martedì 24 marzo 2026

Napoli, al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo - Roof Top Vibes Easter Edition: musica, cibo e drink aspettando Pasqua

 

Apericena in terrazza con vista panoramica e djset. Sabato 4 aprile dalle ore 18 alle ore 21 il Renaissance Naples Hotel Mediterraneo apre il Roof Garden Angiò, all’undicesimo piano dell’albergo nel cuore di Napoli, per un appuntamento esclusivo aspettando la Pasqua.
La formula prevede al costo di 30 euro su prenotazione (081.7970001), un calice di vino o un drink a scelta tra cui il “From Naples to Capri”, a base di limoncello, gin, prosecco e succo di limone, signature del bartender Farncesco Amato e una ricca selezione di food ideata dall’executive chef Pasquale De Simone.

Disponibile menu bar con ulteriori cocktail, anche no alcol, da consumare dall’ora del tramonto in poi, accolti dallo staff guidato dall’f&b manager Giovanni Botta. 

Tra le proposte che accompagneranno i drink tranci di quiche con pancetta croccante, crostini di pane ai cereali con salmone, con fave e pancetta o con maionese, uova sode e taccole, tocchetti di tortano classico e casatiello, trancini di pizze rustiche con ricotta, provola e salame. 

Il tutto accompagnato dalla musica del dj Gianluca De Divitiis e dal panorama sul Golfo di Napoli che riserva la terrazza del Renaissance Naples Hotel Mediterraneo. In occasione del weekend di Pasqua disponibili pacchetti soggiorno che includono il pernottamento. 
 

Sguardi di Donna: photo tour nel Rione Sanità 29 marzo 2026, 12 e 19 aprile 2026 ore 10.30 Porta San Gennaro

IDN-Itinerari di Napoli, in collaborazione con la Terza Municipalità, nell’ambito delle iniziative dedicate al Marzo Donna promosse dal Comune di Napoli, presenta “Sguardi di Donna”, un photo tour culturale e urbano nel cuore del Rione Sanità. 

L’iniziativa, in programma il 29 marzo e il 12 e il 19 aprile alle ore 10.30 con partenza da Porta San Gennaro, rende omaggio a cinque grandi protagoniste del cinema e del teatro napoletano: Sophia Loren, Angela Luce, Tina Pica, Pupella Maggio e Titina De Filippo. La partecipazione è gratuita ed è necessaria la prenotazione alla mail: redazione@itineraridinapoli.com

Napoli è da sempre una città profondamente legata all’immagine: i suoi vicoli, le architetture stratificate, i cortili e la vita quotidiana hanno costruito un immaginario visivo che il cinema ha reso universale. In questo scenario, le grandi interpreti napoletane hanno dato forma a una femminilità intensa e autentica, contribuendo a definire lo sguardo con cui la città è stata raccontata.

“Sguardi di Donna” nasce proprio dall’incontro tra la memoria culturale e la pratica dello sguardo. Il percorso è pensato non solo come una visita, ma come un’esperienza fotografica attiva, in cui i partecipanti diventano parte del racconto. Accompagnati dalla storico dalla narratrice culturale Manuela Ragucci e dal fotografo Bruno Mottola, i partecipanti sono invitati a osservare il Rione Sanità con attenzione visiva, a soffermarsi su dettagli, luci, geometrie, volti e scene quotidiane, trasformando ogni tappa in un’occasione di scatto e interpretazione personale.

La fotografia non è un elemento accessorio, ma il cuore dell’esperienza: lungo tutto il percorso, ciascun partecipante costruisce il proprio sguardo sul quartiere, traducendo in immagini la relazione tra spazio urbano, memoria e presenza. Il Rione Sanità si rivela così come un set a cielo aperto, in cui ogni angolo può diventare narrazione visiva.

Dalla Porta San Gennaro alla Basilica di Santa Maria della Sanità, fino alle Catacombe di San Gaudioso e al Palazzo dello Spagnolo, i luoghi si intrecciano alle storie e alle figure femminili a cui sono dedicati, diventando scenari da osservare e reinterpretare attraverso l’obiettivo.

Al termine del phototour, le fotografie realizzate dai partecipanti confluiranno in una mostra virtuale collettiva sulle pagine social di Itinerari di Napoli, dando vita a un archivio condiviso di sguardi contemporanei e personali sulla città.

“Sguardi di Donna” è un’esperienza che unisce racconto urbano e fotografia partecipata, valorizzando il Rione Sanità come spazio vivo e profondamente visivo, e mettendo al centro lo sguardo di chi lo attraversa e lo racconta attraverso le proprie immagini.

 IDN-Itinerari di Napoli è un’associazione culturale attiva da dieci anni, dedicata alla conoscenza del territorio campano. Studia e racconta Napoli e la sua provincia in modo chiaro e accessibile. Propone contenuti mirati su storia, arte e tradizioni locali. Organizza tour culturali per far scoprire i luoghi in modo diretto e consapevole. Un punto di riferimento per valorizzare e rendere comprensibile il patrimonio del territorio.

Le tappe del percorso
· Porta San Gennaro: introduzione al rapporto tra Napoli e il cinema e alla figura di Sophia Loren, icona internazionale che ha portato sullo schermo l’immagine più autentica e popolare della città.

· Basilica di Santa Maria della Sanità: dedicata ad Angela Luce, attrice e cantante legata alla tradizione musicale e teatrale napoletana.

· Catacombe di San Gaudioso: scenario per il racconto di Tina Pica, straordinaria caratterista capace di rappresentare l’anima popolare di Napoli.

· Palazzo dello Spagnolo: dedicato a Pupella Maggio e Titina De Filippo, figure fondamentali del teatro napoletano e della tradizione della famiglia De Filippo.

 

AstraDoc porta a Napoli il film premiato ai Nastri d’Argento su uno dei grandi protagonisti del '900 il 27 marzo 2026: Roberto Rossellini

A un grande maestro del neorealismo è dedicata la prossima tappa di AstraDoc. la rassegna dei documentari di Arci Movie che anima il cuore di Napoli con documentari italiani e stranieri. Il nuovo appuntamento della XVI edizione, quello di venerdì 27 marzo 2026 alle 20:30, porta sul grande schermo del cinema Astra “Roberto Rossellini – Più di una vita” di Ilaria De Laurentiis, Raffaele Brunetti e Andrea Paolo Massara, un viaggio nel percorso umano e artistico di un personaggio che - rivoluzionario, dissacrante, irriverente, contraddittorio e diretto com’è stato - continua a influenzare il rapporto tra cinema e realtà.

La proiezione nella sala di via Mezzocannone sarà accompagnata dagli interventi dei registi llaria De Laurentiis, e Raffaele Brunetti insieme ad Antonella Di Nocera, curatrice e produttrice con Parallelo 41 Produzioni. L’opera, presentata in anteprima mondiale alla Festa del Cinema di Roma 2025 (Premio del Pubblico Terna), è stata premiata pochi giorni fa ai Nastri d’Argento ottenendo il riconoscimento come Miglior Documentario 2026 nella sezione “Cinema, Spettacolo e Cultura”. Il film è costruito esclusivamente con materiali d’archivio, in gran parte inediti, e propone Roberto Rossellini in una chiave nuova, sfatando i luoghi comuni che circondano il mito e liberandolo da quelle etichette in cui lui stesso in vita si sentiva ingabbiato. Un racconto che permette di avvicinarsi al genio del regista e a un uomo dalla personalità inafferrabile. 

Il film ci riporta nel 1956 quando Roberto Rossellini vive una crisi artistica e personale: i film con la moglie Ingrid Bergman falliscono e la stampa scandalistica li travolge. Per reagire accetta l'invito del Primo Ministro Nehru e parte per l'India dove ritrova l'ispirazione documentando la modernizzazione del Paese ma arriva un nuovo scandalo per il legame con Sonali Dasgupta. Tornato in Europa viene celebrato dai giovani della Nouvelle Vague come un maestro assoluto. Negli ultimi anni si dedica con entusiasmo alla televisione e alla divulgazione scientifica, autoproducendo film biografici per sfuggire alle logiche commerciali. Muore nel giugno 1977, poco dopo aver presieduto la giuria del Festival di Cannes, riconciliato con il "suo" cinema.

Le voci del documentario sono affidate all’interpretazione di grandi attori: Sergio Castellitto è Roberto Rossellini, Kasia Smutniak è Ingrid Bergman, Isabella Rossellini interpreta sé stessa, così pure Tinto Brass e Silvia D’Amico. La voce di Renzo Rossellini, figlio di Roberto, è di Vinicio Marchioni e quella di Aldo Tonti, suo direttore della fotografia e compagno dell’avventura indiana, è di Pierluigi Gigante. Bertrand Chaumeton è la voce di François Truffaut. Le voci ci conducono in una dimensione intima e visionaria, alternata a quella documentaristica e reale delle sue interviste televisive d’epoca, dei dibattiti radiofonici e delle conferenze pubbliche, materiali, molti dei quali inediti, ritrovati in Italia, India, Francia, Spagna, Stati Uniti, Svizzera e Canada. 

Biglietto d’ingresso 5 euro, ridotto a 4 euro per i soci Arci. AstraDoc - curata da Arci Movie con Parallelo 41 Produzioni, Università degli Studi di Napoli Federico II e Coinor, con il patrocinio del Comune di Napoli - proseguirà tutti i venerdì fino ad aprile portando documentari e ospiti nella sala di via Mezzocannone.

Dettagli sul film sono disponibili sul sito www.arcimovie.it e sui social Arci Movie e AstraDoc. Per attivare gratuitamente gli aggiornamenti della rassegna su WhatsApp inviare un messaggio al 334 68 95 990.

Gli autori

La montatrice Ilaria de Laurentiis, il regista e produttore Raffaele Brunetti, lo sceneggiatore Andrea Paolo Massara avevano già lavorato insieme al film documentario The Rossellinis prodotto nel 2021 ed erano rimasti talmente affascinati dal materiale di archivio su Roberto Rossellini, che continuavano a ricercarlo in tutto il mondo e nei “cassetti” di casa Rossellini. Pensano allora a un nuovo documentario, questa volta fatto solo di archivi. La ricerca si allarga a testi scritti: lettere, articoli di giornale, biografie, documenti. Ore e ore di materiale vengono catalogate, analizzate, selezionate. L’idea è quella di raccontare uno dei periodi meno conosciuti della vita di Roberto Rossellini: i suoi ultimi venti anni. Anni di crisi, di svolte artistiche e sentimentali, di ricerca, curiosità e avido bisogno di sapere e divulgare. L’amalgama delle diverse competenze di de Laurentiis, Massara e Brunetti è la chiave di regia del film. Il lavoro di scrittura è proseguito parallelo a quello di montaggio. Quello incessante di ricerca sembrava non finire mai. Il limite che i tre autori si erano posti, di utilizzare solo materiali d’archivio, apre possibilità inaspettate. Tenere le fila non è stato facile, serve un lavoro dove le competenze di montaggio, regia e scrittura sono messe in atto nello stesso momento. Ogni filmato, ogni parola, ogni fotografia deve trovare il suo posto. È durante la lavorazione del film che gli autori inventano il suo linguaggio, nuovo, sorprendente, incredibilmente vero, intimo, emozionante. Dopo tre anni di lavoro di squadra nasce il film Roberto Rossellini, Più di una vita. 

lunedì 23 marzo 2026

Al Nuovo Teatro Ateneo il 27 marzo 2026 JIDDU di Marco Berrettini


Al Nuovo Teatro Ateneo, il 27 marzo 2026 alle ore 20,30, la scena si apre alla danza con JIDDU, creazione di Marco Berrettini per Melk Prod. (Svizzera), un lavoro che intreccia dimensione coreografica e riflessione critica.
Interpretato da Sébastien Chatellier, Kevin Fay, Tristan Ihne, Manuella Renard ed Emma Terno, lo spettacolo prende avvio dalla vicenda di una compagnia di danza popolare bavarese che, incapace di ottenere riconoscimento, decide di appropriarsi di danze provenienti da altri paesi e culture. Una scelta che introduce una frattura profonda all’interno del gruppo, generando un conflitto che investe non solo la pratica artistica, ma anche le sue implicazioni etiche.
Attraverso un linguaggio che alterna ironia e rigore, JIDDU mette in tensione i concetti di autenticità, appartenenza e trasformazione, aprendo interrogativi che restano sospesi: i danzatori riusciranno a ricomporsi come comunità? E quale prezzo sarà necessario pagare perché la danza possa continuare a esistere come spazio condiviso?

Note di Marco Berrettini
Jiddu è la storia di una compagnia di danza popolare bavarese. In mancanza di successo, ha deciso di diversificare e diventare globale. A poco a poco, la troupe inizia a prendere in prestito, o addirittura a rubare, passi di danza da altri paesi e culture diverse. Ma questo cambiamento artistico, eticamente parlando, non è ben vissuto da tutti i ballerini. I loro problemi di coscienza vengono espressi e si trasformano rapidamente in contenzioso. Nel bel mezzo di una danza scoppia una discussione accesa e le danze si interrompono. Riusciranno i nostri bavaresi a fare la pace e a riprendere da dove avevano lasciato? Oppure è davvero giunto il momento che ogni persona abbia il proprio percorso e il proprio destino? 

Jiddu, il nuovo spettacolo della compagnia *Melk Prod., è una creazione che dedico al tema e alla forma del cerchio. Ho sperimentato il cerchio nella mia infanzia, all'asilo e a scuola. Più tardi, ho sperimentato il cerchio alle feste di paese e l’ho ballato in spettacoli folcloristici. Penso anche al cerchio delle cerimonie spirituali, ai diversi e variegati cerchi delle celebrazioni familiari come i matrimoni o i compleanni. Penso, infine, ai cerchi di attivisti politici, come quelli guidati da Jill Sigman, insegnante di danza e attivista newyorkese, e da cui poi si è ispirato il cerchio infinito degli ostinati, che nel 2009 ha riunito attivisti impegnati contro la riforma del sistema ricerca su una marcia permanente sui centri nevralgici francesi. Quello che mi colpisce in particolare del cerchio, e che si oppone a tutti i conflitti attuali nel mondo, e alle difficoltà degli esseri umani di essere felici e di “trovare” un senso alla propria vita, è che il cerchio, grazie al suo aspetto universale, sembra mettere tutti d’accordo, cancellando differenze culturali, politiche, economiche e identitarie. Ma d'accordo su cosa, esattamente? Per me c'è qualcosa di misterioso nell'atmosfera che si respira quando balliamo in tondo, quando siamo in cerchio. L'individuo si avvicina allo spazio in cui si svolge il giro. Una parte di lui svanisce, come se si dovesse chiudere una porta per aprirne temporaneamente un'altra. Questa nuova porta è quella della comunità, della condivisione dello stesso movimento, dello stesso entusiasmo, della stessa ricerca della gioia. Ciò che è misterioso non è tanto il fatto che ci muoviamo da uno spazio geografico e psicologico all'altro, ma il fatto che questa danza in cerchio sia priva di negatività, contraddizioni, conflitti e giudizi. Da dove viene questo modo di mettere tutti d’accordo, questo candore? Non viene dagli esseri umani che danzano, perché rimangono coscienti, nel profondo, di ciò che sono e del fatto che il cerchio sarà solo un breve intervallo tra il loro "stato" individuale e il loro "stato collettivo". Appare la sensazione di una “terza entità”. Mi sembra che questa “entità” o “atmosfera” sia qualcosa di simile ad un profumo. La ricerca di questo profumo è la storia profonda di Jiddu.

Il titolo Jiddu rende omaggio al pensatore indiano Jiddu Krishnamurti, il cui pensiero influenza da molti anni le mie creazioni. Nel 1929 dichiarò: “la verità è una terra senza sentiero. Cerchiamo sempre di costruire un ponte tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere; e attraverso questo diamo vita ad uno stato di contraddizione e conflitto in cui tutte le energie vengono perse.” Il cerchio rappresenterebbe quindi non solo una forma di luce comune che trascende le differenze tra gli esseri umani, ma anche, come in un circolo vizioso, lo spazio di una nuova fonte di conflitto? Jiddu è uno spettacolo principalmente danzato, che gioca con lo spazio rotondo, con musica, video e luci. Ma di tanto in tanto gli interpreti parleranno in dialetto bavarese. Quanto detto verrà immediatamente tradotto nella lingua parlata del Paese in cui avrà luogo l'esibizione da uno degli interpreti. Spero che questo crei una certa complicità tra i ballerini e il pubblico. E aggiungerà un tocco di realismo allo spettacolo. Ogni volta che la tensione sale in superficie, ogni volta che i ballerini interrompono la danza per discutere, lo fanno in dialetto bavarese.

Note di contesto sulla stagione


Tra marzo e maggio il cartellone si dispiega come una geografia teatrale del mondo, attraversando lingue, memorie e tradizioni sceniche. Il 31 marzo Uproar, nato dalla collaborazione tra Carolina Rieckhof e Moyra Silva, esplora movimento e suono a partire dai saperi ancestrali peruviani e dalla memoria delle proteste represse. Il 12 aprile Mi madre y el dinero di Anacarsis Ramos intreccia autobiografia e documento per raccontare sessant’anni di lavoro precario nello stato messicano di Campeche. Il 7 maggio la grande attrice-danzatrice indiana Kapila Venu porta in prima italiana Parvati Viraham, raffinata rilettura femminile della tradizione del Nāṅgīār Kūthu. Il 13 maggio Il figlio della tempesta di Armando Punzo e Andrea Salvadori rievoca trent’anni della Compagnia della Fortezza, intrecciando parole, suono e immagini nate nell’esperienza unica del carcere di Volterra. Chiude il 17 maggio L’ombra lunga di Alois Brunner del drammaturgo siriano Mudar Alhaggi, un’indagine teatrale vertiginosa in cui la storia europea e quella mediorientale si riflettono nell’esperienza dell’esilio e della memoria politica.




Info e acquisto biglietti

Polo Museale - Sapienza Cultura - Sezione Nuovo Teatro Ateneo 
Sapienza Università di Roma
Mail: segreteria.nuovoteatroateneo@uniroma1.it
Telefono: 0649914115
Sito: https://nuovoteatroateneo.web.uniroma1.it/  
Instagram: @nuovoteatroateneosapienza

Piazzale Aldo Moro 5, 00185 Roma - Edificio CU017


LINK VIVATICKET 
https://www.vivaticket.com/it/ticket/jiddu/291766


Orario spettacoli: 20.30
L'ingresso per gli spettacoli della STAGIONE è da piazzale Aldo Moro 5 oppure dal cancello pedonale in viale delle Scienze 11 (a destra della sbarra di accesso al parcheggio sotterraneo).

Dopo aver prenotato il tuo biglietto, prenota anche il parcheggio all’interno della città universitaria al seguente link
https://bit.ly/parcheggiocusapienza

Spazio Rossellini, il 24 marzo "La comprensione della diversità"

Con testi di Roberto Gandini e Roberto Scarpetti e regia di Roberto Gandini, lo spettacolo restituisce un passaggio vivo di un percorso trentennale fondato sull’incontro tra attrici e attori con e senza disabilità. Al centro, la figura di Pinocchia – qui declinata al femminile – attraversa il tema dell’identità e della differenza, in un processo scenico aperto e condiviso.


Cosa accade quando il teatro smette di limitarsi a rappresentare il reale e diventa esso stesso spazio di liberazione? Nasce da questa urgenza LE ALI DELLA LIBERTÀ — quando il teatro libera e include, la rassegna ideata da Giovanni Anversa e Isabella Di Cola, promossa da ATCL, in programma dal 23 al 27 marzo alle ore 20.00 presso lo Spazio Rossellini di Roma. Cinque serate consecutive, cinque esperienze sceniche diverse per linguaggio e poetica ma unite da un medesimo orizzonte: restituire voce, presenza e dignità artistica a chi troppo spesso resta ai margini dello sguardo sociale — persone con disabilità, individui segnati dalla detenzione, vite sospese tra identità, migrazione e isolamento.

Il titolo, evocato da uno dei film più celebri della storia del cinema, diventa qui dichiarazione programmatica: raccontare esperienze esemplari di inclusione sociale attraverso le arti performative. In questo percorso, ATCL con Spazio Rossellini si è affermato come punto di riferimento e motore di progettualità che riconoscono nel teatro, nella danza e nella musica strumenti concreti di espressione, consapevolezza e relazione per soggetti fragili o marginalizzati. Salire su un palcoscenico aperto al pubblico non è soltanto un atto artistico ma un gesto di libertà reale, capace di mettere simbolicamente “le ali” a chi sceglie di esporsi con la propria unicità per parlare a tutte e tutti.

La rassegna si propone inoltre di intessere relazioni vive con il territorio, coinvolgendo associazioni, istituzioni culturali e realtà accademiche — tra cui Università Roma Tre, Sapienza Università di Roma, Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli, Fondazione Teatro di Roma.

All’interno di questo orizzonte si inserisce, il 24 marzo, La comprensione della diversità — Trent’anni di ricerca teatrale integrata, progetto che restituisce al pubblico un passaggio significativo del lavoro del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli, una delle esperienze più solide e longeve nel campo del teatro inclusivo in Italia. I testi sono di Roberto Gandini e Roberto Scarpetti, regia Roberto Gandini, elementi di scena Tiziano Juno, musica Federico Pappalardo; con Maura Ceccarelli, Flavio Corradini, Rebecca Gentile, Alessandro Giorgi. Alexia Giulioli, Samuel Kowalik, Edoardo Maria Lombardo, Andres Lucas, Matteo Marcelli, Anita Marziali, Laura Mastrangeli, Andra Maria Murgu, Aurora Orazi, Ettore Pettinelli, Fabio Piperno, Edoardo Ricotta, Marcello Selvatino, Elena Sili, Lucia Zorzoli. Assistente alla regia Davide Marinacci, suggeritrice Irene Falaschi, coordinamento pedagogico Anna Leo, coordinamento specialistico Roberta Penge, segreteria L.T.I. Piero Gabrielli Giorgio Lourier, ufficio attività culturali Ilaria Iuozzo, Gaia Polidori, responsabile Silvia Cabasino, staff tecnico della Fondazione Teatro di Roma; si ringrazia Lea Giamattei, dottoranda XL ciclo Conservatorio di Brescia e Accademia di Danza, produzione Teatro di Roma - Teatro Nazionale / Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli

Nel 2026 il Laboratorio Gabrielli sarà al trentunesimo anno di attività in questo tempo, l’approccio alla creazione inclusiva si è arricchito di esperienza laboratoriale e di tecniche interpretative. Questa performance attraversa alcuni passaggi chiave del percorso artistico del Laboratorio e offre al pubblico un’anticipazione del saggio/spettacolo “Pinocchia, adolescente di legno” che debutterà al Teatro Elsa Morante il 30 maggio 2026. Il personaggio che più di ogni altro ha segnato la drammaturgia del Laboratorio Gabrielli, oltre alle figure nate dalla fantasia di Gianni Rodari, è stato Pinocchio: il diverso per antonomasia. Nel bicentenario dalla nascita del suo autore, Carlo Collodi, ci siamo chiesti: cosa accadrebbe se dal famoso “ciocco di legno” nascesse una burattina? Una prima risposta la daremo con La comprensione della diversità, insieme a 19 attrici e attori, con e senza disabilità, in scena con musica dal vivo. Definire in anticipo ciò che verrà presentato al pubblico non è semplice – scrive Roberto Gandini - Il processo teatrale, per sua natura, procede per ipotesi, revisioni e scarti: quel ragazzo a cui è stata affidata la parte è più bravo del previsto, quella ragazza con disabilità fa venire fuori un aspetto della storia a cui non si era pensato… 

Le prove diventano così uno spazio di ricerca in cui il senso dello spettacolo prende forma progressivamente, attraverso un’elaborazione condivisa. L’adolescenza è una patologia dalla quale i più guariscono. Ma a che prezzo e con quali passaggi? Pinocchia non vuole andare a scuola, non vuole lavorare, vuole stare con gli amici, vuole scappare. È “umana troppo umana” anche se è fatta di legno ed è alla ricerca disperata di un’altra identità. Pinocchia vuole essere come gli altri, ma chi sono gli altri? I suoi simili sono i burattini che l’accolgono e le vogliono bene. Anche lei ama quei “diversi”, ma non le basta. Allora corre incontro all’amore che scopre con Lucignolo, e corre verso esperienze che l’abbrutiscono e la rendono un’asina! Pinocchia, attraverso questa sofferenza, acquisirà l’identità tanto desiderata. E vissero felici e contenti? No, perché la ricerca dell’identità è una trama con molti sequel.


A Napoli l’incontro con Raffaela Mariniello per Il sabato della fotografia il 28 marzo 2026




Terzo appuntamento con la rassegna Look at Italy a cura di Manuela Fugenzi, la rassegna che prevede l’incontro con 4 protagonisti della fotografia italiana: dopo i dialoghi con Olivo Barbieri e Dario Coletti, Raffaela Mariniello incontra il pubblico di Il sabato della fotografia. 



Si tratta di una preziosa occasione per conoscere e riflettere sulle diverse possibilità dello sguardo fotografico quando l’interesse si focalizza sul territorio, e non solo quello del nostro paese. Da tempo la fotografia di paesaggio italiana, che dalla tradizione della veduta in pittura e incisione ha origine, si è andata diversificando, guardando alle esperienze internazionali e sperimentando nuovi approcci che partono da esperienze fondative come ad esempio Viaggio in Italia, del 1984 realizzata da Luigi Ghirri e da un nutrito gruppo di fotografi tra i quali gli artisti incontrati fino a questo momento in rassegna.



Raffaela Mariniello (Napoli, 1961) sarà in dialogo con Manuela Fugenzi sul tema delle contraddizioni della visione, per un viaggio attraverso la sua ricerca che “coniuga rigore analitico e visione personale, trasformando il paesaggio in strumento di lettura critica del presente. I suoi lavori sono attraversati da una continua sperimentazione dove lo studio della luce, naturale e artificiale, accompagna la sua indagine costante sulla metamorfosi dei territori”. Questa è la motivazione del premio BDC (dei collezionisti di arte contemporanea Lucia Bonanni e Mauro Del Rio) che Mariniello ha appena ricevuto a Milano in occasione del MIA Photo Fair.



Tra le personalità più significative della fotografia contemporanea italiana con importanti esperienze a livello europeo, da quattro decenni, dalla fine degli anni Ottanta, la sua ricerca è caratterizzata da una sperimentazione continua con l’uso di differenti mezzi espressivi, da un raffinato bianco e nero al colore, dal video al lungometraggio. Per un’indagine sui limiti, sulle marginalità, le periferie urbane come i centri storici delle città italiane alterati dal turismo di massa, luoghi dove è accaduto qualcosa o dove è in corso un mutamento.




Ricordiamo che in sala Assoli Moscato è possibile visitare la mostra “FRAGILE: Il teatro necessario di Davide Iodice” Studio visivo di Pino Miraglia su “Mettersi nei panni degli altri” e “La luna”



La mostra sarà visitabile fino al 12 aprile, nei giorni di apertura della sala dalle 19:00.

Info

345 467 9142

assoli@casadelcontemporaneo.it

Lo Spiraglio Filmfestival della Salute Mentale, XVI edizione

Premio Lo Spiraglio a Rocco Papaleo, in concorso lungometraggi e cortometraggi a tema salute mentale, per la sedicesima edizione del festival, a ingresso gratuito fino a esaurimento posti

Torna a Roma dal 15 al 18 aprile 2026, a ingresso gratuito fino a esaurimento posti, presso il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Lo Spiraglio Filmfestival della salute mentale, giunto alla sedicesima edizione. Diretto da Federico Russo per la parte scientifica e da Franco Montini per quella artistica e organizzato dal Dipartimento Salute Mentale della ASL Roma 1 e ROMA CAPITALE in collaborazione con il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, il festival è ormai un appuntamento fondamentale per capire, pensare e conoscere a fondo il mondo della salute mentale.

 

Lo Spiraglio Filmfestival come ogni anno, assegnerà, durante la serata finale, il Premio Lo Spiraglio a un personaggio particolarmente significativo del mondo cinematografico che abbia raccontato vita, sentimenti ed emozioni di persone e gruppi legati al mondo della salute mentale. Questa edizione vedrà premiato l'attore, regista, sceneggiatore e musicista Rocco Papaleo. Nelle edizioni passate sono stati premiati Paolo Genovese, Matteo Garrone, Roberto Andò, Elio Germano, Claudio Santamaria, Saverio Costanzo, Fabrizio Bentivoglio, Anna Foglietta, Paolo Virzì, Sergio Rubini, Sergio Castellitto, Carlo Verdone, Alba Rohrwacher, Marco Bellocchio e Giulio Manfredonia. Lo Spiraglio Filmfestival della salute mentale si innesta sempre più nel crescente interesse pubblico e mediatico verso i temi della salute mentale, sempre meno tabù e sempre più rappresentati anche in ambito artistico. Con una fitta serie di appuntamenti il gruppo integrato di selezionatori (critici cinematografici, volontari, operatori, utenti e stagisti dei servizi di salute mentale) ha concordato su sei lungometraggi e quindici cortometraggi che accedono alle fasi finali del concorso, scelti tra i numerosi film iscritti all’edizione di questo anno.

 

Tra i cortometraggi, I'm Not a Robot, di Victoria Warmerdam, già vincitore del Premio Oscar 2025, ma anche gli italiani La clessidra umana di Elia Bei, I colori dell’anima di Ruggiero Torre, In Gaza Pietas di Diego Monfredini, Dagon di Paolo Gaudio e Devotee di Roberta Palmieri e Francesco Rubattu. Storie che raccontano di una lunga notte in un ospedale psichiatrico, nel 1962; di persone che ogni giorno convivono con le sfide della salute mentale; della guerra che ruba l’infanzia a una generazione intera. Spazio anche a un corto ispirato a un racconto di H.P. Lovecraft e al ricordo di una ex-campionessa di valzer lento sopravvissuta al terremoto dell’Irpinia del 1980. Nei film brevi proposti dal festival si rincorrono ricordi, dialoghi, relazioni, gesti quotidiani, fede e difficoltà, paure e delusioni, ma anche nuovi equilibri e incontri inaspettati.

 

Non meno vari sono gli argomenti affrontati nei sei lungometraggi in concorso, ambientati in Italia e all’estero. Fra i primi Fratelli di culla di Alessandro Piva, centrato sullo scontro fra due diritti fondamentali e inconciliabili: il diritto dei figli adottivi di conoscere le proprie origini biologiche e il diritto delle madri di vedersi riconoscere l’anonimato e Anime violate di Matteo Balsamo che racconta la sadica crudeltà delle truffe sentimentali. La drammatica realtà africana e le occasioni di riscatto attraverso il calcio sono invece l’argomento di The Madmen coach di Carlo Liberatore.

La giuria, composta dal presidente degli utenti della Toscana Giovanni Gallori, dalla sociologa Arianna Marcorè, dalla sceneggiatrice e regista Ludovica Rampoldi, dall’infermiera Rada Tomic e dal regista Mimmo Verdesca, assegnerà i seguenti Premi: Premio “Fausto Antonucci” di 1.000 euro al miglior cortometraggio, il Premio “Jorge Garcia Badaracco – Fondazione Maria Elisa Mitre” di 1.000 euro al miglior lungometraggio. Premio “SAMIFO” (Salute Migranti Forzati) di 1.000 euro assegnato a un lungo o cortometraggio scelto tra i film finalisti che meglio saprà raccontare aspetti legati alla transculturalità, il confronto/scontro tra culture e società diverse, la storia di migrazioni umane, il trauma dei rifugiati, la violazione dei diritti umani, la discriminazione e il razzismo, l’impatto sulla salute mentale della migrazione. Quindi, il Premio Luciano De Feo di 1000 euro, assegnato dal Comitato di Selezione del festival, al film che abbia mostrato più attenzione ai contenuti scientifici. Sarà inoltre costituita una giuria popolare, aperta al pubblico degli appassionati, che assegnerà il Premio del Pubblico de Lo Spiraglio. Le modalità e il regolamento verranno pubblicati in seguito sul sito del Festival.

 

A completare il programma anche due appuntamenti speciali: una serata dedicata al film Il maestro di Andrea Di Stefano ed insieme al regista si discuterà degli aspetti psicologici di questa disciplina sportiva dove sul terreno di gioco il confronto fra gli avversari non riguarda solo la tecnica, e un incontro sulla fiction Le libere donne con la partecipazione del regista Michele Soavi, degli sceneggiatori Peter Exacoustos e Laura Nuti e della presidente della Fondazione Mario Tobino, Isabella Tobino.

 

Organizzato dal Dipartimento Salute Mentale della ASL Roma 1 e ROMA CAPITALE in collaborazione con il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, “Lo Spiraglio” FilmFestival della salute mentale arrivato ormai alla sua sedicesima edizione continua a raccontare il mondo della salute mentale nelle sue molteplici varietà, attraverso le immagini e la grande forza evocativa del cinema e dell’audiovisivo. L’obiettivo dell'evento è quello di avvicinare il pubblico alla tematica, di promuovere salute mentale e consapevolezza, di ridurre l’impatto dello stigma che è il principale motivo che allontana e ritarda l'accesso alle cure e ai servizi pubblici. Vuole essere come ogni anno una festa dedicata alla grande cultura della salute mentale italiana e non solo, e permettere a chi produce audiovisivi, dedicati o ispirati all'argomento, di mettere in evidenza risorse creative e qualità del prodotto.


Per maggiori informazioni

spiragliofest@gmail.com
www.lospiragliofilmfestival.org
www.facebook.com/spiragliofilmfestivaldellasalutementale/
www.instagram.com/lospiragliofilmfestival/
www.youtube.com/channel/UC33MCZkM9NCsTWdYDj7I7Ow
https://vimeo.com/401643761

 

Lutto Gaspare Russo, il ricordo di Claudio Gubitosi: “Comprese la novità e la bontà del Giffoni”

Giffoni si stringe al ricordo di Gaspare Russo, già Presidente della Regione Campania e Sindaco di Salerno. Con una nota, Claudio Gubitosi, ideatore e fondatore del Festival del cinema per i ragazzi, ha voluto fissare alcuni dei passaggi che hanno permesso all’evento, arrivato al suo 56esimo anno di attività, di poter crescere, consolidarsi e diventare uno degli eventi non solo più attesi sotto il profilo nazionale ma anche tra i più apprezzati in ambito internazionale: “Conobbi Gaspare Russo tra il 1973 e il 1975. Allora ricopriva il ruolo di Presidente della Camera di Commercio. Fu molto importante, in quanto dal 1976 al 1979 Gaspare Russo diventò Presidente della Regione Campania. Il racconto non può continuare senza sottolineare alcuni aspetti. Oggi, senza nessuna esitazione e suffragato dai dati storici, posso dire che è stato il personaggio determinante per il prosieguo della vita di Giffoni. Comprese la bontà, la novità e la visione che avevo di far crescere un festival internazionale in un piccolo paese. Mi ha sempre sostenuto. Mai ho smesso di volergli bene, ammirato dalla sua dimensione politica. La storia mia e del festival è un incrocio indissolubile, raccontarla oggi così è un dovere”.

 

Il racconto di Gubitosi parte da un excursus storico: “I primi finanziamenti regionali per il Giffoni Film Festival, che sembravano già impegnativi a quel tempo, provengono dalla sua azione amministrativa. Oltre a chiedere sostegno per il festival, non potevo non evidenziare le difficoltà della viabilità, soprattutto riguardanti la strada provinciale tra Salerno e Giffoni Valle Piana. Nella sua prima visita ufficiale da Presidente della Regione nel 1976, in un Cinema Valle stracolmo di persone per la cerimonia di chiusura della sesta edizione elevai questo grido di dolore che lui raccolse prontamente. Ricordo un titolo di un servizio giornalistico del quotidiano “Il Mattino” che titolava “Il Festival chiede strada”. Con la sua azione politica iniziarono i primi miglioramenti di questa arteria importante. Gaspare è stato più volte a Giffoni. Non solo fino al 1979 come presidente ma anche negli anni a seguire. Prima di chiunque altro era l’interlocutore primario e principale. Nel 1984, a seguito di una delle tante crisi di sviluppo del festival, feci una lunga intervista a “Il Mattino” all’indomani della chiusura della quattordicesima edizione. Sono proprio questi momenti, gli episodi, dove si può verificare la statura politica di un uomo. Lo chiamai e chiesi un appuntamento, che si tenne in una pausa del Consiglio Regionale al Maschio Angioino. Sul tavolo c’era una legge regionale proposta da un gruppo di consiglieri regionali di tutti i partiti. Dopo pochi giorni firmò la bozza di legge insieme ai consiglieri. Venne approvata in Consiglio Regionale con questa dicitura: Legge Regionale del 27 agosto 1984 n.35 “Contributo all’Ente Autonomo Festival Internazionale del Cinema per ragazzi di Giffoni Valle Piana” Gaspare è stato a Giffoni anche nel 1986, quando in un convegno al Comune, presentai la bozza definitiva della Cittadella del Cinema. Erano presenti anche il Direttore dell’Ept Tommaso Cunego, il Presidente della Camera di Commercio Antonio Pastore, il Presidente onorario Generoso Andria, il Presidente dell’Ente Festival Mario Ferrara, il Sindaco di Giffoni Ugo Carpinelli, il Consigliere Regionale Isaia Sales e l’attore Giuliano Gemma. Ne porto un ricordo davvero speciale”.  

Generazione Vincente: il 27% dei lavoratori somministrati è di nazionalità estera

In un mercato del lavoro sempre più dinamico e interconnesso, l’inclusione non è più soltanto un valore etico, ma un vero fattore competitivo. Nel lavoro in somministrazione, valorizzare la diversità culturale, generazionale e professionale significa offrire risposte più efficaci alle esigenze delle imprese e del contesto sociale. Le aziende che scelgono di investire in ambienti di lavoro inclusivi si dimostrano spesso più resilienti, innovative e capaci di leggere il cambiamento. Promuovere l’inclusione significa quindi aprire la strada a nuove prospettive, arricchire i processi decisionali e costruire organizzazioni in grado di affrontare con maggiore solidità le sfide del presente. In questa prospettiva, l’inclusione rappresenta non solo una responsabilità sociale, ma anche un investimento strategico.

 


I dati 2025, provenienti dalla nostra banca dati interna, restituiscono un quadro particolarmente significativo. Generazione Vincente ha accompagnato un numero rilevante di lavoratori verso il mercato del lavoro, confermando con evidenza il ruolo dell’inclusione nella somministrazione di lavoro.

Il primo dato che emerge con forza è questo: i lavoratori in somministrazione coinvolti provengono da ben 82 Paesi differenti. Un numero che testimonia la capacità dell’azienda di attrarre, accogliere e valorizzare competenze internazionali, con presenze provenienti da diversi Paesi europei, dal Sud America, dall’Africa e dall’Asia.

Di questi, il 27% è di nazionalità estera. Si va dalla Bielorussia alla Bolivia, passando per Kosovo, Iran, Ghana e molti altri Paesi. Tra le nazionalità più rappresentate figurano il Marocco, il Pakistan, la Romania e il Bangladesh, primo Paese di provenienza per numero di lavoratori inseriti.

 

“Coinvolgere lavoratori provenienti da 82 Paesi diversi non è solo un dato rilevante. È la prova concreta che inclusione e qualità possono tradursi in valore reale, per le persone e per le imprese.”
— Alfredo Amoroso, AD di Generazione Vincente

 

Generazione Senza Frontiere: la business line di Generazione Vincente dedicata all’inclusione

Da anni Generazione Vincente presidia questo ambito anche attraverso Generazione Senza Frontiere, la business line dedicata a favorire l’incontro tra competenze internazionali e imprese italiane. Si tratta di un’attività costruita su un supporto concreto: dall’accoglienza dei lavoratori stranieri fino alla loro integrazione nel contesto lavorativo e sociale. Nel tempo, Generazione Senza Frontiere si è affermata come un punto di riferimento stabile, capace di creare opportunità reali e di valorizzare persone provenienti da culture, esperienze e vissuti differenti.

 

Inclusione lavorativa e somministrazione: una prospettiva concreta

Generazione Vincente, attraverso la propria rete e le sue business line, costruisce ogni giorno ponti tra persone, competenze e imprese, riconoscendo nella diversità una risorsa reale e operativa.

 

Questo lavoro contribuisce a rendere il mercato del lavoro più aperto, dinamico e inclusivo. In questo scenario, Generazione Vincente conferma il proprio ruolo nel promuovere il lavoro in somministrazione come strumento capace di favorire integrazione, occupazione e valorizzazione delle persone nel panorama occupazionale italiano.

 

 

Quattrozampeinfiera Napoli 2026: un weekend indimenticabile per tutti gli amanti degli animali



Se sei un amante di cani e gatti e desideri trascorrere un weekend indimenticabile con il tuo amico a quattro zampe, non puoi perdere Quattrozampeinfiera, l’evento pet-friendly più atteso in Italia che si terrà sabato 11 e domenica 12 aprile 2026 alla Mostra d’Oltremare di Napoli.

Il programma delle due giornate propone numerose dog activities adatte a ogni livello di esperienza. Dal Mantrailing, attività nella quale il cane esercita il suo fiuto, all’Obedience, nella quale il cane esegue una routine di esercizi atti ad impartire un comportamento controllato e collaborativo nei confronti dell’umano.

Gli appassionati di sport cinofili potranno partecipare anche ad altre attività come: Rally O, Educazione di base o Condotta al guinzaglio, mentre per i cani che amano l’acqua c’è l’Acquadog, un’attività pensata per divertirsi e prendere confidenza con l’ambiente acquatico. Grande attenzione anche ai soggetti più piccoli, sessioni di puppy class dedicate alla socializzazione e alle prime regole, seguite da educatori cinofili qualificati.

Non manca l’area Pet à Porter, uno spazio dedicato allo stile e agli accessori per animali. Cappottini personalizzati, collari di design, borse da trasporto e gadget innovativi offrono ai visitatori la possibilità di unire estetica e funzionalità, garantendo sempre il massimo comfort ai propri amici a quattro zampe.

Debutta anche a Napoli il nuovo format “Podcast in Fiera”, attivo in tutte le tappe del circuito. All’interno di uno studio radiofonico prendono voce i protagonisti che da oltre tredici anni animano la manifestazione: visitatori, aziende, professionisti del settore e influencer. Tra i format proposti “Il TG degli Animali”, condotto da Simone Cantarini, che racconta il mondo pet con ironia e spunti di riflessione, “Bestie di Casa” dedicato alla quotidianità della convivenza con gli animali e “IntervistePet” con Elena Galliano, che esplora le sfide e le opportunità del pet market, tra nuove tendenze, tecnologie emergenti e pratiche innovative per il benessere animale.

 

A completare il programma tornano la Friends Show by Monge, la sfilata amatoriale aperta a cani e gatti di ogni razza e taglia, e la Dog Winner by Farmina, riservata ai cani di razza. Confermata anche l’iniziativa solidale #Usatopet, che invita i visitatori a donare accessori usati in buone condizioni da destinare alle associazioni locali. Un gesto semplice ma di grande valore sociale, che rafforza l’impegno di Quattrozampeinfiera sui temi della sostenibilità e della responsabilità verso gli animali in difficoltà.

Orario
10.00 - 19.00 - chiusura casse ore 18.00

Biglietti

- Biglietto intero 15€

- Biglietto online 12€

- Biglietto con sconto scaricabile da quattrozampeinfiera.it e da presentare in cassa 11€

- Bambini 0-5 anni ingresso gratuito

- 6-9 anni 11€ acquistabile solo in cassa con obbligo di esibire un documento

- Ingresso gratuito per invalidità al 100% e per un accompagnatore

Per maggiori informazioni è possibile visitare quattrozampeinfiera.it o contattare il numero 0362 1636218.

 

LUCCA FILM FESTIVAL- IL PREMIO OSCAR FISHER STEVENS INCONTRA SCUOLE E PUBBLICO MARTEDI' 31 MARZO - CINEMA CENTRALE

Primo degli Incontri speciali di primavera del Lucca Film Festival con l'attore, regista e produttore Premio Oscar statunitense Fisher Stevens in un doppio evento per le scuole e per il pubblico con la proiezione in versione originale sottotitolata del documentario “The Cove – La baia dove muoiono i delfini”, Premio Oscar 2009


Ingresso gratuito fino a esaurimento posti

In attesa della sua prossima edizione, che si terrà dal 26 settembre al 4 ottobre 2026, il Lucca Film Festival organizza una serie di incontri speciali con ospiti internazionali con la direzione artistica di Nicola Borrelli e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Primo appuntamento, martedi 31 marzo al Cinema Centrale di Lucca, con un doppio evento speciale - a ingresso gratuito fino a esaurimento posti - la mattina alle ore 9:00 per le scuole e alle ore 21:00 per il pubblico. Per le prenotazioni per le scuole: educazione@luccafilmfestival.it, mentre per le prenotazioni dell'evento serale: segreteria@luccafilmfestival.it.
Ospite l'attore, regista e produttore statunitense Fisher Stevens, che presenterà agli studenti e al pubblico, in versione originale in inglese con sottotitoli in italiano “The Cove – La baia dove muoiono i delfini”, vincitore nel 2009 del Premio Oscar come Miglior Documentario, da lui prodotto e promosso in Italia da Legambiente, sospeso tra giornalismo investigativo e avventura ecologica. Il film infatti segue l'ex addestratore di delfini e ora attivista ambientale Ric O'Barry nel suo tentativo di documentare la caccia ai delfini, che si svolge in un parco nazionale giapponese a Taiji, da settembre ad aprile. Gli studenti delle scuole potranno interagire con Fisher Stevens dopo la proiezione, mentre la sera la conversazione con il regista e attore avverrà prima. Saranno affrontati nelle due conversazioni con l'autore – moderate dall'attrice, regista e condirettrice artistica del Lucca Film Festival, Cristina Puccinelli - argomenti legati al mondo cinematografico e a quello socio-ambientale e il pubblico avrà la possibilità d'interagire e porre domande su una vasta gamma di tematiche.

Con una prolifica carriera da attore, che va dai due cult di Corto Circuito a titoli di Wes Anderson quali Grand Budapest Hotel, The French Dispatch, e Asteroid City, Fisher ha recitato in film diretti da registi quali Garry Marshall, Barbet Schroeder, Tim Robbins, Stephen Frears, Norman Jewison, Bruno Barreto, Griffin Dunne, Walter Hill, i Fratelli Coen e Guy Ritchie, oltre al recentissimo Song Sung Blue - Una melodia d'amore, diretto da Craig Brewer. Nel 2012 il debutto alla regia con il film di finzione Uomini di parola interpretato, tra gli altri, da Al Pacino e Christopher Walken. Da sempre impegnato nel sociale, nel 2016 ha diretto il documentario Punto di non ritorno - Before the Flood in cui Leonardo DiCaprio discute con le più importanti personalità del pianeta – da Barack Obama a Papa Francesco - sul cambiamento climatico che sta colpendo la Terra.


Per informazioni e prenotazioni:

Per info e prenotazioni: segreteria@luccafilmfestival.it
Per le scuole: educazione@luccafilmfestival.it

 

 

La Pasqua è alle porte e ha il profumo di Amaro Don Carlo

Manca meno di un mese alla Pasqua e le tavole delle feste si preparano ad accogliere una creazione di Gargiulo Coloniali, la colomba all’Amaro Don Carlo.

L’impasto, ottenuto da lievito madre, è bagnato con Amaro Don Carlo e farcito con ganache al cioccolato fondente e l’Amaro, poi viene ricoperto di cioccolato e spolverizzato di granella di fave di cacao.

Il gusto aromatico e intenso ma sempre elegante di Amaro Don Carlo si fonde con la golosità del cacao pregiato per una vera esplosione di sapori.

Un modo per celebrare la Pasqua attraverso il matrimonio tra un grande lievitato della tradizione e questo liquore artigianale composto dal 60% di mallo di noce e un mix di erbe e spezie selezionate, materie prime di provenienza esclusivamente campana, realizzato secondo la formula messa a punto da Angela Caliendo e Carlo Gargiulo che da anni conducono con passione la storica enoteca ebolitana.

Una creazione che testimonia la versatilità di Amaro Don Carlo anche in pasticceria come ingrediente per la preparazione di dolci e in abbinamento a dessert al cioccolato come tiramisù, tartufo nero e bianco, babà con ganache al Don Carlo e semifreddi.

Oltre a essere un raffinato fine pasto  e liquore da meditazione Amaro Don Carlo, infatti, si presta ad essere utilizzato anche in mixology e in cucina per la preparazione di piatti di fine dining a cui conferisce raffinati sentori aromatici e profondità al gusto.

 

Un modo quindi per celebrare la festività che saluta l’arrivo della primavera con un dolce classico rivisitato con lo sguardo rivolto alla sperimentazione di nuovi abbinamenti di ingredienti e di sapori.

Viale Amendola, 137

Eboli (SA)

Tel. +39 0828 365338

www.amarodoncarlo.it

info@gargiulocoloniali.it


domenica 22 marzo 2026

Pasqua, Ditto: “Non contiamo chi arriva, ma chi decide di restare: è lì che si misura il futuro di Napoli


Cambiare prospettiva. È questo l’invito lanciato da Enrico Ditto, imprenditore napoletano nel settore dell’ospitalità, in vista delle imminenti festività pasquali. Se da un lato le previsioni parlano di numeri importanti e di un nuovo boom di presenze, dall’altro Ditto invita a spostare l’attenzione su un indicatore spesso trascurato: non quanti arrivano, ma quanti scelgono di restare, tornare, investire emotivamente ed economicamente nella città. “Il turismo non è più una fotografia di arrivi e partenze – afferma Ditto – ma una relazione. E una città che funziona è quella che riesce a trasformare un visitatore in un ospite abituale, in qualcuno che prolunga la permanenza, che ritorna, che parla bene del territorio e che lo integra nella propria mappa personale. È lì che si crea valore reale”.

Per Ditto, la Pasqua 2026 rappresenta un passaggio chiave non tanto per i flussi attesi, quanto per la qualità dell’esperienza complessiva che Napoli sarà in grado di offrire. La permanenza media, la capacità di distribuire i visitatori su più giorni e su più aree della città e della provincia, la possibilità di evitare congestioni e disservizi: sono questi i veri indicatori di maturità del sistema turistico.

“Se un turista resta un giorno in più – spiega – significa che ha trovato servizi funzionanti, mobilità accessibile, spazi curati, un’offerta culturale leggibile e un racconto autentico della città. Se invece scappa, anche con numeri record, abbiamo perso un’occasione”.

Il ragionamento si intreccia con una visione più ampia dello sviluppo urbano e sociale, che Ditto porta avanti anche nel dibattito pubblico. Come sottolineato in più occasioni, la qualità di una città si misura dalla sua capacità di essere inclusiva, accessibile e vivibile per tutti, non solo per i turisti ma per chi la abita quotidianamente . In questo senso, turismo e politiche urbane non possono più viaggiare su binari separati.

Dalla gestione dei rifiuti alla mobilità pubblica, dalla sicurezza percepita al decoro urbano, fino all’accessibilità per famiglie e persone con disabilità: ogni elemento incide direttamente sulla decisione di restare. “Non esiste ospitalità senza città – continua Ditto – e non esiste permanenza senza qualità urbana. È una catena che va rafforzata in ogni suo anello”.

Un altro nodo centrale è quello della distribuzione territoriale. Ditto insiste sulla necessità di costruire un turismo che non si esaurisca nei soliti circuiti, ma che sappia coinvolgere l’intera area metropolitana e l’entroterra. “Chi resta – sottolinea – ha bisogno di alternative, di percorsi, di esperienze diverse. Questo significa portare flussi anche fuori dal centro storico, valorizzare i comuni della provincia e creare una rete vera, non solo sulla carta”.

Il cambio di paradigma riguarda anche la narrazione. Napoli, secondo Ditto, deve smettere di essere raccontata solo come destinazione “emotiva” e iniziare a proporsi come città organizzata, contemporanea, capace di sostenere una domanda complessa. “L’autenticità non basta più se non è accompagnata da efficienza. I turisti oggi scelgono con attenzione e restano dove trovano equilibrio tra bellezza e funzionamento”.

Infine, l’appello alle istituzioni: “Serve una visione condivisa e una regia chiara. Il turismo non può essere lasciato all’improvvisazione o alla sola iniziativa privata. Se vogliamo che Napoli cresca davvero, dobbiamo investire su ciò che fa restare le persone: servizi, infrastrutture, qualità della vita”.

Casalnuovo, Giovanni Nappi incontra la città

Domenica 29 marzo alle ore 10:00, presso il Centro Polifunzionale “Pier Paolo Pasolini” in via Fausto Coppi a Casalnuovo di Napoli, si terrà un importante incontro pubblico promosso da Giovanni Nappi, in vista delle prossime elezioni amministrative del 2026.

L’iniziativa rappresenta un momento di confronto aperto con la cittadinanza, le associazioni, i giovani e tutti coloro che vogliono contribuire alla costruzione di una visione condivisa per il futuro della città.

Con lo slogan “THIS IS THE ONE – Chesta è ’a vota bbona”, Giovanni Nappi lancia un messaggio chiaro: “E’ il momento di una scelta responsabile, fondata sull’esperienza, sul lavoro già svolto e su un impegno concreto per lo sviluppo del territorio.”

Simona Tagli presenta il libro Madri sotto processo – Quando la giustizia entra nella culla



Una testimonianza intensa sul rapporto tra maternità, giustizia e diritti dei bambini

Milano, 16 marzo 2026 – Quando la giustizia entra nella vita di una famiglia, non mette sotto processo soltanto i fatti, ma spesso anche i sentimenti. Da questa riflessione nasce Madri sotto processo – Quando la giustizia entra nella culla, il nuovo libro di Simona Tagli, una testimonianza intensa e profonda che affronta il delicato rapporto tra maternità, sistema giudiziario e tutela dei minori.

Il libro racconta una vicenda personale che si trasforma in una riflessione universale su cosa significhi essere madre quando la propria vita privata viene osservata, analizzata e giudicata nelle aule dei tribunali. Attraverso pagine cariche di emozione e consapevolezza, l’autrice mette al centro il legame tra madre e figlio, interrogandosi sui limiti e sulle responsabilità delle istituzioni quando entrano nella sfera più intima della famiglia.

“Ci sono processi che si celebrano nei tribunali – afferma Simona Tagli – ma ce ne sono altri che si celebrano nel cuore di una madre. Questo libro nasce dal desiderio di raccontare cosa significa vivere tutto questo sulla propria pelle.”

Madri sotto processo – Quando la giustizia entra nella culla unisce testimonianza personale e riflessione sociale, offrendo uno sguardo autentico su un tema che coinvolge non solo le madri, ma l’intera collettività.

Il libro è disponibile online e nelle principali piattaforme di vendita.

Presentazione del progetto Generazione di Fenomeni YZAe inaugurazione dello sportello di ascolto e sostegno “AMATI ADESSO” il 24 marzo 2026 a Napoli

La conferenza stampa di presentazione di Generazione di Fenomeni YZA e inaugurazione dello sportello di ascolto e sostegno – “AMATI ADESSO”, il nuovo progetto di prevenzione e di educazione alla salute rivolto alla popolazione campana e alle comunità straniere. Il progetto è sostenuto dalla Regione Campania attraverso SCABEC, a valere sul Fondo Nazionale Politiche Giovanili - Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio civile universale”, in collaborazione con CSV Napoli – Centro di Servizio per il Volontariato della città metropolitana di Napoli. 

 

L’iniziativa è stata ideata da Vincenzo De Falco, Infermiere di nascita poi psicologo e sessuologo, professionista sanitario dell’Ospedale Cotugno, Presidente dell’associazione VOLA (volontari ospedalieri Lotta Aids) e Anlaids Campania,  e gode del patrocinio del Comune di Napoli, Ordine dei Medici di Napoli, Ordine degli Psicologi di Napoli, Ordine degli Infermieri di Napoli e Università Parthenope. L’appuntamento è per martedì 24 marzo alle 11 presso la sede del CSV Napoli, Centro Servizio per il volontariato della città metropolitana, Isola E1 al Centro Direzionale di Napoli.  

 

Interverranno:

Fiorella Zabatta - Assessora allo Sport e alle Politiche giovanili della Regione Campania

Pantaleone Annunziata - Amministratore Unico SCABEC S.p.A.

Umberto Cristadoro - Presidente del CSV Napoli

Vincenzo De Falco - Presidente Associazione VOLA e Anlaids Campania

Modera:

Simonetta de Chiara Ruffo – giornalista

 

NUOVE PROFESSIONI DELL’AUTOMOTIVE. LA CONNECTED MOBILITY IN ITALIA VALE 3,36 MILIARDI MA MANCANO I TALENTI

 
Coordinatori di trasporto (27%), supervisori di flotta (22%) ed esperti in Data & Operation (18%) le professioni chiave emergente “ Costruire un ponte tra industria e universitàinvestendo in formazione e sviluppo di nuovi talenti”: le parole di Marco Santucci, Managing Director di Jameel Motors Italia per Geely e Zeekr
 

Il mercato italiano della Connected Mobility corre veloce, segnando una crescita del 16% a fine 2024 per un valore complessivo di 3,36 miliardi di euro, ma permane uno scollamento tra rivoluzione tecnologica e nuove professioni. La vera sfida per il futuro del comparto si gioca sul terreno delle competenze e della formazione: il 75% delle aziende fatica a trovare profili specializzati in elettrificazione, AI, guida autonoma e sostenibilità, in altre parole i talenti del domani, capaci di trainare la crescita. 

È questo il dato centrale emerso dalla ricerca “Mobilità sostenibile e tecnologie intelligenti per i grandi eventi: le sfide della nuova mobilità”, realizzata dall’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano, con un contributo scientifico dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Il lavoro è stato presentato durante la tappa inaugurale del roadshow “Geely Auto Talks powered by Jameel Motors”, che ha preso il via a Napoli, presso la Fondazione Salvatore. Un appuntamento prestigioso, suggellato dalla partecipazione del Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, la cui presenza ha testimoniato l’alto valore strategico dell’iniziativa per il territorio.

Dopo il successo di Milano, l’evento segna il debutto del tour nazionale di Geely Auto e Jameel Motors volto a esplorare il “Rinascimento tecnologico” dell’automotive, unendo la visione industriale del colosso automobilistico cinese – proprietario di marchi globali come Lynk & Co, Volvo Cars, Lotus, Polestar e Zeekr – con l’eccellenza del sistema Italia, per alimentare una piattaforma di dialogo permanente tra i due paesi, affrontando in ogni tappa del tour lungo la Penisola approfondimenti verticali sulla mobilità globale del futuro, legati alle peculiarità dei singoli territori. L’evento di Napoli, in particolare, ha scelto come cornice i preparativi per l’America’s Cup 2027: l’esordio della storica regata nel capoluogo campano ha offerto l’occasione ideale per approfondire le strategie di gestione della mobilità durante i grandi eventi internazionali, con un focus sull’integrazione di AI, tecnologie smart e soluzioni sostenibili.

Il settore automotive sta vivendo un cambio di paradigma senza precedenti: la transizione energetica e l’avvento delle tecnologie intelligenti richiedono oggi un profondo aggiornamento delle competenze. Non è più solo questione di motori, ma di un “ecosistema della mobilità” integrato, dove l’eccellenza meccanica non basta; serve una formazione ibrida e trasversaleper governare il cambiamento.

 

Secondo lo studio presentato a Napoli, se da un lato le nuove tecnologie integrate sono un “salva vita” – con i sistemi ADAS che hanno ridotto la gravità degli incidenti del 13% – dall’altro emerge un preoccupante gap professionale: una posizione su quattro nel campo IT e Data Management rimane scoperta, spingendo le aziende ad adottare la strategia “Make”, ovvero la formazione interna dei talenti per sopperire alla carenza di specialisti esterni.



Marco Santucci, Managing Director Jameel Motors Italia per Geely e Zeekr, ha dichiarato:
“La trasformazione che sta attraversando il settore automotive è fortemente tecnologica, come ci dimostra un marchio come Geely Auto, ma anche profondamente culturale e professionale. La vera sfida oggi non è più immaginare la mobilità del futuro, ma costruire le competenze necessarie per renderla concreta. Come Geely Auto crediamo che sia fondamentale creare un ponte solido tra mondo industriale, università e istituzioni. La presenza del MUR all’evento suggella una collaborazione fondamentale per mappare le nuove opportunità lavorative, investendo nella formazione e nello sviluppo di nuovi talenti. Un impegno che poggia su basi scientifiche solide, grazie ai dati del Politecnico di Milano. Solo attraverso un ecosistema collaborativo possiamo colmare il gap di competenze e accompagnare l’Italia in questo Rinascimento tecnologico, rendendola protagonista nella mobilità globale sostenibile e connessa.”



“Il tema dell'innovazione tecnologica applicato al settore della mobilità è più che mai cruciale. La possibilità di spostarsi agevolmente e di immaginare nuove strade per il futuro è fondamentale per le istituzioni, anche a livello locale. Abbiamo avuto la possibilità di lavorarci con le risorse del PNRR e, per il Comune di Napoli, il settore dei trasporti e della mobilità sostenibile ha previsto un gran volume di investimenti. La stessa applicazione della Connected Mobility ai grandi eventi può essere uno snodo cruciale e può spingerci a costruire buone pratiche e una visione condivisa. Come in molti settori in evoluzione, il tema della formazione e della valorizzazione delle nuove professionalità è la vera sfida. Sono molto felice che Napoli abbia potuto ospitare questa discussione e favorire l'incontro tra istituzioni, stakeholder e mondo della ricerca”, ha commentato il Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. 



La presentazione dei dati ha stimolato un confronto tecnico di alto profilo tra leader industriali e stakeholder del settore, moderato dal giornalista Fabio De Rossi. Sono intervenuti Diego Nepi Molineris, AD di Sport e Salute SpA, che ha analizzato il legame tra grandi eventi sportivi e flussi urbani; Antonio Amato, Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Unione Industriali Napoli; Filippo Rizzi Ariani, Commercial Manager di Grimaldi Group; William Griffini, AD di Carter&Benson, che ha approfondito l’evoluzione dei modelli di leadership e recruiting in un mercato guidato dall’intelligenza artificiale; Alessandro Grandinetti, Senior Partner di PwC.

L’evento ha confermato che l’integrazione tra guida autonoma, digital twin e infrastrutture smart è già una realtà matura, capace di rivoluzionare la gestione della mobilità urbana anche in occasione dei grandi eventi, attraverso nuove figure professionali strategiche come i coordinatori di trasporto e i supervisori delle Control Room. 

Dopo la tappa di Napoli, il tour di Geely Auto e Jameel Motors continua attraverso l’Italia per promuovere le competenze della mobilità del futuro. Il progetto punta a creare un ecosistema collaborativo, tra dealer locali, istituzioni, università e stakeholder della filiera, trasformando ogni incontro in un’occasione per allineare la formazione alle reali esigenze del mercato. Un percorso che si traduce in azioni tangibili per il sistema Paese: dal finanziamento di dottorati di ricerca e borse di studio in collaborazione con il MUR, allo sviluppo della rete di vendita e servizi, con l’obiettivo di creare nuove opportunità di lavoro e sostenere la crescita del settore automotive in Italia.

Anfisa Letyago approda al Coachella, il festival cult della musica mondiale

Intensa, moderna e internazionale, Anfisa Letyago è molto più di una dj: è una vera e propria architetta del suono, una “viaggiatrice emotiva”, una narratrice elettronica. Intensa, moderna e internazionale è anche storia di Anfisa, che nasce in Siberia per poi “rinascere” e crescere a Napoli, città dove studia e si forma per poi “raccontarsi” a livello globale attraverso la sua musica intensa e raffinata, grazie alla quale il mondo balla ma con gli occhi chiusi.


Anfisa è inoltre un orgoglio napoletano: ha infatti dedicato all isola partenopea di Nisida la sua etichetta discografica NSDA, apprezzata in tutto il mondo, e ha raccontato le sue emozioni anche attraverso un progetto audiovisivo dal titolo Partenope ispirato all’antico mito della sirena che dà il nome alla città di Napoli. Tutto questo contribuisce a plasmare un’identità musicale di Anfisa Letyago che oggi è riconoscibilissima: Napoli diventa la sua casa, la sua base, il suo respiro. La connessione con il territorio non è solo poetica: è concreta.


La tappa al Coachella è solo la prima tappa di un tour che vedrà l’artista in consolle e live nel corso dei prossimi mesi a Barcellona, Zurigo, Berlino, Vienna, Varsavia, Parigi, in Portogallo e ancora, Oltreoceano, negli Stati Uniti a San Francisco e Chicago.

Negli anni Anfisa ha collaborato con artisti del calibro di Moby, Carl cox, Swedish house mafia, Empire of the sun e rilasciato musica su etichette come Kompakt, Rekids, Deutsche Grammophon e Defected. Il suo sound inconfondibile l’ha portata a calcare i palchi più importanti al mondo come – oltre al Coachella - Sonar, Tomorrowland, Timewarp, Awakenings, Neopop, Creamfields.

Sempre al passo con i tempi, Anfisa ha realizzato il suo ultimo video clip del singolo “In My Arms” con l’Intelligenza artificiale. Hraggiunto negli anni i principali riconoscimenti mondiali per la sua categoria di Dj techno, vincendo fra l’altro il titolo di ‘DJ of the year‘ ai Billboard Italia Women in music awards assegnato dal magazine Billboard, Bibbia mondiale della musica, e che sin dalla sua prima edizione del 2007 ha premiato artiste di fama mondiale come Taylor Swift, Billie Eilish, Beyoncé, Lady Gaga.