Scritto, diretto e interpretato da Bucci, lo spettacolo si configura come un attraversamento intimo e stratificato dell’eredità dusiana: non un omaggio, ma un corpo a corpo con una figura che continua a interrogare il presente della scena. Ne emerge una partitura essenziale e potentissima, in cui voce, luce e suono incidono lo spazio come materia viva, restituendo al teatro la sua dimensione più necessaria e irriducibile.
Nel solco di una
ricerca che interroga la memoria scenica come materia viva e continuamente
riattivabile, la produzione Le belle bandiere porta a Napoli, negli spazi della
Galleria Toledo, dal 17 al 19 aprile 2026 (venerdì ore 19, sabato ore 20.30,
domenica ore 18), Non sentire il male, creazione dedicata alla figura
enigmatica e fondativa di Eleonora Duse.
Scritto, diretto e
interpretato da Elena Bucci, lo spettacolo si configura come un attraversamento
intimo e stratificato dell’eredità dusiana, sottraendola alla retorica
celebrativa per restituirla come presenza inquieta, corpo di voce e di
pensiero.
Note di Elena Bucci
Eleonora Duse, nata nel 1858 e morta nel 1924, fu attrice e capocomica.
La libertà del suo agire rivoluzionò e sconvolse il teatro del suo tempo.
Detestava le biografie, le autobiografie, i centenari e le commemorazioni. Per
me, fu anche una grande donna.
Incontrai
Eleonora, come una maestra fantasma, quando cercavo la mia strada di autrice in
un palazzo abbandonato tra le campagne. Da allora mi ha sempre accompagnato e
illuminato nel corso di tante repliche che sono cambiate con me, da Milano a
Roma, da Venezia a Mosca, a Parigi.
Questo lavoro mi
accompagna da anni e cambia con me fin da quando uscii dalla compagnia del mio
maestro Leo de Berardinis, quando cercavo una strada personale, una scrittura,
una visione. C’è un tempo della vita in cui non bastano più mestiere, tecnica, lavoro,
ma ci si domanda dove ci portino e cosa c’è oltre e altrove. Io ero proprio lì,
quando, parlando con un amico sapiente, mi sono accorta che gli scritti e il
pensiero della Duse mi avevano accompagnato per tutta la mia vita teatrale. Ho
cercato un luogo che mi parlasse e dei compagni generosi, e dedicando questo
lavoro a lei ho raccolto i fili delle mie inquietudini, sperando che non
fossero solo mie. Non avrei mai avuto il coraggio di questa solitudine senza il
calore degli amici e di questo li ringrazio. Non è stato per amor di
stravaganza che ho cominciato questo lavoro in un luogo - il Palazzo di San
Giacomo a Russi, in stato di abbandono - pieno di memorie storiche e personali.
Dovevo creare tutte le condizioni perché fosse possibile l’intensa trasformazione
che volevo. Ora si è situato in profondità e con precisione in un luogo
interiore che, pur modificando il linguaggio e l’espressione, posso
rintracciare in ogni momento. Lo spettacolo è davvero scritto nel corpo, senza
retorica, ed è questo che cercavo, e questo è il cuore del mio lavoro su
Eleonora Duse, immaginata nel momento in cui, malata e sostituita da Gabriele
D’Annunzio nella Figlia di Iorio, prende il copione e recita tutte le parti,
tutte le scene, tutte le figure, davanti allo sguardo allucinato di Matilde
Serao, puntuale e quasi invadente osservatrice e testimone. Forse in quel
momento la Duse, che recitando guariva dai danni della vita, provava a
liberarsi e a vedere oltre la materia necessaria, odiata e amata, del teatro:
le scene, i costumi, gli attori...forse sognava di poter volare per un attimo,
come le altre arti tentavano, in uno spazio dove fosse possibile il teatro
senza corpo e senza voce, libero dalla poesia inevitabile della sua continua
distruzione nel qui e ora. Liberandosi della materia del teatro, forse si
rinnova il contatto con la vita, da lei sempre inseguito e sfuggito.
Ho attinto a
lettere, scritti, testimonianze indirette che percorrono tutto l’arco della sua
vita, ed il criterio di scelta è stato assolutamente personale, pur nel
tentativo di comprendere e rispettare.
E
inevitabilmente, tentando di essere medium di qualcosa che si è molto amato, si
parla di sé.
Ho cercato di
liberarmi da immagini indotte, stereotipi affascinanti, tentazioni estetiche e
credo di avere trovato, nel coraggio e assoluta libertà di lei, una forza
preziosa nell’accantonare regole e convenzioni.
Allo stesso
tempo, ho lavorato perché fosse possibile, anche a chi non ne avesse mai
sentito parlare, attingere a qualcosa di lei.
Attraverso Eleonora
sono passate tante donne, nascoste in chissà quali pieghe della mia memoria.
Il
presente multiforme
Lo spettacolo esiste in molte versioni: per il
teatro, con il disegno luci di Maurizio Viani che, nella sua duttile
intelligenza, può adattarsi a diversi spazi; in concerto con musiche dal vivo;
itinerante con allestimenti speciali per spazi non prettamente teatrali come
palazzi, ville, luoghi particolari.
Elena Bucci
Attrice, autrice e regista, lavora con Leo de
Berardinis per quattordici anni e fonda con Marco Sgrosso la compagnia Le belle
bandiere. Dirige e interpreta testi classici e contemporanei, crea drammaturgie
originali e progetti dedicati alla storia delle arti, delle comunità, dei
luoghi dove dialogano artisti di diverse discipline e vengono restituiti al
pubblico teatri e spazi dimenticati. Fra i premi: Ubu per le interpretazioni di
sue drammaturgie e regie, Ubu per il lavoro con Claudio Morganti, Premio Eleonora
Duse, Premio Hystrio – ANCT, Premio Valeria Moriconi, Premio Hystrio Altre
Muse, Premio ETI Gli olimpici del teatro, Premio Viviani, Premio ERF alla
carriera. Lavora con registi, musicisti, scrittori, danzatori, studiosi,
partecipa a film d’autore e scrive e interpreta testi per radio e televisione.
Collabora con teatri nazionali, festival, compagnie, teatri di tradizione e
innovazione. Si occupa di formazione presso università e accademie e pubblica
su volumi e riviste.
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