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martedì 24 marzo 2026

Napoli, al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo - Roof Top Vibes Easter Edition: musica, cibo e drink aspettando Pasqua

 

Apericena in terrazza con vista panoramica e djset. Sabato 4 aprile dalle ore 18 alle ore 21 il Renaissance Naples Hotel Mediterraneo apre il Roof Garden Angiò, all’undicesimo piano dell’albergo nel cuore di Napoli, per un appuntamento esclusivo aspettando la Pasqua.
La formula prevede al costo di 30 euro su prenotazione (081.7970001), un calice di vino o un drink a scelta tra cui il “From Naples to Capri”, a base di limoncello, gin, prosecco e succo di limone, signature del bartender Farncesco Amato e una ricca selezione di food ideata dall’executive chef Pasquale De Simone.

Disponibile menu bar con ulteriori cocktail, anche no alcol, da consumare dall’ora del tramonto in poi, accolti dallo staff guidato dall’f&b manager Giovanni Botta. 

Tra le proposte che accompagneranno i drink tranci di quiche con pancetta croccante, crostini di pane ai cereali con salmone, con fave e pancetta o con maionese, uova sode e taccole, tocchetti di tortano classico e casatiello, trancini di pizze rustiche con ricotta, provola e salame. 

Il tutto accompagnato dalla musica del dj Gianluca De Divitiis e dal panorama sul Golfo di Napoli che riserva la terrazza del Renaissance Naples Hotel Mediterraneo. In occasione del weekend di Pasqua disponibili pacchetti soggiorno che includono il pernottamento. 
 

Sguardi di Donna: photo tour nel Rione Sanità 29 marzo 2026, 12 e 19 aprile 2026 ore 10.30 Porta San Gennaro

IDN-Itinerari di Napoli, in collaborazione con la Terza Municipalità, nell’ambito delle iniziative dedicate al Marzo Donna promosse dal Comune di Napoli, presenta “Sguardi di Donna”, un photo tour culturale e urbano nel cuore del Rione Sanità. 

L’iniziativa, in programma il 29 marzo e il 12 e il 19 aprile alle ore 10.30 con partenza da Porta San Gennaro, rende omaggio a cinque grandi protagoniste del cinema e del teatro napoletano: Sophia Loren, Angela Luce, Tina Pica, Pupella Maggio e Titina De Filippo. La partecipazione è gratuita ed è necessaria la prenotazione alla mail: redazione@itineraridinapoli.com

Napoli è da sempre una città profondamente legata all’immagine: i suoi vicoli, le architetture stratificate, i cortili e la vita quotidiana hanno costruito un immaginario visivo che il cinema ha reso universale. In questo scenario, le grandi interpreti napoletane hanno dato forma a una femminilità intensa e autentica, contribuendo a definire lo sguardo con cui la città è stata raccontata.

“Sguardi di Donna” nasce proprio dall’incontro tra la memoria culturale e la pratica dello sguardo. Il percorso è pensato non solo come una visita, ma come un’esperienza fotografica attiva, in cui i partecipanti diventano parte del racconto. Accompagnati dalla storico dalla narratrice culturale Manuela Ragucci e dal fotografo Bruno Mottola, i partecipanti sono invitati a osservare il Rione Sanità con attenzione visiva, a soffermarsi su dettagli, luci, geometrie, volti e scene quotidiane, trasformando ogni tappa in un’occasione di scatto e interpretazione personale.

La fotografia non è un elemento accessorio, ma il cuore dell’esperienza: lungo tutto il percorso, ciascun partecipante costruisce il proprio sguardo sul quartiere, traducendo in immagini la relazione tra spazio urbano, memoria e presenza. Il Rione Sanità si rivela così come un set a cielo aperto, in cui ogni angolo può diventare narrazione visiva.

Dalla Porta San Gennaro alla Basilica di Santa Maria della Sanità, fino alle Catacombe di San Gaudioso e al Palazzo dello Spagnolo, i luoghi si intrecciano alle storie e alle figure femminili a cui sono dedicati, diventando scenari da osservare e reinterpretare attraverso l’obiettivo.

Al termine del phototour, le fotografie realizzate dai partecipanti confluiranno in una mostra virtuale collettiva sulle pagine social di Itinerari di Napoli, dando vita a un archivio condiviso di sguardi contemporanei e personali sulla città.

“Sguardi di Donna” è un’esperienza che unisce racconto urbano e fotografia partecipata, valorizzando il Rione Sanità come spazio vivo e profondamente visivo, e mettendo al centro lo sguardo di chi lo attraversa e lo racconta attraverso le proprie immagini.

 IDN-Itinerari di Napoli è un’associazione culturale attiva da dieci anni, dedicata alla conoscenza del territorio campano. Studia e racconta Napoli e la sua provincia in modo chiaro e accessibile. Propone contenuti mirati su storia, arte e tradizioni locali. Organizza tour culturali per far scoprire i luoghi in modo diretto e consapevole. Un punto di riferimento per valorizzare e rendere comprensibile il patrimonio del territorio.

Le tappe del percorso
· Porta San Gennaro: introduzione al rapporto tra Napoli e il cinema e alla figura di Sophia Loren, icona internazionale che ha portato sullo schermo l’immagine più autentica e popolare della città.

· Basilica di Santa Maria della Sanità: dedicata ad Angela Luce, attrice e cantante legata alla tradizione musicale e teatrale napoletana.

· Catacombe di San Gaudioso: scenario per il racconto di Tina Pica, straordinaria caratterista capace di rappresentare l’anima popolare di Napoli.

· Palazzo dello Spagnolo: dedicato a Pupella Maggio e Titina De Filippo, figure fondamentali del teatro napoletano e della tradizione della famiglia De Filippo.

 

AstraDoc porta a Napoli il film premiato ai Nastri d’Argento su uno dei grandi protagonisti del '900 il 27 marzo 2026: Roberto Rossellini

A un grande maestro del neorealismo è dedicata la prossima tappa di AstraDoc. la rassegna dei documentari di Arci Movie che anima il cuore di Napoli con documentari italiani e stranieri. Il nuovo appuntamento della XVI edizione, quello di venerdì 27 marzo 2026 alle 20:30, porta sul grande schermo del cinema Astra “Roberto Rossellini – Più di una vita” di Ilaria De Laurentiis, Raffaele Brunetti e Andrea Paolo Massara, un viaggio nel percorso umano e artistico di un personaggio che - rivoluzionario, dissacrante, irriverente, contraddittorio e diretto com’è stato - continua a influenzare il rapporto tra cinema e realtà.

La proiezione nella sala di via Mezzocannone sarà accompagnata dagli interventi dei registi llaria De Laurentiis, e Raffaele Brunetti insieme ad Antonella Di Nocera, curatrice e produttrice con Parallelo 41 Produzioni. L’opera, presentata in anteprima mondiale alla Festa del Cinema di Roma 2025 (Premio del Pubblico Terna), è stata premiata pochi giorni fa ai Nastri d’Argento ottenendo il riconoscimento come Miglior Documentario 2026 nella sezione “Cinema, Spettacolo e Cultura”. Il film è costruito esclusivamente con materiali d’archivio, in gran parte inediti, e propone Roberto Rossellini in una chiave nuova, sfatando i luoghi comuni che circondano il mito e liberandolo da quelle etichette in cui lui stesso in vita si sentiva ingabbiato. Un racconto che permette di avvicinarsi al genio del regista e a un uomo dalla personalità inafferrabile. 

Il film ci riporta nel 1956 quando Roberto Rossellini vive una crisi artistica e personale: i film con la moglie Ingrid Bergman falliscono e la stampa scandalistica li travolge. Per reagire accetta l'invito del Primo Ministro Nehru e parte per l'India dove ritrova l'ispirazione documentando la modernizzazione del Paese ma arriva un nuovo scandalo per il legame con Sonali Dasgupta. Tornato in Europa viene celebrato dai giovani della Nouvelle Vague come un maestro assoluto. Negli ultimi anni si dedica con entusiasmo alla televisione e alla divulgazione scientifica, autoproducendo film biografici per sfuggire alle logiche commerciali. Muore nel giugno 1977, poco dopo aver presieduto la giuria del Festival di Cannes, riconciliato con il "suo" cinema.

Le voci del documentario sono affidate all’interpretazione di grandi attori: Sergio Castellitto è Roberto Rossellini, Kasia Smutniak è Ingrid Bergman, Isabella Rossellini interpreta sé stessa, così pure Tinto Brass e Silvia D’Amico. La voce di Renzo Rossellini, figlio di Roberto, è di Vinicio Marchioni e quella di Aldo Tonti, suo direttore della fotografia e compagno dell’avventura indiana, è di Pierluigi Gigante. Bertrand Chaumeton è la voce di François Truffaut. Le voci ci conducono in una dimensione intima e visionaria, alternata a quella documentaristica e reale delle sue interviste televisive d’epoca, dei dibattiti radiofonici e delle conferenze pubbliche, materiali, molti dei quali inediti, ritrovati in Italia, India, Francia, Spagna, Stati Uniti, Svizzera e Canada. 

Biglietto d’ingresso 5 euro, ridotto a 4 euro per i soci Arci. AstraDoc - curata da Arci Movie con Parallelo 41 Produzioni, Università degli Studi di Napoli Federico II e Coinor, con il patrocinio del Comune di Napoli - proseguirà tutti i venerdì fino ad aprile portando documentari e ospiti nella sala di via Mezzocannone.

Dettagli sul film sono disponibili sul sito www.arcimovie.it e sui social Arci Movie e AstraDoc. Per attivare gratuitamente gli aggiornamenti della rassegna su WhatsApp inviare un messaggio al 334 68 95 990.

Gli autori

La montatrice Ilaria de Laurentiis, il regista e produttore Raffaele Brunetti, lo sceneggiatore Andrea Paolo Massara avevano già lavorato insieme al film documentario The Rossellinis prodotto nel 2021 ed erano rimasti talmente affascinati dal materiale di archivio su Roberto Rossellini, che continuavano a ricercarlo in tutto il mondo e nei “cassetti” di casa Rossellini. Pensano allora a un nuovo documentario, questa volta fatto solo di archivi. La ricerca si allarga a testi scritti: lettere, articoli di giornale, biografie, documenti. Ore e ore di materiale vengono catalogate, analizzate, selezionate. L’idea è quella di raccontare uno dei periodi meno conosciuti della vita di Roberto Rossellini: i suoi ultimi venti anni. Anni di crisi, di svolte artistiche e sentimentali, di ricerca, curiosità e avido bisogno di sapere e divulgare. L’amalgama delle diverse competenze di de Laurentiis, Massara e Brunetti è la chiave di regia del film. Il lavoro di scrittura è proseguito parallelo a quello di montaggio. Quello incessante di ricerca sembrava non finire mai. Il limite che i tre autori si erano posti, di utilizzare solo materiali d’archivio, apre possibilità inaspettate. Tenere le fila non è stato facile, serve un lavoro dove le competenze di montaggio, regia e scrittura sono messe in atto nello stesso momento. Ogni filmato, ogni parola, ogni fotografia deve trovare il suo posto. È durante la lavorazione del film che gli autori inventano il suo linguaggio, nuovo, sorprendente, incredibilmente vero, intimo, emozionante. Dopo tre anni di lavoro di squadra nasce il film Roberto Rossellini, Più di una vita. 

lunedì 23 marzo 2026

Al Nuovo Teatro Ateneo il 27 marzo 2026 JIDDU di Marco Berrettini


Al Nuovo Teatro Ateneo, il 27 marzo 2026 alle ore 20,30, la scena si apre alla danza con JIDDU, creazione di Marco Berrettini per Melk Prod. (Svizzera), un lavoro che intreccia dimensione coreografica e riflessione critica.
Interpretato da Sébastien Chatellier, Kevin Fay, Tristan Ihne, Manuella Renard ed Emma Terno, lo spettacolo prende avvio dalla vicenda di una compagnia di danza popolare bavarese che, incapace di ottenere riconoscimento, decide di appropriarsi di danze provenienti da altri paesi e culture. Una scelta che introduce una frattura profonda all’interno del gruppo, generando un conflitto che investe non solo la pratica artistica, ma anche le sue implicazioni etiche.
Attraverso un linguaggio che alterna ironia e rigore, JIDDU mette in tensione i concetti di autenticità, appartenenza e trasformazione, aprendo interrogativi che restano sospesi: i danzatori riusciranno a ricomporsi come comunità? E quale prezzo sarà necessario pagare perché la danza possa continuare a esistere come spazio condiviso?

Note di Marco Berrettini
Jiddu è la storia di una compagnia di danza popolare bavarese. In mancanza di successo, ha deciso di diversificare e diventare globale. A poco a poco, la troupe inizia a prendere in prestito, o addirittura a rubare, passi di danza da altri paesi e culture diverse. Ma questo cambiamento artistico, eticamente parlando, non è ben vissuto da tutti i ballerini. I loro problemi di coscienza vengono espressi e si trasformano rapidamente in contenzioso. Nel bel mezzo di una danza scoppia una discussione accesa e le danze si interrompono. Riusciranno i nostri bavaresi a fare la pace e a riprendere da dove avevano lasciato? Oppure è davvero giunto il momento che ogni persona abbia il proprio percorso e il proprio destino? 

Jiddu, il nuovo spettacolo della compagnia *Melk Prod., è una creazione che dedico al tema e alla forma del cerchio. Ho sperimentato il cerchio nella mia infanzia, all'asilo e a scuola. Più tardi, ho sperimentato il cerchio alle feste di paese e l’ho ballato in spettacoli folcloristici. Penso anche al cerchio delle cerimonie spirituali, ai diversi e variegati cerchi delle celebrazioni familiari come i matrimoni o i compleanni. Penso, infine, ai cerchi di attivisti politici, come quelli guidati da Jill Sigman, insegnante di danza e attivista newyorkese, e da cui poi si è ispirato il cerchio infinito degli ostinati, che nel 2009 ha riunito attivisti impegnati contro la riforma del sistema ricerca su una marcia permanente sui centri nevralgici francesi. Quello che mi colpisce in particolare del cerchio, e che si oppone a tutti i conflitti attuali nel mondo, e alle difficoltà degli esseri umani di essere felici e di “trovare” un senso alla propria vita, è che il cerchio, grazie al suo aspetto universale, sembra mettere tutti d’accordo, cancellando differenze culturali, politiche, economiche e identitarie. Ma d'accordo su cosa, esattamente? Per me c'è qualcosa di misterioso nell'atmosfera che si respira quando balliamo in tondo, quando siamo in cerchio. L'individuo si avvicina allo spazio in cui si svolge il giro. Una parte di lui svanisce, come se si dovesse chiudere una porta per aprirne temporaneamente un'altra. Questa nuova porta è quella della comunità, della condivisione dello stesso movimento, dello stesso entusiasmo, della stessa ricerca della gioia. Ciò che è misterioso non è tanto il fatto che ci muoviamo da uno spazio geografico e psicologico all'altro, ma il fatto che questa danza in cerchio sia priva di negatività, contraddizioni, conflitti e giudizi. Da dove viene questo modo di mettere tutti d’accordo, questo candore? Non viene dagli esseri umani che danzano, perché rimangono coscienti, nel profondo, di ciò che sono e del fatto che il cerchio sarà solo un breve intervallo tra il loro "stato" individuale e il loro "stato collettivo". Appare la sensazione di una “terza entità”. Mi sembra che questa “entità” o “atmosfera” sia qualcosa di simile ad un profumo. La ricerca di questo profumo è la storia profonda di Jiddu.

Il titolo Jiddu rende omaggio al pensatore indiano Jiddu Krishnamurti, il cui pensiero influenza da molti anni le mie creazioni. Nel 1929 dichiarò: “la verità è una terra senza sentiero. Cerchiamo sempre di costruire un ponte tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere; e attraverso questo diamo vita ad uno stato di contraddizione e conflitto in cui tutte le energie vengono perse.” Il cerchio rappresenterebbe quindi non solo una forma di luce comune che trascende le differenze tra gli esseri umani, ma anche, come in un circolo vizioso, lo spazio di una nuova fonte di conflitto? Jiddu è uno spettacolo principalmente danzato, che gioca con lo spazio rotondo, con musica, video e luci. Ma di tanto in tanto gli interpreti parleranno in dialetto bavarese. Quanto detto verrà immediatamente tradotto nella lingua parlata del Paese in cui avrà luogo l'esibizione da uno degli interpreti. Spero che questo crei una certa complicità tra i ballerini e il pubblico. E aggiungerà un tocco di realismo allo spettacolo. Ogni volta che la tensione sale in superficie, ogni volta che i ballerini interrompono la danza per discutere, lo fanno in dialetto bavarese.

Note di contesto sulla stagione


Tra marzo e maggio il cartellone si dispiega come una geografia teatrale del mondo, attraversando lingue, memorie e tradizioni sceniche. Il 31 marzo Uproar, nato dalla collaborazione tra Carolina Rieckhof e Moyra Silva, esplora movimento e suono a partire dai saperi ancestrali peruviani e dalla memoria delle proteste represse. Il 12 aprile Mi madre y el dinero di Anacarsis Ramos intreccia autobiografia e documento per raccontare sessant’anni di lavoro precario nello stato messicano di Campeche. Il 7 maggio la grande attrice-danzatrice indiana Kapila Venu porta in prima italiana Parvati Viraham, raffinata rilettura femminile della tradizione del Nāṅgīār Kūthu. Il 13 maggio Il figlio della tempesta di Armando Punzo e Andrea Salvadori rievoca trent’anni della Compagnia della Fortezza, intrecciando parole, suono e immagini nate nell’esperienza unica del carcere di Volterra. Chiude il 17 maggio L’ombra lunga di Alois Brunner del drammaturgo siriano Mudar Alhaggi, un’indagine teatrale vertiginosa in cui la storia europea e quella mediorientale si riflettono nell’esperienza dell’esilio e della memoria politica.




Info e acquisto biglietti

Polo Museale - Sapienza Cultura - Sezione Nuovo Teatro Ateneo 
Sapienza Università di Roma
Mail: segreteria.nuovoteatroateneo@uniroma1.it
Telefono: 0649914115
Sito: https://nuovoteatroateneo.web.uniroma1.it/  
Instagram: @nuovoteatroateneosapienza

Piazzale Aldo Moro 5, 00185 Roma - Edificio CU017


LINK VIVATICKET 
https://www.vivaticket.com/it/ticket/jiddu/291766


Orario spettacoli: 20.30
L'ingresso per gli spettacoli della STAGIONE è da piazzale Aldo Moro 5 oppure dal cancello pedonale in viale delle Scienze 11 (a destra della sbarra di accesso al parcheggio sotterraneo).

Dopo aver prenotato il tuo biglietto, prenota anche il parcheggio all’interno della città universitaria al seguente link
https://bit.ly/parcheggiocusapienza

Spazio Rossellini, il 24 marzo "La comprensione della diversità"

Con testi di Roberto Gandini e Roberto Scarpetti e regia di Roberto Gandini, lo spettacolo restituisce un passaggio vivo di un percorso trentennale fondato sull’incontro tra attrici e attori con e senza disabilità. Al centro, la figura di Pinocchia – qui declinata al femminile – attraversa il tema dell’identità e della differenza, in un processo scenico aperto e condiviso.


Cosa accade quando il teatro smette di limitarsi a rappresentare il reale e diventa esso stesso spazio di liberazione? Nasce da questa urgenza LE ALI DELLA LIBERTÀ — quando il teatro libera e include, la rassegna ideata da Giovanni Anversa e Isabella Di Cola, promossa da ATCL, in programma dal 23 al 27 marzo alle ore 20.00 presso lo Spazio Rossellini di Roma. Cinque serate consecutive, cinque esperienze sceniche diverse per linguaggio e poetica ma unite da un medesimo orizzonte: restituire voce, presenza e dignità artistica a chi troppo spesso resta ai margini dello sguardo sociale — persone con disabilità, individui segnati dalla detenzione, vite sospese tra identità, migrazione e isolamento.

Il titolo, evocato da uno dei film più celebri della storia del cinema, diventa qui dichiarazione programmatica: raccontare esperienze esemplari di inclusione sociale attraverso le arti performative. In questo percorso, ATCL con Spazio Rossellini si è affermato come punto di riferimento e motore di progettualità che riconoscono nel teatro, nella danza e nella musica strumenti concreti di espressione, consapevolezza e relazione per soggetti fragili o marginalizzati. Salire su un palcoscenico aperto al pubblico non è soltanto un atto artistico ma un gesto di libertà reale, capace di mettere simbolicamente “le ali” a chi sceglie di esporsi con la propria unicità per parlare a tutte e tutti.

La rassegna si propone inoltre di intessere relazioni vive con il territorio, coinvolgendo associazioni, istituzioni culturali e realtà accademiche — tra cui Università Roma Tre, Sapienza Università di Roma, Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli, Fondazione Teatro di Roma.

All’interno di questo orizzonte si inserisce, il 24 marzo, La comprensione della diversità — Trent’anni di ricerca teatrale integrata, progetto che restituisce al pubblico un passaggio significativo del lavoro del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli, una delle esperienze più solide e longeve nel campo del teatro inclusivo in Italia. I testi sono di Roberto Gandini e Roberto Scarpetti, regia Roberto Gandini, elementi di scena Tiziano Juno, musica Federico Pappalardo; con Maura Ceccarelli, Flavio Corradini, Rebecca Gentile, Alessandro Giorgi. Alexia Giulioli, Samuel Kowalik, Edoardo Maria Lombardo, Andres Lucas, Matteo Marcelli, Anita Marziali, Laura Mastrangeli, Andra Maria Murgu, Aurora Orazi, Ettore Pettinelli, Fabio Piperno, Edoardo Ricotta, Marcello Selvatino, Elena Sili, Lucia Zorzoli. Assistente alla regia Davide Marinacci, suggeritrice Irene Falaschi, coordinamento pedagogico Anna Leo, coordinamento specialistico Roberta Penge, segreteria L.T.I. Piero Gabrielli Giorgio Lourier, ufficio attività culturali Ilaria Iuozzo, Gaia Polidori, responsabile Silvia Cabasino, staff tecnico della Fondazione Teatro di Roma; si ringrazia Lea Giamattei, dottoranda XL ciclo Conservatorio di Brescia e Accademia di Danza, produzione Teatro di Roma - Teatro Nazionale / Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli

Nel 2026 il Laboratorio Gabrielli sarà al trentunesimo anno di attività in questo tempo, l’approccio alla creazione inclusiva si è arricchito di esperienza laboratoriale e di tecniche interpretative. Questa performance attraversa alcuni passaggi chiave del percorso artistico del Laboratorio e offre al pubblico un’anticipazione del saggio/spettacolo “Pinocchia, adolescente di legno” che debutterà al Teatro Elsa Morante il 30 maggio 2026. Il personaggio che più di ogni altro ha segnato la drammaturgia del Laboratorio Gabrielli, oltre alle figure nate dalla fantasia di Gianni Rodari, è stato Pinocchio: il diverso per antonomasia. Nel bicentenario dalla nascita del suo autore, Carlo Collodi, ci siamo chiesti: cosa accadrebbe se dal famoso “ciocco di legno” nascesse una burattina? Una prima risposta la daremo con La comprensione della diversità, insieme a 19 attrici e attori, con e senza disabilità, in scena con musica dal vivo. Definire in anticipo ciò che verrà presentato al pubblico non è semplice – scrive Roberto Gandini - Il processo teatrale, per sua natura, procede per ipotesi, revisioni e scarti: quel ragazzo a cui è stata affidata la parte è più bravo del previsto, quella ragazza con disabilità fa venire fuori un aspetto della storia a cui non si era pensato… 

Le prove diventano così uno spazio di ricerca in cui il senso dello spettacolo prende forma progressivamente, attraverso un’elaborazione condivisa. L’adolescenza è una patologia dalla quale i più guariscono. Ma a che prezzo e con quali passaggi? Pinocchia non vuole andare a scuola, non vuole lavorare, vuole stare con gli amici, vuole scappare. È “umana troppo umana” anche se è fatta di legno ed è alla ricerca disperata di un’altra identità. Pinocchia vuole essere come gli altri, ma chi sono gli altri? I suoi simili sono i burattini che l’accolgono e le vogliono bene. Anche lei ama quei “diversi”, ma non le basta. Allora corre incontro all’amore che scopre con Lucignolo, e corre verso esperienze che l’abbrutiscono e la rendono un’asina! Pinocchia, attraverso questa sofferenza, acquisirà l’identità tanto desiderata. E vissero felici e contenti? No, perché la ricerca dell’identità è una trama con molti sequel.


A Napoli l’incontro con Raffaela Mariniello per Il sabato della fotografia il 28 marzo 2026




Terzo appuntamento con la rassegna Look at Italy a cura di Manuela Fugenzi, la rassegna che prevede l’incontro con 4 protagonisti della fotografia italiana: dopo i dialoghi con Olivo Barbieri e Dario Coletti, Raffaela Mariniello incontra il pubblico di Il sabato della fotografia. 



Si tratta di una preziosa occasione per conoscere e riflettere sulle diverse possibilità dello sguardo fotografico quando l’interesse si focalizza sul territorio, e non solo quello del nostro paese. Da tempo la fotografia di paesaggio italiana, che dalla tradizione della veduta in pittura e incisione ha origine, si è andata diversificando, guardando alle esperienze internazionali e sperimentando nuovi approcci che partono da esperienze fondative come ad esempio Viaggio in Italia, del 1984 realizzata da Luigi Ghirri e da un nutrito gruppo di fotografi tra i quali gli artisti incontrati fino a questo momento in rassegna.



Raffaela Mariniello (Napoli, 1961) sarà in dialogo con Manuela Fugenzi sul tema delle contraddizioni della visione, per un viaggio attraverso la sua ricerca che “coniuga rigore analitico e visione personale, trasformando il paesaggio in strumento di lettura critica del presente. I suoi lavori sono attraversati da una continua sperimentazione dove lo studio della luce, naturale e artificiale, accompagna la sua indagine costante sulla metamorfosi dei territori”. Questa è la motivazione del premio BDC (dei collezionisti di arte contemporanea Lucia Bonanni e Mauro Del Rio) che Mariniello ha appena ricevuto a Milano in occasione del MIA Photo Fair.



Tra le personalità più significative della fotografia contemporanea italiana con importanti esperienze a livello europeo, da quattro decenni, dalla fine degli anni Ottanta, la sua ricerca è caratterizzata da una sperimentazione continua con l’uso di differenti mezzi espressivi, da un raffinato bianco e nero al colore, dal video al lungometraggio. Per un’indagine sui limiti, sulle marginalità, le periferie urbane come i centri storici delle città italiane alterati dal turismo di massa, luoghi dove è accaduto qualcosa o dove è in corso un mutamento.




Ricordiamo che in sala Assoli Moscato è possibile visitare la mostra “FRAGILE: Il teatro necessario di Davide Iodice” Studio visivo di Pino Miraglia su “Mettersi nei panni degli altri” e “La luna”



La mostra sarà visitabile fino al 12 aprile, nei giorni di apertura della sala dalle 19:00.

Info

345 467 9142

assoli@casadelcontemporaneo.it

Lo Spiraglio Filmfestival della Salute Mentale, XVI edizione

Premio Lo Spiraglio a Rocco Papaleo, in concorso lungometraggi e cortometraggi a tema salute mentale, per la sedicesima edizione del festival, a ingresso gratuito fino a esaurimento posti

Torna a Roma dal 15 al 18 aprile 2026, a ingresso gratuito fino a esaurimento posti, presso il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Lo Spiraglio Filmfestival della salute mentale, giunto alla sedicesima edizione. Diretto da Federico Russo per la parte scientifica e da Franco Montini per quella artistica e organizzato dal Dipartimento Salute Mentale della ASL Roma 1 e ROMA CAPITALE in collaborazione con il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, il festival è ormai un appuntamento fondamentale per capire, pensare e conoscere a fondo il mondo della salute mentale.

 

Lo Spiraglio Filmfestival come ogni anno, assegnerà, durante la serata finale, il Premio Lo Spiraglio a un personaggio particolarmente significativo del mondo cinematografico che abbia raccontato vita, sentimenti ed emozioni di persone e gruppi legati al mondo della salute mentale. Questa edizione vedrà premiato l'attore, regista, sceneggiatore e musicista Rocco Papaleo. Nelle edizioni passate sono stati premiati Paolo Genovese, Matteo Garrone, Roberto Andò, Elio Germano, Claudio Santamaria, Saverio Costanzo, Fabrizio Bentivoglio, Anna Foglietta, Paolo Virzì, Sergio Rubini, Sergio Castellitto, Carlo Verdone, Alba Rohrwacher, Marco Bellocchio e Giulio Manfredonia. Lo Spiraglio Filmfestival della salute mentale si innesta sempre più nel crescente interesse pubblico e mediatico verso i temi della salute mentale, sempre meno tabù e sempre più rappresentati anche in ambito artistico. Con una fitta serie di appuntamenti il gruppo integrato di selezionatori (critici cinematografici, volontari, operatori, utenti e stagisti dei servizi di salute mentale) ha concordato su sei lungometraggi e quindici cortometraggi che accedono alle fasi finali del concorso, scelti tra i numerosi film iscritti all’edizione di questo anno.

 

Tra i cortometraggi, I'm Not a Robot, di Victoria Warmerdam, già vincitore del Premio Oscar 2025, ma anche gli italiani La clessidra umana di Elia Bei, I colori dell’anima di Ruggiero Torre, In Gaza Pietas di Diego Monfredini, Dagon di Paolo Gaudio e Devotee di Roberta Palmieri e Francesco Rubattu. Storie che raccontano di una lunga notte in un ospedale psichiatrico, nel 1962; di persone che ogni giorno convivono con le sfide della salute mentale; della guerra che ruba l’infanzia a una generazione intera. Spazio anche a un corto ispirato a un racconto di H.P. Lovecraft e al ricordo di una ex-campionessa di valzer lento sopravvissuta al terremoto dell’Irpinia del 1980. Nei film brevi proposti dal festival si rincorrono ricordi, dialoghi, relazioni, gesti quotidiani, fede e difficoltà, paure e delusioni, ma anche nuovi equilibri e incontri inaspettati.

 

Non meno vari sono gli argomenti affrontati nei sei lungometraggi in concorso, ambientati in Italia e all’estero. Fra i primi Fratelli di culla di Alessandro Piva, centrato sullo scontro fra due diritti fondamentali e inconciliabili: il diritto dei figli adottivi di conoscere le proprie origini biologiche e il diritto delle madri di vedersi riconoscere l’anonimato e Anime violate di Matteo Balsamo che racconta la sadica crudeltà delle truffe sentimentali. La drammatica realtà africana e le occasioni di riscatto attraverso il calcio sono invece l’argomento di The Madmen coach di Carlo Liberatore.

La giuria, composta dal presidente degli utenti della Toscana Giovanni Gallori, dalla sociologa Arianna Marcorè, dalla sceneggiatrice e regista Ludovica Rampoldi, dall’infermiera Rada Tomic e dal regista Mimmo Verdesca, assegnerà i seguenti Premi: Premio “Fausto Antonucci” di 1.000 euro al miglior cortometraggio, il Premio “Jorge Garcia Badaracco – Fondazione Maria Elisa Mitre” di 1.000 euro al miglior lungometraggio. Premio “SAMIFO” (Salute Migranti Forzati) di 1.000 euro assegnato a un lungo o cortometraggio scelto tra i film finalisti che meglio saprà raccontare aspetti legati alla transculturalità, il confronto/scontro tra culture e società diverse, la storia di migrazioni umane, il trauma dei rifugiati, la violazione dei diritti umani, la discriminazione e il razzismo, l’impatto sulla salute mentale della migrazione. Quindi, il Premio Luciano De Feo di 1000 euro, assegnato dal Comitato di Selezione del festival, al film che abbia mostrato più attenzione ai contenuti scientifici. Sarà inoltre costituita una giuria popolare, aperta al pubblico degli appassionati, che assegnerà il Premio del Pubblico de Lo Spiraglio. Le modalità e il regolamento verranno pubblicati in seguito sul sito del Festival.

 

A completare il programma anche due appuntamenti speciali: una serata dedicata al film Il maestro di Andrea Di Stefano ed insieme al regista si discuterà degli aspetti psicologici di questa disciplina sportiva dove sul terreno di gioco il confronto fra gli avversari non riguarda solo la tecnica, e un incontro sulla fiction Le libere donne con la partecipazione del regista Michele Soavi, degli sceneggiatori Peter Exacoustos e Laura Nuti e della presidente della Fondazione Mario Tobino, Isabella Tobino.

 

Organizzato dal Dipartimento Salute Mentale della ASL Roma 1 e ROMA CAPITALE in collaborazione con il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, “Lo Spiraglio” FilmFestival della salute mentale arrivato ormai alla sua sedicesima edizione continua a raccontare il mondo della salute mentale nelle sue molteplici varietà, attraverso le immagini e la grande forza evocativa del cinema e dell’audiovisivo. L’obiettivo dell'evento è quello di avvicinare il pubblico alla tematica, di promuovere salute mentale e consapevolezza, di ridurre l’impatto dello stigma che è il principale motivo che allontana e ritarda l'accesso alle cure e ai servizi pubblici. Vuole essere come ogni anno una festa dedicata alla grande cultura della salute mentale italiana e non solo, e permettere a chi produce audiovisivi, dedicati o ispirati all'argomento, di mettere in evidenza risorse creative e qualità del prodotto.


Per maggiori informazioni

spiragliofest@gmail.com
www.lospiragliofilmfestival.org
www.facebook.com/spiragliofilmfestivaldellasalutementale/
www.instagram.com/lospiragliofilmfestival/
www.youtube.com/channel/UC33MCZkM9NCsTWdYDj7I7Ow
https://vimeo.com/401643761