 2025 hanno registrato un traguardo storico: 143.456 visitatori tra giugno e agosto, con un incremento del 24% rispetto al 2024 e numeri quasi quintuplicati rispetto al 2019.

Filippo Demma, archeologo classico di formazione, ha studiato a Napoli, Roma e Berlino. Ha insegnato Archeologia e Storia dell’Arte Greca e Romana presso le Università di Roma “La Sapienza”, Cassino, Camerino e la Scuola Superiore Meridionale di Napoli. Ha diretto e partecipato a numerose campagne di scavo in Italia e all’estero, in particolare in Francia, Turchia ed Egitto. In servizio presso il Ministero della Cultura dal 2010, ha ricoperto incarichi di direzione e tutela in diversi contesti di rilievo, tra cui i Parchi archeologici di Cuma e Liternum e il Parco archeologico sommerso di Baia. Attualmente è Direttore dei Parchi Archeologici di Crotone e Sibari – museo di rilevante interesse nazionale con autonomia speciale – e insegna Museografia presso la Scuola di Specializzazione in Archeologia dell’Università degli Studi di Torino.

Con il 22° appuntamento di “Narrare il Patrimonio museale”, la Fondazione Ezio De Felice rinnova il proprio impegno nel promuovere il dialogo tra ricerca, istituzioni e società sui temi della valorizzazione del patrimonio culturale e delle politiche museali contemporanee.

La rassegna è promossa in collaborazione con il Dipartimento di Lettere e Beni Culturali della Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli e il Dipartimento di Architettura della Università degli Studi di Napoli Federico II e si avvale di un prestigioso comitato organizzativo formato da Nadia Barrella, Gioconda Cafiero, Roberto Fedele, Angela Tecce e Paolo Mascilli Migliorini.

Ai precedenti cicli di Narrare il Patrimonio Museale hanno partecipato numerosi architetti progettisti, direttori di musei e operatori culturali tra i quali: Fabio Fabbrizzi, Marco Albini, Andrea Canziani e Paola Ascione, Filippo Bricolo, Paolo Giulierini e Andrea Milanese, Alexander Debono, Sylvain Bellenger e Liliana Uccello, Giovanni Minucci, Francesca D’Onofrio e Gianluca Bove (prima edizione 2022-2023). Sono stati ospiti della seconda edizione (2023-2024): Saverio Isola, Stefano Peyretti, Santo Giunta, Fabrizia Paternò, Laura Giusti, Alberto Sifola, Riccardo Imperiali, Christian Greco, Andrea Grimaldi, Filippo Lambertucci e Stephan Verger. Mentre la terza edizione (2024-2025) ha ospitato Andrea Viliani, Pier Federico Mauro Maria Caliari, Adam Weinberg, Alexander Schwarz, Stefano Karadjov, Marco Sala e Gabriel Zuchtriegel. Il primo ospite della quarta edizione (2025-2026) è stato Ico Migliore.

È possibile rivedere le registrazioni degli incontri su YouTube Fondazione De Felice. Aggiornamenti del calendario degli appuntamenti su www.fondazionedefelice.it

Spirito Autoctono 2026: la Guida del buon bere italiano premia Amaro Don Carlo con l’Ampolla d’Oro


È stata assegnata ad Amaro Don Carlo l’Ampolla d’Oro da Spirito Autoctono 2026, il massimo riconoscimento previsto dalla Guida diretta e curata dai giornalisti Francesco Bruno Fadda e Lara De Luna che racconta l’Italia dei distillati, degli amari, dei liquori e dei vermouth artigianali direttamente nei luoghi in cui nascono.

 

“Un liquore che strizza l’occhio alla grande tradizione campana dei liquori a base di noci. La sua creazione segue un antico rito: le noci vengono raccolte durante la notte di San Giovanni, per poi essere lasciate in una paziente macerazione di quaranta giorni” – questa la presentazione di Amaro Don Carlo nella scheda in Guida che è seguita dalla descrizione organolettica: “Questo cuore tradizionale si fonde con altre erbe per creare un profilo complesso e armonico. Al naso le note tipiche dell’amaro sono ingentilite da sentori caldi e avvolgenti di noci. L’assaggio è la sua vera cifra: un prodotto raffinato ma con un’anima rotonda, un sorso morbido e invitante che non perde mai il suo carattere. Un liquore dal gusto unico, perfetto per portare in miscelazione un twist originale e deciso”.

 

Nato nel 1994 grazie all’intuizione e alla passione di Angela Caliendo e Carlo Gargiulo, questo liquore artigianale composto di mallo di noce (60%) e un mix di erbe e spezie selezionate, materie prime di provenienza esclusivamente campana, è un elegante e raffinato fine pasto, liquore da meditazione e prezioso alleato in mixology e in cucina per la preparazione di piatti di fine dining a cui conferisce raffinati sentori aromatici e profondità al gusto.

 

Il riconoscimento dell’Ampolla d’Oro da parte dell’edizione 2026 del volume pubblicato da Trenta Editore non solo attesta l’eccellenza di questo prodotto che oggi è il vero e proprio fiore all’occhiello della storica attività Gargiulo Coloniali di Eboli ma rappresenta anche un’ulteriore conferma della validità del percorso che Carlo e Angela hanno tracciato e perseguono tutt’oggi con tenacia, dedizione e visione.

 

Una strada quella di Amaro Don Carlo, infatti, costellata di premi nazionali e internazionali che parlano di qualità, identità e capacità di dare visibilità al territorio al di fuori dei confini della Penisola, ricevendo apprezzamenti e plauso sia da parte dei consumatori che della critica.