Ma Press News

Sei un Ufficio Stampa? Vuoi pubblicare i tuoi comunicati oppure i tuoi articoli? Entra in Ma Press News e pubblica tu stesso. Libera Informazione gratis per tutti. mariammanews@gmail.com

lunedì 30 marzo 2026

Nuovo Teatro Ateneo, il 31 marzo UPROAR con Carolina Rieckhof / Moyra Silva

Martedì 31 marzo alle ore 20.30, al Nuovo Teatro Ateneo, sarà presentato UPROAR, progetto di teatro partecipativo e nuovi formati firmato dalle artiste peruviane Carolina Rieckhof e Moyra Silva, in collaborazione con IILA – Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana.

Il lavoro, nato a Londra nel 2023, si configura come un dispositivo performativo in divenire che intreccia movimento, suono e pratiche rituali, a partire da una riflessione sulle recenti crisi politiche e sociali in Perù e sulle persistenti eredità coloniali. Attraverso un processo di ricerca condivisa, lo spettacolo apre uno spazio di elaborazione collettiva del dolore e di attivazione di un’empatia politica che coinvolge direttamente il pubblico.

Il 31 marzo 2026, alle ore 20:30, al Nuovo Teatro Ateneo andrà in scena UPROAR, progetto di teatro partecipativo e nuovi formati firmato da Carolina Rieckhof e Moyra Silva (Perù), in collaborazione con IILA - Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana.

Lo spettacolo nasce dall’incontro tra le due artiste peruviane avvenuto a Londra nel 2023: Carolina Rieckhof, costumista e scenografa, e Moyra Silva, regista e filosofa del movimento, condividono fin da subito una medesima urgenza etica e politica, maturata a partire dalla frustrazione per le violenze e le ingiustizie che hanno segnato le proteste sociali in Perù e la repressione esercitata durante la crisi politica recente.

Da questo nucleo iniziale prende forma un processo creativo continuo, che si sviluppa come esperienza di ricerca e consapevolezza, superando i confini della produzione teatrale per diventare un campo di indagine condivisa. Il lavoro si espande progressivamente fino a includere l’esplorazione delle conoscenze ancestrali delle popolazioni locali peruviane, intese come archivio vivo di memoria, resistenza e trasformazione.

UPROAR si configura così come un dispositivo performativo in divenire, in cui movimento e suono si intrecciano a pratiche rituali e saperi originari, restituendo una riflessione aperta sulle forme del conflitto, della diaspora e della possibilità di elaborazione collettiva del dolore. Lo spettacolo sarà presentato in lingua originale con sopratitoli.

 

Note dello spettacolo (fonte https://moyrasilva.com/2023/11/19/uproar/)

Le artiste peruviane che vivono nel Regno Unito hanno avviato una pratica di ricerca collaborativa basata sull’arte che intreccia movimento, suono, costume e giustizia sociale. La recente crisi politica e la successiva crisi sociale in Perù, tra dicembre 2022 e marzo 2023, vengono assunte come riflesso di questioni coloniali irrisolte — classismo, discriminazione, razzismo — che continuano a produrre fratture nel presente. In quanto migranti peruviane, lontane dal proprio paese, le artiste hanno osservato con dolore e impotenza l’ascesa di un governo autoritario che ha reso invisibili le morti di oltre 50 persone.

Le artiste dichiarano di essere state ispirate dal Taki Onkoy, antica tradizione di danza ribelle contro l’oppressione coloniale, che riemerge come forma di resistenza e sopravvivenza simbolica. Questa tradizione ha risuonato con la necessità di condividere e incarnare — attraverso pianto e danza — il dolore e l’ingiustizia del proprio paese, dando forma a un rituale di guarigione in cui le lotte, le frustrazioni e la sofferenza si trasformano in movimento: un movimento che tenta continuamente di sollevarsi e ricadere, in un ciclo senza fine.

Nel corso della crisi in Perù (2022–2023) civili, in particolare appartenenti a comunità indigene impegnate nel diritto alla protesta, sono stati uccisi, discriminati e privati dei propri diritti attraverso l’azione delle forze di polizia e militari sotto la guida della presidente Dina Boluarte. Il progetto si configura pertanto come un tentativo di generare dialoghi tra migrazione, distanza, lutto, protesta ed esperienza collettiva, sviluppando un dispositivo performativo di empatia politica e sociale che coinvolge attivamente il pubblico. Le artiste interrogano la possibilità di condividere e attivare una comprensione del dolore che attraversi le differenze geografiche e culturali, affermando l’uguaglianza del valore della vita e del diritto alla protesta.

 


Note di contesto sulla stagione

 

Tra aprile e maggio il cartellone si dispiega come una geografia teatrale del mondo, attraversando lingue, memorie e tradizioni sceniche. Il 12 aprile sarà in scenaMi madre y el dinero di Anacarsis Ramos intreccia autobiografia e documento per raccontare sessant’anni di lavoro precario nello stato messicano di Campeche. Il 7 maggio la grande attrice-danzatrice indiana Kapila Venu porta in prima italiana Parvati Viraham, raffinata rilettura femminile della tradizione del NāṅgīārKūthu. Il 13 maggio Il figlio della tempesta di Armando Punzo e Andrea Salvadori rievoca trent’anni della Compagnia della Fortezza, intrecciando parole, suono e immagini nate nell’esperienza unica del carcere di Volterra. Chiude il 17 maggio L’ombra lunga di Alois Brunner del drammaturgo siriano Mudar Alhaggi, un’indagine teatrale vertiginosa in cui la storia europea e quella mediorientale si riflettono nell’esperienza dell’esilio e della memoria politica.

 



CHIANCHERIA – MEAT & BURGER RIAPRE A VAIRANO SCALO NEL SEGNO DELL’EVOLUZIONE



Nuova riapertura della sede storica di Chiancheria – Meat & Burger mercoledì 1 aprile a Vairano Scalo (Caserta), che segna l’inizio della fase evolutiva del brand Chiancheria 2.0 con un restyling lineare e una proposta food immediatamente riconoscibile e contemporanea.

Nata nel 2016 dalla collaborazione tra Salvio Passariello e Pasquale Di Muccio, oggi socio e Direttore Commerciale del Gruppo, Chiancheria ha rappresentato dagli esordi un format innovativo italiano capace di unire hamburgeria, steakhouse, macelleria e gastronomia. Dopo il successo della prima sede a Vairano Scalo, il progetto si è espanso a Roma e Napoli, consolidando una visione della ristorazione orientata alla qualità ma democratica. La riapertura della sede di Vairano Scalo arriva con un’idea rigenerata e già consolidata per trasformare un’opportunità strategica in rebranding. Il nuovo concept supera l’idea tradizionale di tempio della carne per evolversi in uno spazio gastronomico moderno, inclusivo e dinamico, pensato per accompagnare i diversi momenti della giornata: dal pranzo veloce all’aperitivo, fino alla cena.

Chiancheria 2.0 ripropone un nuovo modo di vivere la ristorazione un’offerta che unisce tradizione e innovazione attraverso due direttrici principali. La nuova filosofia valorizza la materia prima e ritorna al gusto autentico, caratterizzato dalla semplicità, chiave gustativa di piatti che valorizzano la purezza della materia prima. Un manifesto preciso e che porta avanti il valore della qualità democratica con uno street food contemporaneo e con contaminazioni gourmet. Insieme ai grandi classici della carne, trovano spazio nuove proposte di tendenza: wrap, kebab e toast realizzati con ingredienti selezionati, oltre a un’attenzione crescente verso opzioni vegetariane e vegane, in linea con i principi della dieta mediterranea.

L’obiettivo è rendere l’esperienza accessibile e flessibile: accanto a tagli pregiati e selezioni enologiche, il menù introduce proposte agili con prezzi accessibili, pensate anche per un consumo veloce e informale. A rafforzare l’esperienza gastronomica, grande attenzione è dedicata anche alla cantina e al beverage: la carta dei vini conta oltre 110 etichette tra referenze nazionali e internazionali accuratamente selezionati dal sommelier Giuseppe Ventriglia, affiancate dalle migliori etichette di brasserie nazionali e internazionali che rappresentano la birra artigianale.

Valori solidi e visione sostenibile sono alla base del progetto e promossi dal Gruppo Le Due Torri, guidato da Salvio Passariello, CEO e Direttore Generale, affiancato da Laura Rusciano, responsabile finanziaria. Una visione imprenditoriale che mette al centro qualità, sostenibilità e responsabilità sociale. Il modello si ispira ai tre principi cardine del “Buono, Pulito e Giusto”. “Buono” per garantire qualità nutrizionale e benessere, “Pulito”, nel rispetto dell’ambiente e dei cicli naturali e “Giusto”, per assicurare equità lungo tutta la filiera produttiva.

La qualità della materia prima al centro della filosofia di Chiancheria, con una selezione di carni curata con la collaborazione di aziende sostenibili e che seguono un’etica rigorosa mettendo al centro la tutela della biodiversità. Inoltre, presso la sede di Vairano sarà possibile acquistare direttamente la carne dal banco e scegliere box da asporto, pensate per portare l’esperienza e la qualità dei prodotti Chiancheria anche a casa.

Inoltre si affiancano a innovazione e sviluppo di Chiancheria 2.0, nuove chiavi di potenziamento del delivery, lo sviluppo del canale retail e l’introduzione del food truck rappresentano strumenti strategici per portare il brand “on the road”, ampliando il pubblico e rafforzando la presenza sul territorio nazionale e internazionale. In questo percorso, un ruolo centrale è rappresentato dalle persone: Chiancheria investe nella crescita professionale del proprio team attraverso un’Academy interna, con l’obiettivo di formare e valorizzare le risorse e diffondere una cultura della ristorazione sempre più consapevole. Questo approccio si traduce anche nella possibilità di vivere l’esperienza Chiancheria fuori sede, portando il format in eventi e contesti privati, mantenendo lo spirito dinamico e “on the road” che contraddistingue il brand.



​Istituto Grandi Marchi guida la formazione enologica d’eccellenza, a Tenuta Rivera il corso introduttivo Masters of Wine


Istituto Grandi Marchi continua a promuovere in Italia e nel mondo la formazione di alto profilo insieme all’Institute of Masters of Wine proseguendo in una collaborazione avviata da oltre quindici anni. Cantine Rivera, una delle 18 storiche famiglie del vino del gruppo IGM, ha ospitato gli aspiranti al titolo MW da giovedì 26 a domenica 29 marzo scorsi, per un weekend lungo nel cuore dell’Alta Murgia all’insegna della formazione vitivinicola d’eccellenza. L’iniziativa si conferma un punto di riferimento per i professionisti del vino e, in questa occasione, ha richiamato 20 partecipanti provenienti non solo dall’Italia ma anche da Grecia, Turchia, Cipro, Regno Unito , Germania, Svizzera, Olanda e Belgio.


Il programma intensivo ha alternato sessioni teoriche e pratiche, lezioni frontali e prove di esame, sessioni di scrittura e degustazioni tecniche di grandi etichette italiane ed estere offrendo un’immersione completa nel rigoroso approccio e nella filosofia didattica del percorso MW. A guidare i partecipanti, tre figure di riferimento per il mondo dei fine wines: Demetri Walters MW, Harriet Tindal MW e la partecipazione di Cristina Mercuri, prima Master of Wine italiana donna nominata lo scorso 19 febbraio.


“Con rinnovato entusiasmo prosegue questa preziosa collaborazione, animata dal forte desiderio di avvicinare professionisti e studenti a intraprendere il percorso formativo MW, il quale vanta risultati più che eccezionali per il panorama mondiale del vino - sottolinea Piero Mastroberdino, Presidente di Istituto Grandi Marchi - Accogliere partecipanti da tutto il mondo significa promuovere le sinergie tra i vari interpreti del vino e consolidare il ruolo dell’Italia non solo come eccellenza produttiva ma anche come hub globale di formazione, innovazione e storytelling enologico.”


“Siamo oltremodo lieti e onorati di avere ospitato a Rivera, per la prima volta in Puglia, l’Institute of Masters of Wine – afferma Sebastiano de Corato titolare di Rivera - con il corso introduttivo al loro esame, grazie alla partnership con l’Istituto Grandi Marchi di cui facciamo parte. Un’istituzione storica e prestigiosa che interpreta il mondo del vino con uno sguardo completo, rigoroso e internazionale. Un appuntamento che rappresenta per noi un importante riconoscimento e un’occasione di crescita e confronto, capace di rafforzare il legame tra il nostro territorio e le più alte espressioni della cultura enologica mondiale.”


Le masterclass per aspiranti MW rappresentano un progetto fortemente voluto e sostenuto da Istituto Grandi Marchi a partire dal 2012, che ha contribuito negli anni alla crescita dei professionisti del vino di domani. Ed è proprio grazie a questo impegno che l’Italia può oggi contare su quattro MW: Gabriele Gorelli, che è stato il primo a ottenere il prestigioso riconoscimento, cui hanno fatto seguito negli anni Andrea Lonardi, Pietro Russo e recentemente Cristina Mercuri, tutti accomunati dall’ aver iniziato il loro percorso partecipando ai corsi introduttivi organizzati da IGM. Un risultato che testimonia concretamente l’efficacia di un progetto che dal 2010, anno in cui IGM è diventato sponsor di IMW, contribuisce a costruire la nuova generazione italiana di talenti capaci di rappresentare il vino nel mondo con competenza, visione e autorevolezza. 

Sacrifici prima della catastrofe: cosa bruciava negli altari domestici di Pompei?



Piante locali ma anche sostanze aromatiche importate dall’Africa o dall’Asia sui bruciaprofumi degli altari domestici di Pompei. È quanto emerge dalle indagini scientifiche di un team di esperti internazionali che ha analizzato cosa venisse bruciato nei bracieri rituali romani rinvenuti a Pompei. Segno di quanto Pompei facesse parte di una rete commerciale globale.
L’eruzione del 79 d. C., immane catastrofe per gli abitanti dell’epoca di Pompei, ha rappresentato allo stesso tempo una straordinaria opportunità per l’archeologia moderna, grazie alle eccezionali condizioni di conservazione del sito. Tra i reperti preservati vi sono, infatti, anche le ceneri rimaste nei bruciaprofumi utilizzati dai pompeiani per le offerte a base di incenso alle divinità, che gli esperti delle Università di Zurigo, Monaco di Baviera, Bonn, Kiel e Dublino hanno analizzato in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei, mediante una serie di tecniche di laboratorio all’avanguardia, concentrandosi sulle ceneri di due bruciaprofumi, provenienti da Pompei e da una villa di Boscoreale.
Resine arboree esotiche dall’Africa o dall’Asia
«Ora possiamo dimostrare concretamente quali profumi venivano realmente bruciati nel culto domestico pompeiano», afferma Johannes Eber dell’Università di Zurigo, coordinatore dello studio. «Oltre a piante regionali abbiamo trovato anche tracce di resine importate – un indizio di ampie connessioni commerciali di Pompei».
Particolare interesse desta uno dei recipienti dove sono stati individuati resti di una resina arborea esotica, probabilmente proveniente da regioni tropicali dell’Africa o dell’Asia.
«Le analisi molecolari indicano inoltre la presenza di un prodotto derivato dall’uva in uno dei bruciaprofumi», spiega Maxime Rageot dell’Università di Bonn, che ha condotto le indagini biomolecolari dello studio. «Ciò sarebbe coerente con l’uso del vino nei rituali raffigurati nell’arte romana e descritti nelle fonti scritte, e dimostra al tempo stesso quanto sia importante integrare gli studi archeologici con analisi scientifiche».
«La combinazione di diverse tecniche chimiche e microscopiche moderne rende improvvisamente tangibile la vita religiosa quotidiana degli abitanti di Pompei», aggiunge Philipp W. Stockhammer della LMU di Monaco, nel cui gruppo di ricerca è stato avviato lo studio.
Una vasta rete commerciale quasi 2.000 anni fa
Il Parco Archeologico di Pompei, che recentemente ha dedicato una nuova esposizione permanente all’eruzione e alle sue vittime, esponendo anche un elevato numero di reperti organici quali resti di piante, cibi e oggetti in legno, sottolinea l’importanza di questo tipo di studi: «Senza Pompei, la nostra conoscenza del mondo romano sarebbe meno ricca – ha commentato il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel – ma è una ricchezza di conoscenze e dati che solo un’archeologia all’altezza dei tempi può valorizzare adeguatamente: grazie all’integrazione con altre scienze, possiamo ancora scoprire tanto sulla vita nella città antica.»
Lo studio mostra quindi che Pompei non era soltanto una città romana ai piedi del Vesuvio, ma faceva parte di una rete commerciale globale, le cui tracce possono essere individuate perfino nei profumi degli altari domestici.

domenica 29 marzo 2026

Zona franca al Sud, Enrico Ditto attacca: «Basta propaganda. Senza fiscalità speciale il Mezzogiorno resta condannato a rincorrere»


«Il Sud non può continuare a essere raccontato come una terra di potenziale e poi lasciato ogni giorno a combattere con costi più alti, infrastrutture più deboli, burocrazia più lenta e margini più fragili. Senza una vera fiscalità speciale, parlare di sviluppo del Mezzogiorno è ormai solo propaganda». È un intervento netto, senza sfumature, quello di Enrico Ditto, imprenditore napoletano attivo nel settore dell’ospitalità e da tempo voce critica sul futuro economico, urbano e produttivo di Napoli e della sua provincia.

Il tema è quello della zona franca al Sud, una misura che per Ditto non rappresenta una concessione, ma una necessità economica e politica. «Ogni volta che si apre il dibattito sul rilancio del Mezzogiorno – osserva – si moltiplicano tavoli, promesse, slogan, convegni e dichiarazioni. Poi però le imprese continuano a lavorare in un contesto oggettivamente più difficile, con meno strumenti e più ostacoli. A un certo punto bisogna dirlo con chiarezza: il problema non è la mancanza di talento o di iniziativa privata. Il problema è che al Sud si pretende competitività senza garantire condizioni competitive».

Per Ditto il punto è ormai non più rinviabile: o si costruisce una leva straordinaria per il Mezzogiorno, oppure si continuerà a gestire il declino a colpi di annunci. E la zona franca, nella sua visione, deve essere uno strumento reale, non un’etichetta da campagna elettorale. «Non basta evocare incentivi generici – spiega –. Serve un pacchetto serio: alleggerimento fiscale, semplificazione amministrativa, incentivi veri per chi assume, investe e resta sul territorio. Se il costo d’impresa continua a essere schiacciato da squilibri strutturali, il Sud non parte in ritardo: parte già penalizzato».

L’affondo riguarda direttamente anche il sistema Paese. «In Italia – prosegue Ditto – si parla spesso del Mezzogiorno come se fosse un problema locale. È un errore clamoroso. Il Sud è una questione nazionale. Se il Sud non cresce, l’Italia perde capacità produttiva, perde mercato interno, perde attrattività internazionale e perde intere generazioni di competenze». Un’analisi che si lega a un fenomeno ormai strutturale: la fuga di giovani, professionalità e capitale umano verso territori percepiti come più stabili e più favorevoli all’iniziativa economica.

Secondo l’imprenditore napoletano, la zona franca dovrebbe servire prima di tutto a fermare l’emorragia silenziosa che svuota il Mezzogiorno di energie e prospettiva. «Non possiamo continuare ad applaudire i ragazzi del Sud quando ce la fanno altrove e ignorare il fatto che troppo spesso se ne vanno perché qui il sistema non li sostiene abbastanza. Quando un territorio perde chi lavora, chi investe, chi innova, non perde solo Pil: perde fiducia». E la fiducia, per Ditto, è oggi la materia prima più scarsa del Sud.

 Nel suo intervento, Ditto chiama in causa anche Napoli, città che vive un momento di grande visibilità ma che, a suo giudizio, rischia di restare imprigionata in una narrazione troppo comoda. «Napoli oggi è più visibile, più cercata, più raccontata. Ma non possiamo scambiare il racconto per sviluppo. Non basta avere più presenze, più flussi o più attenzione mediatica se poi chi fa impresa continua a muoversi in un ecosistema fragile, incerto e spesso inefficiente. Una città non cresce davvero se diventa solo attrattiva da consumare. Cresce se diventa un luogo dove investire conviene e restare ha senso».

 È qui che la zona franca, secondo Ditto, smette di essere un tema tecnico e diventa una questione di giustizia economica e territoriale. «Al Sud non servono misure simboliche. Servono strumenti che cambino il campo di gioco. Perché se le imprese meridionali continuano a reggere il peso di divari logistici, amministrativi e fiscali senza compensazioni adeguate, allora non siamo davanti a un libero mercato: siamo davanti a una competizione falsata».

Il messaggio è chiaro anche sul piano politico: la stagione delle mezze misure è finita. «Il Sud – incalza Ditto – non può essere chiamato in causa solo quando bisogna fare statistiche, promettere rilanci o riempire programmi elettorali. O si ha il coraggio di intervenire davvero oppure si continuerà a perdere tempo, imprese e posti di lavoro». E aggiunge: «Chi governa dovrebbe smettere di chiedere resilienza infinita a territori che da anni tengono in piedi economia e occupazione in condizioni molto più difficili del resto del Paese».

Per Ditto, però, una zona franca credibile deve anche essere blindata da criteri seri e trasparenti. «Nessuno chiede sconti senza regole. Le agevolazioni devono premiare chi produce valore reale: chi assume in modo stabile, chi investe in innovazione, chi resta, chi crea filiera, chi non usa il territorio come piattaforma opportunistica. Ma proprio per questo bisogna smetterla con la paura ideologica verso ogni misura straordinaria. Il vero spreco non è aiutare chi crea economia. Il vero spreco è continuare a non correggere uno squilibrio che tutti vedono».

L’intervento di Enrico Ditto riporta così al centro del dibattito una domanda che il Sud, e Napoli in particolare, non possono più permettersi di rimandare: vogliamo continuare a sopravvivere dentro un sistema che ci chiede di fare di più con meno, oppure vogliamo finalmente costruire condizioni normali per competere davvero?

 Per l’imprenditore napoletano, la risposta è una sola: «Il Sud non ha bisogno di compassione. Ha bisogno di potenza economica, libertà di impresa e coraggio politico. La zona franca non è un regalo. È il minimo sindacale per iniziare a parlare seriamente di futuro».

sabato 28 marzo 2026

Città della Scienza ha accolto la delegazione dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia



Città della Scienza ha ospitato una delegazione dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia, guidata dal Ministro Consigliere per la Scienza e la Tecnologia, Lu Ping, accompagnato da funzionari dell’area scientifica e tecnologica. 

L’appuntamento ha rappresentato un importante momento di incontro tra i membri dell’ambasciata e lo staff dell’ufficio Casa Cina, anche in vista del lavoro connesso alla realizzazione della XV edizione della Settimana Italia-Cina della Scienza, Tecnologia e Innovazione, che si terrà in Italia nell’autunno 2026. 

E’ stata l’occasione per un confronto su alcuni aspetti degli Accordi di Cooperazione recentemente siglati da Fondazione Idis-Città della Scienza con istituzioni cinesi e in particolare quello con il Museo Nazionale di Storia Naturale della Cina, siglato nel 2024, e quello con la Capital Medical University e la Beijing Academy of Science and Technology, del 2025. Tali Accordi confermano la volontà di sviluppare collaborazioni strategiche nel campo della cultura scientifica e museale. 

Durante l’incontro si è confermata la volontà comune e condivisa di rafforzare le attività di disseminazione scientifica e la realizzazione di mostre ed eventi internazionali congiunti, oltre alla creazione di un contesto favorevole allo scambio di talenti tra Italia e Cina. In questo quadro, il ruolo dell’Ambasciata si conferma fondamentale nel favorire il dialogo e nel sostenere nuove opportunità di collaborazione. 

L’incontro si è concluso con una visita al museo CORPOREA, dove la delegazione ha potuto provare da vicino alcuni tra i nuovi exhibit, apprezzandone in particolare l’accessibilità in più lingue, compresa quella cinese. Un elemento che caratterizza l’impegno di Città della Scienza nel promuovere una comunicazione scientifica inclusiva e internazionale, in linea con una collaborazione con la Cina che si consolida da oltre un decennio. 

www.cittadellascienza.it



ELVIRA NOTARI - OLTRE IL SILENZIO , dal Marzo Donna (30 marzo - Metropolitan, ore 18 - ingresso libero) al tour mondiale dagli Usa alla Cina

Aspettando le cinquine dei David di Donatello,  in tour mondiale dagli Usa alla Cina, “Elvira Notari.Oltre il silenzio'’ di Valerio Ciriaci, il film dedicato alla prima regista italiana, sarà proiettato con ingresso libero  lunedì 30 marzo alle ore 18.00 al Cinema Metropolitan di Napoli, nell’ambito di Marzo Donna 2026 -Il tuo nome, Donna. Chi siamo e da dove siamo partite. Interverranno Teresa Armato, Assessora al Turismo e alle Attività produttive del Comune di Napoli, che promuove l’iniziativa, insieme alla  produttrice del documentario  Antonella Di Nocera, con loro Simona Frasca, Antonella Monetti e Cristina Vatielli. 

 

"Sostenere un film dedicato a Elvira Notari, pioniera del cinema e figura straordinaria della nostra storia culturale, significa anche investire in un’operazione di promozione del territorio. Siamo orgogliosi di riproporre nel contesto del Marzo Donna quest’opera che ha compiuto un percorso eccezionale fino a entrare nella shortlist dei Premi David di Donatello 71 come Miglior Documentario e che presto verrà proiettato anche oltreoceano. Questa proiezione diventa un invito a riscoprire la forza, la creatività e la visione delle donne che hanno fatto e continuano a fare la storia della nostra città, contribuendo al tempo stesso a valorizzarne il patrimonio culturale" -  dichiara l’assessora Teresa Armato. 

"E' straordinario il percorso per Elvira, partito con la festa di compleanno il 10 febbraio del 2025 e la rassegna integrale dei suoi film a Napoli, poi la costituzione del Comitato Nazionale riconosciuto dal Ministero della Cultura, che ho l'onore di presiedere - ricorda Antonella Di Nocera -  Con il documentario  che  vuole restituire la voce ad una artista e donna eccezionale rimossa dalla storia , oggi simbolicamente diamo voce a tutte le donne, che nel mondo urlano e non vengono ascoltate o vengono silenziate.  La chiusura del Marzo Donna con Elvira Notari, a concludere anche l’anno delle celebrazioni è dunque molto significativa. Per lei doveva davvero essere otto marzo tutti i giorni: autrice, regista, montatrice, distributrice dei suoi stessi film e madre di famiglia nella Napoli del primo 900. Ai suoi tempi un’eccezione, ma le difficoltà ed i limiti che ha dovuto affrontare somigliano ancora purtroppo a quelli delle donne di oggi ". 

La  creatività femminile ha avuto un ruolo forte nel film: oltre alla produttrice, il montaggio di Francesca Sofia Allegra, le musiche di Silvia Cignoli, il coinvolgimento della attrice Teresa Saponangelo fotografata da Cristina Vatielli e le tante testimoni, tra cui Giuliana Bruno, Giuliana Muscio e Flavia Amabile. Un aspetto che  entra in risonanza con la stessa figura di Notari, pioniera, imprenditrice, autrice libera e modernissima, rimasta ai margini del racconto ufficiale del cinema.

 


Il documentario è disponibile  on demand su Sky e NOW e da agosto sarà su Rai Play. Ma intanto ha iniziato il suo percorso internazionale. Dopo il passaggio al Chiayi International Art Doc Film Festival di Taiwan il film è atteso in festival asiatici in Corea del Sud e  a Pechino .

Ad aprile ampio tour negli Stati Uniti, passaggio che ha anche un valore simbolico molto forte. Più di cent’anni fa, la Notari portava il cinema napoletano nelle Little Italies americane senza esserci mai stata. Prima prestigiosa tappa il 6 aprile a New York nella storica sala indipendente Film Forum. Seguiranno proiezioni ed incontri con regista e produttrice a Rochester, Pittsburgh, Los Angeles, Indianapolis, San Diego, St. Louis, Detroit e Rhinebeck, con sedi prestigiose come NYU Casa Italiana Zerilli-Marimò, Case Western Reserve University, Rochester Institute of Technology, Dryden Theatre, University of Pittsburgh, UCLA, Indiana University, Digital Gym Cinema, University of Southern California, Chapman University, Washington University, Detroit Film Theatre.

 Seguirà il tour nel Regno Unito e in Irlanda tra il 30 aprile e il 9 maggio con eventi a Edimburgo Limerick al TUS, Exeter al Phoenix,  Bristol al Watershed, a Cambridge e a Londra nei prestigiosi Bertha DocHouse  e Birkbeck Institute of the Moving Image .

I tour sono realizzati con il sostegno di Regione Campania e Film Commission Regione Campania, insieme ai partner coinvolti tra cui le università americane,  gli Istituti Italiani di Cultura di Londra, Edimburgo e Dublino e di N.I.C.E. - New Italian Cinema Events.

 

Attesa intanto per i David di Donatello, dove Elvira Notari. Oltre il silenzio è entrato nella shortlist per il Miglior Documentario: il 1 aprile si saprà se sarà nella cinquina finalista. L'opera è stata già finalista dei Nastri d’Argento Documentari 2026 nella sezione Cinema, Spettacolo, Cultura.

Il film è una produzione Parallelo 41 Produzioni, Awen Films e Luce Cinecittà, con il fondamentale apporto di Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale e Fondazione Cineteca di Bologna, con il contributo di Ministero della Cultura - Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, Film Commission Regione Campania, Comune di Napoli, con il contributo allo sviluppo di NYU Casa Italiana Zerilli-Marimò, in collaborazione con Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico ETS, con il patrocinio del Comitato Nazionale Elvira Notari 150.