Una svolta culturale prima che gastronomica. SfogliateLab, laboratorio napoletano guidato da Vincenzo Ferrieri e da anni presidio dell’evoluzione della sfogliatella, sigla un’intesa con Cantina Tizzano, azienda vitivinicola recentemente protagonista tra i tanti di Campania stories con visite in vigna, il simbolo dello street food partenopeo oltre la tazzina di caffè e insediarlo, a pieno titolo, nella liturgia del pasto.
Il progetto si chiama “Carta delle Sfogliatelle”: non una lista, ma un protocollo di degustazione che codifica per la prima volta il dialogo tra impasto friabile, farciture salate e dolci, e le denominazioni del Vesuvio e del Sannio.
L’archetipo della colazione veloce diventa così architettura di servizio. La Carta nasce per scardinare un’abitudine radicata: relegare la sfogliatella al ruolo di mordi-e-fuggi nei vicoli. Ferrieri rivendica invece la complessità tecnica delle versioni rustiche, nate nel suo laboratorio e ormai riferimento per chi indaga il confine tra patisserie e cucina salata.
Accanto, Giuseppe Tizzano porta in dote una lettura del territorio enologico campano che punta su precisione varietale e identità vulcanica. L’esito è una mappatura ragionata dove ogni sfogliatella trova la propria spalla nel bicchiere, secondo criteri che attingono alla sommellerie classica ma declinati su una materia prima inedita per la tavola.
Sul versante salato il registro è deciso, terragno. La sfogliatella al ragù, con la sua stratificazione di cotture lente e grassezza nobile, chiede struttura e chiama in causa il MARTE Vesuvio DOC Lacryma Christi Rosso: il piedirosso in purezza regge l’impatto del pomodoro e delle tracce carnee senza cedere in acidità.
Quando il palato vira su note più grasse e affumicate, come nella farcitura con porchetta e patatine o in quella salsicce e friarielli, la risposta è LUNA STELLATA Sannio DOP Aglianico. Tannino misurato, speziatura fine, allungo sapido: l’abbinamento lavora per contrasto e pulizia. Più delicato il fronte mare.
La combinazione provola, zucchine e gamberi trova sponda nel TERRA Sannio DOP Coda di Volpe, bianco che gioca su freschezza e ritorni agrumati per sostenere la dolcezza del crostaceo e contenere la lattica del formaggio. Per l’aperitivo e le farciture iodate o vegetali di minor peso, la scelta ricade sul Vincè Premier Wine: espressione secca del Monte Somma, bouquet floreale, bocca tesa e mineralità vulcanica che asciuga e rilancia il sorso.
Il capitolo dolce applica il principio della concordanza, regola aurea della sommellerie da dessert. Qui il registro cambia: la dolcezza non si contrasta, si accompagna.
Le interpretazioni al cioccolato, al bacio e al caffè incontrano il Giuseppe Tizzano Rosso Premium Wine, da vendemmia tardiva. Il frutto rosso maturo, la densità glicerica e il residuo zuccherino naturale costruiscono un ponte diretto con le note tostate e burrose della sfoglia, evitando l’effetto stridente che un secco produrrebbe su un finale di pasto.
“L’obiettivo è restituire alla sfogliatella la dignità di piatto gastronomico, capace di sostenere il confronto con le grandi espressioni vitivinicole della Campania”, sintetizzano Ferrieri e Tizzano.
L’operazione, al di là del valore promozionale, pone una questione di metodo: codificare abbinamenti significa riconoscere alla patisserie salata uno statuto tecnico e culturale autonomo, misurabile nel bicchiere. Napoli, da oggi, ha la sua prima grammatica ufficiale per servire la sfogliatella a tavola.