Ma Press News

Sei un Ufficio Stampa? Vuoi pubblicare i tuoi comunicati oppure i tuoi articoli? Entra in Ma Press News e pubblica tu stesso. Libera Informazione gratis per tutti. mariammanews@gmail.com

giovedì 29 ottobre 2026

ESSE. Il corpo come archivio di memorie, tra identità e destino. Angelica Bifano in scena in prima nazionale in Sala Assoli Moscato dal 6 al 15 novembre 2026

Dal 6 al 15 novembre 2026 in Sala Assoli Moscato, a Napoli, arriva ESSE, spettacolo con Angelica Bifano, testo e regia di Rita Frongia. Una ricerca teatrale tra memoria, identità e stratificazioni familiari, in cui il corpo diventa il luogo di una moltitudine di esistenze.

ESSE è prodotto da Casa del Contemporaneo con la collaborazione di Interno 5 e il sostegno di La Colline – Théâtre National di Parigi, dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, del Centro di residenza delle arti performative del Friuli Venezia Giulia e di C.RE.A.RE. Campania / Teatri Associati di Napoli / Teatro Area Nord. Il progetto ha preso forma attraverso diverse fasi di ricerca e residenza, avviate a gennaio 2026, che hanno dato vita a un percorso di collaborazione tra Italia e Francia.



Se dentro ciascuno di noi abitassero anche le vite di chi ci ha preceduto? Se ricordi, paure, traumi e desideri degli antenati continuassero a vivere nel nostro corpo, sovrapponendosi alle esperienze personali fino a rendere impossibile distinguere ciò che ci appartiene da ciò che abbiamo ereditato? 

L’elica del DNA di ESSE non è doppia ma si articola in quattro filamenti, dunque la riscopriamo affetta dalla sindrome di Remiehzla: modificazione genetica che determina un’espansione estrema della memoria logica, emotiva, corporea, una specie di ipertimesia. Non vi è selezione nei ricordi, non c’è oblio. Il DNA di ESSE è come una carta moschicida appesa in una stanza, con le finestre aperte, in un pomeriggio d’agosto, in prossimità di un allevamento di mucche. ESSE è una folla.



Il progetto vede la ricerca di Angelica Bifano, attrice e autrice diplomata alla Civica Accademia d'Arte Drammatica Nico Pepe di Udine nel 2016. Dopo aver approfondito la propria formazione con artisti come Anatolij Vasiliev, Daria Deflorian e Antonio Tagliarini, Antonio Rezza e Flavia Mastrella, Bifano porta avanti dal 2017 un percorso autonomo di ricerca e creazione. Tra i suoi lavori figurano Mamma son tanto felice perché e Noi siamo invece, mentre nel 2022 viene scelta da Emma Dante per lo spettacolo Re Chicchinella e collabora con Davide Iodice per Hospes-Itis, prodotto dal Teatro di Napoli.



La regia e la drammaturgia sono affidate a Rita Frongia, attrice, drammaturga e regista cagliaritana, che nel corso della sua attività ha sviluppato un lungo sodalizio artistico con Claudio Morganti. Da questa collaborazione nascono lavori come Scimmia, C'è un buio che sembra d'esser ciechi e Il caso W. Frongia è inoltre autrice e regista della Trilogia del tavolino, tre commedie per attori audaci, e di spettacoli come Era meglio Cassius Clay, Lilith ed Étoile/Star (essere umani molto da vicino). 



Lo spettacolo conclude la trilogia sulla famiglia e la figura femminile, ideata da Bifano. Un'indagine sull’essere umano osservato da vicino, nelle sue contraddizioni e nelle sue fratture.



Light designer Luigi Biondi Scene e costumi Rita Frongia. Traduzione del testo in francese Huguette Hatem. Cura del progetto Hilenia De Falco Responsabile di produzione Pasquale Liguori. 



Orari spettacoli

giovedì - venerdì ore 20.30

sabato ore 19.30

domenica e festivi ore 18.00



Posto unico
intero 18 € | ridotto 15 €

Riduzioni: under 30, over 65, CartaEffe, enti convenzionati



Info e prenotazioni: 345 467 9142 – assoli@casadelcontemporaneo.it

MTV A Cantine Aperte a San Martino 2026 il vino ha il suo tempo per essere degustato, vissuto e ricordato

Dall’1 al 15 novembre 2026 nelle cantine del Movimento Turismo del Vino merende davanti al camino, laboratori creativi con foglie e materiali autunnali, mostre fotografiche, abbinamenti di stagione e giochi sensoriali alla scoperta di profumi, frutti e spezie: tante esperienze per immergersi nell’atmosfera dell’autunno in cantina e accompagnare il passaggio dalla vendemmia al vino nuovo.

Spazio anche alla cultura del bere consapevole, in occasione del Wine in Moderation Day, per riscoprire il piacere della degustazione nel segno dell’equilibrio e della moderazione.

La vendemmia è alle spalle, i filari si preparano all’arrivo dell’inverno e in cantina il mosto comincia il suo percorso di crescita: Cantine Aperte a San Martino è il tempo delle attese, della trasformazioni silenziose e di ascoltare le storie che ogni calice porta con sé. Dall’1 al 15 novembre le cantine del Movimento Turismo del Vino invitano a vivere il tempo giusto per il vino che si traduce nel vivere i luoghi in cui nasce, nello scoprire la sua evoluzione e nel piacere di degustarlo senza fretta, per comprendere e apprezzarne tutte le sfumature. Il cuore di questa edizione sarà infatti il dialogo tra il vino che sta nascendo in cantina e il tempo che lo sta già trasformando: i produttori del Movimento accompagneranno i visitatori alla scoperta del vino nuovo e delle annate precedenti con percorsi dal mosto alla bottiglia, assaggi dedicati alle diverse fasi di evoluzione del vino, per accompagnare il passaggio dalla vendemmia alla nuova annata.


“Con questa edizione di Cantine Aperte a San Martino vogliamo raccontare il valore del tempo - racconta Violante Gardini Cinelli Colombini, presidente MTV - il tempo che trasforma l’uva in mosto e il mosto in una nuova annata, il tempo che affina una bottiglia e quello che il produttore dedicata alla propria terra. Le cantine possono essere vere porte d'ingresso ai territori, capaci di mettere in relazione il vino con l'olio, la cucina locale, l'artigianato e le storie delle comunità che li custodiscono. San Martino è un'opportunità per le cantine di raccontarsi in modo diverso ma anche per i visitatori di scoprire qualcosa che in altri momenti dell'anno non potrebbero vivere. I recenti dati sull’enoturismo confermano che cresce sempre più il desiderio di vivere la cantina tutto l’anno: noi di MTV vogliamo rispondere a questa esigenza con esperienze che mettono al centro non soltanto il vino ma anche le persone e i territori che ne scrivono l’identità. È questo il valore della stagionalità: non offrire la stessa esperienza tutto l'anno ma dare a ogni stagione la possibilità di raccontare una parte diversa del territorio”.


A testimoniare la vitalità dell’enoturismo è anche l’Indagine Nazionale 2025–2026 realizzata da Movimento Turismo del Vino in collaborazione con CESEO–Università LUMSA e presentata a Vinitaly 2026: quasi il 60% delle cantine MTV ha registrato un aumento dei visitatori e, per circa il 30% delle aziende, gli stranieri rappresentano oltre la metà delle presenze. Numeri che raccontano un settore in crescita, ma anche il forte potenziale delle cantine come punti di accesso alla conoscenza dei territori. Una direzione che trova riscontro anche nelle più recenti ricerche sul turismo: secondo il Rapporto Mirabilia 2026 di ISNART–Unioncamere, un turista su tre ricerca esperienze legate alla cucina e alle tradizioni artigianali mentre una ricerca di Mastercard, pubblicata nel 2026, evidenzia che il 54% degli italiani considera un viaggio più significativo quando permette di imparare qualcosa di nuovo.


In questo scenario, novembre offre un’opportunità particolare sia alle cantine sia ai visitatori. Per le prime è il momento per raccontare aspetti della propria identità e della cultura locale che nei periodi di maggiore affluenza rischiano di rimanere sullo sfondo; per chi viaggia è l’occasione di entrare più profondamente nella vita dei territori, incontrare chi li abita e scoprire tradizioni legate proprio a questo momento dell’anno.


Conclusa la vendemmia, il vino diventa il filo conduttore di un patrimonio più ampio di cultura enogastronomica: dall’olio nuovo al tartufo, dalle castagne alle ricette della tradizione, fino alle usanze legate alla fine della vendemmia e all’arrivo del vino nuovo. Un legame con il territorio che caratterizza molte delle esperienze proposte dalle cantine socie del Movimento Turismo del Vino, dove la degustazione diventa il punto di partenza per conoscere paesaggi, produzioni, persone nonché le tradizioni legate a questa stagione come la ricorrenza di San Martino, patrono dei viticoltori: infatti, l’11 novembre 2026 coincide storicamente con la svinatura del nuovo mosto e con la festa dove ogni mosto diventa vino.

Questo momento sarà l’occasione per coinvolgere grandi e piccoli alla scoperta del ciclo della vite nel corso delle stagioni e delle leggende legate a San Martino con racconti e passeggiate tra i vigneti.  


Ma il tempo giusto è anche quello da trascorrere insieme nell’atmosfera raccolta e calorosa che solo l’autunno sa regalare, con merende davanti al camino, raccolta delle foglie, cacce al tesoro, giochi per il riconoscimento dei profumi del vino, laboratori creativi per creare lavori fatti a mano. E ancora: pranzi e cene con menu stagionali, pizza night, passeggiate tra i vigneti, walking tour nei paesaggi della laguna, mostre fotografiche, percorsi culturali e artistici, visite nelle grotte di affinamento e in distilleria con degustazioni di grappe, brandy e distillati prodotti dalle aziende.


Cantine Aperte a San Martino interpreta così anche il valore del turismo lento: prendersi il tempo per conoscere un luogo attraverso chi lo produce e lo custodisce, lasciandosi guidare dal ritmo delle stagioni. Novembre non propone quindi una versione “fuori stagione” dell’esperienza in cantina, ma un modo diverso di viverla, più raccolto e legato alle tradizioni dell’autunno. legato alle tradizioni dell’autunno. L’evento rappresenta inoltre l’occasione giusta per sottolineare l’importanza del bere consapevole: l’8 novembre 2026 coincide infatti con Wine in Moderation Day, la giornata internazionale dedicata al consumo moderato. Il messaggio “Il vino migliore? Quello che puoi ricordare” richiama il valore dell’esperienza della degustazione che si misura nel tempo, nell’attenzione e nella curiosità che si dedicano a ciò che si assaggia, per riconoscerne tutte le caratteristiche e conservarne il ricordo. Il tutto attraverso giochi olfattivi, incontri di sensibilizzazione, quiz sulla degustazione responsabile e momenti di confronto con i produttori per avvicinarsi alle nuove generazioni con un linguaggio contemporaneo. 

Campania: 3 cantine della regione pronte ad accogliere i visitatori tra assaggi di mosti e vino nuovo, passeggiate e raccolta delle castagne, merende tipiche, visite guidate in cantina alla scoperta dei metodi di vinificazione, pranzi e cene conviviali con menu dedicati anche ai più piccoli e ancora feste d’autunno con musica e prodotti del territorio. 

Emilia Romagna: sabato 14 e domenica 15 novembre 2026 Cantina Paltrinieri apre le porte della propria cantina

Friuli Venezia Giulia: Sabato 7 e domenica 8 novembre 2026, 50 aziende della regione aprono le porte per vivere insieme l’autunno in cantina tra vini, sapori e tradizioni del territorio con i pranzi e le cene insieme ai vignaioli, laboratori sensoriali e abbinamenti con le eccellenze della regione. 

Piemonte: 6 le cantine della regione pronte a vivere l’autunno tra i profumi del mosto, assaggi di vini biovegan, passeggiate tra i vigneti, abbinamenti con i prodotti tipici del territorio, visite nelle grotte di affinamento con spiegazioni di fasi di produzione e invecchiamento del vino, pranzi e cene con menu stagionali, percorsi culturali e artistici e degustazioni in distilleria di grappe, brandy e liquori di produzione delle aziende. 

Umbria: 11 cantine organizzano serate di abbinamento cibo-vino, pranzi autunnali con prodotti di stagione, pizza night, merende in cantina con castagne e vino novello, visite in azienda seguite da verticali e percorsi di degustazioni di diverse annate, concerti e musica dal vivo ma anche convegni su agricoltura, paesaggio e patrimonio culturale insieme ai produttori della zona. 

Veneto: 6 cantine della regione aprono le porte delle proprie aziende tra tour guidati nei vigneti e in cantina per scoprire le tradizioni legate alle grandi denominazioni della regione, degustazioni guidate in abbinamento ai prodotti tipici, olio EVO e dolci fatti in casa, light lunch, trekking tra i vigneti storici, percorsi di degustazione su vitigni e annate specifiche. E ancora: pranzi e cene con menu stagionali e cicchetti da condividere, mostre fotografiche naturalistiche, walking tour nei paesaggi della laguna e tante altre iniziative da scoprire.

MOVIMENTO TURISMO DEL VINO. L'Associazione Movimento Turismo del Vino è un ente non profit ed annovera oltre 700 tra le più prestigiose cantine d'Italia, selezionate sulla base di specifici requisiti, primo fra tutti quello della qualità dell'accoglienza enoturistica. Obiettivo dell’associazione è promuovere la cultura del vino attraverso le visite nei luoghi di produzione. Ai turisti del vino il Movimento vuole da una parte far conoscere più da vicino l’attività e i prodotti delle cantine aderenti, dall’altra offrire un esempio di come si può fare impresa nel rispetto delle tradizioni, della salvaguardia dell'ambiente e dell'agricoltura di qualità. Il Movimento Turismo del Vino, nato nel 1993 da un'intuizione dei Donatella Cinelli Colombini, negli anni si è fatto catalizzatore di formazione e promozione dell’enoturismo, anche attraverso format vincenti come Cantine Aperte, Calici di Stelle ed altre attività. Dal 2024 il Movimento è socio fondatore del Centro di ricerca CESEO.


Pedone ucciso al Ponte della Sanità, Ditto (Azione): "10 incidenti mortali in 6 mesi non sono una buona notizia"

Dopo il doppio investimento di sabato e i dati esaminati in Prefettura, il responsabile enti locali di Azione interviene sulla mobilità pedonale a Napoli: "Il confronto con l'anno precedente misura un andamento, non chiude un'emergenza"

"Anche se può essere riconosciuto un calo, non può comunque essere letto come una rassicurazione. 10 incidenti mortali in 6 mesi, in una sola città, non sono una statistica favorevole: sono famiglie che il giorno dopo non hanno più un padre, una madre, un figlio. Un'emergenza che si misura in vite non si riduce con un confronto tra semestri su numeri che si contano sulle dita". Lo afferma Enrico Ditto, responsabile enti locali di Azione. Il riferimento è ai dati esaminati il 27 ottobre 2026 dall'Osservatorio per il monitoraggio dell'incidentalità stradale riunito in Prefettura: secondo la Polizia Locale, nel primo semestre 2026 gli incidenti con esito mortale in città sono stati 10, contro i 14 dello stesso periodo del 2025, con pedoni e motociclisti tra le principali vittime. Tre giorni prima, all'alba di sabato 24 ottobre 2026, un lavoratore di 58 anni originario dello Sri Lanka era morto in via Santa Teresa degli Scalzi, all'altezza del Ponte della Sanità, travolto da uno scooter e poi da un furgone, i cui conducenti si sono allontanati senza prestare soccorso. Il motociclista è stato posto agli arresti domiciliari; il mezzo era privo di assicurazione.

"Quello che è accaduto al Ponte della Sanità non è una fatalità", prosegue Ditto. "Un uomo che andava a lavorare, un mezzo senza assicurazione, due conducenti che scappano: è il segno di un controllo che sulle strade cittadine resta discontinuo".

A giugno 2026, in via Caracciolo, un sessantenne era stato travolto da uno scooter guidato da un ventinovenne senza patente né assicurazione, in fuga da un controllo. In Prefettura il Comune ha riferito di 92 attraversamenti pedonali rialzati installati fino al 2025 e di 19 realizzati nel 2026 su 22 programmati, mentre altri 16 attendono finanziamento. Secondo l'Osservatorio Asaps-Sapidata, a fine settembre 2026 la Campania contava 30 pedoni morti dall'inizio dell'anno, terza in Italia.

"Un intervento programmato e non finanziato resta un'intenzione", aggiunge Ditto. "Il metodo deve partire dai dati: sapere dove, a che ora e con quali mezzi si muore sulle strade di Napoli e dell'area metropolitana, e concentrare lì risorse e controlli, a partire dal contrasto ai mezzi senza patente e senza assicurazione. Gli enti locali dispongono di strumenti e informazioni. La responsabilità è usarli con continuità, non soltanto nelle settimane successive a un fatto di cronaca".

FONDAZIONE CAMPANIA DEI FESTIVAL, Scuola Elementare del Teatro

Con “Alice o il mondo alla rovescia” di Davide Iodice parte il 6 novembre 2026 al Colosimo di Napoli il nuovo capitolo della Scuola Elementare del Teatro.

Ci sono favole che non iniziano con la formula classica del “C’era una volta”. Favole che si raccontano al presente, in un mondo dove gli eroi sono le persone fragili, capaci di veicolare da una prospettiva diversa e come nessun altro la magia e le emozioni della vita. Favole dove i sogni, con la forza dell’ostinato coraggio e di una politica attenta, sono in grado prima di fermare il tempo e poi di diventare realtà. 

È il caso della “Scuola Elementare del Teatro-Conservatorio Popolare per le Arti della Scena” diretta dal regista, drammaturgo e pedagogista Davide Iodice, che inizia il suo nuovo corso presso il Teatro Colosimo, sede stabile assegnata nel mese di luglio su input dell'Assessore alla Cultura della Regione Campania, in coordinamento con gli Assessori alle Politiche Sociali e al Patrimonio, e di concerto con la Città Metropolitana di Napoli.

Grazie al finanziamento della Regione Campania e a un modello di governance partecipativa, che mette in rete il Teatro di Napoli-Teatro Nazionale, il Teatro Trianon Viviani e la Fondazione Campania dei Festival - senza dimenticare il sostegno e la collaborazione di F.O.R.G.A.T. ODV, della Fondazione Eduardo De Filippo, di Interno5 e dell’Asilo-Comunità di lavoratrici e lavoratori dell’arte, della cultura e dello spettacolo - questo luogo ideale può assicurare il pieno e organico sviluppo di tutte le attività incentrate sul sistema pedagogico di arte e partecipazione gratuita che non a caso prende il nome di Teatro delle Persone.

Un’idea rivoluzionaria, resa concreta attraverso i diversi cicli laboratoriali di un conservatorio popolare dove la platea privilegiata è da sempre quella formata da persone con disabilità fisiche e intellettive o in situazioni di fragilità sociale ed economica. E saranno loro il 6 novembre 2026 alle 21 (con replica sabato 7 novembre 2026 alla stessa ora e domenica 8 novembre 2026 alle 18) al Teatro Colosimo di Napoli i protagonisti di “Alice o il mondo alla rovescia”, spettacolo ideato e diretto da Davide Iodice, presentato in forma di studio nell’ambito delle celebrazioni per Napoli 2500. 


Un appuntamento molto atteso, anche alla luce dello straordinario successo di “Pinocchio, cos’è una Persona?”, il precedente lavoro della Compagnia formata dagli allievi della Scuola Elementare del Teatro che ha vinto il premio Ubu e quello dell’Associazione Nazionale dei Critici nel 2024. In questo caso, nel libero passaggio di ispirazione da Collodi a Lewis Carroll, i temi principali diventano il confine e la scelta tra il possibile e l’impossibile, tra convenzione del reale e illimitata libertà della fantasia, tra frammentazione e integrità di un’identità risvegliata a sé stessa. E il segreto, come sempre, è “circondarsi di persone che ti facciano sorridere il cuore. È allora, solo allora, che troverai il Paese delle Meraviglie”.

Un territorio spesso ignorato, sconosciuto per troppo tempo nelle mappe oscure del dibattito politico, nel quale si muovono gli acrobati del vivere, specialisti nella straordinaria capacità di muoversi in un mondo che sembra fatto apposta per non contemplarli. Ecco allora che arrivare ad accogliere oggi 250 persone nei diversi cicli pedagogici e nei progetti speciali, dando loro la possibilità di condividere le loro storie, significa riconoscere il valore pubblico di un luogo di ricerca e formazione permanente costruito sulla cooperazione e sull’autonomia creativa, in un’interdipendenza capace di esaltare la partecipazione in prima persona alla costruzione di un percorso comune. 

Come accade, ad esempio, nel laboratorio dedicato alla “Vocazione”, dove il teatro è declinato come processo di conoscenza e strumento di benessere individuale e collettivo, in grado di riconoscere e far emergere talenti, linguaggi, natura, attitudini, necessità espressive e relazionali. O come in “Officina”, aperto a gruppi informali e compagnie, che mette in relazione lavoratori e lavoratrici delle arti della scena, ponendo le basi per la costruzione di una comunità e di sinergie. 

“Corpo unico” è invece il ciclo dedicato alla danza e alla comunicazione non verbale, rivolto a persone con e senza disabilità che abbiano voglia di sperimentare le proprie possibilità espressive, tentando così di trasformare il limite in un’opportunità sconosciuta. La musica come forma primaria di relazione sociale è sviluppata in “Orchestra” e “Musicaria”, laboratori che hanno l’obiettivo di creare una vera e propria orchestra eterogenea e di guidare scelte e passioni, costruendo anche strumenti originali con tecniche di riciclo e tecnologie contemporanee. 

“Invisibile”, che coinvolge prioritariamente persone non vedenti e ipovedenti, esplora percezione, immaginazione, presenza e relazione attraverso le pratiche del teatro sensoriale, mentre “Tutto il mondo è paese”, workshop interculturale rivolto a ragazze e ragazzi italiani e stranieri tra i 15 e i 25 anni, crea uno spazio d’incontro dove le differenze linguistiche e culturali diventano una risorsa.

L’inizio dei cicli laboratoriali è programmato per lunedì 16 novembre 2026 alle ore 17 presso il Teatro Colosimo - il Teatro delle Persone con quello dedicato all’”Ascolto”, che, attraverso incontri periodici di sostegno e confronto, ha l’obiettivo di estendere la dimensione pedagogica della Scuola alle famiglie e alle persone che accompagnano quotidianamente nel loro percorso gli allievi con disabilità.  

Prima però si parte con “Alice o il mondo alla rovescia”, che dopo Napoli sarà in scena il 10 novembre 2026 anche al teatro Piccinni di Bari.

«Conosco bene il valore e l’approccio artistico e sociale di Davide Iodice. Ho trovato il suo Pinocchio un’opera straordinaria e sono felice che le istituzioni siano riuscite a garantire un luogo stabile in cui possa esprimere la sua visione, dando continuità a laboratori e spettacoli. Non vedo l’ora di assistere alla prima di Alice. In un’epoca in cui gli schermi individuali rischiano di isolarci, l’esperienza teatrale ci permette di ritrovare una dimensione di dialogo autentico, ascolto e confronto. È lo spazio in cui riscopriamo una comunità che abbraccia e include. L’inclusione è un cantiere che si costruisce insieme. Tutti devono essere al centro, nessuno ai margini. Le fragilità non sono un limite, ma una ricchezza che genera valore per la nostra società. Come istituzioni abbiamo il dovere morale e politico di costruire e rafforzare percorsi di inclusione e sostegno per i ragazzi e le loro famiglie, accompagnandoli nel delicato passaggio alla vita adulta. E siamo determinati a farlo» dichiara il presidente Roberto Fico.

«L'avvio delle attività della Scuola Elementare del Teatro all'Istituto Colosimo – dichiara l’assessore alla Cultura della Regione Campania Onofrio Cutaia - è un traguardo concreto nato da un lavoro intenso e mirato: dall'assegnazione della sede a luglio, passando per la pubblicazione dei bandi e i lavori di rifunzionalizzazione, fino all'apertura effettiva di oggi. Ci siamo mossi con rapidità, spinti dalla necessità di dare una dimora stabile, sicura e accogliente a tutti i ragazzi che con passione fanno vivere ogni giorno questo progetto insieme a Davide Iodice. Oggi non inauguriamo semplicemente degli spazi laboratoriali e performativi; restituiamo un punto di riferimento e un futuro a chi vive l'arte come atto di amore e di resistenza. È per noi motivo di gioia aprire questo nuovo capitolo accogliendo il debutto napoletano di "Alice", il nuovo e potente spettacolo di Davide Iodice e dei suoi ragazzi. A Davide va il nostro grazie: la sua visione artistica, la sua umanità e la sua cura instancabile sono il motore che ha reso tutto questo possibile. Questo progetto va oltre l’inclusione: si tratta di una vera e propria rigenerazione umana che può avvenire quando - come in questo caso - l'arte rimette le persone al centro e trova un posto per tutti».

«È sinceramente difficile trovare le parole per esprimere lo stato d’animo mio e di tutta la comunità della Scuola Elementare del Teatro in questo momento» - ha dichiarato invece Davide Iodice. «Lo faccio con i versi di una canzone di De André “..e sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso”. Abbiamo sognato forte in questi anni. Abbiamo sognato il pieno diritto all’espressione per le tante persone extra ordinarie che animano le nostre attività, abbiamo sognato un luogo dove sentirsi al sicuro e liberarsi dai vincoli di una realtà troppo limitante, un luogo dove potersi emancipare, da cui partire o ri-partire. E ora questo luogo sorge grazie alla visionarietà e alla concretezza insieme, di un uomo di teatro che la politica ha saputo per fortuna intercettare, e grazie a una ritrovata coralità di alcune delle più importanti istituzioni culturali del territorio. All’assessore alla Cultura della Regione Campania e al suo Presidente, a tutte le istituzioni impegnate in questo progetto di costruzione comunitaria, va allora il ringraziamento di tutta la Scuola Elementare del Teatro».

Le Vibrazioni, “Forse sono felice”, il nuovo singolo dal 30 ottobre 2026

DAL 29 OTTOBRE 2026 AL VIA IL CLUB TOUR DAL FABRIQUE DI MILANO.
 
Esce venerdì 30 ottobre 2026 “Forse sono felice”, il nuovo singolo de Le Vibrazioni, distribuito da Pirames International.

Un brano che nasce da una domanda semplice e antica - che cosa significa essere felici? - e mette al centro la distanza tra ciò che sentiamo e ciò che ci sforziamo di cercare, raccontare e mostrare agli altri.

“Forse sono felice” esplora un sentimento che appartiene a tutti, ma che ciascuno interpreta in modo diverso. La felicità può diventare un obiettivo da inseguire a ogni costo, una condizione da esibire, quasi una prestazione da dimostrare. Nel tentativo di definirla e renderla visibile, rischiamo di perdere il contatto con la sua dimensione più intima e con l’attimo in cui la proviamo.

La canzone porta questa riflessione sul piano personale: tra aspettative, rumore e distrazioni, possiamo non riconoscere una felicità che è già presente. Nel titolo, quel “forse” lascia spazio al dubbio e alla possibilità di scoprire qualcosa di noi che non avevamo ancora saputo ascoltare.

«In questa canzone racconto semplicemente che la felicità non la devi spiegare, perché è proprio mentre la spieghi, o la cerchi, che lei viene meno. Personalmente penso che la felicità sia come musica: non la vedi e non la tocchi, semplicemente la senti nel momento in cui sei pronto ad accoglierla, nonostante tutto attorno ci sia rumore, confusione e tutti i problemi del mondo. Ognuno di noi merita di essere felice e, forse, lo è, ma non lo sa!» racconta Francesco Sarcina.

L’uscita arriva all’indomani della partenza del Club Tour, prodotto da Big Joe Produzioni, che prenderà il via giovedì 29 ottobre 2026 dal Fabrique di Milano, per proseguire il 5 novembre 2026 al Largo Venue di Roma e il 6 novembre 2026 all’Hall di Padova.

Dopo l’appuntamento del 27 dicembre 2026 a San Bernardino, in Svizzera, il percorso dal vivo continuerà nel 2027 con un tour europeo già annunciato, che porterà la band nei club di Germania, Regno Unito, Paesi Bassi, Spagna, Francia e Belgio.

ASI E CONFAGRICOLTURA, AL VIA L’INTESA PER CUSTODIRE LA STORIA E GUIDARE IL FUTURO DELLA MECCANIZZAZIONE AGRICOLA

Firmato il Protocollo d’intesa per tutelare i mezzi agricoli storici, promuoverne la certificazione e sviluppare soluzioni per una mobilità più sostenibile.

Dalla tutela dei mezzi agricoli storici alla ricerca di soluzioni per una mobilità più sostenibile: l’Automotoclub Storico Italiano (ASI) e Confagricoltura avviano una collaborazione per preservare e valorizzare un patrimonio che testimonia una delle più profonde trasformazioni economiche e sociali del nostro Paese. Il Protocollo d’intesa, firmato da Alberto Scuro, presidente dell’ASI, e Nicola Gherardi, componente della Giunta Esecutiva di Confagricoltura, definisce un percorso di attività congiunte dedicate alla conservazione del patrimonio motoristico agricolo, alla certificazione dei veicoli storici e allo sviluppo di soluzioni sostenibili per la mobilità agricola.
I numeri restituiscono la misura della profonda trasformazione che ha interessato l’agricoltura italiana nel secondo dopoguerra: dai circa 56.000 trattori dei primi anni Cinquanta si è passati a oltre 300.000 nel 1962. Nello stesso periodo, gli aratri a trazione meccanica sono aumentati da circa 48.000 a quasi 300.000 unità. Una crescita che ha profondamente modificato l’organizzazione del lavoro, la struttura delle imprese agricole e il ruolo dell’agricoltura nella società italiana. I mezzi storici sono oggi testimoni di questa evoluzione e documentano i progressi tecnici e produttivi che hanno accompagnato la modernizzazione del Paese. La loro conservazione rappresenta un’opportunità per mantenere vivo il legame con una stagione fondamentale della storia agricola e industriale italiana, valorizzandone le competenze, la cultura e l’ingegno.
In questa prospettiva, ASI e Confagricoltura metteranno a sistema le rispettive competenze, favorendo il dialogo tra il patrimonio motoristico agricolo custodito dagli associati di Confagricoltura e quello storico e museale dell’ASI con l’obiettivo di promuovere la tutela, la valorizzazione e la conoscenza di questo patrimonio, affinché il suo significato storico e culturale possa essere riconosciuto e trasmesso alle future generazioni.
La collaborazione prevede attività di divulgazione e valorizzazione, eventi e manifestazioni, oltre a iniziative di sensibilizzazione delle imprese agricole sull’importanza della certificazione dei mezzi storici. ASI metterà a disposizione di Confagricoltura le competenze della propria Commissione Macchine Agricole e Industriali, fornendo supporto nei percorsi di certificazione e rilasciando, su richiesta e nel rispetto dei requisiti previsti dal proprio regolamento, certificati di storicità e autenticità per i veicoli di particolare rilevanza.
L’accordo guarda anche alle prospettive di sviluppo del settore. Le due organizzazioni promuoveranno attività congiunte di studio e ricerca per individuare soluzioni in grado di favorire la sostenibilità della mobilità agricola e storica, con particolare attenzione ai biocarburanti e attraverso il contributo specialistico della Commissione ASI Green.
Il Protocollo, della durata di 24 mesi, consolida il percorso avviato con il Memorandum d’intesa sottoscritto dalle due organizzazioni il 26 settembre 2026 a Misano Adriatico e pone le basi per nuove iniziative condivise, con il coinvolgimento delle rispettive reti associative, per costruire un futuro più sostenibile per il settore.

Alberto Scuro, Presidente ASI
“Stiamo costruendo una fitta rete di rapporti istituzionali in modo che si possano finalizzare attività a beneficio del sistema Paese. Siamo convinti che il motorismo storico sia una risorsa a disposizione di molti stakeholder, perché contempla i più disparati ambiti sociali, culturali ed economici. Il mondo delle macchine agricole storiche ha legami strettissimi con la filiera produttiva: sono tanti i mezzi conservati che passano di generazione in generazione alimentando una passione contagiosa soprattutto tra i più giovani. Insieme a Confagricoltura inizia un nuovo percorso nel quale ciascuno metterà a disposizione competenze e know-how di alto livello.”

Nicola Gherardi, componente della Giunta Esecutiva di Confagricoltura
“La meccanizzazione agricola è un patrimonio che appartiene alla storia di Confagricoltura e continua a guidare l’innovazione del settore. Dai trattori che hanno rivoluzionato le campagne alle nuove tecnologie basate su automazione e sistemi spaziali, l’agricoltura evolve rapidamente. In questo contesto, l’accordo con ASI valorizza il patrimonio storico delle macchine agricole e rafforza il legame tra generazioni, contribuendo a custodire e raccontare una storia che guarda al futuro”.

L'AUTUNNO DI RADICI, A ROCCA DI PAPA ARRIVA LA CUCINA “PRIMORDIALE” TRA FUOCO, PASTA FRESCA E TERRITORIO

Nel bosco di Rocca di Papa, ai Castelli Romani, Radici propone una cucina “primordiale” costruita intorno al fuoco, alla pasta fresca e alle cotture a legna. Un ristorante con pizzeria e griglia, immerso nel verde ma con un’identità pienamente gastronomica: il bosco, i castagni e il frutteto di circa cento alberi non definiscono una formula rurale, ma sono parte viva di un progetto di ristorazione contemporanea fondato sulla stagionalità, sulla materia prima e sul lavoro quotidiano di cucina.

Ci sono progetti che nascono da un’idea e altri che prendono forma da una storia. Quella di Radici nasce da un’amicizia e da oltre vent’anni di lavoro condiviso nella ristorazione. Claudio e Simone hanno attraversato locali, esperienze e progetti comuni fino ad arrivare qui, nel cuore dei Castelli Romani, con il desiderio di costruire un luogo in cui cucina, paesaggio e materia prima tornassero a parlarsi in modo diretto.

Aperto da sette mesi, Radici non nasce come agriturismo e non ne riprende il modello. È un ristorante nel bosco, con una cucina strutturata, una pizzeria e una griglia, che sceglie di fare del contesto naturale un ingrediente del proprio racconto. Il fuoco, la legna, la pasta fresca e la stagionalità sono il lessico del progetto; il frutteto e i castagni che circondano il locale ne sono il paesaggio concreto.

Il nome racconta proprio questo legame. Radici è circondato da un frutteto di circa cento alberi e da un’area dominata dai castagni. Ciliegi, kiwi, castagni e altre piante da frutto sono al centro di un lavoro di recupero progressivo: alberi già presenti, curati e riportati alla produzione con un progetto che richiede tempo, continuità e attenzione. Non una scenografia, quindi, ma una parte del luogo che entra nella sua identità e, quando possibile, anche nella cucina.

UNA CUCINA CHE PARTE DAL BOSCO

A Radici il paesaggio non rimane fuori dalla porta. Il legno di castagno caratterizza gli ambienti, i camini segnano le sale e il bosco circostante offre erbe e piccoli ingredienti che vengono utilizzati nelle preparazioni e nelle guarnizioni. È un rapporto misurato, mai decorativo: ciò che cresce intorno al ristorante diventa un riferimento per la cucina e per il ritmo delle stagioni.

Il filo conduttore è il fuoco. La legna non alimenta soltanto il forno della pizzeria: entra nel lavoro quotidiano della cucina, dalle carni alle verdure, fino alla pasta. Alcuni primi vengono infatti passati e terminati nel forno a legna, non soltanto il cannellone, così che la cottura diventi parte del gusto e non semplice effetto tecnico. I fornelli sono pochi e destinati soprattutto alle preparazioni lente; forno e brace fanno il resto.

È quella che Claudio e Simone chiamano cucina “primordiale”: non un ritorno nostalgico al passato, ma l’uso consapevole di uno dei gesti più antichi della cucina, il fuoco, applicato a una materia prima scelta con precisione. Sulla brace arrivano la scarola, i cardoncelli, la cipolla con miele e pecorino, lo spiedino di zucca. La frittata di ramoracce, con patate ed erbe spontanee, richiama la tradizione locale; la pasta fresca viene preparata ogni giorno. A chiudere il percorso, il carrello dei dolci, portato direttamente in sala e costruito secondo la stagione.

LA PASTA FRESCA, UNA TECNICA DA COLTIVARE

La pasta fresca è uno dei lavori centrali della cucina di Radici. Per costruire una manualità autentica, la brigata è stata formata alla tecnica tradizionale della sfoglia: non un gesto affidato a una figura esterna, ma una competenza che il ristorante ha scelto di portare stabilmente dentro la propria cucina. La formazione viene ripetuta ogni anno, con l’obiettivo di affinare impasti, stesura e lavorazioni e di rendere nel tempo questa tecnica sempre più precisa e riconoscibile.

Il lavoro è visibile anche nel corner dedicato alla pasta fresca, davanti agli ospiti. Le pappardelle al cinghiale restano tra i piatti rappresentativi del menu insieme al cannellone al forno a legna, mentre la proposta cambia con il calendario: in inverno, per esempio, arrivano preparazioni come la polenta con fonduta e funghi. Anche altri formati di pasta possono incontrare il forno a legna, proseguendo il dialogo tra sfoglia, calore e brace che attraversa tutta la cucina.

IL FORNO A LEGNA TRA PIZZA E CUCINA

Accanto al ristorante, Radici sviluppa una pizzeria con forno a legna. Il lavoro sugli impasti nasce da un percorso di formazione e confronto tecnico con gli specialisti del Molino Casillo. La pizza segue la stessa logica della cucina: stagionalità, ingredienti riconoscibili e lavorazioni curate. Tra le interpretazioni, la Capricciosa con bufala, olive taggiasche, cardoncelli, carciofo alla giudia, uovo alla Bismarck, tartufo e prosciutto stagionato pepato di montagna.

UNA STORIA DI AMICIZIA E RISTORAZIONE

Radici è una tappa di una storia iniziata oltre vent’anni fa. Claudio e Simone sono prima di tutto amici e soci di lunga data. Il loro percorso è cominciato con La Vecchia Lira ed è proseguito attraverso diversi progetti fino a una realtà che oggi riunisce più insegne, tra cui Wunder Kafee Bistrot, La Pinseria e Humo a Marino.

Qui hanno scelto una direzione precisa: uscire dal ritmo urbano senza rinunciare alla struttura e all’ambizione di un vero ristorante. Il recupero del frutteto, la presenza dei castagni, l’uso della legna per la cucina e per il riscaldamento e l’attenzione a ciò che cresce intorno al locale fanno parte dello stesso progetto. La natura è il contesto; la ristorazione resta il centro.

RADICI, UNA DESTINAZIONE AI CASTELLI ROMANI

A sette mesi dall’apertura, Radici si racconta come una destinazione di ristorazione ai Castelli Romani. Il pranzo del sabato può iniziare attraversando il verde e il frutteto, continuare tra i castagni e arrivare a tavola davanti al fuoco. Ma il punto di arrivo resta sempre la cucina: pasta fresca, forno a legna, brace, stagionalità e una materia prima lavorata con gesti essenziali e tecniche continuamente affinate.

RADICI

Via dei Colli 1

Rocca di Papa (RM)

Martedì: 19:30–23:30

Mercoledì: 19:30–23:30

Giovedì: 19:30–23:30

Venerdì: 19:30–23:30

Sabato: 12:30–15:30 / 19:30–22:30

Domenica: 12:30–15:30 / 19:30–22:30