Ma Press News
martedì 3 marzo 2026
D-Day donne per la Costituzione - Domenica 8 marzo, ore 11 in sala Assoli Moscato
lunedì 2 marzo 2026
Le serve di Jean Genet con Eva Robins - regia e adattamento Veronica Cruciani - Spazio Dimanate del 12 marzo
Capolavoro di Jean Genet, liberamente ispirato a un fatto
di cronaca che scosse l’opinione pubblica francese negli anni Trenta, Le
serve è un perfetto congegno di teatro nel teatro che mette a nudo la
menzogna della scena — «uno straordinario esempio di continuo ribaltamento tra
essere e apparire, tra immaginario e realtà», nelle parole di Jean-Paul Sartre.
Dopo tre stagioni di tournée in tutta Italia, segnate da un consenso ampio e
costante da parte di pubblico e critica, lo spettacolo approda. In scena allo Spazio
Diamante, Sala Black, dal 12 al 15 marzo 2026, lo spettacolo
vede Eva Robin’s nel ruolo di Madame, Beatrice Vecchione in
quello di Claire e Matilde Vigna in quello di Solange, con la regia di Veronica
Cruciani, che firma anche l’adattamento del testo nella traduzione di Monica
Capuani, proseguendo un percorso sempre più orientato verso una regia
autoriale in cui la scrittura scenica diventa parte integrante della
messinscena. Le scene sono di Paola Villani, i costumi di Erika
Carretta, la drammaturgia sonora di John Cascone. Una coproduzione CMC/Nidodiragno,
Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale.
La
storia scritta da Genet è quella di due cameriere che allo stesso tempo amano e
odiano la loro padrona, Madame. Le serve hanno denunciato il suo amante con
delle lettere anonime. Venendo a sapere che l’amante sarà rilasciato per mancanza di
prove, e che il loro tradimento sarà scoperto, tentano di
assassinare Madame, falliscono, vogliono uccidersi a vicenda; una di esse si dà
la morte.
Genet presenta le due sorelle, Solange e Claire, nella
loro vita quotidiana, nell’alternarsi
fra fantasia e realtà, fra gioco del delirio e delirio reale. A turno le due
cameriere recitano la parte di Madame, esprimendo così il loro desiderio di
essere “la Signora” ed ognuna
di loro, a turno, interpreta la parte dell’altra
cameriera, cambiando lentamente atteggiamento, dall’adorazione
al servilismo, dagli insulti alla violenza. La rivolta delle serve contro la
padrona –
spiega la regista Veronica Cruciani, che firma anche l’adattamento del
testo nella traduzione di Monica Capuani, concepito come una vera e propria
riscrittura scenica coerente con la sua visione registica - non è un
gesto sociale, un’azione
rivoluzionaria, è un rituale. Questo rituale è l’incarnazione
della frustrazione, l’azione di
uccidere l’oggetto
amato ed invidiato non potrà essere portata a compimento nella vita di tutti i giorni,
viene ripetuta all’infinito
come un gioco. Tuttavia questo gioco non raggiunge mai il suo apice, la messa
in scena che le due sorelle compiono viene continuamente interrotta dall’arrivo
della padrona. Secondo Sartre questo fallimento è inconsciamente insito nel
cerimoniale stesso che le serve mettono in scena; il tempo sprecato nei
preliminari non porterà al compimento del rituale. Anzi questo rituale diventa un
atto assurdo, è il desiderio di compiere un’azione
che non potrà mai superare la distanza che separa il sogno dalla realtà. Una
fallimentare ripetizione magica, il riflesso deformato del mondo dei padroni,
che le serve adorano, imitano, disprezzano.
Il ruolo di Madame è affidato a Eva Robin’s, icona
pop del transgender dall’originale
percorso teatrale (ha recitato, fra gli altri, Cocteau e Beckett ed è stata
candidata all’Ubu per Tutto
su mia madre). A interpretare le bonnes, due giovani attrici cresciute alla
Scuola dello Stabile di Torino: Beatrice Vecchione – già diretta da Malosti,
Martone e Muscato, finalista ai Premi Ubu come Migliore attrice Under 35
proprio per questo spettacolo – e Matilde Vigna, Premio Ubu come Migliore
attrice Under 35 e finalista 2022 per il Miglior nuovo testo italiano. Con Le
serve, Veronica Cruciani consolida un percorso verso una regia sempre più
autoriale, firmando anche l’adattamento del testo come parte integrante della
propria visione artistica.
Notediregia di Veronica Cruciani
Ho scelto Le serve di Jean Genet perché mi offriva
la possibilità di tenere
insiemediversitemicheattraversanodatempoilmiolavoroecheoggi sento urgenti – il
teatro come dispositivo, il desiderio, il potere, il capitalismo, la disparità
sociale – ma anche perché questo testo mi permetteva di interrogarmi sul linguaggio
teatrale mentre lo agivo, rendendo esplicita una riflessione sul teatro stesso
attraverso la pratica della scena. In questosenso, la scelta di Le serve è stata fin dall’inizio anche
una scelta di linguaggio registico.
Le serve è prima di tutto un testo sul teatro,
e questo aspetto è stato per me centrale. Travestimento, gioco dei ruoli,
continui passaggi tra finzione e realtà ne costituiscono l’ossatura. Nello
spettacolo questa dimensione viene resa visibile e praticata, Clare e Solange
si presentano anche come attrici, interrompono la messa in scena, escono dai
personaggi e dichiarano apertamente la finzione, esponendo il dispositivo
teatrale come parte attiva della scena. Mostrano appunti, cartelli, riflessioni
di regia – come frasi annotate ai margini di un libro durante la lettura. Non
si tratta di commenti né di spiegazioni, ma di segni laterali che accompagnano
lo spettacolo,incrinano la continuità narrativa e ne rivelano il funzionamento.
Le tre frasi
che attraversano la scena – “Proteggimi da ciò che desidero”,“Nel deserto del
reale”, “Saremo libere” – non hanno una funzioneesplicativa. Sono appunti,
tracce, pensieri a margine che aprono cortocircuiti tra desiderio,
rappresentazione e realtà. Rimandano a un desiderio costruito su modelli imposti,
a una realtà percepita come progressivamente svuotata,a un’idea di libertà che
nel mondo capitalistico appare spesso possibile solo come immaginazione
estrema. È nella dimensione dell’irrealtà e dellafantasia che le serve trovano
vitalità; la realtà, al contrario, si presenta come uno spazio impoverito, in
cui non riescono ad amare sé stesse né l’altra.
Il desiderio
che attraversa Le serve è un
desiderio colonizzato, ed è suquesta forma del desiderio che ho costruito il
lavoro registico. Le due protagoniste aspirano a essere ciò che non sono e non
saranno mai, desiderano un modello di femminilità
e di potere prodotto da rappresentazioni che vanno dalla
Hollywood degli anni Quaranta fino
aigiorninostri.Madamenonvieneaffrontatacomeunpersonaggio psicologico,macomeunprincipio,unpotereastratto,insiemesimbolicoedeconomico, incarnato da una figura che
attraversa maschile e femminile, spostando l’attenzione dal personaggio al
meccanismo e mostrando come il potere non sia un’identità, ma un modo di agire
e di pensare, spesso interiorizzato anche da chi lo subisce.
Allo stesso
modo, il capitalismo e la disparità sociale non sono per me temi solo da
rappresentare, ma condizioni da far agire nella struttura dello spettacolo. Il
desiderio degli oggetti del potere – denaro, abiti, gioielli – diventa il
motore di un movimento che conduce inevitabilmente al fallimento. La disparità
non è trattata come sfondo ideologico, ma come gabbia interiorizzata, capace di
rendere impensabile persino la ribellione. Anche l’esperienza personale entra
qui non come autobiografia, ma come conoscenza concreta di questo meccanismo,
quando la disuguaglianza smette di essere soltanto una condizione materiale e
diventa una forma del pensiero.
Con Le serve
ho sentito la necessità di rendere più esplicita una direzione già presente nel
mio lavoro, orientando la regia verso una forma sempre più autoriale. In questo
spettacolo l’intervento sul testo attraverso l’adattamento diventa parte
strutturale della messa in scena, orientando la regia verso una pratica sempre
più strutturale. In questo spettacolo l’attenzione si concentra in modo più
consapevole sul funzionamento interno dell’opera. La ripetizione, il rito che
non si compie, lo slittamento continuo tra ruolo e identità vengono assunti
come principi compositivi della scena. È il primo lavoro in cui questa scelta
diventa pienamente visibile nella forma stessa dello spettacolo, segnando un
punto di messa a fuoco nel mio percorso, il momento in cui una pratica già in
atto trova una formulazione più chiara e riconoscibile.
Da qui, il
rapporto tra regia e scrittura si fa più diretto e consapevole, come parte
integrante di una pratica autoriale che tiene insieme adattamento, composizione
scenica e visione poetica, nel modo in cui desiderio, potere e immaginazione
prendono forma sulla scena.
Ufficio Stampa
spettacolo “Le serve”
Agenzia Maya Amenduni comunicazione
Maya
Amenduni +39 392 8157943
mayaamenduni@gmail.com
Botteghino
EMAIL
botteghino@spaziodiamante.it
TEL. 06. 27858101
WHATSAPP +39 345
1474533
Via
Prenestina, 230/B 00176 Roma RM
Orari
Spettacolo
|
giovedì12/3/2026 |
ore: 20:30 |
|
venerdì13/3/2026 |
ore: 20:30 |
|
sabato14/3/2026 |
ore: 19:00 |
|
domenica15/3/2026 |
ore: 17:00 |
Prezzi
Biglietti
|
Tariffa
Biglietto |
Intero |
|
biglietto
supporter |
€ 19,00 |
|
biglietto
standard |
€ 15,00 |
|
biglietto
agevolato |
€ 12,00 |
Danilo Imbrogiano è il titolare di Macchè Pasta ed è stato a Sanremo nella nuova hospitality Celebrity Auto
Danilo Imbrogiano è il titolare di Macchè Pasta ed è stato a Sanremo nella nuova
hospitality Celebrity Auto. E con questa intervista conosciamo meglio lui e la sua azienda.
Raccontaci tutto di te…
«Sì, noi siamo un format che abbiamo realizzato quest'anno, si chiama Macché Pasta.
Macché Pasta è un brand che a breve diventerà franchising e verrà sviluppato sia in Italia
che in Europa. Già abbiamo diversi clienti interessati e il progetto, nato un anno e mezzo
fa, sta avendo un grande successo. Raccontiamo le regioni, le tradizioni e i prodotti
italiani, in particolare i sughi tipici di ogni regione, come le nostre nonne li preparavano.
Offriamo diverse tipologie di pasta abbinate ai sughi tradizionali regionali. Il nostro format è
snello, veloce e innovativo, pensato soprattutto dai giovani e supportato da una forte
componente tecnologica per il franchising. Il primo locale si trova a Venezia e già stiamo
lavorando per standardizzare i processi e sviluppare il franchising in Italia e all’estero.»
Perché hai deciso di essere a Sanremo?
«Crediamo che dove c’è visibilità particolare sia importante esserci, soprattutto quando un
brand vuole farsi conoscere. Inoltre, uno dei nostri chef, che ha contribuito alla
realizzazione di alcune ricette, è presente sul palco del Festival. Tra gli chef coinvolti ci
sono Giancarlo Gambuzza e Alex Aggio, quest’ultimo direttamente a Sanremo per
presentare la cucina italiana.»
Cosa rappresenta il festival per te?
«Sanremo rappresenta per noi italianità. Macché Pasta racconta il mondo italiano, le
tradizioni e i prodotti del nostro paese, e Sanremo è una grande tradizione italiana, proprio
come la cucina che celebriamo. Inoltre, la musica italiana è parte integrante della nostra
esperienza: nei nostri locali abbiamo il “Radio Macché Pasta”, dove si ascoltano canzoni
dagli anni ’40 a oggi. Essere presenti al Festival significa quindi continuare a promuovere
e celebrare l’italianità, sia attraverso la cucina che attraverso la musica.»
Qual è il tuo sogno/obiettivo prossimo da realizzare?
«I nostri prossimi obiettivi sono le aperture dei locali. Nel 2026 puntiamo a fare tre nuove
aperture e, nei successivi tre anni, almeno venti. Vogliamo espandere Macché Pasta
anche all’estero, in particolare in Francia, per far conoscere il nostro brand e la tradizione
culinaria italiana.»
Nota personale e ruolo nel progetto:
«Io sono Danilo Imbrogiano, format creator e ideatore di Macché Pasta. Ho sviluppato il
format insieme ai miei soci: Michele La Valle, nostro massimo finanziatore e venture
capitalist di DM Group, e Andrea Azzinnari, socio e volto del primo locale. Gli chef
principali coinvolti nel progetto sono Giancarlo Gambuzza e Alex Aggio, quest’ultimo
presente anche a Sanremo per rappresentare la cucina italiana sul palco.»
La Condor Eventi è stata a Sanremo nella nuova hospitality Celebrity Auto. E con questa intervista conosciamo meglio l’azienda.
La Condor Eventi è stata a Sanremo nella nuova hospitality Celebrity Auto. E con questa
intervista conosciamo meglio l’azienda.
Raccontaci tutto di te
Prima di tutto voglio ringraziare per l’opportunità di essere qui, per me è davvero un onore.
Sono nato nella musica, letteralmente, fin da quando ero piccolissimo, perché i miei
genitori suonavano; nel corso del tempo sono stato musicista fino ai miei 25 anni e in
seguito DJ, ed è lì che ho costruito la mia identità artistica e professionale. Con il tempo ho
sentito l’esigenza di evolvermi e trasformare quella passione in un progetto più ampio: così
è nata la Condor Eventi. Condor Eventi non è solo “Avanti a 2000”, ma un’agenzia di
eventi a 360 gradi. “Avanti a 2000” è il frutto di anni di esperienza come musicista e
osservatore, quindi, come puoi immaginare ne vado estremamente orgoglioso, anche
perché questo format anni ’90/2000 porta noi e il pubblico a stretto contatto con artisti che
hanno segnato la storia di quel periodo. Non solo con la riproduzione dei loro brani in
serata, ma ho voluto differenziarmi con una caratteristica che lo distingue dagli altri: la
presenza, ad ogni evento, di un artista originale degli anni ’90 o 2000. È un modo
autentico di far rivivere quella musica, non solo di raccontarla.
Perché hai deciso di essere a Sanremo?
Perché Sanremo è un luogo simbolo per chi vive di musica. È una città che rappresenta
sogni, ambizione e identità artistica. Essere qui significa confrontarsi con il cuore pulsante
dello spettacolo italiano.
Cosa rappresenta il festival per te?
Il Festival di Sanremo rappresenta la continuità della musica nel tempo. È un palco che
unisce generazioni diverse e dimostra che la musica vera riesce sempre a rinnovarsi
senza perdere la propria anima.
Qual è il tuo sogno/obiettivo prossimo da realizzare?
L’obiettivo è crescere sia a livello nazionale che internazionale, portando la musica dance
italiana anche all’estero e facendola riemergere come merita. Vorrei che progetti come
“Avanti a 2000” diventassero un ponte tra passato e futuro, capaci di raccontare al mondo
una parte importante della nostra cultura musicale.
Antonio Napoli è stato a Sanremo nella nuova hospitality Celebrity Auto
Antonio Napoli è stato a Sanremo nella nuova hospitality Celebrity Auto. E con questa
intervista conosciamo meglio lui e la sua professione.
Raccontaci tutto di te
Vengo da una famiglia di parrucchieri e sono cresciuto respirando questo mestiere ogni
giorno. Ho sempre lavorato in questo ambito e ho sempre puntato più in alto, con
l’obiettivo di superare i miei stessi limiti. Per me non è solo un lavoro: è una vocazione che
porto avanti con ambizione e determinazione.
Perché hai deciso di essere a Sanremo?
Ho scelto di essere a Sanremo perché è una delle vetrine più importanti del nostro Paese.
Ho sempre seguito il Festival fin da piccolo e oggi poter partecipare come hairstylist è per
me un traguardo straordinario. È un’esperienza che unisce emozione e crescita
professionale.
Cosa rappresenta il Festival per te?
È una tradizione che seguo ogni anno. Oltre alla musica, mi affascina la cura dei dettagli:
dal capello all’abbigliamento, fino agli elementi più particolari che costruiscono
un’immagine. È il luogo dove ogni dettaglio fa la differenza.
Qual è il tuo sogno / obiettivo prossimo da realizzare?
Il mio sogno si sta realizzando giorno dopo giorno, perché ho sempre voluto fare questo
lavoro. Il prossimo obiettivo è crescere ancora: ampliare il mio salone in provincia di Napoli
e renderlo più grande, moderno e rappresentativo della mia visione.
“Niente di speciale” Documentario sulla campionessa mondiale paralimpica Nicole Orlando di Alessio Di Cosimo in onda Venerdì 6 marzo in seconda serata su Rai2
Venerdì 6 marzo in seconda serata su Rai2 andrà in onda “Niente di speciale”, documentario su Nicole Orlando campionessa mondiale paralimpica con sindrome di Down e simbolo di determinazione, talento e inclusione. Il documentario prodotto da Unicorn in collaborazione con Rai Documentari, e realizzato con il contributo del Ministero della Cultura andrà in onda in occasione dell'inaugurazione dei Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026.
Un racconto potente ed emozionante, per la regia di Alessio Di Cosimo e scritto dal regista con Alessio Coccia, che ripercorre il viaggio umano e sportivo di una giovane donna che ha saputo trasformare ogni limite in possibilità, diventando un punto di riferimento non solo nello sport, ma anche nella società civile. Velocista specializzata nei 100 e 200 metri, atleta di salto in lungo e protagonista nel triathlon, Nicole Orlando ha conquistato numerosi titoli mondiali ed europei, fino a detenere record internazionali. Nel 2015 è stata citata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel discorso di fine anno come esempio virtuoso per il Paese. Ma il documentario va oltre le medaglie, raccontando la quotidianità, la famiglia, l’amore, gli allenamenti, le fragilità e la forza interiore di una ragazza che non vuole essere definita dalla sua condizione, ma dalle sue azioni.
Il film alterna le interviste esclusive a personalità del mondo dello sport e dello spettacolo come Javier Zanetti, Milly Carlucci , Gianni Morandi e Carolyn Smith, agli incontri con la famiglia e gli allenatori che hanno accompagnato Nicole nel suo percorso a immagini di repertorio e momenti di vita privata. Il racconto è integrato da parti animate che restituiscono il punto di vista interiore della protagonista. Attraverso uno stile visivo delicato e coinvolgente, il documentario affronta temi universali come il bullismo, il pregiudizio, l’inclusione, la resilienza e l’importanza dello sport come strumento di emancipazione e crescita.
“Niente di Speciale – nelle intenzioni degli autori - è un documentario che parla ai giovani, alle famiglie, agli insegnanti, agli sportivi e a chiunque abbia mai dubitato di sé. Non è solo la storia di un’atleta straordinaria, ma un invito collettivo a ribaltare le prospettive, a mettere da parte i luoghi comuni e a riconoscere che la vera normalità è la diversità. Un racconto intimo e universale, capace di emozionare il pubblico italiano e internazionale, e destinato a una distribuzione televisiva e streaming”.
Alessio Di Cosimo (Roma, 1985) è regista e autore. Dopo aver studiato cinema presso l’Università Roma Tre, completa la sua formazione in ambito teatrale diplomandosi in accademia. Tra il 2009 e il 2012 scrive, dirige e interpreta diversi spettacoli, ottenendo un significativo riscontro di pubblico e maturando un approccio alla regia fortemente centrato sull’attore e sulla dimensione emotiva del racconto.
Nel 2013 esordisce dietro la macchina da presa con un cortometraggio dedicato al tema del gioco d’azzardo, realizzato con il patrocinio del Comune di Roma e della Regione Lazio. L’anno successivo dirige Rosa, interpretato da Renato Scarpa, premiato in numerosi festival nazionali.
Nel 2017 firma il documentario Tizzo – Storia di un grande campione, dedicato al pugile Emiliano Marsili, distribuito su Amazon Prime Video e Chili TV in Italia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania, Polonia e Austria. Nel 2018 realizza il cortometraggio Per Sempre, con protagonista Lou Castel: acquisito da Rai Cinema Channel, il film ottiene un importante successo festivaliero, vincendo tra gli altri il Premio Speciale ai Nastri d’Argento 2019 e il riconoscimento di “Film d’Essai” dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con distribuzione in oltre 400 sale d’essai italiane.
Seguono Trentacinque (2019), co-diretto con Juan Diego Puerta Lopez e premiato al Venice Film Week come miglior corto italiano, e L’Italia Chiamò (2020), con Alessandro Haber.
Nel 2022 dirige il documentario Barber Ring, dedicato alla figura di Manuel Ernesti, approfondendo ancora una volta il racconto di identità forti e percorsi di vita fuori dagli schemi. Nello stesso anno firma Come un Padre (Amazon Exclusive) e nel 2023 L’Età Giusta (Paramount+ Exclusive), consolidando un percorso autoriale incentrato sui legami familiari, le fragilità maschili e le dinamiche generazionali.
Nel 2026 dirige il documentario Niente di speciale, prodotto da Unicorn con Rai Documentari e realizzato con il contributo del Ministero della Cultura, dedicato alla vita dell’atleta paralimpica con sindrome di Down Nicole Orlando.
È attualmente in preparazione il lungometraggio Figlio Unico, che prosegue la sua ricerca cinematografica sui temi dell’identità, della paternità e della memoria emotiva.
Scheda tecnica
Durata: 52’
Scritto da: Alessio Di Cosimo e Alessio Coccia
Regia: Alessio Di Cosimo
Prodotto da: in collaborazione con Rai Documentari
***
Progetto TAPPA evento 5 marzo 2026 Cammino di San Francesco Caracciolo
Giovedì 5 marzo alle ore 17.30, nel palazzo baronale di Formicola (CE), sede della Comunità Montana del Monte Maggiore, verrà presentato il progetto “TAPPA – Territori Attivi Per Paesi Accoglienti”.

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