martedì 7 aprile 2026

Parthenope, il mito che attraversa Napoli

A Napoli, l’identità collettiva si intreccia profondamente con il mito. Prima ancora di definirsi napoletani, gli abitanti si riconoscono come “partenopei”, richiamando un’origine antichissima che affonda le radici nell’VIII secolo a.C., quando il primo insediamento greco sorse sulla collina di Pizzofalcone. È qui che la tradizione colloca la figura della sirena Parthenope, creatura leggendaria legata indissolubilmente alla nascita e allo sviluppo della città.
Nel corso dei secoli, la rappresentazione delle Sirene ha subito una trasformazione significativa: da esseri ibridi, metà uccello e metà donna, temuti per il loro potere ammaliatore, a figure più familiari e protettive, con sembianze femminili e coda di pesce. In particolare, Parthenope è divenuta simbolo benevolo e identitario, radicandosi nella cultura materiale e visiva della città. Dalle monete dell’antica Neapolis ai rilievi artistici, dalla fontana di Spinacorona — nota come “delle zizze” e frequentata fino all’Ottocento dalle donne in cerca di protezione per il parto — fino alle decorazioni del Teatro San Carlo e della Galleria Umberto I, la sua immagine attraversa epoche e linguaggi, arrivando fino ai murales contemporanei.
Questo patrimonio simbolico è al centro della mostra “Parthenope. La Sirena e la città”, ospitata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli dal 3 aprile al 6 luglio 2026. L’esposizione si propone come una ricognizione ampia e articolata del mito della sirena, attraverso oltre 250 opere che coprono un arco temporale dall’antichità alla contemporaneità. Il percorso, curato da Francesco Sirano, Massimo Osanna, Raffaella Bossa e Laura Forte, mette in dialogo archeologia, storia e cultura visiva, offrendo una narrazione che evidenzia la continua capacità del mito di rinnovarsi.
Tra i materiali esposti figurano reperti, in parte inediti, provenienti dagli scavi delle linee 1 e 6 della metropolitana di Napoli, che contribuiscono a ricostruire aspetti poco noti delle origini della città. Di particolare rilievo è anche la presenza del busto in argento di Santa Patrizia, concesso eccezionalmente per la mostra e temporaneamente restituito al culto durante le celebrazioni di maggio dedicate a San Gennaro.
L’esposizione si distingue per l’approccio interdisciplinare e per l’ampiezza delle collaborazioni istituzionali che ne hanno reso possibile la realizzazione. Il progetto coinvolge numerosi enti del Ministero della Cultura, musei italiani e collezioni private, oltre al sostegno della Regione Campania. L’obiettivo dichiarato è quello di superare una visione stereotipata del mito, restituendone la complessità attraverso interpretazioni che spaziano dal classico al contemporaneo, fino a declinazioni anche ironiche e surreali.
Non si tratta, tuttavia, di un percorso confinato alle sale museali. La mostra si propone come un’esperienza diffusa, invitando il pubblico a riscoprire i luoghi cittadini legati alla figura della sirena, come la fontana di Spinacorona o la chiesa di San Giovanni Maggiore, tradizionalmente associata alla tomba di Parthenope. In questo senso, l’iniziativa si configura come un’occasione per rileggere Napoli attraverso il filtro del mito, in un dialogo continuo tra passato e presente.
Alla base del progetto vi è anche un’intensa attività di ricerca archeologica, come dimostrano le recenti scoperte nell’area di Piazza Nicola Amore, dove è emerso un santuario legato ai Giochi Isolimpici. Qui, in epoca romana, si svolgeva la lampadoforia, una corsa con fiaccole che manteneva viva la memoria del culto della sirena, attestando la persistenza rituale di tradizioni risalenti al V secolo a.C.
La mostra si inserisce in una più ampia strategia di valorizzazione culturale che punta a rafforzare il ruolo dei musei come centri di produzione e diffusione della conoscenza. Accanto all’esposizione, sono previsti laboratori didattici per scuole e famiglie, iniziative digitali e attività collaterali pensate per ampliare l’accessibilità e il coinvolgimento del pubblico.
In questa prospettiva, “Parthenope. La Sirena e la città” si configura non solo come un evento espositivo, ma come un progetto culturale articolato, capace di restituire la profondità storica e simbolica di un mito che continua a definire l’identità di Napoli e dei suoi abitanti.

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