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domenica 5 aprile 2026

Elezioni amministrative a Casalnuovo, Nappi: “Non è una sfida di genere, ma di visioni politiche”

Il candidato sindaco interviene dopo una domanda sulla presenza di due candidate donne: “Il confronto vero è tra idee, programmi e identità politiche”

 Non è una questione di genere, ma di politica”. Così Giovanni Nappi, candidato sindaco alle prossime elezioni amministrative di Casalnuovo di Napoli, interviene dopo una domanda ricevuta in merito alla presenza, nel confronto elettorale, di due candidate donne accanto alla sua candidatura.

Nella mia esperienza politica e istituzionale – afferma Nappi – ho sempre considerato del tutto naturale lavorare con donne in ruoli di responsabilità. Alle elezioni regionali ho sostenuto con convinzione una candidata donna, mettendomi pienamente a disposizione del progetto politico”.

Per Nappi, il punto centrale non è dunque il genere dei candidati, ma la loro visione amministrativa e politica: “Le due candidate oggi in campo hanno, a loro volta, sostenuto in passato un candidato uomo – peraltro lo stesso. Questo dimostra che, quando la politica è seria, il discrimine non è mai stato il genere, ma il percorso, le scelte e la credibilità”.

Il candidato sindaco rivendica un confronto fondato sui contenuti: “Le mie colleghe sono persone capaci, forti e competenti. Ma la partita che si apre davanti alla città non è tra uomo e donna: è tra idee diverse, programmi diversi e modi diversi di immaginare il futuro di Casalnuovo”.

Infine, la sottolineatura più identitaria: “La mia visione del territorio, la mia idea di città, le priorità che individuo e l’approccio che porto avanti nascono da un percorso politico chiaro e riconoscibile. Sono differenti, non migliori. Sono diverso. Le mie antagoniste hanno una provenienza comune, che è diversa dalla mia. Io sono da sempre di sinistra, riformista e progressista".

Presentazione della raccolta di racconti gialli "Mentre tutti dormono" di Sara Bilotti, Armando Guarino, Martin Rua, il 9 aprile 2026 alla libreria IoCiSto a Napoli. Homo Scrivens Edizioni

Si presenta a Napoli, alla libreria IoCiSto in via Cimarosa 20, giovedì 9 aprile 2026 alle 18.30, Mentre tutti dormono. Tre gialli notturni (edito da Homo Scrivens, nella collana Gatti neri e vicoli bui), una raccolta di tre racconti crime, in cui la notte penetra sinuosa e trasparente tra le pagine per lasciare senza fiato. Sara Bilotti, Armando Guarino e Martin Rua firmano tre storie sorprendenti e ammantate di suspense. A chiacchierare con gli autori, Serena Venditto e Ciro Sabatino.

 

Ancora donne per Bilotti, che si riconosce per l’inconfondibile cifra indagatrice della psicologia umana, spesso al centro delle sue trame. Nel racconto La stanza di sotto vengono alla luce le storie di Barbara, Monica e di una misteriosa presenza in cantina. Il filo conduttore è un altro tipo di notte che si incammina verso un’alba che lascia molto sorpreso il lettore. Qui, come scrive Serena Venditto nella prefazione, nulla è come sembra, e arrivi all’ultimo rigo per accorgerti “di aver letto tutta un’altra storia”. Non è la prima volta che l’autrice affronta storie di donne secondo tale modalità, fino a farla diventare la sua costante più coinvolgente e intrigante, e con questo piccolo gioiello continua a tenere il lettore sul filo dell’attenzione più devota.

 

Guarino in Non è colpa della notte mette in campo la giovane psicologa forense Susy Scala in un poliziesco classico e assolutamente imprevedibile. L’intero intreccio gira attorno ad un pazzesco esperimento clinico. Tutto si imbastisce, prende forma e trova logica e soluzione in un unico lasso di tempo. Sempre come accennato in prefazione, la notte è un paradosso, non consente distrazioni, perché tutto pare che si fermi e, quindi, chi deve “va dritto al sodo”. E dritto al sodo, in questa narrazione, va un assassino e una squadra investigativa che deve scoprire i retroscena del crimine e soprattutto l’identità del criminale. Davvero un intrigo che trascina nelle pagine in una evoluzione che si srotola a ritmo serrato.

 

Esoterismo e mondo dell’occulto sono le tinte di Rua, il suo humus più caro e vincente. Il racconto-romanzo La notte del Corvo stende le ali sui meandri bui della città di Napoli, sulle tracce del leggendario Uovo di Virgilio. A indagare è l’indimenticabile “ragazza corvo”, l’ispettrice capo della Mobile Nicoletta “Nico” Partanna. Impermeabile nero, capelli corvini e tre cicatrici sul viso, che lei chiama lacrime, tragico promemoria di un passato dolorosamente oscuro. Misteriosa, malinconica, arrabbiata, tenuta in vita da un desiderio di vendetta che le morde le viscere ma non la priva della giusta lucidità, Nico, che alla notte ha finito per assomigliare, è parte integrante e indissolubile di questa narrazione. Rua ci fa il “regalo” di portarci alle origini di questo personaggio, perché chi legge non si sazia abbastanza della ragazza-corvo fino alla fine.

 

 

 

STRALCI

 

Dall’introduzione di Serena Venditto

Se ci pensate, la notte è un paradosso. Di notte a poco a poco calano le tenebre, la luce del giorno si riposa, entriamo nel regno del buio e dell’oscurità: eppure, è proprio di notte che tutto diventa più chiaro, più nitido: i pensieri, le sensazioni, i ricordi, i contorni delle cose. Quello che è davvero importante, insomma, si vede meglio di notte che di giorno. Troppa confusione di giorno, troppe parole inutili, troppi rumori. La notte è un paradosso perché ci hanno sempre detto che è per i sognatori, però è essenziale, concreta, perché non ci sono distrazioni, di notte, e quindi è anche di chi va dritto al cuore delle cose, di chi non ama perdere tempo, di chi non si perde dietro alle illusioni.

 

Da La stanza di sotto di Sara Bilotti

Mi guardo attorno desolata, anche se vedo poco. Qua sotto è sempre notte. A volte, quando mi sale in gola un rigurgito di speranza, penso che da libera ricorderò questi giorni come una notte lunga e densa, infinita. Una notte che si è mangiata il giorno, e ha divorato pure me. Un utero nero che a un certo punto ha deciso di espellermi.

 

Da Non è colpa della notte di Armando Guarino

È notte e in quella stanza anche il neon dell’insegna del negozio commerciale di fronte fa fatica a superare la finestra e a penetrare in casa. L’unica fonte di luce arriva da uno schermo, piccolo, un cinque pollici che trasmette immagini confuse.

Le mani che stringono il display fremono, tremanti, come se aspettassero di vedere altro. (…) La figura nell’ombra getta la videocamera sul divano illuminandola per un attimo e rischiarando appena anche l’ambiente circostante.

 

Da La notte del Corvo di Martin Rua

La casa era immersa in una penombra verde scuro, come le pareti del salotto. La città, fuori, respirava lenta, bagnata dalla pioggia. (…) Nico mangiò un pezzo di cioccolato di Modica. Lo adorava, le ricordava la terra paterna. Poi si versò del pastis. Aggiunse acqua fredda. Osservò l’opalescenza lattiginosa formarsi nel bicchiere. Un rito minimo. Un appiglio. Bevve un sorso. Poi accese il computer. Il lavoro era l’unica cosa che riusciva ancora a tenerle insieme i pezzi.

 

 

GLI AUTORI

 

Sara Bilotti nasce a Napoli nel 1971. Nel 2012 pubblica la raccolta di racconti Nella Carne, per Termidoro Editore. L’oltraggio (Einaudi Stile Libero, 2015) è il suo romanzo d’esordio, a cui seguono La colpa e Il perdono. Nel 2018 pubblica con Mondadori il romanzo thriller I giorni dell’ombra e dallo stesso anno si dedica anche alla traduzione letteraria, principalmente di autori americani. Nel 2022 esce il romanzo Eden e nel 2024 La Punizione, entrambi per HarperCollins. Dal 2025 è anche sceneggiatrice.

 

Armando Guarino è nato a Napoli. Ha pubblicato con David and Matthaus la serie “I casi dell’ispettore Santonastaso”. Con il romanzo Ben Moussa, il bambino nello specchio (Santelli editore 2022) ha vinto il premio Publio Virgilio Marone. Con Homo Scrivens ha inaugurato una nuova serie dedicata alla psicologa Susy Scala e dell’ispettore Corrado Rota, protagonisti del racconto di questa antologia, con La solitudine dei corpi (2023) e Un attimo prima di morire (2024), premio della giuria al Garfagnana in giallo 2025.

 

Martin Rua è nato a Napoli. Laureato in Scienze Politiche con una tesi in Storia delle religioni, i suoi studi si sono concentrati su massoneria e alchimia, argomenti centrali della sua produzione artistica. Ha esordito con L’ombra d’argento (A & B, 2012); ha pubblicato con Newton Compton Editori Le nove chiavi dell’antiquario, La cattedrale dei nove specchi, I nove custodi del sepolcro (Parthenope trilogy), La profezia del libro perduto, L’enigma del libro dei morti, L’ultimo libro del veggente (Prophetiae Saga), La fratellanza del Graal, e la guida insolita Napoli esoterica e misteriosa. Ha pubblicato poi Il cacciatore di tarante (Rizzoli, 2020), Alma che visse in fondo al mare (Alessandro Polidoro Editore, 2022), e il saggio Il rituale di pietra. Simboli e segreti della Cappella Sansevero (Alos, 2015).

 

sabato 4 aprile 2026

Da giovedì 9 aprile: Silvio Barbiero porta in scena "Lo cunto de li cunti" di Giambattista Basile, al Teatro Elicantropo di Napoli

Silvio Barbiero porta in scena l’universo visionario di Giambattista Basile

con uno spettacolo essenziale, dove la lingua diventa azione e immaginazione

 

Non c’è scenografia, non c’è musica, non c’è nulla che accompagni o protegga lo sguardo dello spettatore, ma una voce che comincia, un corpo che prende spazio e un ascolto che si attiva. È da questa sottrazione radicale che nasce Lo cunto de li cunti, il nuovo lavoro di Silvio Barbiero, in scena da giovedì 9 aprile 2026 alle ore 20.30 (repliche fino a domenica 12) al Teatro Elicantropo di Napoli.

Presentato da Teatro del Sangro, al centro dell’allestimento c’è il capolavoro di Giambattista Basile, una raccolta di fiabe che ha attraversato i secoli alimentando l’immaginario europeo e che, ancora oggi, conserva intatta la sua forza perturbante.

Ma qui le fiabe non sono rifugio, non sono consolazione, ma materia viva, attraversata da paure profonde, desideri, tensioni familiari, contraddizioni e slanci, dove il tempo agisce come una forza inesorabile e l’amore si rivela nei suoi percorsi più ambigui.

È soprattutto nella lingua che lo spettacolo trova la sua dimensione. La scrittura barocca di Basile, ricchissima e stratificata, si muove tra vertigini poetiche e improvvise cadute nel registro più basso, tra immagini complesse e battute da trivio.

Silvio Barbiero ne fa esperienza sonora e fisica, portando avanti una ricerca che attraversa il suo percorso artistico, dai Groppi amorosi di Tiziano Scarpa allo Scarrozzante testoriano fino al Barabba di Antonio Tarantino, e che trova in questo confronto con Basile un approdo naturale, tanto necessario quanto impossibile da esaurire.

In scena resta solo l’attore, nessun supporto visivo, nessuna costruzione musicale, tutto accade nella relazione. Il pubblico è chiamato a partecipare, a costruire immagini, a colmare vuoti, dentro un’esperienza che si compie nel tempo condiviso dell’ascolto.

È un teatro che rinuncia a mostrare per poter evocare, che sottrae per restituire intensità, che espone senza protezioni il gesto dell’attore e lo sguardo dello spettatore in un reciproco attraversamento.

Dopo lavori segnati da una tensione più esplicitamente civile e di denuncia, questo spettacolo si presenta come un gesto diverso, più raccolto e apparentemente leggero, ma non meno radicale.

Un attraversamento libero di un’opera smisurata, affrontata senza volontà di possesso, come si attraversa un territorio vasto e complesso, sapendo che non può essere contenuto. Un atto teatrale che si offre come esperienza viva, fragile e irripetibile, e che trova proprio nella sua essenzialità la possibilità di risuonare in profondità.

 

Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile

9 > 12 aprile 2026, Teatro Elicantropo Napoli - Vico Gerolomini, 3

Spettacoli ore 20.30 (dal giovedì al sabato), ore 18.00 (domenica)

Info e prenotazioni wa 3491925942, 3470552551, 081296640 web www.teatroelicantropo.com

venerdì 3 aprile 2026

Convegno G.R.E.E.N. 16 e 17 aprile 2026 Auditorium degli scavi di Pompei

Il 16 e 17 aprile il Parco Archeologico di Pompei ospita, presso il proprio Auditorium, il Convegno internazionale G.R.E.E.N. – Gardens as Resources for the Enhancement of Environmental and Natural Heritage, dedicato al ruolo del verde nella conservazione e valorizzazione dei contesti archeologici. 


I giardini storici e archeologici costituiscono parte integrante del patrimonio culturale e paesaggistico. Non si tratta di semplici spazi verdi ornamentali, ma di testimonianze storiche e ambientali che raccontano il rapporto tra l’uomo, la natura e il territorio nel corso del tempo. Inseriti all’interno o in prossimità dei siti archeologici, essi contribuiscono in modo significativo alla comprensione e alla fruizione del patrimonio.
I giardini storici e archeologici costituiscono parte integrante del patrimonio culturale e paesaggistico. Non si tratta di semplici spazi verdi ornamentali, ma di testimonianze storiche e ambientali che raccontano il rapporto tra l’uomo, la natura e il territorio nel corso del tempo. Inseriti all’interno o in prossimità dei siti archeologici, essi contribuiscono in modo significativo alla comprensione e alla fruizione del patrimonio.
Nel corso degli ultimi anni, l’approccio alla gestione del verde nei contesti archeologici ha conosciuto un’evoluzione sostanziale. Il verde, tradizionalmente percepito come elemento di rischio per la conservazione dei manufatti, è oggi riconosciuto come una risorsa strategica, capace di concorrere alla tutela dei siti, al miglioramento della qualità paesaggistica e alla valorizzazione dell’esperienza di visita.
La gestione degli spazi verdi si configura pertanto come un ambito di intervento complesso, che richiede competenze interdisciplinari e un costante equilibrio tra esigenze di conservazione, tutela ambientale e valorizzazione culturale. In tale prospettiva, i giardini storici e archeologici assumono un ruolo attivo nella mediazione culturale, favorendo una maggiore consapevolezza del patrimonio naturale e archeologico e contribuendo alla diffusione dei valori della sostenibilità.
Il Convegno internazionale G.R.E.E.N. nasce con l’obiettivo di promuovere il confronto tra istituzioni culturali, enti di ricerca ed esperti del settore, italiani e stranieri, sulle più avanzate strategie di gestione sostenibile del verde nei contesti archeologici. L’integrazione tra patrimonio naturale e patrimonio archeologico rappresenta infatti una sfida attuale e condivisa, che coinvolge ambiti disciplinari quali l’archeologia, l’architettura del paesaggio, la botanica e la conservazione.
Nel corso delle due giornate di lavoro, il Parco Archeologico di Pompei accoglierà contributi scientifici e casi di studio di rilievo internazionale, offrendo un’occasione di dialogo e scambio di buone pratiche e rafforzando la cooperazione tra istituzioni impegnate nella tutela e valorizzazione del patrimonio.
Attraverso la ricostruzione dei paesaggi storici, l’impiego di specie vegetali documentate dalle fonti e la valorizzazione dei sistemi idraulici antichi, i giardini si confermano come strumenti di conoscenza e di interpretazione, capaci di restituire una visione integrata del patrimonio archeologico e del suo contesto ambientale.
Ingresso libero su prenotazione fino a esaurimento posti
Per partecipare è necessario accreditarsi al seguente link:
https://www.frcongressi.it/green-conference-2026-registrazione/
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Al Ridotto del Mercadante in prima nazionale "IL NUMERO ESATTO" di Fabio Pisano, regia di Martina Badiluzzi dal 9 al 19 aprile

Lo spettacolo è una produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, in collaborazione con Compagnia Liberaimago, AMAT e Comune di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane, co-finanziato da Regione Calabria e Ministero della Cultura. Un viaggio nel cuore oscuro e intimo dell’identità e della maternità

«Cos’è una figlia? E cosa, davvero, una madre? …Essere madre può mai coincidere con il puro atto di mettere al mondo una vita o la maternità eccede ogni conto, ogni previsione, ogni statistica? In quanti modi può esistere questo legame?».

Sono queste le domande dolorose e necessarie al centro de Il numero esatto, testo di Fabio Pisano con la regia Martina Badiluzzi, in debutto in prima nazionale il 9 aprile al Ridotto del Mercadante, con repliche fino al 19.

Autore tra le voci più incisive della nuova drammaturgia napoletana e nazionale, Fabio Pisano firma un testo potente che affronta il tema della gestazione per altri, trasformandolo in una profonda indagine sulla femminilità, sull’identità e sul senso di appartenenza. Uno spettacolo che è al tempo stesso viaggio e ferita aperta, racconto intimo e riflessione politica.

 

In scena Alessandra BorgiaFrancesca BorrieroAnna CarpanetoFederica Carruba Toscano e Giulia Weber danno corpo e voce a un universo femminile complesso e frammentato. Le scene sono di Roberta Guasco, i costumi di Alessandra Gaudioso, le luci di Fabrizio Cicero, le musiche Francesco Leineri.

Il numero esatto è una produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, in collaborazione con Compagnia LiberaimagoAMAT e Comune di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane, progetto promosso da MiC e Regione Marche, In__corpore, progetto di Residenze per artisti nei territori 25-27 del teatro del Grillo di Soverato (CZ), co-finanziato da Regione Calabria e Ministero della cultura.

 

Il testo, finalista alla 57ª edizione del Premio Riccione per il Teatro, ha vinto il Premio Ugo Betti per la Drammaturgia 2024 (XIX edizione) ed è pubblicato nella collana teatrale bettiana per Bulzoni editore. La giuria lo ha definito “una sorta di viaggio di Alice nel mistero, via via più fitto, della propria nascita”, sottolineando la capacità dell’opera di raccontare “un cammino segnato dalla dolente impossibilità di dire ‘chi si è’”.

La storia trae ispirazione da un recente fatto di cronaca italiano legato al tema della gestazione per altri. Interroga in modo crudo e insieme delicato il ruolo della maternità nella società contemporanea. Quando si parla di figli, il rischio è quello di ridurre tutto a opinioni immediate e superficiali. Pisano scava invece nel profondo, mostrando come la genitorialità — soprattutto quando riguarda una donna — diventi inevitabilmente una questione pubblica. Al centro della scena c’è Alice, una giovane donna che a vent’anni scopre di non essere figlia della madre che l’ha cresciuta. La sua ricerca identitaria si trasforma in un viaggio dentro un “pozzo al buio”, alla ricerca delle voci delle donne che hanno reso possibile la sua esistenza: una madre biologica, una gestante, una tata e una madre adottiva. Una catena di maternità incompiute, imperfette. Una vicenda personale inserita in un contesto più ampio segnato da conflitti e tensioni globali. La storia si muove infatti tra geografie ferite — tra Ucraina e Russia — facendo della biografia di Alice anche una metafora del nostro tempo.

 

Note di regia

 

Cos’è una figlia? E cosa, davvero, una madre? Può un numero — quello esatto degli ovociti rimasti — misurare il destino di una donna, autorizzare o negare un’emancipazione? Essere madre può mai coincidere con il puro atto di mettere al mondo una vita o la maternità eccede ogni conto, ogni previsione, ogni statistica? In quanti modi può esistere questo legame?

Alice, la protagonista di questa storia, percorre un territorio affollato di prescrizioni. Attraversa l’inferno silenzioso dei dettami sociali, del conto alla rovescia inscritto nei corpi delle donne, dell’idea che generare coincida con il senso stesso dell’esistere. Eppure, nel suo viaggio, non cerca di dimostrare qualcosa ma di sentire: ascoltare il proprio nome risuonare nelle voci di tutte le donne che “hanno avuto a che fare con la mia venuta al mondo”. Un sentire che è più radicale di qualche cromosoma. Alice mette in crisi le regole di questo mondo antico, fa saltare gli stereotipi e le ideologie patriarcali su maternità e famiglia.

Queste donne che abitano “Il numero esatto” - figlie e madri - vivono fuori dalle idee preconcette; non c’è giudizio per la madre che si rende conto di non desiderare la propria figlia né per la gestante ucraina che ha scelto di offrire il suo utero ad un’altra madre. Alice chiede di ascoltare il suo nome non per giudicare ma per riconoscere. Non per stabilire gerarchie ma per accogliere una verità più ampia, in cui la maternità è prima di tutto relazione, presenza, affetto, scelta.

In scena sono rappresentati due mondi che non si sfiorano. Davanti, sul proscenio, le “tiepide case” del nostro occidente: luce calda, cucine accoglienti, un quotidiano familiare e protetto. Distante e seminascosto da un velo — uno schermo, un quadro — compare un paese in guerra: freddo e opaco. È un altrove in conflitto, un paese in guerra dove le identità si dissolvono sotto il peso della sopravvivenza.

Due spazi separati eppure legati da una dipendenza invisibile: ciò che accade là sostiene, inquietantemente, ciò che accade qui. Se da un lato del mondo le donne hanno il privilegio di interrogarsi sul senso di essere madri e figlie, dall’altro le questioni identitarie sono impregnate dall’ingiustizia e dall'insensatezza della guerra che sovrasta, ridimensiona, schiaccia ogni cosa.

E tuttavia, in entrambi i mondi, resta una possibilità: parlare. Queste donne parlano, pensano, amano ma soprattutto parlano: questo è il potere segreto e straordinario delle donne, parlare, ragionare, parlare insieme e in questa drammaturgia le donne risolvono se stesse, sbrogliano i guai del mondo con le parole. Le donne di questa storia non coincidono con un modello, non rispondono a un dovere. Pensano, dissentono, si ascoltano. Nella parola condivisa, nella confidenza trovano se stesse.

Il viaggio di Alice si chiude con un ritorno a casa. Intanto, dietro il velo, la guerra continua — come prima, come sempre. Ma qualcosa si è spostato: uno sguardo, una coscienza, un modo diverso di nominare l’amore.

Martina Badiluzzi

 

Note dell'autore

 

“Il numero esatto”, il numero di ovociti giusto per poter concepire, il numero di madri necessario per esserne “una”, una aritmetica che mi riporta agli anni dello studio, della laurea; il mio interesse scientifico declinato sulla scrittura per il teatro, mi dà l’opportunità di indagare l’umano fino in fondo e, in qualche modo, senza infingimenti.

Inoltre questo testo mi ha dato modo di scrivere solo per attrici. Un desiderio che porto dentro, perché da lettore, mi mancano personaggi femminili incisivi, determinanti. Ce ne sono, intendiamoci, ma in misura molto, molto minore rispetto ai personaggi maschili.

Il numero esatto è una drammaturgia scritta a partire da un fatto di cronaca realmente accaduto; racconta di Alice, che a vent’anni apprende di non essere figlia di sua madre; Alice a vent’anni apprende di essere figlia biologica di una donna, di essere stata partorita da una gestante e cresciuta per il primo anno di vita, da una tata; Alice a vent’anni si sente in un pozzo; ha bisogno di sentire le voci, le voci delle donne che hanno a che fare con la sua nascita; ma la indagine si scontra con una donna senza desideri e soprattutto con la guerra, la guerra che ha invaso - poco dopo la sua nascita - la città in cui è nata e che sarà decisiva, nella sua ricerca. E saranno decisive le voci di ogni donna, voci che non le faranno capire nient’altro che s’è sempre figlie di qualcuno. O di qualcosa.

Fabio Pisano




 

Ridotto del Mercadante | Napoli, Piazza Municipio

Dal 9 al 19 aprile 2026

 

IL NUMERO ESATTO

di Fabio Pisano

regia Martina Badiluzzi

con Alessandra Borgia (Seconda madre), Francesca Borriero (Gestante), Anna Carpaneto (Alice), Federica Carruba Toscano (Tata), Giulia Weber (Prima madre)

scene Roberta Guasco

costumi Alessandra Gaudioso

luci Fabrizio Cicero

musiche Francesco Leineri

direttrice di scena Teresa Cibelli

datrice luci Desideria Angeloni

fonico Guido Marziale

foto di scena Ivan Nocera

 

produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

in collaborazione con Compagnia Liberaimago, AMAT e Comune di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane, progetto promosso da MiC e Regione Marche, In__corpore, progetto di Residenze per artisti nei territori 25-27 del teatro del Grillo di Soverato (CZ), co-finanziato da Regione Calabria e Ministero della cultura

 

durata spettacolo: 1h e 20’

 

Calendario

09/04/2026 ore 21:00 prima rappresentazione

Repliche

10/04 ore 18:00 | 11/04 ore 17:00 | 12/04 ore 21:00 | 14/04 ore 21:00 | 15/04 ore 21:00 | 16/04 ore 18:00 | 17/04 ore 18:00 | 18/04 ore 19:00 | 19/04 ore 18:00

 

Info: www. teatrodinapoli.it



Primavera dei Teatri 2026, programma dal 26 al 31 maggio

 
Oltre 35 eventi tra teatro, danza, residenze artistiche, prime e anteprime nazionali, musica, incontri, workshop e mostre.

Il teatro, quando smette di essere solo dispositivo estetico e torna a essere una forma di attenzione collettiva, produce un cortocircuito necessario: obbliga a guardare il presente senza schermi, senza alibi, senza distanza di sicurezza. In questo senso Primavera dei Teatri continua a porsi come un luogo di esposizione e di interrogazione più che come una semplice rassegna. Un campo di forze in cui le pratiche sceniche non illustrano il mondo, ma lo attraversano mentre accade. È dentro questa tensione che si colloca Primavera dei Teatri 2026, Festival dei nuovi linguaggi della scena contemporanea, XXVI edizione, in programma a Castrovillari (CS) dal 26 al 31 maggio 2026, ideato e diretto da Dario De Luca e Saverio La Ruina, articolato in oltre 35 eventi tra teatro, danza, musica, incontri, workshop e mostre.

 

La XXVI edizione si colloca dentro una condizione storica che non concede neutralità. Il teatro, oggi più che mai, torna a essere uno spazio pubblico in senso pieno: non perché rappresenti la politica, ma perché la attraversa nella sua sostanza più profonda, nei corpi, nei linguaggi, nelle fratture del contemporaneo. È in questa tensione che si muove il programma 2026, costruito come una costellazione di lavori, restituzioni e processi che mettono in discussione l’idea stessa di forma compiuta.

 

Questa edizione è dedicata a Laura Palmieri, Giancarlo Cauteruccio e Goffredo Fofi:tre figure che, in modi diversi e profondi, hanno intrecciato il proprio percorso umano e intellettuale con quello di Primavera dei Teatri, condividendone nel tempo visione, tensione etica e responsabilità culturale; una prossimità fatta non solo di stima, ma di ascolto, confronto e affetto reciproco, che ha contribuito a definire l’identità stessa del festival come spazio vivo di relazione, pensiero e comunità.

 

A firmare la direzione artistica sono Dario De Luca e Saverio La Ruina, che aprono il festival con una riflessione che non è cornice ma sostanza politica e poetica del progetto:

"Ci sono stati tempi più bui, ma questo è sicuramente fosco: guerre, tifoserie da stadio su aspetti fondamentali della nostra vita, capi di stato che sovvertono le regole del vivere civile e fanno carta straccia del diritto internazionale, davanti all’inerzia di tutti. Regole che in un passato hanno arginato i più forti e salvaguardato i più deboli. Insomma, tempi in cui ti chiedi che valore e che senso abbiano il tuo lavoro, la tua azione, il tuo impegno nella cultura, in questa cosa immateriale che sembra così distante dalla concretezza del reale. E ti viene voglia di smettere e di fare cose appunto ‘concrete’. Poi ti ricordi di come i teatri rimasti aperti durante i grandi conflitti siano stati luoghi di resistenza culturale, coesione sociale e di salutare evasione. E realizzi che le arti sono ancora più vitali quando il mondo non sta bene. Come ci diceva con parole molto semplici uno dei protagonisti del nostro documentario Italianesi (ndr: sugli italiani rimasti intrappolati in Albania alla fine della seconda guerra mondiale e rimasti sotto la dittatura di Enver Hoxha per circa cinquant’anni). In quei decenni era molto popolare la musica italiana in Albania e i nostri cantanti erano amatissimi, le loro canzoni facevano sognare perché parlavano di sentimenti in un contesto in cui l’amore si poteva cantare solo verso una cosa fredda e astratta come il partito. Alla domanda su cosa aveva significato nelle loro vite la canzone e la cultura italiana, uno di loro ha risposto: “Visto che era tutto chiuso, è stata una brezza di aria fresca nella nostra vita. E vista la dittatura che abbiamo vissuto è stata una finestra straordinaria che ci ha mantenuti vivi spiritualmente”. Ecco, oggi, in questo mondo che non sta bene, bisogna continuare a coltivare lo spirito. Ed è con questo ‘spirito’ che andiamo a presentare la XXVI edizione di Primavera dei Teatri”.

 

Da questa traiettoria prende forma un programma che non si limita a presentare spettacoli, ma insiste sulla dimensione processuale del lavoro artistico: residenze, restituzioni, anteprime, scritture sceniche che si espongono nel momento esatto in cui ancora non sono definitive. Una geografia teatrale che attraversa spazi diversi della città e li trasforma in luoghi di ascolto e di produzione di senso.

 

 

Il programma 2026

26 MAGGIO

Il festival si apre come un attraversamento simultaneo di tre nuclei di ricerca. Al Teatro Sybaris la restituzione della residenza di Principio Attivo Teatro e Drama Teatro con Nervo Vago porta in superficie una scrittura scenica che lavora sulla fragilità percettiva del presente, mettendo al centro il dispositivo attoriale e la sua instabilità. Al Teatro Vittoria la restituzione della residenza coreografica di Aurelio Di Virgilio con Scented Panther prosegue questa indagine nei territori del corpo, tra esposizione e costruzione di immaginario. Al Teatro San Girolamo, in anteprima nazionale, Luna Cenere con Agape apre un lessico coreografico che interroga la prossimità, la relazione e la tensione tra gesto e comunità, inscrivendo la danza dentro una dimensione politica dello stare insieme.


 

27 MAGGIO

La giornata si articola come una mappa mobile. Al Castello Aragonese la restituzione della residenza di Maria Chiara Pederzini con Carmen si misura con la riscrittura del mito, lavorando sulle sue stratificazioni simboliche e corporee. Al Teatro Sybaris Rossella Pugliese, autrice e interprete, presenta PapàVeri sempre in piedi, una partitura scenica che affonda nella materia opaca del legame filiale, tra colpa, rimozione e un bisogno ostinato di riscatto, mentre al Teatro Vittoria Maiali rosa volanti di e con Giulia Carrara attraversa il quotidiano come dispositivo di deviazione e slittamento. Al Teatro San Girolamo – in anteprima nazionale - Daniela Vitale con Untitled n°22 insiste su una pratica coreografica che si sottrae alla nominazione definitiva. Il lavoro di Teatro delle Ariette, Noi siamo un minestrone, porta il discorso sul terreno della convivenza: un’esperienza condivisa in cui la scena si costruisce come gesto alimentare, relazione diretta e comunità temporanea.


 

28 MAGGIO

La giornata insiste sulla disseminazione. Teatro delle Ariette torna con due repliche di Noi siamo un minestrone, spostando il teatro nella dimensione del tempo lungo e della prossimità fisica tra artiste, artisti e pubblico. Al Teatro San Girolamo Giuseppe Provinzano e Giuseppe Massacon Sutta Scupa propongono -in prima nazionale – un nuovo allestimentoa distanza di vent’anni, attraversando le tensioni della lingua e della memoria, mentre al Teatro Vittoria Bambole da Collezionedi Erika Fusini — prima nazionale — vede protagonista una compagine tutta al femminile di artiste giovanissime: autrice, regista e cinque attrici lavorano insieme su una grammatica dell’identità esposta e costruita. Filippo Andreatta con Nuvolario/Elena - in anteprima - apre una riflessione sul dispositivo scenico come architettura percettiva e ambientale. La giornata si chiude al Giardino Emi’s Bakery con il concerto di Marco Russo, che riporta il suono dentro la trama del festival come ulteriore forma di scrittura.


 

29 MAGGIO

Il rapporto tra forma e dissoluzione diventa centrale. Al Teatro Vittoria Mario Perrotta, autore, regista e interprete, presenta — in prima nazionale — Qualcuno, nessuno, centomila. Pirandello in loop, lavorando sulla reiterazione come dispositivo critico dell’identità. Al Teatro San Girolamo Scena Verticale presenta KR70M16 – Naufrago senza nome di e con Saverio La Ruina e con Dario De Luca, Cecilia Foti, musiche Gianfranco De Franco, costruendo una stratificazione di segni, memoria e presenza che insiste sulla responsabilità della testimonianza. Al Teatro Sybaris – in prima nazionale - Roberto Rustioni con Nada del amor me produce envidia, con protagonista Silvia D’Amico, continua questa linea di disarticolazione del discorso sentimentale presentando per la prima volta in Italia il testo di Santiago Loza, regista cinematografico, scrittore e drammaturgo argentino le cui opere, acclamate nei principali festival internazionali, intrecciano cinema e teatro in un linguaggio originale.La giornata si apre e si chiude nel suono con il concerto Marley Session al Giardino Emi’s Bakery, controcampo ritmico dell’intero programma.


 

30 MAGGIO

La scrittura scenica si fa esplicitamente politica nella sua forma quotidiana. Al Teatro San Girolamo, Scena Verticale presenta in prima nazionale Le Tre Cicoriane, spettacolo che completa la trilogia sulla fiaba calabrese di Dario De Luca, mantenendo una tensione costante tra radicamento territoriale e costruzione drammaturgica, e affrontando, in filigrana ma con incisività, il tema della violenza di genere.Al Teatro Vittoria, in prima nazionale, i Quotidiana.com con Vorrei morire non so come fare (Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche “Dante Cappelletti”) sviluppano una scrittura scenica di forte rigore formale, capace di rovesciare le attese e di aprire prospettive inattese su una materia che riguarda in modo radicale l’esperienza umana, trattata con uno sguardo lucido e spiazzante, attraversando la soglia tra vita e rappresentazione con una tensione insieme analitica e disincantata. Al Teatro Sybaris – in prima nazionale - Ivonne Capece con Casa di bambola rilegge il classico attraverso una lente di frattura contemporanea, insistendo sul dispositivo attoriale come campo di crisi. Anche qui il concerto Marley Session al Giardino Emi’s Bakery torna come elemento di continuità sonora, quasi a segnare una respirazione collettiva del festival.


 

31 MAGGIO

La giornata conclusiva si apre con una concentrazione dei processi. Alla Sala Varcasia la restituzione della residenza di Cecilia Foti con La Questione dell’imbuto si colloca dentro il farsi stesso della scrittura scenica, rendendo visibile il suo statuto instabile. Al Teatro San Girolamo Ateliersì con Armande sono io!— progetto che intreccia drammaturgia, regia e interpretazione in una dimensione autoriale condivisa, a partire da un testo di Carla Lonzi sul femminismo, che indaga le relazioni tra il movimento delle Preziose del XVII secolo e l’opera di Molière — con ideazione e regia di Fiorenza Menni, lavora sulla costruzione dell’identità come spazio plurale.Al Teatro Vittoria Dino Lopardo, autore e interprete, con Rigetto, in anteprima nazionale, porta il discorso su una soglia di resistenza corporea e linguistica. Al Teatro Sybaris il duo Fettarappa/Guerrieri con Scemi del Villaggio — in anteprima nazionale — chiude il percorso attraversando la figura del disallineamento come possibilità critica e politica dello sguardo.

 


 

EVENTI COLLATERALI

Il cartellone si espande oltre la programmazione scenica in una costellazione di incontri — presentazioni di libri, dibattiti — che non funzionano come corollario, ma come ulteriore livello di produzione di pensiero. Le presentazioni attraversano genealogie e dispositivi critici del teatro, aprendo traiettorie di riflessione che ampliano e rilanciano le domande poste dalla scena.

L’insieme di questi appuntamenti — così come gli approfondimenti, i contributi teorici e i materiali che accompagnano il festival — sarà reso disponibile a breve sul sito ufficiale di Primavera dei Teatri, come estensione organica del progetto e ulteriore spazio di consultazione, attraversamento e costruzione di senso condiviso.

 

Primavera dei Teatri 2026 si configura così come un dispositivo culturale che non si limita a ospitare lavori, ma li mette in relazione dentro una tensione continua tra presente e necessità, tra forma e instabilità, tra scena e mondo.

 

 

 



Con Spring Break laboratori aperti per avvicinare i giovani alle STEM: tre giornate per gli adolescenti della zona orientale con il progetto di Maestri di Strada sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale



Tre giornate per scoprire e approfondire le materie scientifiche, e non soltanto. “Spring break” anima la zona orientale di Napoli con laboratori e altre attività attraverso S.T.E.M. (Scuola, Territorio, Educazione, Motivazione), progetto dell’associazione Maestri di Strada selezionato e sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale Impresa sociale. Fino al 7 aprile 2026, approfittando della pausa didattica, tanti giovanissimi possono partecipare gratuitamente a diverse occasioni di esplorazione.

Le tre giornate - rivolte in particolare ad allieve e allievi delle scuole medie dei quartieri Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio - si svolgono al Centro polifunzionale “Ciro Colonna” e in altri spazi della VI Municipalità di Napoli. Il primo giorno è stato animato dal workshop di narrazione e autonarrazione del territorio animato dall’esperto di Teatro-educazione di Trerrote, dall’esperto di content creating del Consorzio Stress insieme agli educatori di Maestri di Strada. A seguire la visione del film “Sic Est” e gli esercizi di conoscenza, brainstorming sulla narrazione del territorio, introduzione alle tecniche di video-making fino alle esperienze artistico-espressive.

“Spring break” è anche l’occasione per conoscere e scoprire il territorio. Nella seconda giornata si è partiti con il racconto della storia della linea di costa di San Giovanni a Teduccio, tra i resti dell’ex fabbrica Corradini, e si prosegue con una attività di pulizia spiaggia insieme all’esperto di sostenibilità ambientale di Stress. Ad accompagnarli anche l’operatore del laboratorio di content creating e un gruppo di ragazze e ragazzi che si occuperanno di documentare l’esperienza. Si prosegue nel pomeriggio con un brainstorming su quanto vissuto davanti al mare e sui possibili usi e riusi del materiale di scarto raccolto durante la mattinata.

La tre giorni si chiuderà martedì 7 aprile con la “Fiera dell’Est” promossa da Trerrote che prevede la visita agli orti urbani e al centro Remida Napoli per parlare della storia del territorio ma anche di temi che rientrano nell’ambito della sostenibilità ambientale. Al pomeriggio, inoltre, tre laboratori paralleli di restituzione tra podcasting, videomaking e sostenibilità ambientale.

Da diversi mesi l’iniziativa di Maestri di Strada - che si svolge in collaborazione con il consorzio STRESS, con la cooperativa NuReCo e l’Associazione Trerrote - prova a sanare il grande divario di interesse e partecipazione dei giovani alle discipline scientifiche mettendo al centro allieve e allievi degli istituti comprensivi Aldo Moro, Barbato-Marino-Santa Rosa, Toti-Borsi-Giurleo, Porchiano Bordiga e Moricino-Borsellino. Attraverso i laboratori di stampa 3d, informatica, ingegneria civile per la sostenibilità ambientale, chimica e fisica si lavora per rendere le STEM discipline sempre più accessibili e conosciute tra i giovanissimi. Il progetto S.T.E.M. (Scuola, Territorio, Educazione, Motivazione) accompagnerà l’intero anno scolastico per creare sempre più occasioni per tanti grazie al sostegno del Fondo per la Repubblica Digitale.

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Il Fondo per la Repubblica Digitale è una partnership tra pubblico e privato sociale (Governo e Associazione di Fondazioni e di Casse di risparmio – Acri), che si muove nell’ambito degli obiettivi di digitalizzazione previsti dal PNRR e dal PNC ed è alimentato da versamenti delle Fondazioni di origine bancaria, alle quali viene riconosciuto un credito di imposta. Il Fondo seleziona e sostiene progetti di formazione e inclusione digitale per diversi target della popolazione come NEET, donne, disoccupati e inoccupati, lavoratori a rischio disoccupazione causa dell’automazione, dipendenti, collaboratori e volontari degli enti dell’economia sociale e studenti e studentesse delle scuole secondarie di primo e secondo grado. L’obiettivo è sperimentare l’impatto dei progetti formativi sostenuti e replicare su scala più vasta quelli ritenuti più efficaci in modo tale da offrire le migliori pratiche al Governo affinché possa utilizzarle nella definizione di future politiche nazionali. Per maggiori informazioni fondorepubblicadigitale.it.