In occasione dei XXV Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, in programma dal 6 al 22 febbraio, il CONI – Comitato Olimpico Nazionale Italiano – è presente nelle località olimpiche di Milano, Livigno e Cortina d’Ampezzo con Casa Italia, spazio di accoglienza e punto di accesso privilegiato alle eccellenze del Paese.
Tradizionale casa degli atleti e fulcro delle celebrazioni sportive, Casa Italia apre per la prima volta al pubblico, trasformandosi in un luogo di incontro e condivisione dedicato al racconto dell’Italia olimpica e dello sport. Attraverso cultura, innovazione e tradizione, il progetto dà vita a un sistema integrato di spazi e contenuti: un percorso immersivo nel cuore dei Giochi che valorizza, sulla scena internazionale, il patrimonio culturale, artistico e umano del nostro Paese grazie all’arte, all’architettura, al design e al food.
Per questo appuntamento straordinario, il CONI ha scelto per Casa Italia Milano Cortina 2026 il tema MUSA, un omaggio al ruolo ispiratore che l’Italia esercita da secoli sull’immaginario e sulla cultura mondiale, un richiamo alla bellezza, alla storia e alla creatività che rendono l’Italia un punto di riferimento globale.
Nella tradizione classica, le Muse sono simbolo dell’ispirazione che trasforma il sapere in visione. L’Italia, segnata da una storia millenaria e da una profonda varietà culturale e geografica, continua a esercitare una forza ispiratrice riconosciuta a livello internazionale, proponendosi come luogo ideale per accogliere e valorizzare la diversità, tra i valori fondanti del Comitato Olimpico Internazionale. In questa prospettiva, Casa Italia assume MUSA come chiave interpretativa, configurandosi come spazio di racconto capace di restituire la complessità del Paese.
MUSA è il punto di arrivo di un processo avviato nel 2016, che ha progressivamente trasformato Casa Italia da semplice Hospitality House a progetto culturale di rilievo internazionale, capace di raccontare la cultura italiana e il Sistema Paese attraverso le sue eccellenze artistiche, progettuali e valoriali. Edizione dopo edizione, Casa Italia si è affermata come spazio di rappresentanza in cui sport, arte, design e architettura possono dialogare in modo organico: a Rio 2016, con Horizontal, ha introdotto il tema della contaminazione tra culture, valorizzando l’incontro tra identità diverse in un contesto globale, a PyeongChang 2018, con Prospectum, ha riflettuto sul punto di vista italiano nel dialogo tra civiltà, mettendo al centro la capacità di osservare, interpretare e costruire relazioni. A Tokyo 2020, con Mirabiliaha celebrato la meraviglia come tratto distintivo del saper fareitaliano, mentre a Beijing 2022, Millium ha sviluppato il tema del viaggio come metafora di crescita, trasformazione e attraversamento culturale. Infine, a Parigi 2024, con Ensemble, ha posto al centro l’armonia e il dialogo tra linguaggi, discipline e persone, interpretando lo spirito olimpico come esperienza collettiva e corale.
Con Milano Cortina 2026, Casa Italia approda in Italia e, con MUSA, segna il compimento di un cammino decennale che ne consolida il ruolo di piattaforma culturale e istituzionale, complementare allo sport e proiettata in una dimensione internazionale. Un unico progetto si articola in tre sedi — Triennale Milano, Centro di Preparazione Olimpica Aquagranda Livigno e Farsettiarte a Cortina d’Ampezzo — dando vita ad ambienti ed esperienze emozionali in profondo dialogo tra loro.
All’interno degli spazi, veri e propri progetti espositivi vedono protagoniste le opere di Claudio Abate, Camilla Alberti, Juan Araujo, Arman, John Armleder, Pablo Atchugarry, Atelier dell'Errore, Matteo Attruia, Giacomo Balla, Per Barclay, Giulio Bensasson, Ruth Beraha, Jessie Boswell, Fernando Botero, Stefano Cerio, Massimo Campigli, Luca Campigotto, Mario Ceroli, César, Christo e Jeanne-Claude, Giorgio De Chirico, Filippo de Pisis, Tristano di Robilant, Binta Diaw, Ifeyinwa Joy Chiamonwu, Elmgreen & Dragset, Slawomir Elsner, Bekhbaatar Enkhtur, Elger Esser, Chung Eun-Mo, Jean Fautrier, Gelitin, Piero Gemelli, John Giorno, Itamar Gov, Wang Haiyang, Keith Haring & L.A. II, James Hillman, Craigie Horsfield, Bryan Hunt, Carlos Idun-Tawiah, JR, Hayv Kahraman, William Kentridge, Jiri Kölar, Joseph Kosuth, Jannis Kounellis, Susanne Kutter, Sol LeWitt, Miltos Manetas, Roberto Sebastian Antonio Matta Echaurren, Giulia Mangoni, Gerhard Merz, Mario Merz, Jonathan Monk, Davide Monteleone, Vik Muniz, Shirin Neshat, Hermann Nitsch, Denis Oppenheim, Adrian Paci, Park Eun Sun, Yan Pei-Ming, Alejandra Varela Perera, Alessandro Piangiamore, Laura Pugno, Robert Rauschenberg, Davide Rivalta, Ugo Rondinone, Ottone Rosai, Anri Sala, Eva Sajovic, Mario Schifano, Daniel Spoerri, Thomas Struth, Hiroshi Sugimoto, Newsha Tavakolian, David Tremlett, Lihi Turjeman, Tursic & Mille, Cy Twombly, Ben Vautier, Ai Weiwei, Uwe Wittwer e Sislej Xhafa.
In tutte le sedi di Casa Italia, l’ingresso è segnato da un portale rivestito in pannelli di alluminio riflettente, elemento simbolico che definisce un percorso condiviso. A questa soglia architettonica si affianca un lavoro di John Giorno, concepito come varco poetico e visivo. A Milano e Livigno è presentato We Gave a Party for the Gods and the Gods All Came (2026), un wall painting che restituisce la ricerca dell’artista sul linguaggio come esperienza visiva, poetica e spirituale, invitando alla libera interpretazione. A Cortina d’Ampezzo, l’opera Abbiamo dato una festa per gli Dei e tutti gli Dei sono venuti dialoga con Casa Italia come luogo di pluralità e condivisione, in cui l’arte si afferma come esperienza collettiva.
Già Pierre de Coubertin – padre dei Giochi Olimpici moderni e fondatore del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) – aveva concepito lo sport in stretta relazione con l’arte, riprendendo il modello dell’antica Grecia. Dalle Olimpiadi di Stoccolma del 1912 a quelle di Londra del 1948, gli artisti gareggiarono accanto agli atleti e, successivamente, la partecipazione artistica divenne organizzazione di esposizioni. Ancora oggi, le Cerimonie di Apertura Olimpica rappresentano una forma di arte performativa capace di trasmettere l’universalità del messaggio olimpico e alcuni dei più alti valori dall’umanità.
IL PROGETTO ARCHITETTONICO E DI INTERIOR DESIGN
Il progetto architettonico interpreta il tema MUSA partendo dal paesaggio montano, inteso come elemento fondante naturale e simbolico: scenario privilegiato dei Grand Tour settecenteschi e, al tempo stesso, teatro degli sport invernali e delle Olimpiadi.
L’allestimento traduce questa visione in un linguaggio unitario che, come un fil rouge, connette le tre sedi di Casa Italia valorizzando le specificità secondo principi comuni di leggerezza, temporaneità e rispetto del contesto. I riferimenti all’architettura di montagna e alle infrastrutture sportive — dai bivacchi ai sistemi di risalita — emergono nell’uso di forme modulari, seriali e dinamiche, capaci di evocare movimento, velocità e spirito tecnico. Il dialogo con la natura non si limita a una semplice apertura visiva, ma si costruisce grazie a dispositivi architettonici che “inquadrano” il paesaggio, rendendolo parte integrante dell’esperienza spaziale.
Il binomio materico tra alluminio e legno sintetizza il cuore del progetto: all’esterno, l’alluminio riflettente richiama i rifugi d’alta quota, amplifica la presenza della neve e smaterializza l’architettura nel paesaggio; all’interno, il legno restituisce una dimensione calda, intima e accogliente, riaffermando i valori di ospitalità, condivisione e senso di casa che definiscono l’identità di Casa Italia.
Anche nel progetto di interior design, la montagna come MUSA assume una duplice valenza: da un lato come paesaggio, con i suoi minerali, i legni e i riflessi; dall’altro come atmosfera calda e avvolgente propria degli ambienti alpini. Questo doppio filo conduttore attraversa le tre sedi, declinandosi in modo specifico in ciascuna di esse e costruendo, in sinergia con il progetto complessivo – in cui ogni contributo è parte di un unico sistema – un paesaggio interno distinto ma coerente per ognuno degli spazi.
Questo obiettivo è reso possibile grazie alla grande capacità comunicativa, alla continua ricerca di innovazione e alla straordinaria espressività sensoriale degli arredi realizzati dalle aziende partner di Casa Italia: Edra, B&B Italia, Ethimo, Glas Italia, Poltronova, Riva 1920, Gufram, Meritalia®, Impatia e Flos per l’illuminazione.
Il design italiano è da sempre una MUSA nel panorama internazionale, capace di rispondere a esigenze funzionali stimolando al tempo stesso i sensi e l’intelletto. In questa prospettiva, Edra celebra una collaborazione ormai decennale con Casa Italia con una speciale edizione della poltrona Grinza, disegnata dai fratelli Campana, realizzata in una versione total white dedicata a questa edizione.
I designer degli arredi scelti sono maestri storici e contemporanei, italiani e stranieri, che nell’incontro fortunato con l’eccezionale capacità delle nostre aziende di unire alto artigianato e produzione industriale hanno dato vita a oggetti unici capaci di accendere il nostro immaginario. Per citarne alcuni: Francesco Binfaré, Fernando e Humberto Campana, Masanori Umeda, Jacopo Foggini, Mario Cananzi e Roberto Semprini per Edra, Mario Bellini, Patricia Urquiola, Edward Barber & Jay Osgerby, Gaetano Pesce per B&B Italia, Patrick Norguet, Christophe Pillet, Cristina Celestino, Matteo Thun e Antonio Rodriguez per Ethimo, Patricia Urquiola, Piero Lissoni, Tokujin Yoshioka per Glas Italia, Gianni Pettena, Archizoom Associati per Poltronova, Terry Dwan, Brodie Neill, Mario Botta, per Riva 1920, Piero Gilardi, Studio 65, Snarkitecture per Gufram, Gaetano Pesce per Meritalia. E ancora Formafantasma, Michael Anastassiades, Philippe Starck, Vincent Van Duysen, Achille and Pier Giacomo Castiglioni, Guglielmo Poletti, Mario Bellini, Tobia Scarpa, Piero Lissoni, Jasper Morrison, Erwan Bouroullec, Barber Osgerby per Flos, Stefano Marolla.
CASA ITALIA A MILANO
Negli spazi di Triennale Milano il percorso espositivo si articola in nove sezioni, ciascuna dedicata alla musa ispiratrice di una disciplina: linguaggio, architettura, arti figurative, paesaggio, gusto, musica, arte drammatica, innovazione e sport. La rappresentazione di ogni musa è affidata a un oggetto iconico delle Olimpiadi proveniente dal Museo Olimpico situato in Svizzera nella città di Losanna, sottolineando come i valori espressi siano condivisi e promossi dal Movimento Olimpico.
Provengono, infatti, dalle collezioni del Museo Olimpico alcuni cimeli che hanno scritto la storia italiana ai Giochi Olimpici e che impreziosiscono l’esposizione: tra gli altri, le racchette usate da Marco Albarello e i guanti di Stefania Belmondo ad Albertville (1992), gli scarponi e la tuta di Manuela Di Centa e la tuta di Deborah Compagnoni a Lillehammer (1994), la divisa di Armin Zoeggeler a Sochi (2014), i guanti e la tuta indossati da Federica Brignone a PyeongChang (2018) e Beijing (2022).
All’ingresso del percorso l’opera neon Welcome di Matteo Attruia dà il benvenuto ai visitatori, celebrando l’ospitalità e l’accoglienza, valori distintivi di Casa Italia sin dalla sua fondazione (Los Angeles, 1984).
Nel corridoio, una scultura sospesa di Brian Hunt Re simboleggia quel respiro delle Muse capace di accendere la creatività e la tensione a imprese straordinarie. Infine, i ritratti fotografici di Claudio Abate documentano il passaggio in Italia degli artisti internazionali Marina Abramović, Joseph Beuys, Joan Jonas, Gilbert & George, Roy Lichtenstein, Jean Tinguely e Robert Smithson.
Con Calliope, musa della parola e del racconto, l’Italia si svela attraverso testi, immagini e segni. I pittogrammi olimpici, in uso a partire da Tokyo 1964, testimoniano il tentativo di costruire un linguaggio universale, mentre le opere di Juan Araujo, Tristano di Robilant, Matta Echaurren, John Giorno, Joseph Kosuth, Susan Kutter, Ugo Rondinone, Cy Twombly e Ben Vautrier intrecciano parola e visione in una narrazione plurale del nostro Paese.
La sezione dedicata a Clio, musa della memoria e della fama, esplora il tema dell’architettura come traccia duratura del gesto umano. Il modello del Palazzetto dello Sport di Pier Luigi Nervi, realizzato per le Olimpiadi di Roma 1960, e proveniente dalla collezione del Museo Olimpico, dialoga con le opere di artisti come Christo e Jeanne Claude, Chung Eun-Mo, Itamar Gov, Sol Lewitt, Vik Muniz, Denis Oppenheim, Yan Pei-Ming, Thomas Struth, Hiroshi Sugimoto, David Tremlett e Lihi Turjeman, componendo un racconto in cui lo spazio costruito diventa archivio di emozioni e visioni.
Con Polimnia, musa della poesia sacra, della pantomima, della retorica, della danza e della memoria, la mostra si apre al territorio italiano e alla sua biodiversità. Il cortometraggio animato giapponese, disegnato a mano nel 2021, Tomorrow’s Leaves, realizzato per le Olimpiadi di Tokyo 2020, introduce una riflessione sul rapporto tra uomo e natura. Le opere di Camilla Alberti, Giulio Bensasson, Ruth Beraha, Jessie Boswell, Fernando Botero, Binta Diaw, Elmgreen&Dragset, Bekhbaatar Enkhtur, Elger Esser, Keith Haring & L.A. II, JR, Gerhard Merz e Sislej Xhafa restituiscono la complessità, la fragilità e la ricchezza dei paesaggi contemporanei. In questa sezione anche i lavori vincitori del Premio CONAI Arte Circolare, che raccontano il valore della sostenibilità.
Talia, musa della festa, celebra l’Italia come luogo di incontro, scambio e trasformazione. Il discorso fondativo di Pierre de Coubertin del 25 novembre 1892 Le Rétablissement des Jeux Olympiques – Discours fondateur fa da contrappunto alle opere di Ai Weiwei, Per Barcley, Ifeyinwa Joy Chiamonwu, Slawomir Elsner, Gelitin, Jonathan Monk, Park Eun Sun, Eva Sajovic, Anri Sala, Thomas Struth e Uwe Wittwer che indagano il corpo sociale, la memoria collettiva e il senso del rito.
In questa sezione, i visitatori possono vivere, inoltre, un’esperienza immersiva in realtà virtuale che li conduce nella Tomba delle Olimpiadi di Tarquinia. Attraverso una ricostruzione digitale accurata realizzata da Skylab Studios, affreschi e simboli del mondo etrusco si rivelano in un racconto che mette in relazione sport, ritualità e cultura antica. Un avatar digitale accompagna l’esperienza, offrendo chiavi di lettura storiche e simboliche, e trasformando la visita in un viaggio nel tempo che unisce memoria, innovazione e patrimonio culturale italiano.
Con Erato, musa della poesia amorosa, lirica ed erotica, il percorso si concentra su desiderio, gusto e dimensione sensoriale. La divisa olimpica disegnata da Giorgio Armani per Milano Cortina 2026 diventa simbolo di uno stile che unisce eleganza e identità, mentre le opere di John Armleder, Atelier dell’Errore, Wang Haiyang, Craigie Horsfield, Hayv Kahraman, Jannis Kounellis, Daniel Spoerri, Tursic & Mille e Alejandra Varela Perera esplorano il legame tra attrazione, materia e immaginazione.
Nella sezione dedicata a Euterpe, musa della musica, l'opera di Arman, Carousel 1 accompagna un jukebox interattivoche permette di ascoltare tutti gli inni olimpici e nazionali dei Paesi che partecipano ai Giochi, trasformando il suono in esperienza condivisa e ricordando come la musica accompagni, da sempre, i momenti più solenni e collettivi dei Giochi.
Con Melpomene, musa della tragedia, il racconto si fa più intenso, teatro e cinema si intrecciano in una riflessione su sfide, cadute e rinascite nello sport come nella vita. L’immagine di Muhammad Ali che accende il braciere olimpico ad Atlanta 1996, emblema di forza, riscatto e memoria, dialoga con le opere di Carlos Idun-Tawiah, William Kentridge, Davide Monteleone, Shirin Neshat, Adrian Paci e Newsha Tavakolian.
Urania, musa del cielo, apre lo sguardo al futuro e all’innovazione, raccontata attraverso opere di Arman, César e Miltos Manetas, in ambienti immersivi che invitano il visitatore a immaginare nuovi orizzonti in cui tecnologia, energia e visione progettuale si fondono. A parlare di innovazione concorrono due contributi speciali. Enelpresenta “E nel futuro…”, ideato e curato da Gabriele Simongini, l’installazione mette in dialogo arte, luce e tecnologia attraverso le visioni di Giacomo Balla, Fernando Jacopozzi e Alex Braga. Con AUTOMATIC IMPERMANENCE, Alex Braga trasforma il visitatore in suono e luce, guidandolo in un’esperienza immersiva proiettata verso il futuro. Il secondo progetto è del Gruppo FS Italiane che presenta un’esperienza immersiva che intreccia mito, storia e innovazione per raccontare il viaggio come elemento fondante dell’identità collettiva del Paese. Attraverso immagini, suoni e narrazione simbolica, il percorso trasforma il movimento ferroviario in memoria viva e visione del futuro, conducendo il visitatore verso Milano Cortina 2026 come traguardo condiviso di un’Italia in continuo movimento.
Il percorso si conclude con Tersicore, musa della danza, dove lo sport è protagonista assoluto. Grazie ai prestiti del Museo Olimpico situato in Svizzera nella città di Losanna e delle Federazioni Sportive Nazionali Italiane, il visitatore è invitato a vivere un’esperienza che celebra il gesto atletico come sintesi di disciplina, bellezza e valori universali, culmine dell’intero racconto espositivo.
A Milano, il progetto architettonico e di design assume un carattere concettuale, proponendo una lettura astratta della montagna come musa. Nel Salone d’Onore — spazio monumentale alto quasi 12 metri — l’intervento ridefinisce il volume attraverso drappeggi tessili e superfici inclinate che evocano le pendici della montagna. Il bianco, scelto come colore dominante, rafforza questo immaginario richiamando la luce, la neve e la dimensione rarefatta dell’alta quota, trasformando l’ambiente in uno spazio astratto, immersivo e fortemente luminoso. Qui le opere di Pablo Atchugarry, Stefano Cerio, Mario Merz, Alessandro Piangiamore, Laura Pugno e Davide Rivalta restituiscono la forza del paesaggio alpino, luogo fisico e mentale in cui natura e azione umana si incontrano.
CASA ITALIA A CORTINA
Casa Italia a Cortina d’Ampezzo ha scelto la sede di Farsettiarte, aperta nel 2020 a seguito di un progetto visionario che ha convertito in spazio espositivo la stazione di partenza della vecchia funivia che univa il Belvedere a Pocol. L’intervento architettonico integra la struttura esistente con un padiglione temporaneo affacciato sulla piazza, concepito come spazio dedicato agli atleti e ai momenti di celebrazione. Portale d’ingresso e padiglione, realizzati con elementi modulari prefabbricati, richiamano il concept del bivacco e rispondono a criteri di sostenibilità e reversibilità.
Il percorso culmina nello svelamento della vista sulle Tofane, rendendo il paesaggio parte integrante dell’esperienza di Casa Italia. Qui il progetto MUSA racconta, attraverso le voci di 18 artisti italiani e stranieri, la capacità dell’Italia di accogliere, custodire e valorizzare la diversità, principio fondante del Movimento Olimpico Internazionale.
La mostra presenta opere storiche di Giacomo Balla(Torino 1871 – Roma 1958), Massimo Campigli (Berlino, 1895 – Saint Tropez, 1971), Mario Ceroli (Castelfrentano 1938), Giorgio De Chirico (Volos 1888 – Roma 1978), Filippo de Pisis (Ferrara 1896 – Milano 1956), Jean Fautrier (Parigi 1898 – Chatenay-Malabry nel 1964), John Giorno (New York 1936 – New York 2019), Jiri Kölar (Protivín 1914 – Praga 2002), Joseph Kosuth (Toledo 1945), Sol LeWitt (Hartford 1928 – New York 2007), Hermann Nitsch (Vienna 1938 – Mistelbach 2022), Robert Rauschenberg (Port Arthur, 1925 – Captiva Island, 2008), Ottone Rosai (Firenze 1985 – Ivrea 1957), Mario Schifano (Homs-Libia 1934 – Roma 1998), David Tremlett(Saint Austell 1945), Ben Vautier (Napoli 1935 – Nizza 2024) oltre a due fotografie di artisti legati al territorio lombardo veneto LucaCampigotto (Venezia 1962) e Piero Gemelli (Roma 1952).
La scelta dei lavori, operata in collaborazione con Farsettiarte, evidenza come, in diversi momenti del XX secolo e con linguaggi artistici diversi, l’Italia, con il suo paesaggio, la sua storia di dominatori e dominati, di monumenti di inestimabile valore, varia umanità e complessità culturale, sia una complice naturale di quel processo magico che chiamiamo ispirazione.
A Cortina d’Ampezzo il design e l’architettura si orientano invece verso un’altra interpretazione della montagna, quella più intima e accogliente degli interni. Qui prevalgono materiali caldi e avvolgenti, come il legno e i tessuti declinati in tonalità che spaziano dai marroni agli ocra fino a riflessi dorati. La palette cromatica è studiata per trasmettere un senso di calore, protezione e rifugio.
CASA ITALIA A LIVIGNO
Casa Italia a Livigno si configura come un hub dinamico di attivazioni creative, animato da un ricco programma di eventi serali, musica e incontri aperti al pubblico, dal pomeriggio fino a mezzanotte al Centro di Preparazione Olimpica Aquagranda Livigno. Uno spazio dedicato all’incontro tra intrattenimento ed energia olimpica, che accompagna il pubblico nei Medal Moment, tra sport, arte ed emozione. L’iniziativa è realizzata con il contributo di Corona Cero (AB InBev), Partner del Comitato Olimpico Internazionale e dei Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026.
All’ingresso del centro il wall painting di John Giorno We Gave a Party for the Gods and the Gods All Came richiama simbolicamente quello di Cortina e Milano. L’opera utilizza la forza della parola come elemento di accoglienza e partecipazione, trasformando il testo in un segno visivo che attiva lo spazio. Il percorso prosegue con la grande installazione site-specific Studio per Peak Begets Peak (2026), di Giulia Mangoni e James Hillman, che guida gli ospiti in un’esperienza immersiva dedicata al rapporto tra corpo e ambiente, messo in relazione con l’impresa sportiva. I muri sfaccettati del corridoio accolgono l’opera pittorica di Mangoni, interpretazione del paesaggio montano filtrata dai corpi degli atleti in movimento, mentre le sculture pittoriche in acciaio zincato curvato di Hillman evocano le linee delle cime viste dall’alto. I motivi paesaggistici dialogano con elementi che richiamano l’attrezzatura artificiale: occhiali specializzati, funivie volanti, pali da gara e bandiere sfreccianti, architetture attraverso cui il corpo umano può spingere i propri limiti fisici sulle montagne.
Livigno rappresenta infine la sede più giovane e dinamica anche dal punto di vista del design d’interni. In questo contesto l’immaginario montano viene riletto in una chiave più leggera e giocosa. Accanto ai riferimenti materici tipici dell’ambiente alpino, emerge anche un richiamo agli interni di montagna degli anni Sessanta e Settanta, periodo in cui la montagna iniziava ad affermarsi come meta di villeggiatura più accessibile e meno esclusiva. In questo senso, il progetto di design di Livigno guarda anche al design radicale di quegli anni.
Con questi progetti artistici, in occasione dei XXV Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, il CONI riafferma il legame tra arte e disciplina sportiva immaginato da Pierre de Coubertin dalle origini dei Giochi, ponendo lo sport al centro del Parnaso, come arte tra le arti.
La luce è da sempre elemento fondante dell’identità di Casa Italia, al centro di un progetto illuminotecnico distintivo e riconoscibile. Quest’anno, per la prima volta, un partner d’eccezione entra a far parte di questo percorso, portando la propria energia e visione alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026. Enel, infatti, in qualità di Premium Partner di Casa Italia Milano Cortina 2026, illuminerà le case a Milano, Livigno e Cortina d’Ampezzo, firmando il progetto di Lighting Design che valorizza le tre sedi con soluzioni innovative e sostenibili. Enel sarà anche protagonista esclusivo del Medal Moment, accompagnando le celebrazioni degli atleti con una presenza distintiva su tutti i formati visivi e digitali. Inoltre, attraverso due laboratori educativi interattivi — uno per studenti delle scuole superiori e uno per bambini dai 6 ai 10 anni — Enel approfondisce il legame tra sport, energia e transizione sostenibile, valorizzando il ruolo delle persone e i principi di collaborazione, innovazione e rispetto per l’ambiente, in coerenza con i valori Olimpici.
IL FOOD
L’ospitalità è parte integrante del racconto di Casa Italia e ne esprime l’identità culturale attraverso il valore simbolico e sociale della cucina italiana. Un ruolo oggi ulteriormente valorizzato dal riconoscimento ufficiale come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, conferito dall’UNESCO il 10 dicembre 2025.
In questo contesto, Davide Oldani, Sport & Food Ambassador di Casa Italia da Rio 2016, è tra i protagonisti nella sede di Triennale Milano, affiancato da Tommaso Arrigoni. Lo spazio milanese si configura come luogo di incontro e rappresentanza, in cui l’eccellenza della cucina stellata accompagna eventi e momenti istituzionali, offrendo agli ospiti un’esperienza che unisce gusto, cultura e spirito di squadra.
A Cortina d’Ampezzo, la cucina di Casa Italia sarà affidata a Graziano Prest, del Ristorante Tivoli, e a Fabio Pompanin, del Ristorante Al Camin, che interpreteranno i sapori della tradizione alpina con particolare attenzione alla qualità delle materie prime e all’accoglienza.
A Livigno, infine, una squadra di chef della Valtellina accompagna a Casa Italia atleti e ospiti in un percorso alla scoperta dei piatti tipici del territorio, valorizzando ricette e prodotti locali che ne esprimono l’identità.
Un progetto diffuso che unisce Milano, Cortina d’Ampezzo e Livigno in un racconto corale, dove il patrimonio culturale del gusto diventa linguaggio comune e parte essenziale dell’esperienza olimpica italiana.