Il titolo della mostra, Wor(l)ds, introduce fin da subito il nucleo concettuale del lavoro: una riflessione sullo scarto e sulla sovrapposizione tra “word” e “world”, tra linguaggio e realtà. In questa tensione semantica si inscrive la ricerca di Colin, che da anni esplora i processi di costruzione, trasmissione e trasformazione dell’informazione visiva, con particolare attenzione al ruolo della stampa e della fotografia nel definire l’immaginario collettivo. Gianluigi Colin conduce una ricerca artistica intorno al dialogo tra le immagini e le parole: il suo lavoro nasce come investigazione sul passato, sul senso della rappresentazione, sulla stratificazione dello sguardo. Una pratica che attinge alla storia dell’arte e alla cronaca, che tende a porre sul medesimo piano memoria e attualità̀, facendo sfumare i confini tra le epoche. Una poetica, la sua, dal forte impegno civile ed etico, che vuole restituire all’esperienza artistica forti valenze militanti.
L’allestimento, pensato per gli spazi di METRONOM, riunisce quattro cicli di lavori storici, che percorrono alcune direttrici della sua ricerca.
Presente storico (1997-2011) configura una vera e propria ‘storia di visioni’ in cui il passato e il presente si compenetrano. Le immagini vengono rielaborate fino a perdere la loro dimensione contingente, trasformandosi in tracce sospese nel tempo, capaci di attivare una memoria stratificata e critica. La serie Traps (2012-2016) è realizzata a partire da comuni trappole per topi che fissano alcune parole emblematiche della contemporaneità, ritagliate da pagine di giornali. Fissate nella cera e bloccate dal mezzo meccanico – Dreams, Security, Love ... – diventano oggetti e il linguaggio un dispositivo di cattura. Dalla parola al mito, il ciclo Mitografie (2011-2015) è una riflessione sulla costruzione del mito nell’era dei media. Marylin Monroe, Venere contemporanea, appare immersa e quasi fluida, tra le pagine in bianco e nero di un giornale. La bellezza e i suoi canoni sono mutevoli e costantemente ridefiniti dal contesto che li accoglie. L’immagine torna protagonista nelle Interferences (2014-2016): una sterminata collezione di fotografie provenienti da banche dati, elemento quotidiano ed essenziale del processo editoriale, che scorrono, prima ancora dello swipe, dettagliate o caotiche, banali o iconiche, e raccontano, prima ancora del loro contenuto di storia e di rappresentazione, del predominio dell’immagine sulla parola.
Ho sempre lavorato sulla sedimentazione della memoria’ dichiara Colin, ‘Attingo dal presente. Osservo quello che è sotto gli occhi di tutti. Scelgo tra parole, figure, segni che rappresentano il nostro tempo. Insomma, scavo, riunisco, scarto, raccolgo ogni tipo di materiale dentro un muro di carta. Una specie di lavoro archeologico del nostro presente.’
Fondante per Colin è l’intervento su materiali provenienti dal sistema editoriale – quotidiani, immagini di cronaca, riproduzioni – che sottopone a processi di manipolazione fisica e visiva: piegature, compressioni, cancellazioni e sovrapposizioni che ne alterano la leggibilità originaria. Attraverso tali operazioni, l’immagine perde la sua funzione documentaria immediata per acquisire una nuova dimensione, più densa e riflessiva, che si sottrae al tempo istantaneo dell’informazione.
Accanto ai cicli storici, la mostra presenta un’installazione inedita che si confronta con il lascito di Marcel Duchamp, in particolare con il celebre scolabottiglie. Il riferimento al ready-made duchampiano non si configura come semplice citazione, ma come dispositivo critico: Colin rilegge quel gesto fondativo alla luce dell’odierno ecosistema mediatico, interrogando il passaggio dall’oggetto all’immagine come luogo privilegiato di attribuzione di senso e valore.
Wor(l)ds si configura come un’indagine sulla materialità dell’immagine e sulla sua capacità di generare significati plurimi. Le opere in mostra evidenziano come le parole e le immagini, lungi dall’essere strumenti neutri di rappresentazione, agiscono come elementi attivi nella costruzione del reale, aprendo continuamente nuovi orizzonti interpretativi.
La mostra si inserisce coerentemente nella programmazione di METRONOM, da sempre attenta alle ricerche che interrogano i linguaggi della fotografia e delle arti visive contemporanee, offrendo al pubblico un’occasione di riflessione critica sulla natura instabile dell’immagine e delle parole nel nostro tempo.
Gianluigi Colin (Pordenone, 1956) è artista, giornalista, critico e attualmente cover editor de La Lettura del Corriere della Sera, dove scrive anche di arte, fotografia e comunicazione visiva. Ha esposto con mostre personali in spazi pubblici, privati e museali come l’Arengario di Milano (1998), Centro Cultural Recoleta di Buenos Aires (2002), Museo Manege di San Pietroburgo (2003), MADRE di Napoli (2011), IVAM di Valencia (2011) Fondazione Marconi (2012), Galleria D’arte Moderna e Contemporanea di Pordenone (2013), al Palazzo del Governatore di Parma (2019), alla Galleria Building (2024) a Milano, a Palazzo Ducale di Urbino (2025).
Scheda della mostra
Artista: Gianluigi Colin
Titolo: Wor(l)ds
Sede: Metronom, Via Carteria 10 / 41121 Modena
Date: 28 aprile –10 luglio 2026
Orari: martedì, mercoledì, venerdì 9-13 / 14-18 o su appuntamento, ingresso libero

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