Ma Press News

Sei un Ufficio Stampa? Vuoi pubblicare i tuoi comunicati oppure i tuoi articoli? Entra in Ma Press News e pubblica tu stesso. Libera Informazione gratis per tutti. mariammanews@gmail.com

giovedì 16 aprile 2026

ISMENE di Elena Arvigo a Spazio Rossellini il 23 aprile 2026


Un lavoro di intensa densità poetica e drammaturgica che attraversa la figura di Ismene restituendone una voce intima, fragile e radicalmente contemporanea, all’interno di un progetto che interroga il monologo come spazio essenziale di relazione tra scena e spettatore.

Nell’ambito della rassegna Spazio Solo, lo Spazio Rossellini ospita giovedì 23 aprile 2026 alle ore 21.00 ISMENE (Ἰσμήνη), intenso monologo tratto dall’opera di Ghiannis Ritsos, nella traduzione di Nicola Crocetti. Lo spettacolo, diretto e interpretato da Elena Arvigo, porta in scena una delle figure più complesse e meno indagate della tragedia greca, restituendone la voce in una dimensione intima e contemporanea. Un appuntamento che si inserisce pienamente nella vocazione di Spazio Solo, dedicata alla centralità dell’interprete e alla forza essenziale della parola scenica.

Con Ismene Elena Arvigo prosegue la Trilogia delle Stanze – un progetto dedicato alle figure femminili della Quarta dimensione di Ghiannis Ritsos, uno dei massimi poeti del 900. La trilogia comprende: Elena, Ismene e Crisotemi. Un’unica domanda che le attraversa: che cosa resta, quando tutto intorno crolla? Ismene è una voce disarmata e immensa. Ismene è custode: della casa, dei morti, della storia. Nelle sue parole la memoria non è solo ricordo, ma una forma di resistenza. Ricordare è il suo modo di resistere. Ismene non racconta soltanto: si dà forma, si crea, si ricrea. Ritsos porta la tragedia dentro l’intimità: da mito collettivo diventa biografia. Il monologo si colloca dopo gli eventi tragici: dopo Edipo, dopo la guerra, dopo le morti. Ismene parla quando non c’è più nulla da salvare, e proprio per questo può finalmente raccontare. Ritsos le dà una voce che rifiuta l’eccezionalità, che rivendica il diritto alla normalità, alla paura, al dubbio. In un mondo che celebra gli eroi, lei celebra ciò che è fragile, imperfetto, ordinario. L’elogio della sua mediocrità è un atto politico. In tutta Quarta Dimensione, Ritsos inserisce dettagli domestici, oggetti minimi: una sedia, un bicchiere, una finestra, un filo di luce. Ismene è forse la voce che più di tutte vive in questo spazio: parla mentre piega un panno, mentre guarda il cortile, mentre ascolta passi lontani. Lo spazio scenico è una stanza interiore, non un luogo storico: una soglia tra passato e presente, tra ricordo e visione. Gli oggetti sono risonatori emotivi. È un mondo, il suo, fatto di gesti minimi, che diventano epifanie. La sua voce è un filo che si tende e si ritrae, una parola che nasce dal respiro delle cose quotidiane. La sua fragilità le permette di vedere ciò che la tragedia, nella sua grandezza, aveva nascosto Ismene è una figura che parla potentemente al nostro tempo: non risponde ai modelli dominanti dell’eroismo. La sua voce viene da un luogo di esitazione, di cura, di piccoli gesti: uno spazio che oggi, paradossalmente, è diventato radicale. Incarna l’esperienza di chi vive in un mondo attraversato da rotture improvvise, da crolli che non abbiamo scelto. Non è la protagonista che guida gli eventi: è la persona comune che li attraversa, che li subisce, ma che prova comunque, a dar loro un senso. Abita quella zona grigia dove non ci sono risposte definitive, ma solo tentativi: tentativi di continuare, di ricordare, di non farsi travolgere. Questa condizione “ordinaria”, è la condizione di ognuno di noi. E ci ricorda che esiste un eroismo invisibile fatto di cura e misura. E che dare voce a ciò che non fa rumore è una pratica necessaria del nostro tempo. La sua genialità è di assumersi il peso del quotidiano mentre il mondo chiede spettacolo. Non offre soluzioni, non indica salvezze. La sua forza è un’altra: una voce che non si impone, ma persiste; che non trionfa, ma resiste. Una voce che appartiene a chi, oggi più che mai, cerca di rimanere umano in mezzo al rumore. È il mito visto dal punto di vista degli invisibili cioe’ di tutti noi.


Lo spettacolo va in scena nell’ambito di SPAZIO SOLO - Teatro e danza al singolare.
Rossellini Spazio Solo è un progetto curatoriale dedicato alla valorizzazione di artiste e artisti autorevoli della scena nazionale che eleggono la forma del monologo a dispositivo privilegiato di indagine, espressione e relazione con lo spettatore. Il progetto muove dall’assunto che il “solo” non rappresenti una sottrazione ma una concentrazione di energia scenica: uno spazio essenziale in cui parola, corpo e presenza si fanno fulcro assoluto dell’esperienza teatrale.
Privo di mediazioni, il monologo istituisce un rapporto diretto, intimo e radicale tra chi agisce la scena e chi la attraversa con l’ascolto. Rossellini Spazio Solo accoglie creazioni di teatro e di danza offrendo visibilità a scritture sceniche e interpretative nelle quali lo spazio performativo ritorna alla sua forma primaria e necessaria: un corpo, una voce, una storia condivisa.
Tutti gli appuntamenti di Spazio Solo, sono consultabili a questo link: https://www.spaziorossellini.it/2025/spazio-solo/


INFORMAZIONI
Biglietti:
intero online: €14,50 + d.p.
intero botteghino: €15,00
ridotto botteghino (under 18 e over 65): €12,00
Biglietteria e bar interno, aperti un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
Biglietti online su Ticketone.
Parcheggio gratuito e custodito fino ad esaurimento posti: ingresso da Via della Vasca Navale 70
Spazio Rossellini
Via della Vasca Navale 58 – Roma
Tel. 345 2978091
www.spaziorossellini.it
info@spaziorossellini.it
Sono previste riduzioni, promozioni e agevolazioni 

SELTSAM ANNUNCIA “MAMMAROMA”, PRIMO LIVE CLUB

L’evento celebrerà anche l’uscita del nuovo singolo “Amico come va".
 
Dopo “Scusa Mamma”, diventato un vero e proprio inno generazionale grazie alla sua capacità di raccontare con semplicità il passaggio all’età adulta e il legame profondo — ma a tratti “vivace” — con i genitori, Seltsam riparte dall’Alcazar di Roma con la serata evento “MammaRoma”, portando sul palco un’esperienza sonora autentica e senza filtri.

Il 21 maggio 2026 l’Alcazar Live si trasformerà nel palcoscenico di “MammaRoma”, il primo attesissimo live club firmato Seltsam: un viaggio sonoro che segna l’inizio di un nuovo capitolo artistico. MammaRoma non sarà solo un concerto, ma un vero e proprio abbraccio alla sua città. Per l’occasione, l’artista presenterà per la prima volta dal vivo il nuovo singolo “Amico come va?”, uscito il 10 aprile in radio e su tutte le piattaforme digitali.

Il brano è una lettera aperta, intima e nostalgica, che racconta il legame tra due amici cresciuti insieme e poi divisi dalla vita. Tra ricordi di adolescenza, luoghi che cambiano e sogni che prendono direzioni diverse, “Amico come va?” dà voce a quel sentimento universale di distanza e appartenenza che resiste al tempo.

«MammaRoma, perché la prima volta a casa non si scorda mai. Perché, in fondo, senza mamma e senza Roma non sarei nulla della persona che sono. Perché, per ogni romano, MammaRoma è la prima vera mamma. Per questo, oltre alle mie canzoni — quelle del cuore, come Vent’anni, Canteremo un ritornello e Scusa Mamma, grazie alle quali la mia carriera sta raccogliendo questo piccolo fascio di luce — canterò I giardini di marzo, una canzone che, per molti motivi, con una sciarpa al collo e in una tribuna che mi ha cresciuto sin da piccolo, mi ha sempre fatto venire gli occhi lucidi», spiega Seltsam.

L’appuntamento nella Capitale sarà dunque un momento speciale, in cui musica e radici si intrecciano, segnando un passaggio importante nel percorso dell’artista. Dopo i lavori precedenti, Seltsam torna con un brano che interroga il presente, mescolando sonorità elettroniche a una scrittura intima e diretta.
  
SOCIAL

Instagram: https://www.instagram.com/seltsam_official/

Spotify: https://open.spotify.com/intl-it/artist/0stiPQBq14QBNQ1Uc8778V?si=lBHyxYMKQRaxM_eAN1wX2w

TikTok: https://www.tiktok.com/@seltsam.official?is_from_webapp=1&sender_device=pc

Avellino, “Vino al Borgo” torna a luglio: dal Vinitaly il racconto di un quartiere che si Ri-Genera

Ri-Generare. È attorno a questo concetto che si sviluppa la seconda edizione di “Vino al Borgo”, presentata al Vinitaly presso lo stand di We Irpinia e in programma ad Avellino dal 3 al 5 luglio 2026. Un evento che si conferma come espressione concreta di un processo più ampio: la trasformazione urbana e sociale di Borgo Ferrovia.

Promosso dall’Associazione Per Borgo Ferrovia, nata nel 2024, il progetto prende forma con un obiettivo preciso: restituire funzione, identità e centralità a un quartiere oggi percepito come marginale, ma che in passato ha rappresentato uno snodo nevralgico per le attività economiche e sociali di Avellino. Un percorso che ha trovato nella prima edizione della manifestazione un momento di sintesi pubblica, capace di attirare migliaia di persone e ribaltare la tradizionale dicotomia tra centro e periferia.

Per tre giorni, lo scorso anno, Borgo Ferrovia è diventato uno spazio attraversato, vissuto, riconosciuto. Il quartiere è tornato a essere scenario di relazioni, musica e convivialità, restituendogli una nuova funzione urbana.

Ma “Vino al Borgo” è solo la punta visibile di un lavoro più profondo. L’Associazione presieduta da Walter Giordano ha infatti avviato un processo strutturato di rigenerazione che passa attraverso il recupero concreto degli spazi e la loro restituzione alla comunità. Dalla riqualificazione di aree dismesse alla trasformazione della Chiesa di Santa Chiara in teatro, fino alla riattivazione degli impianti sportivi e della palestra: interventi che hanno rimesso in circolo luoghi e relazioni, riportandoli alla quotidianità di famiglie e giovani.

«Non si tratta solo di riqualificare, ma di far tornare a vivere questi spazi», ha spiegato Giordano. «Vino al Borgo nasce dal basso, dalla volontà condivisa di una comunità fatta di generazioni diverse che qui sono nate e cresciute e che oggi scelgono di impegnarsi per far rivivere il proprio quartiere. È il momento in cui un lavoro quotidiano si apre alla città, attraverso pratiche culturali e partecipative che valorizzano le eccellenze enogastronomiche dell’Irpinia».

Al centro del progetto c’è dunque il concetto di “Ri-Generare”, interpretato non come semplice recupero, ma come processo dinamico. Una visione condivisa anche dalla giornalista Rosa Iandiorio, curatrice della kermesse: «Il prefisso “Ri-” richiama l’idea del ritorno, del recupero, della restituzione: è il gesto del riportare alla luce ciò che era stato dimenticato o marginalizzato. Dall’altro, il verbo “generare” apre a una dimensione attiva e prospettica: non solo recuperare, ma produrre nuovo valore, attivare processi, costruire futuro. Processi che non potrebbero esistere senza una comunità viva. “Vino al Borgo” è la dimostrazione concreta di come un luogo si trasformi quando sono le persone ad abitarlo, a costruirlo, a renderlo significativo. Qui il vino e il cibo diventano strumenti di relazione, linguaggi condivisi attraverso cui una comunità si riconosce, si racconta e si rimette in gioco. È proprio questa partecipazione diffusa, spontanea e intergenerazionale a rendere autentico il progetto: non un evento calato dall’alto, ma un’esperienza costruita insieme, capace di restituire identità e generare nuove prospettive per il territorio».

La seconda edizione di Vino al Borgo si inserisce in un percorso ormai consolidato, rafforzando il legame tra enogastronomia, cultura e partecipazione. Il programma – in via di definizione – prevede stand enogastronomici, musica dal vivo, masterclass, momenti di degustazione, talk e intrattenimento diffuso, con l’obiettivo di ampliare il coinvolgimento della comunità e delle realtà produttive locali.

Più che un evento, un processo in divenire: nel segno del “Ri-generare”, Avellino riscopre i propri margini e li trasforma in nuovi fulcri di vita urbana.

“Il Ponte dei Due Mondi”, a Casa Papa Francesco di Quarto l’arte diventa riscatto per i giovani dell’ex Istituto Penale di Nisida, il 18 aprile al Centro Educativo Diocesano evento del Progetto Jobel

Accompagnare nella crescita i giovani provenienti dall’Istituto Penitenziario di Nisida che attualmente sono accolti dalla Comunità Educativa "Casa Papa Francesco" di Quarto. È quanto prevede il progetto Nazionale Jobel realizzato dalla Caritas diocesana di Pozzuoli e dal Centro Educativo Diocesano Regina Pacis.

Il progetto contempla una serie di azioni educative. Tra gli obiettivi: favorire l’emersione e lo sviluppo delle competenze personali e relazionali, ridurre i rischi di recidiva e cronicizzazione del disagio, promuovere la cultura della legalità, della responsabilità e del lavoro, sostenere l'inserimento scolastico, formativo e lavorativo, offrire un’alternativa concreta al circuito penale attraverso percorsi strutturati e accompagnati, rafforzare i legami sociali e il senso di appartenenza al territorio, sensibilizzare l'intera comunità sui temi della giustizia e della devianza giovanile, al fine di generare una cultura dell'accoglienza e dell'inclusione che contrasti i pregiudizi, valorizzare il percorso e l’impegno dei ragazzi coinvolti nelle attività progettuali e riconoscere il protagonismo.

Tra le azioni realizzate c’è "Il Ponte dei Due Mondi: Narrazioni tra Memoria e Futuro", nato in collaborazione con l’Associazione Projecta con Sonia Gervasio, Barbara Melcarne e Giorgio Carandente. L’iniziativa non è stata solo un laboratorio creativo, ma un percorso per creare reale inclusione, offrendo ai giovani ospiti strumenti concreti per trasformare le macerie del passato nelle fondamenta del domani. Il cuore del progetto prende forma e significato all'interno del Centro Educativo Diocesano Regina Pacis, al cui interno opera Casa Papa Francesco. È qui che il progetto trova le sue radici più profonde, all’interno di un contesto educativo fatto di relazioni, cura e accompagnamento quotidiano.

Dichiara padre Giuseppe Carulli, direttore della Caritas diocesana di Pozzuoli: “Con questo progetto la Caritas vuole dimostrare vicinanza alle persone ospiti in strutture di pena alternative al carcere come Casa Francesco del Centro Educativo Diocesano. Per noi è importante far capire loro che c’è una società civile, e una Chiesa, che si preoccupa per loro. Riteniamo un nostro dovere accompagnare i giovani che vivono questa condizione. Ringrazio tutti coloro che sono impegnati in questo progetto”.

L’Evento Finale: “Senza Filtri”

Il culmine del progetto sarà una mostra-evento in cui i ragazzi saranno curatori di se stessi. In un percorso espositivo guidato, ogni giovane autore resterà accanto alla propria opera per raccontarla a istituzioni, famiglie e amici. Un momento di rottura degli schemi che culminerà in un reading pubblico, dove la voce dei ragazzi diventerà l’unico ponte possibile verso la comunità.

Il pubblico avrà due occasioni per incontrare le opere e le storie dei ragazzi. Prima esposizione: sabato 18 aprile, ore 18:00, presso Casa Papa Francesco (all’interno del Centro Educativo Diocesano Regina Pacis), Via Plinio il Vecchio 14, Quarto, Napoli. A maggio sarà organizzata un altro evento pubblico con l’esposizione dei lavori.

Disagio e violenza minorile: Incontro con i procuratori Policastro e Imperato e lo psichiatra Fiorillo all'Arciconfraternita dei Pellegrini

L’ Arciconfraternita dei Pellegrini continua il suo impegno per i minori a rischio con un confronto con la procuratrice dei minorenni Imperato e il procuratore Policastro, gli assessori Marciani e Morniroli, lo psichiatra Fiorillo, il referente del Patto Educativo per l’Arcidiocesi Pagano e il capo di Gabinetto del ministero dell’Istruzione Recinto

I casi di disagio e di violenza minorile sono in continuo aumento, mentre di pari passo cresce anche il numero di minori nelle comunità educative e si fanno sempre più complesse le sfide a cui sono chiamate le famiglie, la scuola e la rete di servizi educativi e socio-assistenziali. Una vera e propria emergenza che richiede un cambio di passo immediato, anche sul piano delle risorse investite.

Per individuare strategie comuni di intervento l’Arciconfraternita dei Pellegrini promuove occasioni di confronto con rappresentanti delle istituzioni, dell’associazionismo, della Chiesa, della scuola e dell’università.

È in questo percorso che si inserisce l’incontro dal titolo Disagio minorile. Ascolto, dialogo, sostegno. Le risposte possibili in programma lunedì 20 aprile alle ore 17 presso il Salone del Mandato dell’Arciconfraternita dei Pellegrini a Napoli (in via Portamedina 41, ingresso dal cortile dell’ospedale). Dopo i saluti del primicerio dell’Arciconfraternita dei Pellegrini Giovanni Cacace, l’introduzione sarà a cura del professor Andrea Fiorillo, psichiatra, ordinario della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli e presidente dell’EPA, l’Associazione europea di psichiatria. Al tavolo di discussione si confronteranno: Patrizia Imperato procuratrice per i Minorenni di Napoli; Gennaro Pagano psicologo, responsabile del Patto Educativo per l’Arcidiocesi di Napoli; Chiara Marciani assessore alle Politiche Giovanili, al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli; Andrea Morniroli assessore alla Scuola e alle Politiche Sociali della Regione Campania; Giuseppe Recinto capo di Gabinetto del ministero dell’Istruzione e del Merito. Le conclusioni saranno a cura del procuratore generale di Napoli Aldo Policastro. Modererà l’incontro Walter Medolla addetto stampa dell’Arcidiocesi di Napoli – ramo Ets.

 

«Il disagio minorile è un tema molto attuale al quale da tempo l’Arciconfraternita dei Pellegrini dedica particolare attenzione – afferma il primicerio Giovanni Cacace - Le istituzioni e le scuole giocano un ruolo cruciale nell’identificare precocemente i segnali di disagio e nel favorire l’accesso ai servizi specialistici. È di questi temi che discuteremo il 20 aprile, cercando, con i relatori coinvolti, di individuare azioni comuni sul piano della prevenzione e di costruire modelli innovativi di intervento».

 

L’ingresso è libero.

Per informazioni: segreteria@arciconfraternitapellegrini.net

Giovedì 23 aprile Palazzo Donn'Anna: alla FONDAZIONE DE FELICE incontro con CHIARA PARISI, Direttrice del Centre Pompidou-Metz

A Napoli il museo che esce dai confini: il modello francese alla Fondazione De Felice che ospita una delle figure più autorevoli del panorama artistico internazionale.

Incontro con CHIARA PARISI Storica dell'arte, Direttrice del Centre Pompidou-Metz Giovedì 23 aprile – ore 18 Fondazione Ezio De Felice – Teatro di Palazzo Donn’Anna, Largo Donn’Anna, 9 – Napoli


Arriva a Napoli il Centre Pompidou-Metz, tra le principali istituzioni museali europee dedicate all’arte contemporanea: sarà protagonista del 24° appuntamento della rassegna Narrare il Patrimonio Museale, promossa dalla Fondazione Ezio De Felice.

L’incontro, dal titolo “Un museo senza fine. Il Centre Pompidou-Metz”, si terrà giovedì 23 aprile 2026 alle ore 18 al Teatro di Palazzo Donn’Anna (Largo Donn’Anna, 9 – Napoli) e vedrà protagonista Chiara Parisi, storica dell’arte e direttrice del museo francese dal 2019, tra le figure di maggiore rilievo nel panorama internazionale dell’arte contemporanea. Introduce Roberto Fedele per la Fondazione Ezio De Felice; conclude Angela Tecce, Presidente della Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee.

Fondato sulla collezione del Centre Pompidou – tra le più importanti al mondo per l’arte del XX secolo – il Centre Pompidou-Metz è oggi un laboratorio in cui il museo si definisce non solo come luogo di conservazione, ma come spazio di produzione culturale e di esperienza. Al centro dell’incontro sarà proprio questa idea di “museo senza fine”: un’istituzione che costruisce significati e prende posizione sul presente, dove anche le scelte espositive – come nella mostra Dimanche sans fin con Maurizio Cattelan – diventano strumenti critici attraverso cui leggere il tempo e il mondo.

In questa prospettiva, emergerà il ruolo del curatore come figura non neutrale, ma responsabile di uno sguardo e di una visione, così come quello del museo come spazio di formazione e confronto, attraverso esperienze come l’École du Centre Pompidou-Metz. Allo stesso tempo, il museo si estende oltre i propri confini fisici, dialogando con la città e con lo spazio pubblico e proponendosi come presenza attiva nella dimensione sociale.

L’incontro offrirà così una riflessione sul museo contemporaneo come dispositivo aperto, capace di abitare il presente senza neutralizzarne le tensioni, ma assumendole come parte integrante della propria funzione culturale.

Chiara Parisi è storica dell’arte italiana e direttrice del Centre Pompidou-Metz. Formata all’Università La Sapienza di Roma, ha insegnato storia dell’arte e dell’architettura e ha ricoperto incarichi di rilievo internazionale, tra cui la direzione artistica della Monnaie de Paris (2011–2016) e la curatela di mostre all’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici (2017–2019). Ha inoltre diretto il Centre international d’art et du paysage de l’île de Vassivière (2004–2011). Nel 2024 è stata co-curatrice del Padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia e nel 2025 ha curato Panorama Pozzuoli, progetto espositivo diffuso nel territorio flegreo. La sua attività si distingue per una ricerca che mette al centro il rapporto tra arte, pubblico e spazio contemporaneo, con particolare attenzione alle forme sperimentali del museo contemporaneo.

Con questo appuntamento, Narrare il Patrimonio Museale prosegue il proprio percorso di approfondimento sui linguaggi, le pratiche e le trasformazioni del museo contemporaneo, confermandosi come uno spazio di riferimento nel confronto tra ricerca, progetto e gestione del patrimonio.

La rassegna è promossa in collaborazione con il Dipartimento di Lettere e Beni Culturali dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli e il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e si avvale di un prestigioso comitato organizzativo formato da Nadia Barrella, Gioconda Cafiero, Roberto Fedele, Angela Tecce e Paolo Mascilli Migliorini.

Ai precedenti cicli di Narrare il Patrimonio Museale hanno partecipato numerosi architetti progettisti, direttori di musei e operatori culturali tra i quali: Fabio Fabbrizzi, Marco Albini, Andrea Canziani e Paola Ascione, Filippo Bricolo, Paolo Giulierini e Andrea Milanese, Alexander Debono, Sylvain Bellenger e Liliana Uccello, Giovanni Minucci, Francesca D’Onofrio e Gianluca Bove (prima edizione 2022-2023). Sono stati ospiti della seconda edizione (2023-2024): Saverio Isola, Stefano Peyretti, Santo Giunta, Fabrizia Paternò, Laura Giusti, Alberto Sifola, Riccardo Imperiali, Christian Greco, Andrea Grimaldi, Filippo Lambertucci e Stephan Verger. Mentre la terza edizione (2024-2025) ha ospitato Andrea Viliani, Pier Federico Mauro Maria Caliari, Adam Weinberg, Alexander Schwarz, Stefano Karadjov, Marco Sala e Gabriel Zuchtriegel. La quarta edizione (2025-2026) ha ospitato Ico Migliore, Filippo Demma e Antonella Huber.

È possibile rivedere le registrazioni degli incontri su YouTube Fondazione De Felice. Aggiornamenti del calendario degli appuntamenti su www.fondazionedefelice.it

 

*****

 

 

Fondazione Ezio De Felice – Narrare il Patrimonio


23 aprile 2026 – ore 18.00
Teatro di Palazzo Donn’Anna – Largo Donn’Anna, 9 – Napoli

“UN MUSEO SENZA FINE. Il Centre Pompidou-Metz”

Incontro con CHIARA PARISI, Storica dell'Arte Direttrice del CENTRE POMPIDOU-METZ

 

Vinitaly 2026: il Consorzio VITICA consolida il valore dei vini di Terra di Lavoro e annuncia l’appuntamento alla Reggia di Caserta per l’autunno


Il consorzio tutela vini Caserta-Vitica chiude la 58' edizione di Vinitaly con bilancio positivo e novità.

Si conclude con un bilancio positivo la partecipazione del Consorzio Tutela Vini Caserta – VITICA alla 58ª edizione del Vinitaly. Nel corso dei quattro giorni della manifestazione veronese, le denominazioni della provincia di Caserta — Aversa Asprinio DOP, Falerno del Massico DOP, Galluccio DOP, Roccamonfina IGP e Terre del Volturno IGP — sono state al centro di un programma articolato tra approfondimenti tecnici e momenti di degustazione. La presenza nel Padiglione Campania ha permesso di dare continuità al racconto del territorio, mettendo in luce le caratteristiche identitarie e la matrice vulcanica che distinguono la produzione vitivinicola di Terra di Lavoro. Proprio su questo legame il Consorzio VITICA continua a investire con decisione, puntando sulla qualità, sulla vulcanicità e sull’unicità dei propri suoli come elementi distintivi per affermarsi sui mercati.

L'andamento dell'evento ha confermato la solidità del settore, capace di esprimere vitalità anche all'interno di un panorama internazionale caratterizzato da equilibri complessi. Il vino si riafferma come un asset fondamentale per lo sviluppo, permettendo di guardare alle dinamiche future con fiducia. Presso gli spazi espositivi, le aziende casertane hanno interagito con una platea variegata di operatori del settore e buyer provenienti dai mercati europei, nordamericani e dalle aree emergenti dell'Asia, dell'Est Europa e del continente africano, confermando la capacità delle etichette locali di dialogare con una domanda globale sempre più vasta.
Il Vinitaly 2026 ha sancito la centralità dell'enoturismo come pilastro strategico. Le aziende del consorzio stanno strutturando l'accoglienza in cantina come parte integrante della qualità del prodotto, consapevoli che consorzi e imprese siano i giusti ambasciatori del territorio. In questo processo di crescita è essenziale il supporto delle istituzioni: i consorzi sono gli alleati naturali per veicolare risorse e messaggi, agendo come volano per permettere alle aziende di strutturarsi al meglio e promuovere la ricchezza e bellezza di Terra di Lavoro.
«Torniamo da Verona con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta – dichiara il Presidente di VITICA, Cesare Avenia – perché il valore risiede innanzitutto nell'abbinamento tra l'uomo e il vino. Sono gli uomini del territorio a fare il vino e Caserta riesce a trasmettere questo messaggio con forza, superando ogni crisi con spirito positivo. L'accoglienza ricevuta e il successo dei nostri wine talk confermano che la qualità delle nostre produzioni è un dato di fatto. Ora puntiamo a far vivere questa eccellenza direttamente nel suo contesto d'origine, coinvolgendo un pubblico sempre più vasto».
Infatti con il raggiungimento di standard qualitativi ormai definiti, l’impegno del consorzio prosegue verso una diffusione sempre più capillare della conoscenza di questi prodotti. In questa prospettiva, la partecipazione a Verona è stata l’occasione per confermare il prossimo appuntamento di rilievo: la nuova edizione di "Terra di Lavoro Wines", che si terrà presso la Reggia di Caserta il 18 e il 19 ottobre prossimi. Un appuntamento che punterà a rinnovare l'incontro tra l'eccellenza enologica e l'identità del territorio partendo dai riscontri incoraggianti e mettendo a frutto le relazioni avviate durante le giornate di Vinitaly.