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venerdì 18 settembre 2026

Dal Festival del Cinema di Venezia il nuovo bando di Cinecibo Festival

È ufficialmente aperto il bando della 13ª edizione di Cinecibo, il festival del cinema gastronomico ideato e diretto da Donato Ciociola, che si terrà a Roma nel mese di dicembre 2026.

La nuova edizione è stata presentata lo scorso 5 settembre 2026 alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, presso l’Hotel Excelsior del Lido, dove Donato Ciociola ha illustrato le linee guida e le principali novità del prossimo appuntamento.

Cinecibo torna così a promuovere il connubio tra cinema, cibo e territorio, valorizzando le opere audiovisive che raccontano l’alimentazione, le tradizioni gastronomiche locali e la cultura dei territori attraverso il linguaggio cinematografico.

Il bando della 13ª edizione è aperto e invita registi, videomaker e autori a presentare opere in linea con le tematiche del festival. Sono ammesse produzioni audiovisive della durata compresa tra 3 e 10 minuti.

Le opere selezionate saranno proiettate durante il festival e valutate da una giuria composta da esperti del mondo del cinema, della comunicazione e dell’alimentazione, che assegnerà i riconoscimenti nelle diverse categorie del concorso.

La 13ª edizione di Cinecibo si svolgerà dal 10 al 12 dicembre 2026 a Roma, presso il TH Roma Carpegna Palace, con la partecipazione di attori, registi, sceneggiatori, produttori e personalità di rilievo del mondo cinematografico.

Anche quest’anno saranno assegnati i prestigiosi Premi Cinecibo a coloro che hanno contribuito a valorizzare l’enogastronomia attraverso il cinema e l’audiovisivo.

Per partecipare al concorso è possibile consultare il bando completo e seguire le modalità di iscrizione sul sito ufficiale www.cinecibo.it o nella nostra pagina di Facebook e Instagram.

Una nuova edizione, una nuova opportunità per raccontare il cibo attraverso il cinema.

La tredicesima edizione del Festival Cinecibo avrà come partner Costieragrumi, Assodaunia, AOA, Terra Orti, Inteli Comunicazione, Gold Metal Fusion, TH Roma Carpegna Palace, Caseificio La Fattoria – La Zizzona di Battipaglia e APA. Ulteriori informazioni su www.cinecibo.it e relative pagine Facebook e Instagram.


Giornate Europee del Patrimonio il 26 e 27 settembre 2026 a Pompei il passato riprende vita con le rievocazioni storiche

Nel fine settimana del 26 e 27 settembre un ricco programma di attività, laboratori e spettacoli coinvolgerà i siti di Pompei, Boscoreale, Stabia e Oplontis.

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio (GEP), la più estesa e partecipata manifestazione culturale promossa dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea e coordinata per l’Italia dal Ministero della Cultura, il Parco Archeologico di Pompei promuove un ampio calendario di rievocazioni e attività didattiche nelle giornate di sabato 26 e domenica 27 settembre 2026.

L'iniziativa, che si inserisce nell'edizione incentrata sul tema “Proteggere il patrimonio. Rinnovare, resistere, reinventare”, vedrà coinvolti musei e luoghi della cultura sull'intero territorio nazionale con visite guidate, aperture straordinarie e convegni. Nella serata di sabato 26 settembre è inoltre prevista l'apertura straordinaria dei musei statali al costo simbolico di 1 euro. 

Il programma predisposto dal Parco Archeologico di Pompei propone un’immersione nella storia antica attraverso ricostruzioni filologiche, laboratori pratici e performance dal vivo dislocate nei vari siti.

A Pompei la giornata di sabato 26 settembre sarà interamente dedicata alla pratica dei combattimenti gladiatori romani con l'evento "Dies in Arena", a cura del Gruppo Storico Romano con Ars Dimicandi, con la partecipazione di Militum Schola, del Gruppo Storico Lucerino e di Taberna Anticae Arelatensis. La mattinata si aprirà alle ore 11.00 presso la Basilica con il primo atto, intitolato "Popolo e Potere", un'introduzione al munus gladiatorio (il combattimento tra gladiatori) inteso come elemento culturale, politico e sociale del I secolo d.C.

Alle ore 12.30, al Quadriportico dei Teatri, si terrà il secondo atto, "Il Ludus", incentrato sulla ricostruzione della scuola gladiatoria, la presentazione delle differenti tipologie di combattenti, l'analisi filologica delle armature e la spiegazione dei rituali e delle gerarchie interne. Per tutta la mattinata, fino allo svolgimento della performance, la zona del Quadriportico ospiterà banchi didattici dedicati alle armi antiche. Da qui partirà un corteo che, percorrendo via Stabiana e via dell’Abbondanza, raggiungerà l’Anfiteatro.

Presso l'Anfiteatro si svolgerà alle ore 15.30 il terzo e conclusivo atto, “Munera” (combattimenti) con l'ingresso del corteo imperiale, di figure di corte e magistrati, seguito dalle esibizioni di quattro coppie di gladiatori spiegate al pubblico a fini divulgativi e concluse con il coinvolgimento diretto dello spettatore nella valutazione delle sfide.

La giornata di domenica 27 settembre a Pompei vedrà la terza edizione dei Ludi Pompeiani, a cura di Dyron Consulting. All’interno dell’Anfiteatro verranno messe in scena la cerimonia inaugurale e l'ovatio municipale (celebrazione militare) in onore di Gaius Cuspius Pansa, per poi proseguire con un'alternanza di momenti dedicati alla danza storica, ai giochi gladiatori e legionari, al rito della manumissio (la liberazione di uno schiavo da parte del padrone) al matrimonio romano. Banchi didattici per laboratori e approfondimenti saranno presenti dalle ore 9:30 nell’accampamento allestito nell’area adiacente all’Anfiteatro.

A Boscoreale, sabato 26 e domenica 27 settembre, dalle ore 9.00 alle ore 18.00, nel piazzale d’ingresso dell’Antiquarium, saranno attivi banchi didattici focalizzati su tessitura, cosmesi, profumeria, farmacopea e chirurgia, giochi, numismatica con possibilità di coniazione della moneta, scultura, arti, mestieri e prodotti di stagione. Inoltre verranno proposti laboratori a numero chiuso (per un massimo di 8 partecipanti ciascuno), suddivisi in due turni giornalieri dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00, dedicati alla tessitura, alla cosmesi e alla profumeria, accompagnati da rievocazioni con personaggi in costume all'interno della Villa. Le iniziative di rievocazione sono curate dall’associazione Legio XXX Ulpia Victrix.

A Stabia, presso Villa San Marco, la giornata del 26 settembre sarà incentrata sulla rappresentazione "Rectina! Il giorno in cui il cielo cadde su Pompei", con un'accoglienza del pubblico a partire dalle ore 10.00 e successive repliche dello spettacolo distribuite nel corso della giornata, alternate a sessioni didattiche e approfondimenti aperti ai visitatori fino alla chiusura del sito. Eventi curati da Dyron Consulting.

Anche presso la Villa di Poppea a Oplontis, sono in programma laboratori didattici e rievocazioni storiche curate dal Gruppo Archeologico Kyme con la collaborazione di: Gruppo Storico Oplontino, Archeoclub di Torre Annunziata, Aps Proloco Spartacus, Centro studi storici “Niccolò D’Alagno” e ArevOd - Ospitalità Diffusa per un Turismo di Qualità.

Sabato 26 settembre la fascia mattutina dalle 10.00 alle 13.00 ospiterà itinerari guidati e banchetti didattici sul tema "Teatro, musica e maschere del mondo antico" con l'esecuzione musicale del doppio flauto. Durante l'apertura serale dalle 20.00 alle 22.30 si terranno percorsi tematici dedicati a "Terme e sport", la prima edizione dei "Neronia Oplontini" con la premiazione di due atleti da parte dell'imperatore Nerone e lo spettacolo dei "Ludi Gladiatorii".

Domenica 27 settembre, sempre a Oplontis, la mattinata sarà dedicata alla performance "Poppea e Cleopatra: fascino e potere", incentrata sulla cosmesi e sui gioielli di epoca egizia e romana in relazione agli Ori di Oplontis, con la presenza delle due figure storiche. Nel pomeriggio, dalle 16.00 alle 18.30, le visite guidate e i banchetti si focalizzeranno sulla navigazione e sul commercio del vino nel mondo antico, con riproduzioni di imbarcazioni romane e la lettura di composizioni poetiche a tema.

IL PANIFICIO RITROVA LE SUE MACINE: TORNA VISIBILE IL PISTRINUM DEL VICOLO MERIDIONALE

Concluso l'intervento di restauro sulle macine asinarie e sul forno dell'antico panificio: il pubblico può tornare a scoprire da vicino la bottega del pane e la storia dell'asinello ritrovato da Amedeo Maiuri.

Parco Archeologico di Ercolano · Pistrinum, Insula Orientalis II 1a – Vicolo Meridionale
Prosegue l’attività incessante di manutenzione e restauro che il Parco Archeologico di Ercolano dedica al proprio patrimonio, ampliando costantemente le possibilità di visita e di conoscenza dell’antica città. Si sono da poco conclusi i lavori di restauro sulle due macine asinarie in pietra lavica e sul forno del panificio (pistrinum) che si affaccia sul Vicolo Meridionale, uno dei due forni del popoloso quartiere vicino alla Palestra, insieme a quello di Sextus Patulcius Felix.
L’intervento restituisce ai visitatori la piena leggibilità di un ambiente che racconta, meglio di molti altri, il quotidiano di un mestiere antico: qui, tra il grande forno a legna, la vasca per l’acqua e le due macine azionate dal movimento rotatorio di animali da soma, si svolgeva la lavorazione del pane per l’intero quartiere.
Un panificio, due storie
Gli ambienti raccontano in realtà due fasi della vita della città. Prima dell’allestimento a panificio, gli spazi oggi occupati dal deposito e dalla piccola latrina erano infatti un unico ambiente adibito a latrina pubblica, la cui lunga seduta lignea poteva ospitare fino a dieci persone contemporaneamente; il locale con le macine era probabilmente la sala d’attesa, mentre la grande stanza sul retro fungeva da spogliatoio. Solo in un secondo momento, prima dell’eruzione del 79 d.C., il complesso fu trasformato nel panificio che oggi possiamo visitare, con le macine, il forno e la stalla per gli animali impiegati nella molitura.
La storia dell'asinello
Ai piedi di una delle due macine, l’archeologo Amedeo Maiuri — che condusse gli scavi di Ercolano tra il 1927 e il 1961 — rinvenne lo scheletro di un asinello, l’animale che con il suo lavoro instancabile faceva girare la pietra della molitura. Coerente con la sua idea innovativa di museo all’aperto, Maiuri scelse di esporre i resti dell’animale proprio lì dove furono trovati, protetti da una teca in ferro: un allestimento che oggi non è più visibile in situ, con i resti conservati in deposito dal 1981.
È una storia che il Parco intende oggi raccontare con strumenti nuovi: il cantiere di restauro è stato infatti accompagnato da una completa documentazione digitale dei reperti, comprensiva di rilievi tridimensionali, che apre la strada a future narrazioni multimediali — dalle ricostruzioni 3D ai contenuti social — pensate per restituire al pubblico, anche a chi non può vedere i resti originali, il racconto di questo piccolo grande protagonista della vita quotidiana ercolanese.
«Ogni intervento di restauro è anche un’occasione per raccontare l’antichità con strumenti nuovi. La storia di questo panificio, delle sue macine e dell’asinello ritrovato da Maiuri ci parla del lavoro quotidiano nell’antica Ercolano, e oggi, grazie ai rilievi digitali realizzati durante il cantiere, possiamo immaginare nuovi modi per farla conoscere a chi visita il Parco e a chi ci segue online.»
— Federica Colaiacomo, Direttrice del Parco Archeologico di Ercolano
Il pane di Ercolano, da Ercolano a Roma
Non è un caso che proprio in questi mesi il tema del pane ercolanese sia al centro dell’attenzione anche fuori dal Parco: fino al 18 ottobre 2026, Castel Sant’Angelo a Roma ospita la mostra “Ercolano. L’arte di vivere”, che espone tra l’altro una pagnotta carbonizzata dall’eruzione del Vesuvio e le teglie del forno di Sextus Patulcius Felix — il panificio gemello di quello del Vicolo Meridionale. Due racconti che si intrecciano, tra la Capitale e l’antica Ercolano, per restituire il volto più quotidiano e sorprendente della città sepolta dal Vesuvio.


AL SALONE DEL GUSTO DI TORINO LE UNICITA’ FIRMATE SOLE DI CAJANI

L’azienda agricola biologica Sole di Cajani partecipa anche quest’anno all’importante appuntamento internazionale che celebra i quarant’anni di Slow Food Italia, presentando i suoi prodotti di eccellenza, dall’olio evo biologico al carciofo bianco di Pertosa Presidio Slow Food.
Dal 24 al 27 settembre andrà in scena, nelle centralissime ed iconiche piazze di Torino, la 16esima edizione di Terra Madre Salone del Gusto, evento firmato da Slow Food che, da sempre, dà risalto al cibo buono, quello giusto e pulito, mettendo in vetrina i suoi produttori. Tema centrale sarà la valorizzazione e la tutela della biodiversità, mission principale di Slow Food così tanto cara al fondatore Carlo Petrini, scomparso lo scorso maggio. E tra i protagonisti della manifestazione ci sarà l’azienda agricola biologica Sole di Cajani, di Caggiano nel salernitano, che presenterà ad un vastissimo pubblico la sua produzione d’eccellenza, inclusi i Presìdi Slow Food Carciofo Bianco di Pertosa e Crema di Carciofo Bianco di Pertosa.
L’azienda coltiva questi particolari carciofi di colore verde chiaro argenteo, e privi di spine, nei propri campi ubicati nei territori di Caggiano ed Auletta, dove vengono raccolti da metà aprile a fine maggio. Un vero alfiere della biodiversità, il carciofo bianco di Pertosa, che cresce in una piccola area del salernitano, nei comuni di Pertosa, Salvitelle ed, appunto, Caggiano e Auletta, praticamente ai confini con la Basilicata; una specie che qualche decennio fa ha rischiato quasi di estinguersi, e nella cui bontà ed unicità non sono stati molti i produttori che vi hanno creduto fermamente. Tra essi Pietro Raimondo, esperto di agricoltura biologica che da oltre quarant’anni è alla guida di Sole di Cajani, coadiuvato dalla moglie Pasqualina e dai figli Rosanna e Vincenzo; l’azienda di famiglia produce eccellente olio extravergine di oliva, condimenti aromatizzati a base di olio evo, legumi ed ortaggi sott’olio, tutti rigorosamente biologici.
“Partecipare al Salone del Gusto di Torino, è per noi un piacere ed un’emozione che si rinnovano – spiega Raimondo – perché l’evento rappresenta un palcoscenico internazionale dove, insieme ai tanti colleghi produttori, proponiamo non solo i nostri prodotti ma anche e soprattutto il modus operandi e l’etica professionale che applichiamo quotidianamente alle nostre attività. Al Salone torinese presenteremo il nostro Carciofo Bianco di Pertosa e la crema che si ottiene con un processo di trasformazione; entrambi sono Presìdi Slow Food. Questi carciofi, per caratteristiche ed area di produzione, possono considerarsi un’unicità delle nostre zone interne; noi li coltiviamo a 400 metri di altitudine e li raccogliamo a mano in primavera. Le cosiddette mammarelle, cioè i capolini del carciofo più grandi, possono essere consumate fresche e cucinate in svariati modi; gli altri capolini vengono conservati in olio extravergine di oliva, oppure trasformati in crema e conservati sempre in olio evo. In questa edizione il nostro Carciofo Bianco parteciperà ad un Laboratorio del Gusto presso lo stand regionale e Slow Food Campania, proposto dalla chef vegana Cristina De Vita. Ovviamente, a Torino porteremo anche il nostro olio extravergine di oliva biologico, la linea di aromatizzati Condiamore ed Agrumies, il condimento biologico a base di nostro olio evo ed agrumi, cioè arance e limoni. Questo è un prodotto dal sapore delicato e fruttato, ottimo a crudo per condire insalate, verdure lesse, pesce e carni cotte ai ferri o al vapore.”
L’azienda agricola biologica Sole di Cajani è dotata di frantoio con impianti ad alta tecnologia ed i suoi uliveti sono ubicati sulle fertili colline del Tanagro, per una superficie di oltre sei ettari con 1.800 piante di ulivo. L’azienda opera da sempre nel pieno rispetto dell’ambiente e si fregia del marchio rilasciato dall’Ente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Negli anni ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui più volte le “Tre Foglie Oli d’Italia - Gambero Rosso”. Maggiori info su www.soledicajani.com.

(nella foto: Pietro Raimondo dell'azienda Sole di Cajani)

 

Arte - Nello Petrucci svela “Futuro Anteriore” alla Salerno Design Week

"Futuro Anteriore", l'ultima opera dell'artista Nello Petrucci che ha come protagonista la DeLorean DMC-12 di "Ritorno al Futuro", in una riflessione sul rapporto tra passato, presente e futuro. 

L'opera è stata presentata alla Salerno Design Week alla presenza del designer Giorgetto Giugiaro, che ha disegnato l'auto-macchina del tempo resa celebre dal film del 1985.

L’artista pompeiano ha presentato alla presenza di Giorgetto Giugiaro la sua nuova opera con la “DeLorean” di Ritorno al Futuro.

L’artista pompeiano Nello Petrucci ha presentato “Futuro Anteriore”, la sua nuova opera realizzata per la mostra “Il segno che diventa leggenda”, appuntamento principale della Salerno Design Week 2026, dedicato al designer Giorgetto Giugiaro. L’opera, delle dimensioni di 100x100 centimetri, è stata svelata il 17 settembre 2026 al Museo Diocesano di Salerno, alla presenza dello stesso Giugiaro.

“Futuro Anteriore” nasce dall’incontro tra il design automobilistico e il linguaggio della contemporaneità, sviluppato da Petrucci attraverso lo stile del collage urbano. Al centro della composizione c’è la DeLorean DMC-12 di “Ritorno al Futuro”: l’automobile, disegnata da Giugiaro e resa celebre dal film del 1985, è diventata negli anni uno dei simboli più riconoscibili dell’immaginario cinematografico legato al viaggio nel tempo.

Nel lavoro dell’artista, la vettura attraversa un paesaggio composto da manifesti strappati, figure e frammenti visivi, in una sovrapposizione di immagini che mette in relazione realtà e immaginario. L’opera rappresenta per Petrucci non soltanto un omaggio alla creatività di Giugiaro e alla DeLorean, ma soprattutto una riflessione sul tempo e sulla sua capacità di sovrapporre epoche, immagini e memorie. Il titolo “Futuro Anteriore” richiama proprio questa dimensione: passato, presente e futuro non vengono rappresentati come momenti separati, ma come elementi che convivono nello stesso spazio.

«Passato, presente e futuro si sovrappongono sulla superficie dell’opera: ogni strappo conserva una traccia, mentre le immagini sembrano appartenere contemporaneamente a epoche diverse. Il tempo non procede in linea retta, ma ritorna, si trasforma e rimane impresso nei frammenti che lasciamo dietro di noi», spiega Nello Petrucci.

La DeLorean assume così un valore che va oltre il riferimento cinematografico. Nella lettura dell’artista diventa un elemento capace di mettere in comunicazione la memoria del passato con una visione del futuro già immaginata e rappresentata dalla cultura popolare. La scelta di inserirla in una superficie stratificata di immagini e manifesti rafforza il tema della memoria, intesa come accumulo di segni destinati a trasformarsi nel tempo.

La mostra “Il segno che diventa leggenda” è stata inaugurata nell'ambito della Salerno Design Week 2026 e propone un ideale itinerario attraverso alcuni dei simboli che hanno contribuito a definire l'immaginario del design italiano. Promossa da Studio Opera Ltb, di Gianluca Iaione e Pietro Smeriglio, l'esposizione mette in relazione la figura di Giugiaro con la storia del Cavallo di Persano, il mito Ferrari e le interpretazioni di alcuni artisti contemporanei.

Il pubblico può osservare in un unico percorso automobili iconiche, prototipi, bozzetti originali, studi progettuali e opere pittoriche legate alla produzione creativa di Giugiaro. Tra i principali elementi dell'esposizione figura anche la presenza della DeLorean DMC-12 di “Ritorno al Futuro”. La proposta artistica comprende, oltre a “Futuro Anteriore” di Petrucci, anche le opere di Fernando Spano, del maestro incisore Angelo Ventimiglia e di Klaidy Arapi.

La mostra sarà visitabile negli spazi del Museo Diocesano di Salerno fino a domenica 20 settembre 2026. Successivamente, l'esposizione proseguirà per due mesi negli spazi espositivi di Studio Opera Ltb, al Corso Vittorio Emanuele di Salerno.

Ad Avella (AV) festa per i 130 anni della Pasticceria Pesce

Domenica 27 settembre 2026 la storica insegna irpina festeggia 4 generazioni di pasticceri con una serata tra alta cucina, grandi lievitati e memoria. Ospiti gli chef Paolo Barrale e Francesco Fusco.

Ci sono mestieri che attraversano il tempo senza perdere la propria impronta. Vivono nei gesti, nelle ricette, nella memoria di una famiglia e nella capacità di rinnovarla. È così che, in una pasticceria, il tempo diventa sapore: quello di un impasto, delle nocciole tostate, di una tradizione che passa da una generazione all’altra e ogni volta trova una forma nuova.

A Avella, quel tempo ha il nome di Pasticceria Pesce e dura da 130 anni. Quattro generazioni, un laboratorio diventato nel tempo luogo di memoria e di ricerca, una storia nata nel 1896 e arrivata fino a oggi attraversando l'oceano, le fiere internazionali, le medaglie e i grandi concorsi, senza mai perdere il legame con la propria terra.

Per celebrare questo anniversario, domenica 27 settembre alle 18.30, nella sede di via G. Leopardi 33, la famiglia Pesce riunirà amici, appassionati e protagonisti della gastronomia per una serata dedicata al gusto e alla convivialità.

Accanto alla pasticceria di casa saranno protagonisti gli chef Paolo Barrale, stella Michelin di Aria Restaurant a Napoli, e Francesco Fusco, del ristorante Moera con un percorso di degustazione tra proposte dolci e salate. Le pizze firmate Mulino Caputo e le bollicine Berlucchi completeranno il racconto gastronomico di una serata pensata per festeggiare il passato guardando, con curiosità, al futuro.

La storia 
La storia comincia nel 1896, quando Ernesto e Vincenzo Pesce lavorano nel Gran Caffè Pasticceria e Coloniali Fratelli Pesce, ad Avella. Nel 1903 Ernesto parte per gli Stati Uniti con la moglie Anna Ricciardi e il figlio Pasquale, portando il mestiere di famiglia nel New Jersey. Vincenzo rimane ad Avella e nel 1912, a Parigi, ottiene una medaglia d'oro per la fabbricazione di frutta confettata, dolciumi e cioccolatini.

Più di un secolo dopo, quello stesso desiderio di misurarsi con la qualità appartiene al lavoro di Pasquale Pesce, quarta generazione. La sua pasticceria prende le mosse dalla tradizione campana per cercare una propria grammatica contemporanea, profondamente legata alle materie prime irpine.

Nasce così, nel 2014, la Cassata Avellana, reinterpretazione della cassata siciliana che sostituisce alla frutta candita la nocciola avellana, insieme a Pan di Spagna, ricotta di pecora e gocce di cioccolato. Un dolce diventato negli anni una delle firme della casa e un omaggio alla biodiversità e all'identità del territorio. E nasce la Frolla Sant'Anna, rilettura al cacao della sfogliatella frolla, con ricotta romana, cioccolato, arancia e cannella, dedicata alla madre e alla figlia Anna: memoria familiare trasformata in dolce. Un altro dolce iconico è “Il Peccato di San Gennaro”, una tartelletta di pasta sfoglia creata in occasione dell'edizione 2020 del contest "Un dolce per San Gennaro" organizzato da Mulino Caputo.

La stessa ricerca trova nei grandi lievitati il suo palcoscenico internazionale. Nel 2020 il Panettone Don Ernesto conquista il Campionato Mondiale FIPGC nella categoria Panettone Innovativo. Nel 2024 arriva il secondo posto alla Coppa del Mondo del Panettone per il Panettone Tradizionale, con Iginio Massari presidente, mentre a Panettone Senza Confini Pesce ottiene riconoscimenti nelle categorie Tradizionale e Cioccolato. Nello stesso anno le classifiche di Scatti di Gusto premiano le sue produzioni tra i migliori panettoni tradizionali e creativi. Nel 2025, infine, arriva il secondo posto a Panettoni d'Autore di IRCA Group e il Premio del Pubblico per il Miglior Panettone Tradizionale Professionisti a Panettone Senza Confini.

«La tradizione, per me, non è qualcosa da custodire immobile, ma un patrimonio da rimettere continuamente in movimento», racconta Pasquale Pesce. «Ogni generazione ha aggiunto qualcosa a questa storia. Io ho cercato di farlo attraverso il territorio, la ricerca e i grandi lievitati. Oggi, con i miei figli Ernesto e Anna accanto a me, sento che il vero significato di questi 130 anni è sapere che la storia non finisce con noi: continua».

Ernesto e Anna sono infatti la quinta generazione. Due nomi che riportano al centro la famiglia e chiudono, solo apparentemente, un cerchio cominciato 130 anni fa. Perché certe storie non hanno un finale. Hanno un nuovo impasto, un nuovo lievito, una nuova generazione pronta a ricominciare.

Grande successo di pubblico per il primo “Procida Jazz Fest”

Entusiastica partecipazione da parte di turisti e residenti, già in attesa in dell’edizione ‘winter’.

“Eventi di questa portata si realizzano in un anno di lavoro, pertanto inizieremo subito a preparare la prossima edizione con qualche anticipazione già durante l’inverno” dichiara con soddisfazione il Direttore Artistico Michele Solipano, al termine della prima edizione del “Procida Jazza Fest” che si è conclusa domenica sera al porto con l’omaggio a Frank Sinatra di Gianluca Guidi accompagnato dall’Elio Coppola Trio al termine di quattro giorni all’insegna della grande musica internazionale con concerti dall’alba alla notte, tutti molto partecipati, ospitati in alcune delle più suggestive locations dell’isola – Terra Murata, Tenimento Agricolo, Marina Grande, Molo di Sopraflutto – sui cui palchi si sono avvicendati artisti del calibro di Max Ionata & Hammond Groovers 4et, Dany Noel Latin Jazz Trio, Javier Girotto ospite del Freedom Jazz Quartet, Fabrizio Bosso in formazione con il Giuseppe Venezia 5et fino alle giovanissima stella internazionale Hakàn Başar per un viaggio da Cuba a Istanbul, che include New York, New Orleans, l’Argentina, Roma, Napoli e la stessa Procida.

Grande orgoglio della manifestazione è stato, infatti, quello di poter accogliere gli artisti dell’isola, già arruolati per la seconda edizione: l’Half Century Trio Orchestra, diretta dal Maestro Francesco Trio spin-off della ‘Banda Isola di Procida’ e fucina di talenti e la pianista Maria Grazia Ritrovato, protagonista di uno dei due concerti all’alba con ‘Colazione in jazz’ inclusa offerta dalla Marina di Procida.

Promosso e organizzato dalle associazioni New Around Midnight, Napoli Jazz Club, e sostenuta dal Ministero della Cultura, dalla Regione Campania, Città Metropolitana di Napoli e Comune di Procida, il “Procida Jazz Fest” nasce con l’intento, dichiarato fin dall’inizio, di prolungare la stagione turistica con delle proposte di qualità: “sarà uno degli obiettivi a cui lavoreremo, anche attraverso iniziative come questa per attirare sull’isola, oltre il periodo estivo, un pubblico più attento alla cultura” afferma il neo eletto Sindaco Luigi Muro.

Inserita nel programma del festival e ancora visitabile a Palazzo d’Avalos fino a domenica 20 settembre dalle 10.30 alle 13.30 la mostra fotografica “Fotografando Jazz” di Francesco Truono. Info: asspalazzodavalos@gmail.com, 333.3510701, 081.8969048.

Media partner la Cooperativa AR.TU.RO. Procida TV

Contatti: procidajazzfest@gmail.com, 388.8140469