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venerdì 30 gennaio 2026

RAI2: “PLAYLIST” - Domani ospiti Alexia, Giusy Ferreri, Tiromancino, Rettore e Pino Strabioli


 

I Tiromancino sono tra i protagonisti di "Playlist live" condotto da Nina Zilli e Gabriele Vagnato, in onda sabato 31 gennaio alle 14.00 su Rai 2. Il gruppo presenterà il loro ultimo singolo “Gennaio 2016”, una ballata intensa e dalla forte impronta cantautoriale, attualmente su tutte le piattaforme digitali e anticipazione del nuovo album “Quando meno me lo aspetto”, in uscita il 6 febbraio.
A seguire, Alexia, voce del pop italiano dagli anni ’90, proporrà un medley dei suoi grandi successi, canzoni che hanno scalato le classifiche nazionali e internazionali.   
Giusy Ferreri, canterà invece “Musica Classica”, un pezzo che gioca sui contrasti che regolano la vita quotidiana e racconta di sentimenti alla prova del tempo.
Nella seconda parte del programma, "Playlist Talk" con Federica Gentile, riflettori puntati su Rettore, artista unica della scena italiana, conosciuta per il suo stile libero, irriverente e visionario. Con lei, anche Pino Strabioli. Tra racconti, aneddoti e materiali d’archivio, Rettore condividerà la propria visione della musica e dello spettacolo, ripercorrendo momenti chiave della sua carriera. In chiusura, inoltre, presenterà “Malamocco” estratto dal suo recente album “Antidiva Putiferio”.


"The Mask" su CRC: al via sabato 7 febbraio il nuovo talk show condotto da Lorenzo Crea ed Enzo Agliardi

Grande attesa per il debutto di “The mask” il nuovo talk show radio televisivo di CRC (canale 84 DT e 100.500 FM) condotto da Lorenzo Crea ed Enzo Agliardi, che prenderà il via il 7 febbraio e andrà in onda in diretta ogni sabato dalle ore 10 alle 11.

C’è molta curiosità sul titolo della trasmissione: perché The mask? Lo spiega Lorenzo Crea al quale è venuta l’idea del format e del titolo: “Si dice da sempre che Napoli è un palcoscenico e che su questo proscenio ciascuno di noi indossa una maschera. Questo non è necessariamente un male, perché a volte la maschera serve anche per coprire le nostre fragilità e inquietudini. Questo vale per tutti: professionisti, politici, imprenditori, personalità dello spettacolo, semplici cittadini. Quello che vogliamo fare, con questa trasmissione, è andare oltre la maschera. Ringrazio gli amici Salvatore Isaia e Umberto Russo, editore e direttore dell’emittente, con i quali da tanti anni c’è un rapporto di stima e affetto”. 

“The mask” sarà quindi un programma di approfondimento giornalistico che assumerà toni a volte provocatori e a volte ironici, senza però mai perdere di vista il grande comun denominatore: Napoli e le sue mille sfaccettature.

“Con The mask - dichiara il direttore di CRC Umberto Russo - si arricchisce ulteriormente il nostro palinsesto radiotelevisivo, che non vuole parlare solo di calcio ma di tutto ciò che fa notizia con leggerezza e professionalità. Un contenitore che guarderà con attenzione ai fatti della città di Napoli e dell’intera regione analizzandone pregi e difetti. Un programma nuovo che sono certo accenderà ancora di più i riflettori sui ‘mille colori’ della città“.

giovedì 29 gennaio 2026

Tenuta Cavalier Pepe ha accolto il 26 gennaio l'AMIRA, Associazione Maîtres Italiani Ristoranti e Alberghi

L’iniziativa ha coinvolto le sezioni di Napoli, provincia, ed altre zone della Campania, diretta dal fiduciario Dario Duro, e la sezione di Avellino–Irpinia guidata dal fiduciario Lucio Cammisa.

La giornata si è svolta all’insegna della convivialità e della scoperta delle eccellenze enogastronomiche locali. All’incontro erano presenti la titolare Milena Pepe, il sommelier e Maestro dei Vini AMIRA Pasquale Brillante, oltre a numerosi rappresentanti dell’associazione.

L’appuntamento ha offerto l’opportunità di approfondire la conoscenza dei vini della Tenuta e di rafforzare le sinergie tra produttori, maître, ristoratori e operatori del settore.

Hanno preso parte all’evento professionisti della ristorazione, esperti di gastronomia ed enologia, giornalisti e rappresentanti dei media, che hanno potuto apprezzare la qualità e l’autenticità dei prodotti proposti. Le immagini della giornata sono state realizzate dal fotografo Vito Cerbone, che ha documentato i momenti più significativi dell’incontro.

Questa iniziativa si inserisce nel percorso di promozione e valorizzazione dei prodotti enogastronomici locali, contribuendo a consolidare l’immagine della Campania come destinazione enoturistica di eccellenza e come territorio capace di unire tradizione, innovazione e ospitalità.

Successo per la presentazione del libro di cucina dello chef Nicola Di Filippo al ristorante "Il Tempio" di San Cipriano d’Aversa il 22 gennaio 2026

Una giornata all’insegna dell’eccellenza gastronomica e della cultura culinaria campana ha fatto da cornice alla presentazione del libro di cucina “Uno Chef” una storia tra grandi personaggi, firmato dallo chef Nicola Di Filippo, tenutasi presso il rinomato ristorante "Il Tempio".

L’evento ha visto la partecipazione di numerosi ospiti illustri, giornalisti, tv locali, rappresentanti del mondo della ristorazione e della formazione alberghiera. 
A documentare l’intera cerimonia con i suoi scatti è stato il fotografo Vito Cerbone, mentre la moderazione è stata affidata alla voce esperta del noto giornalista Giuseppe De Girolamo, che ha guidato con eleganza e competenza il dibattito.
Tra gli interventi più significativi:
Domenico Guarino, imprenditore e storico della ristorazione campana, ha sottolineato l’importanza della memoria gastronomica come patrimonio culturale da tramandare.
Pino Raimondo, presidente dell’Associazione Cuochi di Caserta e provincia e docente di scuola alberghiera, ha evidenziato il valore formativo del volume per le nuove generazioni di cuochi. 
Dario Duro, esperto del settore turistico-alberghiero e ristorazione e fiduciario AMIRA (Associazione Maitres Italiani Ristoranti e Alberghi) Sez. Napoli e di altre province campane, ha conferito al titolare del ristorante Il Tempio, Alessandro Zacaria, il riconoscimento di Socio Sostenitore AMIRA, consegnando anche un attestato di benemerenza per l’impegno nella valorizzazione dell’enogastronomia, enologia e del turismo italiano.
Ha inoltre annunciato che si sta lavorando affinché Il Tempio possa diventare in futuro un locale del Cravattino d’Oro AMIRA, prestigioso riconoscimento dell’associazione.

A conclusione della conferenza stampa, gli ospiti sono stati deliziati da una degustazione di piatti tipici della cucina napoletana, preparati con maestria e passione, in perfetta sintonia con i valori espressi nel libro dello chef Di Filippo.

Teatro dei Piccoli, Storie di coraggio e determinazione negli spettacoli-concerto per le famiglie in scena sabato 31 gennaio e domenica 1 febbraio 2026


Sul palco due spettacoli-concerto per tutta la famiglia:sabato 31 gennaio “Uno Gnomo chiamato Cucuzzolo” di Ruotalibera Teatro e domenica 1 febbraio “I brutti anatroccoli” di Stilema.
Diversità e forza d’animo sono i temi al centro della proposta del Teatro dei Piccoli di Napoli per il week-end di sabato 31 gennaio e domenica 1 febbraio, con due spettacoli-concerto in programma alle ore 11, pensati per le famiglie. Sabato 31 gennaio va in scena “Uno Gnomo chiamato Cucuzzolo” di Ruotalibera Teatro (Roma), mentre domenica 1 febbraio è la volta de “I brutti anatroccoli” di Stilema (Torino), due storiche compagnie teatrali da quarant’anni impegnate nella ricerca e nella sperimentazione del teatro per le nuove generazioni. Gli appuntamenti fanno parte della stagione di teatro e musica ideata e organizzata da Le Nuvole/Casa del Contemporaneo, I Teatrini e Progetto Sonora, in collaborazione con il Comune di Napoli e la direzione della Mostra d’Oltremare.

“Uno Gnomo chiamato Cucuzzolo” di Ruotalibera Teatro - sul palco sabato 31 gennaio ore 11 - è una fiaba musicale poetica che ribalta l’immaginario tradizionale legato al mondo degli gnomi. Protagonista è Cucuzzolo, uno gnomo “diverso” che non si riconosce nella vita sotterranea dei suoi simili, fatta di miniere, fatica e accumulo delle preziose “stelle di sotto”. Il suo desiderio è guardare il cielo, seguire le stelle vere, cantare e forse suonare. Spinto dalla voglia di libertà, Cucuzzolo fugge, attraversando paure e speranze, fino all’incontro con Alessandro, un musicista umano che ha scelto di lasciare un lavoro sicuro per inseguire la propria passione. Due mondi lontani che si riconoscono nella stessa esigenza: scegliere la propria strada e riscrivere il finale della propria storia. In scena il musicista Alessandro Garramone e l’attore Fabio Traversa, testo e regia di Tiziana Lucattini.
Domenica 1 febbraio, sempre alle ore 11, lo spettacolo “I brutti anatroccoli” di e con Silvano Antonelli (Stilema, Torino), liberamente ispirato alla celebre fiaba di Andersen, intreccia recitazione, musica dal vivo e una forte interazione tra palco e platea, affrontando con delicatezza un tema universale e attualissimo: la trasformazione della fragilità in forza. Accettare le differenze e le unicità diventa il primo passo per costruire la propria identità e imparare a “volare”. Il progetto nasce da un lungo percorso di ascolto e confronto, sviluppato attraverso laboratori con bambini, ragazzi ed “ex bambini” che hanno vissuto esperienze di fragilità, dando vita a un teatro vivo, inclusivo e profondamente poetico.
Biglietto unico: euro 9. Card a 5/10 ingressi a prezzo agevolato con preacquisto. Ingresso al Teatro da Viale Usodimare (pedonale) o da Via Terracina (consigliato nei festivi, Quick Parking convenzionato). Prenotazioni allo 08118903126 e 3270795871 (entrambi anche whatsapp) o per email a info@teatrodeipiccoli.it. Info: FB/ teatrodeipiccolinapoli o www.teatrodeipiccoli.it  

GAMeC Bergamo, ANA SILVA. EAU dal 25 febbraio 2026

Dal 25 febbraio 2026 la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo presenta Eau, la prima mostra personale in un’istituzione italiana dell’artista angolana-portoghese Ana Silva (Calulo, 1979).

Il progetto si sviluppa all’interno di un percorso di continuità che mette in relazione due momenti distinti ma interconnessi della programmazione del museo, sotto la direzione di Lorenzo Giusti: Pensare come una montagna, il programma biennale che tra il 2024 e il 2025 ha aperto uno spazio di riflessione condivisa sui temi della sostenibilità e sulla dimensione collettiva dell’esperienza artistica, e Pedagogia della Speranza, che ne raccoglie l’eredità e che nel 2026 concentrerà l’attenzione verso la dimensione educativa e sul ruolo dell’arte come pratica di conoscenza, relazione e trasformazione.

Ispirato al pensiero del pedagogista brasiliano Paulo Freire, che concepisce l’educazione come pratica di libertà, il programma è il frutto di una costante coprogettazione tra Sara Tonelli e Rachele Bellini del Dipartimento Educativo e il team curatoriale composto da Sara Fumagalli, Valentina Gervasoni e Irene Guandalini.

Attraverso un articolato calendario di attività — da un laboratorio permanente di sperimentazione pedagogica nella sede di Palazzo della Ragione ai progetti espositivi nello Spazio Zero, dai talk e workshop con ospiti internazionali alla nuova stagione di Radio GAMeC — nel corso dell’anno Pedagogia della Speranza coinvolgerà attivamente pubblici diversi, rafforzando il ruolo dell’istituzione come spazio di dialogo, partecipazione e responsabilità collettiva.

La mostra ideata da Ana Silva per lo Spazio Zero della GAMeC nasce in collaborazione con una rete di ricamatrici locali, invitate dall’artista a intervenire su alcune sue opere tessili, e si sviluppa in continuità con la sua ricerca affrontando una delle crisi più gravi del nostro tempo: l’accesso all’acqua.

Per la produzione dei suoi lavori, Silva affida in una prima fase i soggetti da lei ideati e disegnati a ricamatori angolani — solo agli uomini, infatti, è consentito utilizzare la macchina da cucire in Angola —, per poi ultimare lei stessa le opere, aggiungendo a mano decorazioni, glitter e paillettes.

Attraverso il linguaggio del ricamo — tradizionalmente associato alla cura, alla memoria e alla resistenza — l’artista denuncia la carenza di acqua e rende visibile una realtà in cui questa non rappresenta un diritto, ma un privilegio. Ogni punto testimonia silenziosamente un bisogno fondamentale negato, sottolineando il contrasto tra il gesto delicato del ricamo e la drammaticità del tema.

La pratica artistica di Ana Silva si sviluppa tra memoria, materialità e critica socioculturale, in dialogo con gli effetti della globalizzazione, del consumo e dei flussi transcontinentali. Il suo lavoro prende forma a partire da un gesto semplice e radicale: il recupero di tessuti, pratiche e saperi femminili a lungo relegati allo spazio privato, assunti ora come linguaggio artistico contemporaneo.

I tessuti industriali utilizzati dall’artista per la produzione dei suoi lavori sono portatori di un vissuto: prodotti in massa in Africa o per l’Africa, e un tempo centrali nella vita quotidiana, finiscono oggi per accumularsi, essere dimenticati, sostituiti, trasformati in rifiuti di un sistema globale di produzione e consumo accelerato. Ana Silva si inserisce in questo ciclo, recuperando e risemantizzando i materiali scelti; attraverso la pratica del ricamo rallenta il tempo industriale e introduce una temporalità manuale, ripetitiva e corporea.

L’artista vive e lavora tra il Portogallo, il Brasile e l’Angola, muovendosi tra una diversità di territori, esperienze e culture che si riflette nelle sue opere, in particolare nel modo in cui ritrae le figure femminili: presenze fragili, incomplete e integrate in pattern geometrici che richiamano produzione in serie, mercati globali ed eredità coloniali ancora in atto.

Intervenendo su questi pattern attraverso il ricamo, l’artista introduce un’interruzione, un respiro. Il gesto manuale reinscrive il tessuto industriale in un ecosistema più ampio in cui la sostenibilità non è soltanto una questione ambientale, ma anche culturale e sociale. Sostenere significa prendersi cura, rattoppare, prolungare la vita di ciò che sembrava destinato allo scarto. Inoltre il disegno libero, i fili a vista e l’assenza di una finitura contribuiscono a rafforzare il rifiuto di un’identità fissa o di un’unica narrazione: le figure sono corpi in costruzione.

 

La mostra presenterà inoltre al pubblico un corpus di lavori precedenti di Silva, che ripercorre l’evoluzione della sua ricerca artistica: la serie O Fardo / Vestir Memórias, composta da opere realizzate con sacchi di plastica e rafia utilizzati per il trasporto di abiti dall’Europa all’Africa, destinati ai mercati dell’usato, che riconfigura questi oggetti come supporti artistici e strumenti di riflessione critica.

Questi sacchi, colmi di vestiti ma legati anche a storie e a percorsi invisibili, vengono sottratti alla loro funzione originaria e riconfigurati come superfici narrative: anche in questo caso l’artista interviene attraverso ricami e cuciture, incorporando figure umane, scene di vita quotidiana e motivi simbolici che rimandano alla vita sociale, all’infanzia, alla cura e alla trasmissione della memoria.

La scelta del supporto non è neutra: il materiale, originariamente associato allo scarto, mette in luce asimmetrie economiche, interroga i circuiti del consumo ed espone le conseguenze ambientali e sociali dell’eccesso generato dai sistemi di produzione e consumo del Nord globale e riversato nei Paesi del Sud. Al contempo, le opere propongono una riappropriazione sensibile e poetica del residuo, trasformato in materia di resistenza, affermazione e ricostruzione.

I lavori presentati in mostra affrontano l’ecologia intesa come relazione tra corpi, materiali, storie e sistemi di produzione. Silva si chiede quali storie possano essere raccontate a partire da ciò che è stato dimenticato o scartato. Pratica tessile, ricerca sociale e attenzione ambientale si intrecciano così nello spazio espositivo in una rilettura critica del quotidiano.

Capodimonte, San Francesco di Colantonio rientra dopo restauro

Invito ad ammirare il polittico di San Lorenzo Maggiore riunito
e opere settecentesche a lungo non visibili (Solimena, de Mura, Sammartino, Ricci).

Il rientro dopo il restauro del 'San Francesco che consegna la regola agli ordini francescani' (1444 - 1450) di Colantonio, apre simbolicamente le iniziative che il Museo e Real Bosco di Capodimonte nel 2026 dedica agli 800 anni dalla morte del Santo Patrono d'Italia la cui iconografia è presente in molte opere delle collezioni. 

"La domenica ad ingresso gratuito del 1 febbraio potrà essere quindi l'occasione per i visitatori di ammirare nel rinnovato splendore la tavola del pittore napoletano protagonista del Rinascimento meridionale ma anche il nuovo allestimento di dipinti e sculture delle collezioni settecentesca, a lungo non visibili" invita il direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte Eike Schmidt. Al secondo piano in sala 61 (in dialogo con la sala 62 detta dei Capolavori, da Caravaggio a Parmigianino a Warhol) esposte opere di Francesco Solimena (Enea e Didone), Francesco De Mura ('Imeneo che toglie il velo alla Pudicizia'), Giuseppe Sanmartino ('Lotta di amorini') e Sebastiano Ricci ('Assunzione della Maddalena'). 

COLANTONIO E IL POLITTICO DI SAN LORENZO - Capodimonte riunisce così nella sala 67 del secondo piano, tutta dedicata a Colantonio, le opere del polittico della Chiesa di San Lorenzo Maggiore di Napoli, il più antico luogo francescano della città. L'imponente pala (probabilmente commissionata da Alfonso il Magnanimo e originariamente posta nella tribuna centrale) era infatti composta dal 'San Girolamo nel suo studio' (al quale era intitolato l'altare) e dal San Francesco, (150x185 cm, restaurato nell'ambito del programma Restituzioni di Intesa San Paolo) circondati da dieci 'beatini francescani' di cui due, Morico e Leone, sono entrati recentemente nelle collezioni di Capodimonte grazie ad un acquisto del Mic.Direzione generale architettura, belle arti e paesaggio. Al loro arrivo nel dicembre del 2024 il San Francesco non era nelle sale espositive ma nei laboratori del Museo di Capodimonte per restauro. Colantonio (attivo in città dal 1440 al 1460 circa), maestro di Antonello da Messina, si formò al gusto della pittura fiamminga grazie al re Renato d’Angiò, che aveva forse conosciuto i grandi nordici van Eyck e van der Weyden anche loro provenienti dalle Fiandre o dalla Provenza. I dipinti del grande retablo a due livelli per San Lorenzo impegnarono a lungo Colantonio. 
Con lo smembramento del polittico intorno al 1639, il dipinto di San Girolamo venne trasferito nella sacrestia di San Lorenzo mentre il San Francesco fu utilizzato come pala d’altare per il barocco Cappellone, nel transetto destro della chiesa. Nel periodo napoleonico, con la soppressione degli ordini monastici, il San Girolamo fu musealizzato (1808), raggiunto solo nel 1922 dal San Francesco, inventariato nel 1930 nelle collezioni dell’allora Museo Nazionale, poi entrambi trasferiti a Capodimonte nel 1957. Le piccole tavole con i beati francescani avevano preso intanto la via del collezionismo.

Le restanti otto identificate dagli studiosi sono infatti oggi proprietà di privati in Italia e Usa.
San Francesco 800 a Capodimonte - In occasione delle celebrazioni 2026 per gli 800 anni dalla morte di San Francesco con il ripristino della festività nazionale del 4 ottobre, il Museo e Real Bosco di Capodimonte attiverà dal prossimo autunno visite guidate tematiche e inclusive all'interno di percorsi nelle sue collezioni comprendenti opere di Colantonio, Battistello Caracciolo, Nicolò di Tommaso, Mazzola Bedoli, Rodriguez e molti altri. Non mancherà il racconto, attraverso celebri dipinti, di personaggi storici come il frate e matematico Luca Paciolli (Jacopo De Barbari) e Ludovico di Tolosa (Simone Martini) che rinunciò al regno angioino divenendo Santo. 

Nella domenica gratuita 1 febbraio resterà chiuso il primo piano del Museo e la sala Causa.


In allegato Immagini 'San Francesco che consegna la regola agli ordini francescani' e dettaglio; allestimento sala Colantonio con 'San Girolamo nel suo studio' e i due beatini; sala 61 con opere settecentesche.